23 July, 2026

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La nuova legge sul Terzo Settore, recentemente approvata dal parlamento, avrà delle significative ricadute su tutto il mondo del volontariato, composto nella nostra isola da oltre 1.700 associazioni e circa 30mila volontari. Data la complessità della nuova normativa e l’esigenza di numerose associazioni di approfondire la materia, Sardegna Solidale ha organizzato nel territorio una serie di incontri dal tema “Volontariato e Riforma del Terzo Settore. Contenuti e prospettive”.

Il primo appuntamento è per lunedì 25 settembre a Cagliari. A partire dalle 16.00, nella sala del T-Hotel, interverranno il presidente di Sardegna Solidale Giampiero Farru, l’esperto di Terzo Settore Tiziano Cericola, il presidente del Co.Ge Sardegna Bruno Loviselli e il portavoce del Forum del Terzo Settore in Sardegna Fernando Nonnis. L’incontro sarà moderato dal giornalista Vito Biolchini.

Scopo dell’iniziativa è quello di informare il maggior numero di volontari possibile circa le novità introdotte dalla legge 106/16 e dai conseguenti decreti attuativi in tema di volontariato e di Terzo Settore. Per questo nel corso dell’incontro volontari e rappresentanti delle associazioni potranno porre domande e quesiti agli esperti. 

Il secondo appuntamento del ciclo “Volontariato e Riforma del Terzo Settore” si terrà mercoledì 27 a Sassari (Hotel Grazia Deledda, ore 16.00). Anche in questo caso, volontari e associazioni potranno confrontarsi con gli esperti sulle ricadute della nuova normativa.

Dopo gli incontri di Cagliari e Sassari, ulteriori appuntamenti verranno organizzati nei prossimi mesi negli altri territori della Sardegna.

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Il Gruppo PdS in Consiglio regionale, con Roberto Desini primo firmatario, ha presentato una mozione sottoscritta da tutte le forze di maggioranza, con cui si impegna il presidente Pigliaru e la Giunta regionale «a farsi parte attiva presso il Governo e il Parlamento nazionali affinché si facciano seriamente carico dei problemi del sistema penitenziario sardo e, sopperendo alle ormai croniche carenze di organico del personale della polizia penitenziaria e delle altre figure professionali prescritte dalle Regole penitenziarie europee, garantiscano agli istituti presenti nel territorio regionale le risorse umane necessarie ad assicurare l’ordine e la sicurezza al loro interno e l’effettiva programmazione e realizzazione di idonee attività finalizzate al reinserimento sociale dei reclusi».  

Una richiesta che parte dalle due sentenze con cui la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia (sentenza Sulejmanovic del 2009 e sentenza Torreggiani del 2013) riconoscendo che la situazione del sovraffollamento carcerario rappresenta nel nostro Paese un problema sistematico e strutturale e ingiungendo, pertanto, allo Stato di introdurre idonei rimedi. E la Sardegna è tristemente l’emblema dei problemi degli Istituti penitenziari italiani.

Le carceri sarde ad oggi ospitano complessivamente circa 2.308 detenuti;

– nell’ultimo anno le persone recluse nelle strutture detentive della Sardegna sono aumentate almeno di 221 unità mentre i posti letto risultano, per vari motivi, diminuiti;

– negli istituti di Cagliari-Uta si contano circa 620 ristretti per 561 posti letto (tanto che nel carcere di Uta in quasi tutte le sezioni si è reso necessario collocare nelle celle una quarta branda), a Sassari-Bancali 504 ristretti per 454 posti letto, a Lanusei 42 ristretti per 33 posti letto, a Oristano-Massama 273 ristretti per 260 posti letto e a Tempio 171 ristretti per 167 posti letto;

– all’evidente problema della sovrappopolazione carceraria si aggiunge il fatto che negli istituti di Sassari e Nuoro sono presenti numerosi detenuti in regime di 41 bis e di alta sicurezza;

– in particolare, nel carcere di Bancali sono presenti ben novanta detenuti sottoposti al 41 bis e addirittura venticinque detenuti sottoposti al regime particolare di sorveglianza per i presunti legami con le organizzazioni terroristiche di matrice jihadista;

– ciò significa che a Bancali si trova oltre la metà dei detenuti nelle carceri italiane per delitti connessi al terrorismo internazionale, tra i più pericolosi, se si pensa che un detenuto rientra nei primi trenta superjihadisti della black list stilata dall’allora Presidente degli USA, Obama;

– il carcere di Bancali è monitorato per le attività di proselitismo di alcuni soggetti collegati a organizzazioni islamiche estremiste e il fatto che siano limitati i contatti tra i detenuti sospettati di attività di proselitismo e gli altri musulmani ivi ristretti costituisce un elemento suscettibile di accrescere la tensione nell’ambiente carcerario.

Le cose non vano meglio se si analizza l’organico della polizia penitenziaria e il numero degli educatori che operano negli istituti dell’Isola:

– complessivamente la pianta organica della polizia penitenziaria in Sardegna prevede circa 1.800 unità, mentre oggi la polizia penitenziaria conta soltanto 1.100 unità ed è quindi fortemente sottodimensionata;

– solo all’istituto di Bancali occorrerebbero almeno altri 150 agenti oltre a quelli attualmente in servizio: l’istituto, infatti, dovrebbe avere in servizio 415 poliziotti, ma al 15 dicembre 2016, secondo i dati del Provveditorato della Sardegna, figuravano soltanto 243 poliziotti e risultavano assenti per malattia 38 unità;

– come recentemente evidenziato dalla stampa, a Bancali almeno una cinquantina di agenti penitenziari nell’ultimo anno hanno dovuto assentarsi per malattia per motivi variamente imputabili a stress lavoro correlato;

– analoghe carenze si riscontrano, da tempo, nelle altre strutture, dato che nel carcere di Oristano sono presenti circa 140 poliziotti su 210 previsti, a Tempio Pausania circa 90 su 158, a Badu’e Carros la carenza di organico è approssimativamente del 35 per cento.

Tutto ciò – sostiene il Partito dei Sardi – contribuisce a rendere le carceri sarde invivibili, pericolose e inutili dal punto di vista della riabilitazione sociale dei detenuti:

– in presenza di simili carenze di organico e, contestualmente, di un insostenibile sovraffollamento carcerario, risulta quasi impossibile poter garantire le attività trattamentali ai detenuti, e perciò la maggior parte dei detenuti trascorre quasi tutto il giorno in cella, senza o con limitata possibilità di accedere alle attività sportive, lavorative e ricreative, con negative e pericolose conseguenze soprattutto in presenza di disturbi psichici e dipendenze da alcool o sostanze stupefacenti;

– da un recente studio che ha coinvolto sei regioni italiane sui bisogni di salute di 16.000 detenuti (1/3 della popolazione penitenziaria) è risultato che il problema del disagio mentale è molto rilevante ed affligge oltre il 40% dei reclusi e che per assicurare un sistema integrato di prevenzione e promuovere piani di intervento sul disagio e la prevenzione del suicidio negli istituti penitenziari è necessario incrementare le risorse umane ivi operanti e promuovere il coordinamento tra le diverse figure professionali;

– il 4 febbraio 2016 è stata adottata la circolare GDAP 042087 “Misure di prevenzione dei suicidi delle persone detenute” che, tra le altre cose, evidenzia proprio la necessità di un coordinamento tra le figure professionali operanti a contatto con i detenuti;

– nonostante gli studi, i gruppi di lavoro e le circolari più recenti abbiamo riconosciuto l’importanza fondamentale della presenza negli istituti penitenziari di figure professionali specializzate nella gestione dei disagi psichici, oltre alla carenza di organico degli agenti penitenziari si rileva, tuttora, la mancanza di un numero adeguato di educatori e altre figure specialistiche prescritte dalle Regole penitenziarie europee;

– a Uta nel 2016 – secondo quanto riferito dall’Associazione Socialismo, diritti e riforme – si sono verificati ben 61 tentativi di suicidio, di cui due riusciti, 29 risse, 11 feriti e 133 episodi di autolesionismo e che negli ultimi mesi si assista a un’escalation di disordini e violenza all’interno dell’istituto;

–  il 10 marzo 2017 un recluso ha tentato il suicidio per poi aggredire gli agenti intervenuti per salvarlo; nella stessa giornata, un detenuto ha ingoiato una lametta e tentato di aggredire un agente; pochi giorni dopo è stato aggredito un medico; a maggio un detenuto si è tolto la vita; alla fine di luglio si è verificato un altro tentativo di suicidio; il 18 agosto un recluso ha appiccato un incendio; il 19 agosto è esplosa una rissa tra detenuti, con allagamento di un’intera sezione; il 21 agosto è scoppiata una rivolta sfociata in barricate nel braccio “Cagliari” e uso di idranti per sedarla;

– ad aprile 2017 nel carcere di Badu ‘e Carros un detenuto appartenente alla criminalità organizzata ha aggredito un agente;

– nel carcere di Bancali tra maggio e giugno si sono verificati un suicidio e un tentato suicidio.

E questi – conclude il Partito dei Sardi – sono solo alcuni esempi dei gravi fatti denunciati a più riprese dalle organizzazioni sindacali nei loro molteplici appelli, rimasti finora inascoltati, in primo luogo dal Governo nazionale, il quale non sembra intenzionato a occuparsi seriamente del problema, dato il taglio dell’organico penitenziario imputabile alla cosiddetta legge Madia e il recente piano ministeriale di assunzioni assolutamente inadeguato rispetto alle reali esigenze delle carceri italiane in generale, e sarde in particolare.

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E’ in programma oggi, al Parco di Villa Sulcis, a Carbonia, la terza giornata della “Festa della Sinistra – Sotto/Sopra – Il Mondo Alla Rovescia“, organizzata dal circolo Zorba il Gatto. Il programma della “4 giorni” della sinistra è caratterizzato da alcuni interessanti incontri-dibattito sui temi di più grande attualità politica e sociale, con ospiti di primissimo piano della scena politica regionale.

La giornata inaugurale, giovedì, è stata caratterizzata da un dibattito sulla riforma sanitaria ed i riflessi sui territori, al quale hanno partecipato, tra gli altri, il direttore dell’ATS Fulvio Moirano e il dottor Bruno Palmas. E’ stato un dibattito molto acceso, nel quale, dopo gli interventi di Bruno Palmas (critico, soprattutto per la tempistica della riforma, avviata dalla rete ospedaliera, anziché come sarebbe stato più opportuno – ha sostenuto – dai territori, nei quali il servizio sanitario pubblico presenta grossi problemi) e del direttore dell’ATS Fulvio Moirano (alleghiamo il video dell’intervento integrale) si sono confrontate diverse posizioni di operatori ed utenti del servizio sanitario pubblico, molte delle quali assai critiche verso le scelte fatte dalla Giunta regionale che, per “risparmiare” e rientrare del deficit (300 milioni quello maturato negli ultimi 12 mesi), finiranno per penalizzare ulteriormente il giù precario servizio sanitario pubblico.
Ieri il dibattito principale è stato dedicato ad un problema di strettissima attualità, quello dei migranti e dell’accoglienza; oggi, alle 17.30, si parlerà di lavoro e sviluppo nel Sulcis Iglesiente, con 
Salvatore Cherchi, coordinatore del Piano Sulcis; Giuseppe Dessena, assessore regionale dell’Istruzione; Barbara Argiolas, assessore regionale del Turismo.
Domani, giornata conclusiva, è previsto un dibattito con le organizzazioni giovanili della città: vivere e far vivere gli spazi della città.

Il programma della festa prevede anche momenti di animazione per bambini, concerti e proiezione di film.

 

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Voli cancellati, continuità territoriale a rischio, tariffe per i viaggi oltre Tirreno che schizzano verso l’alto. Si moltiplicano i disagi per le società sportive isolane. Il consigliere regionale Edoardo Tocco (FI) invoca un intervento urgente della Regione per dare certezza ai sodalizi sardi impegnati nei campionati nazionali.

«La soppressione dei voli Ryanair con difficoltà per i passeggeri nelle basi di Alghero e Cagliari – spiega Edoardo Tocco – è solo l’ultima criticità per i collegamenti con la Penisola.»

Una situazione che potrebbe riflettersi sulle società di calcio a cinque, pallavolo, basket, calcio, hockey su prato, rugby, tennis e altre discipline, impegnate a livello nazionale: «I club isolani sono già penalizzati dal ritardo nei pagamenti degli anticipi. Risorse che sarebbero dovute essere erogate entro agosto. Non si è ancora visto un centesimo. Ora c’è la difficoltà nel programmare le trasferte di un anno di campionato. Ormai un’impresa ardua visto il caos infinito sui cieli sardi – conclude Edoardo Tocco -. Si tenga conto che i biglietti vanno fatti abbondantemente all’inizio dei diversi campionati, se si spera di sopravvivere. Invece siamo di fronte ad un’incertezza che porrà in pericolo i collegamenti con tariffe esagerate per le trasferte».

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Chiuso con grande successo di pubblico il cartellone della decima edizione, festeggiata ad Iglesias con il concerto del 5 luglio scorso, che ha visto protagonisti  tra gli altri Raiz, Elena Ledda, Nando Citarella, Alessia Tondo, Mare e Miniere torna con un gustoso fuori programma, portando in scena a Monserrato, il prossimo 30 settembre alle ore 21,00, presso la sede dell’Associazione Pauly Onlus, il progetto speciale “Scavi. Storie di Miniera”. Simonetta Soro (voce narrante), Mauro Palmas (liuto cantabile) e Silvano Lobina (basso), proporranno un recital di grande suggestione su musiche originali dello stesso Palmas e testo di Mariangela Sedda. L’idea produttiva nasce dall’esigenza di rappresentare sotto forma di concerto le vicende e le storie umane della gente di miniera. La vicenda è ancorata solidamente alla storia delle miniere sarde, alla descrizione minuziosa dei territori negli anni in cui le miniere furono protagoniste di benessere e sviluppo economico.

Lo spettacolo si articola attraverso brevi scene, presentate da una narratrice ormai adulta come una sorta di memoria collettiva, che raccontano storie di miniera attraverso le vicende umane e i cambiamenti che gli anni e il lavoro hanno prodotto nelle comunità dagli anni trenta fino agli anni cinquanta, al culmine dello sviluppo delle città minerarie. Sullo sfondo la grande Storia filtrata attraverso la quotidianità di piccole esistenze. I flash-back accendono singole storie individuali, storie comuni, private, che fanno rivivere il clima di quegli anni. Ogni ricordo si porta dietro storie di lavoro, di lotte, di amori e di feste, che hanno riempito di vita e di fervore villaggi oggi desolati dall’abbandono. La musica, strettamente legata alla narrazione e che di quel mondo cattura suoni, voci e sentimenti, renderà possibile il dialogo tra realtà diverse, transitando fra tradizione e innovazione e incontrando tempi musicali che daranno vita a vividi orizzonti sonori. L’evento è realizzato in collaborazione con l’Associazione Pauly Onlus.

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12 vini sardi hanno ricevuto il prestigioso riconoscimento dei “Tre Bicchieri” della Guida del “Gambero Rosso 2018”. Quest’anno in Sardegna sono stati assaggiati circa 600 vini di un centinaio di aziende (è un record). Le ultime annate sono state calde ma non eccessivamente e la qualità delle uve in tante zone dell’Isola è stata ottimale. I territori sotto osservazione sono diversi e le soddisfazioni arrivano dalla Gallura per i rossi (i bianchi si sono affermati da tempo), da Usini, grande zona per Vermentino e Cagnulari, passando per il centro Sardegna con Oristano, Mandrolisai, Barbagia e Ogliastra (queste ultime grandi zone per il cannonau). Al Sud Serdiana si rivela un grande paese del vino con ben quattro aziende presenti in Guida, mentre il Sulcis è sempre una garanzia. Salgono sul gradino più alto del podio quattro Vermentino e quattro Cannonau, a confermare il prestigio delle due varietà più presenti nell’Isola: Il Tuvaoes di Cherchi e il Costarenas di Masone Mannu sono vere e proprie novità, ottime performance anche per Siddùra e Pala.
Tra i bianchi non ottenuti da vermentino, la particolare Cuvée di Torbato firmata Sella & Mosca è tra i vini che hanno convinto di più. I Cannonau premiati arrivano da diverse zone, a partire da Mamoiada (grande territorio per l’uva rossa) passando per la Gallura e Serdiana, al Sud. Cantina Giba è, invece, nuovamente protagonista col rosso sulcitano ottenuto da uve carignano. Concludiamo con due vini da meditazione premiati, diversissimi tra loro per varietà, territorio da cui nascono e vinificazione, ma accomunati da assoluta bontà: sia il Latinia della Cantina Santadi sia la Vernaccia di Oristano Jughissa sono tra le migliori versioni di sempre.

I vini della Sardegna premiati con Tre Bicchieri

Alghero Torbato Terre Bianche Cuvée 161 ’16 – Tenute Sella & Mosca

Cannonau di Sardegna Barrosu Franzisca Ris. ’14- Giovanni Montisci

Cannonau di Sardegna Mamuthone ’15 – Giuseppe Sedilesu

Cannonau di Sardegna Senes Ris. ’13 – Argiolas

Cannonau di Sardegna Sincaru Ris.’ 14 – Vigne Surrau

Carignano del Sulcis 6Mura ’12 – Cantina Giba

Latinia ’11 – Cantina Santadi

Vermentino di Gallura Sup. Costarenas ’16 – Masone Mannu

Vermentino di Gallura Sup. Maìa’ 15 – Siddùra

Vermentino di Sardegna Stellato ’16 – Pala

Vermentino di Sardegna Tuvaoes ’16 – Giovanni Maria Cherchi

Vernaccia di Oristano Sup. Jughissa ’08 – Cantina Sociale della Vernaccia.

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L’obiettivo è dare ai partecipanti un’opportunità di formazione in un settore che richiede sempre di più personale qualificato e responsabile. E l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Antonio Diana, nella convinzione che la formazione consenta ai giovani, e non solo, di ottenere una opportunità in più per confrontarsi a pieno titolo sul mercato del lavoro, pubblica l’avviso per il corso di secondo livello per “barman american bartending”. Per iscriversi c’è tempo sino al 27 settembre.

L’avviso e la modulistica per la domanda sono stati pubblicati sul sito web del Comune. Il corso è riservato a 15 persone residenti sul territorio comunale, di età compresa tra i 18 e i 40 anni. Nel caso di un numero di domande superiori a 15, sarà data priorità ai più giovani d’età. L’amministrazione prosegue così la politica già avviata negli anni scorsi che punta alla formazione dei giovani. Ad aprile dello scorso anno il Comune aveva già avviato con successo un corso base per barman. Adesso l’Amministrazione stintinese propone un ciclo di lezioni per una professionalizzazione ulteriore nel settore.

Il corso, oltre a far capire le differenze che esistono tra le figura del bartender, del barman e del barista, si affronteranno i temi relativi all’enologia, alle tecniche di versaggio quindi lo studio delle dosi, la realizzazione di alcuni tra i più popolari cocktail, l’introduzione alle decorazioni e, ancora, la conoscenza delle attrezzature degli strumenti utile alla professione, merceologia, tecniche di vendita.

«Puntiamo ancora una volta – afferma il vicesindaco e assessore del Lavoro e Formazione professionale Angelo Schiaffino – a dare ai nostri concittadini un’interessante opportunità formativa per una professionalità che è molto richiesta nel settore turistico-ricettivo.»

Per gli interessati quindi c’è tempo ancora sino al 27 settembre per presentare domanda all’Ufficio protocollo del Comune. All’atto dell’iscrizione sarà necessario versare una quota di partecipazione di 100 euro. Per maggiori informazioni è possibile rivolgersi all’ufficio Servizi sociali il martedì, mercoledì e venerdì dalle ore 9.00 alle ore 12.00.

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Sono 3.000 le firme raccolte nel primo Referendum day per “l’inserimento del principio insularità in Costituzione”, in 70 piazze dell’isola, più di un quarto di quelle necessarie per la consultazione referendaria. L’obiettivo sono le 100.000 firme che rendano palese l’unità dei sardi per l’ottenimento di un obiettivo storico.

Mezza Sardegna si è mobilitata a 10 giorni dal via per la raccolta firme dato dal Comitato promotore, un movimento del tutto trasversale, costituito da uomini di cultura e delle Istituzioni, Sindaci, imprenditori e cittadini disposti a battersi per la propria isola,appartenenti a tutte le aree politiche.

I risultati di questa prima giornata sono giudicati dai promotori entusiasmanti; grazie a centinaia di volontari sparsi nei comuni sardi, da Cagliari a Sassari, Olbia, Oristano, Iglesias, Carbonia e Nuoro fin nei comuni più piccoli, sono state raccolte oltre 2.000 firme. In pochi giorni le adesioni superano, dunque, le 3.000, più di un quarto di quelle necessarie ad indire la consultazione referendaria.

E’ stato  fatto un grande passo verso l’obiettivo posto dal Comitato promotore: 100.000 firme al 31 dicembre, data ultima per la raccolta, che rappresenterebbe una partecipazione corale dei sardi capace di rendere palese la loro unità verso un obiettivo storico.

Di seguito i Comuni coinvolti nell’iniziativa: Cagliari, Alghero, Arzachena, Berchidda, Iglesias, Domusnovas, Villamassargia, Olbia, Olmedo, Palau, San Gavino, Sassari, Sinnai, Tuili, Carbonia, Pula, Selargius, Guasila, Giba, Quartucciu, San Sperate, Sestu, Bonorva, Monserrato, La Maddalena, Oristano, Laconi, Terralba, Cabras, Santa Giusta, Ghilarza, Abbasanta, Norbello, Pau, Morgongiori, Musei, Baradili, Busachi, Mogoro, Milis, Piscinas, Senis, Villanova Truschedu, Masullas, Zeddiani, Olzai, Fonni, Masullas, Ottana, Pau, Samugheo, Teti.

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Le infezioni delle protesi impiantate negli arti rappresentano un problema da non sottovalutare, soprattutto nella popolazione in età avanzata. Le terapie prevedono la necessità di più interventi chirurgici e lunghe cure antibiotiche, con un ingente costo in termini di sanità pubblica e un impatto, talvolta anche complesso, sulla salute psicologica e fisica del paziente. Una situazione che potrebbe essere evitata attraverso una più attenta diagnosi di questo tipo di infezioni e un loro migliore trattamento ospedaliero. È quanto emerso nei giorni scorsi durante una riunione operativa che si è svolta al Mut, museo della Tonnara di Stintino, e che ha visto riuniti attorno al tavolo il team della Medical microbiology research laboratory, della Facoltà di Medicina dell’Università inglese dell’East Anglia a Norwich, e i loro colleghi sassaresi del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Ateneo turritano.

I due gruppi di studiosi, che collaborano da diversi anni all’identificazione dei batteri che causano le infezioni da protesi, sono diretti rispettivamenti dai professori John Wain e Salvatore Rubino. Una collaborazione, quella tra i dipartimenti delle due Facoltà, che si è tradotto anche in scambio di ricercatori, studenti e dottorandi di ricerca.

Lo studio presentato a Stintino dal gruppo inglese, che potrebbe avere importanti risvolti nella futura medicina personalizzata, ha messo in evidenza come si sia arrivati all’identificazione dei batteri che, individuati sulla cute dei pazienti, causano infezioni delle protesi. I microrganismi – è stato detto – sono in grado di produrre una biopellicola (biofilm) con la quale eludono l’intervento sia delle difese immunitarie che degli antibiotici. La ricerca ha portato a identificare qualsiasi battere, produttore di biopellicola.

I due gruppi di ricerca puntano adesso a sviluppare metodologie genomiche per la valutazione del contenuto batterico della cute e del liquido sinoviale. Un’operazione che – hanno messo in evidenza – permetterà di valutare il rischio che questi microrganismi possono esercitare per eventuali infezioni delle protesi impiantate chirurgicamente che, spesso, possono richiedere ulteriori interventi chirurgici con reimpianti della stessa protesi, oltre a prolungate terapie antibiotiche.

Con le tecnologie di sequenziamento di ultima generazione del genoma – sostengono gli studiosi – potrà essere possibile determinare, in tempi rapidissimi, l’intera sequenza genica del DNA di tutti i batteri presenti nei campioni prelevati dai pazienti. Così sarà possibile identificare in tempo reale quei batteri che producono la biopellicola e che sono i maggiori responsabili dei problemi scaturiti dagli impianti chirurgici. Attraverso la loro identificazione sarà possibile adottare, in maniera repentina, la terapia appropriata.

Durante il meeting, inoltre, si è discusso su come la tecnologia possa essere sfruttata in collaborazione con l’Università di Sassari e l’Azienda ospedaliero universitaria e come sviluppare nuove capacità diagnostiche, per garantire un trattamento puntuale e precoce delle infezioni causate dal biofilm.

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Domenica 24 settembre la sala polifunzionale del comune di Carbonia ospiterà circa un centinaio di arbitri appartenenti all’AIA (Associazione Italia Arbitri) – Sezione di Carbonia per un raduno formativo in cui verranno presentate ai direttori di gara le principali novità regolamentari della stagione 2017-2018. All’incontro presenzierà, in rappresentanza dell’Amministrazione comunale di Carbonia, il presidente del Consiglio Daniela Marras.

L’AIA della Sezione di Carbonia, attualmente presieduta da Gian Luca Piras, opera in città e nel territorio da oltre 50 anni e cura, per conto della Federazione Italiana Giuoco Calcio, il reclutamento, la formazione e l’impiego degli arbitri. Quello di domenica sarà un incontro intensivo, dalle ore 8.30 alle 19.30, che consentirà di approfondire ogni sfaccettatura legata alla figura del giudice di gara. Una figura che riveste un ruolo importante di terzietà e imparzialità nel gioco del calcio.