Informatica

Quale percorso per un’agenda digitale della Sardegna?

Nino Dejosso 1

La definizione di un’Agenda Digitale della Sardegna discende dall’Agenda Digitale presentata dalla Commissione europea come una delle sette iniziative faro della strategia Europa 2020 e riproposto dal Governo con il disposto del Decreto legislativo n. 12 del 27 gennaio 2012, art. 49. L’Agenda Digitale Europea propone di sfruttare al meglio il potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) per favorire l’innovazione, la crescita economica e il progresso.

La nascente Agenda Digitale della Regione Sardegna dovrebbe rivolgersi specificatamente ai settori imprenditoriali del nostro territorio, scegliendo di aiutare le imprese ICT a comprendere meglio il Cloud computing e le sue opportunità, oppure scegliendo di inviare i Digital Champions nelle piccole imprese per diffondere i processi digitali basici di cui ogni impresa ha bisogno, o ancora scegliendo di stimolare la domanda di tecnologie digitali diffondendo WiFi gratuito nelle piazze delle nostre città e stimolando la nascita dei laboratori digitali (i FabLab) nel maggior numero possibile di comuni della regione.

Inoltre, durante questo cammino, dovrebbero essere approfondite adeguatamente le identità e le peculiarità imprenditoriali che ci contraddistinguono, aiutando modelli innovativi ad emergere, a ibridarsi e ad evolvere.

Una delle idee possibili é quella di mettere assieme vecchi artigiani e nuovi maker per cambiare il modo di fare impresa. I primi porterebbero esperienza e competenza, i secondi innovazione e visione. Gli operatori del settore manifatturiero con dimensione artigianale dovrebbero essere stimolati non solo a produrre, ma al tempo stesso a fare ricerca. 

É questa la sfida che si presenta a un’azienda che oggi voglia puntare al futuro, per misurarsi anche con una competitivitá nuova  che contribuisca in modo determinante  allo sviluppo di un Made in Italy ideato, progettato e realizzato in Sardegna.

Ma partiamo dalla considerazione che il tema dell’Agenda digitale non può riferirsi solo alla Pubblica Amministrazione. Sarebbe semplicistico, infatti, pensare che per digitalizzare il paese dobbiamo impiegare le risorse disponibili solo per un più o meno approfondito maquillage  digitale, limitandoci a correggere errori e orrori normativi, di gestone e di processo. 

L’Agenda Digitale deve essere utile alla crescita del paese e prevede, ovviamente, anche una Pubblica Amministrazione più moderna e veloce, ma soprattutto contempla il rilancio dei settori produttivi che  oggi  per la crisi stentano a trovare la loro giusta dimensione. È, dunque, il ruolo del Government2Business che deve essere rafforzato dentro il settore pubblico. Quel ruolo che assegna alla Pubblica Amministrazione funzioni di incentivo e accelerazione per la crescita, perchè solo la crescita può portare nuova occupazione e nuovi profitti, con conseguente benefici fiscale e occupazionali a favore di tutti.

L’Agenda Digitale della Sardegna non deve essere un mero programma di interventi definiti e attuati in via esclusiva dalla Regione stessa e dal resto della filiera pubblica, ma deve essere l’Agenda di tutta la regione e dei suoi abitanti e va costruita attraverso il coinvolgimento e la partecipazione attiva degli stakeholder: cittadini, imprese, università e centri di ricerca, FabLab, scuole, rappresentanze dei settori produttivi, associazioni dei consumatori, terzo settore.

L’Agenda Digitale, infatti, richiede un elevato impegno di sistema e non potrà certamente avere successo alcuno senza il sostanziale contributo dei vari soggetti interessati, in particolare delle imprese e degli operatori ICT, così come dei giovani “figli dell’era digitale”, perché i veri protagonisti di questa rivoluzione saranno i giovani che oggi si formano nelle scuole e che domani rappresenteranno una risorsa preziosa per le nostre imprese.

Ogni contributo e ogni esperienza saranno comunque fondamentali per costruire un programma che rispecchi davvero le esigenze e le specificità di tutta la Sardegna, ma una posizione di rilievo dovrà essere assegnata ai FabLab operanti sul territorio, i quali non dovranno rimanere isolati nella loro specifica peculiarità, ma dovranno creare un Progetto di Rete che intenda mettere a sistema le migliori intelligenze dei makers e degli artigiani digitali, con l’obiettivo di reagire alla crisi contingente per esprimere idee innovative e operando al fine di favorire un processo regionale di crescita intelligente, sostenibile e inclusivo basato sul ricorso alle nuove tecnologie e sul coinvolgimento dei talenti creativi per rendere la regione stessa un polo realmente attrattivo sul tema dello smart manufacturing.

Il progetto di Rete offrirá a questi nuovi protagonisti dello sviluppo economico e sociale del territorio, un sistema di servizi di supporto e di consulenza utile a favorire i loro percorsi di affermazione, ad accreditarli nei confronti degli stakeholder nazionali e internazionali, impegnandosi a  recepire e coordinare le opportunità di sviluppo di progetti strategici all’interno di pratiche di finanziamento europee, nazionali e regionali.

Il Progetto di rete dovrebbe prevedere fortemente che ogni FabLab diventi ancora più inclusivo. Che si proponga come un Living Labin progress, dove ricercatori, imprenditori, cittadini siano si capaci di fare ma, prima di tutto progettare insieme ogni nuovo prodotto o servizio. Uno spazio contenitore non solo di progetti e idee ma, soprattutto, di realizzazioni concrete che si possono toccare e usare.

Tutti questi protagonisti della nascita dell’Agenda Digitale della Sardegna dovranno condividere la  mission di operare per promuovere l’innovazione del sistema produttivo regionale, lo sviluppo di strutture e servizi per la ricerca industriale e strategica, la collaborazione tra ricerca e impresa e la valorizzazione del capitale umano impegnato negli ambiti della ricerca e dell’innovazione. 

Ma, attenzione! Io ritengo si possa dire che il digitale ha dato vita a un nuovo Umanesimo, se non altro perché l’automazione indotta dalla tecnologia restituisce all’uomo il compito di governarla. E sarebbe molto significativo che il focus, o almeno uno de focus di questa Agenda Digitale possa essere rappresentato dall’obiettivo di promuovere un rapporto a misura d’uomo tra persona e nuove tecnologie, passando attraverso la scommessa sul futuro dei giovani nella società di domani e partendo dall’esigenza di formare operatori che siano partecipi di questa avventura comunicativa. La collaborazione tematica fra istituzioni diverse, tra realtà economiche e sociali diverse, tra risorse umane diverse, metterá in luce come e quanto si sentano davvero il desiderio e la volontà di condividere una riflessione comune sui nuovi scenari proposti dall’avvento impetuoso delle nanotecnologie e dal superamento ormai in atto della terza rivoluzione industriale. Io penso che uno dei grandi obiettivi di questa Agenda Digitale della Sardegna debba e possa essere quello di promuovere la nascita e lo sviluppo di un grande incubatore di idee, una comunità di studiosi, di ricercatori, di appassionati di tecnologia, maker, designer, artisti, architetti, giornalisti e studenti impegnati in progetti collettivi che mirino a convogliare ricerca, insegnamento, scrittura, interventi sociali.

Un laboratorio, insomma, che si occupi anche dello sviluppo e dell’uso di nuovi strumenti digitali, lanciando un vero e proprio ponte tra due campi apparentemente distanti e spostando i confini tradizionali tra mondo delle lettere e mondo delle scienze, tra l’accademia e il pubblico, portando la cultura fuori dalla pura speculazione e configurandosi non tanto come un «think tank», ma come un vero e proprio «act-and-make tank» realizzato nell’era della Rete, della condivisione e dei formati aperti.

Nino Dejosso

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