25 May, 2026
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È stata una giornata che persino uno sceneggiatore di Hollywood avrebbe faticato a immaginare, ma per i beniamini di casa di Luna Rossa è stata un misto di grande euforia e cocente delusione davanti ai loro incredibili tifosi, che hanno reso questa prima regata preliminare della “Road to Naples” davvero indimenticabile.

La Sardegna e la città portuale di Cagliari hanno saputo accogliere in modo eccellente la Louis Vuitton 38a America’s Cup, e l’ultima giornata di regate ha visto condizioni praticamente perfette nel Golfo degli Angeli, con un vento costante tra i 10 e i 14 nodi, un moto ondoso leggero e un cielo di un azzurro splendente.

È stata una giornata che persino uno sceneggiatore di Hollywood avrebbe faticato a immaginare, ma per i beniamini di casa di Luna Rossa è stata un misto di grande euforia e cocente delusione davanti ai loro incredibili tifosi, che hanno reso questa prima regata preliminare della “Road to Naples” davvero indimenticabile.

All’inizio della giornata, in banchina non si parlava d’altro che della straordinaria forma di Luna Rossa 1, il Women & Youth Team di Marco Gradoni e Margherita Porro. Sembrava quasi inevitabile che si assicurassero almeno un posto in finale dopo una performance strepitosa nelle prove precedenti – ma gli dei dello sport avevano idee ben diverse. Alle prese con problemi tecnici sui display time-on-distance di bordo, il team italiano è stato richiamato per aver tagliato la linea di partenza in anticipo nella prima regata e, non riuscendo a scontare la penalità in tempo, è stato infine squalificato. Era ancora in testa alla classifica generale all’inizio dell’ultima prova, ma un altro OCS ha messo fine alla sua corsa.

La lotta per il titolo assoluto è quindi passata alle squadre senior di Luna Rossa ed Emirates Team New Zealand, una prospettiva allettante che ha visto gli ex compagni di squadra Nathan Outteridge e Peter Burling affrontarsi in una battaglia spietata per il magnifico trofeo realizzato dallo scultore sardo Roberto Ziranu.

Un raro errore di Nathan Outteridge a 52 secondi dal segnale di partenza, mentre era in posizione di vantaggio puntando la linea di partenza, ha regalato una partenza pulita a Luna Rossa al centro della linea, mentre Emirates Team New Zealand lottava contro il tempo in una corsa a distanza verso l’estremità di sinistra (a sinistra) della linea. Mentre il tempo passava, i kiwi hanno sbagliato i calcoli di una frazione di secondo e hanno tagliato la linea in anticipo, costretti ad arretrare di 75 metri dietro Luna Rossa che andava al massimo, e ha avuto in pugno i sei lati successivi. Per quanto ci provassero, i kiwi non sono mai riusciti a rientrare pienamente in gara, mentre gli italiani li hanno marcati stretti lungo tutto il percorso, dimostrando una strepitosa abilità e grande acume tattico. Il distacco al traguardo è stato di 33 secondi e lo slancio in questo ciclo dell’America’s Cup è passato decisamente a favore di Luna Rossa.

Quando Luna Rossa ha tagliato il traguardo, in tutto il Golfo degli Angeli sono risuonate le sirene che la flotta degli spettatori in acqua ha suonato in segno di riconoscimento per gli eroi della città, e a bordo si è svolto un momento di celebrazione, tra spruzzi di champagne e il tradizionale striscione “winners” esposto in bella vista sul ponte dall’equipaggio.

Peter Burling, tre volte vincitore della Coppa, è poi sceso a terra euforico per la vittoria davanti al tifo festante della città che Luna Rossa ha scelto come casa, dicendo: «Penso che per tutta la settimana abbiamo sentito di navigare molto meglio di quanto le prestazioni e la classifica abbiano mostrato. In entrambi i giorni precedenti abbiamo commesso solo un paio di piccoli errori che però ci hanno impedito di avere una giornata al top, rendendola di fatto una giornata da secondo o terzo posto. Quindi, sono davvero orgoglioso di come con il gruppo abbiamo continuato a lottare per ottenere quella prestazione e a migliorare il nostro approccio, e oggi abbiamo messo a punto un piano davvero solido, siamo usciti in mare e l’abbiamo eseguito; e sono super orgoglioso di come l’abbiamo fatto sotto una pressione non indifferente. Eravamo davvero scoraggiati dal fatto di non poter affrontare il nostro Women and Youth team nel match race finale. Per tutta questa settimana hanno davvero fissato lo standard di ciò che si può fare con un AC40, ma ovviamente oggi hanno avuto una giornata difficile; sono entusiasta di aver portato una vittoria a Luna Rossa nella mia prima regata».

Max Sirena, AD di Luna Rossa, ha riflettuto su quella che è stata una giornata eccezionale per la squadra nel complesso, nonostante la delusione per il team Women and Youth, dicendo: «Quando hai la possibilità di avere due barche in finale, vuoi coglierla, no? Quindi è una vittoria un po’ agrodolce, perché avremmo potuto avere due barche in finale. Ma questo è lo sport, fa parte del gioco. Faremo un’analisi. Di sicuro abbiamo commesso alcuni errori, di sicuro abbiamo avuto qualche problema con il software tecnico e quello di regata, ma non è una scusa. Ma va bene. È bello. Ogni volta che si vince, bisogna godersi la vittoria, e tutto è una lezione per il futuro».

Circondato dalla folla, Max Sirena ha aggiunto: «Stavo dicendo ad alcune persone mentre eravamo al molo che non potrò mai ringraziare abbastanza Cagliari, la Sardegna e tutti i fan per essere venuti qui questo fine settimana. Non ho mai visto così tanta folla per un evento velico e quindi sono super grato alla gente di Cagliari, agli organizzatori, alle autorità, alla gente del posto, ai volontari – a tutti loro. È fantastico. Penso che sia un ottimo inizio. È un buon inizio per questo nuovo ciclo».

Il finalista sconfitto Nathan Outteridge era livido e rimpiangeva una giornata in cui non sono riusciti a coprire la mossa di Luna Rossa a 52 secondi dal segnale di partenza e poi sono partiti in anticipo all’estremità opposta della linea: «Siamo partiti con circa 0,8 secondi di anticipo rispetto al pin, purtroppo. Ma fino a quel momento, la fase pre-partenza era stata piuttosto interessante. C’erano molte manovre in corso, e dovevamo semplicemente seguirli (quando hanno virato) – ed è stato quello l’errore. È questa la differenza tra pensare alle regate di flotta per una o due settimane intere e poi trovarsi catapultati nel match race. Sono sicuro che se fossimo stati un po’ più preparati, concentrandoci solo sulle regate di match race, avremmo saputo cosa fare trovandoci in quella situazione. Perché se avessimo virato in quel momento, loro sarebbero stati in grande difficoltà, avrebbero avuto molto lavoro da fare. Ed è per questo che me la prendo con me stesso, perché ho fatto quella mossa con Pete (Burling) diverse volte e oggi l’abbiamo lasciato andare via. Ma avremo molte altre occasioni per affrontarci testa a testa».

Marzio Perrelli, amministratore delegato di America’s Cup Partnership, ha commentato quella che è stata una regata spettacolare in Sardegna, dicendo: «Regata fantastica, organizzazione fantastica. Questo è l’inizio di un nuovo viaggio che ci porterà da Cagliari fino a Napoli a settembre, e poi nel giugno del prossimo anno. Quindi, penso che sia un ottimo inizio e l’asticella è stata posta piuttosto in alto, e sono estremamente fiducioso che questa Louis Vuitton 38a America’s Cup sarà un grande successo».

Giù al Race Village, dopo una giornata ricca di eventi ed emozioni, il team Luna Rossa Women & Youth composto da Margherita Porro, Maria Giubilei, Marco Gradoni e Giovanni Santi ha ritirato il trofeo Women & Youth davanti a un pubblico entusiasta e riconoscente, prima che il team senior salisse sul palco. L’equipaggio composto da Peter Burling, Ruggero Tita, Umberto Molineris e Vittorio Bissaro, insieme alle riserve Gigi Ugolini e Federico Colaninno, ha accolto sul palco l’allenatore Josh Junior e l’AD del Team Max Sirena. Con un bel gesto, il team ha fatto sfilare anche i membri dello shore team e l’equipaggio Women & Youth dietro il banner “winners” dei vincitori e ha sollevato il magnifico trofeo a nome dell’intera famiglia Luna Rossa.

La Sardegna ha ospitato una delle regate più ad alto livello in termini di azione in acqua, mentre a terra la città ha vissuto intensamente l’America’s Cup con folle enormi che ogni giorno hanno animato sia il Race Village che la FanZone Lazzaretto. Indubbiamente la regata ha alzato l’asticella in vista della seconda Louis Vuitton 38ª America’s Cup Preliminary Regatta, in programma a Napoli dal 24 al 27 settembre 2026.

Una splendida giornata dalle caratteristiche tipicamente estive ha portato a Porto Pino migliaia di bagnanti che hanno riempito i parcheggi e l’arenile, e… una decina di migranti. Una volta arrivati a terra, sul molo principale, sono stati presi in carico per le operazioni previste dal protocollo, prima di essere trasferiti al centro di prima accoglienza di Monastir. Sul posto è stato necessario l’intervento del 118 per soccorrere uno dei migranti che accusava un malore.

Prima domenica di un’estate anticipata con spiagge piene e volontari impegnati a ripulire i siti dai rifiuti abbandonati da cittadini incivili.

Il comune di Sant’Anna Arresi, la Pro Loco di Sant’Anna Arresi e Marevivo hanno operato uno straordinario intervento, con un centinaio di partecipanti, per ripulire i siti da una vera e propria montagna di rifiuti.

«L’aspetto più bello di questa giornata è stata la collaborazioneha detto il sindaco di Sant’Anna Arresi, Paolo Luigi Dessì -. Da Su Portu de Su Trigu fino alla Seconda Spiaggia, passando per Candiani, tanti volontari si sono impegnati per ripulire luoghi di grande pregio naturalistico.»

«La cosa triste è che, nonostante le numerose manifestazioni e iniziative organizzate nell’ultimo anno una decina ha aggiunto Paolo Luigi Dessìe per questo non finiremo mai di ringraziare tutti i volontari – c’è ancora chi continua ad abbandonare rifiuti nei posti più impensabili e preziosi del nostro territorio.»

Alle 16.00 sono in programma Gioventù Sarroch-Antiochense e Lanteri Sassari-Fonni, semifinali di ritorno dei playoff del campionato di Prima Categoria.

A Sarroch l’Antiochense parte dall’1 a 0 maturato mercoledì scorso a Giba, con goal di Momo Cosa. Dirige Gabriele Dascola di Cagliari.

A Sassari Lanteri e Fonni partono dal pareggio senza goal maturato quattro giorni fa a Fonni. Dirige Gabriele Sari di Alghero.

Il regolamento prevede che qualora le squadre dovessero terminare in parità al termine della doppia sfida, l’accesso alla finale verrebbe deciso direttamente dai calci di rigore, senza tempi supplementari. La finale, viceversa, in caso di parità al termine dei 90′ regolamentari, prevede due tempi supplementari e, in caso di ulteriore parità, i caldi di rigore.

 

 

Bonorva e Villacidrese in campo alle 16.00 al Comunale “Chicchito Chessa” di Bonorva, per la finale di ritorno del playoff del campionato di Promozione regionale. Dirige Rosanna Barabino di Sassari, assistenti di linea Samuel Fronteddu di Nuoro e Nicola Deriu di Oristano.

La squadra di casa parte dal 2 a 0 maturato nella partita disputata a Villacidro, con i goal di Domenico Saba e Michele Chelo. La squadra campidanese, per conquistare il salto di categoria, è chiamata ad una grande rimonta.

 

Il 4 febbraio 2026, alle 4:47 GMT, il settanta per cento dell’umanità adulta si sveglia mancando di qualcosa: un occhio, una mano, un cervello, un cuore, dei nei, dei genitali. I pezzi non sono morti – continuano a funzionare e a trasmettere sensazioni a chilometri di distanza, ovunque siano finiti. Solo i bambini sono illesi. Da questo presupposto, Separazioni dispiega dieci racconti che attraversano Milano, Cagliari, Roma, Cuneo, l’Irlanda di Kilrush e una piattaforma petrolifera nel Canale di Sicilia, intrecciando vite sconosciute attorno a un evento che ridisegna anatomia, intimità, lavoro, giustizia e tecnologia. Ne emerge un romanzo per accumulo, in cui ogni storia tocca un nervo diverso dello stesso corpo collettivo.
Recensione
C’è un’app che si chiama Busco e attraversa tutto il libro come un filo conduttore: triangola la posizione degli organi perduti raccogliendo le sensazioni fantasma di chi li cerca. È una piccola invenzione perfetta, che da sola basterebbe a un romanzo: Simone Amorino, invece, la usa come ponte fra dieci storie che si parlano da lontano, come gli organi separati dei loro protagonisti.
Separazioni è un debutto coraggioso, perché tiene insieme registri normalmente incompatibili. C’è il realismo magico controllato di «Erba», dove un uomo cieco recupera i propri occhi grazie a una bambina che intanto leggeva loro Gianni Rodari. C’è la commedia esistenziale di «Sei secondi», in cui un grafico convive con un cervello finito in piscina e un lag di sei secondi fra il pensiero e il corpo – una trovata che diventa rapidamente una piccola, lucida meditazione cartesiana. C’è il noir mediterraneo di «Mani innocenti», in cui la commissaria sarda Carla Melis indaga su un chirurgo radiato che uccide servendosi di mani altrui: la cosa più interessante non sono i delitti, ma il trauma delle «vittime secondarie», costrette a sentire sotto i polpastrelli un collo che non hanno scelto di stringere.
Poi ci sono i tre racconti più duri, quelli che restano addosso. «Più o meno», scritto in forma di diario da un consulente di SardaCredit, racconta con una sobrietà spaventosa cosa significa avere il proprio pene esposto in una teca di una casa dello studente con sopra scritto PULITE PRIMA DELL’USO: è la cosa più precisa che la nuova letteratura italiana abbia scritto sul consenso e sull’estraneità del corpo. «Il collezionista» è una piccola, perfetta storia di solitudine maschile patologica, costruita con la stessa pazienza con cui il protagonista dispone le sue scatole di latta nel frigo. «Annabella» – il testo più lungo, in forma epistolare – è un piccolo capolavoro gotico: un padre vedovo scrive lettere a una figlia morta mentre la «ricostruisce» pezzo per pezzo nella propria cantina, fino al precipizio.
Amorino sa cambiare voce a ogni racconto senza mai perdere il tono. In «Cracker» diventa una giovane CEO milanese e firma un techno-thriller con cuore etico, sulla tentazione di vendere e sul gesto contrario; in «Vega A» diventa un ingegnere ligure su una piattaforma offshore e
costruisce un thriller industriale di gruppo che è anche un’ode sommessa al lavoro tecnico fatto bene. Il vertice letterario è però «Il sonno di Ella Duffy», racconto borgesiano ambientato nell’Irlanda di provincia, in cui un’impiegata postale cinquantasettenne scopre che il mondo intero potrebbe essere il sogno di un uomo in coma e lei una sua «rappresentante» in questo lato della realtà. Chiude il volume un «Dodecalogo per la persona separata» attribuito al Ministero della Salute: la più amara e divertente parodia di prosa amministrativa che si sia letta da molto tempo, e insieme la prova che Amorino sa stare dentro qualunque lingua decida di mimare.
L’idea-mondo della Separazione è una buona metafora – del distacco, dell’intimità non più garantita dal corpo, della responsabilità che ci tiene legati a ciò che non controlliamo – ma il libro funziona perché Amorino non la spiega mai. La lascia agire. I personaggi non ragionano sulla loro condizione: ci convivono, la lavorano, la ignorano, la usano. Da questo nasce la sensazione più rara: di leggere qualcosa che il 2026 italiano non aveva ancora scritto e che, una volta letto, sembra fosse lì da sempre.
Temi trattati
Il corpo e l’identità nell’epoca della loro frammentazione: cosa siamo quando i nostri pezzi sono altrove, eppure ci appartengono ancora. Il consenso, declinato in tutte le sue forme – dalla violazione sessuale a distanza («Più o meno») all’appropriazione mascherata da cura («Il collezionista», «Annabella»). La responsabilità diffusa: chi è colpevole quando il delitto passa per mani innocenti, e chi si fa carico dei traumi secondari prodotti dalla giustizia. L’etica della tecnologia, raccontata dal di dentro di una startup («Cracker»): la neutralità degli strumenti come illusione, l’open source come gesto morale, il capitalismo opportunistico delle acquisizioni. La solitudine maschile patologica e i suoi camuffamenti affettivi. La sopravvivenza come lavoro collettivo, in cui il deficit individuale diventa risorsa di gruppo («Vega A»). Il dono, la percezione e l’altrove («Ella Duffy»): l’ipotesi che certe persone non siano interamente di questo mondo.
L’innocenza dei bambini come unica zona franca del disastro. E, sullo sfondo, una riflessione su come la burocrazia, la cronaca e il linguaggio mediatico tentano di  ddomesticare l’inaudito – riducendolo a protocollo, a hashtag, a numero verde.

Disponibilità
Il libro è disponibile su Amazon in formato digitale e cartaceo al link https://www.amazon.it/Separazioni-Simone-Amorino/dp/B0H2D3ZS21/

 

L’associazione politica-culturale “Sardegna chiama Sardegna” (Sardinnia tzerriat Sardinnia) ha conferito la tessera associativa onoraria al linguista Mario Puddu, quale personalità di spicco tra gli studiosi della limba sarda.
Il riconoscimento, di grande prestigio e consegnato sabato 23 nello spazio “Aposenteddu” a Pirri, celebra l’impegno di una figura apicale e di fondamentale riferimento per il movimento linguistico sardo; un impegno, quello rappresentato dallo studioso illoraese, che porta avanti fin dagli inizi degli anni Ottanta e si è finalizzato con la realizzazione della monumentale opera del “Ditzionàriu de sa limba e de sa cultura sarda”, grammatiche e studi contrastivi (Fonologia, Morfologia, Sintassi).
L’associazione presieduta da Maurizio Onnis, in attività dal 2022 e costituitasi ufficialmente nel 2025, è protagonista di eventi-incontri di confronto e costruttivi dibattiti sulla tutela territoriale, nella prospettiva “di costruire un’alternativa politica-culturale” di attenzione attiva e sociale verso le problematiche prioritarie dell’Isola.
Mario Puddu, alla consegna della tessera onoraria e di una targa ricordo “po su chi at fatu e su chi at a fai po su sardu”, ha argomentato sulla valenza e profondità culturale ed ideale nell’impegno del lavoro linguistico e sulla “condissione natzionale e unidade de totu sos sardos”, definendo il senso della dignità del lavoro in Sardegna come assoluta necessità di sviluppo “pro vivere s’essere e s’identidade de pessonas umanas”.

Cristoforo Puddu

I leader in carica Luna Rossa 1 Women & Youth cercavano di capitalizzare sui buoni risultati di venerdì, ma hanno fatto fatica nella prima regata quando una manovra scadente nel pre-partenza li ha fatti cadere dai foil; hanno anche segnalato problemi di telemetria, e questa situazione complessiva li ha lasciandoli indietro a cercare di recuperare posizioni. Davanti però, i due team potenti di Luna Rossa 2 con il tre volte vincitore dell’America’s Cup Peter Burling come skipper, ed Emirates Team New Zealand con skipper Nathan Outteridge, hanno avuto quello che può essere descritto solo come un ‘braccio di ferro’ di proporzioni epiche. I Kiwi ne sono usciti vincitori e hanno preso in mano il loro destino verso la fine della prima prova e hanno proseguito con risultati solidi nelle due regate successive, per finire nell’ambita seconda posizione, alla vigilia di altre due regate domani che decideranno i due avversari che si sfideranno in finale.

La storia del giorno è stata Athena Pathway, che nella seconda regata ha mostrato compostezza e nervi d’acciaio dopo aver capitalizzato sugli errori degli altri equipaggi, e ha mostrato una delle migliori performance conducendo in testa arrivando a ottenere una vittoria con un vantaggio di 37 secondi – enorme a questo livello in AC40 monotipi completamente equalizzati. Una volta a terra, il ventenne Sam Webb, che oggi era al trim, era semplicemente elettrizzato e ha detto: «Penso di aver sorriso parecchio dopo quella regata fantastica, abbiamo semplicemente navigato bene come squadra, e i ragazzi hanno fatto un ottimo lavoro. Quindi sì, tutto è andato al posto giusto. È un vero privilegio navigare con tutti questi ragazzi, ed è fantastico vedere che l’allenamento sta dando i suoi frutti». Ellie Aldridge, medaglia d’oro olimpica e timoniera di sinistra a bordo dell’AC40, ha riassunto le emosioni provate a bordo: «Erano decisamente condizioni nelle quali, quando sei in testa e sei in grado di navigare la tua regata, ti senti molto più comodo. Abbiamo cercato di navigare nel miglior modo possibile ma le condizioni erano molto variabili, ma avreste dovuto vedere la faccia di Sam alla fine: aveva un sorriso gigante!»

La vittoria di Athena Pathway è stata una convalida degli sforzi del team negli ultimi cinque anni, guidati da Hannah Mills OBE, ed è stata una vittoria accolta con grande entusiasmo dal pubblico del Race Village nel centro di Cagliari. I favoriti di casa tuttavia, Luna Rossa hanno usato la seconda prova per rientrare decisamente in regata. Marco Gradoni e Margherita Porro hanno portato Luna Rossa 1 al secondo posto per poi andare a vincere in grande stile nell’ultimo lato della terza prova, per mettere al sicuro il proprio posto in cima alla classifica, e farsi notare per la performance migliore vista qui in Sardegna. Hanno dovuto lavorare sodo per ottenere questo risultato, con Emirates Team New Zealand 1 che spingeva forte, e i loro compagni di scuderia Luna Rossa 2 (il team principale) sempre in lizza.

Rientrato a terra, Marco Gradoni puntava alla finale con una concentrazione laser che smentisce i suoi 22 anni di età, dicendo: «Oggi non è stata una giornata facile. Siamo riusciti a fare bene dopo il grande errore che abbiamo fatto nella prima partenza. Quindi sono orgoglioso, non è stato facile. Riguardo alla finale, penso che dobbiamo ancora fare una buona regata. Questo è il nostro obiettivo. Saremo ancora concentrati sulle regate di flotta, e poi se avremo la possibilità di andare in finale, penso che ci prepareremo per performare nel match race».

A proposito della pressione che deve sentire navigando contro la temibile Emirates Team New Zealand, attuale Defender dell’America’s Cup, Marco è stato inequivocabile, dicendo: «Penso che siano i migliori al mondo, ma anche noi, siamo i migliori al mondo. Quindi è una guerra tra titani ora. Hanno molta esperienza. Sono di gran lunga i migliori nel gioco, ma noi abbiamo la nostra chance, abbiamo la nostra abilità come squadra, e dimostreremo loro di cosa siamo capaci. Per noi, è come un grande onore, molta pressione, ma ci piace. Amo la pressione. Amo avere questo privilegio».

E’ stata una giornata difficile per molti team, con molte lezioni da imparare, in un giorno in cui le squadre hanno usato tutti e tre i loro fiocchi, mentre la brezza aumentava e calava e il vento attesa diminuiva.

Una delle performance più notevoli della settimana è arrivata dal Emirates Team New Zealand Women & Youth Team che non hanno mai finito tra i primi tre, ma sono sempre stati lì in testa al gruppo alle spalle. Con la star dei foil Jake Pye come skipper, con Erica Dawson come co-timoniera e l’olimpionico Josh Armit e Serena Woodall al trim, la squadra è quarta in classifica generale.

Rientrata a terra, Serena Woodall ha messo la performance del team in prospettiva dicendo: «Siamo arrivati qui senza aspettative, ed è stato tutto un gran imparare ad ogni ogni regata e crescere come squadra e fare del nostro meglio. Per noi, il focus è più sul lungo termine, consolidare alcune cose che abbiamo imparato e vedere cosa possiamo portarci dietro per il resto della campagna, cercando di avere risultati stabili e migliorare regata dopo regata».

Una delle donne al vertice nell’America’s Cup, Serena ha aggiunto: «È un’opportunità incredibile, e sembra che sia un momento di transizione davvero interessante in questo sport. Immagino che il fatto di togliere l’aspetto fisico dei ruoli a bordo, consenta di avere più donne a bordo, e questo non è più uno svantaggio. Quindi penso che si tratti davvero di colmare il divario al momento, ed Emirates Team New Zealand sta facendo un lavoro fantastico in questo senso, ci sta davvero coinvolgendo, cercando di farci acquisire più competenze possibile. Quindi super grata per l’opportunità, e spero di poterla consolidare per le generazioni a venire».

Per La Roche-Posay Racing Team, è stata una giornata altalenante, dove è emerso mostrato molto potenziale e alcuni lampi di brillantezza. Diego Botín, medaglia d’oro olimpica, è stato realistico su come stava andando il team dicendo: «Lo spirito del team è molto buono. Abbiamo alcuni momenti davvero buoni, e la ragione è che la squadra sta lavorando correttamente. Siamo usciti in acqua su queste barche meno di 25 giorni, includendo oggi, quindi è normale. Ovviamente siamo frustrati perché vorremmo essere più in alto in classifica, e vorremmo non fare quegli errori, ma fa parte del processo, e siamo contenti di dove siamo».

Tudor Team Alinghi ha avuto una giornata impegnativa, che ha visto persino una scuffia a seguito di un errore di comunicazione durante una strambata. Phil Robertson, co-timoniere, ha riassunto la giornata dicendo: «Abbiamo combattuto con la barca tutto il giorno ed eravamo concen cercato solo di trovare alcune soluzioni e ai nostri problemi e semplicemente non siamo riusciti a trovarle. E poi anche come velisti, abbiamo davvero faticato a trovare il ritmo. È stato difficile su tutti i fronti».

Per GB1, il Challenger of Record, la giornata è finita prima ancora di iniziare la regata, e sono stati costretti a ritirarsi dopo aver perso il controllo del flap sul foil di sinistra. Il Team ha dichiarato: «Dopo le dovute ricerche, è stato rapidamente stabilito che l’AC40 non era utilizzabile per la regata». GB1 spera che il suo eccellente shore team sia in grado di risolvere il problema durante la notte, per poter completare le ultime due regate di flotta della serie.

La Sardegna si sta preparando per quello che potrebbe essere uno dei giorni più significativi nella storia moderna dell’America’s Cup, con il team Women & Youth di Luna Rossa che si trova sull’orlo di una vittoria che stupirà il mondo della vela. Emirates Team New Zealand uscirà combattendo nelle prime due regate di flotta. Per la finale certamente si guarderà a una serie di skill molto diverse, quando il campo sarà sgombro delle altre sei barche e le due finaliste si batteranno in match race testa a testa in cui il vincitore prende tutto, per decidere il destino della prima Regata Preliminare, qui nella bellissima Sardegna.

Con i fly-by in programma alle 14.00 a pochi metri dal lungomare della FanZone Lazzaretto, e un vivace Race Village in centro su via Roma, Cagliari è il cuore pulsante del mondo della Coppa. È uno spettacolo che offre qualcosa per tutti i gusti.

© Ricardo Pinto

Nel corso dell’Assemblea del GAL Sulcis Iglesiente, Capoterra e Campidano di Cagliari, tenutasi nella giornata di ieri a Giba, i comuni di Carbonia e Musei sono entrati ufficialmente a far parte del Gruppo di Azione Locale.
Per il comune di Carbonia era presente, con delega del sindaco Pietro Morittu, il vicesindaco e assessore delle Attività produttive Michele Stivaletta.
L’ingresso di Carbonia nel GAL rappresenta un passaggio importante per il territorio e, in particolare, per il sistema delle attività produttive, che potrà accedere alle opportunità, ai percorsi di sviluppo e ai finanziamenti legati alla programmazione del GAL.
L’Amministrazione comunale ha espresso viva soddisfazione per questo risultato e ringrazia il GAL, il Presidente, la Direttrice, lo staff, il Direttivo e tutti i soci per aver approvato l’ingresso della città.
«Un passo avanti significativo per rafforzare la partecipazione di Carbonia alle strategie di sviluppo locale e creare nuove opportunità per imprese, territorio e comunità.»

Il Sulcis Iglesiente si prepara ancora una volta a trasformarsi in una grande arena a cielo aperto dedicata al ciclismo. Dal 30 maggio al 3 giugno torna, infatti, il Giro delle Miniere, storica manifestazione organizzata dalla SC Monteponi di Iglesias, che taglia il traguardo della ventisettesima edizione, confermandosi una delle più importanti gare a tappe master d’Italia.

Nel ricordo di Franco Ballerini, due volte vincitore della Parigi-Roubaix e tra le figure più amate del ciclismo italiano, il Giro delle Miniere 2026 unirà ancora una volta sport, promozione territoriale e turismo esperienziale, attraversando alcuni dei paesaggi più spettacolari della Sardegna sud-occidentale tra miniere storiche, siti archeologici, borghi e panorami costieri.

Saranno oltre trecento gli atleti al via provenienti da numerose regioni italiane e da diversi Paesi europei e internazionali, tra cui Stati Uniti, Belgio, Spagna, Ucraina e Principato di Monaco. A questi si aggiungeranno accompagnatori, tecnici e staff per una presenza complessiva stimata tra le 450 e le 500 persone, con strutture ricettive del territorio già prossime al tutto esaurito.

Un dato che conferma il valore strategico della manifestazione non soltanto sotto il profilo sportivo, ma anche economico e turistico per un territorio che negli anni ha trovato nel Giro delle Miniere uno strumento concreto di valorizzazione e promozione.

L’edizione 2026 sarà caratterizzata da una novità assoluta: l’assegnazione del Campionato Italiano FCI Cronometro a Coppie, che porterà in Sardegna le maglie tricolori della specialità e conferma il prestigio ormai raggiunto dalla manifestazione a livello nazionale.

«Ci hanno proposto negli anni di spostare il Giro delle Miniere in altre realtà, dove probabilmente avremmo avuto anche maggiori disponibilità economiche sottolinea Luigi Mascia, presidente della SC Monteponima il Giro delle Miniere appartiene al Sulcis Iglesiente. Appartiene a Iglesias, a Gonnesa, ai paesi che da quasi trent’anni lo accolgono e lo fanno crescere. Tutto ciò che la manifestazione riesce a generare vogliamo che rimanga qui: nelle strutture ricettive, nei ristoranti, nelle attività del territorio. Questo evento nasce per valorizzare il territorio e continua a vivere grazie al territorio stesso.»

Il programma prenderà il via sabato 30 maggio a Iglesias con la giornata dedicata all’accoglienza degli atleti presso la Foresteria Monteponi. In calendario verifiche tessere, ritiro del pacco gara, esposizioni, attività collaterali, iniziative dedicate al ciclismo giovanile e momenti promozionali legati al territorio e all’associazionismo locale.

Domenica 31 maggio scatterà ufficialmente la competizione con la “27ª Gran Fondo delle Miniere – Trofeo Parco Geominerario Memorial Roberto Saurra”, valida come Campionato Regionale Gran Fondo FCI. Una tappa simbolo della manifestazione lunga 123 chilometri, con partenza da Iglesias e passaggi attraverso Villamassargia, Vallermosa, Gonnosfanadiga, Arbus e Fluminimaggiore. Un percorso tecnico e spettacolare caratterizzato da due Gran Premi della Montagna, lunghi tratti vallonati e un finale impegnativo nel circuito urbano di Iglesias prima dell’arrivo in viale Aligi Sassu.

Lunedì 1 giugno sarà la volta della “3ª Coppa Città di Carbonia – Trofeo Monte Sirai”, gara interregionale di medio fondo su un tracciato di 78 chilometri. La corsa attraverserà Perdaxius, Narcao, Rio Murtas e Villamassargia prima dell’arrivo in salita nella suggestiva area archeologica di Monte Sirai, in uno dei percorsi più spettacolari dell’intera manifestazione.

Martedì 2 giugno spazio invece all’appuntamento più atteso dell’edizione 2026: il Campionato Italiano Cronometro a Coppie con la “10ª Coppa Città di Pabillonis – Trofeo della Terracotta Memorial Alessandro Diana”. La prova unirà Gonnosfanadiga e Pabillonis lungo un percorso completamente pianeggiante di 12,7 chilometri, ideale per gli specialisti delle prove contro il tempo. Al termine della gara verranno assegnate le maglie tricolori FCI di categoria.

Il Giro delle Miniere si concluderà mercoledì 3 giugno con la “1ª Coppa Città di Nuraxi Figus – Giro del Nuraghe Memorial Salvatore Meloni”, su un circuito ondulato di 79 chilometri caratterizzato da lunghi tratti veloci e da uno strappo di 2,7 chilometri da ripetere quattro volte, decisivo per la classifica generale finale e per l’assegnazione delle Maglie Bianche del Giro.

Anche quest’anno la manifestazione punterà fortemente sulla valorizzazione del territorio e delle produzioni locali. Il pacco gara riservato agli atleti conterrà infatti prodotti tipici sardi come vino, mirto, torrone di Aritzo, mustaccioli, pasta del Campidano, olio d’oliva, tonno di Carloforte e numerosi gadget celebrativi. Grande attenzione anche alle premiazioni, da sempre elemento distintivo del Giro delle Miniere, con trofei, manufatti di artigianato sardo, prodotti del territorio e premi speciali messi a disposizione da enti locali, Regione Sardegna e sponsor.

Fondamentale anche il lavoro legato alla comunicazione e alla promozione mediatica. L’intera manifestazione sarà seguita da Directasport attraverso dirette, interviste, speciali quotidiani e contenuti video realizzati anche con immagini aeree curate dal videomaker Gabriele Tramonte. Una copertura che contribuirà a portare ancora una volta il Sulcis Iglesiente e le sue bellezze all’attenzione del pubblico nazionale.

Il Giro delle Miniere 2026 è organizzato dalla SC Monteponi ASD con il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna, della Fondazione di Sardegna, del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna, della Federazione Ciclistica Italiana e del CONI. Collaborano inoltre i Comuni di Iglesias, Carbonia, Gonnesa, Gonnosfanadiga, Pabillonis, Villamassargia, Vallermosa, Arbus, Fluminimaggiore, Perdaxus, Narcao, Portoscuso insieme a numerose realtà associative, produttive e territoriali coinvolte nella realizzazione della manifestazione.