30 November, 2022
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Ha registrato la partecipazione di oltre duecento persone l’assemblea su “Autonomia e Federalismo” svoltasi ieri a Ghilarza, nonostante il caldo sabato sera, con inizio del dibattito alle 15.30. Tanti altri, non potendo partecipare all’assemblea, hanno inviato l’adesione.

I partecipanti sono militanti della sinistra, per lo più aderenti al PD o a Liberi e Uguali o senza partito. Militanti che non si rassegnano a una sinistra smarrita ed inerte dopo la sconfitta elettorale. Si prova a ripartire dalle idee e dai territori. E quindi si è scelto Ghilarza, luogo gramsciano, fortemente simbolico.

“Sa die de sa Sardigna” ha dato lo spunto per riflettere  sui limiti dell’autonomia speciale e provare a fare i conti con il significato profondo del voto referendario del 2016 che ha nettamente bocciato una riforma costituzionale accentratrice – o comunque giudicata tale – dei poteri nello Stato o meglio, nell’esecutivo. Con quel voto, deve misurarsi la sinistra tutta, indipendentemente dal segno del voto espresso da ciascuno, singoli e gruppi politici.

I promotori hanno proposto al dibattito una precisa ipotesi di lavoro: il principio autonomista ed il principio federalista come chiave per realizzare un pieno autogoverno in un nuovo patto unitario del popolo sardo, con la Repubblica e con l’Unione europea. Il principio federalista è la chiave per andare oltre i sistemi istituzionali decentralizzati, nel cui ambito è in larga misura confinata anche l’autonomia speciale. Il riferimento è il federalismo cooperativo e societario, alternativo ai modelli di federalismo competitivo ed indifferente ai diritti di cittadinanza.

Il dibattito introdotto da Ivana Russu, consigliere comunale di Olbia e coordinato da Tore Cherchi, ha avuto l’apporto di intellettuali di solido e lungo impegno civile e politico, quali Gian Giacomo Ortu,  Italo Birocchi, Gianmario Demuro, Giovanni Lobrano.

«Il neocentralismo sconfitto nel referendum del 2016  ha creato a le condizioni per riproporre il progetto federalista attraverso un disegno di legge costituzionale, da elaborare con i territori e da presentare con iniziativa popolare», ha sottolineato Giangiacomo Ortu, ordinario di Storia Moderna. L’aspirazione al federalismo deve essere sostenuta, mettendo in atto da subito «pratiche federaliste», soprattutto nel campo culturale, dell’economia e del governo del territorio. Italo Birocchi, ordinario di storia del diritto, ha rintracciato nella storia del popolo sardo le radici del pensiero autonomista e federalista. Gianmario Demuro, costituzionalista, ha analizzato i nessi tra autonomia e democrazia. Giovanni Lobrano, romanista, ha sottolineato la differenza dei sistemi politici federali rispetto a quelli basati sul decentramento.

Sono intervenuti Emiliano Deiana, sindaco di Bortigiadas e presidente ANCI, con una forte critica al centralismo ed alla burocrazia regionali, temi ripresi anche da Nicola Sanna, sindaco di Sassari; Michele Carrus, segretario regionale CGIL, sui rapporti fra autonomia, lavoro e sviluppo. Sulle vittime della globalizzazione liberista è ritornato Luca Pizzuto, consigliere regionale di Leu; un giovane studente, Bruno Concas, si è chiesto come l’autonomia possa interessare i giovani. Hanno preso la parola persone di area PD: Dolores Lai, Patrizia Desole, Nicola Manca, guspinese di Montevecchio, Vasco Decet, manager di una primaria industria turistica. Nella sala, interessati al dibattito, qualificati esponenti della cultura, Salvatore Mereu, Angelo Liberati, Giuseppe Carta tra gli altri, parecchi sindaci e lavoratori dell’industria, dirigenti politici, la parlamentare Romina Mura, il presidente regionale della lega delle cooperative, Claudio Atzori.

«Abbiamo rimesso in campo le idee autonomiste e federaliste, rimaste oscurate dal prevalente centralismo da un lato e da minoritarie aspirazioni indipendentiste, dall’altro lato. Queste idee sono attuali e feconde. Sono un progetto di lavoro e di impegno che vorremmo ritornasse ad essere la bandiera della sinistra», ha concluso Tore Cherchi a nome degli organizzatori dell’assemblea. L’impegno è quindi quello di dare continuità al lavoro su un progetto. Questo non richiede nuove  organizzazioni ma piuttosto la capacità di dibattere, agire e creare relazioni nel disperso popolo della sinistra.

Gianni Cuperlo, Deputato PD ed ex presidente del Partito, sabato 28 febbraio sarà a Cagliari per incontrare i giornalisti e partecipare al convegno organizzato da “SinistraDem Sardegna”.

Alle 10.00 Cuperlo sarà in via Emilia 39, presso i locali della “Fondazione Berlinguer-Salone Renzo Laconi”, per incontrare i giornalisti e gli organi di informazione.

Successivamente, parteciperà al convegno organizzato da “Sinistra Dem Sardegna”, dal titolo “Un nuovo orizzonte per l’EuropaDalle politiche del rigore a quelle del lavoro e della giustizia sociale”.

All’incontro, introdotto da Yuri Marcialis, coordinatore SinistraDem Sardegna, e coordinato da Pietrina Canu, parteciperanno Renato Soru, segretario regionale PD, Ignazio Angioni, Senatore PD, Michele Carrus, segretario regionale CGIL, e Gianfranco Bottazzi, sociologo.

Previsti gli interventi di Claudio Atzori, Presidente Lega Coop Sardegna, Francesco Berria, Presidente Fondazione Enrico Berlinguer, Davide Burchi, Segretario PD Ogliastra, Salvatore Cherchi, presidente dell’Istituto di studi e programmi per il Mediterraneo, Bruno Concas, Vicesegretario GD Sardegna, Ninni Depau, Presidente Consiglio Comunale di Cagliari, Giampaolo Diana, SinistraDem Sardegna, Carlo Dore jr, Libertà e Giustizia Cagliari, Salvatore Multinu, SinistraDem Sardegna, e Gianluca Scroccu, presidente della Fondazione Luca Raggio.

Gavino Manca

La seconda commissione (Lavoro, Pubblica istruzione) presieduta dall’on. Gavino Manca (Pd) ha sentito nell’ambito del ciclo di audizioni sulla finanziaria 2015 i rappresentanti degli studenti universitari.

Giacomo Cossu, a nome dell’Unione studenti Sardegna, ha consegnato alla commissione un dettagliato documento con le proposte dell’associazione per migliorare il diritto allo studio e, sulla finanziaria, ha rilevato che «manca uno stanziamento della Regione per sostenere il comodato d’uso dei libri di testo, sarebbe un modo per dare senso alla lotta alla dispersione scolastica che pure rientra fra gli obiettivi strategici del Governo regionale, così come appare sempre più necessario un Piano-borse sia per venire incontro alle famiglie che per fornire agli studenti una serie di servizi extra-curriculari per migliorare l’offerta formativa delle Università».

Per Bruno Concas, esponente dei Consiglio nazionale dei presidenti di consulta, «la scarsità delle risorse della finanziaria mette in luce la mancanza di un welfare universitario che metta al centro alcune questioni di fondo: lotta al caro-libri, edilizia, allargamento dell’offerta formativa, interventi senza i quali sarà impossibile per la Sardegna centrare il traguardo fissato dall’Unione europea di ridurre al 10% la dispersione scolastica entro il 2020».

Il rappresentante degli studenti nel Cda dell’Ersu di Cagliari Francesco Pittirra ha criticato, in apertura, la politica dei tagli ai fondi per l’Università: «Da quelli dello Stato sugli Ersu a quelli della Regione, le cui poche risorse sono ulteriormente erose dall’aumento delle tasse». Pittirra ha poi fornito alla commissione alcuni dati sull’effetti pratico della contrazione della spesa universitaria: «A Cagliari il 50% degli studenti in possesso dei requisiti fissati dalla legge resterà fuori da ogni intervento di sostegno ed il 48% non riceverà il contributo per l’affitto di una appartamento, mentre 450 matricole, in 2 anni, non hanno rinnovato l’iscrizione e numerosi sono stati gli abbandoni del corso di studi, prevalentemente per motivi legati alla crescente insostenibilità delle spese».

Il presidente della commissione Gavino Manca, in conclusione, ha espresso apprezzamento per alcune proposte formulate dagli studenti, sottolineando che «far quadrare i conti è sempre molto difficile» ma riconfermando che a breve scadenza la commissione comincerà a lavorare alla revisione organica della legge sul diritto allo studio.

Il ciclo delle audizioni sulla finanziaria avviato dalla seconda commissione si è concluso con l’intervento dei rappresentanti delle Scuole civiche di musica.

Il primo intervento, del Sindaco di Marrubiu Gianni Santucciu, ha tracciato il quadro generale della situazione delle scuole civiche: «Abbiamo subito lo scippo di 1.5 milioni – ha detto – che ha fatto sparire in un colpo docenti e fondi per le lezioni di strutture che esistono dal 2003 e hanno sempre potuto contare sul sostegno crescente della Regione».

Non possiamo accettare, ha proseguito Santucciu, «una proposta di riduzione degli stanziamenti ad 800.000 euro per 2 annualità; così si lasciato a terra 800 persone in tutta la Sardegna, docenti senza cattedra, sarebbero automaticamente espulsi dal mondo del lavoro, senza il ripristino dello stanziamento di 1.5 per anno saremo costretti a chiudere».

Dopo l’intervento del sindaco di Marrubiu hanno preso la parola amministratori locali e docenti dei Comuni in cui sono attive le Scuole civiche, sottolineando fra l’altro l’aumento costante del numero di iscrizioni, 11.000 in tutta la Sardegna, ed il fatto che le stesse Scuole rappresentano una parte fondamentale della filiera dei Conservatori, ora trasformati in facoltà universitarie.

Il presidente della commissione Gavino Manca ha assicurato il massimo impegno per l’individuazione delle risorse, anche attraverso l’utilizzo di un consistente residuo del 2014 rimasto bloccato a causa del patto di stabilità.