29 July, 2021
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Assemblea Nazionale PDS

Il coordinamento provinciale del Partito dei sardi per il Sulcis Iglesiente ha preso parte, insieme agli altri territori dell’Isola, all’assemblea nazionale del Partito che si è svolta ad Oristano il 29 giugno. L’assemblea è stata l’occasione per riflettere sui primi 100 giorni dell’esperienza di governo del Partito dei sardi, che esprime attualmente un assessore regionale (il presidente del partito, Paolo Maninchedda, assessore ai Lavori pubblici) e due consiglieri regionali (Augusto Cherchi, impegnato anche nella commissione Salute e politiche sociali e Piermario Manca, che fa parte della commissione Attività produttive).

L’assemblea, coordinata dal segretario nazionale, Franciscu Sedda, ha evidenziato le iniziative del Partito, in particolare per quanto riguarda le questioni relative al rilancio di Abbanoa, alla vertenza Anas rispetto alle infrastrutture stradali della Sardegna, all’edilizia popolare ed alla gestione regionale delle dighe, esposte dal presidente Maninchedda. I due consiglieri, invece, hanno descritto le proposte di legge sul riordino della sanità sarda e sulle modalità di reclutamento nella Pubblica amministrazione, oltre ad alcune iniziative su agricoltura, ambiente e tematiche di interesse sociale ad ampio spettro in il partito è coinvolto insieme alle altre forze della coalizione. A dispetto dell’energica attività del Partito dei sardi in Giunta e in Consiglio, è stato evidenziato che l’azione del governo regionale stenta, in alcuni campi, ad esplicarsi in maniera fattiva.

Per il Sulcis, in particolar modo, rimane al palo l’annosa questione del famoso “Piano”, su cui il territorio aveva investito tanto in termini di energie, risorse umane e aspettative di crescita che sembrano, ad oggi, del tutto bloccate. Il segretario Franciscu Sedda, che prende parte attivamente ai tavoli aperti sulla vertenza “Piano Sulcis”, ha evidenziato che le difficoltà sembrano rimontare ad una impostazione troppo generica dell’intero impianto della misura, in cui interventi di per sé fattibili vengono subordinati alla realizzazione di altre azioni previste dal Piano, creando di fatto un corto circuito operativo. Sedda, e con lui il coordinamento provinciale, si impegnano ad una costante attenzione alle tematiche del Piano Sulcis, proponendo una fattiva collaborazione con tutti gli attori che partecipano ai vari tavoli e mettendo in campo le competenze e l’approccio concreto e fattivo che da più parti si riconosce al Partito dei Sardi fin dagli esordi della sua azione di governo.

L’assemblea ha messo in evidenza, inoltre, che rimangono aperte altre questioni delicate e fondamentali per il territorio del Sulcis: in primis la ricerca di una soluzione definitiva alle vertenze industriali, che permetta alle aziende madri e ai lavoratori delle ditte d’appalto di vedere aperte nuove prospettive di lavoro e di reddito. È assolutamente necessario, infatti, sfuggire all’avvilente susseguirsi di proroghe e deroghe degli ammortizzatori sociali, che riducono la questione industriale non a vertenza strategica ma a mera lotta di sopravvivenza, ed impegnarsi per un rilancio del lavoro come mezzo di riscatto e di affermazione della dignità del lavoratore. Intricata appare anche la vicenda della Carbosulcis, il cui piano di dismissione, approvato dall’Unione Europea, stenta a decollare, creando preoccupazione tra i minatori che temono di trovarsi, come successo ai lavoratori IGEA, nella condizione di dover lavorare ma di non percepire lo stipendio; situazione comune, questa, ad altre realtà del territorio, tra cui i lavoratori del Consorzio di bonifica del Basso Sulcis, impegnati ormai da mesi in una difficile vertenza.

Esercitazioni militari copia

Il Consiglio regionale ha approvato un ordine del giorno unitario sulle #servitù militari.

Dopo le dichiarazioni del presidente della Regione, Francesco Pigliaru, relative all’audizione presso la IV commissione Difesa della Camera dei deputati, svolte nella precedente riunione, il presidente Gianfranco Ganau ha aperto la discussione in sede di dichiarazioni di voto.

Il presidente Ganau ha dunque concesso la parola per dichiarazione di voto al consigliere di Forza Italia, Stefano Tunis, che ha annunciato il suo voto favorevole al documento ma «non senza fatica pur riconoscendo lo sforzo di tutte le forze politiche per arrivare a un testo unitario». Il consigliere della minoranza ha dichiarato di «riporre una personale fiducia» nel presidente della giunta perché mitighi il contenuto del punto 1 dell’ordine del giorno che prevede la totale dismissione dei poligoni. Il consigliere Tunis ha concluso sottolineando le penalizzazioni cui sono andati incontro i sardi per la chiusura del centro di reclutamento nell’isola.

Il consigliere di Fratelli d’Italia, Paolo Truzzu, ha sottolineato la «sofferta disponibilità» per il voto a favore dell’ordine del giorno e ha dichiarato di condividere le parole del suo collega Tunis in proposito. Anche il consigliere Truzzu ha evidenziato le penalizzazioni per la Sardegna a seguito della chiusura del centro di reclutamento.

Il capogruppo di “Sardegna”, Modesto Fenu, ha dichiarato il voto a favore dell’ordine del giorno e espresso soddisfazione per il consenso unitario che l’Aula offre al presidente della Regione «perché difenda al meglio le ragioni e i diritti della Sardegna». Il consigliere della minoranza ha però sottolineato che non esiste il cronoprogramma su dismissioni e bonifiche ed ha affermato che è tempo di eliminare il segreto di Stato su quanto accade nei poligoni in Sardegna. Modesto Fenu ha concluso sottolineando che sarebbe opportuno escludere dal patto di stabilità le somme degli indennizzi per le servitù e ha auspicato che le esercitazioni militari si svolgano in aree lontane dagli arenili.

Il consigliere Paolo Zedda (Sel) ha ricordato che «in varie fasi della storia ci sono stati scontri anche molto duri in Sardegna, dove la libertà dalle servitù è vissuta simbolo di autodeterminazione». Siamo sovranisti, ha aggiunto Zedda, «ma non antimilitaristi, anzi siamo orgogliosi della nostra Brigata Sassari, un reparto che evoca la nostra unità di popolo, anche nell’inno simile a quello della nazione sarda». Il presidente Pigliaru, secondo Zedda, «deve presentarsi all’incontro con lo Stato deciso ad ottenere un risultato, tenendo conto che ogni sardo porta un peso 50 volte più grave di ogni italiano; quindi occorre non un leggero riequilibrio ma una vera riconversione insieme alla riduzione dei poligoni con vero negoziato, tenendo conto del fatto che il patrimonio militare non è solo servitù ma anche una grande quantità di beni di interesse pubblico, spesso inutilizzata»

Il consigliere Francesco Agus (Sel) ha definito la battaglia per la liberazione dalle servitù «non una guerra lampo ma una guerra di trincea, perché la Sardegna deve presentare allo Stato un conto tangibile e concreto: danno emergente per la popolazione e per la salute delle persone, lucro cessante per lo sviluppo mancato dai primi anni cinquanta fino ai giorni nostri, da Capo Frasca a Teulada». «In un momento storico in cui tutto ha un prezzo – ha proseguito Agus – è necessario stabilire quanto valgono questi settanta anni di servitù, quanto vale il contributo che la Sardegna ha dato alla sicurezza nazionale, quanto vale aver servito la patria per settanta anni». «Ora – ha concluso – tutto questo si deve quantificare e dire ai sardi che la guerra è finita compensando finalmente i costi con benefici, attraverso iniziative di ricerca e piani di bonifica integrale».

Il consigliere Antonio Solinas (Pd) ha auspicato un risultato positivo per il negoziato fra Stato e Regione, puntualizzando però che, nell’ambito della politica degli  indennizzi, «c’è differenza di trattamento fra i vari territori della Sardegna, uno squilibrio che va assolutamente colmato». Solinas ha poi accennato alla situazione del lago Omodeo, «utilizzato fino allo scorso anno solo dalla Polizia di Stato di stanza ad Abbasanta, mentre ora l’area si è molto estesa e le esercitazioni di tiro coinvolgono praticamente tutte le forze dell’ordine e i corpi militari». «Va ricordato anche – ha continuato Solinas – che quella è un’area ambientale protetta di grande pregio, dove non possono operare nemmeno gli allevatori e ai proprietari dei terreni è impedito perfino di falciare l’erba: è evidente che ogni ipotesi di sviluppo turistico è bloccata».

Esprimendo il parere della Giunta, il presidente Pigliaru ha dato una valutazione molto positiva del dibattito del Consiglio, sottolineando che, «grazie alla buona volontà di tutti, il mio compito potrà essere più facile sia per l’autorevolezza del voto dell’Assemblea che per i contenuti molto chiari del documento». «Esistono insomma le condizioni – ha concluso il presidente – per avviare un rapporto di leale collaborazione con lo Stato e raggiungere gli obiettivi contenuti nell’ordine del giorno».

Il consigliere Marco Tedde (FI) ha confessato di votare l’ordine del giorno «con qualche titubanza». «Confido però – ha detto rivolgendosi al presidente – nella sua capacità, soprattutto per evitare che si ripetano esperienze del passato come quelle di La Maddalena, dove la presenza militare cessò praticamente da un giorno all’altro senza che venissero individuate una fase transitoria ed una prospettiva per le comunità locali». «Il problema – ha concluso – non è militarismo o l’antimilitarismo, il nostro esercito è portatore di pace in tutto il mondo ed ottiene grandissimi risultati».

Il capogruppo dell’UDC Gianluigi Rubiu, annunciando il voto favorevole all’ordine del giorno, ha ribadito la sua posizione sulle basi militari che «devono diventare una risorsa e non un problema». Rubiu ha poi chiesto al presidente Pigliaru di impegnarsi per far rientrare in Sardegna i ragazzi sardi arruolati nell’esercito. «Sarebbe anche questa una forma di compensazione per i sacrifici imposti all’Isola dalla presenza militare».

Per il capogruppo del Psd’Az, Christian Solinas, non si deve correre il rischio che si ripeta una seconda La Maddalena. «Non si può pensare – ha detto – di dismettere le basi senza far pagare i costi delle bonifiche e della riconversione delle aree occupate».

Gavino Sale (IRS), in apertura del suo intervento, ha ricordato l’importanza della giornata di domani: «A Roma il presidente della Regione Francesco Pigliaru parteciperà alla Conferenza per le servitù militari, a Lanusei un Pm sosterrà l’accusa contro i militari per alcune ipotesi di reato riferite al poligono di Quirra». Sale ha quindi espresso apprezzamento per la tempistica del presidente Pigliaru che ha posto il problema ad inizio di legislatura ed invitato la Giunta a «non firmare alcun documento che ci possa assimilare ad altre regioni italiane. Questo ci permetterà di differenziare le nostre necessità e di aprire un tavolo di trattative paritario Stato-Sardegna. L’obiettivo – ha concluso Sale – è liberare l’Isola da qualsiasi servitù militare. Questo è il nostro sogno».

Augusto Cherchi (Partito dei sardi), dopo aver rammentato l’uso e l’abuso del territorio da parte dei militari, ha invitato la Giunta a pensare a un’azione che convinca i sardi che sono possibili iniziative di recupero e rilancio delle aree occupate. «Occorre recuperare la nostra sovranità calpestata – ha detto Cherchi rivolgendosi a Pigliaru – se non dovesse essere recepito questo messaggio non firmi nessun documento».

Michele Cossa (Riformatori) ha apprezzato l’andamento della discussione nella quale il tema delle servitù è stato “de-ideologizzato”«Qui non siamo divisi tra militaristi e antimilitaristi, ha detto Cossa, questo è un bene. Occorre affrontare la questione con ragionevolezza. Preferisco non pensare a cosa sarebbero quei territori se non ci fosse stata la presenza militare. Noi siamo stati capaci di fare più danni delle servitù diffondendo un’immagine distorta. La presunta presenza di veleni nei poligoni si è rivelata una bufala. Eppure nell’immaginario collettivo la zona di Quirra è considerata un luogo impraticabile». Pietro Cocco (Pd) e Pietro Pittalis (Forza Italia), infine, si sono limitati ad annunciare il voto favorevole dei rispettivi gruppi.

Il presidente Ganau ha quindi posto in votazione l’ordine del giorno unitario che è stato approvato all’unanimità dall’Assemblea. Il documento impegna la Giunta:

1) a porre, come primo obiettivo nel quadro dei rapporti tra Stato e Regione, la graduale dismissione dei poligoni militari ed il loro superamento dal punto di vista economico, sociale ed ambientale, assicurando il mantenimento dei livelli occupazionali esistenti.

2) a proseguire le interlocuzioni con il Governo per arrivare a un’intesa che definisca un riequilibrio in termini di compensazione economica rispetto ai danni ambientali sanitari ed economici subiti dall’Isola a causa del gravame militare; preveda la progressiva diminuzione delle aree soggette a vincoli militari e la dismissione dei poligoni; disponga una valutazione sui danni all’ambiente e alla salute pubblica; istituisca in ciascun poligono osservatori permanenti per il monitoraggio ambientale.

3) a chiedere risorse adeguate per le bonifiche ambientali delle aree in cui sono presenti servitù militari in via di dismissione.

I lavori del Consiglio riprenderanno domani alle 10.30. All’ordine del giorno il testo unificato n. 32-40/A “Disposizioni in materia di concessioni demaniali ai fini di pesca e acquacoltura e modifiche alla legge regionale n. 19/2012” e la mozione n. 43 (Truzzu e più) “sulla possibilità di  ricorrere al frazionamento degli appalti al fine di favorire le piccole e medie imprese”.

Consiglio regionale 3 copia

Il Consiglio regionale ha bocciato (presenti 50, votanti 49, sì 20, no 29, 1 astenuto) la mozione n. 40 (Fenu e più) «sull’attuazione immediata della zona franca integrale in Sardegna, in ottemperanza e nel rispetto dello Statuto sardo, delle leggi regionali e dello Stato italiano». 

 La seduta pomeridiana del Consiglio regionale si è aperta sotto la presidenza del presidente Gianfranco Ganau. Dopo le formalità di rito, il presidente ha comunicato di aver accolto la richiesta di rinviare a domani la discussione della mozione n. 26 (Cappellacci e più) «sulla continuità territoriale marittima della Sardegna». L’Aula ha quindi proseguito nell’ordine del giorno, con l’esame della mozione n. 40 (Fenu e più) «sull’attuazione immediata della zona franca integrale in Sardegna, in ottemperanza e nel rispetto dello Statuto sardo, delle leggi regionali e dello Stato italiano». Il presidente ha dato la parola al primo firmatario, il consigliere Modesto Fenu (Sardegna – Zona Franca).

Il consigliere Modesto Fenu (Sardegna – Zona Franca), dopo aver precisato che la mozione è stata presentata prima dell’incontro promosso dalla Prefettura di Cagliari con le istituzioni interessate per verificare lo stato di attuazione delle leggi che disciplinano la materia, ha dato lettura del testo della mozione, illustrando i vantaggi concreti della zona franca integrale e invitando le forze politiche presenti in Consiglio ad abbandonare pregiudizi e a superare steccati ideologici.

Il consigliere Salvatore Demontis (Pd) ha espresso in apertura la sua contrarietà alla zona franca integrale. «Responsabilità e coscienza su entrate e spese – ha affermato – sono concetti alla base della vertenza fiscale fra la Sardegna e lo Stato ma la zona franca integrale, grazie alla quale non si pagano iva e accise, comporta necessariamente la rinuncia alle entrate provenienti da queste fonti, entrate che non potrebbero essere compensate nemmeno da una forte crescita dell’economia». Non esistono studi scientifici né una programmazione strategica, ha aggiunto Demontis, «che dimostrino che quella della zona franca è una ipotesi praticabile e concreta, anche perché l’assenza di entrate imporrebbe alla Regione l’individuazione di nuove coperture, ipotesi anche questa non realistica».

Il consigliere di Forza Italia, Oscar Cherchi, ha ricordato la gravità della crisi economica in atto e ha sottolineato la condizione di insularità che caratterizza l’economia della Sardegna «che si traduce in maggiori costi per l’energia, i trasporti e un eccessivo carico fiscale per le imprese che nell’Isola operano». Per l’esponente della minoranza sono queste, in sintesi, le condizioni di svantaggio che oggi si traducono in un aumento della disoccupazione  a livelli tali da poterla definire un’autentica emergenza sociale. «E’ ineludibile – ha dichiarato Cherchi – porre in essere misure e interventi adeguati per assicurare crescita e sviluppo alla nostra Isola». Il consigliere di Fi ha ricordato, dunque, i numerosi dibattiti e gli approfondimenti che in questi ultimi anni si sono succeduti in Consiglio regionale, e non soltanto, in materia di zona franca.

Oscar Cherchi ha elencato, quindi, le diverse norme che regolano la materia e rimarcato come il codice doganale comunitario rappresenti «la fonte normativa in materia di zone e aree franche». L’esponente dell’opposizione, a questo proposito, ha rimarcato che sono «gli Stati membri a chiedere all’Ue l’istituzione del regime franco in particolari porzioni del loro territorio, su proposta della Regione». Il consigliere Cherchi ha quindi spiegato che nella scorsa legislatura, con la delibera 39/30 del 26 settembre 2013, la giunta ha deliberato la richiesta al governo italiano perché procedesse con l’Ue per l’istituzione della zona franca in tutto il territorio regionale. L’onorevole Cherchi ha concluso affermando che la zona franca integrale e la fiscalità di vantaggio rappresentano lo strumento per offrire sostegno all’economia sarda e all’intera Isola.

Il consigliere del Psd’Az, Angelo Carta, ha dichiarato che negli ultimi due anni sulla materia della zona franca si sono dette «tante e tante cose e anche informazioni e comunicazioni non sempre rispondenti alla realtà dei fatti». «Ma è innegabile – ha spiegato Carta – che la zona franca, in questi ultimi anni, sia stata vista da molti come «una soluzione possibile per risolvere tutti i mali» e ha ricordato come però ben trecento Comuni in Sardegna abbiano deliberato per l’istituzione della zona franca in Sardegna. «Queste iniziative – ha proseguito l’esponente della minoranza – hanno spinto anche il Consiglio regionale a ritornare sul tema ed in particolare sui provvedimenti che prevedono l’istituzione dei sei punti franchi nell’Isola. Serve dare immediata attuazione ai decreti attuativi del 1998 – ha affermato Carta – e procedere con l’istituzione dei sei punti franchi». A giudizio di Carta su questo aspetto non si registrano divisioni politiche mentre le differenziazioni emergono sulla cosiddetta zona franca integrale. «Pertanto – ha insistito Carta – procediamo per la parte in cui tutti siamo d’accordo, i punti franchi, e insieme con l’esenzione doganale si inseriscano anche quelle fiscali». Per il rappresentante del Psd’Az in Consiglio sarebbe questa una sperimentazione utile a valutare l’eventuale estensione del regime franco a tutto il territorio regionale.

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis, in apertura del suo intervento, ha sottolineato la mancanza di interesse per l’argomento da parte della maggioranza: «Il fatto che non si intervenga in Aula è significativo – ha detto Pittalis – non ci siamo fatti un’illusione di un cambio di rotta. La posizione di Pigliaru e del centrosinistra e la loro netta contrarietà alla zona franca integrale è chiara fin dalla campagna elettorale. Non ci hanno convinto le motivazioni, per questo abbiamo proposto la mozione». La Sardegna, secondo il capogruppo “azzurro”, assume una posizione rinunciataria. «Comprendiamo le difficoltà – ha proseguito Pittalis – però guardando ai paesi che hanno sperimentato questo strumento di politica economica sarebbe opportuna una riflessione sulla possibilità di utilizzarlo nel confronto con il Governo nazionale e con l’Unione Europea».

Per il consigliere di Forza Italia, non si può ignorare il pronunciamento favorevole di 300 consigli comunali a favore della zona franca. «Questa è una battaglia storica sulla quale purtroppo la Sardegna si divide. «Il centrosinistra – ha concluso Pittalis – oggi si assume la responsabilità di non portarla avanti».

Il presidente Ganau ha quindi dato la parola all’assessore regionale alla Programmazione Raffaele Paci. «E’ un tema importante largamente dibattuto in campagna elettorale – ha esordito Paci – la maggioranza non è silenziosa, la nostra posizione deriva da un programma elettorale chiaro: portiamo avanti ciò che abbiamo scritto». L’assessore ha poi ribadito la posizione della Giunta: «La zona franca integrale è un inganno. Abbiamo spiegato perché non era realizzabile e gli scompensi economici e sociali che avrebbe potuto generare. Siamo invece favorevoli all’istituzione di porti franchi o di aree economiche  speciali così come previsto DL 75/98 rimasto finora inattuato».

Raffaele Paci ha illustrato in Aula i passi fatti dalla Giunta in questa direzione: «Abbiamo preso contatto con la società Cagliari Free Zone per la creazione di una zona franca nell’area doganale del porto. Siamo pronti a fare altrettanto nelle altre 5 aree indicate dal DL 75/98». L’assessore ha poi informato il Consiglio delle interlocuzioni con le Capitanerie di Porto e i responsabili delle dogane. «La Regione – ha annunciato l’assessore – non entrerà nelle compagini sociali, ma offrirà tutto il supporto per implementare le aree doganali. L’obiettivo è l’attrazione di nuove imprese e l’aumento dell’occupazione». Per l’assessore è necessario adesso fare chiarezza con semplificazioni amministrative che creino le condizioni per catturare possibili investitori. «Basta però insistere sulla zona franca integrale – ha concluso Paci – concentriamoci su elementi condivisi e realizzabili in tempi rapidi».

Il presidente Ganau ha dato la parola per la replica al consigliere Modesto Fenu (Sardegna – Zona franca), il quale ha sottolineato la complessità della materia. Il primo firmatario della mozione ha però apprezzato l’intervento dell’assessore Paci che «sembra aver lasciato un piccolo spiraglio per il futuro». Rispondendo poi al consigliere Demontis, Fenu ha affermato che «è vero che la Sardegna avrà in un primo momento meno entrate, ma bisogna rendersi conto della condizione di disperazione delle imprese e famiglie sarde, che non potranno comunque pagare questi tributi. Bisogna affrontare la situazione e trovare le soluzioni per fare fronte al primo periodo tenendo conto che non c’è un’unica zona franca, sta a noi scegliere quella che va bene per la Sardegna e io sono disponibile a dimostrarvi che nelle altre parti del mondo la zona franca funziona».

Il presidente Ganau ha chiuso la discussione generale e ha dato la parola al consigliere Augusto Cherchi (Soberania e Indipendentzia) per dichiarazione di voto, il quale ha dichiarato di apprezzare l’iniziativa di parlare di questo importante argomento e ha annunciato un voto favorevole. Cherchi ha sottolineato che la Sardegna ha bisogno di una fiscalità diversa, «perché la pressione fiscale è eccessiva e schiaccia le nostre famiglie e imprese». Cherchi ha anche ribadito la necessità di istituire l’agenzia regionale delle entrate.

Il consigliere Salvatore Demontis (Pd) ha ribadito che sul problema della zona franca integrale «non si può andare al buio, senza una programmazione strategica». «Sulla sperimentazione suggerita dall’assessore e in parte anche dal consigliere Carta – ha osservato Demontis – ho visto un approccio condivisibile al problema ma è cosa diversa dalla zona franca integrale». Il consigliere ha confermato in conclusione il voto contrario alla mozione.

Il consigliere Mario Floris (Misto – Sardegna) ha ricordato che lo Stato deve concorrere allo sviluppo della Sardegna ma ha smesso da tempo di farlo e non lo ha fatto nemmeno dopo l’uscita della Regione dall’obiettivo 1. «Rischiamo – ha affermato – di fare la fine della continuità territoriale, ottenuta dallo Stato e poi mandata per aria da Soru che la riportò a totale carico della Regione». «E così accadde – ha aggiunto – quando Soru non rinnovò il comitato dei punti franchi. Esercitiamo i poteri che abbiamo, ha detto Floris rivolgendosi a tutto il Consiglio, e cominciamo con i punti franchi, andiamo avanti con prudenza ma andiamo avanti, senza riprendere argomenti da campagna elettorale».

Il consigliere Angelo Carta (Psd’Az) ha annunciato il voto favorevole del suo gruppo perché, ha spiegato, «la zona franca fuori dalla cinta doganale, in realtà, significa che la Regione può esercitare i poteri dello Stato nella materia che da sempre le è riservata, quella fiscale, e quindi esercizio di vera sovranità. Utilizzare la leva fiscale significa decidere se certe tasse si devono pagare e quanto si deve pagare; la vera differenza è che con la zona franca decidono i sardi». 

Il capogruppo di “Sardegna”, Modesto Fenu, ha ricordato che lo Statuto speciale del ‘48 prevede l’istituzione della zona franca e fa riferimento al codice doganale del 1940 che prevede l’istituzione di zone franche extradoganali. «Quindi – ha spiegato il consigliere della minoranza – l’articolo 12 dello Statuto sardo fa riferimento alla zona franca integrale, quella extradoganale, come tutte quelle istituite in base a quelle norme». Il consigliere Fenu ha dichiarato di attendere gli atti annunciati dalla Giunta per l’istituzione dei sei punti franchi in Sardegna ma ha ritenuto opportuno evidenziare che «nel resto d’Italia si sta procedendo con l’istituzione di punti franchi non interclusi».

Il capogruppo di “Sardegna Vera”, Efisio Arbau, ha dichiarato di condividere grande parte dell’intervento del consigliere Carta e ha lamentato come il dibattito si sia svolto senza  tenere conto di quanto accaduto nella parte conclusiva dell’ultima legislatura in Consiglio regionale. L’esponente della maggioranza ha ricordato, dunque, la proposta di legge nazionale approvata nell’Assemblea sarda per la modifica del Titolo terzo dello Statuto di Autonomia che prevede: l’agenzia delle entrate sarda, la fiscalità di vantaggio e la modifica dell’articolo 12 dello Statuto speciale. «La legge varata dal Consiglio – ha annunciato Arbau – è incardinata al Senato».  Il capogruppo Arbau ha proseguito ricordando il confronto in atto per il patto di stabilità e definito maturi i tempi per l’istituzione dell’agenzia delle entrate. Efisio Arbau ha quindi concluso preannunciando il voto contrario alla mozione n. 40.

Il capogruppo dei Riformatori sardi, Attilio Dedoni, ha ribadito il favore per la zona franca e ha denunciato come la Regione sembra non voler «andare contro il governo italiano». «E’ stato così anche per la vicenda delle accise», ha dichiarato l’esponente della minoranza che ha concluso definendo la zona franca «uno dei principali strumenti a cui far ricorso per garantire il benessere del popolo sardo».

Per il capogruppo del Pd, Pietro Cocco, «quella sulla zona franca è un’operazione di facciata più che di sostanza. Se n’è parlato anche nella scorsa legislatura – ha ricordato – noi non sottovalutiamo il tema, siamo però alla ricerca di strumenti utili». Cocco ha citato, come esempio virtuoso, «la zona franca urbana del Sulcis che ha consentito esenzioni fiscali importanti per le imprese. Un’altra opportunità potrebbe arrivare dall’istituzione della zona franca nel porto di Cagliari e nelle altre aree previste dal DL 75/98».

Secondo Giuseppe Fasolino (Forza Italia), il Consiglio con il voto contrario alla mozione perde un’opportunità. «La speranza – ha detto Fasolino – è che, considerato anche il livello degli interventi in Aula, si possa ragionare in futuro dell’argomento per individuare un percorso che dia risposte ai sardi».

Il capogruppo dell’Udc, Gianluigi Rubiu, annunciando il voto favorevole alla mozione, ha sottolineato il rischio della rinuncia alla zona franca. «Stiamo  perdendo una grande occasione per provare a uscire dalla crisi – ha detto Rubiu – i problemi economici non si risolvono con nuove tasse, occorre trovare nuovi strumenti, la zona franca poteva dare nuovo impulso alle imprese». L’esponente dell’Udc ha ricordato all’Aula i benefici della fiscalità di vantaggio che si sta sperimentando nel Sulcis-Iglesiente dove, in pochi mesi, sono stati creati 250 nuovi posti di lavoro.

Il presidente Ganau ha dato quindi la parola al consigliere di Forza Italia, Stefano Tunis, il quale, annunciando il voto favorevole, ha esortato la maggioranza a rivedere le proprie posizioni e a ribellarsi alle logiche di partito. Tunis ha chiesto alla maggioranza di combattere per un sogno per la Sardegna.

Pietro Pittalis (capogruppo di Forza Italia) ha affermato di non avere sentito alcuna argomentazione giuridica ostativa al progetto della zona franca, né ha sentito da parte dell’assessore una proposta alternativa per rendere la Sardegna competitiva. «Per ora – ha detto – avete fatto soltanto annunci». Pittalis, annunciando il voto favorevole del suo gruppo, ha confermato che quello della zona franca è uno strumento anche a portata di mano viste le pregresse interlocuzioni positive con il governo e con l’Unione europea. Piermario Manca (Soberania e Indipendentzia) ha affermato, come sovranista, di essere convinto sostenitore delle tesi di Fenu, ma bisogna decidere come procedere. Manca ha sottolineato che non c’è alcuna volontà di rinunciar alla zona franca, ma bisogna decidere in che modo procedere. L’esponente della maggioranza ha condiviso la proposta dell’assessore Paci.

Il consigliere Alessandra Zedda (FI) ha dichiarato che, al d là delle accuse reciproche, «è giunto il momento di andare a fondo su questa materia». La zona franca integrale, come dicono autorevoli studiosi a cominciare dal professor Victor Uckmar, «viene applicata in tutto il mondo e dalla stessa Unione europea in presenza di una serie parametri identici a quelli che possiede la Sardegna, a partire dall’insularità». A parere del consigliere Zedda, in definitiva, «si può e si deve buttare il cuore oltre l’ostacolo, e possiamo ritrovarci se ci sediamo ad un tavolo senza perdere neanche un minuto, non per coltivare sogni ma per lavorare sui contenuti».

Il consigliere Roberto Deriu (Pd) ha affermato che «nonostante i ripetuti richiami alla concretezza nella proposta della minoranza di concretezza non se ne vede molta». Se c’è volontà di discutere, ha aggiunto, «ognuno deve portare idee e proposte, ma senza dimenticare, come ci ha indicato l’assessore Paci, il duro impatto con la realtà».

Non essendoci altri iscritti a parlare il presidente Ganau ha messo in votazione la mozione che l’Aula ha respinto con 29 voti contrari, 20 favorevoli ed 1 astenuto.

I lavori del Consiglio regionale riprenderanno domani alle 10.00. In apertura sono previste le comunicazioni del presidente della Regione sul problema delle servitù militari, cui seguirà il dibattito. Successivamente sarà esaminata la mozione n. 26 (Cappellacci e più) “sulla continuità territoriale marittima della Sardegna”.

Consiglio regionale 3 copia

Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità il testo unificato 20/28 su “Norme per la prevenzione della fetopatia alcolica”. Il presidente dell’Assemblea, Gianfranco Ganau, ha aperto la discussione dando la parola al relatore Lorenzo Cozzolino (Pd). Nel suo intervento, il consigliere ha messo l’accento sulla gravità della patologia di cui si occupa il provvedimento, perché «l’assunzione di alcol nel delicato periodo della gravidanza può creare sia complicazioni per gestante che, nei casi più estremi, aborti prematuri». «Il fenomeno – ha aggiunto Cozzolino – è purtroppo molto diffuso fra le giovani donne, molte della quali consumano alcolici mettendo a rischio la propria salute e quella del bambino. La disciplina della materia è inoltre particolarmente utile, ha proseguito il consigliere, perché «spesso la presenza di queste patologie non è riconoscibile e diagnosticabile, né esiste una sorta di soglia minima di sicurezza». I dati più recenti dell’Istituto superiore di sanità, ha affermato Cozzolino, «sono del 2001e ci dicono che il 7% dei nascituri è esposto alcol materno, mentre in Sardegna sono stati segnalati ben 650 casi di aborti spontanei riconducibili alla fetopatia». La nuova legge regionale, secondo Cozzolino, affronta il problema sotto un duplice aspetto: «Quello medico attraverso la diagnosi precoce ed una serie di test mirati, quello sociale, con percorsi di accompagnamento e sensibilizzazione sulla importanza della prevenzione, con l’obiettivo di arrivare a gravidanze responsabili e analcoliche».

Il capogruppo di FI Pietro Pittalis, intervenendo sull’ordine dei lavori, ha sottolineato l’anomalia dell’assenza dell’Assessore competente «al quale sarebbe stato utile porre alcune domande» ed ha chiesto alla presidenza chiarimenti sulle motivazioni dell’inversione dell’ordine del giorno del giorno, «visto che al punto due c’era l’esame delle disposizioni urgenti in materia di edilizia scolastica». Pittalis ha quindi chiesto una breve sospensione della seduta per una riunione dei capigruppo.

Il presidente Ganau, ha chiarito che il ritardo del provvedimento sull’edilizia scolastica è dovuto al mancato deposito presso gli uffici delle relazioni di maggioranza e minoranza. «Se dovessero arrivare – ha aggiunto – l’Aula inizierà immediatamente la discussione». Per quanto riguarda la presenza dell’Assessore della Sanità, il presidente ha spiegato che i membri della giunta in Aula hanno la delega a rappresentare l’esecutivo.

Il capogruppo Pd, Pietro Cocco, si è detto convinto della necessità di proseguire i lavori. In un successivo intervento, il capogruppo di Fi Pittalis ha affermato di non voler alimentare polemiche, aggiungendo che nel merito la legge ha il sostegno del suo gruppo. «Però – ha precisato – va rispettata la regola secondo la quale per ogni legge ci vuole interlocuzione dell’Assessore competente. Se c’è la necessità di spostare il dibattito per un’ora, ha suggerito, «possiamo farlo ma qui c’è una questione di rispetto per il Consiglio, ci vuole serietà e dignità per l’Assemblea».

Il consigliere Pietro Cocco, capogruppo del Pd, si è detto favorevole ad una breve sospensione. Il consigliere Michele Cossa (Riformatori) ha dichiarato la posizione favorevole del suo gruppo, ma ha detto di ritenere necessaria la sospensione, dato che «un problema così specifico, sul piano sostanziale, non può essere affrontato senza la presenza dell’assessore».

Alla ripresa dei lavori, il presidente Ganau ha dato la parola a Rossella Pinna (Pd), la quale ha espresso viva soddisfazione per l’approvazione in Commissione di questa legge, tema importantissimo per la salute delle donne e dei nascituri.

L’esponente della maggioranza ha evidenziato che i dati sui danni causati dal l’alcool e sulle patologie alcol-correlate sono allarmanti in Europa, in Italia e in Sardegna. Secondo alcune ricerche, ha proseguito Pinna, quasi il 60 per cento dei sardi fa uso di alcool, con un’incidenza allarmante tra i giovani e i giovanissimi, con un età che tende vistosamente ad abbassarsi: un giovane su tre fa uso di queste sostanze. Nel mondo il 38,3 per cento consuma alcolici, in Italia 17mila sono i decessi causati dall’utilizzo di queste sostanze. La consigliera ha ricordato che dagli studi scientifici effettuati le donne sono maggiormente esposte ai rischio di patologie alcol-correlate rispetto agli uomini, oltre al fatto che i danni causati dalla fetopatia alcoolica è invalidante e non può essere curata, ma si può prevenire con gli interventi previsti in questa legge, soprattutto all’articolo 4.

Soddisfatto per la condivisione che si è creata tra maggioranza e opposizione su questo tema il consigliere Luca Pizzuto (Sel), uno dei proponenti delle due proposte di legge inserite nel Testo unico. L’esponente della maggioranza ha evidenziato come questa legge punti sulla prevenzione, come atto fondamentale, e riconosca l’importante lavoro svolto da oltre diciotto anni da diverse associazioni. Il particolare, Pizzuto ha proposto all’Aula di rinominare la legge con “Legge degli Amici della vita”, nome dell’associazione che da 18 anni si occupa di queste problematiche. Il consigliere di Sel ha rilevato in modo positivo, infine, che con il provvedimento di oggi «questo Consiglio si sta riavvicinando in modo trasversale alla gente e alle sue necessità».

Voto favorevole è stato espresso anche dal presidente della commissione Sanità, Raimondo Perra (Psi), che ieri ha approvato il Testo unico oggi in discussione. Perra ha sottolineato che si tratta di una legge importante «per noi socialisti», un provvedimento che va nella direzione di tutelare la salute delle donne e dei nascituri. «Si va nella direzione della prevenzione – ha detto – e non in quella della cura. Con questi interventi, oltre a diminuire l’incidenza delle patologie alcoolcorrelate, si riduce anche l’aggravio per la spesa sanitaria, tra l’altro con un investimento modesto di 150mila euro». Per Perra questa legge punta sul migliorare l’informazione data alla donne in gravidanza attraverso l’utilizzo delle strutture sanitarie preposte e dei medici di base.

Il capogruppo del Pd, Pietro Cocco, ha annunciato il sostegno alla proposta di legge e ha ricordato come nella passata legislatura un provvedimento analogo aveva superato l’esame della competente commissione ma non era approdato in Aula. L’esponente della maggioranza ha inoltre sottolineato come la legge sia la prima sulla delicata materia varata da una Regione in Italia e ha ribadito l’efficacia degli interventi previsti in particolare per quanto attiene la prevenzione, l’informazione e la gratuità dei relativi test medici. A giudizio del consigliere, Pietro Cocco, con le disposizioni contenute nel testo si possono ipotizzare anche ulteriori benefici in termini di riduzione del costo sanitario complessivo della Sardegna.

Il capogruppo dell’Udc, Gianluigi Rubiu, ha evidenziato che «in Europa il terzo fattore di rischio di morte prematura è rappresentato dall’uso di alcolici, dopo il fumo e l’ipertensione». L’esponente della minoranza ha ricordato le misure previste nel testo all’esame dell’Aula e rimarcato come l’obiettivo della legge è rappresentato dallo scoraggiare l’uso di alcol per tutto il periodo della gravidanza. Luigi Rubiu ha poi fatto cenno ad alcuni interventi promossi al livello europeo per migliorare la prevenzione e limitare la vendita degli alcolici. Tra gli esempi citati quello del divieto alla vendita di bevande alcoliche per chi non ha raggiunto la maggiore età e una particolare etichettatura in cui siano riportati con chiarezza i rischi che derivano dall’abuso di alcolici per le donne in gravidanza e per il feto. Il capogruppo Rubiu ha concluso dichiarando il suo voto a favore della proposta di legge.

Il presidente del Consiglio, Gianfranco Ganau, ha dunque concesso la parola all’assessore regionale della Sanità, Luigi Arru, per la replica della giunta. L’esponente dell’esecutivo ha espresso il formale parere favorevole della giunta alla proposta di legge e sottolineato come il provvedimento, oltre che per la sostanza, meriti apprezzamento anche per il significato simbolico del sostegno alla prevenzione e al “lavoro in team”. Il responsabile della Sanità ha inoltre evidenziato come la legge per la prevenzione della fetopatia alcolica rappresenti una risposta adeguata, in un particolare momento di crisi sociale, «verso quelle fasce che più soffrono una condizione di disadattamento sociale». Apprezzamento è stato inoltre rivolto per i previsti test gratuiti «si potrà così valutare compiutamente anche l’efficacia degli eventuali percorsi di accompagnamento».

Il presidente del Consiglio, Gianfranco Ganau, ha dunque posto in votazione il “passaggio agli articoli” che il Consiglio ha approvato per alzata di mano.

Sull’art.3 del Testo Unico è intervenuto il dell’Udc Giorgio Oppi che ha espresso parere favorevole sull’esenzione dal ticket per le donne in gravidanza. Dubbi invece sulla somministrazione di un questionario anonimo tipo alle pazienti a rischio. «La patologia – ha detto Oppi – può essere riscontrato solo al termine della gravidanza. Il questionario potrebbe rivelarsi inutile. La prevenzione, inoltre, si fa da tempo con un altro questionario predisposto da ricercatori qualificati e finanziato dal Ministero in distribuzione in tutte le Asl sarde».

Gianni Tatti (Udc) ha chiesto di fare chiarezza sui soggetti beneficiari dell’esenzione dal ticket. «Dall’art 3 – ha detto Tatti – non si evince che solo le donne in stato di gravidanza possono avere l’esenzione per il dosaggio della Transferrina desialata. Se a una donna viene ritirata la patente per abuso di alcolici può comunque ottenere l’esenzione. E’ una discriminazione nei confronti degli uomini«  Tatti ha poi segnalato all’aula la presenza in alcune Asl di laboratori non in grado di fare l’esame. «La Regione se ne faccia carico – ha affermato l’esponente dell’UDC – se ci sono esami in più da fare ben vengano ,ma occorre scongiurare il rischio che in Sardegna ci siano cittadini di seria A e Serie B”.

Edoardo Tocco (Forza Italia), ha auspicato che il Consiglio in futuro possa approvare altri provvedimenti con la stessa celerità con cui si è arrivati all’esame del Testo Unico sulla fetopatia alcolica. Il consigliere “azzurro”  ha poi stigmatizzato il mancato coinvolgimento dei consultori e delle associazioni di volontariato nella discussione del provvedimento.

Per Angelo Carta (Psd’Az), la legge in esame «è una prima risposta ad un problema forte vissuto dai territori dove è più presente la piaga dell’alcolismo». In alcune zone dell’isola – ha ricordato Carta –  «il volontariato è l’unico baluardo contro l’abuso perché i comuni sono senza strumenti. La prevenzione è sempre più necessaria per affrontare il problema in modo radicale. Servono strumenti e risorse per il volontariato e una task force nelle Asl per sostenere associazioni e centri d’ascolto».

Robero Deriu (Pd) ha rivolto apprezzamento per il lavoro svolto dal collega Cozzolino annunciando il suo voto a favore del provvedimento

Luca Pizzuto (Sel), rispondendo al precedente intervento del consigliere Edoardo Tocco, ha ricordato che non c’era nessun intento di far trovare una legge già pronta alle associazioni ma i soggetti interessati hanno avuto un ruolo importante per il varo del provvedimento.

Roberto Desini (Centro Democratico) ha espresso soddisfazione per il risultato ottenuto. «Sono orgoglioso – ha detto – perché la Sardegna arriva prima di altre regioni italiane. Si tratta della prima legge in materia sanitaria approvata da questo Consiglio. Per raggiungere gli obiettivi  non serve un grande dispendio di risorse. Con la prevenzione si risolvono i problemi delle persone e si creano le condizioni perché i neonati abbiano una vita normale».

Per Daniele Cocco (Sel), «la legge che il Consiglio si appresta ad approvare è un segnale di grande civiltà che certifica l’attenzione della Giunta per i problemi dei cittadini». Secondo Cocco, l’esenzione dal ticket deve essere estesa anche ai disoccupati.

Christian Solinas (Psd’Az)  ha chiesto all’Aula di mostrare in futuro, per altre problematiche,  la stessa attenzione riservata al Testo Unico sulla fetopatia alcolica. «Stiamo parlando di una legge che impegna 150mila euro – ha detto Solinas – mentre fuori si discute di una questione come il “San Raffaele” per la quale c’è in ballo un investimento di un miliardo di euro. Sarebbe opportuno che Pigliaru riferisse in Consiglio per capire se i sardi devono essere solo mediatori di questioni che interessano il Governo nazionale».

Modesto Fenu (Zona Franca), dopo aver espresso soddisfazione per l’esito della discussione, ha annunciato il suo voto favorevole al provvedimento.

Stessa valutazione dal consigliere del Partito dei sardi Augusto Cherchi, che ha annunciato il voto a favore del gruppo “Soberania e Indipendentzia”  per una legge importante che «pone una pietra nel percorso di prevenzione».

Efisio Arbau (La Base), rispondendo al consigliere Christian Solinas, si è detto sicuro del fatto che la Commissione Sanità saprà esaminare con stessa celerità il progetto “San Raffaele”.

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha rivolto un grazie al mondo dell’associazionismo e del volontariato da sempre in prima linea sul fronte della lotta all’alcolismo. «Grazie alle loro iniziative e a quanto hanno saputo seminare – ha detto Pittalis – oggi si può raccogliere il frutto di un impegno per la salvaguardia della vita. La politica scrive una bella pagina».

Il presidente Ganau ha quindi posto ai voti il provvedimento che è stato approvato all’unanimità.

Palazzo del Consiglio regionale 2014 2 copia

I consiglieri del gruppo Soberania e Indipentzia hanno presentato in Consiglio regionale due mozioni (primo firmatario Piermario Manca) in materia di agricoltura. La prima impegna il presidente della Regione ad attivare l’istituzione dell’”organismo pagatore” presso l’agenzia Argea, a distanza di otto anni dall’approvazione della legge n. 13/2006 che all’articolo 23 comma 3 attribuiva all’Agenzia regionale per la gestione e l’erogazione degli aiuti in agricoltura le funzioni di “organismo pagatore” degli aiuti, contributi o premi, finanziati o cofinanziati dall’Unione Europea a favore delle imprese agricole operanti in Sardegna.

La seconda mozione riguarda, invece, le attività di Agea (l’Agenzia nazionale per le erogazioni in agricoltura) che con la modifica dei codici relativi all’utilizzo dei macrosuoli fa perdere all’Isola migliaia di ettari, precedentemente riconosciuti, idonei per l’ottenimento dei contributi comunitari. In particolare, le superfici prima classificate come “pascolo arborato” e “pascolo cespugliato” sono modificate in “bosco” con la conseguente esclusione dell’ammissione al contributo Ue.

«Calcoliamo – ha dichiarato Piermario Manca – una perdita, per le circa 12.000 aziende agricole sarde,  di oltre 60 milioni di euro e denunciamo i danni che ne deriveranno alla Sardegna in sede di programmazione dei fondi comunitari 2014-2020». Per queste ragioni i consiglieri di Soberania e Indipendentzia chiedono al presidente della Giunta di interrompere immediatamente le procedure poste in essere da Agea «perché vessatorie per i nostri agricoltori e non legittimate dal manuale delle procedure».

Piermario Manca, Augusto Cherchi, Emilio Usula e Paolo Zedda, nella mozione presentata in Consiglio, impegnano inoltre l’assessore all’Agricoltura perché intervenga sull’Agea, nell’ambito della conferenza Stato-Regioni, «per la riapertura di tutti gli usi del territorio in modo da poter effettuare una nuova mappatura rispettosa degli interessi dei sardi e della biodiversità; affidando all’agenzia regionale Argea l’inserimento delle nuove mappature».

Il segretario del Partito dei sardi, Franciscu Sedda ha dichiarato: «Denunciamo un fatto eclatante che dimostra ignoranza e malafede, auspichiamo che l’assessorato blocchi l’attività di mappatura in corso da parte di Agea e difenda le peculiarità endemiche della nostra terra, salvaguardando il nostro territorio e le nostre produzioni». 

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La seduta del Consiglio regionale si è aperta sotto la presidenza del presidente Ganau. Dopo le formalità di rito, l’Aula ha iniziato l’esame dell’ordine del giorno con la mozione n. 22 (Floris e più) “sullo Statuto sardo di autonomia e riforma del Titolo V della Costituzione”.

Il presidente Ganau ha dato la parola al consigliere Mario Floris (Sardegna – Uds) per l’illustrazione della mozione.

Il consigliere Mario Floris (Sardegna – Uds) ha affermato che, sulla materia istituzionale, «è giunto il momento delle grandi decisioni per la Sardegna, a 60 anni dall’autonomia, un momento fatidico nel quale il Consiglio regionale deve prendere coraggio, superando le appartenenze e sottoponendo al governo un nuovo statuto di autonomia per restituire alla Sardegna quella funzione che ha storicamente avuto nel mediterraneo e nel mondo».

In questa prima fase della legislatura, ha proseguito Floris, «c’è un fervore di iniziative nel rapporto fra Stato e Regione, un buon viatico ma le tante proposte tendono ancora a delegare scelte e decisioni, dobbiamo invece mostrare lo stesso coraggio della scorsa legislatura, quando abbiamo avviato un grande processo di auto riforma a partire dalla riduzione del numero dei consiglieri, e dire noi quale Statuto deve guidare la Sardegna nel futuro». Non abbiamo più tempo, ha proseguito il consigliere, «la Giunta può predisporre un testo entro 90 giorni sul quale il Consiglio deve pronunciarsi al massimo entro il prossimo autunno». Non possiamo correre il rischio di un nuovo fallimento, ha ammonito Floris citando Emilio Lussu che, a proposito dello Statuto sardo ricordava: «E’ entrato un leone, è uscito un gatto».

Floris si è detto poi molto preoccupato «per l’idea neo centralista del Presidente del Consiglio, rispettosa solo formalmente del sistema delle autonomie, un’idea frettolosa e pressappochista sempre più simile a una matassa aggrovigliata». Non c’è tempo da perdere per presentare il nostro conto allo Stato, ha detto infine Floris, «lo hanno detto stamane anche ai Sindaci parlando di patto di stabilità e Titolo III, ora dobbiamo muoverci senza dividerci perché è giunto il tempo dei fatti».

Il consigliere Edoardo Tocco (FI) ha affermato che la mozione «è un invito evidente a continuare la battaglia dell’autonomia e dell’orgoglio del popolo sardo, chiudendo per sempre la pagina delle rivendicazioni su questa o quella materia». L’iniziativa deve partire da noi, ha continuato Tocco, «abbiamo tante potenzialità e tante risorse e dobbiamo farle valere; anche per questo è auspicabile che la mozione sia condivisa non solo dall’opposizione ma da tutto il Consiglio, sosterremo anche la Giunta quando sosterrà le giuste ragioni della Sardegna».

Il consigliere Marcello Orrù (Psd’Az) ha sottolineato che il punto qualificante della mozione «è mettere un freno alla proposta di riforma dello Stato, una vera dichiarazione di guerra contro la Sardegna, con tutte le competenze su materie strategiche che rischiano di tornare sotto il controllo dello Stato». L’autonomia della nostra isola, ha detto ancora Orrù, «nasce da un diritto naturale e storico, da una insularità che è diventata la spinta forte alla libertà attraverso l’autonomia; ora dobbiamo tradurre questa cultura in atti concreti». Con la riforma del 2001, ha proseguito il consigliere sardista, «si è introdotto il principio di sussidiarietà, le decisioni si prendono nel luogo più vicino ai cittadini; dobbiamo proseguire su questa strada, decentrando verso i Comuni e chiamandoli a partecipare alle decisioni regionali». Da Orrù, infine, un invito a stringere i tempi: «La Giunta deve predisporre una bozza di Statuto in tempi rapidi e il Consiglio deve approvarlo in tempi altrettanto rapidi».

Il consigliere di Sel, Francesco Agus, ha affermato che il tema delle riforme deve essere il “perno della legislatura” e sottolineato come le ultime due legislature precedenti siano da considerarsi come “perse” in materia di riforme. Nel frattempo, ha proseguito Agus, la nostra istituzione autonomistica «è ai limiti della praticabilità» e lo Statuto sardo risente del tempo («è cucito su misura al sistema sardo del 1945») e non tiene conto delle sempre più “invadenti” norme comunitarie. «Il tutto – ha dichiarato l’esponente della maggioranza – ha provocato una separazione tra lo Statuto formale e ciò che è in pratica il nostro statuto». Il consigliere di Sel ha invitato Consiglio e Giunta a procedere in parallelo con la riscrittura dello Statuto, la revisione delle leggi fondamentali della Regione e la riforma degli Enti locali. I ritardi accumulati negli anni sull’argomento fanno sì che sia «concreto il rischio di vedere limitata la nostra specialità». «Mai come oggi – ha spiegato Agus – si salva ciò che è veloce, efficace, trasparente, smart mentre la nostra istituzione non è niente di tutto ciò e tantomeno appare al passo con i tempi». Per Francesco Agus l’attacco all’Autonomia non si combatte con “la chiusura in se stessi” né “piegandosi alle logiche di parte”. Il consigliere della maggioranza ha dunque illustrato le iniziative avviate dalla Prima commissione consiliare in materia di riforme istituzionali. «Domani – ha spiegato il presidente del parlamentino dell’Autonomia – prende il via il ciclo di audizioni sulle riforme che coinvolgerà rappresentanze istituzionali, politiche e sociali». I lavori della commissione incominceranno domani con le audizioni dei rappresentanti di Anci e Cal («iniziamo dai più deboli e dai più esposti alla crisi»). Il consigliere Agus ha auspicato l’approvazione di un documento unitario che sancisca una univoca posizione del Consiglio regionale per le riforme e a difesa dell’Autonomia, evitando di dividersi sui “temi e sui metodi”.

Il consigliere dei Riformatori sardi, Michele Cossa, ha spiegato le ragioni della sottoscrizione della mozione illustrata dall’onorevole Mario Floris, evidenziando come il documento in discussione ponga l’accento sull’urgenza del tema delle riforme e sui pericoli che derivano all’Autonomia sarda dalla bozza di modifica del Titolo V della Costituzione della Repubblica. L’esponente della minoranza ha denunciato “l’assenza” della Sardegna dal dibattito nazionale sulle grandi riforme ed evidenziato come oggi («in particolare alla luce dei risultati delle recenti elezioni europee») sia in discussione l’impianto complessivo della specialità sarda.

Michele Cossa è quindi entrato nel merito del “metodo”, ricordando il risultato referendario del 2012 a favore dell’istituzione dell’Assemblea costituente del popolo sardo per la riscrittura dello Statuto. «Richiamiamo l’attenzione del Consiglio – ha dichiarato Cossa – su quanto chiesto dai sardi con il referendum e chiediamo sia data una risposta». Il consigliere dei Riformatori ha espresso il proprio favore per l’Assemblea costituente, definendola come lo strumento più adeguato per combattere l’aggressione alla nostra Autonomia e per riscrivere il nuovo Statuto.

Il consigliere del gruppo “Soberania e Indipendentzia”, Augusto Cherchi, ha affermato in premessa «il diritto dei sardi all’autodeterminazione» insieme con «l’altrettanto chiaro diritto all’autogoverno».

Per l’esponente della maggioranza la bozza di riforma del Titolo V concretizza il neo centralismo in atto da parte dello Stato italiano. «E il neo centralismo – ha spiegato Cherchi – si combatte con l’idea nuova di stato sardo». Augusto Cherchi ha rimarcato la necessità di ridefinire i rapporti tra la Sardegna e Italia, mettendo al centro del processo l’idea di sovranità. Il consigliere del gruppo “Soberania e Indipendentzia” ha auspicato l’apertura di una nuova stagione costituente e sottolineato come «i sardi siano titolari di una sovranità originaria e non delegata dallo Stato italiano».

Il presidente Ganau ha dato, poi, la parola ad Angelo Carta (Psd’Az), il quale ha dichiarato di aver sottoscritto questa mozione perché l’ha ritenuta di fondamentale importanza per la Sardegna. E’ importante però, secondo Carta, coinvolgere anche la società sarda nella riscrittura dello Statuto. «Il popolo sardo ci guarda con diffidenza», bisogna decidere in che modo coinvolgerlo in questo importante processo di modifica e di tutela dell’autonomia della Sardegna. Per Carta alla mozione va aggiunta l’istituzione dell’Assemblea costituente per la riscrittura dello Statuto: «E’ lo strumento migliore per coinvolgere il popolo sardo, non è una diminutio per il Consiglio regionale».

Un ringraziamento al proponente della mozione, Mario Floris, è stato espresso da Oscar Cherchi, consigliere regionale di Forza Italia, perché «ha posto l’accento su un tema importante e scottante». L’esponente dell’opposizione ha ricordato come quanto sta accadendo a livello nazionale, con la modifica del Titolo V, vede la diminuzione dell’autonomia delle regioni. Un’autonomia guadagnata dall’Isola oltre 60 anni fa. «I cittadini ci chiedono di tutelare l’autonomia. Davanti a quanto sta accadendo, chiediamo alla Giunta e a tutto il Consiglio di presentare una proposta di legge di modifica dello Statuto entro 90 giorni da presentare con urgenza al governo». Cherchi ha anche ricordato gli impegni presi, in quell’aula, dal presidente della Repubblica e ha esortato l’esecutivo a ricordare al capo dello Stato quanto accaduto in quell’importante incontro, avvenuto nella scorsa legislatura, sollecitando un incontro anche con il presidente della Camera dei deputati, del Senato e una delegazione delle Istituzioni regionali della Sardegna per riscrivere i rapporti tra l’Isola e il Governo.

Ha quindi preso la parola Paolo Zedda (Rossomori) che ha sottoscritto la proposta di affidare all’Assemblea Costituente la riscrittura dello Statuto sardo. «E’ lo strumento migliore – ha detto Zedda – per coinvolgere tutta la società sarda e riaffermare il principio di autodeterminazione del popolo sardo.»
«Su mundu modernu est andendu faci a unu centralismu culturali, economicu e amministrativu (il mondo va verso un centralismo culturale, economico e amministrativo) – ha detto il rappresentante dei Rossomori nel suo intervento svolto interamente in lingua sarda – est doveri nostu a marcai is diferentzias e a amparai s’identidadi nosta. Custu at a donai prus forza a sa Sardigna. Du depeus fairi po is fillus nostus (è nostro dovere evidenziare le differenze e difendere la nostra identità. Questo darà più forza alla Sardegna. Lo dobbiamo fare per i nostri figli).»

Il consigliere Efisio Arbau, capogruppo di Sardegna Vera, ha messo l’accento sul fatto che «si sta avviando un tentativo su un terreno dove la classe dirigente sarda ha sempre fallito». Noi stiamo appena iniziando a lavorare, ha aggiunto Arbau, «mentre qualcuno (il governo), sta lavorando a ritmo molto più serrato sul titolo V della Costituzione, sui rapporti fra Stato e autonomie con una forte idea di accentramento e sul riordino del sistema degli enti locali, con abolizione delle Province e la riscrittura della presenza delle autonomie sul territorio».

Anche questo Consiglio regionale fallirà come hanno fallito molti altri, ha chiesto il consigliere Arbau. «Noi pensiamo che non si possa giocare in difesa, abbiamo davanti due strade: l’Assemblea costituente, che per noi è la via maestra e la più praticabile, oppure affidarci all’attività legislativa del Consiglio che potrebbe essere una via più veloce, investendo del compito la commissione Autonomia con un testo elaborato in sede redigente da sottoporre all’Aula». Prima dobbiamo scegliere il metodo, ha concluso il consigliere, e poi la sostanza e, su questa, «la nostra posizione è quella di trasformare la regione in una comunità autonoma».

Il consigliere Modesto Fenu (Zona Franca) ha rivendicato al Consiglio il ruolo di rappresentare compiutamente il popolo sardo, anche nel difficile rapporto con lo Stato. Nel momento in cui si vuole mettere in discussione l’autonomia della Sardegna, ha dichiarato Fenu, «dall’Aula deve arrivare un sussulto d’orgoglio, una proposta forte che, attraverso un nuovo Statuto, determini migliori condizioni di convivenza e di indipendenza economica, superando la condizione imbarazzante di elemosinare ragioni e diritti ad uno Stato centralista». Fenu ha infine auspicato «una convergenza di posizioni di tutto il Consiglio ed una accelerazione del processo riformatore».

Il consigliere Christian Solinas (Psd’Az) ha affermato in apertura «che il tema istituzionale è la precondizione di ogni ipotesi di sviluppo, abbiamo tante emergenze ma credo che anche la Giunta si stia rendendo conto che tutti questi problemi devono essere ricondotti alla tendenza alla verticalizzazione centralistica dello Stato che ha segnato un grave passo indietro rispetto alla recente riforma del Titolo V». Sul piano procedurale, secondo Solinas, «la riscrittura dello Statuto non può esaurirsi nel lavoro della commissioni e dell’Aula perché la complessità dei problemi che abbiamo di fronte non ci consente di intervenire con strumenti ordinari: ormai è l’Italia non regge più». La Costituente diventa a questo punto, per il consigliere sardista, «un grande processo popolare, è stata oggetto dei quesiti referendari approvati plebiscitariamente; ora commissione, Consiglio e Giunta devono chiarire come si pone rispetto a questo pronunciamento popolare». Il nodo, ha aggiunto Solinas, «è riscrivere i rapporti non solo con lo Stato ma con l’intera Europa; noi non siamo indipendentisti ma questo non significa separatismo o isolazionismo, significa contrattare alla pari le questioni, senza elemosinare, con la dignità dei sardi che deve trovare un nuovo riconoscimento istituzionale». Dobbiamo stabilire, ha concluso Solinas, «a quale titolo vogliamo inserirci nel contesto internazionale con la nostra specificità».

Il capogruppo del “Misto”, Gavino Sale (Irs), in apertura del suo intervento ha citato Eleonora d’Arborea («a 16 anni di distanza dalla scrittura della Carta Delogu l’aveva definita superata») per ribadire come per lo Statuto del 1948 sia arrivato il tempo della riforma. «Questa è la volta buona», ha dichiarato Sale, pur evidenziando come l’attuale maggioranza, anche se legittimata a governare dal voto popolare, in realtà rappresenti solo il 18% dei sardi aventi diritto al voto. A questo proposito, il consigliere Sale ha sottolineato “la trasversale esigenza per il superamento dell’Autonomia” e ha dichiarato che è “ormai maturo il tempo della sovranità”. Il consigliere di Irs ha auspicato la rapida attivazione di meccanismi di partecipazione e coinvolgimento “del resto della nazione sarda”. Gavino Sale ha quindi annunciato il voto contrario alla mozione Floris e più, dichiarando di non condividere il mandato alla Giunta per scrivere entro 90 giorni il nuovo Statuto sardo.

Il capogruppo del Pd, Pietro Cocco, ha evidenziato come i temi proposti al confronto in Aula dalla mozione in discussione siano stati affrontanti in occasione dell’approvazione dell’ordine del giorno dello scorso 9 aprile, in materia di riforme costituzionali. Pietro Cocco ha invitato il Consiglio «a non essere solo vigile del percorso delle riforme ma attore propositivo». «Il dibattito – ha spiegato il consigliere Pd – serve infatti non per difendere l’Autonomia ma per rilanciarla, anzi dobbiamo cogliere l’occasione per rianimarla».

Il capogruppo della maggioranza ha dunque ricordato il dispositivo dell’ordine del giorno unitario approvato in Consiglio lo scorso 9 aprile e rimarcato in tono critico il voto di astensione del consigliere Mario Floris. Pietro Cocco ha chiesto dunque la bocciatura delle mozione e ha dichiarato di non condividere l’impegno rivolto alla Giunta per la riscrittura entro 90 giorni del nuovo Statuto.

Il capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis, ha definito “drastica” la posizione espressa dal capogruppo Pd in conclusione del suo intervento e auspicato la prosecuzione del dibattito in termini costruttivi, constatando che sul tema delle riforme, nel corso degli ultimi decenni, non si sono registrati risultati apprezzabili. Il capogruppo della minoranza ha dichiarato «come non da oggi sia evidente la necessità di una profonda riforma dello Statuto sardo» e ha denunciato come dal 1948 la Regione operi con uno Statuto che non è espressione della volontà regionale ma statale. Pietro Pittalis ha dichiarato dunque il favore per il percorso dell’assemblea costituente, insieme con l’opportunità di meccanismi di partecipazione e coinvolgimento del popolo sardo. In conclusione del suo intervento l’esponente di Fi si è dichiarato disponibile per la predisposizione di un ordine del giorno unitario e non ha nascosto perplessità per l’impegno alla Giunta contenuto nel dispositivo della mozione per la predisposizione del testo di Statuto entro 90 giorni.

Il presidente del Consiglio, Gianfranco Ganau, ha dato la parola alla Giunta regionale ed è intervenuto l’assessore delle Riforme, Gianmario Demuro. L’esponente dell’esecutivo si è detto emozionato nell’affrontare in Aula questo argomento che è stato per lui materia di studio di una vita e ha detto di avere profondo rispetto per la democrazia regionale su cui si basa la storia della Repubblica e su cui si basa l’articolo 5 della Costituzione. Demuro ha reso noto all’Aula di aver sottoscritto un emendamento in Conferenza Stato-Regione che prevede che nessuna modifica dello Statuto possa avvenire senza accordo con la regione e che venga tutelato il patrimonio della specialità. L’emendamento ora è all’attenzione del Parlamento. L’assessore ha poi esortato il Consiglio a porsi alla guida della modifica dello Statuto, testo fondamentale e necessario in questo momento di profondi cambiamenti all’interno dell’Unione europea, che tra l’altro ha manifestato attenzione verso la tutela delle autonomie.

Confermando su questo argomento il lavoro della Giunta in collaborazione con l’attività del Consiglio e della Commissione Autonomia, ha proposto uno Statuto nuovo, moderno e capace di rafforzare la democrazia regionale.

Per la replica è intervenuto Mario Floris (Sardegna-Uds) che ha sottolineato la sua paura che il Governo vada avanti senza rispettare la specialità della Sardegna. «Non dobbiamo avere la fretta di Renzi, ma comunque bisogna avere fretta. Finora siamo sempre arrivati in ritardo». Per Floris l’insularità deve avere una dignità costituzionale. L’esponente dell’Uds ha espresso disappunto per la chiusura verso la mozione espressa dal capogruppo del Pd Pietro Cocco.

Il presidente Ganau ha, poi, dato la parola a Modesto Fenu (Sardegna-Movimento Zona franca) per dichiarazione di voto. L’esponente della minoranza ha auspicato che su un argomento così importante si trovi un accordo con un ordine del giorno unitario, ritenendo la posizione espressa dalla giunta non più sufficiente.

Il consigliere Michele Cossa (Riformatori sardi) ha definito inutili le discussioni «sul metodo» e criticato le posizioni contrarie all’Assemblea costituente: «Non è vero che prevede tempi troppo lunghi, è vero invece che sono passati alcuni decenni senza cavare un ragno dal buco e difficilmente questo Consiglio riuscirà a cavare un ragno dal buco: la costituente sarebbe la via più rapida ed efficace e l’Assemblea ha il dovere di dare una risposta: o sì o no».

Il capogruppo di FI Pietro Pittalis, si è detto convinto che «tenuto conto della complessità dell’argomento e delle posizioni emerse, occorra un ulteriore supplemento di riflessione per arrivare a un ordine del giorno unitario, ma non si può fare tutto in qualche minuto». Meglio sospendere la discussione della mozione, ha suggerito Pittalis, se è d’accordo il primo firmatario, «per poi riportare un nuovo documento in Aula al più presto».

Presidente ha chiesto al consigliere Floris la sua opinione sull’ipotesi prospettata, ottenendo una risposta positiva.

Il consigliere Daniele Cocco, capogruppo di Sel, ha rilevato che «Floris, in un primo momento, si era detto contrario all’ordine del giorno, però se oggi cambia idea noi siamo disponibili». Peraltro, ha osservato, «rispetto al comma 2 della mozione la commissione è già molto avanti con i lavori».

Il consigliere Pietro Cocco (Pd) ha dichiarato di condividere la richiesta del consigliere Pittalis.

Il consigliere Floris ha poi annunciato il ritiro della mozione ma, dopo un successivo approfondimento, il presidente Ganau ha chiarito che si intende accettata dall’Aula la decisione di sospendere la discussione della mozione e rinviarla ad altra data.

L’Aula ha quindi proseguito nell’esame dell’ordine del giorno, affrontando la discussione della mozione n. 32 (Antonio Solinas e più) «sul ventilato inserimento della Sardegna fra le aree idonee ad ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi».

Il presidente Ganau ha dato la parola al consigliere Antonio Solinas per l’illustrazione della mozione.

Il consigliere Antonio Solinas (Pd), illustrando il contenuto della mozione, ha sostenuto «si tratta di un argomento non di parte che riguarda tutta la Sardegna, già affrontato in precedenti legislature». La Sardegna, ha spiegato, «è tornata in qualche modo all’attenzione del governo dopo l’approvazione di un provvedimento legislativo che fissa al 31 dicembre di quest’anno la predisposizione di un programma nazionale che prevede anche l’individuazione del sito unico per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi». In un recente incontro delle commissioni competenti di Camera e Senato, è stato annunciato, ha proseguito Solinas, «che fra una settimana saranno pubblicati sia l’elenco dei siti idonei che le linee guida per lo smaltimento dei materiali, linee che in effetti già si conoscono: stabilità geologica, isolamento da infrastrutture umane, protezione da condizioni meteo estreme, tutto fa pensare che si tratti della Sardegna». Però i sardi, ha osservato il consigliere del Pd, «si sono già espressi dicendo che sulla nostra terra non c’è spazio per siti nucleari di qualunque tipo; c’è stato un referendum svoltosi nel maggio del 2001 che ha avuto il 97% dei voti, bisogna ricordare queste cose al governo nazionale e alla Sogin, con correttezza ma anche con molta fermezza».

Il capogruppo di “Soberania e Indipendentzia”, Emilio Usula, ha ribadito la convinta sottoscrizione alla mozione in discussione e riaffermato ferma contrarietà all’ipotesi della Sardegna come sito di stoccaggio dei rifiuti nucleari. L’esponente della maggioranza ha sottolineato come la Regione sia tra quelle italiane maggiormente gravata da servitù militari, con intere porzioni del territorio destinate a poligoni e altre parti gravemente inquinate. A questo proposito Emilio Usula ha preannunciato una mozione nella quale si denunciano livelli di inquinamento oltre le soglie limite nel territorio di Portoscuso. Il consigliere dei Rossomori ha dunque ricordato i danni e le penalizzazioni che derivano all’intera Sardegna e a tutti i suoi settori produttivi, ad incominciare dall’agroalimentare e il turismo, da una simile situazione che unita al diffondersi di Blue Tongue e peste suina nei campi, rischia di compromettere il futuro della nostra terra. «Se non fermeremo le scorie nucleari – ha ammonito Usula – questa passerà alla storia come la legislatura “accabadora” della Sardegna».

Il capogruppo di “Sardegna Vera”, Modesto Fenu, ha dichiarato la piena condivisione alle premesse contenute nella mozione Solinas e più, e proposto alcune modifiche nel dispositivo deliberativo del documento. In sintesi, il consigliere della minoranza, ha proposto l’eliminazione della parte relativa “all’apertura del confronto col governo” con una dicitura che afferma «la contrarietà della Regione alle scorie nucleari nell’Isola, in forza al pronunciamento popolare del referendum del 2011».

Il presidente del Consiglio ha quindi concesso la parola al capogruppo di Sel, Daniele Cocco che ha ricordato il referendum consultivo del 15 e 16 maggio del 2011 e ribadito con forza “il no a qualunque ipotesi veda la Sardegna come deposito di scorie nucleari”. Daniele Cocco si è detto favorevole alle modifiche proposte dal collega Modesto Fenu e ha auspicato una presa di posizione unitaria del Consiglio contro “nuove pratiche coloniali ai danni dei sardi”.

 l presidente Ganau ha dato la parola all’assessore delle Riforme, Gianmario Demuro, il quale ha ribadito la contrarietà della Giunta ad accogliere le scorie nucleari nell’Isola. La Giunta ha confermato la fermezza con cui vigilerà per contrastare con ogni mezzo tutte le iniziative che vogliono stoccare in Sardegna scorie nucleari. Demuro ha illustrato i punti che l’Esecutivo utilizzerà per difendere l’Isola e i sardi nel confronto con il governo: punterà sul grande sacrificio della Sardegna già gravata da servitù militari, «che hanno inquinato i siti deputati alle esercitazioni militari», sull’insularità che renderebbe altamente rischiosi i trasporti. Il deposito delle scorie in Sardegna creerebbe, ha continuato Demuro, un grave pregiudizio per le azioni di valorizzazione ambientale dell’Isola e per l’industria turistica, oltre al grave rischio per la salute. «Condividiamo la mozione», ha concluso l’assessore. Il proponente del testo, Antonio Solinas (Pd), ha chiesto al presidente qualche minuto di sospensione per la predisposizione di un ordine del giorno unitario da condividere con l’Aula, richiesta accolta dal presidente.

Alla ripresa dei lavori, il presidente Ganau ha comunicato che era stato presentato un ordine del giorno, firmato da tutti i capigruppo, e che quindi la mozione era stata ritirata. Il testo impegnava il presidente della Regione «a respingere ogni possibilità che la Sardegna venga inserita tra le aree idonee a ospitare il sito sul quale sorgerà il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, nel rispetto dell’esito referendario del 15 e 16 maggio 2011».

L’ordine del giorno è stato messo in votazione ed è stato approvato.

Il presidente Gianfranco Ganau ha dichiarato conclusa la seduta e ha convocato il Consiglio regionale a domicilio.

Ospedale Brotzu di Cagliari

Il Partito dei Sardi ha presentato una proposta di legge sulla “riorganizzazione sanitaria della regione Sardegna”.

«Vogliamo lanciare una sfida ai partiti – ha dichiarato il segretario nazionale del Partito dei Sardi Franciscu Sedda presentando questa mattina in una conferenza stampa la proposta di legge sottoscritta dai consiglieri regionali del PdS Augusto Cherchi e Pier Mario Manca e predisposta col contributo degli esperti del partito – in una materia delicatissima e importantissima come la sanità, perché prendano posizione e diano vita ad un confronto aperto.»

Franciscu Sedda si è poi soffermato sui punti qualificanti della proposta: «Riduzione delle Asl da 11 a 3 con tagli significativi agli sprechi, centro unico di spesa con una proiezione di risparmio del 25% nell’arco di 3-5 anni, centrale unica per l’emergenza».

«Queste sono, per noi, le coordinate di un nuovo servizio pubblico di qualità, ha sintetizzato Sedda. Ma sul piano politico – ha aggiunto – ci interessa mettere l’accento su un dato di fondo. I sardi pagano per intero i costi della sanità, ma non possono organizzarla e dimensionarla secondo le loro reali esigenze. Ci vuole insomma autogoverno anche in questo settore, come nell’energia e nella rete stradale ed questo è il concetto centrale dell’indipendentismo moderno: una comunità che si sa governare.»

Il consigliere regionale Augusto Cherchi, primo firmatario della proposta di legge, ha indicato concretamente lo schema della “sanità sostenibile” immaginata dal PdS per la Sardegna: «Tre aziende di livello regionale, una al nord, una al centro ed una al sud, due aziende ospedaliere, il Brotzu di Cagliaru ed il San Francesco di Nuoro, ed infine le due aziende ospedaliero-universitarie di Cagliari e Sassari. La proposta prevede anche la riorganizzazione del servizio di emergenza del 118 con una centrale unica a Sassari ed un piano di riorganizzazione dei posti letto e della rete delle residenze sanitarie assistite». Insomma, «c’è molta carne al fuoco”, ha concluso Cherchi, “fermo restando che la nostra non vuole essere l’unica proposta ed anzi speriamo che ne arrivino molte altre».

Per Antonio Mastino, uno degli esperti del Partito dei Sardi che ha lavorato alla proposta di legge, «i sardi spendono tanto per la sanità ma non hanno un servizio di buon livello. C’è molto da fare e molto da migliorare, anche tenendo conto che siamo una regione con una grande estensione territoriale e con una bassa densità di popolazione. Come migliorare? Innanzitutto rivedendo le 130 strutture complesse (o primariati) del nostro sistema, che forse non sono tutte utili, e poi aggredendo la spesa per beni e servizi, come è stato fatto con successo in altre regioni».

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La Sesta Commissione consiliare permanente stamane ha sentito in audizione l’assessore della Sanità, Luigi Arru.

Al termine, il presidente, il socialista Raimondo Perra (Sardegna Vera), ha affermato che che le priorità sono «la continuità assistenziale tra ospedale e territorio con il rafforzamento delle strutture locali, eradicazione della peste suina e rilancio del settore economico, richiesta di tutti i dati in possesso dell’assessorato e  dei conti delle Asl per una programmazione mirata».

L’assessore Arru ha evidenziato che la peste suina e l’assistenza sociale sono state le emergenze che l’assessorato ha dovuto affrontare dal momento dell’insediamento del nuovo governo regionale. In particolare, Arru ha evidenziato le criticità legate alla legge 162 per le disabilità gravi, e poi per analizzare la  recrudescenza della peste suina e predisporre la bozza del piano triennale per l’eradicazione della malattia da sottoporre all’Ue. Secondo l’assessore è necessario un coordinamento tra tutti i servizi veterinari, rafforzando la struttura, e l’insediamento del tavolo interassessoriale tra Sanità e Agricoltura.

Arru ha poi spiegato ai commissari quale sia la sua idea di Sanità: garantire il diritto alla salute di tutti, soprattutto in questo momento di crisi, attraverso reti integrate e creando una cooperazione tra Asl e tutti i professionisti presenti nei territori. «Le sfide della Sanità di oggi sono la popolazione che invecchia e la cronicizzazione delle malattie». Per questo motivo, ha spiegato Arru d’accordo con la linea del presidente Perra, bisogna lavorare sulla continuità assistenziale tra ospedale e territorio e viceversa, stimolando il dialogo tra tutti gli operatori.

Per quanto riguarda la spesa farmaceutica, l’assessore ha rilevato che negli ultimi anni è migliorata, ma la Sardegna è ancora in cima alla classifica delle regioni che spendono di più.

Arru ha poi chiarito alla Commissione Sanità che, d’ora in poi la Regione sarà molto più presente nella Conferenza Stato-Regione e ha auspicato una fattiva collaborazione tra la Giunta e il Consiglio, in particolare la Commissione, garantendo che avrebbe fornito al più presto i dati chiesti.

Anche i commissari, infatti, hanno evidenziato la necessità di avere un filo diretto con l’assessorato, avere i conti delle Asl, il bilancio dell’assessorato stesso e la fotografia dei diversi settori e situazioni delle Aziende ospedaliere per poter analizzare in concreto la situazione (Augusto Cherchi, Soberania e Indipendentzia, Rossella Pinna, Pd, Alberto Randazzo, FI,  Daniela Forma, Pd, Gigi Ruggeri, Pd, Ignazio Locci, FI).

Il Consigliere Edoardo Tocco ha sollecitato l’assessore affinché rivedesse gli atti aziendali delle Asl, delle aziende Miste e del Brotzu e che sentisse i medici e i responsabili ospedalieri «poiché sono coloro che conoscono meglio le problematiche». Richiesta confermata anche da Gigi Ruggeri (Pd), il quale ha anche proposto, per ridurre il deficit della Sanità, di modificare la tipologia di spesa, abbassando quella ospedaliera e aumentando quella della prevenzione sui territori.

Il consigliere Fabrizio Anedda, Rifondazione-Comunisti italiani-Sinistra sarda, ha esortato l’assessore a investire di più sul sociale, aiutando le famiglie che hanno tra i loro cari malati cronici, e a sostituire i vertici delle Asl. Dello stesso avviso anche la collega di maggioranza Daniela Forma (Pd), mentre Rossella Pinna (Pd) ha chiesto di conoscere a che punto sono le leggi di settore, come quella per i talassemici e i nefropatici. Lorenzo Cozzolino (Pd) ha evidenziato che il deficit della Sanità sarda ammonta a 379 milioni di euro e che il Sisar «fa acqua da tutte le parti, a fronte di un costo di circa 44 milioni». Particolare attenzione agli ospedali pscichiatrici giudiziari è stata chiesta, invece, da Anna Maria Busia (Cd), la quale ha proposto all’assessore l’esame dell’ingente stanziamento destinato al San Giovanni Battista di Ploaghe, circa 29 milioni, «una struttura fatiscente e con carenze strutturali». Per Alberto Randazzo (FI) è inutile parlare dei problemi che tutti conoscono se non si hanno i dati in mano, perché soltanto così si potrà fare una programmazione mirata ed efficace. Luca Pizzuto (Sel) ha chiesto all’assessore, in particolare, di riattivare gli Osservatori epidemiologici, mentre Emilio Usula ha affermato la necessità di un Piano sanitario omogeneo, che dia risposte adeguate a tutti gli abitanti della Sardegna, in maniera uguale sia che abitino a  Cagliari sia che abitino in un piccolo centro del nuorese.

Al termine dell’audizione l’assessore si è impegnato a fornire al più presto i dati chiesti.

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12 consiglieri regionali, primo firmatario Emilio Usula, capogruppo di Soberania e Indipendentzia, hanno presentato una mozione sull’emergenza ambientale da diossina a Portoscuso. La mozione «sulla criticità da inquinamento ambientale e in alcuni allevamenti nell’agro di Portoscuso», presentata questa mattina in Consiglio regionale, chiede di fare chiarezza immediata sull’inquinamento da diossina rilevata nei campioni di latte prelevati in alcuni allevamenti nell’agro di Portoscuso, stabilendo la reale natura ed entità dell’inquinamento, strutturale o occasionale, del territorio di  Portoscuso che si trova nel sito di interesse nazionale (SIN) più vasto d’Italia.

Nella mozione si chiede l’immediato accertamento della reale situazione ambientale  anche a difesa della salute  dei consumatori.

«Non si può contrabbandare la salute del cittadino – ha affermato Usula – in cambio di qualche posto di lavoro. Questa logica è da respingere con fermezza. Senza creare allarmismi sulla qualità dei nostri prodotti, che rimane eccellente, bisogna capire quali siano le cause che hanno determinato i parametri così alti di diossina e accertare eventuali responsabilità.» 

Oltre che da Emilio Usula (Rossomori), la mozione è firmata dai consiglieri Daniele Secondo Cocco (Sel Sardegna), Pietro Cocco (Pd), Fabrizio Anedda (Misto), Alessandro Unali (Misto), Paolo Zedda (Soberania e Indipendentzia), Augusto Cherchi (Soberania e Indipendentzia), Piermario Manca (Soberania e Indipendentzia), Gavino Sale (Misto), Francesco Agus (Sel), Luca Pizzuto (Sel Sardegna) ed Eugenio Lai (Centro Democratico Sardegna).

La mozione impegna la Giunta regionale a promuovere la costituzione, con le autorità locali, l’azienda sanitaria, gli assessorati e gli enti competenti, di un gruppo di lavoro per completare la caratterizzazione della realtà ambientale e sanitaria, impostare un adeguato sistema di controllo e monitoraggio e formulare le proposte relative alla gestione di emergenza e a regime per la gestione del problema.

I firmatari della mozione chiedono anche che si accertino eventuali responsabilità per un eventuale risarcimento dei danni di immagine e di potenzialità produttiva e economica dell’agro di Portoscuso e dell’intero territorio isolano e di stabilire, con urgenza, tutte le possibili misure di ristoro e sostegno economico a favore delle aziende che da tale situazione hanno avuto danno.

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E’ ripresa poco dopo le 16.00, in Consiglio regionale, la discussione generale sulle dichiarazioni programmatiche del presidente della Giunta Francesco Pigliaru.

Nel primo intervento l’on. Lorenzo Cozzolino (Pd) ha sottolineato la necessità di riavvicinare i cittadini alla politica. La vera emergenza dell’Isola – ha detto – è la mancanza di lavoro che sta mettendo in difficoltà le famiglie e rendendo insopportabile la situazione di precarietà dei giovani. L’esponente del Pd ha rimarcato l’mportanza della scuola per uscire dalla crisi. «L’istruzione è lo strumento più efficace per restituire speranza alla nostra terra. Occorre lavorare – ha detto Cozzolino – per abbattere il tasso di dispersione scolastica che vede la Sardegna ai primi posti in Italia».

«Il programma della Giunta Pigliaru è un ritorno al passato». L’ha detto l’on. Antonello Peru (Forza Italia), intervenendo nella discussione generale sulle dichiarazioni programmatiche del presidente della Regione. L’esponente di Forza Italia boccia la decisione dell’esecutivo di cancellare il Piano paesaggistico regionale approvato alla fine della scorsa legislatura. Un errore, secondo Peru, perchè ripropone gli schemi fallimentari del vecchio Piano della Giunta Soru. Critiche da parte del consigliere di minoranza anche per il mancato approfondimento di temi centrali come l’agricoltura, il lavoro e la difesa dell’identità e della lingua sarda. Sbagliato, infine, aver rinunciare alla battaglia sulla Zona Franca.

L’on Augusto Cherchi (Partito dei sardi) apprezza le linee programmatiche della Giunta Pigliaru. Secondo l’esponente della maggioranza le indicazioni su istruzione, lavoro e impresa vanno verso la giusta direzione. IL Partito dei Sardi darà il suo contributo per affermare i diritti dell’Isola e combattere “il neocentralismo del Governo Renzi”. L’on Cherchi ha inoltre suggerito di ripensare alla “vertenza entrate” su basi nuove. L’annunciata costituzione dell’Agenzia Sarda delle Entrate – ha detto – consentirebbe di avere risorse certe e di programmare le politiche di sviluppo senza ricorrere ad indebitamenti.

«Quello presentato dal presidente della Regione Francesco Pigliaru è un programma di Governo insoddisfacente». E’ il pensiero dell’on. Oscar Cherchi (Forza Italia). Per l’ex assessore dell’Agricoltura della Giunta Cappellacci, nelle dichiarazioni programmatiche manca l’indicazione delle soluzioni alle emergenze della Sardegna. L’assenza di un approfondimento sulle tematiche legate al mondo agricolo (blue tongue, peste suina, piano di sviluppo rurale) è, secondo l’on Cherchi, la lacuna più evidente del documento presentato dall’esecutivo.