10 October, 2026
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Lo studio è un diritto di civiltà e fatta salva la libertà e il diritto di espressione del libero pensiero anche del Dr. Marroccu, per correttezza d’informazione sono costretto a ritornare su un concetto che con tutta evidenza stenta ad essere prima accettato e poi compreso: l’esercizio e l’abilitazione della professione di infermiere anche nel Sulcis Iglesiente è possibile SOLO con il conseguimento della laurea in infermieristica, percorso di studi universitario triennale, appartenente alla classe delle professioni sanitarie.

L’accesso è a numero programmato nazionale previo superamento di un test d’ingresso. Il percorso prevede 180 crediti formativi (CFU) tra teoria e tirocinio clinico.

Proprio in queste settimane sono stati definiti i posti a bando per l’accesso ai corsi di laurea in Infermieristica per l’anno accademico 2026/2027 e stabilite le modalità delle prove di ammissione per i corsi triennali e magistrali. I provvedimenti, pubblicati sul sito del Ministero dell’Università e della Ricerca, permettono agli Atenei compresa Università di Cagliari di avviare le procedure d’iscrizione su basi numeriche definite, e ai candidati di attivarsi per presentare domanda in tempo utile alla partecipazione ai test di ammissione.

A beneficio dei suoi lettori, importante anche sottolineare che per quanto riguarda le lauree magistrali, per gli infermieri laureati la principale novità del 2026 è rappresentata dal debutto della riforma dell’offerta formativa. Oltre alla conferma del percorso magistrale esistente, da ottobre 2026, gli infermieri potranno, infatti, scegliere di specializzarsi in uno dei tre nuovi indirizzi clinici:

Cure primarie e Infermieristica di famiglia e comunità: volto a potenziare l’assistenza territoriale e la gestione della cronicità.

Cure intensive e nell’Emergenza: per lo sviluppo di competenze avanzate nell’area critica.

Cure neonatali e pediatriche: per una presa in carico specialistica in ambito pediatrico, ambito che ha visto recentemente una specifica revisione della classe di laurea L/SNT/1.

La nostalgia/auspicio del dr Mario Marroccu di “Riaprire le scuole infermieristiche (con diploma finale) per ogni ospedale provinciale” è superata dai tempi e dai fatti.

I tempi in questo caso corrispondono con i fatti: il passaggio formale alla Laurea in Infermieristica avviene tra il 1999 e il 2001, in seguito alla riforma dell’autonomia didattica degli atenei (D.M. 509/1999) e al successivo decreto ministeriale del 2 aprile 2001 che ha istituito i corsi di laurea di primo livello delle professioni sanitarie.

Non si torna indietro, così come non possono ricrearsi le condizioni di riproporre medici condotti o riattivare le mutue.

Invece, sarebbe necessario di aderire e contribuire a dare una risposta ad un tema centrale della sanità nel Sulcis Iglesiente: siamo pronti ad accogliere un corso di laurea in infermieristica? E se siamo pronti, come?

L’organizzazione, l’esigenza, l’opportunità di un tavolo progettuale per la valutazione dell’istituzione di una classe del Corso di Laurea in Infermieristica nel Sulcis Iglesiente, arriva da lontano ma non da lontanissimo e vede l’Ordine Professioni Infermieristiche di questa Provincia impegnarsi da diverso tempo, sin dal 2014 per la precisione.

Per tutti i cittadini e in particolare per i giovani della nostra area geografica che intendono intraprendere gli studi e la carriera della professione infermieristica, rappresentanti di Enti, Istituzioni, Università e per il ruolo sociale, politico e professionale che rivestono, possono intervenire per la valutazione della proposta e per la fattibilità delle procedure necessarie allo sviluppo dell’iniziativa e all’ottenimento del risultato: accogliere un CDL dalla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Cagliari che per la prima volta uscirebbe dall’area metropolitana di riferimento.

Una iniziativa culturale che deve essere valutata nella sua complessità e nondimeno per la sua indubitabile portata sociale: formare, da prossimi anni accademici, qualificati professionisti, aiutando indirettamente le loro famiglie a sostenerne il percorso didattico e sostenendo la ASL Sulcis nel reclutamento del fabbisogno di infermieri direttamente formati e abilitati nei luoghi di vita e di studio, quindi con una percentuale di migrazione verso altre ASL inferiore rispetto al contesto attuale.

In piena carenza di professionisti sanitari infermieri ed in un frangente in cui non pochi studenti sono costretti a interrompere o a non intraprendere un corso di studi universitario per mancanza di risorse economiche in seno al proprio nucleo familiare anche per la drammatica condizione lavorativa e sociale del Sulcis Iglesiente, è un’opportunità che il territorio deve cogliere e che le istituzioni potrebbero sostenere e che l’Ordine Professioni Infermieristiche intende rilanciare.

Tanto ritenevo di portare a sua conoscenza.

Graziano Lebiu

Presidenza OPI Carbonia Iglesias

La Provincia del Sulcis Iglesiente e l’Autorità di bacino della Sardegna avviano una collaborazione per il monitoraggio e la raccolta dei rifiuti lungo alcuni corsi d’acqua del territorio provinciale.
Con decreto deliberativo del Presidente n. 100 del 13 agosto 2026, la Provincia ha approvato l’Accordo di collaborazione nell’ambito del Programma sperimentale triennale per il recupero delle plastiche nei fiumi, previsto dalla Legge SalvaMare.
Il problema dei rifiuti nei corsi d’acqua rappresenta già oggi una rilevante criticità ambientale. I fiumi costituiscono infatti una delle vie attraverso cui i rifiuti dispersi nel territorio possono essere trasportati verso valle, raggiungendo le coste e il mare. Da questa stretta connessione nasce anche il messaggio scelto dalla Provincia per accompagnare l’iniziativa: “Tutti i fiumi portano al mare”.
Le attività non riguarderanno soltanto le plastiche, ma il rilevamento, la classificazione e la raccolta delle diverse tipologie di rifiuti presenti lungo le sponde. I corsi d’acqua interessati saranno il Riu Cixerri, il Riu Mannu di Fluminimaggiore e il Rio Palmas.
Un aspetto centrale del progetto sarà proprio il monitoraggio. Conoscere quali rifiuti sono presenti nei corsi d’acqua, quantificarli e classificarli significa costruire un quadro conoscitivo utile a comprendere meglio il fenomeno e a orientare le future azioni di prevenzione e tutela. La metodologia adottata consentirà inoltre di mettere in relazione i dati raccolti lungo i fiumi con quelli relativi ai rifiuti rinvenuti sulle spiagge, utilizzando una codifica coerente con quella prevista nei programmi della Strategia Marina.
«Con questo progetto vogliamo partire da un principio semplice: fiumi e mare fanno parte dello stesso sistema – dichiara il presidente della Provincia del Sulcis Iglesiente Mauro Usai -. Prendersi cura dei corsi d’acqua significa tutelare il territorio nel suo insieme. Conoscere il problema e intervenire prima che i rifiuti raggiungano il mare rappresenta un’azione concreta di tutela del nostro patrimonio ambientale.»
«L’obiettivo non è organizzare semplicemente delle giornate di pulizia – sottolinea il vicepresidente e consigliere delegato dell’Ambiente Gianluigi Loru -. Alla raccolta affiancheremo un’attività di monitoraggio che ci permetterà di conoscere meglio la presenza e la tipologia dei rifiuti nei nostri corsi d’acqua. I dati raccolti rappresenteranno un patrimonio di conoscenza importante anche per programmare in futuro interventi sempre più mirati ed efficaci.»
Nelle prossime settimane saranno individuati i tratti nei quali effettuare le attività e definite lle modalità organizzative delle giornate di monitoraggio e raccolta.

Il buon funzionamento della sanità pubblica dipende dalle scelte della politica. Non esiste una politica ideale per sempre. Esiste invece una politica adatta ai tempi che si stanno vivendo. Per esempio l’organizzazione sanitaria pubblica cambia se si è in guerra o in pace. Soprattutto, cambia in base alla demografia, cioè in base all’analisi del ciclo vitale delle persone che compongono la società. La demografia in Sardegna ha aspetti del tutto singolari rispetto a tutte le altre regioni italiane. L’Italia, a sua volta, ha caratteristiche demografiche diverse rispetto gli altri stati europei e diversi devono essere i provvedimenti da prendere.
La curva demografica dell’Italia dal 1945 al 2025 ha avuto un andamento vario e contraddittorio che necessiterebbe di una rivoluzione del sistema sanitario attuale. E’ un compito difficilissimo che spetta ai politici che noi eleggiamo.
Nel 1946 vi erano in Italia 45,5 milioni di residenti; fu l’anno in cui iniziò il Baby boom, cioè il fenomeno della iper-natalità nel dopoguerra. Quell’anno nacquero un milione e trentaseimila bambini.
Nel 1946 la speranza di vita dei nuovi nati era di 50-60 anni, con un tasso di natalità di 22,8 nati per mille abitanti; tasso di mortalità fu di 11,7 per mille abitanti. Il numero dei nati era il doppio del numero dei morti. Allora la popolazione era formata da molti giovani e pochi vecchi.
Il Baby boom continuò per 20 anni; nel 1966 rallentò e iniziò l’invecchiamento della popolazione.
Nell’anno 2025 vi erano in Italia 59,9 milioni di abitanti, si registrarono 355.000 nascite. I decessi furono 652.000, con un saldo negativo di meno 296.000 unità. L’aspettativa di vita nel 2025 è salita agli 81 anni per i maschi e 85 anni per le donne. La popolazione è aumentata nel Trentino-Alto Adige (+4,2 per mille); è diminuita a Sud (-5,1 per mille in Sardegna). Nel 2025 i decessi sono stati il doppio delle nascite. L’indice di natalità medio in Italia è oggi pari a 1,14 figli per donna fertile. In Sardegna l’indice di fertilità è sceso a 0,85 figli per donna fertile. Nel Sulcis Iglesiente l’indice di fertilità è ancora più basso che nel resto della Sardegna: è pari a 0.75 nati per donna fertile.
Visto che la demografia dimostra che, per sostituire tutti i deceduti, è necessario un indice di natalità di sostituzione pari ad almeno 2,1 figli per donna fertile, si conclude che la popolazione in Sardegna e, soprattutto, nel Sulcis Iglesiente, si sta avviando verso la sua ineluttabile scomparsa.
Su tutti e, soprattutto, sui nati durante il Baby boom, in Italia, incombe l’età pensionabile. Si tratta di quell’età in cui cessa l’obbligo di avere un reddito da lavoro e inizia il diritto al godimento di una rendita vitalizia erogata dallo Stato. Il cambiamento del ciclo vitale degli italiani cambierà l’economa e, soprattutto, la spesa pensionistica e assistenziale. La spesa di Stato più onerosa è quella sanitaria. Sia per questo che per la carenza ingravescente dei nuovi nati e il calo conseguente dei futuri iscritti in Medicina all’Università, si devono prendere già oggi provvedimenti drastici e immediati.
Colui che dichiarò che 65 anni dovesse essere l’età in cui si entra nella categoria degli anziani, con diritto alla pensione, fu il cancelliere tedesco Ottone von Bismark nel 1889. La novità venne copiata dall’Italia nel 1895. In Italia quella disposizione, di quasi un secolo e mezzo fa, venne modificata nel 2019. L’età pensionabile venne spostata dai 65 anni ai 67 anni. Fu per effetto della legge “Salva Italia” del 2011 di Mario Monti ed Elsa Fornero. Per arrivarci ci vollero la crisi economica mondiale iniziata col fallimento della banca Lehman- Brothers e la crisi del governo Berlusconi del 2008. Con la nuova legge Monti-Fornero l’età per entrare in pensione fu legata alla “speranza di vita”. Fu una rivoluzione. Per effetto di quella legge, quanto più saremo longevi e più grande sarà la speranza di vita, tanto più tardi si andrà in pensione. Ciò apre alla possibilità che la pensione, per effetto dell’allungamento del ciclo vitale degli italiani, si possa godere, in futuro, ad un’età molto superiore ai 70 anni.

Nel giro di alcuni decenni vi sono stati non previsti cambiamenti demografici. Nel 1946 la metà degli italiani aveva meno di 30 anni (50%). Oggi solo un quarto degli italiani ha meno di 30 anni (25 %). La popolazione italiana è, globalmente, per il 45% oltre i 50 anni d’età. Se la curva demografica mantiene la direzione verso un ulteriore invecchiamento, si porrà questo dilemma: «Quale sarà il rapporto fra la popolazione attiva e i pensionati nei prossimi anni? Quali effetti ricadranno sull’Economia nazionale, la Difesa e la Sanità?».
Il problema se lo pone (su l’”Unione sarda”) il professor Mariano Porcu, ordinario di “Statistica sociale” all’Università di Cagliari. Egli trova che affrontare il problema contando quante persone abbiano superato i 65 anni sia un criterio semplicistico da evitare. In pratica, dice che questo non è più il tempo di Ottone von Bismark, e i criteri di classificazione della società devono cambiare. Il suo ragionamento si basa su questa considerazione: «La ricchezza nazionale dipende sempre meno dalle persone, mentre dipende sempre più da ciò che esse sanno fare». Il problema è sentitissimo nell’ambiente ospedaliero, dove quasi tutti i primari e gli specialisti “Baby boomers” stanno andando in pensione. Vedremo come si può applicare il concetto espresso dal prof. Mariano Porcu su medici e ospedali. In sostanza, egli sostiene che il vero capitale umano non sta semplicemente nell’età ma nella capacità di produrre ricchezza ed efficienza, nella capacità di saper apprendere ancora nuove competenze, nell’esperienza e nel saper progettare e fare.
Dato che ormai è certo che l’invecchiamento della popolazione aumenterà, ci si deve chiedere di quale capitale umano disporrà la popolazione nei prossimi decenni. Il professor Mariano Porcu è certo che il capitale umano, basato sulle conoscenze accumulate, pur invecchiando, migliorerà. L’invecchiamento così assume una luce diversa. Se è vero che il capitale umano sarà dotato di conoscenze ed esperienze più ampie che nel passato, allora è certo che in questi tempi di grande cambiamento demografico è necessario salvare il più possibile tutto il capitale di conoscenze accumulate, affinché continui ad essere utilizzabile a vantaggio della Società. La popolazione dei settantenni attuale non è neanche lontanamente paragonabile per efficienza fisica ed intellettuale, alla società tedesca di Ottone von Bismark, o del dopoguerra italiano. Oggi l’anziano italiano, che ha una prospettiva di vita di almeno 15 anni in più dopo il pensionamento, è in buono stato di salute ed efficienza. Alla luce di questi dati si può avanzare il ragionamento conseguente, cioè: visto che l’aspettativa di vita si è allungata di circa 20 anni rispetto a quella del 19° e 20° secolo, si dovrebbe progettare come impiegare i cosiddetti anziani e dare concretezza alle espressioni “capitale umano” e “invecchiamento attivo”.
Nel caso degli ospedali pubblici, è evidente a tutti che con la perdita di personale esperto e competente, a causa del pensionamento, è avvenuto il crollo dell’efficienza ospedaliera. In controtendenza, si osserva l’attuale efficienza delle Case di cura private. E’ noto che mentre gli ospedali pubblici si privano, per pensionamento, dei medici più esperti, le Case di cura si dotano di quegli stessi medici specialisti e li utilizzano con profitto. Mentre lo Stato li ha resi inidonei, per motivi demografici, a continuare a lavorare in ospedale, essi producono prestazioni mediche di altissimo livello in un settore ospedaliero non statale. Nonostante la ridotta efficienza fisica, quegli specialisti conservano capacità intellettuali elevate, accumulate in almeno 42 anni di professione. In Germania i medici anziani vengono impiegati come tutor dei giovani medici. Ciò che i tutor trasferiscono ai loro allievi è “l’esperienza clinica”.
L’esperienza clinica è quel valore aggiunto della conoscenza che si apprende direttamente sul corpo del malato, visitandolo, ascoltandolo, verificando su di esso i dati di laboratorio e strumentali, fino a costruire la diagnosi definitiva (Epicrisi). Alla “epicrisi” segue la decisione sull’iter terapeutico entro cui fare molte e variabili scelte. Le scelte verranno documentate in certificati che avranno un valore medico legale carico di responsabilità. C’è chi pensa che i medici potranno essere sostituiti dall’Intelligenza Artificiale, ma ciò non è possibile. Gli atti umani prodotti dal medico non sono riproducibili con gli algoritmi dell’Intelligenza Artificiale. Primo perché l’IA non è dotata di intelligenza; secondo perché la IA non prende decisioni; terzo perché chi non prende decisioni non ha responsabilità. Quarto perché la IA è un oggetto che viene utilizzato dall’uomo. E l’uomo, con la sua creatività, governa ai suoi fini la IA.
A rafforzare il concetto che l’arte medica è un prodotto intellettuale genuinamente umano, pochi giorni fa il professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri, ha dichiarato sul “Corriere della sera” che i medici non saranno un prodotto degli studi universitari, fatti di lezioni frontali e libri mandati a memoria. Egli dice testualmente: «…la medicina di domani sarà affiancata dagli algoritmi ma.. per arrivare ad un risultato certo non abbiamo ancora le idee chiare…e…ritengo che per sempre dovrà esistere il connubio tra scienza, tecnologia e clinica».
Nella parola “clinica”, opportunamente utilizzata da Giuseppe Remuzzi, sta il nocciolo della funzione del medico. Mentre la “tecnologia” e la “scienza” vengono impartite dall’Università, la “clinica” viene appresa dall’esperienza sul campo, sotto la guida del medico anziano esperto. La “clinica” è la conoscenza che viene acquisita giorno per giorno negli ospedali. E’ lì che avviene il trasferimento della conoscenza esperienziale dai medici esperti ai giovani. Il “Maestro “ è il Primario. Egli viene affiancato dagli Aiuti anziani. Queste due figure che, dopo durissimi esami ministeriali a Roma, assumevano la funzione di guida alla formazione clinica dei medici neo-assunti, sono quasi scomparse dagli ospedali. Recentemente abbiamo appreso che dei 30 primariati ospedalieri vacanti, richiesti dal direttore generale ad Ares, ne sono stati coperti solo 3. Questo depauperamento di primari è l’effetto del massivo pensionamento di tantissimi Primari e Medici specialisti anziani, nati nell’epoca del Baby Boom, che hanno raggiunto l’età di 65-67 anni. Il Sulcis Iglesiente è un caso unico al mondo, ignoto anche alla politica ufficiale, su cui mi accingo a dare riscontri. Bisogna sapere che secondo le regole dalla demografia un popolo, per mantenersi in esistenza, deve avere un indice demografico pari a 2,1 nati per donna. In Europa molte nazioni, come per esempio la Francia, nell’anno 2025 lo hanno raggiunto.
L’Italia l’anno scorso ha raggiunto l’indice di natalità di 1,12 nati per donna. L’Italia è in decrescita di nuovi nati mentre stanno relativamente aumentando gli anziani, per effetto della longevità. La Sardegna è la regione che ha il peggiore indice di natalità in Europa perché sono nati 0,85 bambini per donna.
All’interno della Sardegna la peggiore Provincia che ha il più basso indice di natalità è il Sulcis Iglesiente con il suo 0,75 nati per donna. Un indice di natalità così basso, che è il più basso del mondo, si trova soltanto nella Corea del Sud. Pertanto, la Corea del Sud non raggiunge l’indice di “sostituzione” che deve essere di almeno 2,1 nati per donna, e si avvia verso un invecchiamento irreversibile, con moltissimi anziani in pensione e pochissimi bambini neonati. La scarsa nascita di bambini comporterà presto un effetto visibile: in dieci anni avverrà il dimezzamento del numero degli iscritti alle Università e il crollo dei laureati. Il Sistema sanitario nazionale coreano ha già pochissimi medici. Da ciò si dovrebbe desumere che, come in Sardegna, le loro liste d’attesa negli ospedali per patologie programmate siano di almeno 4-12 mesi, e le attese nei Pronto soccorso per le urgenze siano di decine di ore seduti in attesa in panchina. In realtà la Corea del Sud oggi ha il più alto numero di laureati al mondo e gli ospedali, nonostante la scarsità di medici, danno un’assistenza accettabile con 2 settimane d’attesa, al massimo, per interventi chirurgici programmati e 15 minuti d’attesa al Pronto Soccorso. Si hanno questi risultati nonostante la Corea del Sud conti su 2,6 medici ogni 1.000 abitanti mentre l’Europa conta su una media di 4 medici su 1.000 abitanti. In realtà, nonostante le difficoltà a causa del basso numero di giovani medici, la Corea del Sud sta già applicando i principi esposti dal professor Mariano Porcu nella sua recente intervista pubblicata su l’Unione Sarda. Basa tutto sulla formazione continua universitaria e sulla modernizzazione tecnologica. Per compensare la carenza di personale il Sistema Sanitario nazionale coreano si basa su una dotazione massiccia di posti letto ospedalieri con 12,5 posti letto ogni 1.000 abitanti, pari a 1 posto letto ogni 83 abitanti. Invece gli ospedali della Provincia del Sulcis Iglesiente hanno, per 130.000 abitanti: 1 posto letto ogni 650 abitanti. Inoltre, la Corea del Sud ha dotato i suoi ospedali di un’alta densità di apparecchiature diagnostiche avanzate allo scopo di minimizzare i tempi delle liste d’attesa. Se si considera che dal 2007 al 2022 l’Italia ha perso 20.000 posti letto (passando da 214.000 a 182.000) si riesce a valutare quanto lontane siano state le soluzioni adottate da noi a Carbonia e Iglesias rispetto alla Corea del Sud e rispetto ai suggerimenti del prof. Mariano Porcu. Per quanto riguarda la provincia del Sulcis Iglesiente si è passati da circa 700 posti letto per 130.000 abitanti del 2000 agli attuali 200 posti letto.

Nota bene: nell’anno 1992 nel Sulcis Iglesiente, quando la nostra Sanità provinciale era efficiente, avevamo un numero di medici e di posti letto paragonabile ai livelli coreani. Le riforme sanitarie successive al 1992, e il gelo demografico, sottovalutato, degli ultimi 30 anni, ci hanno condotto alla situazione attuale.
Oggi, nel 2026, si cerca di compensare le nostre deficienze sanitarie con l’istituzione degli “Ospedali di comunità”. In realtà gli “Ospedali di comunità” non sono veri ospedali. Sono luoghi adatti ad ospitare temporaneamente i pazienti dimessi dai veri ospedali, che non possono essere ricevuti in famiglia. Non hanno Pronto soccorso, non hanno medici ospedalieri, sono totalmente gestiti da infermieri. Sono in realtà dei semplici ricoveri infermieristici. Noi avevamo già strutture simili, situate all’interno dell’ospedale Sirai, in ambienti collaterali. Si ricorderà il reparto nominato “Medicina seconda” situato dove attualmente si trova il Servizio Dialisi, a Carbonia. Era utile e logico per la sua più adatta collocazione. Con le riforme venne eliminato.
Se ascoltassimo i suggerimenti forniti dai nostri scienziati competenti in Sanità, per salvarci dalla crisi sociale sanitaria che ci attende, dovremmo:
– Aumentare la spesa pubblica per migliorare l’istruzione delle giovani generazioni.
– Ricostituire le scuole ospedaliere di medicina post-universitaria.
– Potenziare la strumentazione diagnostica pubblica.
– Contrattare, con medici messi in pensione, una forma di tutoraggio sanitario ospedaliero.
– Valutare il riutilizzo dei medici messi a riposo con un progetto di “invecchiamento attivo”.
– Sostenere economicamente i giovani liceali che vorrebbero accedere ai corsi di laurea in Medicina.
– Fermare l’opera di centralizzazione del Sistema sanitario nei due poli ospedalieri di Cagliari e Sassari.
– Programmare l’immediata riattivazione degli ospedali provinciali (sono i sei ospedali delle sei province, oltre quelle di Cagliari e Sassari).
– Aumentare, moltiplicare il numero dei posti letto ospedalieri.

– Trasferirvi gli ospedali di comunità.
– Riaprire le scuole infermieristiche (con diploma finale) per ogni ospedale provinciale.

– Assumere i primari per i reparti ospedalieri che ne son privi e affidare loro le funzioni di docenza nelle varie discipline ospedaliere.
– Dotare tutti i Servizi di personale di ruolo definitivo, e adeguare gli stipendi per assicurarsi che non si debba mai più ricorrere ai sostituti temporanei.
– Restituire ai Sindaci delle varie ASL i poteri di controllo, proposta e gestione sanitaria, attraverso una loro rappresentanza politica all’interno dall’Amministrazione delle ASL.

Mario Marroccu

 

Dal 17 al 19 agosto, in Piazza Marmilla – Largo Montuori, a Carbonia, si terrà il Festival Viva Messico, patrocinato dal comune di Carbonia.
Il Festival Viva Messico porta in Italia sapori autentici, tradizioni e l’energia culturale del Messico. Piazza Marmilla – Largo Montuori si trasformerà in un villaggio tematico ricco di colori, musica e gastronomia, offrendo al pubblico un’esperienza internazionale unica.
Un tour di successo europeo che nel primo semestre del 2026 ha attraversato numerose città europee, ottenendo ampio consenso di pubblico e critica grazie alla qualità degli spettacoli, alla cura dell’organizzazione e alla ricchezza dell’offerta gastronomica.
L’edizione di Carbonia coinvolgerà oltre 50 professionisti di staff, tra cuochi, artisti, tecnici e coordinatori.
Durante le tre giornate, i visitatori del Villaggio potranno vivere, in aree dedicate alla gastronomia, agli spettacoli e agli spazi culturali: cucina tradizionale messicana con piatti autentici preparati sul momento, show cooking e degustazioni, musica dal vivo e spettacoli folkloristici, performance itineranti e attività per famiglie, opzioni gluten free e vegane.

Tragico incidente stradale stamane lungo la SS 195, nel centro abitato di Masainas. Un uomo che viaggiava su una motocicletta insieme a una donna, ha perso il controllo del mezzo che è finita sul marciapiede. L’impatto è stato violentissimo e il motociclista è morto sul colpo. La donna che viaggiava con lui è stata soccorsa dal personale del 118 intervenuto prontamente sul posto con un’autoambulanza medicalizzata e trasportata in codice rosso all’ospedale Brotzu di Cagliari. La SS 195 è stata temporaneamente chiusa al traffico per consentire i soccorsi e l’espletamento dei rilievi da parte dei carabinieri delle stazioni di Giba e Narcao intervenuti che hanno avviato le indagini per ricostruire la dinamica del tragico incidente.

Sul luogo dell’incidente sono intervenute tre ambulanze 118 India di Giba, Teulada e Mike75, nonché personale Anas per quanto di competenza sulla strada statale dove la circolazione è stata ripristinata dopo alcune ore.

Da diversi anni i residenti della frazione di Sirai, all’ingresso di Carbonia, denunciano gravi problematiche alla viabilità e alla sicurezza stradale lungo la statale 126. Lo scorso 8 giugno le problematiche sono state affrontate nel corso di un incontro avuto con gli amministratori comunali che, a loro volta, attendono risposte dagli altri enti interessati per procedere con un programma di interventi. I residenti sollecitano tempi brevi, esasperati dai mancati interventi accumulatisi nel corso di diversi lustri.

«La situazione di Sirai è rimasta immutata – dice Gianni Zicca – niente autovelox, nessuna presenza dei vigili urbani per regolamentare e rallentare il traffico molto intenso e conseguentemente pericoloso, assenza del servizio urbano nonostante esista in località più lontane dalla città rispetto a Sirai, assenza della toponomastica che dà origine ad una distribuzione caotica e disordinata della posta, sistemazione del fondo di alcune strade interne, tra le quali lo stradello per Monte Sirai, il cui piano sul lato della Statale 126, più basso, è pari al muretto di contenimento che lo separa dalla stessa strada statale e necessita l’installazione di un parapetto per preservare l’eventuale caduta nella strada sottostante. Chiediamo anche il ripristino della fermata Arst in prossimità del bar, mentre l’attuale fermata è posizionata dietro il distributore Agip. Per raggiungerla si deve attraversare il ponte sulla ferrovia che non dispone di uno spazio dedicato per i pedoni e la notte il tutto diventa problematico.»
«Il sindaco nell’incontro dell’8 giugno ci aveva assicurato la soluzione dei nostri problemi ma ad oggi non sono state realizzate le opere minime, come la presenza dei vigili urbani e la sistemazione di alcuni sensi unici», conclude Gianni Zicca.

«Abbiamo spiegato la situazione nell’assemblea pubblica tenuta a monte Sirai – spiega il sindaco di Carbonia, Pietro Morittu -. Abbiamo anche dato come orizzonte temporale la primavera del 2027 per un piano di interventi da realizzare con Anas, in quanto la strada è statale e quindi di competenza Anas, Arst, Provincia del Sulcis Iglesiente e comune di Carbonia. Appena avremo le risposte, faremo quello che sarà possibile fare come Amministrazione comunale, per la segnaletica orizzontale e verticale, la sistemazione di cartelli per limiti di velocità, eventuale spostamento della fermata degli autobus e sistemazione di uno scatolato autovelox. La normativa sugli autovelox – conclude Pietro Morittu – è cambiata con l’entrata in vigore del decreto Salvini, in base al quale non possono essere più posizionati senza la presenza di pattuglie.»

Ci sono luoghi in cui la geografia si fa musica e la storia si trasforma in un abbraccio tra popoli. L’Isola di San Pietro è uno di questi rari frammenti di mondo, un’enclave magica dove le radici liguri, le rotte tunisine di Tabarka e l’anima sarda si fondono in un sapore antico che è rimasto straordinariamente autentico.

Proprio in questa cornice unica, sul Lungomare di Carloforte – Corso Battellieri, a pochi passi dall’attracco dei traghetti -, prenderà vita il 16 e 17 agosto 2026 “Voci dal Mare” – Festival della Canzone d’Autore e delle Culture del Mediterraneo.

Due serate a ingresso libero, con inizio alle ore 22:00, in cui la canzone d’autore diventerà il porto ideale per raccontare l’incontro, lo scambio e la contaminazione culturale che unisce anziché dividere.

La serata inaugurale di domenica 16 agosto, intitolata “Genova, Tabarka, San Pietro“, si preannuncia come un evento di portata storica per l’isola. Per la prima volta in assoluto, infatti, Carloforte accoglierà sul suo palco Max Manfredi, una delle penne più nobili, colte e schive della musica italiana. Considerato da Fabrizio De André “il più grande di tutti” – e uno dei pochissimi eletti con cui il cantautore genovese scelse di duettare, prestando la voce alla splendida ballata dalle sfumature fado La Fiera de La Maddalena -, Manfredi ha dedicato una canzone all’epopea storica di Tabarka e Carloforte.

Al suo fianco ci sarà il padrone di casa, Battista Dagnino, cantautore sopraffino e polistrumentista d’eccezione che imbraccia chitarra e bouzouki per farsi custode e innovatore delle tradizioni della sua isola e della grande scuola cantautorale, da Ivano Fossati a Fabrizio De Andrè. Battista Dagnino fu notato e preso sotto l’ala protettrice da Mauro Pagani proprio a Carloforte, mentre l’ex PFM e De André giravano lo storico videoclip di Crêuza de Mä. Battista Dagnino canta nella lingua della sua terra, quel tabarkino che conserva l’antico genovese che De André e Pagani scelsero come lingua universale del Mediterraneo per l’album Crêuza de Mä. E sarà proprio questo capolavoro, paradigma assoluto del festival, a chiudere la prima serata in un eccezionale duetto tra Dagnino e Manfredi.

Crêuza de Mä riaprirà la serata di lunedì 17 agosto, intitolata “Guccini e De André: Genova, l’Emilia, l’America“, creando un ponte ideale nel ricordo e nella celebrazione. Ma la seconda serata di “Voci dal Mare” si caricherà di un’atmosfera ancora più profonda, intima e necessaria: l’isola si stringerà infatti intorno al ricordo di Francesco Guccini, la cui recentissima scomparsa ha lasciato un vuoto incolmabile e un dolore immenso in tutta la cultura italiana.

Avere a Carloforte in questi giorni Flaco Biondini ed Ellade Bandini è qualcosa di straordinario e quasi miracoloso. Parliamo dei musicisti, degli amici e dei compagni di una vita intera del “Maestrone” di Pavana. JuanCarlo “Flaco” Biondini, fedele chitarrista e braccio destro di Francesco Guccini, ed Ellade Bandini, leggendario batterista che ha scandito il tempo non solo per Francesco Guccini, ma anche per Fabrizio De André, Mina, Paolo Conte, Edoardo Bennato e Vinicio Capossela, saliranno sul palco carichi di una commozione unica. Insieme ai Borderlobo – super band dalle trascinanti sonorità tex-mex che per questa eccezionale occasione vedrà alle chitarre anche Alex Valle, storico musicista al fianco di Francesco De Gregori – daranno vita a un viaggio straordinario e struggente tra le canzoni che hanno fatto la storia della nostra vita. Non sarà un semplice concerto, ma un diario aperto: i musicisti alterneranno l’esecuzione dei brani a ricordi personali, aneddoti inediti e frammenti di vita vissuta sui palchi, nei backstage e nelle lunghe notti passate a parlare di musica, America, via Paolo Fabbri e Sardegna.

«Voci dal Mare non nasce – dice il sindaco di Carloforte, Stefano Rombi – come una semplice rassegna di concerti, ma come un crocevia di storie, di canzoni d’amore e d’anarchia, di amicizie nate sulla strada e di tradizioni che continuano a viaggiare sulle onde. Un appuntamento imperdibile per l’estate sarda, dove la grande musica d’autore ritrova la sua casa più autentica: il mare.»

16 agosto

Genova, Tabarka, San Pietro

MAX MANFREDI – voce, chitarra

BATTISTA DAGNINO – voce, chitarra, bouzuki

ALICE NAPPI – violino

RICCARDO LOI – percussioni

RICCARDO MACCABRUNI – fisarmonica, pianodorte

ALEX VALLE – chirarra, mandolino

17 agosto

Guccini e De Andrè: Genova, l’Emilia, l’America

FLACO BIONDINI – voce, chitarra

ELLADE BANDINI – batteria

MICHELE GUAGLIO – basso

RICCARDO MACCABRUNI – fisarmonica, pianodorte, organo, voce

ALEX VALLE – chirarra, mandolino

ANDREA PARODI ZABALA – voce, chitarra

Special guest: BATTISTA DAGNINO

Inizio concerti ore 22.00 – Ingresso libero

Lungomare di Carloforte, Corso Battellieri

Dopo due anni di lavoro, grazie alla collaborazione con il rettore, con l’assessorato alla pubblica istruzione e con il presidente dell’Ausi, siamo riusciti a restituire al territorio un presidio fondamentale di cultura e sviluppo, utile a costruire un’offerta formativa qualificata e coerente con la storia del territorio, ma soprattutto con le sue prospettive di sviluppo futuro, rispondendo alle vocazioni esistenti e alle nuove esigenze.
È questo l’obiettivo inserito nella variazione di bilancio, che interviene sulla sede AUSI di Iglesias e sull’attivazione del nuovo corso di laurea dell’Università degli Studi di Cagliari in “Ingegneria delle materie prime, recupero ambientale e rigenerazione del territorio”.
Il corso di laurea nasce per mettere in relazione la storia mineraria del territorio con le nuove competenze necessarie alla riconversione, al recupero ambientale e alla rigenerazione dei territori minerari.
L’emendamento prevede un investimento complessivo che consentirà la riqualificazione della palazzina Bellavista, sede dell’AUSI, per restituire piena funzionalità a un luogo che rappresenta una parte importante della storia universitaria e mineraria della città.
L’investimento sarà utile a finanziare anche i servizi amministrativi, organizzativi, logistici, promozionali e di assistenza alla didattica, necessari a sostenere concretamente la presenza universitaria.
Si finanzia così, nel complesso, non solo l’avvio del corso, ma se ne garantiscono le condizioni per un durevole radicamento nel territorio.
L’università sarà un pilastro sul quale il territorio potrà fondare la capacità di attrarre studenti e docenti, creando un collegamento diretto tra formazione, ricerca, innovazione e trasformazione economica del territorio.
La storia mineraria del Sulcis Iglesiente non deve essere soltanto memoria, ma può rappresentare conoscenza, ricerca, formazione e competenza per la riconversione e la rigenerazione territoriale.

Alessandro Pilurzu

Consigliere regionale PD

L’Antiochense ritorna in Promozione regionale e a Sant’Antioco cresce l’entusiamo per un traguardo atteso da quasi tre lustri. La nuova squadra, guidata dal confermatissimo tecnico Fabio Piras, che si presenterà al via del campionato il 13 settembre, dopo aver esordito nei sedicesimi di finale della Coppa Italia con l’Atletico Masainas il 30 agosto (in casa) e il 6 settembre (in trasferta), è stata presentata ieri sera alla Baia Marina del porticciolo, alla presenza del presidente Francesco Pani, del direttore sportivo Mariamo Gala e della segretaria Gabriella Congiu.
L’organico per la Promozione è stato costruito con la conferma dell’ossatura base della squadra che ha ottenuto il salto di categoria, con il secondo posto nella stagione regolare e il primo posto nei playoff, frutto di un finale di stagione straordinario con 14 vittorie e 1 pareggio nelle ultime 15 partite, tra campionato e playoff, con cinque innesti: Davide Doneddu, portiere classe 2006, cresciuto nell’Iglesias, nelle ultime stagioni prima al Carbonia in Eccellenza, poi alla Villacidrese in Promozione (promossa); Daniele Pintus, difensore classe 2008, ex Ilvamaddalena; Luca Orgiana, centrocampista classe 2001, cresciuto nel Carbonia, lo scorso anno all’Accademia Sulcitana in Prima categoria (promossa); Alessandro Lardieri, attaccante classe 2007, ex Terralba; Giacomo Caddeo, attaccante classe 1998, ex Atletico Cagliari.
I 27 convocati per il raduno di lunedì 17 agosto:
• Dimitri Pintus 2004
• Davide Doneddu 2006
• 3 Daniele Pintus 2008
• 4 Andrea Cocco 2008
• 5 Davide Carboni 2006
• 6 Alessandro Caredda 2007
• 7 Andrea Valentino 2002
• 8 Giorgio Madeddu 2000
• 9 Francesco Marreddu 2001
• 10 Nico Manca 2006
• 11 Francesco Frau 2000
• 12 Christian Muscas 2002
• 13 Luca Orgiana 2001
• 14 Alessio Armeni 2002
• 15 Christian Basciu 2005
• 16 Momo Cosa 1995
• 17 Federico Sais 2007
• 18 Gabriele Sabiu 1993
• 19 Alessandro Lardieri 2007
• 20 Giacomo Caddeo 1998
• 21 Mattia Balia 2008
• 22 Enrico Mura 2009
• 23 Rafaele Scano 2009
• 24 Alessandro Melis 2009
• 25 Lorenzo Cuccu 2009
• 26 Riccardo Forresu 2009
• 27 Matteo Frau 2009.

«Vogliamo condividere con voi l’ennesimo grande risultato che siamo riusciti a portare a casa grazie al lavoro di squadra tra Amministrazione, dipendenti comunali, Regione Sardegna, Gruppo Speleo Club Nuxis, Università di Cagliari, Cammino Minerario di Santa Barbara, Parco Geominerario della Sardegna, Unione dei comuni e Provincia Sulcis Iglesiente. La Regione Sardegna ha finanziato, attraverso un emendamento, il nostro progetto per la realizzazione degli interventi di bonifica, messa in sicurezza e recupero ambientale del sito delle Grotte di Acquacadda – Sa Marchesa, per un valore complessivo di € 4.286.781,01. Un risultato straordinario che ci riempie di orgoglio e che rappresenta un passo importantissimo per il futuro della nostra comunità e di tutto il territorio.»

Lo ha detto Romeo Ghilleri, sindaco di Nuxis.

«Dietro questo finanziamento ci sono mesi di lavoro, progettazione, incontri, interlocuzioni, impegno e soprattutto tanta determinazione – ha aggiunto Romeo Ghilleri -. Nulla arriva per caso: ogni risultato è il frutto di un percorso costruito giorno dopo giorno, con l’obiettivo di valorizzare sempre di più il nostro territorio. Il nostro obiettivo è chiaro: far crescere la nostra comunità dal punto di vista turistico, culturale e ambientale, trasformando le nostre straordinarie risorse in nuove opportunità per il territorio, per le attività locali e per le future generazioni. Le Grotte di Acquacadda  Sa Marchesa rappresentano un patrimonio di grande valore e questo importante finanziamento ci permetterà di lavorare concretamente alla loro valorizzazione, rendendole sempre più sicure, accessibili e protagoniste di un percorso di sviluppo e promozione del nostro territorio.»

«Un ringraziamento particolare va a tutti coloro che hanno contribuito a raggiungere questo importante traguardo: a tutta la Regione Sardegna e in particolare assessore della Programmazione Regionale Sardegna Giuseppe Meloni e tutto il suo Staff e il consigliere regionale Alessandro Pilurzu che hanno creduto con grande passione nel nostro progetto – ha sottolineato il sindaco di Nuxis -. Un grazie ai dipendenti comunali, a tutto il Gruppo Speleo Club, al professore Riccardo Cicilloni dell’Università di Cagliari e ai suoi collaboratori e tutti coloro che, con il proprio lavoro e la propria disponibilità, hanno creduto in questo progetto.»

«È un altro importantissimo risultato, frutto del lavoro, dell’impegno e della costanza che abbiamo messo in questi anni. E questo è solo un altro tassello di un percorso più grande che vogliamo continuare a costruire insieme. Perché crediamo fermamente che investire nel nostro territorio significhi investire nel futuro delle nostre comunità. Siamo orgogliosi di ciò che stiamo riuscendo a costruire tutti insieme e continueremo a lavorare, con un unico obiettivo: far crescere e valorizzare sempre di più il nostri territori – ha concluso Romeo Ghilleri -. Andiamo avanti, tutti insieme!»