27 June, 2026

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Martedì 30 giugno 2020, dalle ore 17,00, a Casa Fenu, in via Santa Maria a Villamassargia, si svolgerà un dibattito sulla sanità, su un progetto per un nuovo ospedale d’eccellenza nel Sulcis Iglesiente. L’incontro, coordinato da Giampaolo Cirronis, sarà così strutturato: nella prima parte, il comune di Villamassargia presenterà la proposta sottoposta alla Regione Sardegna. A seguire, il confronto con le istanze dei sindacati e degli ordini professionali che potranno intervenire con un proprio contributo.

Hanno confermato la loro presenza: Raimondo Ibba, ex consigliere regionale e per diversi anni presidente dell’Ordine dei Medici della provincia di Cagliari; Angela Quaquero, presidente dell’Ordine degli psicologi della Sardegna; Graziano Lebiu, presidente dell’OPI di Carbonia Iglesias; Antonello Congiu (delegato da Michele Carrus), segretario della Camera del Lavoro CGIL della Sardegna Sud Occidentale; Gavino Carta, segretario generale della CISL sarda; Francesca Ticca, segretaria generale della UIL sarda; Maria Porru, presidente dell’Ordine dei Tecnici Sanitari.

Nel rispetto delle norme per il contrasto al Covid-19, l’incontro si terrà in presenza con distanziamento fisico, senza pubblico e con trasmissione in diretta streaming per consentirne a tutti la visione.

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Il dottor Corrado Confalone, dottore commercialista, è il nuovo presidente del Rotary Club di Carbonia. La cerimonia del passaggio del collare tra il presidente uscente, il tenente colonnello Orazio Sechi, ed il nuovo presidente, si è svolto venerdì 26 giugno, presso il Museo Ristorante Tanit di Carbonia.

Il dottor Corrado Confalone guiderà il club per tutto l’anno Rotariano, fino al mese di giugno 2021.

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Il Cagliari di Walter Zenga centra la seconda vittoria consecutiva e “riavvicina” la “zona Europa League”. Dopo il successo di Ferrara che ha spezzato un lunghissimo digiuno di vittorie durato ben 205 giorni, la squadra rossoblu s’è confermata contro un avversario più robusto e in fiducia dopo la vittoria sull’Udinese, il Torino, ma non ha avuto alcun timore reverenziale ed ha messo subito in chiaro di volere i 3 punti, con un micidiale uno-due nei primi 17 minuti: prima il super goal di Nahitan Nández, in grande spolvero, fresco di rinnovo del contratto, poi quello di Giovanni Simeone, al terzo centro consecutivo in altrettante partite disputate dalla ripartenza del campionato.

E’ apparso un Cagliari convinto dei propri mezzi, assai vicino a quello brillantissimo della prima parte della stagione. La squadra s’è avvalsa del ritorno di Radja Nainggolan, ma vanno sottolineate anche le prestazioni di tutti i compagni, ad iniziare dalla difesa, oggi in formato giovanile, con il ventenne Sebastian Walukiewicz ed il 19enne Andrea Carboni, al fianco dell’esperto Luca Ceppitelli e di Alessio Cragno tra i pali, preferito a Robin Olsen. protagonista a Ferrara.

Nel finale del primo tempo l’arbitro ha concesso un calcio di rigore al Cagliari, per un intervento di Nicolas N’Koulou in scivolata su Nahitan Nández ma è poi tornato sui suoi passi dopo aver rivisto l’azione alla VAR. Le squadra sono andate negli spogliatoi per il riposo sul 2 a 0 per il Cagliari.

Al ritorno in campo, Radja Nainggolan ha gelato il Torino, realizzando il 3 a 0 con uno dei suoi eurogoal! Partita decisa? Per niente.

Il Torino ha reagito con orgoglio, il Cagliari forse ha pensato che la partita fosse ormai chiusa e intorno al quarto d’ora i granata hanno rialzato la testa e prima sono andati a segno con una bella rovesciata del giovane brasiliano Gleison Bremer, poi hanno replicato con un gran tiro al volo di Andrea Belotti.

A quel punto il Cagliari si è scosso, ha capito di rischiare di compromettere che credeva già vinta, Walter Zenga ha gettato nella mischia Charalampos Lykogiannis che s’è procurato subito un calcio di rigore, per un ingenuo fallo di Nicolas N’Koulou. Dal dischetto Joao Pedro ha battuto Salvatore Sirigu e sul 4 a 2 la partita, nonostante i generosi tentativi del Torino, non ha più avuto storia.

«Nel primo tempo la squadra ha fatto esattamente quel che doveva fare ha commentato a fine partita Walter Zenga -. Naturalmente ci stanno anche delle cose da rivedere, ma fa parte del gioco. Veniamo da un periodo dove siamo stati chiusi in casa per due mesi e mezzo, dovevamo riacquistare serenità. Adesso per noi non cambia nulla: dobbiamo continuare con questo livello di attenzione, concentrazione, voglia di allenarci. Questo è lo spirito giusto, dobbiamo continuare così.»

 

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Dopo un’attesa durata oltre vent’anni, Domusnovas questo pomeriggio ha coronato il grande sogno di “riabbracciare” le Grotte di San Giovanni. L’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Massimiliano Ventura ed il Consorzio Natura Viva Sardegna, nato nel 2012 per la valorizzazione del territorio, incaricato di realizzare il progetto per rendere le Grotte di San Giovanni visitabili e percorribili in tutta la loro imponenza, hanno accolto tutti gli invitati in una cerimonia divisa in tre fasi: prima il taglio del nastro, poi un incontro con una serie di interventi coordinati dal giornalista Giacomo Serreli, infine l’esibizione di alcuni musicisti sardi.

La cerimonia, organizzata con la collaborazione della Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara e della Fondazione Maria Carta, si è svolta nel pieno rispetto delle norme per il contrasto e la prevenzione del Coronavirus, con l’obbligo di utilizzo delle mascherine ed il controllo della temperatura all’ingresso con il termoscanner.

Le Grotte di San Giovanni si inseriscono in un ambizioso progetto di valorizzazione del territorio a fini turistici e da domani saranno una tappa importante del Cammino Minerario di Santa Barbara, come ha sottolineato il presidente dell’omonima Fondazione, Giampiero Pinna.

Alleghiamo un ricco album video-fotografico della giornata.

                                               

 

 

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La vertenza Sider Alloys non compie passi avanti e tra i lavoratori cresce la sfiducia. In tutti questi anni hanno subito dovuto compiere grandi sacrifici e subire tante umiliazioni, Dietro ciascuno di loro c’è una famiglia, mogli, figli… La pandemia ha inferto un altro duro colpo, allungando ulteriormente i tempi della partita e i lavoratori addebitano alla Sider Alloys la responsabilità di essersi defilata, adducendo giustificazioni fumose.

Angelo Diciotti, segretario CUB, interviene alla luce degli ultimi avvenimenti e delle ultime iniziative messe in atto dai lavoratori.
«La SiderAlloys ha disatteso tutti gli impegni assunti con il piano industriale che era parte integrante dell’accordo di programma sottoscritto con il Mise, la Regione Sarda e Invitaliadice Angelo Diciotti -. Il cronoprogramma della partenza del revamping è oramai slittato di anni. Certo il Governo ha dato la possibilità alla Sider Alloys di accampare scusanti anche in merito al contratto sull’energia, contratto che l’Enel ha pronto da dicembre 2019 ma per una serie di motivi ancora non è stato sottoscritto. I lavoratoriaggiunge Angelo Diciotti -, dentro lo stabilimento sono molto preoccupati, perché non vedono buone prospettive. Alcuni tecnici sono andati via dallo stabilimento perché hanno trovato altre opportunità. In questi anni sono state demolite molte macchine e buona parte dell’impianto, giustificando questa operazione come una scelta tecnica. Le apparecchiature nuove dovrebbero essere costruite in Cina, ma la Sider Alloys ci ha comunicato che ancora non sono stati fatti i contratti con i Cinesi.»
«Indubbiamente questi fatti ci preoccupano moltissimo in quanto al momento non si conosce il cronoprogramma della Sider-Alloys, sempre che ne abbia unorimarca Angelo Diciotti -. I lavoratori, intanto, sono ancora in mobilità in deroga a 500 euro mensili. Per questi motivi abbiamo deciso di bloccare i cancelli e denunciare questa situazione a tutte le istituzioni.»
Quello di Angelo Diciotti è un atto d’accusa a 360° nei confronti non solo della Sider Alloys ma anche del Governo che invece di seguire passo passo l’evoluzione della vertenza Alluminio in tutta la sua complessità, non ha saputo intervenire in modo deciso nei confronti della Sider Alloys, richiamandola al rispetto di quanto già sottoscritto, per evitare ulteriori ritardi e far sì che vengano rispettati i diritti dei lavoratori e, quanto prima, il polo dell’alluminio possa riprendere veramente la produzione ed il primo lingotto di alluminio uscire dalla fonderia.
Armando Cusa

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E’ stata una giornata durissima, in Sardegna, per gli operatori impegnati nella campagna antincendi. Su un totale di 17  incendi, ben 7 incendi hanno richiesto l’intervento del mezzo aereo del Corpo forestale:

Alle ore 10.50 si è verificato un incendio in agro del comune di Usellus, in località “Campu Sarais”, dove è intervenuto un elicottero proveniente dalla base del Corpo forestale di Fenosu. Le operazioni di spegnimento sono state coordinate dal Corpo forestale della stazione di Villaurbana coadiuvata dal personale eliportato, a terra diverse squadre appartenenti alla macchina regionale antincendio. L’incendio ha percorso una superficie di circa 7 ettari di stoppie. Le operazioni di spegnimento si sono concluse alle ore 12.00.

Alle ore 12.00 circa, un incendio nell’Oristanese, nelle campagne di Palmas Arborea, in località “S’isca de su ponti”, ha visto l’intervento di un elicottero proveniente dalla base del Corpo forestale di Fenosu. Le operazioni di spegnimento sono state dirette dalla stazione forestale di Oristano che unitamente al personale elitrasportato, ha gestito il personale antincendio giunto sul posto. Sono intervenute: 1 autobotte e 1 blitz del G.A.U.F. di Oristano con 4 unità, 3 squadre di Forestas con n.6 unità provenienti da Santa Giusta, Palmas Arborea e Zeddiani, 5 unità dei Vigili del fuoco. L’incendio ha percorso una superficie di circa 3 ettari di vegetazione palustre. Le operazioni di spegnimento, rese difficoltose dalla presenza di vento, si sono concluse alle ore 13.00 circa.

Qualche minuto prima di mezzogiorno, si è registrata l’insorgenza di un incendio nelle campagne di Villamassargia nella località “Pod.e N. 18”, dove è intervenuto un elicottero proveniente dalla base del Corpo forestale di Marganai. Le operazioni di spegnimento si sono concluse alle ore 12.45. Le attività di spegnimento e bonifica sono state dirette dalla stazione forestale di Siliqua competente per territorio che, coadiuvata dal personale elitrasportato e da 2 squadre di volontari di protezione civile hanno impedito che le fiamme si propagassero in modo incontrollato.

Altro incendio nelle campagne di Bono, in località “Santa Caterina”, dove sono intervenuti, alle ore 12.15 circa, 2 elicotteri provenienti dalle basi del Corpo forestale di Farcana ed Anela. Le operazioni di spegnimento sono state dirette dal personale della stazione di Bono che, supportato dal personale giunto sul posto coi mezzi aerei, ha gestito l’attività di 2 squadre Forestas dei cantieri di Bono (Badde Oliana) e Burgos (Figu Niedda). L’incendio ha percorso una superficie di circa 2 ettari, danneggiando al suo passaggio diverse piante di sughera. Le operazioni di spegnimento, grazie al tempestivo arrivo delle squadre sul posto, si sono concluse alle ore 14.10.

Il quinto evento della giornata ha visto coinvolto il comune di Cabras, nella località “Santa Petronilla” dove, qualche minuto dopo le 13.00 è intervenuto un elicottero proveniente dalla base del Corpo forestale di Fenosu. Le operazioni di spegnimento sono durate circa 2 ore e sono state dirette dal personale della stazione di Oristano, coadiuvata dal personale elitrasportato. A terra, il D.O.S. (Direttore delle operazioni di spegnimento) appartenente alla pattuglia della locale stazione forestale ha disposto l’arrivo sul posto di un cospicuo numero di unità, nello specifico è stato necessario l’intervento di ulteriori 2 pattuglie forestali compresa quella del G.A.U.F (Gruppo del CFVA specializzato nell’uso di tecniche di spegnimento degli incendi), una squadra dell’Agenzia Forestas di Zeddiani, i barracelli di San Vero Milis, oltre ai vigili del fuoco di Oristano. L’incendio, spinto dal vento, ha interessato una superficie di circa 2 ettari di eucalipteti. Le operazioni di spegnimento si sono concluse alle ore 15.00.

Un Ecureuil As 350 B3, l’elicottero del Corpo forestale proveniente dalla base di Alà dei Sardi, è intervenuto nel primo pomeriggio in un incendio nell’agro del comune di Torpè, in località “Ussela”. Durante la fase di spegnimento è stato avvistato un nuovo punto fuoco in località “Guado di Nuoro” dello stesso comune, per cui il D.O.S. (Direttore delle operazioni di spegnimento del CFVA), ritenendo altamente probabile la suscettività delle fiamme ad espandersi sulle aree boscate limitrofe a causa del vento ha disposto il nuovo obiettivo al mezzo aereo. Le operazioni di spegnimento e di bonifica si sono protratte fino alle ore 16.30.

Nel tardo pomeriggio, si è sviluppato un incendio in agro del comune di Bottidda, in località “Badu Erveghes”, dove è intervenuto un elicottero proveniente dalla base del Corpo forestale di Anela. Le operazioni di spegnimento sono dirette dal Corpo forestale della Stazione di Bono coadiuvata dal personale elitrasportato, a terra diverse squadre appartenenti alla macchina regionale antincendio.

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40 anni fa la strage di Ustica, che sconvolse l’Italia e cambiò per sempre il destino dell’aviazione civile nazionale. Quel 27 giugno del 1987, il volo IH870, della compagnia Itavia, partito dall’aeroporto di Bologna “Borgo Panigale” e diretto a Palermo “Punta Raisi”, interruppe improvvisamente il contatto radio con la torre di controllo di Roma “Ciampino” mentre sorvolava il Tirreno tra Ponza e Ustica. Diverse furono le ipotesi accampate sulle cause della sciagura, tra cui quella del posizionamento di una bomba a bordo, nella toilette dell’aereo, e di un possibile attacco terroristico. Ipotesi non convalidate dai ritrovamenti dei pezzi della fusoliera, che non confermarono la possibilità di un’esplosione in volo. In sede penale, e a scopo risarcitorio, fu accolta l’ipotesi che vedeva il DC-9 coinvolto in un terribile gioco di guerra, colpito in volo da un missile lanciato da un aereo NATO contro un MIG libico. Ancora oggi, tuttavia, non è stata chiarita la dinamica di quella che è considerata una delle più terribili tragedie aeree italiane, seconda solo a quella di Montagnalonga, e che costò la vita a 81 persone, tra passeggeri e membri dell’equipaggio. Mancano ancora troppe risposte a quella che fu una delle giornate più nere dell’ultimo quarantennio.
Oscar Piano, di Carbonia, era allora un dipendente Itavia e di quella giornata conserva un ricordo molto lucido.«Fu un giorno terribile. Anche perché 24 ore dopo l’incidente noi dipendenti sapevamo con certezza, tramite un consigliere del presidente dell’Itavia, che era stato un missile ad abbattere l’aereo.» Anche per il signor Oscar Piano ci sono alcuni punti che non tornano.
«Il comandante Domenico Gatti era uno dei migliori piloti, conosciuto come uno dei più pignoli. Inoltre, l’aereo veniva fuori dalle revisioni fatte in Alitalia, il che era indice di garanzia massima, secondo le politiche di allora. 81 vittime per giochi di guerra, sembrerebbe, anche se ancora oggi non si è accertato nulla. Pare che il missile fosse partito da un aereo decollato dalla nave francese “Clemenceau”, nel Golfo di Napoli.»
Francesco Cossiga, all’epoca Presidente della Repubblica, confermò di aver avuto informazioni riguardo questa ipotesi, in un’intervista rilasciata nel 2008.
Per quanto le aggravanti fossero state attribuite ad un fattore esterno alla compagnia aerea civile, chi ne fece maggiormente le spese furono i dipendenti Itavia.
«Purtroppo, il gioco politico e mediatico di allora ha infangato la memoria dei piloti, la dignità della compagnia e dei lavoratori che, in quella compagnia, lavoravano ricorda Oscar Piano -. Eravamo 1.200 dipendenti, la maggior parte dei quali concentrati tra gli uffici di Via Sicilia e Ciampino, a Roma, ed il resto sparsi per gli altri aeroporti italiani. Ci fu tolta completamente la dignità. Non ci fu dato alcun riconoscimento. Tranne a chi si adeguò alle leggi delle compagnie che li assorbirono. Nelle grandi città, come Roma e Milano, i colleghi ebbero la fortuna di poter andare a lavorare in altre aziende. Chi, invece, come me, lavorava in periferia, avendo famiglia da mantenere, dovette accettare quello che gli venne dato. Noi oggi chiediamo solo che ci venga riconosciuta la dignità che allora ci è stata tolta. Quello lo pretendiamo, perché abbiamo fatto grande l’Itavia.»
Oscar Piano ha un grande desiderio: «Vorrei tanto che il presidente Sergio Mattarella riconoscesse pubblicamente che i dipendenti dell’Itavia erano dei grandi lavoratori, dal primo comandante all’ultimo operaio. Hanno fatto grande la compagnia senza mezzi, con poche persone ma con grande fiducia nell’azienda. Per noi era una famiglia».
Federica Selis

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Nelle ultime 24 ore, in Sardegna, è stato riscontrato un nuovo caso positivo al Covid-19, nella Città Metropolitana di Cagliari. Il numero complessivo dei casi di positività sale così a 1.363, mentre resta invariato quello delle vittime, 132.

In totale nell’Isola sono stati eseguiti 81.351 tamponi (805 nelle ultime 24 ore). I pazienti ricoverati in ospedale sono in tutto 6, nessuno in terapia intensiva, mentre 7 sono le persone in isolamento domiciliare. 13 gli attualmente positivi. Il dato progressivo dei casi positivi comprende 1.199 pazienti guariti, più altri 19 guariti clinicamente. Resta invariato il numero delle vittime, 132 in tutto.
Sul territorio, dei 1.363 casi positivi complessivamente accertati, 252 (+1 rispetto all’ultimo bollettino) sono stati rilevati nella Città Metropolitana di Cagliari, 99 nel Sud Sardegna, 61 a Oristano, 78 a Nuoro, 873 a Sassari.

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Le nuove disposizioni sul trasporto aereo ed il divieto dell’uso delle cappelliere danneggiano i musicisti isolani, che per poter viaggiare con i loro strumenti, anche di piccole dimensioni, dovranno comprare un biglietto aggiuntivo.

«Dopo mesi di crisi per la nostra categoria, questa sorpresa ha il sapore di una tragica farsaspiega il musicista algherese Enzo Favata, direttore artistico del festival Musica sulle Bocche -. Anche il mondo dei festival, che è un volano molto importante dell’economia turistica e culturale della nostra isola, subirà l’impatto negativo di questa decisione. Chiunque verrà a suonare nell’isola costerà, infatti, ai festival il doppio e in questo modo parte delle risorse, raccolte con fatica dalle associazioni organizzatrici attraverso i bandi che enti pubblici, già in difficoltà per la grande crisi, hanno comunque finanziato, andranno a rimpinguare le casse delle compagnie aeree, togliendo risorse alla filiera dello spettacolo dell’isola.»

Per Enzo Favata «è evidente che i musicisti sardi ed isolani in genere, in questo momento in Italia sono discriminati pesantemente. Chi abita nel ‘continente’ prende un’ auto, un treno, un qualsiasi mezzo su strada e può arrivare da Reggio Calabria a Capo Nord in Norvegia. Noi sardi? Noi no. Volo da trent’anni, conosco bene l’imprevisto di perdere un bagaglio, di riceverlo dopo settimane, o di non trovarlo mai più. Costringere i musicisti a mettere in stiva strumenti non ingombranti, che sino a ieri occupavano un piccolo spazio in una cappelliera, vuol dire far spedire oggetti talvolta del valore di alcune decine di migliaia di euro, a rischio e pericolo di chi viaggia e con un rimborso eventuale irrisorio rispetto al valore reale dello strumento».

Enzo Favata rilancia la questione, sollevata nei giorni scorsi sulla stampa da Paolo Fresu, e si rivolge alla politica sarda, agli amministratori regionali e ai parlamentari isolani, perché si impegnino a trovare una soluzione che, secondo il musicista, sarebbe  di facile applicazione. “Basterebbe dichiarare al check in di avere come bagaglio a mano lo strumento per ragioni professionali e, una volta arrivati sull’aeromobile, consegnarlo al personale a bordo già preavvisato che, a quel punto, lo riporrebbe nelle cappelliere vuote. In questo modo, sarebbe sufficiente entrare in cabina per primi ed uscire per ultimi, senza toccare direttamente lo strumento e fare movimenti ‘contagiosi’”.

«Mai una soluzione è stata così semplice e senza rischi – conclude Enzo Favata –Fate in modo che la musica è gli strumenti possano circolare, è un immenso tesoro per voi che l’amate e per noi che le apparteniamo per tutta la vita.«

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Un’area di circa 3mila metri quadri, oggi in stato di degrado e precarietà strutturale. Ed è proprio il recupero del compendio di Santa Caterina, compresa l’omonima Chiesa, l’intento del comune di Elmas che lo ha voluto acquisire grazie all’accordo con la Sogaer.

L’accordo prevede anche la concessione della servitù di passaggio per raggiungere il complesso storico dal centro urbano e dell’aeroporto.

«Dopo questo agognato e straordinario risultato – ha dichiarato il sindaco Antonio Ena ora l’obiettivo è intercettare finanziamenti e contributi per il recupero completo e la restituzione alla cittadinanza di quello che è stato e continuerà ad essere un importante punto di riferimento religioso, culturale e storico della nostra Comunità. Da cittadino e sindaco sono orgoglioso di trovarmi al posto giusto e nel momento giusto, a completare anni di battaglie e lotte, di sogni e speranze di tutti i masesi.»

Antonio Caria