10 October, 2026
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Si è tenuto sabato 5 settembre u.s, a Calasetta, un importante convegno di telemedicina Organizzato dal comune di Calasetta in collaborazione con l’AVIS provinciale di Carbonia e Iglesias e Civicrazia, con il supporto della società CARDIOCALM. L’evento è stato trasmesso anche in streaming e le registrazioni o i punti salienti del dibattito sono consultabili online tramite i canali ufficiali, come la Pagina Facebook del comune di Calasetta. L’incontro è stato strutturato come un tavolo di confronto aperto tra istituzioni (Regione e ASL), Comuni, medici di base e associazioni di categoria.
I lavori sono stati aperti dall’assessore alle politiche sociali e Pubblica istruzione Graziano Castelli che dopo i saluti istituzionali ha illustrato gli obiettivi del convegno. L’intervento dell’assessore si è concentrato principalmente sull’impatto sociale della sanità digitale e sulla tutela delle fasce di popolazione più fragili del territorio. In linea con le sue deleghe alle Politiche sociali e alla Pubblica Istruzione, Graziano Castelli ha evidenziato come la telemedicina sia uno strumento fondamentale per garantire la continuità assistenziale, evitando a pazienti anziani, cronici o con mobilità ridotta faticosi spostamenti verso i presidi ospedalieri centrali dell’ASL 7.
I lavori sono stati moderati con grande professionalità e precisione, da Domenico Campana, giornalista professionista, saggista ed ex caporedattore dell’ANSA che, grazie alla sua lunga esperienza come giornalista e caporedattore, ha saputo legare con efficacia la visione puramente istituzionale della ASL e dei Comuni con le relazioni tecniche e scientifiche degli esperti (come l’ing. Fabio Badilini e il prof. D’Amario).
Nel corso della mattinata, i contributi di Giuseppe Giancarli, Coordinatore Nazionale della Rete della Salute di Civicrazia, Fabio Badilini, scienziato, ingegnere biomedico e presidente di CardioCalm e AMPS LLC.
co-direttore del Center for Physiologic Research presso l’University of California, San Francisco (UCSF) e Domenico D’Amario, professore associato di Medicina Cardiovascolare presso l’Università del Piemonte Orientale (UPO) e direttore della Terapia Intensiva Cardiologica dell’OU Maggiore della Carità di Novara, hanno delineato rispettivamente l’organizzazione dei servizi e la tutela civica, lo sviluppo tecnologico avanzato e l’applicazione clinica specialistica.
Nello specifico, l’intervento di Giuseppe Giancarli si è incentrato sui diritti del cittadino, ponendo l’accento sul concetto di democrazia e uguaglianza nell’accesso alle cure e ribadendo che l’innovazione tecnologica non deve rimanere un esercizio burocratico o puramente tecnico, ma deve tradursi in un beneficio reale, trasparente e immediato per le persone, tutelando il diritto costituzionale alla salute. Giuseppe Giancarli ha evidenziato come la telemedicina sia lo strumento d’elezione per azzerare il divario tra chi vive nei grandi centri urbani e chi risiede in contesti isolati o periferici (come l’area dell’ASL 7 e le isole minori). Per Civicrazia, la sanità digitale rappresenta il mezzo per garantire a tutti la stessa tempestività e qualità di diagnosi.
L’intervento Fabio Badilini si è incentrato invece, sulla validazione scientifica e sull’affidabilità tecnologica degli strumenti digitali applicati alla cardiologia sul territorio. Ha spiegato che la telemedicina moderna non deve scendere a compromessi sulla qualità diagnostica. Ha illustrato come i dispositivi ultra-portatili attuali permettano di registrare elettrocardiogrammi a 12 derivazioni con la stessa identica precisione e risoluzione dei macchinari ospedalieri tradizionali, azzerando i margini d’errore nella trasmissione dei dati.
Nella sua comunicazione, ha approfondito l’importanza dell’utilizzo di algoritmi avanzati integrati nelle piattaforme di telemedicina e ha rimarcato come la tecnologia di CardioCalm sia strutturata per essere usata agevolmente da personale non specializzato (come infermieri di comunità o volontari delle associazioni) direttamente a domicilio o nelle case di comunità. Questo approccio sposta concretamente il baricentro dell’assistenza dall’ospedale al territorio, rispondendo perfettamente alle esigenze geografiche delle aree insulari.
Infine, l’intervento di Domenico D’Amario, in veste di clinico di rilievo ed esperto di medicina cardiovascolare, si è focalizzato sull’applicazione clinica e sul valore medico della telemedicina nella gestione quotidiana del paziente fragile.
Domenico D’Amario ha messo in evidenza come la telemedicina rappresenti una svolta fondamentale per i pazienti affetti da patologie croniche come lo scompenso cardiaco. Il monitoraggio remoto dei parametri permette, infatti, di passare da una medicina “reattiv” (intervenire quando il paziente sta già male) a una medicina proattiva, capace di intercettare minime anomalie e prevenire peggioramenti clinici o ricoveri ospedalieri.
Ha poi evidenziato il legame tra innovazione tecnologica e sicurezza del paziente, ponendo l’accento sulla misurazione precisa di parametri quali l’intervallo QT. Questo tipo di monitoraggio costante a distanza è essenziale per verificare in tempo reale l’efficacia e la tolleranza delle terapie farmacologiche complesse prescritte ai pazienti anziani e affetti da più patologie.
In ultima analisi, ha promosso la necessità di creare un canale di comunicazione digitale diretto e standardizzato tra le grandi strutture ospedaliere Hub (dove si gestiscono le acuzie e le terapie intensive) e i presidi periferici sul territorio.
Dopo la coffee break, la mattinata è proseguita con gli interventi istituzionali della direttrice del distretto delle Isole Minori Maria Assuntina Caboni e di Antonello Cuccuru in qualità di direttore socio sanitario e rappresentate della direzione strategica. L’assenza di rappresentanti della conferenza provinciale socio sanitaria e dell’assessorato alla Sanità e ai Servizi sociali ha limitato il dibattito alla sola visione della ASL del Sulcis Iglesiente.
L’intervento di Maria Assuntina Caboni, si è focalizzato sulla gestione operativa e sulle sfide concrete della medicina territoriale nelle realtà insulari. La Direttrice ha spiegato come la telemedicina rappresenti una soluzione organizzativa cruciale per arginare le criticità storiche del territorio, tra cui la carenza di medici e le temporanee interruzioni dei servizi di continuità assistenziale (come la guardia medica).
Ha rimarcato il ruolo del Distretto come fulcro per il coordinamento tra i medici di medicina generale, gli specialisti ambulatoriali e le amministrazioni comunali, sottolineando che l’innovazione tecnologica può funzionare solo se supportata da una solida integrazione dei flussi di lavoro amministrativi e sanitari.
L’intervento di Antonello Cuccuru, che ha portato anche i saluti del DG, DS e DA assenti per precedenti impegni istituzionali, si è incentrato sulla riorganizzazione della sanità territoriale e sull’integrazione dei servizi di prossimità previsti dallo sviluppo dei progetti di telemedicina regionale e aziendale. Antonello Cuccuru ha sottolineato l’importanza della medicina di prossimità per i comuni dell’area Sulcis Iglesiente, spiegando come la telemedicina sia l’anello di congiunzione ideale tra la gestione clinica e i servizi sociali assistenziali per i pazienti fragili. Nel suo intervento, ha evidenziato il valore strategico di figure assistenziali capillarizzate sul territorio, come l’infermiere di famiglia e di comunità, che operando a stretto contatto con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta possono fare uso della tecnologia direttamente a domicilio del paziente. Ha delineato, infine, le azioni e gli obiettivi che, grazie all’esperienza dell’attuale direttore generale, l’azienda sanitaria intende implementare in sinergia con le amministrazioni locali da qui al 2027, con lo scopo di superare i limiti strutturali e logistici tipici delle aree insulari e periferiche del territorio, garantendo una sanità equa ed efficiente. L’azienda sanitaria, ha spiegato il direttore socio sanitario, ha avviato progetti pilota e infrastrutturali mirati a ridurre la necessità di spostamenti per i pazienti delle aree più periferiche o insulari, come quello del tele monitoraggio rivolto ai pazienti affetti da BPCO, e delle televisite/teleconsulti sul territorio. In questo scenario, la Casa della Comunità di Carloforte ha già fatto da apripista per l’attivazione delle prime televisite/teleconsulti delle ASL sarde direttamente dalla Casa della salute. I medici di medicina generale dell’isola si sono collegati con gli specialisti cardiologi dell’ospedale Sirai di Carbonia per valutare i pazienti senza costringerli a viaggiare. Sempre a Carloforte si sta testando l’utilizzo di un dispositivo medico di classe I – che è stato donato alla ASL dal Comune – basato su una tecnologia rivoluzionaria di screening digitale completamente contactless (senza contatto), il cui funzionamento principale si basa sulla fotopletismografia remota (rPPG) combinata con algoritmi avanzati di intelligenza artificiale e reti neurali. La telecamera inquadra il viso del paziente e il software analizza le variazioni
impercettibili di colore della pelle del volto, causate dal flusso del sangue nella circolazione capillare sottocutanea a ogni battito cardiaco. Si tratta di un sistema, chiarisce Antonello Cuccuru, in grado di estrarre e mappare contemporaneamente oltre 25 parametri vitali, metabolici e psicofisici. In ultima analisi, il dirigente ha comunicato che a partire da settembre 2026, la ASL ha pianificato la consegna di dispositivi tecnologici direttamente al domicilio dei primi 100 pazienti fragili, espandendo i servizi di teleassistenza e teleconsulto anche per patologie come lo scompenso cardiaco e il diabete.
In chiusura, l’ultimo intervento è stato quello di di Pina Franca Opisso – intervenuta nella doppia veste di assessora della Tutela della salute del comune di Carloforte e di infermiera della Casa di Comunità – che ha portato la testimonianza diretta e concreta di chi vive e opera sul campo in una realtà insulare.
Il professional ha evidenziato le criticità logistiche e sanitarie che accomunano l’Isola di San Pietro (Carloforte) e l’Isola di Sant’Antioco (Calasetta). La Opisso ha definito la telemedicina non come un semplice “surrogato”della medicina tradizionale, ma come uno strumento salvavita e indispensabile per garantire l’equità e la continuità assistenziale nelle comunità isolane, soprattutto per la gestione delle emergenze e dei pazienti cronici. Sfruttando la sua esperienza sul campo come infermiera, ha rimarcato l’importanza di creare flussi operativi semplici, rapidi e standardizzati per gli operatori sanitari e i volontari del territorio. La tecnologia applicata alla salute deve essere intuitiva per poter essere integrata efficacemente nella routine assistenziale quotidiana.
Le conclusioni (aperte) hanno offerto diversi input per la prosecuzione del confronto, con un focus sulle aree periferiche e insulari per garantire servizi sanitari continui, efficaci e accessibili, riducendo i disagi per i pazienti cronici e per chi vive lontano dai presidi ospedalieri.
La giornata è terminata con un gustoso standing light refreshment (spuntino in piedi) che ha consentito ai partecipanti di continuare un confronto informale con i relatori.

 

«Altro che nomine. Come mostrato da quest’ultima comunicazione, il disservizio della Guardia Medica prosegue, casualmente nei giorni di festa, a danno del cittadino e degli ospedali che devono reggere un carico eccessivo.
È intollerabile.»
La denuncia arriva da Ignazio Locci, sindaco del comune di Sant’Antioco e presidente del CAL, Consiglio delle Autonomie Locali.
«È evidente che andrebbero precettati i medici perché così come gli Enti locali sono tenuti a garantire i servizi essenziali, deve essere altrettanto per la Sanità pubblica – aggiunge Ignazio Locci -. I servizi medici, soprattutto quelli di Guardia Medica, non sono barattabili. Ormai è prassi consolidata: nessun medico è più disposto a fare i turni e la Regione Sardegna deve prenderne atto mettendo in campo gli strumenti che garantiscano il servizio di continuità assistenziale. Se necessario, si valuti la precettazione. Ma basta con questa vergogna.»
«Ps.: questa nota l’ho trovata nella mia posta stamattina, sarebbe utile oltre che previsto dalla legge sulla trasparenza, che la Asl provveda sempre a pubblicare questi avvisi nel proprio sito Internet!»
Il testo integrale della nota inviata dal direttore del Distretto socio-sanitario Isole Minori della ASL Sulcis Iglesiente, dott.ssa Maria Assuntina Caboni, al sindaco di Sant’Antioco, Ignazio Locci, e per conoscenza al commissario straordinario facente funzioni della ASL Sulcis Iglesiente dottor Antonio Pisano, al direttore sanitario della ASL Sulcis Iglesiente, al responsabile del 118 ASL Sulcis Iglesiente e all’Arma dei carabinieri Comando stazione di Sant’Antioco.
Oggetto: comunicazione in ordine a criticità apertura punto Guardia medica nel mese di dicembre 2025 e gennaio 2026 – comunicazione del 30 dicembre 2025.
Come da comunicazione del Servizio competente di Medicina Convenzionata ARES, si rende noto che, nel mese di dicembre e gennaio 2026, non potrà essere garantita la copertura dei turni di servizio del Punto di Guardia Medica di Sant’Antioco, come di seguito indicato:
• mercoledì 31 dicembre dalle ore 10.00 a venerdì 2 gennaio alle ore 8.00
• sabato 3 gennaio dalle ore 10.00 a domenica 4 gennaio alle ore 8.00
• lunedì 5 gennaio dalle  ore 10.00 alle ore 20.00
• martedì 6 gennaio dalle ore 20.00 a mercoledì 7 gennaio alle ore 8.00.
Pertanto, al fine di garantire la continuità assistenziale con minori disagi possibili, si invita la S.V. a fornire indicazioni alla popolazione affinché, limitatamente ai giorni suindicati, si rivolga ai punti Guardia Medica presenti nel territorio, con sede a Bacu Abis, Piaxzza Lamarmora, 1; ovvero, se necessario, al Servizio di Pronto Soccorso Ospedaliero o al Servizio di emergenza sanitaria territoriale – 118.
Si comunica altresì che nel caso in cui il Servizio competente riesca a individuare comunque dei medici che si rendano disponibili alla copertura dei turni sopraindicati, seguirà comunicazione a rettifica/integrazione della presente.»

Dopo le proteste del sindaco Ignazio Locci sull’improvviso disservizio della Guardia Medica di Sant’Antioco, rimasta chiusa per “assenza di medici” giovedì 2 maggio, si registrano passi in avanti verso il miglioramento delle criticità, ma per il primo cittadino Ignazio Locci «Non basta: occorre un supplemento di impegno da parte dell’assessore regionale dell’Igiene e sanità e dell’assistenza sociale Armando Bartolazzi – commenta – perché non è possibile affrontare le soluzioni perennemente in emergenza»

La Guardia medica del comune di Sant’Antioco giovedì 2 maggio non aveva aperto i battenti per lo svolgimento del servizio quotidiano per “assenza di medici disponibili” e il sindaco Ignazio Locci era stato informato per le vie brevi poco prima del consueto avvio del servizio, lasciando ai malcapitati pazienti un cartello posto all’esterno della struttura con il quale se ne comunicava la chiusura. Il giorno seguente il sindaco aveva scritto all’assessore regionale competente, all’Ares e alla Asl 7 illustrando quanto accaduto e chiedendo un immediato interessamento. Poco dopo era seguita la nota del direttore del Servizio dell’Assessorato regionale con la quale si chiedeva alla ASL 7 di relazionare su quanto accaduto. E la relazione, arrivata a stretto giro, tra i tanti aspetti ha comunicato che dai buchi iniziali previsti per il mese di maggio, «grazie alla collaborazione dei medici di C.A. già incaricati a Sant’Antioco – si legge nella nota a firma del direttore del Distretto Isole Minori, Maria Assuntina Caboni – la Guardia medica potrà garantire il servizio per tutto il mese ad eccezione del turno diurno di sabato 11 maggio (orario 10.00-20.00)».

Una notizia almeno in parte positiva che il sindaco Ignazio Locci commenta così: «Riconosciamo lo sforzo della Asl 7 e non nascondiamo le criticità. Tuttavia, non è possibile ogni volta dover affrontare le soluzioni perennemente in emergenza e per questo chiedo un supplemento di attenzione alla struttura assessoriale e in particolare all’assessore Armando Bartolazzi, a cui riconosciamo competenze e professionalità. La medicina di base e i servizi territoriali – puntualizza Ignazio Locci – non possono essere la perenne cenerentola del sistema sanitario regionale. La Sanità territoriale è strategica per il buon funzionamento complessivo e in questo settore occorre concentrarsi subito: non c’è tempo da perdere. Se necessario bisogna innovare senza paura, per il bene dei cittadini».