Il Carbonia Calcio ha diffuso una nota nella quale ringrazia Sebastian Puddu per il lavoro svolto nel ruolo di direttore sportivo nel corso della stagione.
«Il suo ritorno in biancoblu ha confermato le qualità umane e professionali già dimostrate in passato, quando contribuì alla vittoria del campionato di Eccellenza e della Coppa Italia – si legge nella nota -. In una fase di transizione dalla precedente gestione, tutt’altro che semplice, ha operato con serietà e competenza, contribuendo a dare stabilità all’ambiente e costruendo una squadra competitiva con risorse limitate, capace di raggiungere l’obiettivo della salvezza.»
«La società conferma il proprio impegno nel garantire quanto dovuto a staff e calciatori, proseguendo con responsabilità nel percorso di consolidamento – conclude la nota -. A Sebastian Puddu vanno i migliori auguri per il futuro, con un sentito ringraziamento per l’impegno e la professionalità dimostrati.»
Un viaggio esclusivo dentro l’anima della musica pop italiana guidato da uno dei suoi protagonisti più raffinati: Carlo Marrale, storico musicista dei Matia Bazar. Il nuovo appuntamento dell’Accademia del Pop, format firmato da Sardegna Concerti e da Medinsard, Centro di Produzione Musicale, comprende come sempre una masterclass (mercoledì 6 maggio, ore 20.30) e, a seguire, il concerto (giovedì 7 maggio, ore 21.00).
Compositore, autore e storico protagonista dei Matia Bazar, Carlo Marrale ha contribuito in maniera significativa all’evoluzione del linguaggio pop italiano, sviluppando una scrittura melodica e armonica distintiva, capace di coniugare accessibilità e raffinatezza compositiva.
Il doppio appuntamento del 6 e 7 maggio apre, dunque, la stagione 2026 dell’Accademia del Pop diretta da Massimo Satta, ed è parte integrante delle produzioni di Medinsard. Una serie di appuntamenti che vogliono celebrare la musica come espressione artistica, sociale ed economica, rivolta alla formazione del pubblico tramite lezioni concerto e alla crescita professionale dei giovani attraverso lo strumento degli stages e delle masterclass.
Al Monteponi il campionato di Eccellenza si è concluso con una festa collettiva: il Villasimius ha festeggiato la salvezza, ottenuta grazie alla vittoria maturata con un goal di Kennet Ikugar; l’Iglesias, prima del fischio iniziale, ha festeggiato le tre coppe conquistate in stagione: la Coppa Italia di Eccellenza, la Coppa Santa Barbara con gli allievi e la Coppa Capodanno con i giovanissimi. Il presidente Giorgio Ciccu ha ringraziato tutti, atleti, tecnici, dirigenti e tifosi e ha inviato sul terreno di gioco l’assessore comunale Daniele Reginali e il consigliere regionale Alessandro Pilurzu per la consegna dei trofei. La Coppa Italia di Eccellenza, conquistata per la prima volta dall’Iglesias nella sua storia decennale, Giorgio Ciccu l’ha donata al comune di Iglesias. Alle tre coppe se n’è aggiunta una quarta, il trofeo Pietro Puggioni, donato all’Iglesias a Carloforte in occasione della Coppa Capodanno, vinta in finale sulla Marco Cullurgioni Giba sul campo intitolato allo storico dirigente sportivo tabarchino.












La partita è stata decisa nel secondo tempo. Dopo una prima grande occasione, creata al 54′ con una conclusione da pochi passi di Francesco Marras neutralizzata con un grande intervento da Riccardo Daga e successiva incredibile ribattuta alle stelle di Kennet Ikugar, il Villasimius ha sbloccato il risultato al 62′ con lo stesso Kennet Ikugar, che su cross di Daniele Cannas ha superato imparabilmente Riccardo Daga con un preciso colpo di testa.















Il Villasimius ha controllato il gioco senza patemi fino al 94′, sfiorando anche il secondo goal al 75′ con il suo centravanti Kennet Ikugar che, ancora di testa, ha centrato un palo.












Alla fine, festa grande per il Villasimius di Sebastiano Pinna che ha centrato l’obiettivo salvezza.






Giampaolo Cirronis
Un soggiorno di sette giorni in un piccolo centro della Sardegna per scoprire l’anima di paesi ai margini dei circuiti turistici, eppure ricchi di tesori culturali, ambientali, storici, artistici. La nuova stagione di “Luoghi letterari” prende la via di Capoterra, Musei, Teulada e Teti.
Per la terza edizione ospiti del progetto sono Gianluca Morozzi, Dora Esposito, Michela Tanfoglio, Naike Rivelli e Vladimir Di Prima, cinque autori per quattro paesi.
La nuova mappa di “Luoghi letterari” è stata presentata questa mattina a Cagliari alla Fondazione di Sardegna, dove si sono incontrati scrittori e sindaci dei paesi coinvolti con i curatori del progetto, Gianmarco Murru, project manager e presidente dell’associazione “Mediterranea”, e Giulio Pisano, direttore artistico.
Gli autori resteranno in Sardegna dal 27 aprile al 2 maggio ospiti di un’esperienza immersiva a contatto con i luoghi e le persone, le realtà imprenditoriali, culturali, religiose. E anche in questa nuova tappa del piccolo grand tour, i racconti nati dalle residenze saranno pubblicati nel libro “Luoghi letterari Sardegna 2026”, edito Arkadia.
L’edizione attuale guarda con interesse alle nuove scritture, a cominciare da Gianluca Morozzi, in residenza a Musei, nel Sulcis- Iglesiente, paese noto per le tradizioni agropastorali, i murales e le case in terra cruda. Morozzi è un affermato autore di noir e thriller tra cui “Blackout”, “Cicatrici”, “Lo specchio nero”, pubblicati da Guanda, ma anche “A Bologna con Andrea Pazienza” e “Nel dubbio, scrivi”, uscito per Mondadori.
Capoterra, nella costa sud-occidentale, ai piedi del monte Arcosu, con lo stagno di Santa Gilla che si stende ai suoi piedi, sarà meta di due autrici per due racconti. Un’occasione preziosa per assistere alla sosta con messa solenne di Sant’ Efisio e dei pellegrini a Su Loi, nel viaggio che da Cagliari porta a Nora, il luogo del martirio: un trionfo di colori, tra abiti tradizionali e carri addobbati, al suono di campane e launeddas. La prima è Dora Esposito, blogger e influencer nota come DoraEbasta, che dal web è passata alla scrittura per il cinema e ai romanzi come “Un giorno ti racconterò”, edito da Arkadia e “Apri la porta e vola”. E sarà curioso l’incontro tra lei e “Madame Picasso”, Michela Tanfoglio, una carriera come editor, agente letteraria e ghostwriter. Figura importante dell’editoria indipendente, firma il saggio biografico “Picasso. La mala arte” e diventa così “Madame Picasso”.
Tra scrittura e cinema si muove anche Vladimir Di Prima, regista di documentari per la RAI, autore de “Le Incompiute smorfie”, “Avaria”, “La banda Brancati”. Lo scrittore catanese sarà in residenza a Teti, ai piedi del Gennargentu, tra boschi straordinari abitati in epoca prenuragica, dove si trova il villaggio nuragico di S’Urbale.
A Teulada arriva Naike Rivelli o Nayked, figlia d’arte, attrice, cantante e compositrice, con un profilo social di oltre 480mila follower. Naike Rivelli visiterà Teulada e la sua magnifica costa per conoscere da vicino uno dei paesi inseriti nella Blue Zone, la rete di comuni nota per l’elevata percentuale di centenari residenti.
«La comunità invecchia bene ed è una bellissima notizia, quello che stride è la mancanza di ricambio generazionale – sottolineano Gianmarco Murru e Giulio Pisano – i giovani scappano, la bilancia demografica è negativa, come in tantissimi altri paesi. Crediamo che la cultura possa invertire la tendenza, creare occasioni di lavoro attraverso il turismo culturale, lo smart working nei mesi con poco afflusso turistico e la conquista di nuovi residenti.»


Concluso il campionato con una salvezza anticipata, il DS Sebastian Puddu lascia il Carbonia Calcio. Lo ha annunciato alcuni minuti fa, con la diffusione di un comunicato ufficiale.
«Con il presente comunicato desidero informare che non ricoprirò più il ruolo di direttore sportivo del Carbonia Calcio – ha scritto Sebastian Puddu, già protagonista con il Carbonia Calcio, nella stessa veste di direttore sportivo, della promozione in serie D della stagione 2019/2020, impreziosita dalla conquista della Coppa Italia -. Ci tengo, innanzitutto, a ringraziare la società per avermi dato la possibilità di tornare in una piazza per me così importante e speciale. Carbonia rappresenta molto per me, non solo a livello professionale ma anche umano, e porterò sempre con me l’affetto che mi lega a questi colori, in particolare quello dei tifosi, che sono il cuore pulsante di questa realtà.»
«Un ringraziamento sincero va allo staff e ai ragazzi, che mi hanno accolto fin dal primo giorno con grande rispetto e spirito di collaborazione, facendomi sentire parte della loro “casa” – ha rimarcato Sebastian Puddu -. Un ringraziamento speciale a Mister Checco Fele, che con la sua esperienza e il suo carisma mi ha sempre accompagnato durante la stagione, rappresentando per me un punto di riferimento e un prezioso consigliere.»
«Desidero inoltre sottolineare che, anche in questa fase di transizione, continuerò a lavorare affinché vengano garantiti allo staff e ai calciatori tutti gli aspetti economici a loro dovuti – ha concluso Sebastian Puddu -. Auguro al Carbonia Calcio le migliori fortune per il futuro, con l’auspicio che questa società possa raggiungere traguardi sempre più importanti. Con stima e riconoscenza, Sebastian Puddu.»




Alcune settimane fa il Governo ha decretato la proroga al 2038 dell’impiego di carbon fossile nella Centrale Elettrica del Sulcis, a Portovesme. Le centrali che producono energia elettrica dal carbone per l’Italia sono quattro. La più grande è nel Sulcis. Ne era stata decisa l’interruzione con un programma di “decarbonizzazione”. La revoca di tale decisione è avvenuta come effetto collaterale ai fatti della guerra in Iran.
La chiusura dello Stretto di Hormuz, ha generato una crisi del mercato del petrolio inducendo il mondo al riutilizzo del carbone per produrre energia. Paesi enormi come la Cina e l’India, popolati da un terzo dell’umanità utilizzano quasi esclusivamente carbon fossile; con essi in futuro dovremo suddividere le risorse minerarie mondiali per produrre energia. La crisi dell’energia durerà molti anni ancora dopo la fine della guerra attuale e l’Europa dovrà spartire con l’Asia orientale il petrolio messo a disposizione dal mercato. Gli Americani, i più ricchi produttori di petrolio, lo hanno capito subito e sono tornati immediatamente all’impiego del carbon fossile per le loro centrali: ne accettano l’inquinamento ambientale pur di ottenere energia a basso prezzo e risparmiare le altre fonti.
L’Italia, per le sue esigenze energetiche aumentate, sarà costretta ad impiantare centrali nucleari per raggiungere l’autonomia energetica. Vedremo in quali regioni le collocherà.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha decretato anch’egli il ritorno al carbon fossile per le centrali elettriche però, a differenza dell’Italia, non ha posto limiti di tempo all’impiego del carbone, essendo poco fiducioso sul futuro del petrolio e del gas. Nel caso in cui il pessimista Friedrich Merz avesse ragione, anche la centrale elettrica del Sulcis dovrà produrre corrente per molti anni a venire. Di fatto, noi sulcitani siamo rientrati stabilmente nell’era del carbon fossile e siamo destinati a rivivere esperienze del passato. Se questa supposizione fosse vicina al vero, ci sarebbe da supporre anche che il Sulcis possa essere già nella lista delle sedi in cui collocare una centrale nucleare.
Il danno ambientale dell’“area ex mineraria” del Sulcis Iglesiente potrebbe diventare molto serio.
Per coincidenza, sul tema dell’inquinamento ambientale con danni alla salute umana, ultimamente la rete televisiva “Netflix” ha messo a disposizione dei telespettatori un film polacco intitolato “Bambini di piombo”. Parla di una storia vera: quella dell’inquinamento ambientale da piombo prodotto vicino alla città di Katowice, la città natale di papa Wojtila. E’ da vedere. Per chi non conosce la storia dell’inquinamento da piombo nel Sulcis Iglesiente il film fa capire molte cose. Una terza recente notizia, che correla con le due precedenti, è la diffusione al pubblico di un intervento eseguito dal dottor Antonio Macciò a Cagliari.
Si è trattato dell’escissione di un tumore ginecologico che si era esteso dall’utero all’intestino tenue, al colon, all’uretere, alla vescica, alla milza, al fegato, e a vari linfonodi. L’eccezionalità dell’intervento è data dall’estrema estensione degli organi colpiti, soprattutto, dal fatto che un intervento di tale portata viene sempre eseguito con la collaborazione di più chirurghi di diverse specialità; in questo caso è stato eseguito da un’unica persona: il dottor Antonio Macciò, appunto. C’è da chiedersi come sia stato possibile.
Il Sulcis dovrà continuare a produrre energia elettrica dal carbon fossile, per molti anni, a beneficio di tutta la Sardegna e di parte dell’Italia. Ciò determinerà la persistenza di un danno ambientale che dura nel Sulcis da un secolo.
Nei primi tempi della “carbonizzazione”, iniziata nel 1936-1938, che dette origine alla città di Carbonia, si provvide a curare la popolazione del Sulcis dagli effetti patologici dovuti all’inquinamento ambientale. A tal fine, venne costruito un ospedale, il Sirai, attrezzato per assistere i dipendenti della Società Carbonifera; in seguito la protezione ospedaliera fu estesa a tutta la popolazione. Adesso, con la ripresa dell’impiego intensivo di carbone, sarebbe opportuno chiedere che vengano ripristinati gli standard di protezione sanitaria per la popolazione del Sulcis e dell’Iglesiente. I nostri ospedali divennero centrali per il trattamento di malattie come il saturnismo, la silicosi, la TBC, gli enfisemi polmonari, le insufficienze respiratorie da broncopneumopatie croniche, i tumori polmonari e una moltitudine di altri tumori che colpivano vari organi e apparati. Nei nostri ospedali si operavano i cancri allo stomaco, al colon, al fegato, all’intestino, all’utero, alla vescica, ai reni e allo scheletro. Il più frequente tumore dell’apparato urinario nel Sulcis è il carcinoma uroteliale che si localizza prevalentemente nella vescica. Viene considerata eccezionale la localizzazione di questo tumore nell’uretere e nel rene. Le pubblicazioni scientifiche sostengono che questa rara localizzazione alta del tumore uroteliale rappresenti solo il 2,5 % di tutti i tumori uroteliali dell’intera via escretrice urinaria.
Invece qui, nell’ospedale di Carbonia, se ne registravano un numero altissimo, intorno al 20-25% di tutti i tumori uroteliali dell’apparato urinario; otto-dieci volte più frequente di quanto avviene nelle altre regioni italiane. Si aggiunga che questo tumore, derivato da inquinamento ambientale, è altamente maligno e quando viene diagnosticato, per l’improvvisa comparsa di sangue nelle urine, in genere ha già dato metastasi.
La scienza ha dimostrato che una sostanza chimica che si chiama “anilina” provoca il carcinoma uroteliale della vescica e dell’alta via escretrice, dai reni fin giù. L’“anilina” è strettamente legata alla lavorazione del carbon fossile. Essa è un sottoprodotto di questo materiale. Viene assorbita per inalazione o per via cutanea. Dal sangue passa al fegato, il quale produce metaboliti intermedi altamente reattivi. Questi composti vengono filtrati dai reni e si accumulano nella vescica prima dell’espulsione.
Il contatto prolungato e ripetuto di queste sostanze con le pareti vescicali e dell’uretere può causare mutazioni cellulari portando al carcinoma uroteliale. Le prime osservazioni di questo fenomeno iniziarono alla fine del 1800. Gli esperimenti degli scienziati sugli animali da laboratorio dimostrarono che esponendoli all’anilina da carbon fossile, avveniva la degenerazione neoplastica nelle loro vie urinarie. Si può, dunque, ragionevolmente desumere che tra il carbone e l’aumento dell’incidenza dei tumori, esista un diretto rapporto causa-effetto. Nonostante questo inquinante ambientale sia stato monitorato con cura, il Sulcis ha avuto un notevole numero di pazienti con carcinomi uroteliali della vescica e dell’alta via escretrice.
Il fatto che si prolunghi l’utilizzo del carbon fossile nel nostro territorio, va considerato un impegno doveroso per il beneficio energetico della Nazione, tuttavia ne deve anche conseguire che a quel decreto se ne debba associare un secondo che impegni lo Stato ad aumentare l’efficienza dell’apparato sanitario del territorio del Sulcis Iglesiente. Si tratta della salvaguardia oncologica della popolazione.
Per capire meglio il concetto che si vuole esprimere, sarebbe opportuna la visione del film polacco “Bambini di piombo”.
A questi due spunti se ne associa un altro molto esplicativo: il perché sia stato possibile l’intervento eseguito dal dottor Antonio Macciò. Pochissimi chirurghi sanno eseguire in autonomia un intervento “commandos” come quello. Per fare interventi di altissima complessità non è sufficiente la vasta preparazione culturale ma è necessaria anche l’esperienza concreta sul campo. Quel chirurgo aveva maturato la sua esperienza nei nostri ospedali operando tanti tumori molto complessi quando Carbonia ed Iglesias erano ancora città ospedaliere. Si tratta, dunque, di un’ulteriore conferma indiretta che noi siamo grandi produttori di tumori.
Oggi quei tumori non vengono più curati nei nostri ospedali. Nella nostra Provincia chi ha necessità di curarsi deve fare la fila nelle liste d’attesa degli ospedali cagliaritani, oppure deve prendere l’aereo per i grandi ospedali del Nord Italia.
Con il decreto governativo che reintroduce l’utilizzo del carbon fossile nella Centrale elettrica del Sulcis, i nostri politici territoriali potrebbero chiedere l’immediata riattivazione degli ospedali di Carbonia ed Iglesias come erano nel passato.
Non sarebbe una novità. Storicamente è già avvenuto: nel 1936, per la stessa ragione, vennero attivati il Sirai, il Santa Barbara e il CTO, dedicati alla protezione della popolazione dal pericolo insito nella diffusione di prodotti fossili patogeni (carbone e metalli pesanti).
Mario Marroccu
Nella foto di copertina l’ospedale Sirai di Carbonia negli anni Cinquanta del secolo scorso
Margherita Canè è l’ottava centenaria di San Giovanni Suergiu. La nonnina ha raggiunto il suo secolo di vita il 25 aprile, giorno in cui si celebra la Festa della Liberazione. Circondata dalla sua numerosa famiglia, la signora Margherita ha ricevuto anche gli auguri speciali della sindaca Elvira Usai che a nome della sua amministrazione le ha donato una targa ricordo per questo compleanno speciale.
Una vita di lavoro e sacrifici per Margherita Canè, nata a Tratalias il 25 aprile 1926 e arrivata a San Giovanni Suergiu per sposarsi con Mario Mei il 7 novembre 1947. Dal loro amore sono nati 8 figli, di cui 6 sono in vita, 15 nipoti e 9 pronipoti. Nel 2018 nonna Margherita è rimasta vedova ma ha sempre continuato a vivere una vita attiva. Per oltre vent’anni ha lavorato come commerciante e mentre cresceva i suoi figli aiutava il marito nella storica rivendita di polli.
«Mi svegliavo alle tre del mattino – racconta Margherita Canè – per spennare e pulire i polli da vendere al mercato comunale.»
Una donna forte, determinata e con la passione del cucito e del ricamo: sino a due anni fa svolgeva le pulizie di casa e si dedicava alla realizzazione di tovagliato e biancheria varia interamente ricamati a mano.

La Regione Sardegna ha avviato la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) del Piano per l’individuazione delle zone di accelerazione terrestri, in attuazione del D.Lgs. n. 190/2024 che recepisce la Direttiva RED III. Il Piano è uno strumento rilevante per promuovere lo sviluppo degli impianti da fonti di energia rinnovabile (FER), prevedendo procedure autorizzative semplificate nelle aree ritenute idonee.
Le aree di accelerazione sono individuate principalmente in contesti già compromessi, come aree industriali, brownfield, parcheggi e coperture di edifici, escludendo i territori sottoposti a tutela ambientale, tra cui parchi, IBA e siti della rete Natura 2000.
Nell’ambito della VAS, Italia Nostra Sardegna ha espresso apprezzamento per l’impostazione generale del Piano, condividendo in particolare la scelta di limitare le procedure semplificate ai soli impianti fotovoltaici e di escludere le aree protette, in coerenza con la normativa nazionale ed europea.
Allo stesso tempo, l’associazione ha presentato alcune osservazioni migliorative, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente la tutela ambientale e paesaggistica.
Tra le principali proposte:
• l’introduzione di una fascia di rispetto (buffer) non inferiore a 500 metri dalle aree naturali protette e dai siti con presenza di beni culturali, quale misura minima di salvaguardia preventiva;
• la previsione esplicita che, nei siti inquinati inclusi tra le aree di accelerazione, le autorizzazioni siano subordinate alla preventiva realizzazione degli interventi di bonifica e decontaminazione.
Italia Nostra Sardegna ha inoltre formulato osservazioni puntuali sul sito ex Sardamag nel comune di Sant’Antioco, chiedendone lo stralcio dalle aree di accelerazione in considerazione della sua prossimità al centro abitato, al porto e a una Zona Speciale di Conservazione.
Le aree di accelerazione possono rappresentare uno strumento efficace per la transizione energetica solo se individuate in modo rigoroso e coerente con i valori ambientali e paesaggistici dei territori. In questa prospettiva, le osservazioni presentate mirano a migliorare il Piano regionale, garantendo uno sviluppo delle energie rinnovabili realmente sostenibile.
Graziano Bullegas
Italia Nostra Sardegna
Nella foto di copertina l0 stabilimento ex Sardamag prima della demolizione
Il 27 aprile 2026 il gruppo rock elettronico trigaríu, attivo a Sant’Antioco dal 2022, autore dell’EP il tempo che ci vuole, partirà dalla Sardegna alla volta della Grecia per prendere parte al CoFestival, rassegna internazionale promossa dall’associazione CoTranspose, in programma a Dikaia, al confine tra Grecia, Turchia e Bulgaria, dal 30 aprile al 3 maggio.
L’iniziativa è sostenuta dall’associazione Su Logu di Sant’Antioco, in collaborazione con Cherimus di Perdaxius, realtà attive nella promozione culturale del territorio del Sulcis. Il viaggio rappresenta al tempo stesso un gesto simbolico e concreto: oltre 2000 chilometri percorsi in pulmino, attraversando territori e culture diverse, con l’obiettivo di costruire connessioni e rafforzare reti artistiche internazionali.
La collaborazione tra Cherimus e CoTranspose nasce all’interno del progetto europeo FLIP, volto a favorire lo scambio tra eccellenze culturali. Un momento chiave di questo percorso è stato l’incontro, nel novembre 2025, con la danzatrice Nina Michailidou, che ha avviato un dialogo sfociato nell’invito ufficiale ai trigaríu.
La formazione, composta da Francesco Portas (voce e synth), Elia Longu (chitarra) e Makika (batteria e launeddas), porterà sul palco del CoFestival una proposta musicale che unisce tradizione e sperimentazione, contribuendo alla diffusione del patrimonio sonoro sardo in un contesto europeo.
A documentare il viaggio sarà la filmmaker Gioia Matta, affiancata da Laura Ennas e Anna Auricchio.
Il progetto darà vita a un documentario prodotto dall’Università di Cagliari nell’ambito del master in regia e produzione di documentari, raccontando non solo l’esperienza artistica ma anche il percorso umano e relazionale che accompagnerà questa spedizione.
«La partecipazione al CoFestival rappresenta un’importante occasione di confronto per gli artisti coinvolti – afferma Emiliana Sabiu, cofondatrice di Cherimus – inserendosi in un contesto di confine ricco di stratificazioni culturali. Per il Sulcis, territorio spesso marginale, iniziative come questa sono fondamentali per aprirsi a nuove prospettive, costruire reti internazionali e sviluppare pratiche condivise capaci di valorizzare le realtà artistiche emergenti.»