L’81,4% dei campioni prelevati dai suini abbattuti lo scorso 3 gennaio in agro di Orgosolo, è risultato sieropositivo alla peste suina africana.
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Il risultato dell’81,4% di sieropositività conferma di fatto l’andamento riscontrato nei controlli elaborati nell’ultimo mese sui capi depopolati. Un dato pericolosissimo che si muove su una forbice tra il 71,6% e il 100% di animali interessati dal virus. Unica eccezione, che secondo gli esperti dell’IZS era dovuta al fatto che si trattava di branchi isolati e non a contatto con altri suini, riguarda i maiali abbattuti lo scorso 30 dicembre fra le campagne di Villagrande Strisaili e Talana dove la sieropositività era stata del 5,6%.
Va ricordato che gli interventi di depopolamento non sono dovuti alla presenza o meno della PSA riscontrata nei suini, ma è conseguenza delle normative igienico sanitarie e di quelle previste dal piano di eradicazione della peste suina africana in Sardegna che vietano il pascolo brado illegale in tutto il territorio regionale di suini non registrati, mai sottoposti quindi a controlli sanitari e di proprietà ignota.
L’Unità di progetto rinnova «l’invito, per tutti coloro che detengono maiali non registrati allo stato brado, a voler cogliere l’opportunità di regolarizzare la propria situazione e gli stessi animali, rivolgendosi allo sportello delle attività produttive del proprio comune di residenza. La richiesta spontanea di regolarizzazione da parte degli interessati, consente di evitare le pesanti sanzioni previste dalle norme statali e di poter sanare la situazione esistente con il pagamento di circa 450 euro, qualunque sia il numero di suini registrati. In questo modo – prosegue l’Unità di progetto – gli animali cessano di essere irregolari e possono essere sottoposti ai necessari controlli sanitari, da parte dei Servizi veterinari delle ASSL, che potranno valutare così lo stato sanitario di ogni singolo capo. La possibilità di emergere dalla clandestinità e operare come veri allevatori, alla luce del sole, è concreta, reale e anche semplice: basta volerlo e recarsi quindi negli uffici del proprio comune».
























