10 October, 2026
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Sabato 12 settembre, alle 21.00, l’Ex Caserma di via Roma 30, a Quartu Sant’Elen, ospiterà Alessandro Carlini, autore di I battiti della montagna. Una storia vera di rinascita, pubblicato da CAI Edizioni. L’incontro è organizzato da Argonautilus in collaborazione con ViaConvento, con il patrocinio del comune di Quartu Sant’Elena. Ingresso libero e gratuito.

Quella raccontata da Alessandro Carlini è, innanzitutto, una storia di rinascita. Dopo un rarissimo trapianto cuore-reni, l’autore ha ritrovato nel cammino una possibilità concreta di tornare alla vita, affrontando a piedi sentieri e montagne dell’Appennino, delle Langhe e delle Alpi. Un viaggio fisico che diventa anche un viaggio nella memoria, attraverso i luoghi e le vicende di uomini e donne che hanno attraversato la storia del Novecento.
È proprio lungo questi percorsi che il libro costruisce il suo dialogo con la letteratura e con la memoria della guerra e della Resistenza, seguendo le tracce di figure come Beppe Fenoglio, Nuto Revelli, Mario Rigoni Stern e altri scrittori e protagonisti di quella stagione. Tra le tracce incontrate nel viaggio di Alessandro Carlini ci sono anche quelle di Emilio Lussu: un riferimento particolarmente significativo nell’appuntamento di Quartu Sant’Elena, perché porta il racconto della montagna e della memoria del Novecento a incrociare direttamente la storia e la cultura della Sardegna.
Nel libro, dunque, il cammino non è soltanto movimento nello spazio: è un modo per riappropriarsi del proprio corpo, confrontarsi con la fragilità e, passo dopo passo, tornare a guardare il mondo.
L’incontro di Quartu Sant’Elena sarà l’occasione per dialogare con Alessandri Carlini sulla genesi del libro, sulla sua esperienza personale e sul rapporto tra montagna, memoria e letteratura.

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LOCANDINA

 

Nuova tappa del percorso intrapreso dal FAI Sardegna “Alla ricerca della storia perduta”, giovedì 16 giugno nella sala conferenze della Fondazione di Sardegna, in via San Salvatore Da Horta 2, a Cagliari. Stavolta ci si addentrerà lungo i sentieri che conducono alle trincee della Grande Guerra, testimoni muti dell’eroismo e della morte di tantissimi sardi.

Mario Rigoni Stern in Quota Albania, riferendosi alla tragedia dei tanti giovani morti durante la Guerra del 1914-18, scrive «anche sulle mie montagne, in Italia, erano morti tanti soldati di ogni paese d’Europa: nei boschi più di una volta ho ritrovato i loro scheletri. E chi si ricordava, ormai, in Boemia, in Ungheria, in Austria, in Bosnia, in Sardegna, in Basilicata?».

Il Maggiore Gerardo Severino, Direttore del Museo Storico della Guardia di Finanza, attraverso documentate ricerche archivistiche, in maniera magistrale da anni sottrae al declino dell’oblio le storie dei finanzieri che si sono distinti in azioni eroiche durante il primo e il secondo conflitto mondiale, riportando alla luce le vicende delle quali questi si resero protagonisti.

La Regia Guardia di Finanza, partecipa alla Grande Guerra con 12.000 Finanzieri inquadrati in 18 Battaglioni mobilitati che vengono schierati lungo tutto il fronte italiano con il medesimo equipaggiamento dei reparti Alpini.

La notte sul 24 maggio 1915 il primo colpo di fucile della Grande Guerra viene esploso da un finanziere sardo, Costantino Carta, che sventa l’attacco di alcuni genieri austriaci al ponte di Brazzano sullo Judrio.  I Finanzieri combattono duramente sul Podgora e sul Monte Sei Busi per essere poi travolti un anno dopo durante la “Strafexpedition” in Val d’Astico.

Nel suo bel libro Le indomite fiamme gialle della 21° Compagnia “Sassari” (Delfino Editore, Sassari) Gerardo Severino ci racconta un capitolo tragico della Grande Guerra, ricostruendo i due drammatici tentativi di riconquista del Monte Cimone del luglio 1916. La storia della 21° Compagnia “Sassari”, cosi chiamata proprio perché la gran parte dei suoi componenti era stata arruolata nel capoluogo settentrionale sardo, resta sconosciuta alla storiografia che si è concentrata sulla più famosa Brigata Sassari. La storia di questi due manipoli di Fiamme Gialle è affascinante: il 2 e il 6 luglio del 1916 scalano le ripide pareti sud-occidentali del Monte Cimone di Arsiero per sorprendere le sentinelle nemiche e per fare da battistrada ad altri reparti italiani. Non riescono però a raggiungerli, rimanendo uccisi sotto i colpi della furiosa reazione nemica.