27 September, 2026

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Il sistema delle Costruzioni in Sardegna, i dati del settore e la prossima Legge Urbanistica Regionale saranno gli argomenti del Convegno Regionale organizzato da Confartigianato Imprese Sardegna, in programma domani, sabato 21 gennaio, a Cagliari, al Caesar’s Hotel (via Darwin), dalle ore 12.00, dal titolo “Il Sistema delle Costruzioni in Sardegna e le norme sul governo del territorio”.

I lavori verranno aperti dall’intervento di Maria Carmela Folchetti (Presidente Confartigianato Imprese Sardegna) cui seguiranno quelli di Stefano Mameli (Segretario Confartigianato Imprese Sardegna) con “Lo stato di salute del “Sistema Casa” in Sardegna. I dati di Confartigianato” e di Cristiano Erriu (Assessore regionale degli Enti Locali, Finanze e Urbanistica) con “Proposte per il governo del territorio. Stato dell’arte e strategie della nuova legge urbanistica regionale”.

La chiusura del convegno verrà affidata alle riflessioni di Giacomo Meloni (Presidente Regionale di Confartigianato Edilizia Sardegna).

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«Basta con il No a tutto e con la politica del “Non si può fare”. Così non si va da nessuna parte e certo non possiamo aspettarci che la crescita e lo sviluppo si materializzino magicamente senza impulso. La Finanziaria 2017 dimostra ancora una volta che la Giunta regionale non ha alcuna idea di sviluppo: le manca il coraggio di guardare avanti e di liberarsi dalle briglie del partito dell’ostruzionismo.»

Ignazio Locci, vicepresidente di minoranza (Forza Italia) del Consiglio regionale, è durissimo nei confronti della Giunta regionale guidata da Francesco Pigliaru, per le scelte fatte nella nuova manovra finanziaria.

«Bisogna partire dal presupposto che i numeri ci dicono chiaramente che dall’avvio della crisi economica (2007-08) siamo ancora in decrescita – aggiunge Ignazio Locci -. A parte qualche timido segnale visto solo dagli amanti dei numeri – che naturalmente non si manifesta nell’economia reale – siamo indietro su tutti i fronti. Il centrosinistra non ne prende atto e, al contrario, decanta misure che, forse, un giorno produrranno qualche risultato. Io resto invece convinto che alla base ci siano politiche sbagliate, senza coraggio, ancorate alla visione arcaica che non ci consente di fare il salto, guardando al futuro.»

«Manca la forza di fare quello che tradizionalmente non si fa perché ci hanno sempre detto che non si può fare e, di conseguenza, l’audacia di fare bene quello che non si fa – sottolinea ancora Ignazio Locci -. Siamo indietro, perché non sappiamo rispondere alle domande: come ci poniamo di fronte alla strategia di crescita? Come valutiamo le politiche industriali regionali rispetto a quelle nazionali? Possiamo parlare e investire su energie alternative alle tradizionali, anziché cedere al partito del No a tutto, che tiene le mani ancorate sul freno a mano tirato incurante della fase di stagnazione economica da cui non riusciamo a uscire? Solo investendo in nuove strategie potremo dare le risposte che attendono i poli industriali di Portovesme, Ottana, Macchiareddu, Porto Torres e Sarroch (Saras). Senza uno sguardo al domani, inteso come nuova frontiera, non supereremo mai la condizione di insularità e non daremo mai un impulso alla crescita.»

«E se l’industria è un settore che sta pian piano morendo per l’assenza di nerbo, non se la passa certamente bene l’edilizia, messa all’angolo dal solito partito del No che, convinto di difendere l’ambiente ponendo un freno a tutto, sta affossando l’economia. Non possiamo andare avanti così, cedendo alla veste ipocrita dell’ambientalismo integralista: occorrono coraggio e misure che, nel pieno rispetto dell’ambiente e del paesaggio, ridiano impulso al comparto edile. E in quest’ottica, bisogna saper declinare i temi della semplificazione amministrativa e della rigenerazione urbana. Investire in questi settori significa ridare una speranza alla Sardegna. Ma occorre essere razionali – conclude il vicepresidente del Consiglio regionale – e capire che dietro il partito del No c’è un’ipocrisia che nuoce ai sardi e alla Sardegna.»

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Il nuovo bando si riferisce alla selezione di 1.050 volontari per l’attuazione di progetti di servizio civile nazionale in Italia di cui:

– 1.000 da avviare in 116 progetti in tutta Italia autofinanziati dal Ministero dei Beni e delle attività Culturali e del Turismo

– 4 da avviare in 1 progetto finanziato dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena

– 20 da avviare in 1 progetto di un Ente della regione Sicilia

– 20 da avviare in 2 progetti di Enti della regione Puglia

– 6 da avviare in 1 progetto di un ente Nazionale

Per poter partecipare alla selezione occorre innanzitutto individuare il progetto a cui si vuole partecipare.

Dopo…

L’articolo completo è consultabile nel sito http://www.diariolavoro.it/lavoro_servizio_civile.html)

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La prima Regione italiana per e-commerce è la Campania per quanto riguarda gli acquisti online da parte dei consumatori, seguita da due Regioni del Nord. Al primo posto delle Regioni più attive per presenza sul web troviamo una sola Regione, la Valle d’Aosta e quindi le province autonome di Trento e Bolzano. Quindi in questo panorama la Sardegna è la seconda Regione ma occupa il quarto posto di questa classifica distanziando altre Regioni in modo molto netto.

Un risultato che è stato raggiunto in soli 4 anni: nel 2012 la presenza delle aziende nel web era solo di 3,8%, ora si è saliti al 17%, ben 6 punti percentuali superiore alle media nazionale che rimane all’11%. Un dato importante come ha sottolineato il presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, Maria Carmela Folchetti che ha voluto far notare di come “La nostra regione si conferma terra fertile per lo sviluppo delle attività connesse al web e allo sviluppo della ‘manifattura 4.0’”.

Da qui diventa ancora più importante continuare a lavorare per superare il digital divide, perché il problema non è quello di trovare spesso le migliori offerte adsl e telefono, quanto il fatto di poterne usufruire veramente dei servizi offerti e pagati (maggiori dettagli su http://www.cartedipagamento.com/offerte-adsl-telefono.htm).

Folchetti ha anche aggiunto che questi dati “confermano le potenzialità dell’e-commerce per la crescita delle imprese sarde in primis quelle dell’agroalimentare, questo è un modo intelligente di vendere i prodotti e promuovere il valore artigiano dei territori e un metodo parallelo al tradizionale commercio che consente di abbattere le distanze e di raggiungere anche mercati lontani. Purtroppo, però, ci sono ancora problemi legati a siti web non adeguati al commercio digitale a cataloghi ancora solo in italiano e non plurilingue e, in alcune aree, a infrastrutture tecnologiche (linee internet) che, di fatto, limitano l’operatività delle imprese”.

Quindi è innegabile che ci sia ancora molta strada da fare, e nonostante i consumatori sardi abbiano ridotto l’abitudine di acquistare online, questa sembra essere realmente la via giusta da percorrere per scrollarsi di dosso una crisi, che al di là dell’impegno profuso dalle aziende sarde sembra non voler dare spazio al giusto benessere che il lavoro onesto dovrebbe garantire a tutti.

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I Riformatori sardi vanno ancora all’attacco contro le ipotesi di rilancio delle Province.

«I sardi hanno espresso la volontà di eliminare le province dalla Sardegna. Non di ridurle, non di modificarle. Eliminarle. Non c’è altra parola se non “ridicolo” per descrivere il comportamento dell’attuale giunta regionale che non sta facendo altro che fregarsene di quanto ha deciso legittimamente il popolo sardo – dice Giacomo Fantola -. La caduta vertiginosa dell’apprezzamento dell’operato della giunta, testimoniata dalle graduatorie del sole 24 ore, rende palese il sentimento che i sardi hanno sviluppato in questo periodo. La Giunta regionale continua a prendere in giro i sardi: dai commissariamenti dei consigli, alle proroghe, fino allo studio dei nuovi confini per delle nuove, ennesime province. Da sardo chiedo ai miei governanti di smetterla. Non chiedo dimissioni – conclude Giacomo Fantola -, non chiedo teste di assessori incompetenti, chiedo solo che venga dato seguito alle indicazioni dei sardi che quattro anni fa hanno chiesto l’eliminazione definitiva delle province.»

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Il Parlamento europeo ha rinviato alla Commissione la sua proposta per una “lista nera” dei Paesi considerati a rischio per riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo, chiedendo di ampliarla per includere, ad esempio, i territori che agevolano i reati fiscali.

Judith Sargentini (Verdi/ALE, NL), co-relatrice, ha detto: «L’ampia maggioranza del voto riflette la forza della posizione del Parlamento circa l’inadeguatezza dell’elenco attuale. Ora speriamo che la Commissione si dimostri più ambiziosa nelle revisioni, in modo da stilare una lista nera che sia atta allo scopo».

Krišjānis Karins (PPE, LV), l’altro co-relatore, si è astenuto nel corso della votazione, poiché: «Un Paese dovrebbe essere incluso nella ‘lista nera’ solo quando vi sia una chiara evidenza di una minaccia sistematica di riciclaggio di denaro e di finanziamento del terrorismo. La Commissione ha bisogno di avere un algoritmo semplice e trasparente, in grado di sostenere il controllo pubblico». 

La Commissione elenca undici Paesi (Afghanistan, Iraq, Bosnia-Erzegovina, Siria, Guyana, Laos, Uganda, Vanuatu, Yemen, Iran e Corea del Nord) giudicati carenti nella lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo. Le persone e i soggetti giuridici dei Paesi inclusi nella lista nera sono soggetti a controlli più severi quando fanno affari in Europa. 

La risoluzione è stata approvata a maggioranza assoluta con 393 voti in favore, 67 voti contrari e 210 astensioni.

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Il capogruppo dell’Udc in Consiglio regionale, Gianluigi Rubiu, attacca la maggioranza di centrosinistra sul bilancio di metà mandato pubblicato dalla Giunta Pigliaru. «Un’operazione di marketing che nasconde le inadeguatezze di una maggioranza incapace di risolvere le emergenze della Sardegna – sottolinea il consigliere regionale di Iglesias -. La realtà è che Pigliaru si traveste da cantastorie, raccontando delle favole ai cittadini». Il documento, secondo la minoranza, nasconde i fallimenti dell’esecutivo: «Una Giunta – aggiunge Gianluigi Rubiu – che non ha dato speranze e risposte alla crisi dell’Isola. Si comincia dai settori trainanti come l’agricoltura ed edilizia. Il mondo delle campagne è in rivolta per i continui ritardi dei bandi del Piano di sviluppo rurale e la mancata corresponsione dei premi comunitari. Solo promesse per il comparto edilizio, con il piano casa che ha avuto il solo merito di ingessare l’economia e l’attesa infinita di una legge urbanistica.  La riforma del sistema sanitario voluta dalla Giunta ha prodotto come unica soluzione la moltiplicazione delle poltrone. Per il resto, si assiste all’eliminazione dei servizi primari per la salute soprattutto in territori come il Sulcis Iglesiente ed il Medio Campidano».

Nessun passo in avanti, ad oggi, è stato compiuto concretamente nel settore industriale: «Anzi – dice Gianluigi Rubiu, preoccupato per l’altissimo tasso di disoccupazione nel Sulcis – le vertenze annose non hanno trovato uno sbocco. Si pensi alle questioni sul tavolo di Eurallumina, Portovesme Srl, Alcoa e Parco Geominerario. Purtroppo la Sardegna sta diventando il cimitero delle fabbriche, con i lavoratori ormai disperati senza un reddito. Un settore dei trasporti è allo sfascio con il continuo ritardo dei treni e l’aumento esponenziale delle tariffe per viaggiare sulle rotaie. Una continuità territoriale che penalizza i sardi, sempre più vessati per raggiungere la Penisola. La fuga delle compagnie low cost e la vicenda Meridiana che sono lo specchio dei fallimenti. Il piano di dimensionamento scolastico porta allo spopolamento dei paesi dell’interno, con gli istituti soppressi. Ci stiamo adoperando per scrivere un dossier sulla demolizione della Sardegna – conclude Gianluigi Rubiu – operata dalla giunta Pigliaru, con un bilancio di metà mandato che denota il dissesto dei comparti strategici dell’Isola».

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Più disponibilità di posti, aeromobili più grandi, certezze dei collegamenti, tariffe basse, clausola di salvaguardia nei contratti per intervenire fare fronte ai picchi eccezionali di traffico.

Sono gli elementi principali del nuovo modello di continuità territoriale area (Ct1) che l’assessore regionale dei Trasporti Massimo Deiana ha illustrato alla competente commissione del Consiglio regionale, presieduta dall’on. Giuseppino Pinna (Udc Sardegna).

«Rispetto al sistema precedente – ha dichiarato l’assessore Deiana – si tratta di innovazioni importanti che tengono conto dei risultati dello scorso anno, delle valutazioni degli esperti del settore e, soprattutto, del confronto con tutti i portatori di interesse». «In sintesi – ha aggiunto l’assessore – abbiamo messo a punto uno schema che prevede, per 10 mesi l’anno, una tariffa di 37 euro per Roma e  46 per Milano, mentre nei 2 mesi estivi di maggior traffico si volerà con un costo rispettivamente di 70 e 80 euro, al netto delle tasse aeroportuali che sono libere e di altri oneri (spesso piuttosto significativi) che compongono il prezzo finale del biglietto».

Un aspetto particolarmente interessante del nuovo modello di continuità riguarda, secondo Deiana, il numero dei posti disponibili. «Rispetto ai 2.4 milioni di posti del 2016 che abbiamo portato a più di 3 con interventi in situazioni di emergenza – ha spiegato Deiana – con il nuovo modello arriveremo a 4 milioni già nel primo anno con una progressione a salire che ci porterà fino ai 5 milioni; una proiezione realistica fondata anche sul grande aumento di traffico del 2016, che ha fatto registrare una crescita a due cifre vicina al 30%, sostenuta quasi per intero dai non residenti e dal mercato internazionale».

Per quanto riguarda le risorse, l’assessore le ha stimate fra i 50 ed i 51.5 milioni di euro, provenienti dal bilancio regionale e da fondi dello Stato (i 120 milioni in 4 anni previsti dal Patto per la Sardegna, di cui è materialmente disponibile solo la prima annualità). Infine, la tempistica. La commissione dovrebbe esprimere il parere preliminare sulla delibera della Giunta martedì prossimo; il provvedimento tornerà poi all’attenzione dell’esecutivo per l’approvazione definitiva per essere successivamente inserito in un decreto del Governo. A quel punto, la Regione potrà bandire la gara ed i vettori avranno 6 mesi di tempo per presentare le offerte. Il traguardo finale è quindi quello, già annunciato, dell’ottobre 2017.

Nel dibattito hanno preso la parola i consiglieri Roberto Deriu, Piero Comandini, Antonio Solinas ed Alessandro Collu (Pd), i capigruppo di Cps Piefranco Zanchetta e del Psd’Az Angelo Carta.

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Attraverso i censimenti l’Istat realizza periodicamente delle rilevazioni dirette di ogni singola unità dell’universo di riferimento. In Italia i censimenti dell’agricoltura, della popolazione e delle abitazioni e dell’industria e dei servizi, comprese le istituzioni pubbliche e private, si svolgono ogni dieci anni. Per ogni censimento una apposita normativa stabilisce il campo di osservazione, l’affidamento della rilevazione a enti e organismi pubblici e privati, i soggetti tenuti all’obbligo di risposta, le modalità di esecuzione e di diffusione dei dati, etc.

Negli ultimi anni, coerentemente con le linee di sviluppo dettate in ambito europeo e con il processo di modernizzazione organizzativo, tecnologico e metodologico della statistica ufficiale che mira allo sfruttamento dei giacimenti informativi esistenti, si è aperta una nuova stagione volta al superamento dei censimenti generali e al passaggio ai censimenti permanenti. Questi ultimi prevedono la costruzione di registri statistici attraverso l’integrazione di fonti amministrative e lo svolgimento di rilevazioni statistiche campionarie per il controllo qualitativo. L’obiettivo è quello di aumentare quantità e qualità dell’offerta informativa e al contempo ridurre il fastidio statistico e i costi complessivi della produzione statistica ufficiale.
Le tre rilevazioni censuarie presentate permettono di analizzare le caratteristiche del sistema agricolo, gli aspetti socio-demografici ed economici della popolazione, la struttura territoriale delle imprese delle istituzioni e dell’occupazione. Questa conoscenza del territorio, oltre a fornire ai cittadini una maggiore consapevolezza della realtà in cui agiscono, rappresenta per il governo e la pubblica amministrazione un utile strumento di supporto alle decisioni in campo sociale, politico ed economico.

Agricoltura
I dati pubblicati fanno riferimento al 6° Censimento Generale dell’Agricoltura.
Il censimento dell’agricoltura fornisce un quadro informativo completo sulla struttura del sistema agricolo e zootecnico. Esso permette di produrre informazioni statistiche di qualità, comparabili a livello europeo, essenziali per la programmazione e la valutazione delle politiche di intervento comunitarie, nazionali e regionali in materia di agricoltura, di sviluppo rurale e di sostenibilità ambientale.
Le tavole pubblicate prevedono confronti storici rispetto ai Censimenti del 1982, 1991, 2000 e 2010.

Popolazione e Abitazioni
I dati pubblicati fanno riferimento al 15° Censimento Generale della Popolazione e delle Abitazioni.
Il censimento ha l’obiettivo di conteggiare la popolazione e rilevare le sue caratteristiche strutturali, aggiornare le anagrafi, determinare la popolazione legale necessaria sia a fini giuridici generali sia a fini elettorali e raccogliere informazioni sulla consistenza numerica e sulle caratteristiche strutturali delle abitazioni e degli edifici. I dati censuari sono anche la base necessaria per realizzare successive indagini campionarie e rilevazioni, così importanti in una società in cui le informazioni devono essere attendibili e disponibili in tempi rapidi.
Le tavole pubblicate prevedono confronti storici rispetto ai Censimenti del 1991 e del 2001.

Industria e Servizi
I dati pubblicati fanno riferimento al 9° Censimento Generale dell’Industria e dei Servizi e riguardano imprese, istituzioni, unità locali e addetti.
Il censimento dell’industria e dei servizi 2011 è articolato in quattro filoni: Archivio Statistico delle Imprese Attive (ASIA), Rilevazione campionaria sulle imprese, Rilevazione sulle istituzioni non profit, Rilevazione sulle istituzioni pubbliche.
La rilevazione ha l’obiettivo di rappresentare in maniera puntuale e dinamica il mondo delle imprese, del non profit e delle istituzioni pubbliche, offrendo un contributo fondamentale alle decisioni di politica economica e alla governance di tre importanti settori della vita del Paese.
Le tavole pubblicate sono organizzate in quattro temi in base al campo di osservazione (imprese, unità locali, istituzioni non profit, istituzioni pubbliche) e prevedono confronti storici rispetto al Censimento del 2001.

Per ciascun censimento è disponibile una nota metodologica che descrive gli obiettivi, il campo di osservazione e le metodologie utilizzate. Tutte le variabili pubblicate presentano i confronti territoriali con le altre regioni e le ripartizioni geografiche. Le province e i comuni sono invece solo regionali.