Storia: «A un mese dal bombardamento di Cagliari, una certa ripresa nel porto c’è con gli operai che vengono da Carbonia» – di Gianna Lai
A partire dal mese di maggio 1943 sono i Carabinieri Reali della Legione territoriale di Cagliari, dislocati a Nuoro – Gruppo interno di Cagliari -, a fornire dettagliati rapporti al Prefetto, che invia poi l’informativa da Lunamatrona, sua nuova sede. Dura e severa la loro disamina nel Promemoria del 17 e del 18 giugno, dopo il «bombardamento del 17 febbraio che ha distrutto per i 4/5 la città di Cagliari», quando sottolineano con indignazione «l’assenteismo delle autorità nella rimozione delle macerie e nel soccorso alla popolazione», confuse esse stesse, le autorità, «col popolo nel panico e nella fuga». Sempre molto grave la «mancanza di assistenza agli sfollati e ai sinistrati», che accresce il senso di sfiducia di cui la cittadinanza è pervasa». Ormai dominanti «torpore e apatia in tutti gli uffici pubblici: bisogna evacuare del tutto Cagliari», è l’ultimo accorato appello dei Carabinieri Reali, «vi manca di che vivere e, onde impedire i furti, è necessario imporvi il coprifuoco» 202). Fino al bombardamento del 23 maggio, 1051 i morti in città nel corso dell’intera guerra, come ricorda Girolamo Sotgiu, quando non funzionano più gli uffici decentrati, una volta cessate le funzioni della stessa Regia Questura. Rallentate anche le attività dell’Arma per deficienza dei servizi postelegrafonici, non resta che dichiarare che «lo spirito pubblico è depresso e la fiducia nella vittoria delle forze dell’Asse fortemente scossa, a causa degli insuccessi militari e dei continui bombardamenti».
Sconfitto nei campi di battaglia, Mussolini cade il 25 luglio: la Resistenza partigiana a riscattare adesso la dignità degli italiani dopo 20 anni di dittatura. Dice la nota dei Carabinieri Reali da Nuoro: «Il profondo rivolgimento politico iniziatosi il 25 luglio scorso con le dimissioni del capo del governo, ha avuto in questa zona una vasta eco di giubilo e di sollievo per la diffusa opinione che la caduta del fascismo dovesse coincidere con la fine della guerra. Astenutasi da manifestazioni pacifiste, la popolazione dimostra vivissimo desiderio di pace, gente che poco conosce il contagio di idee estremiste, invece la caduta del fascismo ha dimostrato il tradizionale attaccamento di questa popolazione alla dinastia, mentre irrimediabilmente segnate si ritengono ormai le sorti della guerra».
Ad agosto cambia anche il soggetto dell’informazione, si tratta del Capo Circolo di Cagliari per il Ministero dell’industria del commercio e del lavoro, come leggiamo sulla Relazione dedicata interamente a Carbonia e alla Carbosarda, a firma dell’ingegner G. Pezzino. Attiva risulta ancora la miniera di Bacu Abis, per una produzione di 7.609 tonnellate contro le 6.560 di luglio, due i turni di lavoro: solo manutenzione a Serbariu, Cortoghiana e Sirai, inattivo l’impianto di distillazione a Sant’Antioco. L’azienda conta di portare la produzione almeno a 11.000 tonnellate, quantità rispondente al fabbisogno mensile di carbone minerale dell’isola, mentre il personale della miniera è in gran parte assegnato ai lavori militari. Per quanto riguarda l’organizzazione, accentrati i servizi e il relativo personale nell’Ufficio gestione, «onde economizzare sulle spese»: vendute ad agosto 17.730 tonnellate di combustibile, comprese le 7.609 di Bacu Abis e le 4.378 provenienti dai cumuli del porto di Sant’Antioco e dai piazzali della miniera, destinate all’isola e alla Regia Marina per il carbonamento del naviglio. Mentre risultano già conclusi i lavori di miglioramento e completamento dei rifugi e l’escavazione dei canali per lo scolo dell’acqua in città, iniziati dopo gli ultimi «spezzonamenti nei cantieri di Serbariu e di Sirai». Invece ancora «difficile resta l’approvvigionamento dei generi alimentari, lontani dalla città i centri per l’ammasso, a causa della grave situazione dei trasporti». E si deve registrare il «malcontento di Bacu Abis dove, a causa della mancata distribuzione del pane, i minatori si sono rifiutati di entrare al lavoro: la Smcs li ha rassicurati per una prossima distribuzione», annunciando anche «un incontro tra le rappresentanze delle associazioni professionali, dei datori di lavoro e dei lavoratori e della Carbosarda, per dirimere le controversie sui dipendenti recentemente licenziati».
Dopo una nota del Prefetto da Lunamatrona sui minatori trasferiti nelle opere militari, l’informativa sulla situazione economica della Sardegna sempre da parte dello stesso Circolo di Cagliari, che registra una grave crisi delle attività industriali. In primo luogo «nell’attività edilizia di carattere militare, essendo mutata la situazione politica e per le mutate esigenze militari. Per quanto riguarda l’occupazione e gli orari di lavoro, essi sono diminuiti per la graduale smobilitazione delle più importanti aziende minerarie, avendo ridotto le miniere, per la difficoltà dei trasporti in Continente e nelle fonderie, nonché a causa della riduzione dell’energia elettrica in provincia di Cagliari, a sole 3 giornate di servizio per settimana il lavoro degli operai. Così la Società Metallurgica Pertusola e piombo-zinco di Ingurtosu, e poi Buggerru e Iglesias e Monteponi piombo-zinco: ridotti a soli 1.703 gli operai». Così «alla Rumianca di Villaputzu e poi all’Italcementi di Cagliari, così all’Elettrometallurgica Ammi e nei molini e nei pastifici». Ancora, «va man mano contraendosi l’attività mineraria, per deficienti trasporti, in particolare di carbone Sulcis, e peggiorano i servizi ferroviari: ridotte a tre-quattro le corse giornaliere, spesso sospese quelle delle ferrovie secondarie, per mancanza di carbone. Soppresse del tutto le linee autonome».
E tornano in quelle Relazioni, ad aprile e ad agosto in particolare, i minatori di Carbonia destinati alle opere militari e inviati nel capoluogo a sgomberare le macerie, «soprattutto personale della miniera, sorveglianti e impiegati in gran parte riassunti per lavori militari assegnati alla Carbosarda dalle competenti autorità». Perciò «a un mese dal bombardamento di Cagliari, una certa ripresa nel porto c’è con gli operai che vengono da Carbonia», ora impegnati nello sgombero delle macerie nella città capoluogo che essi raggiungono quotidianamente sui treni gestiti dall’esercito, mentre già i primi incontri operai e Carbosarda «sui licenziamenti in miniera», sembrano segnalare, finalmente, nuove possibili relazioni tra azienda e maestranze.
Gianna Lai
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