3 November, 2026
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Il Consiglio regionale ha concluso stamane la discussione generale sul disegno di legge di assestamento del bilancio.

La seduta si è aperta sotto la presidenza del presidente Gianfranco Ganau. L’Assemblea ha proseguito l’esame dell’ordine del giorno con la discussione generale sul DL n°111/A – Assestamento alla manovra finanziaria per gli anni 2014-2016. Il primo ad intervenire è stato Paolo Truzzu (Sardegna), in sostituzione del capogruppo.

Paolo Truzzu ha iniziato il suo intervento ringraziando l’assessore della Programmazione Raffaele Paci per il profilo istituzionale tenuto durante il confronto in commissione, «a differenza di altri del centro sinistra» ed il consiglieri Pier Mario Manca, «che non ha rinunciato al suo ruolo politico» e Angelo Carta, «che ha cercato di uscire dalla logica degli schieramenti di parte, ricordando la frontiera in cui operano gli amministratori». «Mentre qui parliamo – ha detto Truzzu – fuori dal palazzo la realtà è ben altra». Davanti alla crisi, ha poi osservato, «ci saremmo aspettati scelte forti su settori ritenuti irrinunciabili, invece ci sono tagli ragionieristici che colpiscono un po’ tutto, in un quadro politico nazionale in cui, in termini reali, il bonus di 80 euro è stato pagato 34 milioni dalla Regione e ben 73 euro da ciascun lavoratore sardo». Il saldo dei conti della nostra Regione, ha aggiunto ancora Truzzu, «è negativo: rispetto al 2013 ci sono risorse in meno, circa 300 milioni, più altri 130 dovuti alle minori entrate, è evidente che a questo punto il 2015 e l’equilibrio di bilancio che dovevano portare più risorse ne porteranno di meno, come avevamo previsto». Truzzu ha poi respinto l’accusa di voler fare ostruzionismo con la presentazione di molti emendamenti. «Vogliamo solo dare il nostro contributo – ha spiegato il consigliere di Fdi – correggendo in qualche caso una manovra che taglia alla cieca in tutti i settori facendo emergere la mancanza di una visione politica dei veri problemi della Sardegna».

Il presidente Ganau è intervenuto brevemente per chiarire che la scadenza per la presentazione degli emendamenti è stata fissata per le 12.00, come deciso dalla conferenza dei capigruppo. Successivamente, ha dato la parola al capogruppo del “Misto”, Fabrizio Anedda.

Anedda ha dichiarato in apertura che l’assestamento è «un atto dovuto per sistemare i conti del vecchio Esecutivo e andare verso il nuovo bilancio». Sull’operato del vecchio Esecutivo, il consigliere ha espresso un giudizio totalmente negativo: «Il centro destra non ha brillato su sanità, lavoro e sostegno alle imprese, i fondi europei sono stati spesi parzialmente e male con imprese che, nel frattempo, hanno chiuso i battenti e sono scomparse dal mercato». L’esponente di Sinistra sarda ha poi citato un esempio della cattiva gestione del centro destra; «prima è stato annunciato un credito di imposta ma, fin dal 2010, non è stato erogato mentre, per le annualità 2013 e 2014, addirittura, è stato chiesto alle aziende di restituire quanto ricevuto». Stessa valutazione negativa, secondo Anedda, anche per quanto riguarda le azioni della Giunta precedente in materia di «consorzi fidi, formazione professionale con corsi non finanziati dal 2009 ad oggi, artigianato e sanità, che ha un disavanzo di oltre 200 milioni». In sintesi, il consigliere Anedda ha affermato che l’assestamento non è altro che un passaggio necessario «verso una finanziaria nuova e responsabile, con i conti in ordine».

Il capogruppo del Centro Democratico, Roberto Desini, sul piano generale, ha respinto con forza l’interpretazione della manovra di assestamento come «macelleria sociale», termine che denota «un approccio non corretto e fuori luogo, che non aiuta a migliorare il dibattito in Consiglio». La manovra è limitata e vincolata, ha riconosciuto Desini, «ma realista e, soprattutto, legata ad una legge finanziaria predisposta dal centro destra, in altre parole una strada obbligata, anche perché solo il fatto di avere 130 milioni in meno rende il percorso particolarmente difficile». Sarà poi opportuno in fase di finanziaria, ha suggerito l’esponente del Centro democratico, «manifestare concretamente una attenzione reale per gli Enti locali, che hanno mostrato in questi anni una capacità organizzativa e di spesa che va valorizzata, come hanno giustamente sottolineato i consiglieri Carta e Truzzu, al di là delle appartenenze». Voteremo l’assestamento con grande convinzione, ha infine assicurato Desini, «come fase preliminare per preparare buona finanziaria in cui faremo emergere tutto il nostro impegno per porre al centro di quella legge il problema dell’equità sociale».

Il presidente ha dato la parola al capogruppo dei Riformatori, Attilio Dedoni, il quale in apertura del suo intervento si è detto dispiaciuto se le sue parole di ieri hanno offeso l’on. Solinas: «Non era mia intenzione». Dedoni ha auspicato che il clima di collaborazione torni in aula e che la maggioranza ascolti anche i suggerimenti dell’opposizione e non ritenga di essere depositaria della verità assoluta. L’esponente della minoranza non ha risparmiato critiche all’assestamento di bilancio, ricordando che fuori dal palazzo «le persone non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena». Dedoni ha poi chiesto alla Giunta maggiore vigilanza nei confronti delle banche che gestiscono i fondi regionali e ha ribadito la convinzione che sia necessaria una Commissione d’Inchiesta sul sistema del credito.

Il presidente Ganau ha dato, poi, la parola al capogruppo di Sardegna Vera, Efisio Arbau. L’esponente de La Base ha risposto all’opposizione che ieri ha accusato la maggioranza di essere stata scorretta in commissione. Arbau ha ricordato che  l’atteggiamento rigido è stato una risposta alle azioni ostruzionistiche della minoranza, che ha abbandonato l’aula quando si esaminava il settore della sanità e ha presentato oltre 300 emendamenti. «E’ un assestamento di un bilancio di una Finanziaria elettorale fatto in campagna elettorale – ha ricordato – abbiamo dovuto coprire il Fondo unico degli enti locali, 30 milioni per i fondi perenti, 103 milioni relativi agli ammortamenti non sterilizzati. Somme da mettere obbligatoriamente». Per Arbau si tratta di un assestamento tipico di un buon padre di famiglia che si proietta verso il 2015. Ha poi analizzato i singoli tagli: per i cantieri verdi 10 milioni di euro, programmati nel pluriennale perché i Comuni stanno facendo ancora i programmi, 5milioni di euro dell’imprenditoria femminile che non potevano essere spesi per il Patto di stabilità e non c’era programmazione, «l’ente foreste ha 20 milioni di avanzo di amministrazione ed è stato deciso di stornare 8 milioni per il 2014 per essere utilizzate per altro». Mentre per gli artigiani Arbau ha annunciato che la Giunta sta organizzando “Artigiani in fiera” con 300mila euro.

Per il capogruppo di Soberania e Indipendentzia, Emilio Usula, è evidente il grave momento di difficoltà che vive la Sardegna e «questo provvedimento non può essere motivo di gaudio per molti cittadini», ma «questa Giunta sta facendo il massimo per trovare le soluzioni possibili». Per Usula non si può attribuire la crisi della Sardegna all’assessore Paci, ma ai governi precedenti che non hanno saputo trovare le soluzioni per lo sviluppo dell’Isola. «Mi chiedo se non sia il caso che tutti si assumano le proprie responsabilità. Occorre superare le logiche di partito per il bene della Sardegna». Usula ha annunciato il suo voto favorevole, «consapevole che questo assestamento non sia la panacea di tutti i mali».

Secondo il capogruppo del Psd’Az, Christian Solinas, l’assestamento in discussione viene presentato come un atto di “manutenzione in corso” ma in realtà opera delle scelte precise. «E’ vero che il disegno di legge della Giunta prevede uno stanziamento di oltre 100 milioni di euro per coprire il deficit della Sanità – ha affermato Solinas – ma, allo stesso, tempo stanzia 232 milioni per la copertura di nuovi e maggiori oneri. Si cominciano ad intravedere le strategie della Giunta che decide di dare risposte ad alcuni settori piuttosto che ad altri».

Il capogruppo sardista ha quindi invitato la maggioranza ad avviare un confronto serio sulle questioni di merito. «Noi abbiamo proposto un percorso condiviso in Commissione – ha proseguito Solinas – occorre mettere in campo interventi mirati ed individuare coperture finanziarie certe. La Giunta punta sulla efficienza e non sull’efficacia dell’azione di Governo. Così, però, non si risolvono i problemi della Sardegna». Solinas ha poi segnalato i tagli lineari operati per le politiche linguistiche e culturali della Regione, la cancellazione dei fondi per i circoli degli emigrati sardi e per l’insegnamento del sardo curriculare nelle scuole: «Si pensa alle vertenze industriali dove ci sono numeri importanti ma si tralasciano i numeri di altri settori, forse meno chiassosi». Solinas, al termine del suo intervento, ha lanciato una proposta alla maggioranza: «Abbandoniamo le polemiche sterili e proviamo a entrare nel merito delle questioni per ragionare insieme sul futuro della Sardegna».   

Il consigliere Peppino Pinna, a nome del Gruppo Udc, ha espresso forti perplessità sull’impianto del disegno di legge di assestamento di bilancio: «Non si capisce quale criterio sia stato adottato. Forse sarebbe stato meglio lasciare tutto com’era». Pinna ha poi contestato i tagli operati ai fondi per le famiglie in difficoltà e rimarcato l’assenza di interventi a favore dell’agricoltura, dell’artigianato e per le politiche attive per il lavoro. Giudizio negativo anche sui tagli ai cantieri verdi e all’università diffusa, alla sanità, agli enti locali e alla cultura: «Da una parte si dà importanza alla salute e poi si definanziano le bonifiche per l’amianto – ha affermato Pinna – gli enti inutili invece continuano ad operare, mentre non si colgono le opportunità offerte dal nostro patrimonio culturale. Non si investe un euro per la campagna di scavi a Mont’e Prama, così si spreca una grande occasione».

Il capogruppo del Pd Pietro Cocco (Pd) ha invece difeso le decisioni della Giunta: «Bisogna capire da dove si parte – ha detto Cocco – questo assestamento di bilancio è una correzione dell’ultima finanziaria approvata dal centrodestra. Abbiamo trovato la Sardegna in pessime condizioni e ora cerchiamo di porvi rimedio». Il capogruppo del Pd ha quindi respinto al mittente le accuse arrivate dai banchi del l’opposizione: «Le nostra scelte politico-finanziarie si vedranno nella manovra di bilancio. Adesso ci limitiamo ad intervenire per coprire il disavanzo della sanità di 350 milioni di euro e garantire gli stipendi ai dipendenti delle società partecipate della Regione come l’Igea e la Carbosulcis». Cocco ha attaccato alcuni consiglieri della minoranza che avevano definito un atto di “macelleria sociale” il disegno di assestamento di bilancio presentato dalla Giunta: «E’ un’accusa vergognosa. Dovreste arrossire per ciò che avete fatto nella passata legislatura – ha detto l’esponente del Pd – non ricordo un punto qualificante della vostra azione di governo». Pietro Cocco ha ricordato «gli interventi per la copertura del buco della sanità (103 milioni di euro) per i trasporti, la scuola, il ripristino del Fondo Unico per gli enti locali, accusando il centrodestra di non aver fatto nulla per sostenere l’industria, la pastorizia e le altre attività produttive dell’Isola».

Un accenno infine alla sanità: «Nella scorsa legislatura – ha affermato il capogruppo del Pd rivolgendosi alla minoranza – il vostro primo atto fu il commissariamento delle ASL con la promessa del varo di una riforma poi non andata in porto. Oggi, con la scusa della razionalizzazione della spesa, qualcuno continua a rappresentare interessi privati che non hanno nulla a che vedere con la sanità pubblica. Noi andremo avanti spediti nel nostro progetto di riforma, convinti della bontà delle nostre idee».

Il capogruppo di Sel, Daniele Cocco, ha affermato che il suo gruppo «è disponibile a ragionare ma non ad impegnarsi su inutili schermaglie; è il momento della responsabilità, del buon senso e dell’autocritica, come ci impone la situazione drammatica della nostra terra». «Nessuno più dell’assessore Paci – ha aggiunto Cocco – ha verificato con attenzione e rigore i conti della Regione da cima a fondo dimostrando grande disponibilità a ragionare sul merito, perciò ogni giudizio deve essere sospeso in questa fase e rimandato, semmai, alla finanziaria». In ogni caso, secondo il consigliere di Sel, «l’assestamento consente di pagare tutti i debiti ed è già un grande risultato, poi si spendono oltre 200 milioni mentre altre risorse accantonate saranno riprogrammate; dal 2015, in altre parole, daremo ai Sardi le risposte che giustamente si aspettano». «Non ci sto – ha detto ancora Cocco – ad essere accusato di macelleria sociale e di aver dimenticato gli ultimi, sono accuse irricevibili, sui cantieri verdi ed in particolare sull’Ente Foreste l’assessore ha risposto in modo esauriente in commissione; noi siamo impegnati in prima persona a fianco dei disoccupati e dei precari e vigileremo attentamente su questi temi, sicuri che con sacrificio e fatica terremo fede alla parola data ai sardi 7 mesi fa». 

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha invitato la maggioranza «ad uscire da equivoci ed inesattezze, attribuendo tutti i demeriti al centro destra mentre il centro sinistra sta rimediando con un intervento tecnico: in realtà è un intervento che assesta un colpo mortale all’economia della Sardegna». «La maggioranza – ha insistito – è in imbarazzo a parlare dei cassintegrati, dei lavoratori in mobilità e dei settori trainanti dell’economia regionale, delle famiglie e degli emigrati: confermo che avete operato una autentica macelleria sociale». Pittalis è poi entrato nel dettaglio delle cifre dell’assestamento: «Sono state tagliate le risorse alle aziende alluvionate, al fondo per l’occupazione, all’imprenditoria femminile, ai Comuni, ai corsi di musica, al cinema, all’artigianato, al commercio, alla lingua sarda, alla famiglia, all’università, agli emigrati, altro che correzioni migliorative del bilancio del centro destra, è una falsità!». Dopo aver accusato il centro sinistra di aver messo in campo una politica pubblica «recessiva» davanti ad una crisi gravissima, Pittalis ha concluso affermando che le uniche azioni concrete della maggioranza, condivise con l’opposizione, sono state il piano di edilizia scolastica e gli interventi contro la lingua blu («peraltro entrambi ancora privi di effetti pratici») mentre, quelli sui quali il centro sinistra è andato avanti da solo, con operazioni «eccellenti», sono l’abolizione del Piano casa «con un disegno di legge che provocherà confusione e contenziosi e l’abolizione del Piano paesaggistico senza proporre nulla in alternativa, limitandosi a riesumare quello di Soru contestato da destra e sinistra, recentemente da anche dal sottosegretario Barracciu». «Altro che documento tecnico, ha concluso il capogruppo di FI, «qui ci sono scelte vere e pesanti, tecniche e ragionieristiche, di chi se ne infischia dei problemi e delle emergenze della Sardegna».

L’assessore della Programmazione Raffaele Paci, intervenendo a nome della Giunta, ha presso che si abituerà a malincuore «al gioco delle parti, che non fa bene all’opinione pubblica». Nel merito, Paci ha ribadito che l’assestamento è un provvedimento tecnico «perché nei conti non c’erano le nostre scelte politiche, da un lato, e perché, dall’altro, occorreva fare una correzione per effetto delle minori entrate di 34 milioni dovute al bonus di 80 euro sul quale, ovviamente, si può essere d’accordo o meno». Paci ha poi smentito i tagli sul fondo unico dei Comuni, «che ha tagliato la giunta Cappellacci», annunciando un emendamento per aumentare la dotazione di un fondo «per eventuali dissesti occupazionali» da assegnare alle Province, aggiungendo che la più grande voce di spesa riguarda i 103 milioni per i debiti commerciali della sanità riferiti al 2013 e parte del 2014, «certamente non attribuibili alla nostra responsabilità». «Quando sei obbligato a maggiori spese per 170 milioni – ha spiegato l’assessore – devi tagliare in proporzione da altre parti, cercando di minimizzare l’impatto sul tessuto economico e sociale della Sardegna, cioè da una parte  spostando in nel bilancio pluriennale le spese di investimento come quelle per il dissesto idrogeologico (stanno per essere pubblicati i bandi e ai Comuni arriverà un 10% di anticipo)». «Dove ci sono enormi residui – ha continuato Paci – è inutile aumentare stanziamenti, è il caso dei cantieri verdi con 24 milioni che non si riuscivano a spendere per i vincoli del patto di stabilità, ma i cantieri partiranno tutti, così come sarà sostenuta l’università diffusa; insomma si è messo ordine nella grande massa di residui attivi, 3 miliardi, cioè impegni di pagamento non onorati o perché inseriti in piano di investimento di lungo periodo perché bloccati dal patto». «Poi – ha concluso Paci – abbiamo sistemato alcune altre cose: la situazione dell’Arst per 80 milioni all’Arst, i fondi per il museo Nivola e la biblioteca Satta, i ciechi, lo spettacolo, le borse di studio universitarie ed altro; avremmo voluto fare di più ma alcuni vincoli non sono superabili, fra qualche settimana presenteremo la finanziaria dove, compatibilmente con i limiti del bilancio, porteremo avanti le nostre politiche, alle quali si può guardare con attenzione ed un certo ottimismo perché abbiamo molti fondi europei da spendere ed ampi spazi per contrarre mutui da destinare alle infrastrutture». 

Subito dopo l’intervento dell’assessore Paci, il presidente Ganau ha dichiarato conclusa la seduta. I lavori del Consiglio riprenderanno alle 18.00.

Dichiarazioni_program_presidente_pigliaru_02042014

Raffaele Paci, Francesco Pigliaru e Virginia Mura.

Raffaele Paci, Francesco Pigliaru e Virginia Mura.

La Giunta regionale, riunitasi questa mattina in Viale Trento sotto la presidenza di Francesco Pigliaru, su proposta dell’assessore del Lavoro, Virginia Mura, ha nominato Massimo Temussi nuovo direttore dell’Agenzia regionale per il lavoro. La scelta è stata fatta a seguito di una selezione per titoli. Massimo Temussi era stato nominato commissario della stessa Agenzia nello scorso mese di gennaio, al posto di Stefano Tunis, dimessosi e candidato nella lista di Forza Italia della circoscrizione di Cagliari alle elezioni regionali del 16 febbraio, nelle quali è stato eletto. In precedenza, Massimo Temussi aveva ricoperto l’incarico di capo di gabinetto dell’assessorato regionale dell’Industria, dopo essere stato direttore generale prima all’assessorato della Sanità e poi all’assessorato del Lavoro.
Nella breve seduta di questa mattina, la Giunta Pigliaru ha approvato anche una seconda delibera proposta dall’assessore Mura, riguardante le disposizioni per la modifica dell’assetto organizzativo per la gestione del “Fondo per lo sviluppo del sistema cooperativistico in Sardegna”, che prevede il trasferimento delle competenze amministrative al “Servizio di supporto dell’Autorità di Gestione”.
Su proposta del presidente Pigliaru, sono stati differiti i termini di presentazione del Piano di utilizzazione agronomica degli affluenti di allevamento, prorogati, solo per quest’anno, al 15 novembre.
E’ stata approvata in via definitiva, infine, dopo il passaggio in Consiglio regionale, la delibera proposta dall’assessore del Bilancio, Raffaele Paci, con la quale si correggono alcuni errori materiali nella ripartizione del plafond di competenza euro compatibile del Patto di stabilità interno 2014 tra le Direzioni generali della Presidenza e degli Assessorati.

 

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Il minor gettito fiscale infatti, dovuto proprio alla crisi economica, ha comportato una riduzione delle entrate per la Sardegna pari a 130 milioni di euro. La Ragioneria dello Stato ha comunicato l’ultimo aggiornamento sui tributi erariali spettanti alla Sardegna per il 2013 e l’assessore regionale della Programmazione e Bilancio, Raffaele Paci, ha detto che «di fronte a una crisi economica così grave che investe tutto il Paese, dobbiamo quanto mai impegnarci a ridurre inefficienze e sprechi, a razionalizzare la spesa della Regione per destinare più risorse del bilancio al rilancio dell’economia e a utilizzare pienamente i fondi strutturali europei e statali per le infrastrutture, sottolineando che si tratta di un percorso obbligato»
In particolare si registra una forte caduta dell’Ires (l’imposta sugli utili delle imprese scesa di oltre 60 milioni) e dell’IVA (meno 21 milioni). Questo significa che al disavanzo del 2013, pari a 216 milioni di euro, si deve ora aggiungere questo ulteriore disavanzo di 130 milioni, di cui si dovrà tenere conto alla chiusura dell’esercizio finanziario 2014. Inoltre, dato poi che nel 2014 il prodotto interno lordo dell’Italia e della Sardegna risulta ancora in diminuzione, si prevede che anche il gettito del 2014 e del 2015 subirà una flessione rispetto alle precedenti previsioni.
«Queste notizie non fanno altro che confermare la grave situazione di crisi dell’economia della Sardegna che si traduce in minore gettito tributario e quindi in minore entrate per la Regione – sottolinea il vicepresidente della Giunta Pigliaru – . Ricordiamo anche che nel 2013 il Consiglio regionale aveva deciso di ridurre l’Irap, cioè l’imposta regionale sulle attività produttive, per un valore di oltre 320 milioni l’anno per il triennio 2013-2015. Ciò significa che nelle casse della Regione stanno entrando molte meno risorse rispetto al passato – conclude Paci -. Ma noi stiamo lavorando con grande impegno, pur nelle oggettive difficoltà, per rilanciare l’economia della nostra terra.»

 

E’ un giudizio agrodolce quello che Confartigianato Imprese Sardegna da al Programma Regionale di Sviluppo, presentato dall’Assessore Regionale alla Programmazione, Raffaele Paci.

«E’ un Piano voluminoso, con tanti spunti interessanti, ambizioso per certi versi e le sei strategie sulle quali ruota sono condivisibili – afferma Confartigianato Imprese Sardegna – anche perché si punta sulle competenze della persona e sulla competitività dell’impresa. Interessanti alcune parti che vedono un’attenzione per le piccole imprese, come i voucher per l’innovazione, o gli interventi sull’internazionalizzazione in riferimento all’agroalimentare.»

Confartigianato, «seppure, come ha evidenziato l’assessore Paci nella sua presentazione, l’approccio del Programma non sia per singolo settore (ad esclusione dell’agricoltura)» evidenzia una non chiara visione strategica per un mondo, quello delle imprese artigiane, che oggi è in prima linea su tutti i territori della nostra regione per resistere alla crisi.

«Nei meandri delle schede allegate al Programma – precisa Confartigianato Sardegna – gli unici riferimenti riguardano l’artigianato artistico che viene visto sempre come corollario del turismo. Sull’artigianato artistico, peraltro, non si fa cenno al marchio Isola e ai relativi disciplinari di qualità che sono già pronti da tempo ma non ancora operativi.»

E ancora: «Nel Prs non vengono prese in considerazione le peculiarità dell’impresa artigiana come modalità di esercizio di qualsiasi mestiere che, al di là di un inesistente romanticismo nostalgico, partono dalla consapevolezza che svolgere una attività in forma “artigiana” non è quasi mai una scelta individuale ma frutto delle oggettive e soggettive modalità  con cui si esercita l’attività, che in molti casi implica il coinvolgimento delle stesse famiglie.«

Per questo, alla luce di quanto analizzato, l’associazione artigiana chiederà che nel principale documento strategico che la Regione è chiamata ad elaborare nei suoi 5 anni di legislatura, si dia dignità al ruolo dell’impresa artigiana che, si ricorda, ha particolari ed espresse tutele normative, a cominciare dall’art. 45 della Costituzione.

«Probabilmente sarà utile un momento di confronto sui temi dell’artigianato – sottolineano Confartigianato – se l’Amministrazione regionale organizzerà, come pare, una conferenza regionale del settore alla quale sarebbe importante partecipassero tutti gli esponenti dell’esecutivo regionale.»

Confartigianato chiude la sua analisi con una osservazione sulla proposta, contenuta nel Prs, attraverso la quale la Regione si impegna a diffondere in modalità open tutte le informazioni e i dati utili a valutare le politiche regionali: «Se, come Confartigianato ha chiesto da tempo, anche attraverso il progetto, “Rating Sardegna”, l’Amministrazione renderà fruibili e valutabili tutti i documenti e gli atti, le imprese saranno in grado di valutare in maniera oggettiva l’impatto delle politiche sulla propria attività e sulle priorità di sviluppo definite da tempo».

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«Che la priorità, per la Sardegna, sia il lavoro, è un dato di fatto. Parlano i numeri su disoccupati e inoccupati. La classe dirigente deve assolutamente impegnarsi per attuare le giuste politiche che rimettano in marcia l’economia dell’isola. Ma certamente non lo si può fare soltanto con le parole: occorrono progetti ed è necessario che la Giunta dei professori scenda dal piedistallo e ascolti realmente le parti sociali, affinché la strada per lo sviluppo diventi un percorso comune.»

Ignazio Locci, consigliere regionale del gruppo di Forza Italia Sardegna, commenta così la presentazione del #Programma regionale di sviluppo fatta ieri sera dall’assessore regionale della Programmazione, Raffaele Paci.

«In tutta onestà – aggiunge Locci -, è difficile fidarsi di chi aveva assicurato che la riforma della sanità sarebbe stata realizzata con il contributo di tutti, comprese le forze di opposizione in Consiglio regionale. Ma di fatto, poi, il risultato è il frutto di un’unica visione, quella dei professori. E sentire Raffaele Paci che annuncia un PRS ancora aperto a tutti, suona come una beffa. Il #Programma regionale di sviluppo, così come l’ha illustrato l’assessore quest’oggi, resta un lungo elenco di belle parole e disegni ipotetici: dichiarazioni di principio da non confondere assolutamente con idee e progetti concreti. Mi auguro – conclude il consigliere regionale di Sant’Antioco – che il vice presidente della Giunta, Raffaele Paci, dia veramente udienza a quanti possono offrire un contributo alla rinascita della Sardegna.»

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L’assessore della Programmazione e Bilancio, Raffaele Paci, ha presentato ieri il #Programma regionale di sviluppo, il documento che disegna le strategie socio-economiche della Giunta Pigliaru per i prossimi 5 anni, alle parti sociali.

«La priorità è assolutamente il lavoro – ha detto l’assessore Paci aprendo il confronto con le parti sociali –, dobbiamo fare in modo che si ricominci a trovare lavoro nella nostra isola. Per fare questo possiamo intervenire direttamente sul sistema economico aprendo cantieri, realizzando opere pubbliche, incentivando le imprese ma anche investendo nel lungo periodo sul capitale umano e l’innovazione tecnologica. Non dimentichiamo neanche la semplificazione amministrativa, perché in questo sistema così complesso è difficile che le imprese vengano e riescano a fare impresa, dobbiamo semplificare la burocrazia.»
Il #Programma regionale di sviluppo è articolato in sei capitoli che tracciano il percorso della Giunta. 1) La strategia, ovvero individuare un’idea della Sardegna. 2) I progetti, che da quella idea di Sardegna devono derivare. 3) La crisi economica, come affrontarla attraverso riforme, piani strategici, programmi. 4) Individuazione delle fonti finanziarie a disposizione. 5) Analisi socio-economica della situazione regionale. 6) Schede del progetto con l’articolazione dettagliata di ciascuno. 

«È un documento volutamente aperto – ha sottolineato ancora l’assessore Paci -. Il confronto con le parti sociali non è formale ma sarà sostanziale e sui contenuti, quindi chi riterrà di poter contribuire a migliorare questo documento può mandarci proposte di integrazione. Abbiamo messo solo nel quinto capitolo l’analisi socio-economica perché è vero, le analisi sono importanti, ma al primo posto abbiamo messo le strategie, perché è con quelle che si cambia la realtà.»

L’elenco delle strategie messe a punto dal governo regionale parte dall’investimento sulle persone, sul capitale umano, dunque, passa attraverso l’istruzione e la ricerca universitaria. «Servono interventi strutturali e culturali di cambiamento per competere ad alto livello in questo mondo sempre più globalizzato», ha aggiunto Raffaele Paci. Elaborate le strategie, si punta a creare lavoro, con una politica per le imprese che parta dalla semplificazione burocratica e si snodi lungo un percorso che prevede meno tasse, più infrastrutture, trasporti migliori, continuità territoriale merci. E’ fondamentale dedicarsi e investire nelle politiche sociali e sanitarie: «La lotta a povertà e discriminazione si può fare solo garantendo istruzione e lavoro – ha più volte ribadito il vicepresidente della Giunta -. Certo le emergenze vanno affrontate, ma se non si mettono tutti i cittadini nelle condizioni di studiare e lavorare le emergenze continueranno a esistere per sempre».

Altri punti strategici del #Programma regionale di sviluppo sono la gestione dei beni comuni, a cominciare da quelli artistici e architettonici a vantaggio e nell’interesse di tutti, le reti infrastrutturali sul territorio, la valorizzazione delle risorse e, infine, la trasparenza e la partecipazione di tutti i soggetti interessati. 

«Serve un approccio complessivo alla gestione delle risorse che mettiamo a correre nei vari settori e territori. Ma serve soprattutto un radicale cambio di mentalità – ha detto l’assessore Paci -. Non esistono capitoli di spesa intoccabili e credo che chi percepisce stipendi sicuri ed elevati come i nostri – assessori, dirigenti, funzionari – si deve mettere in gioco. Penso che questo valga per tutto il settore pubblico in generale, è una questione che va approfondita ma non dobbiamo pensare che esistano settori intoccabili». Indispensabile, poi, risparmiare spendendo in maniera razionale. «Abbiamo talmente tante agenzie che abbiamo difficoltà a individuarle tutte, di sicuro serve un netto cambio di rotta. Così come nella sanità, che spendeva centinaia di milioni con la scusa che era fuori dal patto di stabilità: dal 1 gennaio 2015 non sarà più così, basta con gli sprechi.» 

«Non esiste un unico provvedimento che fa svoltare l’economia di una Regione, esistono tante piccole cose fatte nei tempi giusti e con la giusta attenzione, ma certo questo è un ottimo inizio – ha assicurato l’assessore del Bilancio – Ci vorrà tempo, non promettiamo miracoli perché la situazione è davvero drammatica ma siamo convinti che agendo tutti insieme – il sistema politico, economico e sociale – riusciremo a dare le risposte giuste. Questo documento è il punto di partenza, il nostro programma per l’intera legislatura – ha concluso Raffaele Paci – Stiamo mettendo a punto numerosi interventi e a sistema le nuove risorse europee oltre 5 miliardi, comprendendo le risorse infrastrutturali che ancora arriveranno. Di sicuro siamo sulla giusta strada, e io sono certo che la Sardegna ha tutte le carte in regola per potercela fare.»

Il presidente della Regione, Francesco Pigliaru, questa mattina al #Teatro Massimo di Cagliari, nel corso dell’incontro “Le autorità di Audit incontrano la Commissione europea e l’Igrue“, ha ribadito il concetto che servono fondi strutturali per cambiamenti strutturali. 

Il presidente della regione, di ritorno da Bruxelles, ha riferito di aver ottenuto, insieme all’assessore della Programmazione Raffaele Paci, massima flessibilità dalla Commissione per destinare fondi non spesi della precedente programmazione per coprire le maggiori criticità della Sardegna.

«Stiamo lavorando con Bruxelles perché quei soldi non vengano persi e possano essere utilizzati per il bene di tutti i sardi entro il 2015», ha detto Francesco Pigliaru. Il presidente ha fatto poi riferimento all’esigenza di ridurre i divari esistenti attraverso lo strumento della nuova programmazione comunitaria 2014-2020. Punto di partenza, per consentire le scelte politiche più opportune, una buona qualità istituzionale e l’utilizzo di adeguati strumenti di valutazione sugli effetti delle politiche e dei processi. Spendere non basta, bisogna migliorare la situazione economica, creare occupazione e benessere. La Regione sta pertanto facendo fronte ai problemi fin qui ereditati riformando in primo luogo la macchina amministrativa: «Abbiamo ereditato una struttura verticale che frammenta le responsabilità ed è un ostacolo nella gestione dei processi», ha sottolineato il presidente Pigliaru, spiegando come la riforma attuata da questa Giunta vada nella direzione di una struttura di tipo orizzontale. «A differenza della precedente, la programmazione 2014-2020 è sotto la nostra responsabilità – ha concluso -. Dobbiamo fare le cose giuste, non disperdere in mille rivoli, ma concentrare per integrare. Si può davvero crescere solo se si investe parallelamente sulle infrastrutture e sulle persone». 

Sugli stessi temi, in apertura dell’incontro, è intervenuto anche l’assessore della Programmazione, Raffaele Paci, specificando che: «Senza il controllo della qualità dei processi diventa problematica l’efficienza e, in prospettiva, l’efficacia dei fondi. Per questo portiamo avanti una visione unitaria tra i diversi fondi europei e nazionali, irrobustiamo la responsabilità dei dirigenti e inseriamo, nel piano di rafforzamento amministrativo, elementi di coordinamento». 

 

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Domani, mercoledì 8 e giovedì 9 ottobre, al Teatro Massimo di Cagliari, è in programma un incontro tra le Autorità di #Audit, organismi preposti a verificare il corretto funzionamento del sistema di gestione e controllo dei fondi strutturali europei, la Commissione europea e l’Ispettorato generale per i rapporti finanziari con l’Unione europea (Igrue). 

L’incontro, organizzato dalla Presidenza della Regione in collaborazione con il Centro regionale di programmazione e l’Assessorato al Lavoro, e con il supporto del comune di Cagliari, dal carattere eminentemente tecnico, si propone di confrontare informazioni, documenti, esperienze e procedure sui controlli, sulla programmazione appena conclusa e su quella futura (2014-2020), sugli strumenti di ingegneria finanziaria e sugli appalti pubblici per individuare e condividere orientamenti univoci a livello nazionale. 

Sono oltre 150 i partecipanti attesi a Cagliari tra rappresentanti delle autorità di Audit regionali e nazionale, della Commissione europea, dei ministeri dell’Economia e Finanze (delegazione Igrue) delle Infrastrutture e Trasporti e del Lavoro. Previsti gli interventi del presidente della Regione Francesco Pigliaru, dell’assessore alla Programmazione, Raffaele Paci e del sindaco di Cagliari, Massimo Zedda.

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I funzionari dell’Unione europea saranno in Sardegna a metà novembre per definire il programma operativo dei fondi 2014-2020. È stato deciso ieri sera al termine degli incontri informali tenutisi a Bruxelles fra l’assessore regionale della Programmazione e del Bilancio Raffaele Paci e i dirigenti della #Dg Regio (Direzione generale della politica regionale e urbana).

«L’incontro è stato molto positivo – ha commentato l’assessore Raffaele Paci – i funzionari hanno espresso apprezzamento nei confronti del nostro programma, a cominciare dal fatto che abbiamo ridotto il numero dei capitoli di spesa, evitando inutili dispersioni e concentrandoci sulle misure fondamentali e strategiche per la Sardegna.»

I fondi potenzialmente a disposizione dell’Isola nei prossimi 7 anni sono oltre 5 miliardi di euro: l’importo definitivo è condizionato dallo stanziamento da parte del governo, a fronte di una richiesta del #Mise che è per la Sardegna di 1 miliardo e 800 milioni di euro. Per il resto, nell’importo sono compresi 1 miliardo e 300 milioni di euro di #Fondi FEASR (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale), 927 milioni del #FESR (Fondo europeo di sviluppo regionale), 444 milioni del #FSE (Fondo sociale europeo), 570 milioni del #Pon (Programma operativo nazionale). Per quanto riguarda i 450 milioni di fondi Fesr non spesi della programmazione 2007-2013 (ma a valere fino al 2015), dall’incontro con i dirigenti europei sono emerse alcune criticità sulla rimodulazione richiesta, legate al ritardo nella spesa.

«Adesso programmeremo una serie di incontri per cercare di affrontare e risolvere le criticità emerse oggi – sottolinea ancora l’assessore del Bilancio della #Regione Sardegna che a Bruxelles ha partecipato anche ad alcune riunioni segnate nell’agenda del presidente Pigliaru, impegnato al #Comitato delle Regioni e in vari appuntamenti istituzionali -. Ovviamente – ha concluso Raffaele Paci – cercheremo in tutti i modi di salvare quei 450 milioni, facendo scelte mirate da destinare all’economia reale della Sardegna.»

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Dopo l’approvazione dell’ordine del giorno sulla proroga del #Piano Casa, il Consiglio regionale ha affrontato la discussione sull’ordine del giorno con l’esame congiunto delle mozioni n. 70 (Cossa e più) “sull’accordo Regione-Governo sul patto di stabilità e la certezza delle entrate” e n. 75 (Zedda e più) “sui ricorsi per la vertenza entrate e il patto di stabilità”. 

Michele Cossa (Riformatori sardi) ha illustrato il primo documento chiarendo da subito il senso dell’iniziativa parlamentare. «La mozione – ha detto Cossa – nasce dall’accordo Stato-Regione sul patto di stabilità firmato il 21 luglio scorso. L’obiettivo era ottenere una maggiore capacità di spendita entro il 2014 (un miliardo e duecento milioni di euro). Sappiamo invece come è andata: la Sardegna, nonostante le dichiarazioni trionfalistiche della Giunta, avrà a disposizione 320 milioni in meno». Il primo firmatario della mozione ha poi parlato di aspetti poco chiari nell’accordo Stato-Regione («non si capisce quali entrate spettino alla Sardegna e quali siano le reali intenzioni della Giunta sul ritiro dei ricorsi pendenti davanti alla Corte Costituzionale»).

Cossa ha quindi definito “un flop” l’intesa di luglio sottoscritta dalla Regione con il Governo per poi rivolgere alcune domande all’assessore al bilancio Raffaele Paci. «E’ necessario fugare tutti i dubbi  – ha affermato Cossa – l’assessore chiarisca se nel 2014 sono disponibili 320 milioni in meno, se i ricorsi saranno ritirati, se il Fondo Unico per i comuni rimarrà fuori dal Patto di Stabilità, se confermerà i ricorsi sugli accantonamenti dello Stato (circa 577 milioni di euro)».

Da Cossa, infine, una richiesta di chiarimento anche sulla quota delle entrate sui giochi spettante alla Regione e sulla “sbandierata” proposta di istituzione dell’Agenzia Sarda delle Entrate: «In realtà – ha sottolineato Cossa – nell’accordo di luglio la Giunta si impegna a recepire le norme sulla omogeneizzazione delle entrate. Questa clausola rimette alla Ragioneria generale dello Stato la potestà unilaterale di determinare gli introiti della la Regione. Quello che la Giunta sta ottenendo è rinunciare alla trattativa minima sulle entrate erariali».

Il presidente del Consiglio, Gianfranco Ganau, ha quindi concesso la parola alla consigliere di Forza Italia per l’illustrazione della mozione n.75 in materia di entrate e patto di stabilità. L’ex guida dell’assessorato della Programmazione nella precedente Giunta regionale, ha lamentato la scarsa attenzione dell’Aula, certificata dalla scarsa presenza di consiglieri, davanti ad un tema di grande rilevanza. Alessandra Zedda ha ricordato le diverse fasi che hanno caratterizzato la vertenza entrate ed ha dichiarato che “la Regione sarda non ha ancora introitato tutte le somme che le spettano”. La consigliere della minoranza ha quindi evidenziato come lo stesso assessore del Bilancio, Raffaele Paci, abbia quantificato in oltre 600 milioni di euro le somme che ancora devono essere trasferite nelle casse dell’Isola. Zedda ha quindi rivolto un nuovo appello al presidente della Giunta e all’assessore della Programmazione perché non siano ritirati i ricorsi presentati dalla Regione sarda contro lo Stato in materia di finanza pubblica.

L’esponente della minoranza ha ricordato, a questo proposito, i recenti “comportamenti assai poco leali” dello Stato nei confronti della Sardegna, anche dopo la sottoscrizione dell’accordo dello scorso luglio sul patto di stabilità e il pareggio di bilancio. A giudizio di Alessandra Zedda, tra i comportamenti in danno dell’Isola vanno evidenziati quelli riferiti al decreto sulle riserve erariali e le norme contenute nel decreto “Sblocca Italia”.

«Fino a quando non ci saranno certezze sulle somme da trasferire alla Sardegna e prove di lealtà dello Stato verso la Regione – è questo l’invito formulato da Alessandra  Zedda – non ritirate i ricorsi tutt’ora pendenti». L’esponente di Fi ha inoltre invitato l’esecutivo – qualora le trattative con il governo non portino a risultati soddisfacenti – a procedere con l’impugnazione, non soltanto del decreto le ministero delle Finanze del 16 settembre 2014, n.215 ma anche del decreto legge n. 133 del 12 settembre 2014, il cosiddetto “Sblocca Italia”.

Il presidente Ganau ha dato la parola a Salvatore Demontis (Pd). Il consigliere della maggioranza ha affermato che il risultato ottenuto dal presidente Pigliaru sull’eliminazione dei vincoli del Patto di stabilità è importantissimo e non elimina in automatico i contenziosi con lo Stato. Per Demontis è molto più utile però avere forse meno risorse, ma la possibilità di programmare con continuità e non avere maggiori risorse ma senza avere la possibilità di impegnarle. «Questa è la valenza del nuovo patto sottoscritto con lo Stato: è un nuovo modo di amministrare». Per il capogruppo dei Riformatori sardi, Attilio Dedoni, «l’opposizione ha un ruolo perché aiuta ad aprire gli occhi a una maggioranza che crede di avere la certezza che tutto quello che fa è buono». Dedoni ha spiegato che non c’è alcuna contrapposizione personale con l’assessore Paci,  ma si tratta di un atteggiamento dovuto al fatto che lo Stato non è mai stato affidabile nei confronti della Sardegna. Per Augusto Cherchi (Soberania e Indipendentzia) «il dato certo che la Sardegna adotterà il pareggio di bilancio, ed è l’unica Regione che si è assunta questa responsabilità». Per Cherchi è pacifico che il governo italiano debba rispettare i suoi impegni presi con una Sardegna che prova a camminare da sola. L’esponente della maggioranza ha anche sollevato l’esigenza di sapere quali siano le entrate e avere la certezza dell’esigibilità delle risorse.

All’inizio del suo intervento, l’assessore della Programmazione ha sottolineato che l’azione della Giunta ha collocato al primo posto il Patto di stabilità, «dialogando su questi temi con il governo nuovo su 3 punti: situazione del 2013, determinazioni sull’anno in corso, definizione dei percorsi futuri a regime». Riassumendo i termini principali della vicenda, Paci ha ricordato che, «per il 2013 c’era stato uno sforamento del Patto perché  la Regione non aveva calcolato i 281 milioni che nel 2011 erano stati dati agli Enti Locali, anche se va riconosciuto che la precedente amministrazione quei soldi non se li aveva messi in tasca ma immessi nel sistema economico; c’era però il rischio concreto di una procedura di infrazione».

Per il 2014, ha proseguito l’assessore, «l’accordo bisognava farlo perché altrimenti saremmo stati bloccati sul 2013, dato che la nostra cassa è frutto dei trasferimenti dalla ragioneria dello Stato, volenti o nolenti: risolvere questi problemi a regime significa fare accordi che hanno un loro equilibrio e, in termini reali, abbiamo ottenuto 374 milioni, che sono comunque più dei 219 milioni oggetto dello sforamento di allora». I punti dell’accordo, tombale per il 2013, con 364 milioni in più per il 2014 e col superamento definitivo del Patto per il 2015, «non contengono né trucchi né imbrogli, ha assicurato Paci: siamo l’unica Regione che lo ha ottenuto e proprio in questo momento tutte le Regioni a statuto ordinario stanno premendo per avere lo stesso trattamento».

Sul problema dei ricorsi, l’assessore della Programmazione ha confermato l’intenzione di ritirarli, ma solo quelli che riguardano il Patto e gli accantonamenti ferma restando la contribuzione della Sardegna all’abbattimento del debito, «ma non  quelli sulle riserve erariali». Poi, ha continuato, «è successo l’incidente del Decreto 215 di settembre che impone alla Sardegna le riserve erariali: sul punto abbiamo avviato subito un durissimo contenzioso ed il Governo ha riconosciuto che i patti con la Sardegna erano altri, c’è un problema tecnico cui si sta rimediando e la settimana prossima tutto sarà messo per iscritto nel rispetto della sentenza della Corte Costituzionale».

Ultima questione affrontata dall’assessore Paci, le entrate. Le compartecipazioni, ha dichiarato l’Assessore, «arrivano regolarmente per un ammontare di circa 5.7 miliardi anche senza norme di attuazione e solo sulla base delle previsioni dell’art. 8 dello Statuto». Mancano alcune piccole voci, ha proseguito Paci, «per le quali stiamo definendo il metodo di calcolo, l’Ires per le aziende con sede legale fuori dalla Sardegna ma con stabilimenti nell’Isola, è ormai assodato che ci devono essere anche quelle, oltre ai proventi di alcuni giochi (non tutti, il Lotto ma non il Superenalotto, ad esempio) e le cosiddette riserve matematiche, una strana cosa legata alle assicurazioni e disciplinata da una imposta specifica».

Facendo una somma di tutte queste voci e considerando il periodo che va dal 2010 al 2013, ha concluso l’assessore della Programmazione, «si arriva a 604 milioni, mentre il flusso annuale è di 130 milioni circa ed, infine, contando il 2014, arriviamo a 750 milioni, tutte somme di cui abbiamo ottenuto il riconoscimento: lo Stato ce le deve dare e ce le darà, poi tratteremo sul come ma direi che, se facciamo questo, abbiamo risolto i problemi della finanza pubblica in Sardegna pur esercitando sempre la massima attenzione, nella consapevolezza che non esistono governi amici o nemici».

In sede di replica, il primo firmatario della mozione n. 70 Michele Cossa ha espresso apprezzamento per alcuni chiarimenti forniti dall’assessore ma ha ribadito il concetto di fondo espresso nel suo precedente intervento: l’incertezza sulle entrate erariali spettanti alla Regione. «Il nodo è questo – ha detto Cossa –  tra le somme indicate dalla Ragioneria generale dello Stato e quelle individuate dagli uffici della Regione c’è sempre un gap quantificabile in circa un miliardo di euro. Il problema oggi è risolto: l’accordo affida, sic et simpliciter, alla Ragioneria dello Stato la determinazione degli introiti». 

Cossa ha poi espresso preoccupazione per la situazione della finanza pubblica regionale: «Le parole dell’assessore non hanno fugato i dubbi – ha concluso l’esponente dei Riformatori sardi – il rischio è che con l’introduzione del sistema del vincolo di bilancio la Sardegna, a partire dal 2015, potrà spendere meno soldi di quelli che spendeva con il Patto di stabilità in vigore».

Si è quindi proceduto con le dichiarazioni di replica della prima firmataria della mozione n. 75, la consigliere di Fi, Alessandra Zedda. L’esponente della minoranza ha evidenziato la difficoltà e la complessità dell’argomento ed ha ribadito i timori espressi dal consigliere Michele Cossa sulla quantificazione delle entrate a partire dal bilancio 2015. Zedda ha inoltre dichiarato la disponibilità a ragionare unitariamente sulle restanti partite aperte con lo Stato ad incominciare da quella delle riserve erariali. Alessandra Zedda ha quindi citato come esempi di contrasto tra Regione e Governo le numerose impugnative di leggi approvate dal Consiglio regionale, ad incominciare dalla legge sul marchio per le produzioni e l’agroalimentare sardo.

Il presidente Ganau ha dato la parola al consigliere di Forza Italia, Stefano Tunis, per dichiarazioni di voto. L’esponente della maggioranza ha annunciato il suo voto favorevole, ma ha anche chiesto all’assessore, del quale ha apprezzato il ragionamento, di pretendere dallo Stato un atto di legge che elimini l’incidente avvenuto con il decreto n. 215 di settembre. Il consigliere dei Riformatori sardi, Attilio Dedoni, ha chiesto una sospensione dei lavori di 2 minuti, accordata dal presidente  Ganau. Alla ripresa dei lavori il presidente ha annunciato all’Aula che era pervenuto un ordine del giorno in sostituzione delle mozioni. Il testo, sottoscritto da maggioranza è opposizione, «impegna il presidente 1) a continuare il confronto con il Governo al fine di assicurare che le riserve erariali previste col Decreto del Direttore generale delle Finanze e del Ragioniere generale dello Stato (Mef) 16 settembre 2014 n. 215 non si applichino alla Regione Sardegna; 2) nelle more e in caso di esito negativo della trattativa di cui al punto precedente, a non ritirare i ricorsi, così come previsto dall’accordo col Governo del 21 luglio 2014; 3) a proseguire con la vertenza col Governo per ottenere il pieno riconoscimento delle entrate erariali ancora dovute e in particolare quelle relative all’Ires, giochi e riserve matematiche; 4) a promuovere ancora, in caso di esito negativo, della stessa trattativa di cui al punto 2 il ricorso per illegittimità del decreto Mef 16 settembre 2014, n. 2015».

Il presidente ha dato la parola a Michele Cossa (Riformatori sardi) per dichiarazione di voto, il quale ha confermato la bontà di questo ordine del giorno perché dà forza alla Giunta  per risolvere il problema del Decreto 215, ma ha confermato che sull’accordo di luglio resta negativo.

Il presidente ha Giunta ha chiesto il parere della Giunta che è stato favorevole. E’ poi intervenuta Alessandra Zedda (FI), la quale ha «dato atto alla sensibilità e la capacità di questo Consiglio di arrivare a una decisione unanime a difesa dei diritti dei sardi». Con questo ordine del giorno, ha continuato Zedda, si vuol dare più forza all’azione del presidente Pigliaru e della Giunta, ma  ha confermato che la minoranza continuerà a vigilare perché i ricorsi sono «l’ultimo baluardo in difesa degli sgambetti del governo centrale nei confronti della Sardegna». 

Anche il consigliere Efisio Arbau (La Base – Sardegna Vera) ha annunciato il suo voto favorevole. Critico nei confronti dell’opposizione ha ricordato all’Aula che il centrosinistra non parla, ma porta fatti e che a oggi la Giunta Pigliaru ha chiuso la partita sul Patto di stabilità. Il presidente Ganau ha messo in votazione l’ordine del giorno che è stato approvato all’unanimità.