16 September, 2026

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Raccontare alcuni aspetti della società e della realtà che ci circonda, in rapida e continua evoluzione, attraverso il linguaggio “ibrido” del fumetto. Su questi binari, e sotto il titolo “Storie oltre”, si muove l’ottava edizione di Nues, il festival internazionale dei fumetti e cartoni nel Mediterraneo promosso dal Centro Internazionale del fumetto di Cagliari con la direzione artistica dello scrittore, sceneggiatore e regista Bepi Vigna.

Dopo vari appuntamenti nei mesi scorsi, la manifestazione si appresta a vivere nel capoluogo sardo il suo momento centrale in un’intensa settimana, dal 18 al 24 novembre prossimi, con presentazioni letterarie, incontri con autori, mostre e spettacoli. Ma già a fine ottobre, da giovedì 26 a sabato 28, il cartellone propone un’importante anteprima, mentre altri eventi sono in programma anche a Villacidro ai primi di dicembre.

Organizzata con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna (assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport ed assessorato del Turismo, Artigianato e Commercio), del comune di Cagliari (assessorato della Cultura) e della Città Metropolitana di Cagliari, l’ottava edizione di Nues verrà presentata alla stampa venerdì 20 ottobre, a Cagliari, presso la MEM – Mediateca del Mediterraneo, in via Mameli, 164, al primo piano.

All’incontro con i giornalisti, che avrà inizio alle ore 11.00, interverranno l’assessore della Cultura del comune di Cagliari, Paolo Frau, ed il direttore artistico del festival, Bepi Vigna.

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L’iniziativa di CasaPound che, in occasione della sua festa regionale, inaugurerà le nuove sedi di Cagliari e Carbonia, accende il clima politico. Luca Pizzuto, consigliere regionale di Articolo UNO – SDP, interviene con una nota molto critica, nella quale scrive che «il panorama nazionale ed internazionale presenta una situazione assai preoccupante, in cui la “cultura” e la politica dell’odio cercano di fare breccia in quelle fasce di popolazione che più di altre pagano il prezzo della crisi economica. Le destre, quelle più violente e razziste, che incitano all’odio, si stanno affermando in tutta Europa e non solo. Sono le stesse che vogliono far passare, per solidarietà, le azioni di discriminazione, anche su base etnica, dividendo la società in persone di seria A e serie B, fomentando così una pericolosissima guerra tra poveri. Sono di questi giorni, per esempio, le loro disdicevoli campagne contro lo Ius Soli, in cui persino ai bambini vengono negati i più elementari diritti di eguaglianza».

«Se non vogliamo essere anche noi travolti da questo processo pericolosissimo, non possiamo fare finta di niente – aggiunge Luca Pizzuto -. Dobbiamo essere tutti consapevoli che l’odio si traduce soltanto in violenza e oppressione. In questo ultimo periodo, anche la Sardegna sta assistendo ad un pericoloso incremento di atti di violenza di natura politica, contro i migranti o contro chi si oppone all’avanzata di formazioni inneggianti all’odio. Una società democratica e libera non può permettersi tutto questo. E’ un dovere, prima di tutto morale e poi politico, opporsi a chi si ispira, con orgoglio, alla stagione criminale del fascismo in Italia; non possiamo far finta di niente davanti a politiche che fomentano l’odio verso l’Altro; non possiamo non contrastare chi vuole riportare l’intolleranza al governo.»

Le presidenze ANPI di Cagliari e Carbonia, in riferimento all’inaugurazione delle sedi di CasaPound a Cagliari e Carbonia, hanno inviato una lettera aperta al prefetto, al questore e ai sindaci di Cagliari e Carbonia.

«Le presidenze dell’ANPI di Cagliari e Carbonia, raccogliendo l’indignazione e le preoccupazioni di un ampio fronte di cittadini e di associazioni democratiche e antifasciste, esprimono contrarietà e sconcerto per questo nuovo tassello che si colloca in un contesto di espansione e recrudescenza delle forze neofasciste, razziste e xenofobe – si legge nella lettera -. Ciò accrescerà, come avvenuto in altri contesti ove questo movimento ha aperto sedi, quelle attività politiche, accompagnate da atti di violenza e intimidazioni, di chiara impronta razzista e xenofoba nei confronti dei migranti e di cittadini e associazioni democratiche, Le presidenze di ANPI di Cagliari e Carbonia segnalano alle Istituzioni e alle Autorità i rischi insiti in simili operazioni e le invitano a porre in essere tutte le misure necessarie per punire e sanzionare chi non rispetta le vigenti leggi concernenti il reato di apologia di fascismo, razzismo e xenofobia (Leggi Scelba e Mancino).»

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Feeling Better, on line il primo inedito in inglese di “A+F”

Il duo algherese pubblica il quarto singolo, canzone per una persona cara che non c’è più.

Il duo algherese A+F tornano on line con un nuovo singolo inedito e per la prima volta abbandonano la lingua italiana per scegliere l’inglese. Feeling better è un omaggio speciale, una dedica dolce e allo stesso tempo forte, perché forte è la tematica scelta da Antonio F. Daga e Fabrizio Zara: la fine della vita, una persona cara che viene a mancare nel fior degli anni.

L’omaggio è ovviamente per lei, ed è lei stessa a raccontarsi attraverso il testo, a parlare al mondo utilizzando il linguaggio della musica per dire che dopo tutto, dopo l’immane sofferenza, ora, soltanto ora, sta bene, che finalmente si sente meglio: feeling better, appunto. Fabrizio Zara ha composto appositamente una melodia leggera, quasi come se si trattasse di un sogno, un’apparizione mentre Antonio F. Daga ha curato il testo in cui la scelta anglofona è arrivata per pura musicalità che l’inglese ha dato alle sue parole.
«Avevo già scritto il testo che ho trovato combaciasse perfettamente con la situazione, infatti amo dedicarlo a questa persona in particolare ma anche a tutti coloro a cui abbiamo voluto bene e che se ne sono andati troppo presto» afferma il cantante e paroliere della band e l’autore della musica conclude «la melodia è venuta fuori dopo la perdita di un’amica, come si può facilmente immaginare il morale era tutt’altro che alle stelle, le mie emozioni, le mie sensazioni hanno fatto da sole creando questa canzone».

Come per i singoli precedenti – Libro Chiuso, Musica e L’incanto – anche per Feeling better la scelta portata avanti dal duo è l’autoproduzione, il brano è stato infatti registrato in house ad Alghero da Mattia Uldanck e poi mixato e masterizzato a Milano da Riccardo Cherchi. Feeling Better può essere ascoltato sia sul canale YouTube della band che su Spotify, mentre è scaricabile su tutte le piattaforme musicali più importanti (iTunes, Apple Music, Google Play, ecc.), non solo, è già in cantiere il videoclip ufficiale del brano.

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Ottavo appuntamento con le lezioni in piazza curate dalla Scuola Civica d’Arte Contemporanea di Iglesias: Sabato 21 Ottobre alle ore 18,00, nella suggestiva cornice della chiesa di San Francesco, Marco Piras ci parlerà di un’Iglesias ancora da scoprire e valorizzare, ma che ha già attirato l’attenzione di numerosi studiosi ed appassionati dell’architettura e dell’urbanistica a livello nazionale ed internazionale.
Marco Piras è laureato in Architettura delle Costruzioni presso la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Cagliari. Dopo la laurea ha svolto attività di ricerca presso la stessa università. La sua ricerca, è rivolta all’approfondimento delle questioni inerenti i rapporti tra teoria, storia e progetto, con particolare attenzione alle tematiche dei beni e delle attività culturali, dei centri storici e dell’architettura moderna e contemporanea. Ha collaborato col Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e, in particolare con la Direzione Generale per l’Architettura l’Arte contemporanea e il Paesaggio – PaBAAC presso la quale ha svolto attività di organizzazione, programmazione, comunicazione e ricerca sulle attività legate all’organizzazione di Padiglione Italia (per arte e architettura) alla Biennale di Venezia, Selezioni per il Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa, attività istituzionali organizzate nell’ambito del Semestre Europeo di Presidenza Italiana e ricerca in occasione della predisposizione di seminari e concorsi del MiBACT in Italia e all’estero. Dal 2007 al 2014 è stato presidente dell’Associazione CultArch- Architettura e Cultura, Si interessa della promozione e della valorizzazione del patrimonio architettonico e artistico della Sardegna.

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museo man
La Giunta regionale ha stanziato 1 milione e 500mila euro per l’ampliamento del Man di Nuoro. «In questi anni il Man ha avuto una crescita costante nelle sue attività museali – ha detto l’assessore regionale della Cultura Giuseppe Dessena – ed è diventato una realtà importante per tutto il territorio regionale. I numeri delle presenze registrate parlano da soli: al Museo si contano circa 60mila ingressi all’anno. Questo intervento permetterà una ulteriore evoluzione, consentendo una mostra permanente, e la possibilità di attrarre sempre più persone e turismo».
La delibera, attraverso la rimodulazione della somma dell’Accordo di Programma Quadro (Apq) in materia di Beni Culturali, prevede interventi strutturali e di arredo nell’ex Casa Deriu e nell’ex albergo Sotgiu, che costituiscono ampliamento del museo e stretto raccordo fisico fra lo stesso e la piazza Satta sulla quale si affacciano.

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La Sulcispes è in testa alla classifica, a punteggio pieno, dopo la terza giornata del campionato di serie D di basket maschile. Anche contro la Polisportiva Genneruxi, la squadra di Paolo Massidda si è imposta chiaramente, con il punteggio di 73 a 64, dopo un primo tempo equilibrato, terminato in parità: 35 a 35.

«E’ stata una partita molto tosta, nella quale non siamo partiti bene nel primo quarto concedendo qualcosa di troppo nei rimbalzi offensivi e in più di un contropiede, questo a causa di forzature nostre in attacco che si devono evitare – spiega coach Paolo Massidda -, l’aver giocato anche giovedì ci ha impedito di preparare al meglio la gara ma, considerate le assenze, mi complimento con i miei ragazzi per aver dimostrato carattere, rimanendo saldamente aggrappati al match nei momenti difficili. Un plauso anche agli avversari, che hanno giocato una buonissima partita – conclude Paolo Massidda -, incontrarli in casa loro, al ritorno, non sarà affatto semplice»

Il prossimo impegno della Sulcispes è fissato per domenica 21 ottobre sul campo del Basket Quartu, a Quartu Sant’Elena.

Sulcispes – Genneruxi 73 a 64

Parziali: 17 a 21, 18 a 14, 13 a 10, 25 a 19.

Sulcispes: Casula 34, Cera, Borghero 6, Rasset 12, Pintus 4, Aralossi 5, Tosadori 7, Peloso 5, Ingrande, Era. All. Massidda.

Genneruxi: Giordani 9, Loi 2, Piras, Nigro, Parodi 10, Tatti 11, Tola, Fancello 4, Bonino 14, Mocci 14. All. Piras.

Arbitri: Mura e Seu.

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Il circolo Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale di Sant’Antioco sollecita l’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Ignazio Locci ad interventi immediati nel parco giardino cittadino devastato dai vandali.

«Sono decine le segnalazioni che ci sono pervenute da cittadini di Sant’Antioco, soprattutto da genitori, che frequentano il parco giardino nel lungomare di Sant’Antioco, concedendo qualche minuto di svago ai propri figli, nell’area dedicata ai giochi per bambini – scrive in una nota Simone Caddeo, dirigente di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale -. La situazione che si presenta è terrificante: molte parti dei giochi sono state volutamente staccate e/o danneggiate da vandali che, sicuramente, utilizzano l’area la notte per consumare qualche birra e spaccarla per terra. Da area divertimento a stallo assediato dai vandali.»

«E’ la triste realtà emersa durante un sopralluogo fatto dai dirigenti del circolo Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale di Sant’Antioco, insieme all’on. Paolo Truzzu ed al portavoce regionale Salvatore Deidda – aggiunge Simone Caddeo -. I pochi giochi esistenti sono impraticabili e, soprattutto, pericolosi. Sono state portate via alcune altalene, scalini per accedere ad un gioco ed alcune viti sono state allentate o levate.

«Sappiamo che l’Amministrazione comunale sta lavorando per ripristinare il parco e siamo certi che ci riuscirà in breve tempo – conclude Simone Caddeo -, ma chiediamo che l’area venga recintata, controllata e che questi gesti vengano puniti severamente.»

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Si terrà venerdì 20 e sabato 21 ottobre, la terza edizione di Mediterranea, la festa regionale di CasaPound Sardegna in cui sono attesi anche i vertici nazionali del movimento: Simone Di Stefano e Andrea Antonini.

Il programma prevede l’inaugurazione delle sedi di Cagliari e Carbonia, una campagna di sensibilizzazione sulla donazione del sangue in collaborazione con Grimes, l’escursione intitolata “sulle tracce della Dea Venere”, dibattiti sui temi di politica più attuali e la conferenza a cui parteciperà lo storico Angelo Abis dal titolo “Gramsci fascista: storia di una damnatio memoriae” in cui saranno presentati in anteprima documenti e foto inediti di Mario Gramsci, fratello di Antonio.

«Dopo anni di attività sempre in prima linea contro le politiche che impongono all’isola da un lato la povertà che fa emigrare i nostri giovani e dall’altro il business dell’accoglienza indiscriminata, siamo lieti di annunciare l’inaugurazione delle nostre sedi a Cagliari e Carbonia – dichiara Fabio Corrias, coordinatore regionale di CasaPound – due nuovi punti di riferimento da cui potenziare l’attività sul territorio con le raccolte alimentari per le famiglie sarde bisognose, la lotta al degrado di certi quartieri e tutti quegli interventi che, a livello nazionale, proiettano il nostro movimento in costante ascesa di consensi.»

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Il Consiglio regionale ieri sera ha approvato il capitolo 7 (distribuzione discipline e posti letto) della proposta di ridefinizione della rete ospedaliera. La seduta è stata aperta dal presidente Gianfranco Ganau. Dopo le formalità di rito il Consiglio ha iniziato l’esame dell’ordine del giorno e, intervenendo sull’ordine dei lavori, il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha osservato che la seduta si è aperta con un’ora di ritardo per cui, a nome dell’opposizione, ha chiesto una sospensione di almeno 30 minuti per una riunione della minoranza nella quale concordare una posizione comune sugli emendamenti da discutere. Il presidente Gionfranco Ganau ha accolto la richiesta e sospeso la seduta per 30 minuti. Alla ripresa dei lavori, la commissione e la Giunta hanno espresso il parere sugli emendamenti presentati.

In sede di discussione generale, il consigliere Edoardo Tocco (Forza Italia) ha sottolineato che «intento della riforma è quello di risparmiare ma lo si fa nel modo peggiore riducendo i posti letto senza aver programmato una rete territoriale; esempio emblematico di tale situazione è quello degli ospedali di comunità che in Sardegna hanno ancora una presenza molto limitata e lasciano scoperte esigenze fondamentali per i pazienti come quelle del decorso post-operatorio mentre, soprattutto per quelli più anziani magari provenienti da zone distanti dalle principali strutture sanitarie, la degenza andrebbe prolungata negli ospedali evitando inutili trasferimenti nei cosiddetti ospedali di comunità, dove sono attivi». Dopodomani, ha ricordato Tocco, «ci sarà un’altra mobilitazione sotto il palazzo, segno evidente di un malessere profondo che la stessa maggioranza ha percepito senza però sentire la necessità di una riflessione profonda sulle scelte principali della riforma e sulla stessa ripartizione dei posti letto sul territorio». Quanto al Mater Olbia, ha concluso, «non si capisce quando questa struttura potrà entrare a far parte del sistema sanitario regionale».

Dopo l’on. Edoardo Tocco ha preso la parola l’on. Fabrizio Anedda (Misto), secondo cui «ai territori in queste settimane è stato detto di tutto sui rischi di chiusura di ospedali e reparti. Tutto questo ha creato l’attenzione della stampa verso gli emendamenti di qualche consigliere regionale in cerca di facile consenso elettorale. Ma il provvedimento uscito dalla commissione è continuamente oggetto di emendamenti, persino di maggioranza. In realtà si vuole lasciare inalterata la situazione sanitaria sarda, nelle mani dei soliti noti e dei feudatari locali. E questo vale per La Maddalena e per l’Ogliastra». Rivolto al presidente Pigliaru, l’oratore ha detto: «Noi dobbiamo riformare la sanità sarda ma la dignità non si può barattare, come la tutela della salute. Meglio andare a casa subito».

Per il consigliere Emilio Usula (Misto) «quale credibilità ha la Sardegna sulla richiesta di riconoscimento dell’insularità? Non si tratta di riconoscere che abbiamo il mare che ci circonda ma che esiste uno squilibrio, un’ingiustizia che i sardi soffrono. E la sanità, insieme al disastro demografico, è proprio uno di quegli elementi che legittimano la nostra rivendicazione di insularità. Da questo avremmo dovuto pretendere una organizzazione della Sanità secondo una nostra visione derivante dalla condizione reale del nostro territorio. Altro che decreto ministeriale 70: vi è mancato il coraggio in questa riorganizzazione della Sanità. In compenso difendiamo il Mater Olbia, che esiste solo sulle carta e che riteniamo struttura di eccellenza: ci vuole coraggio a riconoscere l’alta specializzazione, che manco esiste ed è già punto di riferimento per le popolazioni del Mediterraneo meridionale».

Ha preso poi la parola l’on. Alessandra Zedda (FI), che ha detto: «Il dottor Fulvio Moirano ha già detto con chiarezza che il buco della Sanità sarda si allarga e nel frattempo lo Stato ci invita a un mutuo trentennale di 300 milioni per la copertura del disavanzo: sarà un gravissimo indebitamento per le casse della Regione, casse già martoriate per gli accordi che avete siglato con il governo italiano”. Sul tema dei posti letto, l’on. Alessandra Zedda ha detto: «Nel Medio Campidano avete previsto strutture complesse con appena 4 posti letto: dove e per chi andate in deroga al Dm 70? Dovreste spiegarcelo quale è il criterio che vi porta a decidere cosa è struttura complessa e di quanti posti letto necessita».

Sempre per Forza Italia ha preso la parola l’on. Marco Tedde: «Non è vero che si dà attuazione al DM 70 con questa riforma. E’ vero che state facendo legittime scelte politiche. E le state facendo sui territori della Sardegna, modulando le norme alla bisogna, penalizzando e avvantaggiando altri. Abbiamo visto cosa accade a San Gavino, dove riconoscete il primo livello senza monitoraggio. Mentre il monitoraggio lo prevedete per Alghero e Ozieri, che meritano il primo livello senza dubbio. Ma ci sono anche altri obiettivi dietro le vostre scelte politiche: risparmiare sui costi della Sanità, coperta dalla politica come una cupola».

Per l’on. Giorgio Oppi (Udc) «questo documento è lacunoso e non si comprende il rapporto tra i posti letto e la popolazione dei singoli territori. Qual è il modello di attivazione di alcune strutture? Sembrano proprio non idonee a garantire l’assistenza specialistica. Anche sotto il profilo della spesa non si capisce come pensate di riuscire a risparmiare: sarebbe stato meglio e più utile scrivere un nuovo piano sanitario completo, come ho suggerito al presidente della Regione durante una riunione in commissione. E mi preoccupa quel che è scritto nelle tabelle, anche se ne parlerò meglio al capitolo 10: sono sbagliate queste tabelle di Olbia, dalle quali ogni tanto scompare l’Oculistica, la Cardiologia, l’Urologia. Questi errori vanno corretti prima che facciano danni dentro la legge«.

I Riformatori sardi hanno preso la parola con l’on. Michele Cossa, secondo cui «riconoscere come noi facciamo che la rete ospedaliera vada riformata non significa però regalare l’illusione che la Sanità offra i servizi a tutti. Perché così non è, soprattutto per le fasce più deboli della popolazione. Avete smarrito la bussola nella discussione di questo provvedimento e in questo capitolo si coglie bene il disorientamento che vi ha colpito. Le pulsioni territoriali spesso sono apparse come un tentativo di mettere la bandierina in un determinato territorio. Nel frattempo, la Giunta ha iniziato a fare la riforma sanitaria partendo dalla coda e non dalla testa, ovvero dalla rete dei servizi. Cosa saranno in concreto le case della salute e gli ospedali di comunità? Nessuno è in grado di dirlo perché nessuno in concreto lo ha capito. Ecco, io temo una gran confusione prodotta da questa riforma e un aumento dei costi, unito alla demotivazione – che già si coglie – del personale sanitario».

L’on. Paolo Truzzu è intervenuto per FD’I anticipando una notizia: «A breve, nel giro di una settimana, verrà nominato il direttore dell’Areus e non sarà un sardo, così sembra.  Ormai pare che sia una condanna essere sardi quando c’è di mezzo un posto da manager nella Sanità. L’altro dato è che la maggiore contestazione a questo provvedimento arriva da settori della maggioranza, al punto che stiamo facendo un provvedimento incomprensibile e che nulla ha a che fare con il testo licenziato dalla Giunta. Sarebbe bene che i colleghi di maggioranza che hanno contestato il testo votassero anche di conseguenza. E sarebbe bene che qualcuno ci dicesse come volte cambiare la rete ospedaliera e come volete distribuire i posti letto: secondo razionalità e bisogni dei territori o secondo altre finalità? Io ho l’impressione dalla lettura di queste tabelle che la logica che vi ha animato sia altra: non i costi né i bisogni ma la difesa delle enclave territoriali e degli amici. Una deriva pericolosissima».

Il consigliere del gruppo Misto Giovanni Satta ha parlato di un dibattito nel quale «molti hanno pensato alla propria rielezione piuttosto che pensare al bene dei sardi come dimostra una legge partita con i criteri oggettivi e finita col premiare chi urlava di più in questo o quel territorio, determinando una situazione che alla fine porterà solo ad una riforma dei campanili». Soffermandosi sul ruolo della struttura del Mater Olbia, Giovanni Satta ha ricordato che «dopo una riunione presso la struttura a maggio era stata assicurata la partenza a  settembre con i laboratori ma ancora non c’è nemmeno una bozza di convenzione e, a questo punto, la situazione sanitaria della Gallura diventa preoccupante». Nel centro gallurese, ha proseguito il consigliere, «transitano per almeno sei mesi l’anno milioni di persone, un flusso elevatissimo di turisti che avrebbe dovuto spingere la Regione, secondo le positive esperienze di altre Regioni d’Italia, a potenziare i servizi sanitari, mentre invece oggi non si possono fare nemmeno operazioni normali come cataratta o prostata ed i posti letto assegnati sono del tutto insufficienti».

Il capogruppo dei Riformatori sardi Attilio Dedoni ha affermato che «riformare significa dare una nuova forma alle cose con un equilibrio fra vecchio e nuovo, nel nostro caso però è accaduto il contrario, prima la Giunta ha fatto molte proposte riformatrici e poi sono state completamente stravolte o per questioni interne o per la fretta di portare a casa un risultato, dimenticando fra l’altro che la rete ospedaliera è solo una parte essenziale del sistema sanitario regionale ma non la riforma ed è questa la lacuna più profonda di una legge costruita dal tetto prima che dalle fondamenta». Quanto al settimo capitolo, secondo Attilio Dedoni, «si usa la parola grossa di riorganizzazione mentre in realtà si configura un sistema ancora più vecchio del precedente e si prendono in considerazione posti-letto risalenti a periodi superati; noi diciamo No alle logiche particolari perché privilegiamo il vero interesse dei sardi che è quello di poter essere curati in qualunque luogo risiedano».

La presidente del gruppo Misto Annamaria Busia ha ribadito che «a fronte di premesse condivisibili la riforma mostra carenze molto significative e nel caso del settimo capitolo è sbagliata anche la premessa perché, per esempio, parlando dei posti letto per detenuti ci si perde in una grande vaghezza procedendo su dati non attendibili». Complessivamente, ha aggiunto, «emerge la necessità di un atto di umiltà che sarebbe apprezzato dal Consiglio e da tutti i sardi, fermarsi ed evitare di andare avanti nella discussione del provvedimento, che risulta notevolmente peggiorato dall’apporto di molti emendamenti che danno risposte positive solo in apparenza ma del tutto slegate dal contesto regionale». «Il punto – ha concluso – non è questa o quella struttura ma saper ascoltare la richiesta di diritti che viene dalla società sarda e trovare ispirazione in quanto fatto da altre Regioni, che hanno lavorato bene realizzando una nuova rete ospedaliera insieme ad una rete di servizi filtro sui territori ed alla struttura di emergenza urgenza».

Il capogruppo dell’Udc Gianluigi Rubiu ha lamentato che, di fatto, «la distribuzione ipotizzata dalla riforma è in realtà una suddivisione di quote di posti letto secondo i voleri di potentati locali e campanili». Qui, ha sostenuto, «la maggioranza gioca una partita tutta interna a colpi di ricatti, trattative, emendamenti concordati e riparatori con i quali si cerca di far quadrare i diversi elementi della riforma, segno di una legge che sicuramente scontenterà tutti». Soprattutto perchè, a suo avviso, «le norme ministeriali di riferimento contenute nel Dm 70 vengono utilizzate a mò di elastico a seconda del caso con una facilità sconcertante, anziché procedere in aderenza alle nostre specificità regionali: noi siamo un’isola con mille difficoltà ed il solo pensare a prendere un aereo o una nave per curarsi è un problema enorme». Soffermandosi infine sulla situazione del Sulcis, Rubiu ha parlato di una «sanità impoverita di strutture, personale e posti letto, una vergogna che ha prevalere la logica dei due pesi e due misure, tendenza peraltro confermata in tutto il territorio regionale in cui si registra un forte arretramento della periferia a favore dei due hub principali di Cagliari e Sassari».

A nome della Giunta, l’assessore della Sanità Luigi Arru ha ribadito che «il Dm 70 parte dai dati scientifici, ad esempio con le evidenze delle malattie cardio-vascolari, distribuendo i servizi in modo omogeneo ed assicurando le migliori competenze specialistiche». Non abbiamo fatto una fotografia dell’esistente sovrapponendo una nuova etichetta, ha detto fra l’altro l’assessore, «ma siamo intervenuti su un sistema che si è sviluppato in molti casi anche con iniziative lodevoli ma senza logica unitaria, ed anche il riferimento ai volumi degli interventi è un riferimento a persone e non un calcoli ragionieristico». Parlando del ruolo del Mater Olbia, Luigi Arru ha ricordato che esiste dal 1991 anche se con un altro nome e che, con l’accordo del 2006 e quello sottoscritto da noi nel 2014 «ha un partner di prim’ordine nel quadro di un ragionamento basato su standard di eccellenza che, fra latro, consentiranno a circa 15.000 sardi di evitare ricoveri in altre Regioni che Lombardia, Emilia e Lazio, e su una forte integrazione con il sistema universitario regionale: nessun mistero, dunque, ma precise condizioni sulla qualità e sulle migliori risposte ai bisogni dei sardi». Quanto all’Areus, ha concluso l’assessore, «c’è l’impegno della Giunta e colgo l’occasione sia per ringraziare tutti i medici del 118 e ricordare che, per la prima volta, potremo contare su un elicottero-ambulanza attrezzato secondo i migliori standard internazionali». «Stiamo in definitiva migliorando tutto il sistema – ha detto infine Luigi Arru – in un quadro di sostenibilità dei conti che comunque sono sotto controllo anche se ci riserviamo la scelta di attivare un mutuo; i debiti della sanità sarda, peraltro, vengono da molto lontano e sarebbe interessante risalire alla loro vera origine».

Il presidente Gianfranco Ganau ha quindi messo in votazione l’emendamento soppressivo  n.10=510=742 che è stato respinto dall’aula. Identica sorte per tutti gli altri emendamenti soppressivi parziali proposti dall’opposizione (n.511, 512, 513, 514, 515, 516, 517, 60=518=789, 519, 520, 521, 522, 523, 524, 525, 526, 527,528, 529, 530, 531, 532, 533=790).

Si è poi passati all’esame dell’emendamento n. 882 (Truzzu) che è stato bocciato. Respinti in rapida successione anche gli emendamenti sostitutivi parziali 794, 795, 291, 715,

Sull’emendamento sostitutivo n. 647 (Zedda, Tocco) che proponeva una modifica della tabella sulla distribuzione dei posti letto della chirurgia plastica è stato chiesto il voto segreto. Messo in votazione l’emendamento è stato respinto. Sull’esito del voto è intervenuta la consigliera Daniela Forma che ha segnalato il rischio di un depotenziamento del reparto di dermatologia del San Francesco di Nuoro: «Su 20 posti letto a livello regionale se ne tagliano 5 e tutti a Nuoro – ha detto Daniela Forma – abbiamo più volte sollecitato l’impegno dell’assessore Luigi Arru perché ciò non avvenga. Il reparto di dermatologia di Nuoro è stato per anni un fiore all’occhiello della sanità sarda. Ancora oggi ha un grande grado di attrattività ed i posti letto hanno un indice di occupazione che va oltre il 100%».

Sulla stessa lunghezza d’onda Daniele Cocco, capogruppo Art. 1- Mdp: «A Nuoro il servizio di radiologia è l’unico in Sardegna che ricovera pazienti che hanno problemi dermatologici – ha detto Daniele Cocco – è incomprensibile che si vadano a ridurre posti letto nell’unico presidio di riferimento per i pazienti dermatologici. Perché si vuole depotenziare?»

Il consigliere dei Rossomori Emilio Usula ha sottoscritto le dichiarazioni dei colleghi Forma e Cocco. «Dermatologia di Nuoro è da sempre un reparto di eccellenza, in questo caso lo si vuole trasformare da struttura complessa in struttura dipartimentale».

E’ quindi intervenuto il consigliere del Psd’Az Christian Solinas che ha annunciato la richiesta di voto segreto sull’854. Richiesta sulla quale ha espresso parere contrario il relatore di maggioranza Gigi Ruggeri. Il presidente Gianfranco Ganau ha fatto notare che l’emendamento in questione tratta una questione già affrontata in precedenza e lo ha dichiarato inammissibile. 

Si è poi passati all’esame dell’emendamento n.292 sul quale ha annunciato voto favorevole il consigliere Marco Tedde: «E’ una proposta di buon senso che mira a creare un hub pediatrico a Sassari». Posto in votazione l’emendamento è stato respinto.

Via libera invece all’emendamento n. 792 (Sabatini) che proponeva l’aumento dei posti letto del reparto di unità coronarica dell’ospedale di Lanusei da 2 a 3.

L’aula ha poi bocciato gli emendamenti n. 716 e 362. IL presidente Ganau ha quindi messo in votazione il testo del capitolo 7  he è stato approvato con 28 voti a favore e 22 contrari.   

Una volta licenziato il testo, il Consiglio ha approvato due emendamenti aggiuntivi proposti dal Pds. Il primo (718) prevede una particolare tutela degli ospedali di zone disagiate dove la riduzione dei posti letto delle specialità di urologia, chirurgia generale e pediatria potrà essere fatta solo a determinate condizioni. Il secondo (719) prevede che nel caso di mancata assegnazione dei posti letto di urologia al Mater di Olbia le stesse prestazioni vengano erogate dall’ospedale Giovanni Paolo II di Olbia.

Contro questa previsione si era espresso il consigliere dei Rossomori Emilio Usula: «Non sono d’accordo, l’emendamento propone che i posti letto di urologia non attivati all’interno del Mater Olbia vengano creati nell’ospedale Giovanni Paolo II. Chiedo: sono di nuova istituzione? A Olbia c’è solo un urologo che lavora nel reparto di chirurgia e collabora con l’urologia di Nuoro».

Favorevole invece il consigliere Giuseppe Fasolino (Forza Italia): «Quello di Usula è un intervento campanilistico. Dobbiamo capire se questi posti letto servano o meno per il territorio». Il primo firmatario Augusto Cherchi ha ribadito la posizione del suo partito: «Con questo emendamento si vuole soltanto inserire una clausola di salvaguardia per il territorio nel caso in cui il  Mater Olbia non istituisca il servizio di urologia»

L’assessore Arru ha ricordato che il testo di riferimento per l’apertura del Mater di Olbia rimane quello de del 2014 votato in commissione.

Dopo aver ottenuto il parere di Commissione e Giunta, il presidente Gianfranco Ganau ha aperto la discussione sul capitolo 8 “Indicatori per il monitoraggio”.

Il consigliere Giorgio Oppi (Udc) ha ammonito l’aula sul rischio che i posti non assegnati al Mater Olbia non vengano poi recuperati dal settore pubblico. «L’ultimo piano della Qatar Foundation stravolge gli accordi precedenti».

D’accordo con il collega Giorgio Oppi la consigliera Alessandra Zedda (Forza Italia). «E’ un giusto rilievo. L’ultimo documento della Qatar Foundation cambia le carte in tavola. L’assessore Arru spieghi quale è la situazione».

Edoardo Tocco (Forza Italia) è entrato nel merito del capitolo 8 chiedendo chiarimenti su come sarà fatto il monitoraggio: «Chi lo farà? Come sarà organizzato nelle strutture di eccellenza e nei piccoli presidi? – ha chiesto Edoardo Tocco – nell’ospedale di Alghero-Ozieri cosa succederà? Potrà ottenere il primo livello?»

«Chi controlla i controllori? – ha aggiunto Marco Tedde (Forza Italia) – sarebbe stato meglio prevedere commissioni che possano rapportarsi con i controllori e segnalare tutti quei casi in cui il monitoraggio può dare esiti negativi. Il monitoraggio a posteriori del presidio di Alghero Ozieri è una bizzarria e una singolarità oltre che un’ingiustizia immensa, ne risponderete politicamente ed elettoralmente. I sardi del Nord Ovest non meritano questo trattamento. Luigi Arru non può continuare a trattare in modo sperequato questo presidio. Non può far finta che le esigenze del Nord Ovest non siano uguali a quelle di San Gavino Monreale. Si metta una mano sulla coscienza».

Daniele Cocco (Art. 1 – Mdp) ha espresso dubbi sul monitoraggio del presidio Ozieri-Alghero: «Risulta incomprensibile. Non è il caso di sopprimerlo?»

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha sottolineato l’importanza del tema trattato: «E’ un argomento che rischia di essere banalizzato, probabilmente non interessa – ha affermato Pietro Pittalis – rischiamo di approvare un’altra legge che aggrava la situazione come è successo con la legge per gli aiuti alla pastorizia. Fermatevi, non chiediamo di bloccare la riforma ma di discutere le questioni di sostanza».

Anche Giorgio Oppi (Udc) ha ricordato che in commissione si era presentato un emendamento di sintesi che stabiliva una data certa per il monitoraggio del presidio Alghero-Ozieri: «Era previsto che si facesse nel 2018, non si può dire adesso che si farà dopo. Occorre prevedere una data. Oggi è un ospedale di primo livello dopo cosa succederà?»

Per Augusto Cherchi (Pds) l’argomento del capitolo 8 introduce un tema importante per la messa a regime della riforma. «Il monitoraggio non può essere esclusivo di una singola struttura ospedaliera ma deve essere esteso a tutti e fatto in modo attento. Ogni riforma è condizionata dal monitoraggio».

L’assessore Luigi Arru ha replicato agli interventi ricordando che il capitolo 8 è di carattere generale: «Introduce una nuova metodologia e si danno indicatori che servono per il monitoraggio clinico – ha sottolineato Luigi Arru – quanto alla situazione Mater Olbia tocca al Consiglio esaminare e approvare l’ultima proposta. Se questa non passerà si farà riferimento a quella del 2014. I posti letto ci sono già, eventualmente potranno essere redistribuiti». In conclusione Luigi Arru ha annunciato che martedì prossimo sarà nominato il direttore dell’Areus.

Il presidente Gianfranco Ganau ha quindi messo in  votazione gli emendamenti soppressivi. L’Aula in rapida successione ha respinto il n.11=534=743, il 535 e il 536.

Subito dopo il presidente ha dichiarato chiusa la seduta. I lavori del Consiglio riprenderanno questa mattina alle 10.00.

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Domenica 22 ottobre, ad Amatrice si svolgerà l’Assemblea Nazionale del CISADeP, Coordinamento Italiano Sanità Aree Disagiate e Periferiche, per discutere e prendere ulteriori iniziative contro il costante smantellamento dei servizi sanitari nelle aree disagiate, montane, insulari e ad alto rischio sismico di tutte le regioni Italiane, nessuna esclusa.

All’incontro, il presidente onorario del CISADeP, il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, ha chiesto che venissero invitati anche tutti i sindaci dell’Associazione Comuni Dimenticati, nata ad Amatrice su iniziativa di Sergio Pirozzi, della quale è presidente, e dei sindaci di molte altre regioni Italiane l’11 ottobre 2014, con un unico e preciso obiettivo, condiviso da tutti i sindaci partecipanti e scritto a chiare lettere sulla locandina per la presentazione della nascita dell’Associazione: «Affrontare il tema della SANITA’ nei comuni periferici, montani e insulari». 

Il CISADeP, proprio per questo, vuole ripartire da Amatrice con entusiasmo e determinazione per lottare contro lo smantellamento della sanità in tutte le aree disagiate e marginali d’Italia.