7 July, 2026

Il TAR Sardegna si è pronunciato oggi nel corso della Camera di Consiglio relativa al ricorso contro l’ampliamento dello stabilimento RWM di Iglesias-Domusnovas, destinato alla produzione di bombe, droni e munizioni.
Il Tribunale Amministrativo Regionale ha respinto l’eccezione di tardività sollevata dalla controparte, confermando dunque la piena validità della costituzione in giudizio delle associazioni e dei comitati ricorrenti. Il ricorso, pertanto, prosegue il suo iter e non è stato rigettato, come richiesto dai legali di RWM.
I giudici hanno inoltre deciso di non accogliere, in questa fase, la richiesta di sospensiva del Decreto emesso dal Commissario ad acta. Secondo il TAR, allo stato attuale il provvedimento non produrrebbe un danno ambientale immediato, poiché l’impianto non può ancora entrare in produzione senza ulteriori autorizzazioni, tra cui quelle dei vigili del fuoco, della Soprintendenza e gli atti edilizi e urbanistici necessari.
Il TAR ha fissato l’udienza pubblica per la discussione nel merito del ricorso al 14 gennaio 2027. Sarà quella la sede in cui verrà affrontato il cuore della vertenza: la legittimità o meno della Valutazione di Impatto Ambientale postuma, ancora una volta viziata dall’assenza di una VIA “fisiologica” e cumulativa, e di tutte le procedure che riguardano il raddoppio dello stabilimento. Fino a quella data, la situazione resterà sostanzialmente congelata sotto il profilo giuridico, in attesa della decisione definitiva.
La numerosa partecipazione al sit-in odierno dimostra il forte interesse di associazioni, comitati e sindacati verso questa importante iniziativa, percepita da tutti come una vertenza collettiva. Sebbene il ricorso sia stato formalmente presentato da sei associazioni dotate di legittimazione statutaria, questa battaglia appartiene a tutte e tutti coloro che rivendicano la legalità e credono nella tutela del paesaggio, del territorio, dell’ambiente e della pace.
Anche la presa di posizione di alcuni partiti che sostengono la Giunta regionale, che dissociandosi dalle scelte della Giunta si sono espressi contro l’autorizzazione ambientale e a favore del ricorso al TAR, conferma la rilevanza dell’iniziativa e il consenso trasversale che essa sta raccogliendo.
Difendere la pace significa assumersi una responsabilità concreta verso ciò che accade intorno a noi e verso le conseguenze delle nostre azioni, anche quando queste si manifestano lontano dai nostri occhi.

Associazione Italia Nostra, Associazione A Foras, USB Sardegna, Comitato Riconversione RWM, Assotziu Consumadoris Sardigna, Movimento Nonviolento Sardegna

 

È arrivata la 30ª edizione di Monumenti Aperti in Sardegna, un’iniziativa vincente che offre una grande opportunità per scoprire o riscoprire il patrimonio storico-artistico e culturale del territorio.

È un evento volto alla valorizzazione della memoria e nel caso specifico, è portato avanti da studenti che uniscono al percorso scolastico l’impegno civico, promuovendo luoghi solitamente chiusi trasformandoli in spazi visitabili.

Dal 18 aprile all’8 novembre abbraccia tutte le regioni italiane.

L’importanza del patrimonio culturale è la ragione per cui si parla spesso di protezione, conservazione e valorizzazione, per poter trasmettere alle future generazioni valori e conoscenze di cui diversamente si perderebbero le fila.

Trent’anni di numeri da record e anche il 2026 non è stato da meno…

A Carbonia quest’anno, nel fine settimana del 23 e 24 maggio, le aspettative non sono state disattese con circa 10mila visitatori che hanno firmato i registri di 32 monumenti disponibili.

Le porte sono state aperte da circa 1.100 persone tra studenti, insegnanti, volontari, associazioni che, con la loro opera hanno raccontato la città. Carbonia è uno dei 184 comuni sardi che hanno aderito, i suoi 32 monumenti fanno parte dei 2.063 adottati e i visitatori dell’ultima edizione sono stati circa 280mila.

Numeri che parlano chiaro e raccontano la voglia di conoscere le proprie radici.

Un’occasione per incontrarsi condividendole bellezze del territorio.

Appuntamento all’anno prossimo!

Nadia Pische

 

La Giunta regionale ha approvato nella seduta odierna, su proposta dell’assessore dell’Industria Emanuele Cani, il Documento preliminare di aggiornamento del Piano Energetico Ambientale della Regione Sardegna (PEARS), il Documento di scoping e la Valutazione d’incidenza ambientale.

«Si tratta di una tappa molto importante, abbiamo mantenuto gli impegni presi e ora abbiamo a disposizione tutti gli elementi per trarre delle valutazioni, sulla base degli scenari che il Piano ci mette a disposizione, individuando quello più in linea con gli obiettivi strategici che la Regione intende perseguire in materia energetica e ambientalesottolinea l’assessore Emanuele Cani -. Inoltre, prenderà ora il via la fase di consultazione preliminare, durante la quale tutti i soggetti competenti potranno presentare i propri contributi.»

La definizione delle ipotesi di scenari del sistema energetico rappresenta uno dei momenti fondamentali nell’attività di pianificazione, poiché consente di delineare quale sia l’impatto delle azioni programmate, grazie all’uso di specifici indicatori.

La redazione del Documento preliminare di aggiornamento del PEARS ha inoltre consentito la definizione del rapporto preliminare sui possibili impatti ambientali significativi riconducibili all’attuazione del Piano, il cosiddetto Documento di scoping, da sottoporre all’attenzione dei soggetti competenti in materia ambientale, nonché di redigere il documento di Valutazione d’incidenza ambientale.

L’iter prevede ora l’invio del documento di scoping all’assessorato dell’Ambiente, che provvederà successivamente a trasmetterlo agli altri soggetti competenti.

Venerdì 29 maggio 2026, alle ore 11.00, presso l’Istituto Comprensivo Santadi Narcao, si terrà la cerimonia di intitolazione della sala teatro della Scuola Secondaria di I grado di Santadi a Maria Arcangela Turturo, vittima di femminicidio uccisa dal marito a Gravina di Puglia il 6 ottobre 2024. L’iniziativa nasce all’interno del percorso Orme d’ombra, il cammino rituale e collettivo ideato dall’artivista viandante Rosalba Castelli e promosso da Artemixia Aps Ets che, nel 2025, ha attraversato la Sardegna per onorare la memoria delle donne vittime di violenza maschile e costruire percorsi di sensibilizzazione nelle scuole e nelle comunità.

Nel corso del cammino, i nastri deposti dalla viandante sono diventati molto più di un gesto simbolico. Ognuno di loro custodisce una storia, un nome, una presenza che continua ad attraversare luoghi, comunità e persone anche dopo il passaggio del cammino. Ad oggi, il percorso ha generato 115 presenze commemorate. Tra queste ci sono donne vittime di femminicidio, persone uccise dalla violenza di genere e nomi recuperati dagli archivi della memoria, come quelli delle 11 cernitrici morte il 4 maggio 1871 nella laveria della miniera di Montevecchio: le loro vite erano rimaste chiuse dentro le responsabilità e i silenzi delle società estrattive minerarie.

Con il tempo, la mappa di “Orme d’ombra” ha smesso di essere soltanto geografica. È diventata una trama civile e umana costruita attraverso scuole, municipi, torri, sentieri, siti archeologici, alberi, piazze, istituti, luoghi di memoria e luoghi quotidiani. Una vera geografia civile della memoria. Il 9 dicembre 2025, durante l’incontro con l’artivista viandante Rosalba Castelli e con il progetto Orme d’ombra, studenti e studentesse dell’Istituto Comprensivo Santadi Narcao accolsero all’interno del teatro scolastico di Santadi un nastro bianco ricamato a filo rosso con il nome di Maria Arcangela Turturo. Quel nastro, realizzato da una detenuta della Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino nell’ambito del laboratorio “Ricamare il ricordo”, è diventato il punto di partenza di un processo collettivo di memoria, relazione, ascolto e responsabilità.

Da quell’incontro è nata una scelta condivisa. Tra i nastri deposti durante il cammino di Orme d’ombra, la comunità scolastica di Santadi ha sentito che proprio quel nome “chiedeva di restare”. Da lì è nata la volontà di custodire la memoria di Maria Arcangela Turturo dentro un luogo di crescita, incontro e formazione, trasformando il teatro della scuola in uno spazio che continui a interrogare le nuove generazioni sul valore del rispetto, della dignità e della libertà.

La targa commemorativa riporterà le parole: «In memoria di Maria Arcangela Turturo, nel segno delle Orme d’ombra, perché il suo nome resti tra i passi di chi continua il cammino. La comunità scolastica di Santadi ne custodisce la memoria e rinnova il proprio impegno contro ogni forma di violenza». Un segnalibro sarà consegnato a tutti gli studenti e conterrà la frase: «Il silenzio protegge la violenza. La memoria costruisce futuro».

Alla cerimonia saranno presenti le figlie Antonella e Concetta Lacarpia, la sorella Angela Turturo, il sindaco di Santadi, Massimo Impera, il dirigente scolastico Paolo MeloniRosalba Castelli, la psicologa e psicoterapeuta Cristina Satta, che come psicologa scolastica ha promosso l’iniziativa insieme alla comunità scolastica, oltre alla scolaresca e al personale dell’istituto.

Le parole delle figlie di Maria Arcangela raccontano il significato profondo di questo gesto: «Gentilissimi, vi ringraziamo di cuore. È stato davvero inaspettato e commovente averci contattate. Sapere che dalla Sardegna vogliate onorare la memoria di nostra madre, ci emoziona profondamente. Non ci sono parole per descrivere quanto sia stato emozionante sapere che esiste un luogo nel mondo dove la nostra mamma ha ancora voce e onore. La Sardegna. Ci sembra quasi un sogno vivere questa realtà e sapere che così tante persone abbiano voluto renderci partecipi di questo momento indimenticabile».

«La decisione di dedicare il teatro alla memoria di Maria Arcangela Turturo nasce da una volontà profonda e da una sensibilità che da sempre accompagna il mio lavoro umano e professionale sul tema della violenza sulle donne», sottolinea Cristina Satta -. In questi anni, all’interno dell’Istituto di Santadi, abbiamo cercato di costruire percorsi di riflessione, ascolto e prevenzione rivolti agli studenti, convinti che la scuola abbia il dovere di educare al rispetto, alle relazioni sane e alla consapevolezza emotiva. L’incontro con il progetto Orme d’ombra, guidato da Rosalba Castelli, ha rappresentato un momento particolarmente significativo. Quel cammino fatto di memoria, passi e nastri rossi ha dato ancora più forza e significato al lavoro svolto in questi anni sul tema della violenza di genere, diventandone una cornice simbolica e profondamente umana. Nel racconto di quei passi ho sentito che anche la storia di Maria Arcangela chiedeva di essere accolta, nominata, custodita. Dedicare il teatro della scuola alla sua memoria significa trasformare un luogo di incontro e di crescita in uno spazio che insegni ogni giorno il valore della dignità, dell’ascolto e della libertà. Significa trasformare il dolore in memoria collettiva e assumersi, come comunità educante, la responsabilità di non voltarsi dall’altra parte. Significa dire ai giovani che la violenza non è mai un fatto privato e che il cambiamento culturale passa anche attraverso i luoghi della scuola.»

«Ciò che sta accadendo a Santadi è forse una delle cose più profonde che Orme d’ombra desiderava diventare: una connessione tra persone che scelgono di prendere un filo e portarlo avanticommenta Rosalba Castelli, artivista viandante e ideatrice di Orme d’ombra -. Ogni nastro deposto durante il cammino, custodisce una storia. Oltre cento nomi hanno attraversato la Sardegna insieme a noi, e ognuna di quelle donne era presente nei nostri passi, nelle nostre parole e nelle nostre intenzioni. Presenti nell’assenza. Il fatto che proprio il nome di Maria Arcangela Turturo sia rimasto così profondamente legato alla scuola di Santadi, nasce da un sentire autentico della comunità scolastica, da una scelta e da una volontà condivisa di custodirne la memoria. I passi compiuti in Sardegna hanno così toccato tutta l’Italia. In questo caso la Puglia. Perché Maria Arcangela non è rimasta confinata dentro la cronaca della sua morte, ma è entrata in una narrazione più grande, fatta di relazioni, ascolto e responsabilità collettiva. Troppo spesso delle donne vittime di femminicidio rimangono poche righe, il racconto sommario della violenza subita o del gesto compiuto dal femminicida. Qui invece accade qualcosa di diverso: si torna a parlare della vita che c’era. Di una donna amata, delle figlie che continuano a custodirne la voce, delle persone che hanno scelto di non dimenticare. Sapere che tutto questo avviene dentro una scuola e dentro un teatro, rende questo gesto ancora più potente. Perché significa affidare la memoria ai luoghi della cultura, della crescita e della possibilità di cambiamento. Tornare in Sardegna e poter abbracciare le figlie di Maria Arcangela rappresenta per me qualcosa di profondamente umano e indelebile. È il segno che quei passi hanno davvero costruito legami capaci di attraversare luoghi, assenze e vite.»

E’ stato presentato oggi nella Casa di Comunità il progetto sanitario destinato a diventare il fulcro dell’assistenza di prossimità, con particolare attenzione alla presa in carico dei pazienti cronici e al rafforzamento dell’integrazione tra servizi territoriali e strutture ospedaliere. Sono intervenuti alla presentazione, a fianco del direttore generale della ASL Sulcis Iglesiente Paolo Cannas, il sindaco di Carbonia Pietro Morittu, il presidente della conferenza socio-sanitaria della ASL Sulcis Iglesiente Paolo Luigi Dessì e il direttore facente funzioni del distretto di Carbonia Lorenzo Espa. Prende così forma a Carbonia il nuovo modello di sanità territoriale del Sulcis Iglesiente.
La struttura di Carbonia, individuata come Hub del nuovo modello organizzativo insieme al Presidio Santa Barbara di Iglesias, rappresenta il primo tassello operativo della rete territoriale che nei prossimi mesi collegherà anche le sedi spoke di Carloforte, Giba, Sant’Antioco, Fluminimaggiore e Domusnovas.
Un modello costruito per avvicinare la sanità ai cittadini, semplificare l’accesso alle cure e rafforzare la continuità assistenziale attraverso una presenza più capillare dei servizi sul territorio.
All’interno della Casa di Comunità troveranno spazio specialistica ambulatoriale, medicina generale, servizi infermieristici e percorsi integrati dedicati ai pazienti fragili e cronici, con un’organizzazione orientata alla collaborazione costante tra professionisti sanitari.
Elemento centrale del progetto è l’utilizzo delle nuove tecnologie per telemedicina, teleconsulto e telemonitoraggio. Strumenti che consentiranno ai medici di medicina generale e agli specialisti di condividere valutazioni cliniche in tempo reale, migliorando la rapidità delle risposte e riducendo gli spostamenti dei pazienti, soprattutto nelle aree più periferiche del territorio.
Particolare attenzione sarà dedicata alla gestione delle patologie croniche, con programmi di monitoraggio continuo per pazienti affetti da scompenso cardiaco, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e diabete. L’obiettivo è intercettare precocemente eventuali peggioramenti clinici, limitando ricoveri ospedalieri e accessi impropri al pronto soccorso.
«La Casa di Comunità rappresenta un cambiamento concreto nel modo di fare sanità sul territorio: più vicina ai cittadini, più integrata e supportata dalla tecnologia. Vogliamo costruire una rete capace di garantire continuità assistenziale e risposte rapide ai bisogni delle persone, soprattutto dei pazienti più fragili», sottolinea il direttore generale della ASL Sulcis Iglesiente, Paolo Cannas.
Il progetto rientra tra gli interventi finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), attraverso la Missione 6 Salute, il programma nazionale che punta a ridisegnare l’organizzazione della sanità territoriale italiana dopo la pandemia, rafforzando l’assistenza di prossimità e l’integrazione tra ospedale e territorio.
Le Case di Comunità rappresentano uno degli assi strategici della riforma: strutture aperte e multidisciplinari pensate per offrire ai cittadini un punto unico di accesso ai servizi sanitari territoriali, riducendo frammentazione, tempi di attesa e disuguaglianze nell’accesso alle cure.

Le squadre del pronto intervento di Abbanoa sono intervenute nel comune di Carbonia per eseguire un intervento di riparazione sulla rete idrica della zona sud della città, a seguito di una rottura improvvisa. Pertanto, fino al termine dei lavori si renderà necessario sospendere l’erogazione idrica nel distretto a sud del Comune: si verificheranno cali di pressione e temporanee interruzioni. Il servizio riprenderà a pieno regime a conclusione delle operazioni prevista per il primo pomeriggio.

Sarà cura dei tecnici del Gestore contenere quanto più possibile l’orario di interruzione e anticipare il riavvio dell’erogazione qualora l’intervento dovesse essere concluso in anticipo. Qualsiasi anomalia potrà essere segnalata al servizio di segnalazione guasti di Abbanoa tramite il numero verde 800.022.040 attivo 24 ore su 24. Abbanoa segnala che alla ripresa dell’erogazione l’acqua potrebbe essere transitoriamente torbida a causa dello svuotamento e successivo riempimento delle tubazioni.

Diventata un classico nel panorama degli eventi cittadini, domenica 31 maggio a Iglesias, nel caratteristico quartiere storico “Sa Costera”, sarà la volta della Rassegna artistico artigianale, organizzata dall’associazione Quartiere Castello, col patrocinio del comune di Iglesias, giunta alla 28ª edizione. Un viaggio collettivo nella memoria, nella bellezza e nell’identità più autentica della comunità.
Particolarmente nutrito il programma della manifestazione. Si parte il sabato sera, alle 18.00, con la musica della “Prismabanda Street Band” in giro per le strade del centro storico accompagnata dalla mascotte ufficiale del Quartiere Castello “Aquilino”.
Poi domenica il pubblico potrà calarsi indietro nel tempo ammirando il “Salottino Vittoriano”, uno spazio immersivo ispirato alle atmosfere di fine ‘800 con abiti, scenografie e dettagli curati dalle sarte esperte in abiti tradizionali e d’epoca Roberta Argiolas e Caterina Puligheddu.
Il gemellaggio con il paese di Desulo si ripropone con l’esibizione del coro Padentes riaffermando un legame tra tradizioni e identità culturali più autentiche.
Ma la Rassegna artistico artigianale non è solo questo, è un percorso emozionale ed immersivo coinvolgente tra installazioni artistiche e scenari instagrammabili, per spostarsi poi nel cuore della rassegna tra provetti artigiani, artisti ed espositori per ammirare vere e proprie opere d’arte, il migliore dei quali sarà premiato nel concorso “Miglior artigiano”.
Uno spazio educativo a parte sarà interamente dedicato ai bambini con un laboratorio creativo dedicato al Castello Salvaterra per coinvolgere i più piccoli nella storia e tradizioni culturali della città.
Ovviamente non potrà mancare l’area dedicata alla rassegna del gusto, tra piazza Conte Ugolino e via Sant’Antioco, con tante prelibatezze caratteristiche del territorio, ma non solo.
A chiudere la rassegna sarà il grande concerto della “Jovaband”, con un tributo live al cantante Jovanotti, saltata alla ribalta del successo grazie al programma televisivo Tale e Quale Show.

Il 24 e 25 aprile, a Bagnolo in Piano (RE) sono stati ricordati “I treni della felicità”, con il racconto di storie di accoglienza e solidarietà nel dopoguerra, a ottant’anni dall’impegno e dal grande cuore di tutte le donne che resero possibile uno straordinario gesto di generosità umana. Tra gli invitati all’evento organizzato dagli eredi di Carolina Cacciani, una delle donne che si impegnarono per alcuni anni nel progetto “I treni della felicità”, c’era Vincenza Angius, oggi 84enne residente a San Giovanni Suergiu, che 77 anni fa, all’età di 7 anni, partì da Carbonia con un centinaio di coetanei, per vivere quell’esperienza.

Il 24 aprile la sala consiliare del comune di Bagnolo in Piano ha ospitato il primo incontro rievocativo, con il saluto dell’Amministrazione comunale agli “ex bambini” che vennero accolti dalle famiglie bagnolesi nel dopoguerra Vincenza Angius e Aldo Chianese Bottazzi, con la partecipazione dello storico e scrittore Giovanni Rinaldi e della storica e scrittrice Cecilia Anceschi.

Il 25 aprile si è svolto un corteo commemorativo con l’inaugurazione di una targa dedicata a Carolina Cacciani (vedova del partigiano Giacomo Ferretti, bidella della locale scuola elementare, che ospitò  Vincenza Angius e un bambino napoletano), nelle scuole primarie “G. Pascoli”, al termine della quale durante il pranzo organizzato dall’ANPI è stata inaugurata la mostra fotografica dedicata a Carolina Cucciani, presso il C.T.L. Salone “Esmeraldo” di Bagnolo in Piano.

 

Sulla vertenza RWM, a richiedere la costituzione in giudizio è stata la Direzione generale dell’assessorato all’Ambiente, nell’esercizio delle proprie prerogative previste dalla legge regionale n. 31/1998, che non consentono di sottrarsi a tale scelta. La revoca della costituzione in giudizio sembra essere un atto tecnicamente lungo, complesso e normativamente difficile. Per questo doveva esserci a monte la politica. Non c’è stata un’adeguata discussione negli organismi preposti, e consideriamo questo un errore che ci riguarda tutti.
Per questo sentiamo l’esigenza di prendere pubblicamente le distanze da questa scelta e di chiedere con forza che si costruisca un’alternativa che metta la Regione nelle condizioni di difendere concretamente le ragioni della pace. In questi giorni abbiamo pressato perché si trovasse una soluzione a questa situazione, ma anche se la Camera di Consiglio inizia già mercoledì, deve essere messo in campo uno sforzo mirato a trovare la forma idonea a revocare la costituzione in giudizio della Regione e per limitare le azioni che possono inficiare il merito della giusta battaglia per la pace fatta dalle associazioni nell’azione processuale. Chiediamo alla Presidente e all’esecutivo di trovare i modi e le forme adatte. Noi faremo la nostra parte, nelle sedi istituzionali e fuori da queste, anche costituendoci in giudizio – se necessario – ad adiuvandum insieme alle associazioni. Le ragioni della Pace costituiscono per noi assoluta priorità.
Sinistra Futura