20 April, 2026

«Nel Sulcis solo 6 comuni su 23 sono quelli nei quali le aziende possono ad oggi beneficiare degli indennizzi per la siccità 2024. Sono oltre 1.800 le aziende che si vedono negata la possibilità di presentare la propria istanza. Pochissimi i comuni e le aziende che sono riuscite a caricare le istanze per accedere al bando predisposto dall’Agenzia Laore per gli indennizzi in materia di siccità. In Sardegna restano tagliate fuori circa 25.000 aziende. Solamente 142 comuni sardi sui 377 totali possono beneficiare della misura.»

Lo scrive, in una nota, Gianluigi Rubiu, consigliere regionale di Fratelli d’Italia.

«La mancata riapertura dei termini procurerebbe un enorme danno all’agricoltura sarda già fortemente provata da crisi climatiche, lungaggini burocratiche ed emergenza blue tongueaggiunge Gianluigi Rubiu -. La Regione provveda urgentemente alla riapertura dei termini dando massimo risalto alle modalità di richiesta degli indennizzi, semplificando le procedure di accesso alle aziende colpite dai danni causati dalla siccità.»
«In queste oreha concluso Gianluigi Rubiuho presentato un interrogazione nella quale chiedo un intervento in tal senso all’assessore dell’Agricoltura e Riforma Agro-pastorale per porre rimedio a questa situazione.»

Nuovo vertice questa mattina all’assessorato regionale dell’Industria, convocato dall’assessore Emanuele Cani, con i rappresentanti sindacali, in vista del confronto istituzionale sulle vertenze Eurallumina, Portovesme Srl e Sider Alloys, in programma venerdì 17 gennaio 2025 al ministero delle Imprese.
«Per quanto riguarda Eurallumina, siamo convinti che sia necessario innanzi tutto giungere alla ridefinizione del dpcm sulla metanizzazione della Sardegna e confidiamo che questa operazione possa essere chiusa in tempi rapidi», ha detto l’assessore Emanuele Cani.
«Sul fronte Portovesme Srl ribadiremo che il piano industriale proposto da Glencore è per noi assolutamente insoddisfacente, così come reputiamo non consona la chiusura della linea zinco, e pertanto chiediamo che l’azienda ne rivaluti la riapertura o in alternativa presenti un vero e proprio piano industriale che possa ricomprendere l’impegno di tutti i lavoratori – ha chiarito Emanuele Cani -. Su questo punto chiederemo al Governo, qualora ci fosse un altro soggetto imprenditoriale affidabile pronto a rilevare tutto lo stabilimento, come ipotizzato dal ministro Adolfo Urso in occasione della sua recente visita a Portovesme, che vengano portate avanti le trattative senza ulteriori esitazioni.»
L’assessore dell’Industria ha sottolineato che la Regione non vede con favore l’ipotesi che la produzione dello stabilimento possa essere frammentata e affidata a molteplici soggetti.
«In merito alla questione Sider Alloys, vogliamo capire se, alla luce dei fatti recenti, permanga la posizione di fiducia del Governo nei confronti dell’attuale imprenditoreha concluso Emanuele Cani -. Chiederemo inoltre che sia inserita nel quadro complessivo della crisi del Sulcis Iglesiente anche la questione Enel, un tema di fatto già all’ordine del giorno, vista l’ipotesi di imminente dismissione, ma sul quale vorremmo costruire un ragionamento orientato alla riqualificazione del sito.»

I vigili del fuoco del distaccamento di Iglesias sono intervenuti in località Matoppa, a Nebida, per il recupero di un cane caduto in una cavità ipogea.
La squadra ha raggiunto il luogo dell’intervento intorno alle 10.00 e con tecniche Speleo Alpino si è calata fino a venticinque metri di profondità all’interno della cavità naturale, dove era rimasto intrappolato il Beagle.
Una volta raggiunto, il cane è stato imbragato e riportato in superficie ed è stato poi riconsegnato alle coccole del proprietario in ottimo stato di salute.

Oggi, giorno di rientro dei lavoratori dalle ferie forzate imposte dalla Direzione della Sider Alloys, le segreterie territoriali FIOM-FSM-UILM e CUB Sardegna Sud Occidentale e Sulcis Iglesiente hanno tenuto un’assemblea ai cancelli, al fine di trovare una soluzione alla decisione dell’Azienda di non pagare le 13ª mensilità e gli stipendi.

«Riteniamo la decisione dell’Azienda inaccettabilesi legge in una nota -; da mesi abbiamo più volte richiesto un incontro con la proprietà al fine di fare una disamina sulla situazione in stabilimento, dove da anni non viene effettuata alcuna lavorazione mirante alla ripresa produttiva, cosi com’era previsto e sottoscritto nell’accordo di programma del 2018 sottoscritto dal Ministero, dalla Regione Sardegna, da Invitalia e dalla Sider Alloys. Gli impegni assunti dalla Sider Alloys, sono stati totalmente disattesi nell’indifferenza di coloro che nell’Accordo di Programma avrebbero dovuto garantire il rispetto degli accordi e, soprattutto, certificare la verifica con il Comitato Tecnico previsto dall’Articolo 7. In conseguenza di ciò, l’assemblea generale, ha deciso il rientro al lavoro, assumendo però la decisione del blocco dell’uscita delle lavorazioni, comprese quelle attualmente accantonate nello stabilimento, inoltre non si consentirà che vengano effettuate ulteriori demolizioni nello stabilimento se non orientata ad una seria progettazione di revamping.»
«Per queste ragioni concludono le segreterie territoriali FIOM-FSM-UILM e CUB Sardegna Sud Occidentale e Sulcis Iglesienterichiediamo alla Sider Alloys un incontro in tempi brevi per conoscere le intenzioni in merito al pagamento delle retribuzioni, in attesa dell’incontro al MIMIT previsto il 30/01/2025.»

Anci Sardegna, su iniziativa del delegato per l’Industria Romeo Ghilleri, della presidente Anci Sardegna Daniela Falconi e del presidente del Consiglio Regionale Francesco Spiga, ha inviato una richiesta ufficiale all’assessore regionale dell’Industria Emanuele Cani e, per conoscenza, alla presidente della Regione Alessandra Todde, al presidente del Consiglio regionale Giampietro Comandini e al presidente della V Commissione del Consiglio regionale Antonio Solinas, per un intervento immediato sulla crisi dell’Area Industriale di Portovesme: Portovesme S.R.L (Glencore), Eurallumina, Sideralloys, Centrale Enel Grazia Deledda.

«Anci Sardegna, attraverso la Presidenza dell’associazione, i suoi delegati all’industria ed a tutti gli amministratori del territorio, sta seguendo con crescente preoccupazione la situazione drammatica che si sta venendo a creare nel territorio dell’Area Industriale di Portovesmesi legge nella nota -. Situazione che se non risolta rischia seriamente di impoverire ulteriormente un territorio già fragilissimo. Siamo perfettamente consapevoli che il Polo Industriale di Portovesme, un tempo considerato motore dell’economia del Sulcis Iglesiente, stia attraversando un periodo di grande crisi del settore che crea grande incertezza sul futuro delle aziende del territorio e sul futuro di tutti i lavoratori del sito. Siamo però più che mai convinti che il Sulcis è un territorio di grande potenzialità che offre numerose risorse, ed essendo sito di produzioni strategiche a livello Nazionale è necessario avviare immediatamente politiche di incentivazione e supporto per nuovi investimenti, anche avviando un importante percorso di riqualificazione e innovazione.»

«L’Anci Sardegna, al fianco di tutti i lavoratori e delle loro famiglie, infine, chiede con urgenza all’Assessorato dell’Industria della Regione Sardegna, la programmazione di un piano di recupero, e l’immediato coinvolgimento a livello nazionale delle autorità competenti per poter salvare le industrie del Polo Industriale di Portovesme e di tutte le aziende presenti nel territorio», conclude la nota.

 

 

L’esperienza di Villaggio Normann è censita nella piattaforma F.I.P. “Faro Italia Platform”. F.I.P. è composta da comunità finalizzate al recupero, alla salvaguardia e alla valorizzazione di determinati beni culturali. Anche il patrimonio immateriale, come nel caso, è connesso al luogo dove si è generato. Queste attività fanno riferimento alla Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul “valore sociale del patrimonio culturale materiale e immateriale” nota come Convenzione di Faro. Questa attribuisce alle Comunità Patrimoniali una responsabilità diretta nella valorizzazione dei beni comuni che essi sentono propri, in maniera formale o informale, attraverso un processo partecipato, aperto, plurale.
Faro Italia Platform (FIP) è una piattaforma collaborativa, fondata sull’autovalutazione e la fertilizzazione trasversale (cross-fertilization), attraverso un processo dal basso (bottom-up) rivolto a favorire l’interazione spontanea e la cooperazione attiva tra le Comunità Patrimoniali. FIP è una cornice comune che sostiene l’interazione trasversale tra i partecipanti, perché la Convenzione incoraggia l’azione corale e partecipata. Sviluppa la capacità di fare squadra a livello locale, per contarsi e contare a tutti i livelli.

Il naufragio della Sanità italiana e, soprattutto, di quella sarda, è noto e lo vediamo certificato in un documento che circola in Europa. C’è scritto che la Sanità italiana è al 22° posto tra le 27 Sanità degli Stati dell’Unione. Nel 2006 eravamo all’11° posto. Dato che i 5 Stati che vengono dopo l’Italia sono press’a poco nelle stesse pessime condizioni, potremmo dire che noi italiani siamo all’ultimo posto.
L’istituto di statistica che ha pubblicato il rapporto si chiama EHCI (Euro Health Consumer Index). Se si considera che la Sardegna, in Sanità, è all’ultimo posto fra le regioni italiane, e che il Sulcis Iglesiente è all’ultimo posto nelle province sarde, potremmo anche pensare che il CTO e il Sirai siano gli ospedali più poveri in Europa.

Il degrado sanitario va di pari passo con il degrado demografico e ci stiamo abituando a questo lento peggioramento senza reagire. Anche questo secondo fenomeno sociale è certificato da un rapporto ufficiale, quello della SviMez (Sviluppo Mezzogiorno) redatto su dati governativi. Sanità e spopolamento sono tristemente collegati. Si pensi che oggi, alle scuole medie ed elementari, abbiamo 120.000 tra bambini e ragazzi; è previsto che fra 10 anni saranno meno di 77mila. In conseguenza di questo andamento demografico sono state applicate, anche per le scuole così come è avvenuto per gli ospedali, le logiche ingegneristiche e contabili dei relativi ministeri per cui, dal 2018 ad oggi, sono state cancellate 1.000 classi e sono stati chiusi 29 istituti scolastici.

«Con i ragionamenti derivati dalle logiche contabili della burocrazia ministeriale vengono eliminati servizi essenziali la cui qualità e diffusione capillare sono condizioni socialmente e territorialmente inclusive, soprattutto nelle aree più deboli e distanti dai centri maggiori» (Istituto di statistica dell’Università di Cagliari).
In questi giorni si sta discutendo la nuova Riforma sanitaria della Regione Sardegna. Nessuno ha la più pallida idea dell’indirizzo che darà alla Sanità sarda e, soprattutto, a quella delle Province. Visto che i tempi di presentazione si stanno allungando, forse c’è ancora speranza che il progetto contempli la partecipazione popolare all’identificazione di norme di salvataggio condivise.
I sardi, con i soldi dei loro contributi, vogliono essere curati subito, bene, gratuitamente e vicino a casa. Tanto più lo vogliono ora che l’età media è molto avanzata, con il 25% di ultrasessantacinquenni, e un calo demografico pari allo 0,8 bambini per coppia. E’ evidente che per mantenere lo stesso numero di abitanti dovremmo mettere al mondo 2 bambini per coppia. Ciò significa che la popolazione sta lentamente scomparendo per due motivi:
1 – perché il 25% di anziani ha già percorso oltre i due terzi del proprio arco vitale;
2 – perché il numero di nascite (0,8) è insufficiente a sostituire il numero (2) dei genitori.
Preso atto che esiste una progressiva riduzione del “Welfare” non si può fare a meno di notare che tale la curva di riduzione è sincrona e simmetrica al calo della partecipazione popolare alle consultazioni elettorali, che sono la massima espressione dell’esercizio di “Democrazia”. Per effetto della rinuncia massiva all’esercizio democratico del diritto di voto stiamo vivendo gli effetti surreali di uno stato di “democrazia con carenza di popolo”.
Alle ultime consultazioni regionali sarde hanno espresso la loro volontà di avere un proprio rappresentante solo il 52% degli aventi diritto al voto. Questo dato certifica che il 48% dei sardi non ha voluto nominare un suo rappresentante al Consiglio regionale. Questo problema di “democrazia senza il popolo” è molto grosso e difficile da risolvere. Invece alle ultime consultazioni per le elezioni dei sindaci ha partecipato il 60% degli aventi diritto mentre alle consultazioni nazionali ha partecipato il 64% degli aventi diritto. Questi dati suggeriscono l’idea che esista una diversa propensione popolare a nominare i propri rappresentanti. In Sardegna prevale la propensione a votare i sindaci.

Probabilmente la conoscenza diretta è uno stimolo che induce l’elettore a concedere la propria fiducia ad una persona nota e più prossima.
Probabilmente i fenomeni dell’astensionismo, della riduzione delle strutture scolastiche, dell’assistenza sanitaria e il calo demografico hanno un comune nesso causale. Gli esperti di statistica suppongono che l’effetto negativo sull’aggregazione sociale peggiorerà coll’ulteriore destrutturazione del sistema ospedaliero e scolastico provinciale oggi esistenti nei territori lontani dai centri maggiori. Ciò avrà un costo per le famiglie: nuove spese per raggiungere i luoghi lontani dove si genera istruzione e sanità. Solo chi avrà solide possibilità economiche potrà affrontare le spese per istruire i figli e curare i propri familiari.

E’ evidente che la nave della spesa sociale ha perso la rotta e che dovrebbe rientrare in un percorso virtuoso prima che si instauri una deriva della “democrazia” dei servizi. Tale evento è possibile quando il bilancio economico delle famiglie porta alla differenziazione sociale tra i cittadini che possono e quelli che non possono studiare e curarsi. Si realizzerebbe un ossimoro: un governo democratico che induce una differenza sociale per ottenere il godimento al diritto basilare di istruzione e salute. Sarebbe un fallimento della Costituzione stessa.
Pertanto la risposta alla domanda: «Quando salvare la Sanità?» E’: subito.
La risposta alla seconda domanda: «Da chi salvarla?» E’: da tutti noi che abbiamo rinunciato alla partecipazione democratica alle scelte della politica.
La risposta alla terza domanda: «Come salvarla?» E’: rispettare le rappresentanze democratiche.
Oggi la maggiore rappresentanza democratica risiede nei sindaci, sia per il maggior consenso popolare di cui sono dotati, sia per diritto costituzionale al riconoscimento (art. 114) dei Comuni al coinvolgimento nella amministrazione dei servizi di base dello Stato come sanità e istruzione, in cooperazione con province e regioni.
Pertanto, ad essi sindaci dovrebbe essere conferito la possibilità di fare proprie proposte vincolanti sul come produrre una “Riforma sanitaria regionale” aderente al bisogno popolare e di controllarne i risultati.
La precedente legge di Riforma sanitaria regionale era perfetta nella sua struttura giuridica. Era talmente perfetta che probabilmente non era stata concepita dai consiglieri regionali ma da un apparato burocratico aduso a confezionare leggi. Il risultato di quella legge fu il trasferimento del potere amministrativo dalle ASL ad una struttura regionale centrale. Le ASL di fatto non ebbero più potere di assumere il personale e di indire gare d’appalto per l’acquisto del materiale sanitario, e di quant’altro serve a far funzionare gli ospedali.
I medici venivano selezionati tramite un concorso regionale globale cosicché, appena assunti sceglievano le sedi più prestigiose situate nelle città capoluogo. Gli ospedali delle province vedevano assegnarsi medici che subito dopo chiedevano e ottenevano il trasferimento a Cagliari o Sassari. Con questo metodo perdemmo anestesisti, chirurghi, cardiologi e specialisti essenziali. Le Unità operative si svuotarono di specialisti e caddero in disuso. Simile destino subirono le spese per strumenti e innovazione tecnologica. Inoltre, quella legge non prevedeva alcun piano per gestire la medicina di base.
Non si previde di instaurare un rapporto di collaborazione con l’Università per la formazione continua e la specializzazione dei medici ospedalieri nello stesso ospedale in cui venivano assunti. Non si regolamentò alcun rapporto tra medici di base e medici ospedalieri per instaurare un rapporto di osmosi professionale continua. Non si regolamentò quali compiti dare agli ospedali DEA di I livello (provinciali) e quali dare ai DEA di II livello regionali. Ne conseguì che i DEA II livello (Brotzu di Cagliari e Santissima Annunziata di Sassari) si misero a curare patologie frequenti (calcoli, prostate, tumori intestinali, ernie, fratture, infarti, ictus, etc.) dimenticando che queste erano destinate agli ospedali DEA di I livello messi al centro delle loro Province. Ciò provocò la defunzionalizzazione degli ospedali provinciali e l’accumulo di pazienti in fila alle porte del Brotzu fino a mandarlo in crisi.
Fu uno squilibrio letale per gli ospedali provinciali e per gli stessi ospedali regionali.
Quella legge, inoltre, rese inefficace la funzione di controllo e proposta a cui hanno diritto i sindaci e i presidenti di Provincia.
Per fortuna, visto che i tempi per la presentazione della nuova Riforma sono ancora lunghi, esiste tutto il tempo per consultare i sindaci e far formulare a loro la proposta di nuova Riforma sanitaria adattata alle esigenze dei territori provinciali.

Mario Marroccu

Il Carbonia si lascia alle spalle l’amara domenica di Budoni, ritorna al successo, 3 a 2 sul Taloro Gavoi, e con i 3 punti sale a +2 sulla quota playout.
Non è stata una vittoria facile contro la squadra che sette giorni fa aveva battuto la capolista Monastir. Con l’organico al completo, Diego Mingioni ha presentato per la prima volta Enrico Galasso tra i pali, ha riproposto Danilo Cocco esterno basso a destra, Francesco Doneddu a sinistra con Mateo Broglia centrale (Nicolas Garcia inizialmente in panchina), Leonardo Tocco e Nicola Mancini in mezzo al campo.
Su un terreno di gioco appesantito dalla pioggia, il Carbonia ha approcciato bene la partita, cercando le conclusioni con il fraseggio, esattamente un sistema di gioco opposto a quello del Taloro Gavoi che fin dalle prime battute ha cercato i lanci lunghi saltando sistematicamente il centrocampo.
La prima occasione da goal l’ha costruita il Carbonia al quarto d’ora: Federico Moreno ha servito un assist al connazionale argentino Tomas Pavone, sulla cui conclusione s’è opposto il portiere Massimo Fadda, il terzo argentino biancoblù Nicolas Ricci s’è avventato sul pallone respinto, coordinandosi bene, ma il pallone da lui calciato s’è fermato casualmente sulla schiena del compagno Nicola Mancini.
 
Il goal del Carbonia è arrivato 6 minuti dopo, al 21′, autore Nicolas Ricci, scatenato sulla destra, lanciato da Tomas Pavone, con un diagonale che ha trafitto Massimo Fadda sul primo palo.
Il goal ha messo le ali al Carbonia che sono andati vicinissimi all’immediato raddoppio con una conclusione di Tomas Pavone.
Al 28′, improvviso, è arrivato il pareggio del Taloro Gavoi, alla prima conclusione, con Antonio Fadda, che ha battuto Enrico Galasso da posizione centrale, liberato da un compagno in piena area.
Il Carbonia ha accusato il goal subito per qualche minuto ma al 37′ è tornato in vantaggio: calcio di punizione da destra di Nicolas Ricci, pallone filtrante in area sul quale s’è avventato Mateo Broglia con un inserimento che ha beffato l’intera difesa rossoblù del Taloro Gavoi: 2 a 1.
La partita ha continuato ad offrire emozioni ed il Taloro Gavoi è andato vicino al nuovo pareggio due volte prima del riposo, prima con Roberto Mele, poi con Antonio Fadda.
In avvio di ripresa il Taloro Gavoi aumenta la pressione, il Carbonia si abbassa e raramente si affaccia nella metà campo avversaria ma rischia poco e al 73′ ha avuto la grande occasione di chiudere i conti con un calcio di rigore assegnato per un fallo ai danni di Leonardo Tocco.
Sul dischetto si è portto Tomas Pavone, la conclusione è risultata angolata ma Massimo Fadda l’ha intuita, è arrivato sul pallone con un balzo sulla sua sinistra e ha tenuto in vita il Taloro Gavoi.
Il passo tra il rigore sciupato e il pareggio del Taloro Gavoi è brevissimo, e due minuti dopo al 75′, il nuovo entrato Nicola Mereu ha battuto un incerto Enrico Galasso, ristabilendo la parità: 2 a 2!
Il nuovo pareggio ospite ha “gelato” i già infreddoliti tifosi del Carbonia ma la partita non ha finito di regalare emozioni e, dopo un timido tentativo di Federico Moreno che non ha impensierito il gravo portiere del Taloro Gavoi Massimo Fadda,
all’89’ è maturato il terzo vantaggio del Carbonia, questa volta definitivo: Simone Sau ha “abbracciato” Tomas Pavone al limite dell’area, il direttore di gara ha assegnato un calcio di punizione al Carbonia all’altezza dei 20 metri. Sul pallone si sono portati Matteo Broglia e Nicolas Ricci, il primo ha lasciato la battuta al secondo che ha “inventato” una parabola straordinaria che con una precisione “chirurgica” ha scavalcato la barriera e ha depositato il pallone all’incrocio de pali alla destra di un impotente Massimo Fadda! 3 a 2 all’89’!!!
L’arbitro ha assegnato 5 minuti di recupero ma in un clima freddo meteorologicamente ma caldissimo per la tensione, non è successo più niente e il Carbonia ha portato in porto una vittoria pesantissima che con i tre punti aggancia il Taloro Gavoi in classifica all’11°posto, con 17 punti, due punti avanti alla quota playout occupata dalla coppia Li Punti-Ghilarza.
Domenica quarta sfida stagionale con il Villasimius, in trasferta, senza il capitano Costantino Chidichimo che, oggi ammonito, in quanto diffidato, salterà la partita per la conseguente squalifica.
Carbonia: Galasso, Danilo, Cocco (60′ Filippi), Broglia, Chidichimo, Ricci, Pavone, Isaia, Tocco (80′ Abbruzzi), Doneddu Francesco (46′ Garcia), Moreno, Mancini (83′ Caverzan). A disposizione: Doneddu Davide, Atzeni, Carboni, Cocco Gianluca, Abbruzzi. Allenatore: Diego Mingioni.
Taloro Gavoi: Fadda Massimo, Soro, Piriottu, Sechi, Sau, Castro, Fadda Antonio, Mura, Pusceddu, Delussu, Mele. A disposizione: Diana, Funaro, Porcu, Mereu, Lapia, Vacca, Cidu. Falchi, Littarru. Allenatore: Massimiliano Pinna.
Arbitro: Riccardo Urru di Sassari.
Assistenti di linea: Nicola Deriu di Oristano e Luca Nuvoli di Alghero.
Marcatori: 21′ e 89′ Ricci (C), 28′ Fadda Antonio (T), 37′ Broglia (C), 75′ Mereu (T).
Giampaolo Cirronis

Il comune di Calasetta ha intitolato il Palazzetto dello Sport ad Adriano Aversano, sindaco dal 1985 al 2004, scomparso il 15  dicembre 2011, all’età di 64 anni, stroncato da un malore durante il suo intervento ad un dibattito sul gasdotto Galsi organizzato dal Partito democratico a Sant’Antioco. Nonostante la salute gli avesse dato più di un problema, continuava l’impegno da semplice cittadino ed aveva preso a cuore il progetto Galsi, per il quale proponeva una modifica progettuale, con lo spostamento dell’approdo a Portovesme.

Il sindaco in carica, Antonello Puggioni, già giovanissimo consigliere di minoranza quando Adriano Aversano era sindaco, ha spiegato le motivazioni che hanno portato la maggioranza consiliare ad avviare l’iter burocratico, avviato qualche giorno fa, che ha permesso l’intitolazione odierna, avvenuta alla presenza della moglie Maria Milia e delle due figlie Erika e Barbara, del sindaco di Portoscuso Ignazio Atzori, di don Francesco Lai e di alcune centinaia di persone.

Ingegnere meccanico, Adriano Aversano è stato per alcuni decenni uno dei protagonisti della vita politica del Sulcis Iglesiente. Cresciuto politicamente nella Democrazia Cristiana, dopo le vicende che portarono lo sconvolgimento politico dei primi anni ’90, ha aderito prima al Partito Popolare, poi al Partito Popolare Sardo e, infine, all’Udc. Oltre che sindaco del suo paese per quattro consiliature consecutive, è stato presidente dell’assemblea dei sindaci della USL 17 di Carbonia, consigliere d’amministrazione dell’EMSA e dirigente del Consorzio industriale di Portoscuso. Nel 1994 è stato candidato non eletto alla Camera dei deputati. Il sindaco Antonello Puggioni ha ricostruito i principali progetti portati avanti e realizzati da Adriano Aversano, tra i quali c’è il Palazzetto dello sport.

Sono poi intervenuti il sindaco di Portoscuso, Ignazio Atzori e la moglie Maria Milia.

La cerimonia di intitolazione si è conclusa con la benedizione di don Francesco Lai e, infine, con un rinfresco all’interno del Palazzetto dello sport.

   

Una scritta intimidatoria rivolta al consigliere comunale di Carbonia Alberto Pili, è comparsa stamane su una strada di Cortoghiana, la frazione cittadina nella quale risiede.
«Questo pomeriggio con nota registrata al protocollo dell’Ente con n. 2023 ho immediatamente segnalato al Prefetto di Cagliari il grave fatto accaduto nella notte tra l’11 e il 12 gennaio 2025, quando in una via della frazione di Cortoghiana è apparsa una scritta – realizzata con materiale spray – intimidatoria e minacciosa rivolta al consigliere comunale in carica, il sig. Alberto Pili, cittadino originario e residente proprio nella frazione di Cortoghiana», ha dichiarato il sindaco Pietro Morittu, in una nota del comune di Carbonia.
«L’Amministrazione ha prontamente attivato tutti i canali di comunicazione con le istituzioni competenti. Tramite la Polizia locale e l’ufficio Manutenzioni, una volta terminati i rilievi, si è provveduto a rimuovere la scrittaaggiunge la nota -. Nell’esprimere la totale vicinanza e solidarietà mia e dell’Amministrazione comunale al consigliere Alberto Pili, ho ritenuto importante, soprattutto in un periodo caratterizzato da un’escalation di intimidazioni nei confronti degli amministratori locali – il 6 settembre 2023 si verificò un fatto analogo – e al fine di garantire la massima attenzione verso la sicurezza e incolumità di coloro che rivestono incarichi pubblici, segnalare al Prefetto quanto accaduto, nella speranza che tali episodi non si ripetano più e che i rappresentanti degli Enti locali possano svolgere il proprio ruolo con la necessaria serenità.»
Solidarietà ad Alberto Pili sono arrivate anche dalla federazione provinciale del Partito democratico e dal Circolo di Cortoghiana dello stesso Partito democratico.
«Esprimiamo la nostra vicinanza al nostro amico e compagno Alberto Pili, concittadino Cortoghiana e consigliere comunale di Carbonia, stigmatizziamo le scritte offensive e minacciose che sono comparse la scorsa notte su una via di Cortoghiana, sicuri che il suo storico impegno politico e amministrativo non metti in alcuno modo simili minacce e scritte intimidatorie», ha scritto in una nota Walter Cannea, segretario di Circolo del Partito democratico di Cortoghiana.