21 March, 2026
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Il segretario regionale e consigliere regionale di Sinistra Ecologia e Libertà Luca Pizzuto ha presentato un’interrogazione all’assessore regionale dell’Industria per avere notizie «sull’attuale situazione dell’estrazione e lavorazione dei materiali estrattivi nelle concessioni minerarie di Santa Brà e Rio Palmas da parte della Polar Srl nella fabbrica di Piscinas e sulla sentenza di reintegro dei tredici lavoratori licenziati nel 2015».

«Abbiamo appreso – spiega Luca Pizzuto – che la proprietà potrebbe non svolgere interamente il ciclo produttivo all’interno dello stabilimento e che, anzi, il materiale grezzo estratto dalle cave di bentonite (delle concessioni minerarie regionali) verrebbe trasportato direttamente presso altri stabilimenti. Chiediamo all’assessorato dell’Industria che chiarisca quali sono i vincoli della concessione mineraria ed auspichiamo che si faccia chiarezza sull’attuale stato delle lavorazioni e della sicurezza dell’impianto. Questo, anche alla luce della recente sentenza del tribunale del lavoro di Cagliari che ha accolto integralmente le istanze dei tredici lavoratori licenziati lo scorso anno che, ragionevolmente, dovrebbero essere reinseriti nell’organigramma aziendale.»

«A distanza di un anno dall’avvicendamento delle società proprietarie siamo ancora qui a chiedere chiarezza e serietà: lo facciamo per un territorio, il Basso Sulcis, per i suoi lavoratori e per le sue famiglie, perché nessuno deve essere lasciato solo – conclude Luca Pizzuto -. Per loro e per tutti coloro che lottano, Sinistra Ecologia e Libertà c’è e ci sarà sempre.»

Manifestazione alla Polar di Piscinas copia

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Palazzo del Consiglio regionale 3 copia

E’ iniziato stamane, in Consiglio regionale, l’esame del disegno di legge sull’Istituzione dell’Azienda sanitaria unica regionale (ASUR) e disposizioni di adeguamento dell’assetto istituzionale e organizzativo del servizio sanitario regionale. Modifiche alla legge regionale 28 luglio 2006, n. 10 (Tutela della salute e riordino del servizio sanitario della Sardegna. Abrogazione della legge regionale 26 gennaio 1995, n. 5).

La seduta si è aperta sotto la presidenza del presidente Gianfranco Ganau.

Intervenendo sull’ordine dei lavori, il consigliere Emilio Usula dei Rossomori ha segnalato all’attenzione del Consiglio, come “fatto di una gravità fuori dal Comune” la vendita all’asta per soli 258.000 euro «una parte del patrimonio genetico della popolazione ogliastrina, 230.000 campioni di 13.000 cittadini, per iniziativa di una società londinese quotata in borsa e cresciuta in borsa nel frattempo di ben 11 punti». Tutto questo, ha protestato vivamente Usula, «è accaduto nel colpevole silenzio della politica; noi invece riteniamo che non sia lecito che il nostro patrimonio genetico possa essere nella disponibilità esclusiva di una società estera per una cifra da elemosina, perché così stiamo aprendo le porte a presunte eccellenze sanitarie straniere». E indubbiamente un intervento tardivo, ha concluso, «ma che almeno Giunta e politica si adoperino almeno per non escludere le nostre università dalla ricerche relative a con quei dati».

Il presidente ha osservato che, dal punto di vista formale, l’intervento del consigliere Usula non può essere considerato pertinente all’ordine dei lavori, ed ha invitato il consigliere a trasformarlo in atto dell’Assemblea. Successivamente ha dato la parola al relatore di maggioranza del Dl n.321/A, il presidente della commissione Sanità Raimondo Perra (Psi).

Nella sua relazione, Perra ha parlato di «un giorno importante non solo per la maggioranza ma per tutto il Consiglio regionale, tappa fondamentale di un percorso della riforma sanitaria già avviato nel 2014, di cui l’azienda unica lascia inalterati i capisaldi». Sulla riforma, ha ricordato, «c’è stato un grande dibattito come è comprensibile per una legge di così grande portata richiesta dai cittadini che lamentano giustamente grandi problemi nell’accesso al diritto alla salute». Forse sarebbe servita qualche riflessione in più, ha aggiunto Perra, «e questo è un compito dell’Aula, comunque siamo davanti ad una riforma coraggiosa, forse anche impopolare, ma necessaria, che funzionerà se si dimostreranno all’altezza gli operatori della sanità ad ogni livello; con la governance unitaria cambia in profondo il sistema e si colpiscono alla radice sprechi ed inefficienze». Nella fase transitoria, ha posi spiegato il presidente della commissione Sanità, «il nuovo Dg dovrà pilotare il passaggio a nuova struttura e individuare gli ambiti territoriali ottimali secondo uno schema più coordinato più semplice, aperto alla partecipazione degli Enti locali, con meno costi, per dare ai sardi un servizio di qualità».

Per la minoranza il vice presidente della commissione Sanità Marcello Orrù (Psd’Az) ha affermato che la riforma «ha un suo disegno strategico ma finalizzato soltanto ad occupare posizioni di potere, è una specie di colpo di mano per sostituire posizioni dirigenziali diversificate con un uomo solo al comando, dando vita ad una nuova fase di accentramento in cui una sola persona deciderà tutto sulla sanità pubblica regionale, obbedendo ciecamente agli ordini del potere politico». Orrù ha inoltre negato che la riforma possa produrre risparmi. In realtà, ha detto, «è solo un  paravanto per nascondere le responsabilità della maggioranza, i risultati concreti sono fumosi ed il sistema sardo appare fuori dalla realtà». Dal punto di vista politico, ha aggiunto Orrù, «emergono la solita ipocrisia e la malcelata complicità dei consiglieri del centro sinistra che si voltano come sempre dall’altra parte di fronte ad una manovra centralista che non contiene azioni incisive, perché non c’è sviluppo della sanità ma un susseguirsi di tagli lineari che nei prossimi mesi impatteranno negativa sulla realtà locale, soprattutto nelle zone interne». Non c’è un solo a sostegno delle tesi della maggioranza, ha concluso Orrù, «fatta eccezione per uno studio dell’Università di Venezia ed è davvero ben poco per un esecutivo fatto da accademici».

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis, sull’ordine dei lavori, ha comunicato che gli è stata richiesta la firma per la convocazione dell’assessore dei Trasporti in commissione. Non vorrei, ha sostenuto, «che si consentisse, come è accaduto oggi, di sovrapporre i lavori dell’Aula a quelli della commissione Bilancio; penso che sia un modo sbagliato di procedere, oltre che vietato dal Regolamento; se ci sono esigenze particolari devono valutarle i capigruppo».

Il presidente ha dichiarato che, in effetti, c’è stato un fortuito sfasamento di tempi.

Il capogruppo dell’Udc Gianluigi Rubiu si è associato alle argomentazioni dell’on. Pietro Pittalis.

Intervenendo nella discussione generale della riforma della sanità, il consigliere del Pd Luigi Ruggeri ha sottolineato che «il provvedimento si inserisce nel percorso di ricerca dell’equilibrio fra processi di fusione ed efficienza del sistema sanitario, tenendo presente che i processi di concentrazione hanno notevoli passi avanti in campo nazionale con una riduzione delle aziende di oltre il 25%, in molte Regioni come Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Emilia, Toscana e Veneto». Rispetto a tali situazioni, ha proseguito Ruggeri, «è difficile trovare un modello comune sorretto da chiare evidenze scientifiche, resta il fatto che il sistema sardo è quello più costoso e poco efficiente e quindi l’Asur è una risposta coerente a questa situazione; noi pensiamo che la governance unica possa produrre risposte efficaci e non risparmi basati su tagli dei servizi». Abbiamo il dovere, ha aggiunto il consigliere, «di modificare la realtà in modo strutturale altrimenti non ci saranno risultati; nel breve periodo ci saranno vantaggi dal punto di vista finanziario su servizi ed acquisti ma in prospettiva il vero risparmio arriverà dalla diffusione delle conoscenze e di una cultura di buoni comportamenti, investendo anche su persone perché le risorse umane della sanità sarda sono invecchiate». Dobbiamo innovare rischiando, ha concluso Ruggeri, «mettendo anche nel conto con la possibilità di sbagliare, restare fermi sarebbe invece un grave danno per la società sarda».

Al termine di quest’ultimo intervento, il presidente ha disposto una breve sospensione della seduta.

Alla ripresa è intervenuto l’on. Edoardo Tocco (Forza Italia): “La riforma deve essere fatta ma ci troviamo a fare questa razionalizzazione in tempi rapidissimi, facendo diventare periferico il problema dei piccoli ospedali della Sardegna. Ecco, da quelle esigenza, dei territori saremmo dovuti partire invece che pianificare dall’alto una riforma che sta suscitando una reazione negativa in tutta la Sardegna”. L’oratore ha parlato anche dell’autonomia gestionale prevista dalla riforma: “Quanto sarà ampia questa autonomia? Il nuovo direttore generale avrà tanti poteri al punto che non ne avrà più l’assessore alla Sanità? Ho l’impressione che ci sia troppa fretta in questa riforma e ho notato che pure la commissione consiliare è stata esautorata. Mi dispiace”.

Per l’on. Roberto Deriu (Pd) “la prima considerazione da fare è che il presidente della Regione ci sta offrendo la possibilità di essere protagonisti in una svolta, quella in materia sanitaria. L’opinione pubblica condivide la necessità di un intervento impellente sulla Sanità per contenerne i costi e realizzare servizi uniformi in tutta l’Isola e competitivi sotto il profilo medico e delle tecniche. Non trovo convincente però un elemento cardine della riforma ovvero la possibilità che il direttore della struttura unica nella fase di avvio sia anche responsabile di un’azienda. Penso che sia una grande difficoltà, anche per un supermanager”. L’esponente del Pd nuorese ha proseguito sulla scorta di altri rilievi al testo di legge, per il quale ha richiamato l’attenzione dell’Aula e in particolare del suo partito: “C’è una grande responsabilità delle giunte regionali che dovranno gestire questa grande riforma, che dovrà poi essere applicata con sapienza tecnica e lungimiranza politica”.

Per Forza Italia ha preso la parola l’on. Marco Tedde (Forza Italia), che ha detto: “Si sente dire in queste ore di tutto, anche che il Consiglio regionale debba svolgere in questa vicenda un ruolo notarile e ragionieristico. State lavorando, colleghi del centrosinistra, sotto la cappa grigia delle purghe staliniane: dove siete? Dov’è la maggioranza e dov’è la commissione? Da tutto questo vostro lavoro deriva una qualità normativa molto scadente. Nel frattempo pensano a tutto i commissari, in barba alle direttive della giunta, dando consulenze a siciliani. E nel frattempo il buco della Sanità si allarga. Ma avete prorogato voi i commissari o sono i commissari che stanno prorogando la vita di questa giunta Pigliaru?”.

Per il Partito dei Sardi ha preso la parola l’on. Gianfranco Congiu, secondo cui “siamo consapevoli di partecipare a un processo di rinnovamento ineludibile. Nella nostra isola non siamo all’anno zero sulla Sanità e non si annoverano casi di mala sanità come altrove. Nella logica di dare risposte sanitarie di qualità, in tutti i territori, la relazione tra la Sanità e chi usufruisce deve essere attiva e fattiva.   La vera innovazione sarà nella erogazione del sistema di welfare. Con questo livello di attenzione noi ci siamo posti davanti alla riforma e ne do atto all’assessore e al presidente della Regione”.

Secondo l’on. Ignazio Locci (Forza Italia) “in realtà con questo schema di legge non si riforma nulla perché non è riformato il modello economico di organizzazione sanitaria e di finanziamento. Ancora, abbiamo scoperto dall’intervento dell’on. Deriu, che ancora dovete trovare il modello amministrativo. Noi non avevamo bisogno di leggere i quotidiani per conoscere il livello della spesa sanitaria e del disavanzo: è arrivato il momento di dirvi che questa non è una riforma storica  e tra qualche mese ne avrete la dimostrazione quando proverete ad applicarla”.

Il consigliere dell’Udc, Gianni Tatti, ha lamentato il mancato parere del Consiglio delle autonomie locali (il mandato è nel frattempo scaduto): «E’ un fatto grave e preoccupante anche alla luce delle proteste che si levano nei diversi territori della Sardegna».

L’esponente della minoranza ha quindi criticato l’operato dei commissari delle Asl («continuano ad assumere iniziative anche in questi giorni in cui si annuncia la riforma delle aziende sanitarie») ed ha affermato che «il modello di servizio sanitario proposto nel Dl 321 farà aumentare “l’ospedalicentrismo” con l’accentramento dell’offerta sulle grandi strutture cagliaritane». «Aumenterà così – ha spiegato Tatti – la migrazione delle zone interne verso Cagliari, Olbia e gli altri i grandi centri, mentre serve la territorializzazione dell’offerta sanitaria». Il consigliere dei centristi ha quindi accusato la Giunta regionale di operare con un “prospettiva soltanto economicistica” mentre il fine ultimo della riforma deve essere quello di salvaguardare e garantire “lo stato di salute delle popolazioni”.

Tatti ha concluso definendo “pericoloso” l’accentramento di potere in un’unica persona nominata dal potere politico ed ha ribadito che “con la riforma dell’Asl unica restano in realtà cinque aziende (Asur, Brotzu, le aziende ospedaliero universitarie di Cagliari e Sassari e l’azienda dell’emergenza urgenza”. «Si prevedono anche – ha dichiarato il consigliere dell’Udc – aree socio sanitarie locali articolate in distretti con annessi direttori e con capacità autonoma di spesa che dimostrano che non c’è semplificazione nè razionalizzazione del sistema».

La consigliere del Pd, Rossella Pinna, ha ribadito pieno sostegno al progetto riformatore intrapreso dalla Giunta e dalla maggioranza («ci assumiamo la responsabilità di trovare soluzioni alle criticità della nostra sanità che è la Cenerentola in italia») ed ha definito “malata” la sanità sarda.

Riprendendo l’ultimo pronunciamento della Corte dei Conti sull’aumento della spesa sanitaria regionale, la consigliera del centrosinistra, ha evidenziato come nella stessa si riconoscano “gli sforzi del governo regionale per il controllo della spesa” e che “sull’incremento della spesa farmaceutica incidono i farmaci cosiddetti innovativi (quelli per diabete, talassemia, epatite tipo “c”)”.

L’onorevole Pinna ha quindi ricordato come il nuovo assetto organizzativo proposto con la riforma sia in linea con le tendenze in atto nel resto d’Italia dove, così ha affermato l’esponente dl Pd, in quattro anni si è passati da 330 a 245 aziende sanitarie. «La Asl unica – ha insistito Rossella Pinna – rafforza la relazione tra centro e periferia con la previsione delle aree socio sanitarie locali ma il beneficio più grande sarà quello di riuscire a garantire nuove sinergie per rendere il sistema sanitario sardo più equo e sostenibile».

Il consigliere Michele Cossa (Riformatori) ha ricordato le iniziative intraprese dal suo gruppo consiliare, nella precedente e nella legislatura in corso, tendenti all’istituzione della Asl unica e si è detto soddisfatto che la Giunta regionale abbia “sposato l’idea avanzata dai Riformatori”.

«La riforma della sanità – ha ribadito Michele Cossa – non è un’opzione ma una scelta necessitata ma la nostra proposta muove con l’obiettivo di far ritrarre la politica dalla sanità sarda e vuole garantire alla Regione compiti e funzioni di programmazione, controllo e verifica degli obiettivi. Bene dunque la gestione centralizzata degli acquisti e del personale, perché è lì che sono più elevati i rischi per la corruzione e gli sprechi».

Nella parte conclusiva del suo intervento, il consigliere dei Riformatori, ha denunciato la corsa “alla nomina” in atto nelle diverse aziende per prefigurare eventuali “posizioni di privilegio” in vista dell’operatività dell’Asur ed ha dunque invitato l’assessore della Sanità “ad azzerare tutte le nomine fatte in questi ultimi mesi dai commissari della sanità sarda”. Cossa ha quindi auspicato la nomina di un super manager («un Marchionne, per intenderci») alla guida della istituenda Asur ed ha dichiarato di “attendere gli emendamenti annunciati per valutare se le proposte di modifiche del centrosinistra indichino davvero la volontà di cambiamento o siano tendenti a rimettere le dita nella marmellata”

Il consigliere Christian Solinas (Psd’Az) ha aperto il suo intervento facendo riferimento alla vendita della Shardna ad una società inglese: «E’ una coincidenza nefasta che il dibattito sulla riforma della Sanità si sviluppi mentre apprendiamo della vendita del patrimonio genetico di ciascuno di noi per poche migliaia di euro, ed è  per questo che invito la Giunta a farsi parte zelante perché la Sardegna non rinunci a questo enorme patrimonio anche alla luce della prevista autorizzazione al Brotzu per l’acquisizione di rami di azienda nel campo della ricerca, come dovrebbe accadere per la società “Fase1”».

Nel merito dei contenuti del disegno di legge, l’esponente della minoranza ha riconosciuto che in Italia è in atto un processo di aggregazione delle Asl ma ha affermato che nel 2015 le perdite del sistema siano aumentate rispetto agli anni precedenti, raggiungendo la considerevole cifra di 33,75 miliardi di euro.

«Esistono degli studi – ha proseguito Christian Solinas – come quelli dell’Università Bocconi che ci dicono che la reingegnerizzazione di un ospedale può generare risparmi fino al 20% nel breve periodo, mentre gli studi che si riferiscono all’azienda unica dimostrano che l’eventuale risparmio può quantificarsi nel 4 o 5% nel medio periodo».

Il segretario dei sardisti ha quindi invitato ad un’ulteriore approfondimento sul modello organizzativo ed ha ricordato che gli spazi per la riduzione della spesa sono ridottissimi («da anni si assiste alla riduzione delle risorse e bisogna superare la retorica del costo della siringa, perché la sfida è quella di una nuova organizzazione che tenga conto del modificato quadro epidemiologico sardo dove aumentano cronicità e la popolazione è più anziana»).

«Auspico correttivi profondi – ha concluso Christian Solinas – e in attesa degli emendamenti annunciati sospendo il giudizio sul disegno di legge».

La consigliera Annamaria Busia (Sdl) ha sostenuto che « la riforma che rappresenta un processo importante dal punto di vista politico e sociale, anche perché la percezione delle persone disegna un sistema di sofferenza non più tollerabile, segno di un modello ospedalo-centrico che deve essere superato, che ha problemi di sostenibilità e di trasparenza che restano aperti a causa di una visione marcatamente economicistica dello stesso sistema che, però, perde di vista la vera missione, il diritto alla salute dei cittadini». Il modello della Asl unica, ha detto ancora la Busia, indubbiamente «semplifica e centralizza e potrebbe rappresentare una scelta valida ma richiede più coraggio e soprattutto un cambiamento di logica che consenta rettifiche in corsa ove necessarie, insomma una gestione dinamica con un forte rapporto fra soggetti gestionali e politici». Sotto questo profilo, ha precisato, «la nostra proposta di tre aree omogenee ci sembra più convincente, anche perché parte dalla centralità dell’organizzazione e non ci sembra che questo aspetto sia correttamente affrontato dal testo della Giunta per cui a nostro avviso occorre correggere alcune carenze tecniche, cosa che faremo con alcun emendamenti qualificanti». Per noi, ha continuato, «azienda unica significa nuove funzioni per una azienda regionale ma non si può pensare che il tavolo tecnico non sia servito ad immaginare uno schema nord-centro-sud, siamo anche contrari all’Areus come nuova azienda monofunzione e per una forte attenzione alla fase transitoria; divergenze ce ne sono e non le neghiamo, dobbiamo andare verso una dimensione nuova e confido in un ripensamento complessivo».

Il consigliere Giancarlo Carta (Forza Italia) ha messo l’accento sulla mancanza di un dibattito aperto in commissione che avrebbe consentito anche alla minoranza di dare un contributo, «invece siamo qui davanti al solito testo che alla fine sarà stravolto dalle modifiche dell’ultimo momento, come dimostrato anche da molti interventi dei consiglieri della maggioranza; nel merito, inoltre, si sta proponendo una Asl unica che in realtà non c’è perché le aziende sono cinque ed i risparmi non sono superiori al 2% annuo: siamo alla montagna che partorisce il topolino». La sanità sarda, ha aggiunto Carta, «ha bisogno di ben altro e dei gravi limiti di questa riforma si sono accorti gli stessi cittadini e  restiamo convinti che lo schema ottimale sia quello di nord-centro- sud che avrebbe avuto ben altro senso». Quanto alla governance, ha osservato, «emerge la figura del mega direttore generale che finisce per svuotare di ogni ruolo l’assessore della Sanità, basti pensare a quanto accaduto nelle gestioni dei commissari, andate sotto molti profili fuori controllo: concorsi, assunzioni, promozioni, istituzione di nuovi servizi». Noi siamo per il cambiamento, ha concluso, «e la riforma della sanità deve essere una riforma di tutti i sardi, ma è stata la maggioranza a scegliere una strada opposta».

Il consigliere Stefano Tunis, anch’egli di Forza Italia, ha detto di sentir aleggiare sul Consiglio «l’ennesimo spettro della soluzione finale della grande riforma, con un testo totalmente riscritto dagli emendamenti della Giunta, con una sconfessione plateale del lavoro della commissione e dello stesso dibattito fin qui svoltosi in Consiglio ma, stando al testo che c’è, sospenderò il giudizio politico ma rinnovo la disponibilità a partecipare in maniera attiva alla costruzione di una buona riforma, visto che stiamo parlando di una legge fondamentale per la Sardegna». Ricordando che di Asl unica non si parlò mai in Sardegna prima della fine del 2015 quando si profilava un aumento delle imposte, Tunis ha dichiarato che «le evidenze scientifiche sono poche nonostante il problema della riduzione delle aziende sia stato affrontato da molte Regioni fin dagli anni ‘90, passando da una soglia di 200.000 abitanti per azienda ad una più equilibrata di una per 400.000 abitanti». Per noi, ha assicurato, «basterebbero tre Asl, parlando di cose applicabili e non di salti nel buio, perché non possiamo riorganizzare la sanità senza intervenire a tutto campo, quindi anche sulla rete ospedaliera e sulle tariffe». Aspetto argomenti della Giunta e della maggioranza, ha concluso, «perché prima si parla di organizzazione snella ma poi fra Regione, aziende, aree, distretti, si allunga la catena di comando con grande impatto sull’utenza; sembra il tentativo della maggioranza di riequilibrare il testo della Giunta».

Il consigliere Giorgio Oppi (Udc) ha affermato che non avrebbe mai creduto di essere d’accordo con la Giunta ma, nei fatti, «è vero che il sistema non garantisce il diritto alla salute dei sardi, la spesa è fuori controllo, dati con i quali la stessa Giunta dichiara il suo fallimento ma purtroppo l’onestà intellettuale non è durata a lungo perché sono stati prorogati i commissari per l’estate (e forse ci sarà un emendamento della maggioranza per farli arrivare fino a dicembre), continua il silenzio sul Mater Olbia, c’è da chiedersi quanti nella maggioranza siano consapevoli della realtà», La sanità è pericolosa per chi governa, perché si vive ma si può anche morire, ha avvertito Oppi, «e al terzo anno di governo di questa maggioranza la situazione peggiorata tanto che la Corte dei conti parla di voragine; quella della Asl unica è una legge che nasce male con emendamenti azzerati in commissione, non è poi unica perché comprende quattro o cinque aziende ma ciò che è più sbagliato è incidere su unica cosa positiva, che era il radicamento territoriale delle strutture». La centralizzazione, secondo il consigliere dell’Udc, «ha senso per le questioni amministrative lasciando le Asl alla loro missione naturale, mentre qui si sta creando un caos enorme senza dati scientifici, le riforme non si fanno a sentimento in fretta e furia, al termine di un lunghissimo ciclo di audizioni in cui sono tutti contrari: a che istanza risponde allora?» Solo a quella, ha concluso Oppi, «dell’uomo solo al comando, col massimo del potere senza controllo, mentre noi siamo per la prevalenza della politica sulla burocrazia».

Il consigliere Luigi Crisponi (Riformatori) ha riconosciuto all’assessore Arru esperienza e competenza precisando però di non essere ottimista «perché quanto è accaduto dall’inizio della legislatura non consente nessuna apertura, soprattutto perché la riforma arriva in Aula con un pesantissimo fardello di proteste arrivate da tutti i territori della Sardegna, la vera voce dei cittadini che la maggioranza e la Giunta hanno ignorato». Noi siamo per la Asl unica e non da oggi, ha ribadito Crisponi, «perché riteniamo che la sanità debba essere gestita da chi davvero la conosce con la politica che fa un passo indietro, in modo da ricostituire quel clima di fiducia che è venuto meno; auspichiamo che l’assessore respinga gli assalti dei suoi compagni di squadra e richiami semmai il presidente a lottare al suo fianco».

Il consigliere Paolo Truzzu (Misto-Fdi) ha detto di aver faticato a resistere alla «tentazione di sparare a zero che la stessa maggioranza ha alimentato, visto che nessuno ha difeso la proposta per convinzione, nel merito e nel metodo; anzi, dopo anni di dibattiti all’ultimo tornante si cambia tutto e si ricomincia daccapo». La situazione è disastrosa e tutti vogliamo cambiare ma non a prescindere, ha osservato Truzzu, «bisogna fare bene non tanto sul numero delle Asl quanto su come garantire la salute dei cittadini e come creare nuovo sistema di prevenzione e di cure; da questo punto di vista l’Asl unica non risolve i problemi della sanità sarda che ha i conti fuori controllo, i servizi continuamente tagliati prima ancora del varo del varo della riforma, si assiste al solito assalto alla diligenza con i commissari che attribuiscono incarichi per i prossimi tre anni». Questi danni li pagheranno i cittadini sardi, ha protestato Truzzu, «ed anche per questo la scelta dell’Asl unica è perciò una scelta di disperazione, con gestione affidata ad un monarca unico, che forse non sarà nemmeno sardo e magari risponderà ad altre logiche; tuttavia non può essere l’unica soluzione possibile, è ora di tornare alla politica migliorando il sistema ed è una cosa che possiamo fare già ora con gli strumenti disponibili, rinforzando magari l’assessorato e rinunciando all’ennesimo compromesso al ribasso che inchioda la maggioranza alle sue responsabilità ma non fa bene a tutta la politica». (Af)

Dopo l’on Truzzu ha preso la parola l’on. Augusto Cherchi (Partito dei Sardi), che ha detto: “La riforma che stiamo esaminando è necessaria, perché sono evidenti le lacune di qualità e di sostenibilità economica della Sanità sarda.  Non serve soffermarci su chi ha prodotto il debito e su come lo ha prodotto: negli ultimi quindici anni la politica sarda non è stata capace di curare questo sistema malato. C’è bisogno di un cambiamento ragionato e calato sui bisogni della Sardegna”. Sulla riduzione del numero delle Asl ha detto: “Accorpare non sempre significa risparmiare. Ma se sono favorevole a uno choc nella Sanità chiedo anche che sia il Consiglio regionale a farlo e non con atti attuativi a carico della Giunta. Per questo presenteremo emendamenti sull’Areus e non solo, proponendo nuovi dipartimenti che migliorino in Aula questa legge”.

Per il coordinatore di Sel, on. Luca Pizzuto, “siamo alle soglie di un cambiamento epocale per la Sanità sarda. E’ evidente che non possiamo continuare con questo modello sanitario ma la legge deve avere già gli strumenti per la gestione del sistema.  Ci serve una legge che consenta davvero la riduzione degli sprechi ma che al tempo stesso garantisca la salute anche alle realtà sarde minori”.

Il presidente Ganau ha dichiarato conclusi i lavori della mattinata. I lavori sono ripresi questo pomeriggio.

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Sulla vicenda della Casa dell’Anziano di via Mazzini, a Carbonia, destinata alla chiusura per la mancata rispondenza della struttura alle normative vigenti, interviene Luca Pizzuto, segretario regionale di Sinistra, Ecologia e Libertà

«Ho avuto modo di sollecitare l’agenzia regionale per l’edilizia abitativa (AREA) affinchè proponga un cronoprogramma dei lavori a lei spettanti che possa evitare lo sgombero imminente. AREA ha dato massima disponibilità per lavorare al raggiungimento di questo obiettivo e si è resa disponibile ad investire risorse per evitare la chiusura della casa dell’anziano – dice Luca Pizzuto -. Si convochi al più presto un tavolo congiunto con il comune di Carbonia, AREA e la cooperativa CAM.
L’ospizio rappresenta per la città e per il territorio un servizio importante che accoglie 20 anziani e che crea occupazione per 18 lavoratori. Esprimo, a questo proposito, la mia massima vicinanza ai familiari degli anziani, agli stessi utenti e ai lavoratori che stanno vivendo un momento di grande difficoltà in questa fase.
Mi metto a disposizione per lavorare con tutti gli Enti coinvolti per la risoluzione di questo problema – conclude Luca Pizzuto – e sono, come sempre, a disposizione di tutti nella mia città e nel mio territorio sia come cittadino attivo che come rappresentante delle istituzioni.»

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“«La speculazione finanziaria sul grano è criminale, la Regione si attivi per tutelare l’oro sardo. Il prezzo del grano è crollato negli ultimi mesi, questo mette a rischio il lavoro e le produzioni di agricoltori italiani e sardi che, coraggiosamente, hanno deciso di coltivare un prodotto primario e fondamentale per la vita di tutti.»
Lo hanno detto questa sera i consiglieri regionali del gruppo di Sinistra, Ecologia e Libertà, Daniele Cocco, Francesco Agus, Luca Pizzuto ed Eugenio Lai.
«Il mercato e il sistema capitalista-monopolistico dei grandi produttori (sardi e italiani), con questa operazione di cartello, sta mettendo in ginocchio migliaia di realtà agricole in tutta la penisola, al pari d’una alluvione o d’una invasione di cavallette. La politica ha il dovere di proteggerci da lobby criminali, il cui unico scopo è l’accumulo della ricchezza, e di tutelare i nostri beni comuni, tra cui il grano, da cui derivano beni di primissima necessità. Noi crediamo che la Regione debba proporre premi de minimis a favore degli agricoltori che coltivano principalmente grano, per poter riequilibrare le parti e creare una tutela forte dalle speculazioni finanziarie.
La Regione presti ascolto ai nostri produttori di grano, non ai lobbisti, e l’assessorato dell’Agricoltura metta in campo, al più presto, strumenti in grado di tutelare la fatica e il lavoro dei nostri piccoli produttori, i quali contribuiscono in modo fondamentale alle economie locali, tutelano la biodiversità, e ci consentono – concludono I consiglieri di Sinistra, Ecologia e Libertà – d’avere nelle nostre tavole un pane sano, di qualità, e che crea lavoro nella nostra terra.»

Luca Pizzuto-Francesco Pigliaru 3

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Luca Pizzuto 2 copia
I consiglieri regionali di Sinistra, Ecologia e Libertà Daniele Cocco, Francesco Agus, Luca Pizzuto ed Eugenio Lai intervengono sulle scelte del loro partito per il presente e per il futuro.
`La scelta di cancellare il partito di cui siamo attivisti e che rappresentiamo nelle istituzioni portata avanti dalla dirigenza nazionale di SEL si è rivelata sbagliata – scrivono in una nota -. Ciò appare evidente alla luce dei risultati deludenti delle ultime elezioni amministrative dove ovunque meno che in Sardegna, si è ottenuto un risultato negativo senza eguali per la sinistra. La trasformazione del nostro partito in Sinistra Italiana è una scelta su cui è necessario un urgente dietrofront, come auspicato nel documento di cui siamo firmatari insieme a centinaia di iscritti sardi.»
«In Sardegna siamo stati coerenti, nei territori e in Consiglio regionale, e abbiamo fatto valere la nostra specificità. In SEL siamo stati eletti e come SEL lavoriamo in Consiglio regionale e negli enti locali che amministriamo. In Sel abbiamo praticato un rinnovamento generazionale unico nella storia recente della politica sarda, lontani dalle logiche di corrente, senza imposizioni da Roma e nel solo interesse esclusivo dei sardi – aggiungono Daniele Cocco, Francesco Agus, Luca Pizzuto ed Eugenio Lai -. Per questi motivi in Sardegna, pur con mille difficoltà organizzative, SEL va avanti e aumenta il suo consenso e il suo radicamento. E questo avviene nei territori più periferici dell’isola e nella città metropolitana, dove è centrale nell’unica affermazione al primo turno ottenuta nelle recenti amministrative nei capoluoghi italiani. Crediamo si debba partire da quanto di buono è stato fatto sino ad ora e dalla ricostituzione dovunque sia possibile del centrosinistra, di cui ci sentiamo alleati sinceri e mai succubi-»
«È innegabile che la coalizione oggi al Governo dell’isola abbia bisogno di un tagliando ormai irrimandabile. C’è la necessità di intervenire sul programma e nella risoluzione delle urgenze e delle tante questioni aperte, sulla gestione dei rapporti con lo Stato e con l’Unione europea e sulla composizione della squadra di Governo. Crediamo che SEL, forza autonoma e coerentemente di sinistra nel centrosinistra al governo della Sardegna – concludono Daniele Cocco, Francesco Agus, Luca Pizzuto ed Eugenio Lai -, debba essere oggi motore del rinnovamento anche nell’azione della politica regionale.»

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La VI commissione “Sanità” del Consiglio regionale ha approvato definitivamente il testo della proposta di legge n. 5 del 2014 sul Reddito di Inclusione Sociale, dopo aver incassato l’approvazione definitiva da parte della II commissione “Bilancio”.

«La proposta – dice Luca Pizzuto, segretario regionale e consigliere regionale di Sinistra Ecologia Libertà – arriverà all’esame dell’aula prima della pausa estiva e questo rappresenta per noi un grande traguardo. Rappresenta, innanzitutto, il segnale che questo centrosinistra non ha dimenticato il mandato ricevuto da tutti quei cittadini che, attanagliati dalle morse della crisi socio-economica, hanno creduto in noi per rappresentarne le istanze. Rappresenta, anche, la volontà politica di discutere dei temi del sociale, reinterpretandone i mezzi e gli strumenti e sforzandosi di ripensare un sistema in cui l’individuo e la sua emancipazione sociale, siano la base per superare la crisi ed i meccanismi di pura assistenza.»

«Ci batteremo ancora affinché nessuno venga lasciato indietro – conclude Luca Pizzuto – e seguiremo con attenzione tutti i passaggi, politici, legislativi e burocratici, per fare in modo che questa legge sia realmente una delle soluzioni per svoltare pagina e dare risposte concrete.»

L'on. Luca Pizzuto e il governatore Francesco Pigliaru.

L’on. Luca Pizzuto e il governatore Francesco Pigliaru.

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La sala conferenza della Grande Miniera di Serbariu ha ospitato questa sera il comizio di Giuseppe Casti, sindaco uscente e candidato sindaco della coalizione di centrosinistra nel ballottaggio in programma domenica 19 giugno a Carbonia. A sostenere Giuseppe Casti sono arrivati, tra gli altri, il presidente della Giunta regionale, Francesco Pigliaru; l’assessore regionale degli Enti locali ed Urbanistica, Cristiano Erriu; il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda; il deputato del Partito Democratico Emanuele Cani; il coordinatore del Piano Sulcis, ex presidente della provincia di Carbonia Iglesias ed ex sindaco di Carbonia, Salvatore Cherchi; il consigliere regionale e segretario regionale di SEL Luca Pizzuto; il capo di gabinetto della presidenza della Giunta regionale, Filippo Spanu; l’ex sindaco di Carbonia, Antonangelo Casula.

Ad aspettare l’arrivo del governatore Pigliaru, c’erano una delegazione dei lavoratori dell’Eurallumina ed una dei lavoratori Ati-Ifras, che hanno chiesto lumi sulle prossime azioni dell’Esecutivo regionale per la soluzione delle loro vertenze. E la scelta della sede non è stata molto felice, perché la sala conferenze della Grande Miniera si è rivelata insufficiente ad ospitare tutti ed alcune centinaia di persone sono rimaste nel piazzale antistante la Grande Miniera.

Ad aprire gli interventi è stato Salvatore Cherchi, che ha sottolineato l’importanza dell’appuntamento elettorale di domenica prossima ed ha fatto un forte richiamo all’unità di tutte le forze del centrosinistra, presentatosi profondamente diviso al primo turno. E’ poi intervenuto Antonello Pirotto, leader delle battaglie dei lavoratori Eurallumina, che ha richiamato tutti i presenti ad un forte impegno per il superamento di tutti gli ostacoli ancora presenti nel percorso per il rilancio della produzione, ultimo quello relativo ai terreni ancora gravati dagli usi civici, per il superamento del quale Salvatore Cherchi ha annunciato che sono stati compiuti sostanziali passi in avanti. Antonello Pirotto ha ribadito ancora una volta che i lavoratori Eurallumina ritengono irrinunciabile il rilancio della produzione di Eurallumina e dell”intero polo industriale, da perseguire nel completo rispetto delle norme vigenti in materia di tutela ambientale.

Il riconfermato sindaco di Cagliari Massimo Zedda, unico sindaco di una grande città eletto al primo turno lo scorso 5 giugno, ha sottolineato come ha fatto prima di lui Salvatore Cherchi, l’importanza dell’unità del centrosinistra, risultata decisiva a Cagliari, auspicando una ricucitura in extremis con la parte dello schieramento che al primo turno ha fatto scelte diverse. Massimo Zedda ha rimarcato anche la collaborazione avuta con il comune di Carbonia nei primi cinque anni del suo mandato – facendo riferimento al progetto che portò Cagliari alla candidatura a capitale Europea della Cultura 2019 – e con lo stesso Giuseppe Casti, nella sua seconda veste di presidente del Consiglio delle Autonomie locali.

E’ poi intervenuto il governatore Francesco Pigliaru, che ha ribadito l’impegno della Giunta regionale per il rilancio del polo industriale di Portovesme, sia per l’Eurallumina sia per lo stabilimento ex Alcoa, per la cui vertenza è stato fissato un nuovo incontro a Roma per il 20 giugno. Francesco Pigliaru ha parlato anche degli altri settori produttivi e, riguardo i progetti per la valorizzazione del territorio a fini turistici, ha detto chiaramente che per parlare seriamente di turismo, bisogna pensare ad un’adeguata infrastrutturazione, ad iniziare dalla costruzione di grandi alberghi ed ha annunciato che a breve la Regione Sardegna si doterà di una nuova legge Urbanistica, con la quale sarà possibile dare risposte concrete, in tempi relativamente brevi, ai soggetti imprenditoriali che manifesteranno interesse ad investire nel territorio.

L’intervento conclusivo è stato quello di Giuseppe Casti, candidato sindaco del centrosinistra nel ballottaggio di domenica 19 giugno.

Giuseppe Casti ha ringraziato tutti per la loro presenza, ad iniziare dal governatore Francesco Pigliaru e dal sindaco di Cagliari Massimo Zedda, e dai due ex sindaci di Carbonia presenti, Antonangelo Casula e Salvatore Cherchi. Ha ricordato il grande ed impegnativo lavoro svolto per mettere insieme la coalizione di centrosinistra, che ha perso pezzi ma ha trovato nuovi alleati che hanno accettato, pur provenendo da esperienze politiche diverse, di condividere un nuovo progetto per la città. Ha poi ricostruito i cinque anni della consiliatura appena conclusa, non nascondendo le difficoltà incontrate, soprattutto nei primi anni, condizionati dai continui tagli dei trasferimenti («Il comune di Carbonia si è visto tagliare 6 milioni ma, nonostante questo – ha detto Giuseppe Casti – è riuscito a mantenere tutti i servizi, soprattutto nel sociale») ma allo stesso tempo ha rivendicato la validità e l’importanza dei risultati raggiunti in tutti i settori, resi possibili dai conti in ordine ed ha sottolineato che Carbonia è forse l’unico Comune in Sardegna che ha approvato il bilancio di previsione prima della fine del 2015 e che, grazie all’adeguamento del PUC al Piano Paesaggistico Regionale, ha potuto dare risposte concrete nel settore urbanistico, consentendo ad esempio la realizzazione di un albergo da 160 posti letto in breve tempo. Giuseppe Casti ha spaziato in tutti i settori, con un’attenzione particolare alla scuola ed alle politiche sociali, e si è intrattenuto a lungo sui problemi del settore industriale, di cui tanto si parla in questa vigilia elettorale, ribadendo che un’amministrazione comunale non ha il potere di aprire o chiudere una fabbrica, ma ha comunque un ruolo, nella creazione delle precondizioni perché un’attività industriale possa decollare. Ha fatto riferimento alla Portovesme srl che a breve avrà bisogno di un’area nella quale realizzare una nuova discarica. «Questa – ha detto Giuseppe Casti – una volta fatte tutte le verifiche necessarie – dovrebbe sorgere su terreni ricadenti nel comune di Carbonia, ai confini con il comune di Iglesias. A proposito di Iglesias ha sottolineato l’importanza di condurre azioni politiche comuni, per la gestione della nascente rete urbana ed ha sottolineato l’importanza del ruolo che avrà il comune di Carbonia nella nascente nuova provincia del Sud Sardegna.»

Alcune volte, nel suo intervento, Giuseppe Casti ha fatto dei riferimenti al Movimento 5 Stelle e al candidato a sindaco Paola Massidda, facendo infine appello a tutti coloro che al primo turno non hanno votato il Movimento 5 Stelle, perché sostengano il progetto del centrosinistra che si propone di dare continuità al lavoro svolto nei cinque anni appena trascorsi e di completare i progetti avviati.

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Inaugurazione centro intermodale 7

Il consigliere regionale di Sel Luca Pizzuto ha presentato un’interrogazione sulla soppressione del treno n. 12909 da Iglesias a Cagliari con partenza alle ore 7.54 ed arrivo alle 8.50. L’eliminazione della corsa, utilizzata prevalentemente dai pendolari sulcitani che si recano a lavoro nel capoluogo, per Luca Pizzuto rappresenta un gravissimo disagio per i lavoratori.

«Occorre che l’assessorato dei Trasporti cerchi, attraverso interlocuzioni formali e informali, una soluzione definitiva al problema dei collegamenti ferroviari da e per il Sulcis – attacca Luca Pizzuto -. Già in altre occasioni abbiamo presentato interrogazioni in merito ai disservizi derivanti dall’esistenza di un unico binario, dai ritardi nelle corse e dalla soppressione dei treni. Pretendiamo che gli studenti e lavoratori del Sulcis, già pesantemente investiti da una condizione di crisi sociale ed economica generalizzata, non siano lasciati indietro. Continueremo a batterci per ottenere, per tutti i sulcitani – conclude Luca Pizzuto -, pari condizioni di vita e di dignità in tutti i settori.»

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Dopo le iniziative parlamentari, anche in  Sardegna Sinistra Ecologia e Libertà si schiera contro la paventata chiusura del servizio delle guardie mediche notturne. Lo fa con un’interrogazione urgente, firmata dai quattro consiglieri Luca Pizzuto, Francesco Agus, Daniele Cocco ed Eugenio Lai, e presentata questa mattina alla stampa.

«Siamo di fonte a una decisione scandalosa del Governo, a un’ulteriore aggressione delle periferie e di un servizio fondamentale per i piccoli comuni – afferma il primo firmatario dell’interrogazione Luca Pizzuto – il timore è che con questo atto si voglia aprire il settore ai privati». Giudizio condiviso dal vicepresidente del Consiglio regionale Eugenio Lai secondo il quale «la chiusura del servizio notturno delle guardie mediche (190 in tutta l’Isola) rappresenterebbe un’ulteriore penalizzazione per i territori periferici. La riforma sanitaria regionale prevede, infatti, un ridimensionamento dei servizi di Pronto Soccorso che, nei futuri Ospedali di Comunità, non potranno più gestire le urgenze».

Per Francesco Agus, il progetto del Governo va in controtendenza rispetto agli obiettivi della riforma sanitaria regionale, in questi giorni al vaglio della Commissione Sanità. «Per ridurre gli sprechi del sistema sanitario la proposta in discussione prevede un intervento deciso sull’uso smodato dei servizi di Pronto Soccorso – afferma Agus – questo si può fare solo potenziando i servizi territoriali e lasciando al Pronto Soccorso la gestione delle urgenze».

Nell’interrogazione, i consiglieri di Sel chiedono al presidente della regione Francesco Pigliaru di assumere un’iniziativa forte nei confronti del Governo per scongiurare la soppressione del servizio di guardia medica notturna. «Sulla sanità abbiamo potestà primaria – aggiunge Agus – è giusto che il Consiglio la eserciti».

«Metteremo in campo tutte le nostre energie per impedire che la riforma vada in porto – assicura Luca Pizzuto – il nostro partito sarà impegnato nella campagna di sensibilizzazione dei cittadini in tutti i territori dell’Isola.»

La decisione del Governo, inserita nell’atto di indirizzo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale dei medici, prevede la riduzione dell’assistenza delle guardie mediche da 24 a 16 ore giornaliere. «La soppressione del servizio notturno dalla mezzanotte alle otto del mattino produrrà gravi disagi per i cittadini delle zone periferiche – ha sottolineato il vicesegretario regionale del sindacato Medici Italiani Annarita Ecca – la scelta del Governo non tiene conto delle specificità territoriali della Sardegna e delle sue caratteristiche geomorfologiche».

Al fianco dei medici ci saranno anche molte amministrazioni locali. Alla conferenza stampa di questa mattina erano presenti il vicesindaco di San Nicolò Gerrei, Stefano Soro, e gli assessori alle politiche sociali di Guasila e Masainas Paola Casula e Ilaria Portas. «Non siamo disponibili a subire un altro scippo – hanno detto – sulla chiusura del servizio notturno delle guardie mediche non esistono margini di discussione».

Guardia medica Bacu Abis copia

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Palazzo del Consiglio regionale 2 copia

Il Consiglio regionale ha approvato il disegno di legge sulla stabilizzazione degli LSU. In apertura di seduta, il relatore, on. Franco Sabatini (Pd) ha detto che «la Giunta regionale ha individuato la copertura finanziaria per la spesa prevista dal disegno di legge in questione».

Sulla discussione generale ha preso la parola l’on. Marco Tedde (Forza Italia), secondo il quale, «al di là di ogni considerazione sul disegno di legge, il codice degli appalti è appena entrato in vigore e lo si dovrebbe tenere in considerazione in questo caso. In realtà gli Lsu sono davvero abbandonati da questa Giunta, che è poco consapevole dei rischi e della crisi che la Regione sta affrontando».

Per l’on. Piero Comandini (Pd), invece, «il disegno di legge, anche se è composto da due articoli, è fondamentale e darà attuazione agli obiettivi manifestati anche da altri consiglieri regionali. Finalmente supereremo i problemi del Parco geominerario e un domani anche di altre realtà economiche e produttive della Sardegna».

Dello stesso avviso il capogruppo di Sel, l’on. Luca Pizzuto, che ha detto con riferimento all’imminente conclusione dell’affidamento della gara del Geoparco all’Ati Ifra: «Siamo tutti a disposizione affinché non ci siamo momenti di stacco nella programmazione dei lavori nel Parco».

Per l’assessore al Lavoro, Virginia Mura, «dobbiamo verificare la situazione di questa convenzione che da tanti anni opera nel Parco geominerario e da qui nasce il disegno di legge».

Dopo la discussione generale, il presidente Ganau ha messo in votazione gli articoli.

L’on. Pietro Pittalis (Forza Italia) ha affermato che «è singolare che nella nostra Regione non sia stato possibile costituire una commissione interna per risolvere questi problemi legati alla valutazione e verifica della convenzione. Sarebbe bastato un comitato interno alla Regione».

Anche l’on. Ignazio Locci, per la stessa forza politica, ha messo l’accento sui problemi dei lavoratori del Geoparco e ha aggiunto: «Le difficoltà della Regione non devono finire per complicare la situazione di chi da tempo non riceve più lo stipendio, come gli Lsu del Geoparco».

Per l’Udc Sardegna l’on. Gianluigi Rubiu ha detto: «Siamo disponibili a ogni accelerazione che serva ad aiutare i lavoratori ma siamo preoccupati per il fatto che a fine anno i lavoratori potrebbero trovarsi senza lavoro. E’ necessario bandire al più presto la gara internazionale e affidare i lavori».

Anche il capogruppo Pd, on. Pietro Cocco, ha preso la parola per dire che «questi 550 lavoratori svolgono un lavoro prezioso per la Sardegna nei siti minerari dismessi. Ma per il futuro di questi lavoratori abbiamo già fatto qualcosa: nella Finanziaria scorsa abbiamo garantito 28 milioni di euro l’anno per queste opere. Insomma, le risorse sono già garantite e si tratta soltanto di indire la gara. E se la gara non sarà indetta per tempo si andrà a proroga di un altro anno per l’affidamento del servizio. Spero che l’assessore Mura convochi l’azienda e si faccia dire perché l’Ifras non è stata in grado di garantire il pagamento degli stipendi, pur nel rispetto delle decisioni di ogni impresa».

L’articolo 1 è stato approvato e così l’articolo 1 bis e gli altri articoli. A seguire, il Consiglio regionale ha approvato con voto finale il disegno di legge.

Successivamente, il Consiglio regionale ha iniziato l’esame del disegno di legge 326/A “Modifica della legge regionale 3 dicembre 2015, n. 31 (Adeguamento del bilancio per l’esercizio finanziario 2015 e del bilancio pluriennale 2015-2017 alle disposizioni del decreto legislativo n. 118 del 2011, e successive modifiche ed integrazioni, e disposizioni varie)”. Il presidente ha dato la parola al relatore, il presidente della commissione Bilancio Franco Sabatini (Pd).

Nella sua relazione Sabatini ha ricordato che, nel corso della seduta della commissione dedicata all’argomento, è intervenuto l’assessore della Programmazione Raffaele Paci per chiarirne le motivazioni che «consistono nella necessità di correggere alcuni errori materiali, pur essendo iscritti correttamente a bilancio, per poi consentire alla Corte dei Conti di parificare nei termini di legge il rendiconto della Regione 2015. L’unico emendamento aggiuntivo presentato, ha concluso Sabatini, «riguarda infatti la decorrenza della norma, agganciata all’entrata in vigore della legge 31 del 2015».

Il vice capogruppo di Forza Italia Alessandra Zedda ha contestato in apertura la tesi dell’errore materiale, sostenendo che «in realtà sono in gioco centinaia di milioni di euro ed alcuni miliardi nel triennio, del resto lo stesso emendamento della maggioranza prova che c’è stato un errore grave nella valutazione dei residui». «Quindi – ha aggiunto – non si può fare finta di nulla, nascondendo una difficoltà oggettiva legata al bilancio armonizzato che ha determinato un problema che non si era mai verificato nella storia della Regione; oltretutto si tratta di problemi che hanno causato danni concreti alle categorie più deboli per le quali molti pagamenti si sono bruscamente interrotti a maggio». Anziché fare proclami, ha terminato la Zedda, «bisognerebbe prestare più attenzione alle procedure di spesa, evitando di prendere in giro i sardi».

Sempre per Forza Italia, il consigliere Ignazio Locci, dopo aver premesso che sarebbe stata opportuna la presenza in Aula dell’assessore di Paci, ha richiamato l’attenzione del Consiglio sul fatto che «le cifre di cui stiamo parlando sono una parte consistente del bilancio della Regione, per cui è chiaro che c’è l’esigenza vera di mettere in ordine i conti ora per allora e non c’entra la Corte dei Conti». «Ciò che deve insegnare questa vicenda – ha concluso – è che bisogna smetterla di sbandierare risultati in materia di entrate quando poi non si riesce a gestire bene i processi di spesa delle risorse disponibili».

A nome della Giunta, l’assessore del Lavoro, Virginia Mura, ha ribadito che, ad avviso dell’Esecutivo, si è trattato in effetti di un errore materiale determinatosi, ha spiegato, «anche dagli interventi di adeguamento del sistema informativo alle nuove procedure del bilancio armonizzato».

Al termine della replica dell’assessore il Consiglio ha approvato in sequenza il passaggio agli articoli, gli articoli 1, 2 e 3 della legge con l’emendamento proposto dal relatore Sabatini e gli allegati. Subito dopo, il voto finale del provvedimento, approvato con 30 voti favorevoli e 16 contrari.

Concluso lo scrutinio, il presidente ha comunicato che in riferimento all’ultimo punto all’ordine del giorno, l’elezione di tre componenti del Consiglio di amministrazione dell’Istituto regionale etnografico (Isre) è stata rinviata e potrà essere effettuata entro il 21 giugno prossimo, prima dell’eventuale ricorso ai poteri sostitutivi.