16 August, 2026

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Maria Carmela Folchetti-02

La Sardegna occupa il 6° posto nazionale tra le regioni con le tariffe più elevate per la raccolta e trattamento rifiuti (al primo posto il Lazio con 214 euro, all’ultimo il Molise con 123 euro, contro una media italiana di 168).

320milioni di euro è il costo totale per la raccolta e trattamento rifiuti, e lo spazzamento strade in Sardegna. Somma che va a pesare su ogni sardo per 188,90 euro l’anno, che spende ben il 12,3% in più rispetto alla media nazionale. I sardi coprono questi costi pagandoli di tasca propria per 98,3%.

A osservarlo è il rapporto nazionale di Confartigianato sulle tariffe dei rifiuti e il costo dei servizi (dati 2014 dell’ISPRA), che sottolinea anche un paradosso: il costo del servizio cresce dove la qualità è peggiore.

«Se imprese e cittadini si trovano a pagare i rifiuti a peso d’oro, se si hanno le strade sporche e se i servizi di nettezza urbana non sono esattamente da prendere a modello – commenta la presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, Maria Carmela Folchetti – è innegabile che ci sia più di un problema che viene scaricato sui contribuenti». «Senza contare che le tariffe, nella media nazionale, negli ultimi 5 anni sono cresciute del 22% – sottolinea la Folchetti – quasi 3 volte superiore all’inflazione (+8%). Senza contare il gap del +14,6% rispetto alla media dei costi europei cresciuti solo del 9,8%.»

In Sardegna la gestione dei rifiuti indifferenziati incide per il 34,3% del costo, la gestione della differenziata per il 37% (la Sardegna è al primo posto in Italia come costi), lo spazzamento e il lavaggio delle strade per il 13%, i costi comuni (accertamento, riscossione e contenzioso) per l’11,2% e l’ammortamento di mezzi e attrezzi per il 4,4%.

«E’ curioso osservare come i costi per la riscossione siano quasi uguali a quelli per la pulizia delle strade – ha osservato la Folchetti – e ciò ci dovrebbe far riflettere.»

Proprio su questo punto Confartigianato, analizzando diversi dati aggregati di Istat, Ispra e Unioncamere, ha rilevato che ben il 39,3% della popolazione sarda ritiene «sporche o abbastanza sporche le strade in cui abitano». La Sardegna è al secondo posto in Italia dopo il Lazio (45,9%) e ben sopra la media nazionale del 26,8%.

Il dossier ha monitorato anche i conti e i risultati di esercizio delle 376 società partecipate dalle Amministrazioni locali che operano nella gestione dei rifiuti. A livello nazionale il 64,3% è in utile, il 17,2% è in pareggio ed il 18,5% è in perdita. In Sardegna, delle 4 società partecipate (dati MEF 2012) nessuna ha prodotto utili. Al contrario il 75% è andata in pareggio mentre il restante 25% è andato ha registrato perdite 3milioni246mila euro.

«Sappiamo che la Regione e i Comuni stanno lavorando per trovare le soluzioni al problema gravissimo dei costi e della gestione – continua la Folchetti – noi auspichiamo che vengano trovate al più presto perché queste condizioni non sono più tollerabili». «Come sottolineò Carlo Cottarelli, il Commissario Governativo alla Revisione della Spesa – conclude la presidente di Confartigianato Sardegna – il 30,1% della spesa inefficiente degli Enti locali si concentra proprio sul settore dello smaltimento dei rifiuti che mostra un potenziale di risparmio enorme senza intaccare l’efficienza o la forza lavoro. Le imprese e territori della Sardegna attendono ormai da troppi anni: è tempo di agire.»

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Si è svolto ieri a Tortolì, un incontro dedicato alla appropriatezza prescrittiva. L’iniziativa è stata organizzata dall’Azienda sanitaria locale di Lanusei, rivolta ai medici di medicina generale, ai pediatri di libera scelta e agli specialisti territoriali ed ospedalieri della Asl. Sono intervenuti, tra gli altri il commissario straordinario della Asl di Lanusei, Federico Argiolas, il direttore sanitario, Grazia Cattina e il responsabile del Servizio farmaceutico aziendale, Francesco Noli.

Secondo l’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) l’appropriatezza prescrittiva è fondamentale per garantire la sicurezza nei trattamenti farmacologici e per razionalizzare le risorse del Servizio sanitario. In Sardegna il costo dei farmaci è una voce che contribuisce in maniera pesante sul bilancio regionale e, in questo senso, anche l’inappropriatezza prescrittiva gioca un ruolo determinante. Marno (la società che si occupa della rilevazione e rendicontazione della spesa farmaceutica per conto della Regione Sardegna) sulla base dell’andamento nei primi sei mesi dell’anno, ha calcolato la spesa farmaceutica regionale complessiva si discosta dalla media nazionale di circa 103 milioni di euro all’anno, di cui 90 milioni sulla spesa farmaceutica territoriale (+2,5%), e 13 milioni su quella ospedaliera (+ 0,7%).

Chiaramente, età, genere, patologie prevalenti e fattori socioeconomici sono i determinanti principali della spesa farmaceutica. Ma una componente fondamentale è il comportamento prescrittivo del medico, soprattutto quando si riscontrino quantità eccessive di farmaci somministrate a livello locale abbinate a costi per singola dose di farmaco che sono ben oltre gli standard nazionali. Servono quindi azioni immediate per trovare soluzioni condivise che coinvolgano medici e cittadini: si tratta infatti di un problema di sicurezza, prima che di costo.

Nel panorama regionale l’Asl di Lanusei riveste la maglia nera per alcune categorie di farmaci. Da qui l’esigenza di trovare soluzioni condivise. L’incontro di ieri si inserisce proprio nell’ambito delle iniziative che la Asl ha già avviato per elaborare strategie adeguate per il raggiungimento di una ottimale appropriatezza prescrittiva. Tra le azioni già intraprese dall’azienda, oltre la condivisione con le organizzazioni sindacali di categoria, c’è l’elaborazione e l’invio di report analitici mensili sulle prescrizioni dettagliate per categoria di farmaci, che hanno l’obiettivo di informare correttamente i prescrittori sui volumi e sulle tipologie di farmaci erogati. È stato inoltre condotto uno studio di dettaglio sull’andamento della spesa farmaceutica del primo semestre 2015. Nell’incontro con i medici che lavorano in ospedale, negli ambulatori e a domicilio si è parlato della revisione delle maggiori criticità e della promozione delle buone pratiche prescrittive in uso con un confronto relativamente alle indicazioni specialistiche sia a livello nazionale e internazionale. Si è ragionato in particolare su antipertensivi, antiacidi, broncodilatatori e vitamina D. I presenti hanno convenuto di incontrarsi con cadenza periodica in giornate di studio “a tema”. Verosimilmente la prima sarà dedicata al percorso dei cittadini affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva. Seguiranno inoltre incontri individuali per approfondire prescrizioni che si scostano in modo significativo dagli standard indicati dalla linee guida e dalla Regione. Per alcuni dei partecipanti queste iniziative rappresentano’. Ora occorre aspettare i risultati.

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Cinghiale 3 copia

Il capogruppo UDC Gianluigi Rubiu propone una petizione popolare per revocare l’apertura della caccia al cinghiale il giovedì. «A due settimane dall’apertura della caccia grossa al cinghiale durante la settimana – sottolinea Rubiu – le criticità sono legate all’applicazione delle restrizioni sanitarie, ai divieti ed agli obblighi da osservare. Non solo. Si è ormai trovato un giusto equilibrio tra prede abbattute e animali rimasti per il ripopolamento che ha consentito di praticare l’attività venatoria con passione e risultati. La tradizione della caccia al cinghiale non può prescindere da un’accurata organizzazione delle singole compagne di caccia grossa, i cui esponenti più capaci durante la settimana si dedicano alla ricerca delle tracce del cinghiale nelle zone nelle quali la domenica si dovranno svolgere le battute dei selvatici individuati».

«Il comitato faunistico revochi il provvedimento. Anche perché va a vantaggio di un ridotto numero di cacciatori senza impegni lavorativi, oltre a favorire l’abbattimento incontrollato dei cinghiali da parte di cacciatori difficilmente assoggettabili ai controlli sanitari per l’eradicazione della peste suina. Si auspica – conclude il capogruppo UDC – il ripristino della caccia al cinghiale nella sola giornata di domenica.»

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Si chiude oggi allo scalo marittimo di Porto Torres la due giorni – workshop e il B2B Meetings (Business to Business) – inerenti la sessione italiana dell’OPTIMED Rationalising Mediterranean Sea Ways: from Southern-Eastern to Northern-Western ports. La fase conclusiva del progetto, finanziato con il Programma di cooperazione transfrontaliera ENPI CBC Med 2007-2013, prevede la realizzazione di incontri tra le aziende del settore dei trasporti e della logistica che operano tra la sponda Nord e quella Sud del Mediterraneo. Il progetto è seguito dagli specialisti del Cirem (Centro interuniversitario per le ricerche economiche e la mobilità) dell’ateneo di Cagliari.

Lo scalo di Porto Torres potrebbe rivestire – con Beirut nell’altro versante – un ruolo centrale con carattere internazionale per raccolta, smistamento e distribuzione delle merci dei porti dell’arco dell’alto Tirreno. Con riferimento all’area che va da Valencia a Napoli. I traffici coinvolgerebbero anche la sponda sud orientale del Mediterraneo, in particolare, dall’Egitto alla Turchia. Oggi si è tenuta la visita tecnica allo scalo turritano con la partecipazione di aziende libanesi, francesi e spagnole, del rappresentante della Camera di commercio di Beirut, Dory ABoud Saab e dell’Ascame (Associazione camere commercio Mediterraneo), Monica Cunill. Ai lavori ha preso parte il Consorzio Industriale Provinciale di Sassari.

Ieri, giovedì 3 dicembre, si è tenuto il “BusinessToBusiness”. Un confronto proficuo tra una quindicina di imprese libanesi del settore, prevalentemente agenzie marittime, spedizionieri ed operatori logistici (fra queste, Interworld duty Free, AKS Cargo, PetCo srl, General Transportation service) e altrettante sarde (EfisPau Shipping agency, Seamar, Plaisant &c., Agenzia Cincotta Cagliari, SMS Log Porto Torres). Paolo Fadda (Cirem, docente Università di Cagliari) ha evidenziato l’innovatività del progetto Optimed. «Un percorso che introduce il concetto di hub-and-spoke tipico del trasporto aereo, in un settore quale è quello del Ro-Ro marittimo, nel quale attualmente si opera spesso con linee spot, senza una certezza di frequenza né di orari» ha segnalato il coordinatore scientifico di Optimed. Mentre Gianfranco Fancello (Cirem, ricercatore Unica e coordinatore tecnico di Optimed) ha presentato i risultati del progetto da cui emerge un aspetto saliente: «Rispetto allo stato attuale, per cui trasferire un Ro-Ro dall’area di Milano a quella della Siria occorrono dodici giorni, con il progetto Otpimed i tempi si dimezzano». I lavori sono stati aperti da Gabriella Massidda, direttore generale dell’assessorato regionale ai Trasporti. «Il progetto ha un’importanza strategica per la regione Sardegna rispetto ai futuri assetti del Mediterraneo» ha sottolineato la dottoressa Massidda.

 

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«Accogliamo con soddisfazione l’approvazione, da parte del Governo, delle norme di attuazione del nostro Statuto speciale in materia di promozione e valorizzazione della lingua e della cultura sarda e catalana. Era un passaggio che la Sardegna attendeva da tempo e che ci consentirà finalmente di attuare quell’importante aspetto della nostra specialità che è l’autonomia linguistica. Potremo finalmente dare nuovo impulso ai vari strumenti di promozione e valorizzazione delle nostre lingue identitarie.»
Lo ha detto il presidente della Regione Francesco Pigliaru intervenendo oggi a Roma, alla seduta del Consiglio dei ministri che ha approvato lo schema del decreto legislativo.
«Il trasferimento delle competenze dallo Stato alla Regione ci consentirà un ruolo diretto nella distribuzione delle risorse dedicate in funzione degli obiettivi, indirizzi e priorità stabiliti dagli atti di programmazione regionale in materia – ha aggiunto Francesco Pigliaru -. Ciò va naturalmente a investire alcuni settori nevralgici circoscritti dalla legge 482/99 quali, ad esempio, l’uso o l’insegnamento delle lingue minoritarie del territorio nelle scuole di diverso ordine e grado. Siamo consapevoli che un simile trasferimento imporrà un impegno gravoso in termini di programmazione e coordinamento ma che permetterà interventi diffusi, incisivi e continuativi. Migliorando il regime generale delle entrate, poi, potremo attuarlo al meglio. Ritorna dunque centrale – ha concluso il presidente della Regione – la rapida approvazione delle norme di attuazione dell’art.8 dello Statuto, che ci auguriamo possa avvenire al più presto.»
Francesco Pigliaru 3321

 

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L’assessore regionale dell’Industria, Maria Grazia Piras, ha partecipato questa mattina ai festeggiamenti per Santa Barbara nella miniera della Carbosulcis, a Nuraxi Figus, e nella miniera Monteponi.
«Valorizzare in chiave turistica i tesori della storia e dell’archeologia mineraria, salvaguardare il presente puntando sulle bonifiche delle aree dismesse e investire nella ricerca per dare un futuro alle aziende e ai lavoratori: ecco i nostri progetti per Igea e Carbosulcis» ha detto l’assessore dell’Industria che ha ringraziato gli amministratori delle due società, Antonio Martini (Carbosulcis) e Michele Caria (Igea), per il lavoro svolto in quest’ultimo anno. «Igea in particolare – ha detto l’assessore Piras – appena dodici mesi fa rischiava la chiusura. Oggi, grazie all’impegno dell’assessorato, del liquidatore e dei lavoratori, Igea naviga in acque più tranquille e ha ripreso ad avere un ruolo importante nei progetti di ripristino del territorio e di manutenzione dei siti minerari. Con la collaborazione preziosa dei Comuni interessati e del Parco Geominerario, inoltre, Igea è riuscita a rendere fruibile una parte delle ex miniere a visitatori e turisti anche nel periodo di Pasqua e di Ferragosto. Sul versante della valorizzazione turistica c’è ancora tanto da fare – ha aggiunto l’assessore Piras – ma siamo sulla buona strada e Igea, insieme agli altri enti coinvolti, si è dimostrato un soggetto affidabile e competente.»
L’assessore dell’industria si è quindi soffermata sulle prossime sfide che attendono la Carbosulcis, altra società interamente di proprietà della Regione, interessata da un piano di dismissione concordato con l’Unione Europea. «La Carbosulcis – ha detto l’assessore Piras – va verso una graduale riconversione. Esaurita la fase di estrazione del minerale, il sito di Nuraxi Figus si candida a diventare un polo di eccellenza nel settore della ricerca. Il Piano industriale redatto dall’amministratore unico punta a razionalizzare le spese, senza operare tagli alle retribuzioni, e ad assicurare un futuro a chi, soprattutto i lavoratori più giovani, resterà nella società all’indomani del Piano di dismissione. L’obiettivo dei prossimi anni – ha concluso l’assessore Piras – è rappresentato dal consolidamento del presente ma soprattutto dalle tecnologie sperimentali e dall’innovazione, quali il progetto Aria, e dalle iniziative nell’ambito dell’efficientamento energetico.»

 

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Meo Sacchetti, il coach della Dinamo Banco di Sardegna trionfatrice della stagione agonistica 2014/2015 culminata con la conquista dello storico “Triplete” Supercoppa-Coppa Italia-Scudetto, è in finale con il CT della Nazionale di calcio Antonio Conte e il tecnico del Napoli (ex Empoli) Maurizio Sarri, per la conquista del premio della prima edizione dei Gazzetta Sports Awards nella categoria riservata agli allenatori. La candidatura alla conquista del prestigioso riconoscimento (per il quale dovrebbe avere grandi chances, considerati i tre titoli vinti, a fronte della qualificazione dell’Italia agli Europei per Antonio Conte, e alla salvezza con l’Empoli e al primo posto in classifica raggiunto dal Napoli in questo avvio di stagione, per Maurizio Sarri) arriva in un momento particolare per Meo Sacchetti, esonerato due settimane e sostituito con Marco Calvani alla guida della Dinamo Banco di Sardegna.

«I Gazzetta Sports Awards sono premi annuali dedicati allo sport italiano e ai suoi grandi campioni. Otto diverse categorie, dieci atleti per ogni categoria scelti dalla redazione tra i migliori di ogni disciplina sportiva tra cui i tifosi possono votare chi far entrare nel firmamento dello sport.

Uomo e Donna dell’anno, Squadra, Allenatore, Exploit, Performance, Atleta Paralimpico, Gentleman: gli appassionati sono chiamati a votare il loro preferito per ogni categoria in una sorta di gara ad eliminazione in due fasi. Fino a inizio dicembre i lettori esprimono la propria preferenza tra i 10 nominati di ogni categoria; successivamente sui tre finalisti di ciascuna per il rush finale. Una giuria di qualità, che terrà conto del parere degli appassionati, stabilirà poi i vincitori. La premiazione dei campionissimi avverrà qualche giorno dopo, durante un gran galà di premiazione che si svolgerà in una prestigiosa location nel cuore di Milano.»

Meo Sacchetti 1

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Search engine friendly contentLa Regione accelera i tempi per agevolare e promuovere la capacità di esportazione delle imprese sarde. L’assessore dell’Industria, Maria Grazia Piras, aprendo ieri mattina a Cagliari i lavori della Cabina di regia del Programma triennale per l’Internazionalizzazione 2015-2018, ha annunciato che nelle prossime settimane saranno pubblicati i primi bandi del Piano. L’incontro di oggi, nel corso del quale sono state illustrate le direttive di attuazione del programma, ha consentito di condividere le osservazioni presentate dalle associazioni imprenditoriali e di categoria prima dell’approvazione definitiva da parte dell’esecutivo.
«Stiamo rispettando il cronoprogramma – ha detto l’assessore Piras – e presto faremo partire i bandi con l’obiettivo di spendere subito le risorse previste dal Piano. Per consentire una rapida erogazione dei fondi, abbiamo previsto di introdurre nelle direttive anche alcune norme di snellimento burocratico già previste dal disegno di legge sulla semplificazione. Ciò – ha aggiunto l’assessore – permetterà di valutare con più rapidità le domande e di dare risposte in tempi certi alle imprese.»
La prima tranche di interventi, illustrati dal Direttore generale dell’assessorato dell’Industria, Roberto Saba, prevede la spendita di 2,5 milioni di euro sui 16 milioni complessivi previsti dal Piano. A beneficiare delle risorse saranno le piccole e medie imprese che hanno sede operativa in Sardegna, le associazioni temporanee di imprese, i contratti di rete, i consorzi e le società consortili. Le imprese dovranno presentarsi in aggregazione tra loro con la presentazione di un unico progetto che consenta la razionalizzazione dei costi, lo scambio e la condivisione di conoscenze e un approccio integrato ai mercati esteri. Le direttive del Piano hanno già individuato le filiere ammissibili: agroalimentare, innovazione e alta tecnologia, energia e costruzioni, mobilità, moda e design, turismo e beni culturali. Le direttive prevedono un tetto massimo di costi ammissibili, per aggregazioni di impresa, che può arrivare fino a 600mila euro qualora le imprese partecipanti optino per gli aiuti de minimis.
Questa mattina all’incontro era presente anche l’assessore dell’Agricoltura, Elisabetta Falchi, che ha posto l’accento sull’esigenza di una maggiore sinergia nell’ambito dell’export del settore agricolo. «Il nostro sforzo è massimo – ha detto l’assessore Falchi – e lo testimonia il fatto che adesso abbiamo una serie di strumenti per sostenere e supportare quelle imprese dell’agroalimentare che intendano esportare prodotti di qualità ed eccellenza. I bandi del Piano di Internazionalizzazione – ha aggiunto – dovranno essere sinergici con quelli già previsti dal nuovo Programma di Sviluppo Rurale dove l’aggregazione delle imprese e i Progetti integrati di filiera (Pif) si integrano con altri percorsi come quello dell’Interprofessione, già avviato per il comparto ovino».
In attesa dell’approvazione definitiva delle direttive, proseguono le iniziative stabilite dal Programma. Il 16 dicembre, infatti, nella sede della Fondazione Banco di Sardegna, a Cagliari, si svolgerà un workshop dedicato alle imprese che operano nel settore dell’agroalimentare. L’evento è curato e organizzato dalla Regione in collaborazione con la SFIRS e l’ICE (Istituto per il Commercio Estero).

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Nuova denuncia dell’associazione “Le Rondini”: «Cronaca di una piccola storia ignobile».

Quella raccontata in una nota dall’associazione protagonista da alcuni mesi di un durissimo scontro con la direzione della Asl 7 di Carbonia sulla gestione del servizio di Assistenza domiciliare integrata di III livello, «è una storia che narra l’ennesimo fallimento del sistema di Assistenza Domiciliare voluto dal Dr. Onnis, solo che questa volta è stata sfiorata la tragedia se la paziente non fosse stata trasportata tempestivamente in Rianimazione. Un cambio cannula urgente. La chiamata al centralino dell’Ospedale Sirai. Il medico reperibile, che è anche il Responsabile dell’Unità di Cure Palliative, giunge da Cagliari non prima di un’ora. Procede al cambio della cannula senza riuscire a posizionarla correttamente. Per oltre 20 minuti la paziente deve sopportare dolorose manipolazioni tracheali e l’aria prende la via addominale invece di quella polmonare. L’arrivo in Rianimazione pone fine alla sofferenza».

«La notizia rimbalza di famiglia in famiglia – aggiunge la nota -, generando ulteriore angoscia in quei pazienti che ogni giorno lottano contro la loro stessa malattia, provati e debilitati dallo sciopero della fame ancora in corso. Gli invisibili appunto, e adesso anche inascoltati da una politica che gioca con la loro dignità.»

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