24 September, 2021
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In Italia ci sono 1,2 milioni di malati conclamati di Alzheimer e oltre 700mila persone che ancora non sanno di essere malati. E nel mondo i malati sono addirittura 49 milioni, il che equivarrà a dire tra 10 anni un nuovo malato ogni tre secondi. «Cifre che devono far pensare e che devono essere prese seriamente in considerazione» puntualizza Pierluigi Di Giorgio, presidente 2019-2020 del Rotary Club Roma Capitale.

I malati sono 120mila in Lombardia, 109mila nel Lazio e 106mila in Emilia Romagna, che si posizionano così sul podio. Seguono Puglia (104mila), Veneto (100mila), Campania (98 mila), Piemonte (95mila), Sicilia (90mila), Toscana (85mila) e Calabria (68mila).

Seguono poi Marche (42mila), Sardegna (40mila), Friuli Venezia Giulia (36mila), Liguria (33mila), Abruzzo (25mila), Trentino Alto Adige (15mila), Umbria (13mila), Basilicata (9mila), Molise (8mila), Valle d’Aosta (4mila).

L’incidenza dei malati di Alzheimer tende ad aumentare con l’avanzare dell’età: la patologia interessa lo 0,4% degli individui che hanno tra i 65 e i 69 anni, l’1,9% degli individui tra i 70 e i 74 anni, il 3,4% di chi ha tra i 75 e i 79 anni per arrivare a toccare l’11,5% degli anziani che hanno 80 anni e più.

Approfondendo l’analisi per genere è evidente il gap a sfavore delle donne, le quali presentano una incidenza del 6%, doppia rispetto al 3% degli uomini. E per quanto riguarda il livello di istruzione si osserva che l’insorgenza della malattia è diffusa prevalentemente tra gli individui meno istruiti (6%, 1 punto percentuale sopra la media) con una quota doppia rispetto a chi ha un’istruzione media (3%) e meno diffusa presso gli individui altamente istruiti (1%).

La malattia di Alzheimer influenza la qualità della vita: il 63% dei malati riferisce di avere gravi difficoltà nella attività di cura della persona, il 90% ha gravi difficoltà nelle attività domestiche, il 68% lamenta calo di concentrazione e di conseguenza il 12% dei malati è incorso in incidenti domestici.

A livello territoriale i più alti tassi di mortalità si presentano in Valle d’Aosta (48%), in Piemonte (36%), in Sardegna (36%), in Veneto (36%) e nella provincia Autonoma di Bolzano (36%).

E, per quanto riguarda le province, i tassi più elevati si registrano a Carbonia-Iglesias (46%), Treviso (39%), Cuneo (38%), Trapani (38%), Sassari (38%), Bergamo (36%), Cremona (36%), Ancona (36%) e Modena (36%).

A livello mondiale, poi, secondo le previsioni del Rotary, il numero delle persone con demenza di Alzheimer è destinato a triplicarsi, superando a livello globale i 160 milioni di casi nel 2050.

Esaminando i trend attuali, rispetto ai 49 milioni di malati del 2019, già entro il 2020 questo numero salirà a 52 milioni, comportando un costo annuo della demenza che a livello mondiale supera i mille miliardi di dollari, cifra destinata a raddoppiare già entro i prossimi 10 anni.

In Italia il costo medio annuo per malato è pari a 71mila euro, comprensivo delle spese a carico del Servizio Sanitario Nazionale e dei costi indiretti che ricadono sulle famiglie o sulle organizzazioni di sostegno.

«Moltiplicando questo costo per gli attuali 1,2 milioni di italiani malati di Alzheimer, si può capire quale sia il gigantesco impatto economico di questa malattia che nel nostro Paese rappresenta dunque una spesa di oltre 85 miliardi di euro annui» sostengono gli analisti del Rotary Club Roma Capitale.

Una cifra che è 8 volte superiore rispetto al dato ufficiale riferito ai costi diretti -di cui il 73% a carico delle famiglie- che ufficialmente ammontano a circa 11 miliardi di euro.

«Considerando che l’Italia è il Paese più longevo d’Europa con 13,4 milioni di ultra-sessantenni, pari al 22% della popolazione, questo problema ci riguarda molto da vicino. Per questo, ci proponiamo di fare con l’Alzheimer lo stesso che abbiamo fatto con la poliomielite, con un impegno economico di circa 2 miliardi di dollari da parte dei soci rotariani di tutto il mondo che ha consentito di vaccinare 2,5 miliardi di bambini in 122 Paesi e di eradicare quasi del tutto questa malattia» commenta il dottor Pierluigi Di Giorgio.

«Con l’Alzheimer ci proponiamo di fare lo stesso che abbiamo fatto con la poliomielite» prosegue il presidente 2019-2020 del Rotary Club Roma Capitale, che in occasione del «passaggio della campana» al presidente eletto, avvocato Gennaro Contardi, ha anche tracciato un bilancio dell’attività del club romano.

Tra i molti progetti concretizzati quest’anno, durante l’emergenza Covid-19 vi è stata anche la donazione – realizzata dal Rotary Club Roma Capitale insieme ai giovani del Rotaract Roma Tirreno Monte Mario – di un respiratore ad un noto ospedale romano, con un impegno economico di 18.500 euro raccolti grazie all’adesione di una cinquantina di soci.

Per l’impegno nella lotta contro l’Alzheimer voluto dal Rotary Club Roma Capitale sono stati quest’anno insigniti della «Paul Harris Fellowship», la più alta distinzione rotariana, il presidente e segretario generale della World Organization for International Relations (www.woirnet.org), Alejandro Gastón Jantus Lordi de Sobremonte, il dottor Renato BocciaClaudio Pernazza e Giuliano Cenciarelli.

Il diploma di conferimento dell’onorificenza è stato consegnato durante una cerimonia che si è tenuta presso il prestigioso «Polo Club» di Roma, che è stata anche occasione per accogliere nella famiglia rotariana due nuovi illustri soci: la scrittrice Adriana Pelo, ricercatrice di Linguistica Italiana alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Roma Tre, e l’architetto Filippo Maria Martines, consigliere dell’Ordine degli Architetti di Roma nonché progettista della nuova sede del Ministero dell’Ambiente.

«Bisogna trovare molti più fondi per finanziare la ricerca e di questo possiamo farci carico noi rotariani, proprio come abbiamo fatto per la poliomielite» sostiene il dottor Renato Boccia, portavoce e responsabile -insieme al consocio Claudio Pernazza – del Progetto Alzheimer del Rotary Club Roma Capitale.

Il progetto rotariano a carattere internazionale sull’Alzheimer è partito dal Rotary Club Roma Capitale, dunque dal nostro Paese, ma anche il progetto contro la poliomielite ha la sua prima origine, 41 anni fa, per opera di un piccolo club italiano: il Rotary Club di Treviglio, che, tramite il suo presidente Sergio Mulitisch, propose alla Convention di Roma del 1979 l’idea di vaccinare contro la poliomielite i bambini dei Paesi in via di sviluppo.

Il progetto, subito accettato dal board della sede centrale di Evanston del Rotary International, fu dapprima riservato ai soli club italiani che, a proprie spese, provvidero alla raccolta dei primi vaccini da inviare nelle Filippine. Poi il progetto ebbe così tanto successo che il Rotary decise di coprire tutto il mondo con il programma di vaccinazione «Polio Plus».

Oggi, forti della circostanza che Albert Sabin, rotariano di Cincinnati, padre del vaccino orale, ha lasciato in eredità al Rotary International l’utilizzo del suo vaccino, grazie anche alla collaborazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Unicef, la poliomielite può dirsi praticamente eradicata dal mondo, restando solo pochi focolai isolati.

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Il 14 novembre il Rotary Club di Iglesias ha ricevuto la visita ufficiale dell’avv. Claudio De Felice, governatore del Distretto 2080 del Rotary, che comprende il Lazio (con Roma) e la Sardegna. La visita ha avuto due preliminari particolari. Innanzitutto, il Governatore ha chiesto di incontrare tutti i sindaci del territorio, che purtroppo erano contemporaneamente impegnati in una riunione alla Asl 7 di Carbonia, per cui solo quattro di essi hanno potuto essere presenti direttamente o per delega. Il Governatore ha esposto ai sindaci alcune delle attività rotariane verso i territori e li ha invitati a rivolgersi al Rotary Club di Iglesias per tutti i supporti che il Club può essere in grado di dare.

Prima della riunione ufficiale, il Governatore ha anche firmato l’atto di costituzione del Rotaract Club di Iglesias, alla presenza dei futuri dirigenti del Club. A 49 anni dalla nascita del Rotary Club di Iglesias si è costituito così per la prima volta nel Sulcis Iglesiente un Club Rotaract, l’associazione promossa dal Rotary International e dedicata a uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 30 anni.

La visita si è poi svolta secondo le consuete regole rotariane e, dopo una breve presentazione del presidente del Club, ing. Marco Slavik, ha preso la parola il Governatore, che ha esposto il suo programma e le sue considerazioni sulle attività del Club, felicitandosi in particolare per la creazione del Club Rotaract.

Durante un intervallo nel corso della cena,è stata consegnata al pastpresident del Club, prof. Sergio Serci, l’onorificenza rotariana di “Paul Harris Fellow” e sono stati donati al Governatore alcuni volumi, fra i quali i due libri editi dal Rotary Club di Iglesias, “Iglesias storia e Società” e “Il Progetto Sardegna: un esperimento di eradicazione del vettore indigeno della malaria”, libri che dopo la loro pubblicazione avevano ricevuto la medaglia d’oro del Premio Iglesias di giornalismo e saggistica dell’associazione culturale Lao Silesu. Nell’occasione l’ing. Slavik ha letto la motivazione del Premio assegnato nel 1998 al volume sulla malaria dalla giuria presieduta dall’on. prof. Giovanni Berlinguer ed mostrato le due medaglie d’oro, che quasi nessuno dei soci aveva mai visto, essendo state custodite in una cassaforte da quasi 20 anni.

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Archiviata la grande amarezza per la nuova sconfitta interna subita al fotofinish in Champions League contro il Ludwihsburg, la Dinamo Banco di Sardegna si rituffa in campionato, per affrontare la Vanoli Cremona (PalaSerradimigni, inizio ore 20.30), nell’anticipo della nona giornata della regular season. Cremona sulla carta è avversario pienamente alla portata dei biancoblu di Federico Pasquini, come emerge chiaramente dalla classifica che la vede ultima in solitudine con due soli punti in otto giornate, contro gli otto di Stipcevic e compagni, ma come insegna l’esperienza, non va assolutamente sottovalutato, perché nella A1 italiana le sorprese sono sempre dietro l’angolo se non si affrontano le partite con la giusta concentrazione e la massima determinazione.

«Domani sera andiamo ad affrontare la partita più difficile di questo scorcio di stagione per diverse ragioni – ha detto Federico Pasquini nella consueta conferenza stampa della vigilia -. Anzitutto perché Cremona ha cambiato faccia con l’arrivo di Harris e Carlino, come si è visto nella sfida con Milano, e poi perché ci troviamo in una situazione dove dal punto di vista emotivo arriviamo da tre partite in casa perse all’ultimo tiro e c’è grande voglia di reagire. Dobbiamo essere consapevoli che domani sarà necessario fare un blocco unico dentro e fuori dal campo. Nelle ultime partite casalinghe ho visto un grande pubblico, più del solito, e la squadra ha apprezzato il sostegno dei tifosi durante l’allenamento al Palazzetto all’indomani della sconfitta con Ludwigsburg. Dovremo attaccarci a questo per trovare energie e orgoglio per affrontare un match tutt’altro che semplice.»

Il coach biancoblu è tornato sulla sconfitta subita in Coppa contro i tedeschi del Ludwigsburg. «Sicuramente di aver avuto un approccio troppo morbido, frutto probabilmente di come si era conclusa la sfida precedente. Dal punto di vista mentale sappiamo di dover migliorare quando c’è da chiudere il match, limando dei dettagli che possono essere difensivi o offensivi. Abbiamo tutti giocatori di esperienza e ognuno di noi deve trovare quel click in avanti. Ci vuole grande razionalità da parte nostra per non cambiare il metro di giudizio: un +1 e un -1 ti cambiano tutto dal punto di vista emotivo ma non deve cambiarlo in termini di giudizio generale. Se avessimo perso di 20 avremmo determinate problematiche, con un -1 sappiamo di dover limare dei dettagli. È necessario saper andare oltre lasciandoci alle spalle le partite perse e focalizzandoci sulla sfida successiva in brevissimo tempo».

E ancora sulla Vanoli Cremona. «L’innesto dei due nuovi ha dato energie e ossigeno al gruppo: Paul Harris è un giocatore molto fisico in avvicinamento, ha dato atletismo alla squadra in un reparto dove non ne avevano mentre Matt Carlino può giocare in più ruoli, play e guardia, e ha tanti punti nelle mani. Arriveranno qui con la testa leggera e avranno grande spinta da parte di questi due innesti».

Federico Pasquini, in conclusione di conferenza stampa, ha fatto una battuta anche sulle voci di mercato che si rincorrono da qualche giorno, sottolineando: «Ad oggi non siamo sul mercato».

Nonostante la smentita di Federico Pasquini, continuano a circolare le voci circa movimenti della Dinamo sul mercato. Dopo quello di Nate Robinson, che per il momento avrebbe detto no, ora circola il nome di un altro playmaker, Mike Green, 31 anni, statunitense, attualmente in Turchia, che gradirebbe tornare in Italia, dove ha giocato quattro stagioni, tra Cantù, Barcellona Pozzo di Gotto, Varese e Venezia, e si sarebbe proposto alla società sassarese.

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La dottoressa Lucia Amorino è il nuovo presidente del Rotary Club di Carbonia. La cerimonia del passaggio del collare tra il presidente uscente uscente, il dottor Salvatore Ierna, e Lucia Amorino, si è svolta ieri sera nel corso della riunione svoltasi presso il ristorante Tanit, a Carbonia.

Quello maturato ieri è un evento storico, perché Lucia Amorino, ex assessore della Pubblica istruzione del comune di Carbonia, è il primo presidente donna del Club di Carbonia, in quanto dal 1988 nessuna donna aveva mai ricoperto questo incarico.

Il tema principale per l’anno rotariano 2016/2017 sarà il seguente: «Il Rotary al servizio dell’Umanità; Servire a vantaggio del territorio nel quale si opera, la nostra città innanzi tutto e poi la provincia e la regione; Servire a vantaggio di quanti ancora nel mondo subiscono l’emarginazione, soffrono le malattie e versano nella condizione di analfabetismo». 

È più facile “fare” che “dire” cos’è il Rotary (Paul Harris). E non è un caso che il passaggio di consegne sia avvenuto a distanza di poche ore della presentazione, fatta nella sede centrale della Asl 7, in via Dalmazia a Carbonia, del progetto che ha visto il Rotary Club di Carbonia donare 11 defibrillatori dislocati in altrettanti punti strategici della città, la prima in Sardegna che ha a disposizione ben 11 defibrillatori, con postazioni interne ed esterne, la maggior parte dei quali sono disponibili 24 ore su 24.