24 March, 2026
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Ha giurato questa mattina, nell’Aula di via Roma, il nuovo consigliere regionale Giovanni Satta (Uds), proclamato eletto a seguito di una sentenza del Consiglio di Stato e di una delibera dell’ufficio elettorale regionale al posto di Gianni Lampis (Fdi). Dopo le polemiche dei giorni scorsi e il rinvio di ieri pomeriggio, il giuramento si è svolto in un clima molto freddo, per tutte le vicende che hanno preceduto e seguito la proclamazione del neo consigliere.

Il Consiglio regionale ha poi iniziato l’esame dell’ordine del giorno, con la Pl 315/A (Manca Gavino e più) – “Disciplina dei servizi e delle politiche per il lavoro”. Avviando la discussione generale, il presidente ha dato la parola al relatore, il presidente della commissione lavoro Gavino Manca, del Pd.

Nella sua relazione, Manca ha sottolineato in modo molto positivo il voto unanime del testo in commissione, «frutto di un lungo ad accurato lavoro di analisi condotto sulla più recente normativa nazionale a partire dal Job Act, per arrivare ad una riforma strutturale e complessiva che, fra l’altro, riporta le competenze sulla materia in capo alla Regione». Si tratta di una riforma importante e necessaria, ha proseguito Manca, «che consente il superamento di un sistema frammentato e inefficiente, migliora la professionalità degli operatori del servizio, indica una scelta strategica e di prospettiva che permetterà ad ogni territorio di valorizzare sue specificità». Il lavoro in Sardegna, ha detto ancora il consigliere del Pd, «mostra qualche buon segnale con un aumento del 3.1% degli occupati che è il miglior dato nazionale ed un calo della disoccupazione al 17%; segnali che vanno però consolidati tenendo presente che, in tutta Europa, il lavoro è cresciuto di pari passo con le riforme». Con questa legge, a giudizio di Manca, «contiamo di recuperare il tempo perduto, di cambiare lo scenario normativo regionale, di indicare prospettive diverse per il nostro sistema che operi a stretto contatto con il mondo del lavoro e dell’istruzione, con l’economia locale, per finanziare l’occupazione e non la disoccupazione». Esistono insomma le migliori condizioni, ha concluso il consigliere, «per avviare finalmente anche in Sardegna politiche per il lavoro di nuova generazione, facilitare l’accesso al mercato del lavoro, agevolare il ritorno all’occupazione per chi l’ha perduta e superare definitivamente il precariato nel sistema Regione».

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis, intervenendo sull’ordine dei lavori, ha ricordato che all’esterno del Consiglio si sta svolgendo una manifestazione dei lavoratori dell’Eurallumina, impegnati anche in un presidio in piazza Montecitorio a Roma. Con alcuni consiglieri regionali, ha aggiunto Pittalis, «abbiamo incontrato una delegazione e ci è stato consegnato un documento, che ritengo opportuno sia distribuito a tutto il Consiglio».

Il presidente Gianfranco Ganau ha accolto la proposta di Pittalis, ricordando a sua volta un incontro con i lavoratori, assieme al presidente della commissione Lavoro Gavino Manca. Nel colloquio, ha proseguito, sono state esaminate alcune situazioni locali specifiche, soprattutto di tipo ambientale, che dovranno essere affrontare in una prossima conferenza di servizi per consentire la ripartenza dell’azienda. Su questi temi, ha concluso, c’è un forte impegno comune.

Il consigliere Ignazio Locci, di Forza Italia, ha sottolineato fra l’altro che «la legge che abbiamo tutti voluto punta a dare vita ad una nuova gestione delle politiche per il lavoro e, sotto questo profilo, i dati della Sardegna non sono esattamente quelli che ci aspettiamo pur con i timidi segnali di ripresa fin qui registrati; ciò è dipeso anche, in buona misura, dal fatto che i servizi pubblici oggettivamente non hanno funzionato e non sono riusciti ad invertire la tendenza di una profonda difficoltà nell’incontro fra domanda e offerta». Comunque è giusto guardare avanti, secondo Locci, «per avviare una nuova stagione nelle politiche per il lavoro con un sistema più forte e meno polverizzato, che valorizzi le professionalità degli operatori e mandi un messaggio all’esterno sulla capacità del sistema pubblico di dare risposte efficaci». L’unanimità della commissione, ha continuato, «è buon esempio di collaborazione fra le forze politiche su uno dei grandi temi della società sarda, è una legge (forse la prima) che viene direttamente dal Consiglio e, per i suoi contenuti, si rivela una delle più avanzate d’Italia». Resta aperto, ha concluso, «il problema del passaggio del personale e del superamento complessivo precariato nel sistema Regione; pensiamo che questa sia una buona occasione per mettere mano a tutto il mondo del precariato, noi abbiamo le nostre proposte e confidiamo nel confronto con la maggioranza».

Il consigliere del Pd Gianmario Tendas ha espresso in apertura «soddisfazione per modalità di lavoro seguite in commissione con l’ottimo coordinamento del presidente aperto al contributo propositivo della minoranza, un successo di tutto il Consiglio su un problema dei più critici della nostra Regione». Dopo una analisi condivisa, ha aggiunto Tendas, «riteniamo di aver creato le condizioni di un vero incontro fra domanda e offerta, obiettivo finora mancato anche a causa della situazione interna dei lavoratori del settore caratterizzata da un precariato record a livello nazionale e di aver dato una risposta organica ai problemi del lavoro, dopo approfondimenti importanti condotti sia dalla commissione che dalle organizzazioni sindacali sulla normativa nazionale, il Job Act ed i relativi  decreti attuativi». Al termine di questo lavoro, ha affermato ancora Tendas, «è emerso un quadro nuovo che in primo luogo supera la precarizzazione degli stessi operatori del servizio sul territorio, li mette in rete e li organizza in modo moderno ed efficiente; la legge tuttavia va considerata non un punto di arrivo ma di partenza, per il superamento definitivo del precariato in Sardegna».

Il consigliere di Forza Italia, Marco Tedde, ha parlato di clima “da unanimismo vero o presunto”ed ha svolto alcune considerazione sullo stato del lavoro e dell’occupazione nell’Isola. Tedde ha ricordato le politiche nazionali del Jobact e il maxi sgravio contributivo per le assunzioni fatte nel 2015, per affermare che i dati sull’andamento dell’occupazione “smentiscono la propaganda renziana e anche le sviolinate del governo regionale”. L’esponente della minoranza ha ricordato i dati di Bankitalia ed ha evidenziato il livello record della disoccupazione giovanile in Sardegna (56%) e lo scarso impatto delle norme nazionali combinate con le agevolazioni fiscali («incidono solo nella misura del 5%).

Marco Tedde ha quindi proseguito con la critica verso il governo regionale per ciò che attiene le politiche industriali («si è focalizzati sulle bonifiche e si trascura la riconversione industriale»), quelle energetiche («manca un percorso chiaro per il metano») ed ha denunciato presunte inadempienze di Eni, Regione e Stato nel dare piena attuazione al protocollo d’intesa sulla “chimica verde” («Dove è il passo verso la rivoluzione industriale innovativa annunciata dal presidente Pigliaru?»).

Oscar Cherchi (Fi) ha sottolineato il fondamentale tema al posto al centro della proposta di legge (servizi e politiche per il lavoro) ma ha dichiarato di non condividere a pieno (pur preannunciando un voto a favore del provvedimento) le affermazioni di quanto hanno ipotizzato una prospettiva futura sulla base delle norme contenute nel provvedimento in discussione.

«Questa legge è “chiusa” – ha affermato l’esponete della minoranza – perché guarda solo alla soluzione del problema di Cesis e Csl ma non risolverà il dramma della disoccupazione e del lavoro. Serviva, dunque, inquadrare il tutto con una norma più ampia». Oscar Cherchi ha paventato il pericolo di impugnazione della legge in sede governativa («si tenta di raggirare la sentenza della Corte suprema sul percorso di stabilizzazione del personale») ed ha concluso auspicando “il medesimo percorso di stabilizzazione individuato per Csl e Cesil anche per i 27 lavoratori della Società bonifiche sarde di Oristano”.

Lorenzo Cozzolino (PD), ha dichiarato apprezzamento per il lavoro svolto dalla Seconda commissione ed ha evidenziato gli aspetti positivi del provvedimento anche per ciò che attiene l’aggiornamento della precedente proposta della Giunta, a seguito della cancellazione delle province e l’introduzione del Job Act. L’esponente della maggioranza ha espresso favore per la nuova configurazione dell’Aspel e le norme tendenti alla stabilizzazione del personale, Cozzolino ha concluso auspicando un impegno straordinario sull’attuazione e la realizzazione di efficaci politiche attive del lavoro.

Il consigliere di Fratelli d’Italia Paolo Truzzu, pur sottolineando la necessità di procedere a una riforma dei servizi per il lavoro, finora frazionati e disorganizzati, ha messo in luce alcune criticità presenti, a suo avviso, nella proposta di legge in discussione. 

«La norma propone di risolvere il problema del precariato dei lavoratori Csl e Cesil, su questo tema c’è però confusione – ha sottolineato Truzzu – la questione è importantissima ma non può essere confusa con la necessità di un servizio che funzioni. I primi soggetti da tutelare sono quelli che non hanno mai lavorato o che hanno perso il lavoro. L’esigenza vera è garantire servizi che permettano di trovare il lavoro più facilmente».

A giudizio dell’esponente della minoranza, la proposta di legge poteva essere più coraggiosa: «Contrariamente al Job Act, che ha permesso di raggiungere risultati grazie alla previsione di incentivi per le assunzioni e di sgravi degli oneri sociali, questa legge invece non indica risorse economiche, sembra esserci addirittura un problema di copertura finanziaria. Manca, inoltre, il coinvolgimento delle imprese, la norma è scritta bene tecnicamente ma ho dubbi che possa risolvere i problemi».

Truzzu ha poi segnalato il rischio di un’impugnativa da parte del Governo. «Si è scelto di seguire la normativa nazionale per  il superamento del precariato, questa però si rivolge al personale della Regione mentre la proposta in esame estende i benefici anche al personale delle agenzie».

Il consigliere dei FdI ha infine invitato l’aula a fare chiarezza sugli obiettivi: «Cosa vogliamo fare: creare dei servizi per il lavoro o risolvere il problema del precariato? Bisogna dirlo chiaramente: è giusto dare una risposta ai lavoratori del Csl e Cesil ma occorre evitare il rischio di creare un nuovo carrozzone. Il pericolo è quello di non garantire servizi per il lavoro efficienti, l’altro problema è il numero delle stabilizzazioni: se si inseriscono 330 persone in una sola volta nell’Agenzia regionale si rischia di raggiungere i limiti assunzionali in una sola volta. Sono passati 6 anni dall’ultimo concorso pubblico bandito dalla Regione – ha concluso Truzzu – occorre individuare procedure concorsuali aperte a tutti, altrimenti ci saranno persone che non potranno mai partecipare a un concorso pubblico».

Il consigliere di Sinistra Sarda Alessandro Unali, in apertura del suo intervento, ha espresso un giudizio negativo sulle disposizioni del Job Act: «Ha cancellato lo statuto dei lavoratori e l’art. 18, ha introdotto tagli pesanti al sistema degli ammortizzatori sociali, ha favorito un abuso dei voucher e svuotato le tutele per i subappalti – ha detto Unali – ma uno degli aspetti più negativi è la modifica del sistema dei servizi per il lavoro che penalizza il settore pubblico a favore dei privati». Secondo Unali «la norma in discussione è di diretta derivazione del Governo centrale. Non emerge chiaramente il ruolo pubblico dei servizi per il lavoro che Pigliaru, in campagna elettorale, diceva di voler potenziare. Il rischio è che diventino dei semplici passacarte». 

Unali ha quindi concluso il suo intervento ricordando che è l’Europa a chiedere la centralità dei servizi pubblici: «Questo non è previsto nella proposta di legge uscita dalla Seconda Commissione – ha concluso l’esponente di Sinistra Sarda – si rischia di lasciare la gestione delle politiche del lavoro ai privati e di affidare ai servizi pubblici la sola gestione burocratica delle pratiche».

Di segno opposto l’intervento del consigliere dei Rossomori Paolo Zedda. Secondo l’esponente della maggioranza la legge è frutto del lavoro portato avanti in modo proficuo dalla Commissione. «L’obiettivo della norma è riordinare il comparto dei servizi per il lavoro gestito finora da lavoratori precari – ha detto Zedda –  Pigliaru in campagna elettorale aveva detto a più riprese che il problema doveva essere risolto. Questa è una legge organica che affronta tutte le criticità del sistema».

Il consigliere sovranista ha poi elencato le difficoltà che si sono dovute contrastare nella predisposizione del provvedimento: dal passaggio di competenze dalle provincie alla Regione sino all’adeguamento alle nuove disposizioni del Job Act: «Noi siamo la prima regione a dotarsi di una legge di riforma, la prima che ha recepito le norme quadro e le ha declinate attraverso i suoi uffici regionali e l’Agenzia del lavoro – ha sottolineato Zedda – abbiamo cercato di porre rimedio alla disomogeneità dei servizi per l’impiego costituiti da strutture frammentate che non comunicavano tra di loro».

Nessun rischio, secondo Zedda, sul fronte del personale da assorbire nell’Aspal: «La nuova Agenzia per il Lavoro passa da 80 a 300 dipendenti, con un limite massimo di 800 dipendenti. Non cresce a dismisura, si rimettono insieme pezzettini di un sistema che già esisteva». Sulla sintonia della normativa regionale con quella nazionale ed europea, il consigliere dei Rossomori ha mostrato ottimismo: «In Europa esiste un sistemi integrato pubblico-privato, in Sardegna questo mancava – ha concluso Zedda – l’Unione Europea impone di aprire il monopolio pubblico. Questa legge chiarisce quali sono le strutture pubbliche e private che svolgono i servizi per il lavoro, quali sono i sistemi di accreditamento, quali le funzioni attribuite ai soggetti pubblici e privati».

Positiva la valutazione della proposta anche da parte di Luca Pizzuto (Sel): «L’articolo 1 della Costituzione italiana non è purtroppo applicato – ha esordito Pizzuto – questa proposta di legge attua il primo comma dell’Art.4 (la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto) e prova a rendere applicabile l’art 1 (L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro)».

Pizzuto ha poi messo in evidenza gli aspetti più importanti contenuti nella proposta di legge: l’attenzione ai disabili e al loro collocamento, la priorità data all’apprendistato rispetto ad altre forme di contrattualizzazione, la previsione tra le funzioni della nuova Agenzia per il Lavoro della ricerca di nuovi imprenditori – ha rimarcato il consigliere di Sel – il merito più grande però è il superamento della precarietà dei lavoratori dei Csl e Cesil».

L’esponente della maggioranza ha concluso il suo intervento dichiarando pieno sostegno alla norma. «Spero che sia lo spartiacque della legislatura e consenta di  mettere mano ai sistemi che non funzionano, per migliorare la situazione di chi ci lavora e di chi usufruisce dei servizi – ha concluso Pizzuto – occorre dare risposte al personale precario che ruota intorno alla Regione, serve un impegno comune nella battaglia per il superamento della precarietà».

Il consigliere dell’Udc Peppino Pinna ha dichiarato che, a suo avviso, «la norma pecca allo stesso tempo di una certa ovvietà e di poca concretezza, perché non affronta compiutamente i problemi dei territori e in qualche modo si ferma alla necessità di adeguare la normativa della Regione alle riforme in atto a livello nazionale». In realtà, ha sostenuto Pinna, «le nuove strutture non sono molto diverse dalle vecchie e manca l’aspetto innovativo che sarebbe stato necessario per andare davvero incontro alle esigenze dei cittadini, dei disoccupati e dei giovani, al di là di intuizioni teoriche interessanti che però difficilmente diventeranno positive per i sardi».

Piero Comandini, del Pd, ha messo l’accento sul buon lavoro della commissione che «ha raggiunto l’obiettivo, non scontato, di una riforma organica che era necessaria, superando undici anni di legislazione regionale che di fatto è stato una sorta di precariato legislativo che non si è tradotto in misure efficaci per rilanciare le politiche attive del lavoro». Ora si volta pagina, ad avviso di Comandini, «nel senso che si creano le condizioni per un accesso garantito per tutti al mercato del lavoro, un mercato che in questi anni è molto cambiato e cambierà ancora». Il Consiglio perciò dovrebbe vedere questo passaggio con entusiasmo e quasi con orgoglio, ha osservato il consigliere, «anche ricordando che ci sono precari che lavorano in Regione da 18 anni e, proprio rispetto a questa situazione, bisogna guardare avanti, dare risposte ai giovani e soprattutto a quelli, anche cinquantenni o sessantenni, che il lavoro l’anno perso». Dopo aver ricordato che oggi in Francia «si discute la riforma del lavoro e si sta seguendo la stessa strada del Job Act», Comandini si è soffermato su due punti qualificanti del testo: la sicurezza nei luoghi di lavoro con strumenti innovativi e la clausola valutativa su risultati delle azioni avviate; con questi interventi si costruisce insomma un buon punto di partenza per razionalizzare l’offerta della Regione, una razionalizzazione che andrà rafforzata e completata con una regia unica».

Il capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni, ha detto in apertura che «nessuno ha messo in dubbio la validità della legge che comunque potrà essere migliorata in qualche parte; è come l’hardware, il motore di una macchina progettata per girare al meglio, ma poi ci vuole il software, cioè le politiche regionali per il lavoro e queste non ci sono, perché manca la formazione professionale ed un sistema di opportunità capace di superare l’assistenzialismo e di individuare le professionalità davvero necessarie al mercato». Se manca l’incontro fra domanda e offerta, ha avvertito Dedoni, «anche l’organizzazione migliore diventa inutile perché è chiaro che, con questa legge, sicuramente saniamo il precariato degli operatori con la copertura finanziaria dello Stato ma c’è molto altro ed anche di peggio come dimostra quanto avviene nelle Asl dove si sta creando nuovo precariato e perfino nella stessa Giunta regionale». Su questi fronti, ha aggiunto il consigliere dei Riformatori, «il percorso non sarà altrettanto semplice anche per ragioni finanziarie, mentre il nostro sistema ha bisogno di iniezioni di opportunità ed anche di coerenza; proprio oggi abbiamo appreso dai lavoratori Eurallumina che sono stati spesi 350.000 euro di sola documentazione per una valutazione di impatto ambientale». Questo, ha concluso, «va in netto contrasto con quanto stiamo dicendo, fermo restando che senza politiche incisive di investimenti anche il sistema più efficiente non porterà lavoro».

Il capogruppo di Sel Daniele Cocco ha messo in evidenza che «la firma di tutti i commissari certifica la qualità del lavoro svolto dalla commissione su temi già all’attenzione del Consiglio dalla scorsa legislatura, significa che non ci vogliamo solo provare ma, piuttosto, iniziare un percorso che punta ad invertire una situazione drammatica, come dimostrano tutti gli indicatori». Un percorso virtuoso, a giudizio di Cocco, «che si incontra con la riforma degli Enti locali che ha sancito l’uguaglianza dei cittadini sardi di tutti i territori; solo questo consentirà di garantire parità di diritti a tutti i sardi e di raggiungere risultati concreti, con un punto di caduta importante che qualifica il Consiglio facendo un buon servizio per i sardi».

Il capogruppo di Cps Pierfranco Zanchetta, ha definito «sbagliato il calo di entusiasmo su una riforma che dovrebbe vedere il Consiglio più convinto e soddisfatto per un buon risultato che premia meritatamente il lavoro della commissione». Con la legge, ha sostenuto, «recuperiamo ritardi fin troppo ampi per la Sardegna che colmiamo tagliando il traguardo per i primi in Italia ed anche questo è un fatto positivo, perché siamo stati capaci di mettere in campo una riforma organica, moderna e innovativa, attenta soprattutto a chi il lavoro non c’è l’ha e cerca occupazione; oggi, in altre parole, ci sono opportunità in più con una cabina di regia unica sulla politiche del lavoro ed una rete di protezione solida a sostegno dei più deboli». L’assessore Mura, ha ricordato infine il consigliere Zanchetta, «ha affermato recentemente che solo il 3% delle assunzioni in Sardegna avviene con la mediazione delle strutture pubbliche, anche questo è un elemento che deve farci riflettere sulla necessità di una legge che va in direzione opposta». (Af)

La consigliera del Pd, Rossella Pinna, è intervenuta in sostituzione del capogruppo Pietro Cocco, ed ha, in apertura del suo intervento, espresso apprezzamento e vivo sostegno alla proposta di legge n. 315 evidenziandone gli aspetti positivi sia con riferimento ai contenuti che al metodo di lavoro.

«Siamo orgogliosi di aver scritto una buona legge – ha spiegato Rossella Pinna – che è ampiamente  condivisa e rappresenta un altro tassello della nostra azione riformatrice ed alla quale dovrà seguire un provvedimento organico sulla formazione professionale e sull’istruzione».

Tra le positive novità normative introdotte, l’esponente del centrosinistra ha ricordato l’ammodernamento del sistema non più funzionale ed il conseguente potenziamento dei servizi per l’impiego a garanzia dell’efficacia delle misure di contrasto alla disoccupazione. A giudizio di Rossella Pinna una ulteriore sottolineatura positiva riguarda le disposizioni inerenti l’istituzione e il funzionamento dell’Aspal («si garantirà anche un miglior utilizzo dei fondi europei, ad incominciare da quelli riferiti al programma garanzia giovani») e il rafforzamento dell’integrazione tra le politiche passive (sostegno al reddito) e attive del lavoro  (orientamento, formazione, inserimento, auto impiego), nonché l’introduzione di standard di servizi omogenei in tutto il territorio regionale.

Rossella Pinna ha quindi evidenziato la “fine della imbarazzante situazione lavorativa degli operatori di Csl e Cesil” ed ha concluso riaffermando l’impegno “per il lavoro”.

Il capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis, ha ricordato la condivisione da parte della minoranza al provvedimento esitato all’unanimità nella commissione Lavoro («ci siamo posti in una posizione non di contrapposizione e collaborazione perché il tema merita massima partecipazione e collaborazione») ed ha affermato che in Sardegna, per effetto delle disposizioni contenute nella legge 20 del 2005, “il precariato è stato istituito per legge”.

Confermando la disponibilità per favorire l’approvazione in tempi compatibilmente brevi della proposta di legge, l’esponente della minoranza ha preannunciato la richiesta di chiarimenti “sul ruolo che la norma attribuisce all’assessorato del Lavoro e alla istituenda Aspal” auspicandone opportuna indicazione nel testo di legge.

Pietro Pittalis ha quindi preannunciato al presentazione di un apposito emendamento per la cancellazione della partecipazione della Regione 851%) nel capitale sociale dell’Insar («nella legge in discussione si prevede che i compiti e le funzioni dell’Insar siano quelli attribuiti all’Aspal»). Il capogruppo di Forza Italia ha quindi annunciato un’ulteriore proposta di modifica all’articolo 37: proponendo di trasferire in capo all’Aspal anche il  personale a tempo determinato contrattualizzato dalle province.

«Approvare questa legge è importante – ha concluso Pittalis – ma serve ritornare a discutere approfonditamente il tema del lavoro in Sardegna».

Conclusa la discussione generale, il presidente del Consiglio, Gianfranco Ganau, ha quindi concesso la parola all’assessore del Lavoro, Virginia Mura che, in apertura del suo intervento ha ringraziato la commissione consiliare competente per il lavoro svolto ed ha sottolineato la collaborazione con l’assessorato, ricordando inoltre la presentazione del disegno di legge della giunta in materia. L’assessore ha quindi puntualizzato, pur riconoscendone l’esigenza di un aggiornamento, sulle disposizione contenute nella legge 20 del 20015, affermando che è “stata una legge innovativa ma che non ha mai trovato piena attuazione in Sardegna”. Virginia Mura ha quindi ricordato gli importanti stanziamenti che nel resto dell’Europa sono riservati ai servizi per il lavoro ed ha evidenziato la necessità di dare risposte ai disoccupati ma soprattutto alle imprese ( « La legge si rivolge a tutti i disoccupati e punta a dare una risposta personalizzata a tutti i disoccupati ed anche alle imprese delle quali serve conoscere i fabbisogni formativi»). L’assessore ha quindi evidenziato che la Sardegna è la prima regione ad aver applicato il cosiddetto contratto di ricollocazione («abbiamo ottenuto uno stanziamento di 4 milioni di euro») ed ha ribadito come la norma in discussione, una volta approvata, rappresenterà “il punto di partenza su cui lavorare per la riorganizzazione del sistema dell’istruzione e della formazione professionale”.

Il presidente Ganau, a conclusione dell’intervento dell’assessore Virginia Mura, ha posto in votazione il passaggio agli articoli della proposta di legge 315 e il Consiglio ha approvato. Così, il presidente ha dichiarato conclusi i lavori della seduta ed ha annunciato la convocazione della prossima riunione del Consiglio per martedì 10 maggio alle 15.00, nonché la convocazione della commissione Lavoro per questo pomeriggio alle 16.30 per l’esame degli emendamenti presentanti alla proposta di legge.

Palazzo del Consiglio regionale 3 copia

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Consiglio regionale 1

Slitta a domattina alle 10.00, la seduta del Consiglio regionale con il giuramento del neo consigliere Giovanni Satta. Il neo consigliere avrebbe dovuto prestare giuramento già in occasione della precedente riunione, ma non aveva potuto partecipare alla stessa perché si trovava in carcere, coinvolto in un’indagine su un traffico di droga. Il tribunale del riesame ha accolto la richiesta di scarcerazione presentata dai suoi legali giovedì scorso. Il caso ha creato non poco imbarazzo con la richiesta di rinvio presentata da diversi consiglieri e all’apertura della seduta odierna, sotto la presidenza del presidente Gianfranco Ganau, subito dopo le formalità di rito, il capogruppo del Partito Democratico, Pietro Cocco, ha chiesto una breve sospensione della seduta e la convocazione della conferenza dei capigruppo. Il presidente ha accolto la richiesta e, alla ripresa dei lavori, il presidente ha comunicato la definitiva sospensione della seduta ed ha nuovamente convocato la conferenza dei capigruppo. 

La conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari, riunita a conclusione dei lavori dell’Aula, ha approvato il seguente documento:

«I gruppi del Consiglio regionale si trovano ad affrontare una situazione straordinaria che non ha precedenti nella storia dell’Autonomia sarda. In tale circostanza si è ritenuto di sospendere la seduta del Consiglio per consentire alla conferenza dei capigruppo di svolgere gli opportuni approfondimenti di natura tecnico-giuridica.

Siamo  consapevoli del fatto che l’Aula si rapporta con una decisione del Consiglio di stato e con il deliberato dell’ufficio centrale elettorale presso la Corte d’appello di Cagliari, che ha proclamato eletto Giovanni Satta. Da tali decisioni, assunte dalla magistratura, deriva l’obbligo, per il Consiglio regionale, di ottemperare a quanto stabilito.

La sospensione consentirà inoltre a ciascun consigliere di avere la piena consapevolezza sul punto all’ordine del giorno del Consiglio».

Il Consiglio tornerà a riunirsi domattina alle 10.00.

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Girotonno Mattanza 1

«Fa piacere apprendere che l’on.le Rubiu condivide i contenuti della proposta di legge sull’istituzione del “distretto del tonno” presentata dal sottoscritto come primo firmatario  all’inizio di questa legislatura e sia particolarmente attivo nel sostenerla.»

Lo ha detto, questa sera, Pietro Cocco, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale.

«I distretti già esistono e hanno trovato attuazione con la legge regionale n. 16 del 2014 approvata da questa maggioranza consiliare che definisce i distretti della pesca e dell’acquacoltura quali “sistemi produttivi locali caratterizzati da un’identità storica e territoriale omogenea, che integra le attività ittiche con le altre locali, coerenti con le vocazioni e con le tradizioni storiche territoriali” – ha aggiunto Pietro Cocco -. Siamo in attesa che la Giunta regionale dia applicazione al dispositivo di legge mediante i decreti attuativi di propria competenza.

«Sul marchio di qualità che garantisce la tracciabilità del prodotto – ha concluso il capogruppo del Partito Democratico – è già stato previsto dalla legge mentre il Comitato tra i Comuni costieri interessati è già stato istituito.»

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Pietro Cocco 6 copia

Emergono posizioni contrastanti, in seno al centrosinistra e allo stesso Partito Democratico, in Sardegna, sul referendum in programma domenica prossima. Il Consiglio regionale, presieduto da Gianfranco Ganau, esponente del Partito Democratico, è tra i promotori del referendum e lo stesso Ganau ha partecipato agli incontri del comitato promotore per il sì; il segretario regionale del Partito Democratico, Renato Soru, si è schierato contro il referendum, definendolo inutile, ed altrettanto ha fatto ieri il presidente della Giunta regionale, Francesco Pigliaru.

Oggi, sulla questione, interviene il capogruppo del partito, Pietro Cocco.

«La posizione di Pigliaru sul referendum del 17 aprile è molto chiara e netta. Fra chi sostiene il contrario ci sono coloro che lo fanno in modo strumentale e in assoluta malafede – ha detto Pietro Cocco -. Il presidente, infatti, ha spiegato i contenuti di quel referendum e il fatto che non si sta chiedendo l’autorizzazione all’impianto di nuove trivelle, prendendo così le distanze da comode posizioni demagogiche molto spesso non motivate né circostanziate che in questo momento abbondano. Non aver dato indicazioni di voto è dovuto al fatto che Pigliaru ha voluto informare ma non condizionare gli elettori, sottolineando la necessità di quella transizione energetica necessaria a bloccare il cambiamento climatico e dando a ognuno gli elementi per valutare liberamente e con piena cognizione di causa quale scelta fare. Una posizione estremamente ragionevole e rispettosa delle sensibilità di ciascun cittadino.»

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Portal 1 copiaLavoratori ex Ila alla Torre Civica copia 

Questa mattina la commissione Lavoro, presieduta da Gavino Manca (Pd), ha incontrato in audizione i rappresentanti sindacali e una delegazione dei lavoratori ex Ila che, con l’occupazione delle aule consiliari dei municipi di Gonnesa e Carbonia, hanno rilanciato la vertenza che ormai da otto anni riguarda i 166 lavoratori della fabbrica dei laminati di alluminio a Portovesme.

Daniela Piras (Uil), Roberto Forresu (Cgil) e Rino Barca (Cisl), i tre segretari confderali dei metalmeccanici protagonisti alcune settimane fa della clamorosa occupazione di uno dei silos dello stabilimento ex Alcoa,  hanno ripercorso le tappe della complessa vicenda ex Ila ed hanno evidenziato la mancata attuazione ed il superamento dell’accordo sottoscritto nel luglio del 2012 con Regione e gli imprenditori interessati allo stabilimento, per il collocamento dei lavoratori in mobilità e il reintegro dei dipendenti entro 18 mesi dalla sigla dell’intesa.

«Quel progetto – ha detto Daniela Piras (Uil) – è sostanzialmente fallito e serve un’alternativa credibile e realizzabile per definire un piano di ricollocamento dei lavoratori ma ciò che è urgente è garantire i necessari interventi di sostegno per coloro che vivono il dramma della mancanza del lavoro e dell’assenza degli ammortizzatori sociali.»

Richieste ribadite sia dalla Cgil con Roberto Forresu  («la situazione ormai non regge più e nell’immediato serve affrontarla con gli ammortizzatori sociali») e Franco Bardi («lo stabilimento è stato smantellato e l’accordo del 2012 non è più applicabile, servono dunque interventi per il sostegno al reddito») che dalla Cisl con Rino Barca che ha posto l’accento anche sul rilancio, con l’intervento del Governo, della filiera dell’alluminio nel Sulcis («deve essere riconosciuta come una produzione strategica per l’Italia»).

Marco Cao e Enzo Ligas hanno testimoniato le difficoltà dei lavoratori e rammentato alla commissione l’ormai imminente scadenza (giugno 2016) dei benefici degli ammortizzatori sociali per gli ultimi 40 dipendenti ex Ila che ne usufruiscono.

Nel breve confronto sviluppatosi in commissione, Pietro Cocco (Pd), Ignazio Locci (Fi), Gianluigi Rubiu (Udc), e Alessandro Collu (Pd), seppur con differenti sfumature politiche, hanno manifestato, nel corso dei rispettivi interventi,  pieno sostegno a sindacati e lavoratori per la vertenza  ex Ila (e più in generale per tutte quelle in atto nel Sulcis) ed hanno dichiarato massima disponibilità per un nuovo incontro “operativo” in commissione Lavoro.

Il presidente della commissione, Gavino Manca, a conclusione dei lavori, ha assicurato la calendarizzazione del nuovo incontro “entro le prossime due settimane” e, pur ribadendo la complessità della vertenza ex Ila, ha schematicamente illustrato i possibili interventi per fronteggiare l’emergenza segnalata dalle rappresentanze sindacali e dai lavoratori: flexicurity, incremento del fondo “prestito previdenziale”, cantieri di inclusione sociale, corsi di riqualificazione professionale.

«Serve uno sforzo comune – ha concluso Gavino Manca – per dare almeno un altro anno di sostegni ai lavoratori ex Ila, in attesa di un serio progetto di ricollocazione che possa realizzarsi anche con l’intervento del Governo».

 

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Daniele Secondo Cocco

Il capogruppo di Sinistra Ecologia Libertà in Consiglio regionale, Daniele Secondo Cocco, 54 anni, sindaco di Bottidda, piccolo comune della provincia di Sassari, è una nuova vittima degli attentati ai danni di amministratori pubblici. Nella notte tra lunedì e martedì sono stati sparati alcuni colpi di pistola contro la sua abitazione e lanciato una bottiglia molotov nel cortile. Fortunatamente né Daniele Cocco né i componenti della famiglia si trovavano fuori casa per le festività pasquali ed hanno scoperto l’accaduto al loro rientro. Daniele Cocco ha escluso che l’accaduto possa essere collegato alla sua attività di sindaco, sottolineando che qualora avesse dei dubbi al riguardo, rassegnerebbe le dimissioni.

Numerose le attestazioni di solidarietà giunte a Daniele Cocco nelle ultime ore, ad iniziare da quelle del presidente della Giunta regionale, Francesco Pigliaru, e del presidente del Consiglio regionale, Gianfranco Ganau.

«Siamo vicini a Daniele Cocco, al quale abbiamo espresso oggi per telefono tutta la solidarietà della Giunta regionale – ha detto Francesco Pigliaru -. Ancora una volta, abbiamo avuto modo di apprezzare la forza d’animo che contraddistingue i nostri amministratori, troppo spesso bersaglio di inaccettabili intimidazioni, estese anche alle loro famiglie. Ma non possiamo e non dobbiamo fermarci alle parole. Da tempo siamo consapevoli che non bastano per combattere la vigliaccheria che contraddistingue gli attacchi ai nostri rappresentanti delle istituzioni, che si trovano a dover amministrare il bene pubblico in condizioni di inammissibile rischio.»

«Se da un lato non ci stanchiamo di esprimere la nostra forte e decisa condanna, così come di pretendere che lo Stato non arretri dai nostri territori, dall’altro lavoriamo per prevenire e dissuadere. Nelle azioni che stiamo mettendo in campo per l’Agenda digitale, insieme alla banda ultralarga che raggiungerà 313 Comuni, sono già partiti i progetti per la rete di videosorveglianza in 80 Comuni e 6 Unioni di Comuni. Saranno realizzati impianti per il monitoraggio del territorio con connessione dei Comuni al nodo di controllo tramite la Rete telematica regionale. Sappiamo che nei territori dove la videosorveglianza è ben organizzata si è registrata una sensibile diminuzione della criminalità – ha concluso il presidente della Regione – e questo intervento ci darà maggiori garanzie di sicurezza e legalità.»

«Massima solidarietà all’amico e collega Daniele Cocco. A lui e alla sua famiglia arrivi la vicinanza dell’intera Assemblea sarda – ha detto da parte sua il presidente del Consiglio, Gianfranco Ganau -. La notizia colpisce e sconcerta anche per la frequenza con la quale ormai quasi quotidianamente e in questo caso addirittura in contemporanea, avvengono episodi criminali di questo tipo. Bene hanno fatto i parlamentari sardi che proprio a pochi giorni dall’attentato al vicesindaco di Belvì hanno deciso di scrivere direttamente al ministro Alfano e al presidente Grasso. Occorre ora senza più alcuna esitazione un fronte comune che coinvolga direttamente parlamentari sardi, deputati e senatori, la Giunta e l’intera Assemblea sarda. Servono risposte immediate – ha concluso il presidente Ganau – per le quali la Sardegna e i suoi amministratori non possono più aspettare. Bene l’Osservatorio attivato dal Ministro Alfano, ma occorrono risorse mezzi e uomini per consentire di individuare i colpevoli e azioni mirate a promuovere seriamente una cultura delle legalità.»

«Stanno colpendo la politica onesta e pulita. Per questo esprimo piena solidarietà al sindaco di Bottida e consigliere regionale Daniele Cocco e alla sua famiglia, per il vile atto intimidatorio di cui sono state vittime – ha detto il consigliere regionale Edoardo Tocco (FI) -. Stanno colpendo in primo luogo i primi cittadini, i primi portatori del malessere sociale, per tentare di minare le fondamenta democratiche della Sardegna. Sono certo che il sindaco e consigliere regionale Cocco non si lascerà certo intimorire e continuerà senza tentennamenti la sua azione amministrativa nell’interesse della sua comunità. Come forza politica siamo impegnati a contrastare questi fenomeni, da oggi lo faremo con maggiore impegno, sollecitando un aumento di risorse per gli enti locali da parte del Governo.»

«E’ un atto grave contro il primo cittadino democraticamente eletto, nonché rappresentante delle istituzioni regionali, cui va la solidarietà del gruppo Udc Sardegna – ha detto il capogruppo dell’UDC Gianluigi Rubiu -. Il gesto intimidatorio che ha subito il primo cittadino non può che scuotere ed interrogare il panorama politico regionale che deve condannare senza tentennamenti l’escalation criminale. I sindaci ed i consiglieri comunali sono il primo fronte istituzionale che devono fare da argine ad una crisi economica sempre più strisciante. L’auspicio è che il Governo possa assegnare nuove risorse agli enti locali per porre rimedio a questo malessere. Il consigliere Cocco non deve certo arrendersi di fronte a questo gesto, ma perseguire nel percorso di legalità intrapreso nel suo mandato.»

«A nome mio e del Gruppo Popolari Cristiano Socialisti – ha detto Pierfranco Zanchetta – esprimo tutta la solidarietà umana e politica a Daniele Cocco, Sindaco e Consigliere regionale, per il barbaro e vile gesto intimidatorio perpetrato nel buio dell’anonimato contro la sua abitazione. Come rappresentante delle istituzioni ritengo però che dobbiamo andare oltre le dovute espressioni di solidarietà verso Daniele Cocco e i tanti amministratori locali che, colpiti da attentati e oggetto di minacce, continuano a svolgere il loro mandato in solitudine, senza protezione e risposte da parte dello Stato.»

«Oltre agli interventi conseguenti e al rafforzamento dei presidi delle forze dell’ordine, Giunta e Consiglio regionale della Sardegna, assieme ai rappresentanti delle forze politiche, dobbiamo pretendere dallo Stato risposte concrete che non possono più continuare ad essere tagli di servizi essenziali e abbandono dei nostri Comuni. Ridimensionamento e chiusura di scuole, biblioteche, strutture sanitarie, uffici postali, giudiziari, favoriscono l’allontanamento dalle istituzioni e l’indebolimento del tessuto sociale, come purtroppo dimostra il reiterarsi di attentati e intimidazioni che colpiscono i Sindaci,  organi dello Stato e primi e più esposti rappresentanti delle Istituzioni democratiche. Un’autorevole azione nei confronti dello Stato per rivendicare una maggiore attenzione verso i diritti della nostra Regione – ha concluso Pierfranco Zanchetta – è la giusta risposta a chi nell’ombra dell’anonimato vuole colpire le basi stesse della nostra democrazia.»

Il Gruppo Sovranità, Democrazia a Lavoro in Consiglio regionale ha condannato fermamente il vile atto intimidatorio di cui è rimasto vittima l’onorevole Daniele Cocco, ed esprime la piena solidarietà al consigliere di Sel e sindaco di Bottidda. «Davanti ad atti ignobili come questi – ha detto il capogruppo Roberto Desini – è importante che le istituzioni non arretrino di un passo nella loro attività amministrativa e che la società civile non volga lo sguardo da un’altra parte. Tutti abbiamo il dovere morale, istituzionale e umano, di stare il più vicino possibile al collega Cocco e incoraggiarlo affinché continui ad amministrare come ha sempre fatto, con serietà e onestà. Non sarà mai solo».

«A nome mio e del gruppo che rappresento esprimo solidarietà al collega Daniele Cocco oltre che grande sconcerto e preoccupazione per il grave atto  intimidatorio nella sua abitazione di cui è stato vittima – ha detto Pietro Cocco, capogruppo del Partito Democratico -. Purtroppo, questo vile gesto è solo l’ultimo di una serie di episodi criminosi contro Sindaci e Amministratori la cui portata non può più essere sottovalutata. Un gesto riprovevole da condannare con fermezza che colpisce le persone anche nella libertà individuale e nella sfera privata – ha concluso Pietro Cocco – ma che aldilà dello sdegno non fermeranno la voglia di lottare a servizio delle Comunità.» 

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Il centrosinistra ha presentato questa mattina, nel corso di una conferenza stampa, i contenuti della Manovra finanziaria 2016-2018 approvata ieri dal Consiglio regionale.

«E’ una manovra importante e non al ribasso, senza nuove tasse, che premia il lavoro di squadra fra Giunta, commissione Bilancio e Consiglio e rilancia le grandi riforme come Enti locali e Sanità – ha spiegato il capo gruppo del Pd Pietro Cocco -. Fra i punti più qualificanti il mantenimento delle risorse destinate alla spesa sociale, che in Sardegna ha una storia positiva che ci pone all’avanguardia in campo nazionale, e quelle assegnate alle politiche del lavoro (218 milioni) caratterizzate dalla grande attenzione alle situazioni più fragili come quelle dei lavoratori in utilizzo e dei cantieri verdi.»

«Dalla finanziaria – ha concluso il capogruppo del Pd – arriva anche una forte spinta per le riforme; da martedì prossimo affronteremo in un vertice di maggioranza i problemi della nuova rete ospedaliera e del ruolo delle diverse aziende sui territori.»

Il presidente della commissione Bilancio Franco Sabatini, anch’egli del Pd, ha messo l’accento in apertura sull’azione incisiva della commissione e del Consiglio nella costruzione della manovra, ricordando che, rispetto alla proposta originaria della Giunta, «sono state movimentare risorse per circa 130 milioni». Franco Sabatini ha poi definito la manovra «equilibrata e capace di dare risposte alle principali emergenze, a cominciare da quelle collegate ai posti di lavoro». Soffermandosi sullo stato dei conti della Regione, il presidente della commissione Bilancio ha affermato che «l’introduzione del bilancio armonizzato rende lo stesso bilancio più vero, più chiaro e più serio, dove gli stanziamenti corrispondono al centesimo alle spese reali di ogni settore, superando la logica delle promesse virtuali ed obbligando in qualche modo la politica a fare presto e bene. C’è però un rischio, quello che i fondi europei, per definizione aggiuntivi, diventino sostitutivi in un quadro sempre più rigido in cui gli accantonamenti sono troppo pesanti per la Sardegna (680 milioni) ed hanno sostanzialmente azzerato il differenziale positivo (per circa 1 miliardo) che si era realizzato dopo la riforma dell’art. 8 dello Statuto.  Di qui la necessità di fare una scelta: “o gli accantonamenti vengono assegnati alla Regione con modalità che si possono definire, oppure occorre rinegoziare con lo Stato l’applicazione della parte dello Statuto sulle entrate».

Di finanziaria equilibrata, ma anche «reale, avanzata in campo sociale ed attenta ai territori» ha parlato il capogruppo di Sdl Roberto Desini, secondo il quale «tutto il percorso della finanziaria ha dimostrato una forte capacità incisiva del Consiglio, che non è stato affatto succube della Giunta. Certo tutti avremmo voluto di più ma dalla manovra escono sicuramente una riforma degli Enti locali con più gambe (grazie al mantenimento del Fondo unico) ed una sanità che, con gli approfondimenti che faremo da subito, nel medio periodo sarà più sostenibile».

Il consigliere Paolo Zedda, dei Rossomori, ha detto che «dalla finanziaria arrivano segnali chiari e concreti per la crescita, in termini di aumento del pil e dei posti di lavoro, che permetteranno alla Sardegna di uscire da una lunga e difficile crisi». Zedda ha poi rimarcato l’impegno del suo gruppo a sostegno della cultura, dell’arte e della lingua, con particolare attenzione alle espressioni più radicate nelle realtà locali, mettendo l’accento sul fatto che, per la prima volta, “sono state destinate risorse ai luoghi della Sardegna che ospitano siti Unesco”.

A nome del gruppo Misto, il consigliere Fabrizio Anedda ha messo in evidenza che «la finanziaria è indubbiamente appesantita dal volume elevatissimo delle spese correnti, una ragione in più per puntare sul nostro tessuto imprenditoriale, renderlo competitivo e moderno, ma soprattutto capace, sia per dotarsi di nuovi messi finanziari che per sviluppare la propria progettualità, di muoversi sullo scenario europeo».

A differenza di quanto pensa l’opposizione che comunque fa il suo mestiere, il capogruppo di Cps Pierfranco Zanchetta ha osservato che «la finanziaria ha un’anima e un cuore ed anche una maggioranza che ha saputo superare i personalismi facendo un buon gioco di squadra e concentrandosi su progetti comuni». Zanchetta ha poi invitato «il presidente Pigliaru a non abbassare la guardia sulle vicende che riguardano il possibile trasferimento del G7 in Sicilia e comunque il ruolo dello Stato nella tutela delle opere realizzate a La Maddalena in occasione del vertice del 2009, poi trasferito a L’Aquila».

Il presidente della commissione Sanità Raimondo Perra, infine, ha espresso soddisfazione «per il buon lavoro svolto dalla commissione in un contesto difficile che ha portato al mantenimento dei livelli di assistenza e, nella spesa sociale, ad uno stanziamento superiore a quello della finanziaria precedente. Ripartiamo da qui con maggiore impegno per accelerare il completamento della riforma sanitaria con gli interventi sulla rete e sulla governance».

Palazzo del Consiglio regionale 2 copia

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Consiglio regionale 3 copia

E’ in discussione, in Consiglio regionale, l’articolo 4 della Manovra Finanziaria, “Disposizioni in materia di sanità e politiche sociali”.

Stamane, in apertura di seduta, il presidente della commissione Bilancio e la Giunta hanno illustrato i pareri sugli emendamenti presentati.

Il consigliere sardista Marcello Orrù ha premesso di non voler intervenire in modo approfondito sulla sanità «perché fra poco arriva la riforma rete ospedaliera in commissione» ma, sulle politiche sociali, ha osservato che «ci sono pochissime risorse in particolare per il sassarese e proprio in questi giorni è arrivato sul tavolo dell’assessore un dossier dell’ azienda ospedaliera di Sassari in cui si lamentano carenze gravissime (anche durante i periodi di degenza) nell’assistenza a causa di innumerevoli problemi riguardanti farmaci, presidi, personale medico e infermieristico». In materia di personale, Orrù ha fortemente criticato un recente provvedimento della Asl di Sassari con cui «si è affidata ad un medico siciliano la riorganizzazione del dipartimento di salute mentale e delle dipendenze; è uno schiaffo ai moltissimi medici sardi disoccupati». Soffermandosi infine sulle politiche per la famiglia, Orrù ha dichiarato che nella finanziaria «non c’è niente di importante, nonostante moltissime famiglie sarde siano in difficoltà e in condizioni di disagio socio-economico; sarebbe perciò il momento per la Regione di istituire un assessorato con delega specifica».

Il consigliere Edoardo Tocco (Forza Italia) ha parlato della parte della finanziaria relativa alla sanità come «documento-ghigliottina per il bilancio regionale dei prossimi anni». I piccoli ospedali sono in enorme difficoltà in tutti i territori, ha ricordato Tocco, «e questo è segnale negativo sull’efficacia della riforma, in uno scenario in cui Cagliari, Olbia e Sassari la stanno facendo da padroni a discapito di altre aree dell’Isola; in queste aree i processi di spopolamento continueranno con gravi conseguenze su aree interne e costiere molto importanti come Tempio, Bosa e Lanusei, con impatti altamente negativi, per quanto concerne i centri costieri, anche sulla stagione turistica».

Il consigliere Lorenzo Cozzolino (Pd) ha espresso la sua soddisfazione. «anche da operatore del settore» per gli stanziamenti nelle politiche sociali, in particolare per  i 33 milioni più altri 8 per i disturbi mentali (di cui almeno 2 servirebbero per andare incontro alle esigenze delicatissime dei beneficiari della legge 20), «risorse preziose alleviare i disagi di tantissime famiglie sarde in condizioni di povertà che ora avranno nuove opportunità, sia di inclusione sociale che di reinserimento lavorativo». Questo è un segnale forte, ha concluso, «per una fascia della nostra popolazione che si trova in condizioni di bisogno».

Il consigliere Paolo Truzzu (Misto-Fdi) ha ricordato che «dall’inizio della legislatura diciamo tutti che la sanità è il grande problema della Regione, è stata costituita anche una commissione di inchiesta, è stata predisposta una legge di riforma della rete ospedaliera per ridurre posti letto e migliorare prestazioni». Stiamo chiedendo sacrifici a tutti, ha aggiunto Truzzu, «ma ora sappiamo che c’è un buco cui bisogna fare fronte con aumenti di tasse ed un piano di rientro ed abbiamo bloccato le assunzioni però, di fronte allo sforzo enorme di contenere i costi, arriva una denuncia alla Corte dei conti con cui si mettono in luce alcune vicende alle consulenze della Asl di Sassari, decisioni che fra l’altro coincidono temporalmente con l’annuncio dell’assessore Demuro di tagliare le consulenze». Nel frattempo, ha concluso Truzzu, «con un provvedimento molto sovranista, un medico toscano è stato nominato nuovo coordinatore della rete regionale trapianti, oltretutto con trattamento economico massimo; è un esempio devastante».

Il consigliere Luigi Ruggeri (Pd) ha sottolineato che «il problema fondamentale è sapere quanto costa e che servizio offre la sanità sarda e, sotto il profilo della spesa, i dati del Ministero dell’economia dice da 2006 a 2014 si è registrato un disavanzo crescente, mentre nel 2015 si è realizzato un raffreddamento spesa grazie al lavoro di tavolo specifico di monitoraggio sui costi di beni e servizi». Il disavanzo attuale, ad avviso di Ruggeri, «viaggia sì attorno ai 400 milioni però vanno considerati costi extra come quelli su farmaci innovativi, Irap e contratti del personale; è necessario perciò distinguere fra gli elementi del buco dei conti ed i costi reali, mentre sul piano generale va ricordato che in questa finanziaria il sistema viene sotto finanziato per oltre 100 milioni, con stati tagli che faranno emergere in seguito alcuni problemi di liquidità». La sanità sarda, ha detto ancora Ruggeri, «ha bisogno di misure draconiane preservando il diritto alla salute, misure che non possono essere introdotte mantenendo la rete ospedaliera attuale; è poi sbagliato assecondare pulsioni territoriali che non guardano la realtà, quella di una Sardegna che si trova agli ultimi posti in materia di qualità e adeguatezza di servizi e prestazioni, di qui la necessità di rilanciare il progetto di Asl unica come elemento necessario per il controllo spesa».

Il consigliere Giorgio Oppi (Udc) ha definito la sanità “il punto centrale della legge di bilancio non solo perché impegna oltre la metà delle risorse ma anche perché rappresenta la cartina di tornasole del livello di civiltà raggiunto”. L’esponente della minoranza ha criticato “la prassi del centrosinistra nel tentar di scaricare le responsabilità sulle precedenti gestioni” ed ha affermato: «Siete due anni al governo della Regione e dovrebbero incominciare a vedersi i primi risultati che invece non ci sono perché peggiorano assistenza e conti e ovunque operatori e cittadini lamentano disagi». Oppi ha quindi mostrato perplessità su una serie di azioni poste in essere dall’assessore: dall’accorpamento degli ospedali Brotzu, Oncologico e Microcitemico, passando per il blocco del turnover che non è rispettato in alcune aziende sanitarie. «Si sono ridotti i trapianti – ha incalzato il leader dei centristi – e al Brotzu come all’Aou di Sassari mancano operatori e personale». Oppi ha riconosciuto un miglioramento nella spesa farmaceutica, ma solo in riferimento a primi mesi del 2016 ed ha ribadito le critiche per la gestione della vicenda del Mater Olbia («ogni giorno si comunicano date diverse per l’apertura mentre non è stata ancora presentata alcuna domanda di accreditamento delle strutture, si aggiunga che dal 1 gennaio 2018 le risorse per il Mater confluiranno in quelle impiegate per le cliniche private, con immaginabili conseguenze»). Il consigliere dell’Udc ha quindi concluso ricordando la recente nomina, come responsabile dei trapianti, di un professionista della Toscana ed ha auspicato una “nuova strategia condivisa dall’intero Consiglio”.

 Il consigliere dei Socialisti, Raimondo Perra, ha affermato che “i costi della sanità, in Sardegna, crescono per una serie di ragioni tra le quali non si devono trascurare l’incidenza di una popolazione anziana ma anche il più elevato livello di inappropriatezza dei ricoveri”. «Così come – ha proseguito il presidente della Sesta commissione – la spesa farmaceutica si è ridotta ma dobbiamo tenere presente che siamo una regione con un’elevata incidenza di alcune malattie invalidanti come epatite e sclerosi». «Abbiamo cercato di porre rimedio a un disavanzo mostruoso – ha spiegato l’esponente della maggioranza – e siamo riusciti a tamponare la falla senza mettere le mani nelle tasche ei cittadini».

«Non tutto va bene – ha ammesso Perra – e permangono una serie di criticità come l’inadeguata posta in bilancio inadeguata per la parte corrente che mi auguro possa trovare risposta con successivi interventi».

Mondo Perra ha concluso preannunciando un emendamento per stanziare 2 milioni di euro per consentire ai Comuni il pagamento delle spettanze della legge 20 e auspicando la creazione del registro tumori.

Il consigliere Gianni Tatti (Udc) ha invitato la Giunta a “guardare al paziente prima ancora che ai conti e a lavorare perché  la riduzione della spesa si concretizzi nel taglio agli sprechi e non nel taglio ai servizi”.

L’esponente della minoranza ha dichiarato di condividere le dichiarazioni rese recentemente dall’assessore Arru riguardo la necessità di un piano specifico per la realtà sarda e di contrastare l’idea che il problema della sanità possa essere affrontato solo in base al numero degli abitanti: «Un cittadino del centro Sardegna deve avere gli stessi servizi di chi risiede nei due poli di Cagliari e Sassari». Tatti ha concluso dichiarandosi “deluso” da quanto scritto in finanziaria ed ha chiesto lumi sulle chiusure di alcune guardie mediche, come quelle dei piccoli centri di Usellus e Baressa.

La consigliera, Alessandra Zedda (Fi), ha rivolto critiche alle recenti azioni poste in essere dall’assessore della Sanità, ed in particolare per l’accorpamento del Brotzu, dell’Oncologico e del Microcitemico («quali benefici ne sono derivati ai pazienti?»). L’esponente dell’opposizione ha definito “false illusioni” quelle sul Mater Olbia ed ha affermato che “l’unico dato certo delle politiche sanitarie è il commissariamento, con relative proroghe, delle asl della Sardegna senza che si conoscano quali risultati hanno ottenuto i commissari e quali obiettivi abbiano centrato”. «Stiamo ammazzando la sanità privata che muore di “fuori badget” – ha concluso Alessandra Zedda – e così mortificate le poche cose che funzionano nella sanità sarda».

Il consigliere Marco Tedde (Fi) ha ribadito la centralità della sanità ed ha dichiarato che “è difficile gestire la sanità in Sardegna”. A giudizio di Tedde non “emerge la volontà e la capacità di invertire la tendenza”. Il consigliere della minoranza ha criticato duramente la gestione dei commissari straordinari delle Asl: «Sono diventati dei governatori nelle rispettive aziende, senza controllo e contano più dello stesso assessore». Tedde ha quindi definito “un fallimento” tutte le azioni poste in essere dalla Giunta per tentare di colmare il buco della sanità, ad iniziare dall’aumento di irpef e irap passando per la mancata applicazione delle disposizioni sul blocco del turnover. Marco Tedde ha concluso denunciando “disparità nei trattamenti tra i diversi territori” ed ha evidenziato come di recente anche alcuni consiglieri del centrosinistra abbiano richiesto, in un’interpellanza, le dimissioni dell’assessore Luigi Arru.

Ha quindi preso la parola il consigliere dell’Udc Giuseppe Pinna (Udc) che ha rivolto un monito all’Aula sul rischio chiusura, a causa dei tagli alla spesa, di vari presidi sanitari. «Auspico che l’efficientamento dell’Areus possa metterci una pezza altrimenti saranno dolori – ha detto Pinna – le zone interne sono scarsamente considerate eppure rappresentano il cuore pulsante dell’Isola. Se questo non funziona, gli effetti saranno devastanti».

Il rappresentante della minoranza ha poi rivolto un appello alla maggioranza per il riavvio della vertenza con lo Stato sulle entrate fiscali:« Se non si risolve questa vertenza tra qualche tempo noi sardi  saremmo costretti a partire sui barconi».

Al termine dell’intervento del consigliere Pinna, ha assunto la presidenza il vicepresidente Eugenio Lai che ha dato la parola al capogruppo di Soberania e Indipendentzia, Emilio Usula. L’esponente sovranista, dopo aver espresso apprezzamento per l’operato dell’assessore alla Sanità Luigi Arru, ha sollecitato più attenzione sul fronte della prevenzione dei tumori. «In passato la Regione sarda ha adottato le campagne nazionali di screening oncologico avviando controlli periodici per la prevenzione del cancro alla mammella, alla cervice uterina e al colon retto – ha affermato Usula – lo screening ha riguardato migliaia di donne, oggi le adesioni sono in netto calo perché non è possibile eseguire gratuitamente i test e, in alcuni casi, le distanze tra i luoghi di residenza dei pazienti e i presidi dove eseguire gli esami sono troppo marcate».

Usula ha quindi auspicato lo stanziamento di più risorse per la prevenzione e un loro migliore utilizzo: «La diagnosi precoce di un tumore consente di dare speranza di vita normale alle persone e, allo stesso tempo, permette di avere benefici anche dal punto di vista del contenimento della spesa: un intervento in endoscopia ha costi minori rispetto a un intervento chirurgico invasivo».

Il capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni ha ricordato, in premessa, il peso della sanità sul bilancio regionale: «La voce relativa al sistema sanitario rappresenta oltre il 50% della spesa della Regione Sardegna – ha detto Dedoni – ciò impedisce di indirizzare le manovra finanziaria su politiche per lo sviluppo e per l’occupazione. E’ una condizione che viene da lontano, ma oggi permangono situazioni che aggravano ulteriormente i costi della sanità».

Secondo Dedoni, si è fatto poco sul fronte delle riforme: «Non si è riorganizzato il sistema sanitario né la rete ospedaliera – ha rimarcato – mi pare che anziché cercare condizioni virtuose per ridurre gli sprechi e rendere efficace l’azione amministrativa si prosegua con le vecchie logiche».

Il capogruppo dei Riformatori, dopo aver sottolineato che l’obiettivo della sanità è quello di garantire le migliori prestazioni ai malati, ha chiesto chiarimenti sulla gestione delle Asl: «Entro il 31 marzo dovranno rinominati i commissari, si va verso un regime commissariale in cui ci sono padroni che ordinano e altri che eseguono. Il sistema denunziato dai sindacati dei medici grida vendetta. Le selezioni e i concorsi aggirano il blocco del turn over».

Luca Pizzuto (Sel) ha sollecitato una discussione «approfondita e articolata» sull’articolo 4. «E’ un tema che riguarda non solo la sanità ma tutto il bilancio sul quale la sanità ha una parte rilevante – ha sottolineato Pizzuto – apprezzo l’approccio eroico da parte dell’assessore che cerca di governare un groviglio di interessi va avanti da molto tempo».

L’esponente di Sel ha poi espresso un giudizio positivo sulla decisione di confermare in finanziaria le somme destinate alla sanità con l’obiettivo di garantire a tutti il diritto alla salute. «Il cuore della manovra è la spesa sociale,  il livello di civiltà di una società è il modo con cui ci si approccia agli ultimi – ha detto Pizzuto – Enrico VIII prevedeva l’impiccagione per chi chiedeva l’elemosina e rubava beni di prima necessità. I poveri, durante il suo regno, sparirono. Vennero impiccate 72mila persone. E’ un sistema di welfare che oggi si vorrebbe riportare in auge in molti paesi europei e forse anche nel nostro».

Secondo Pizzuto, il livello di civiltà del governo regionale si misurerà nella sua capacità di creare politiche attive in grado di far uscire le persone dalla povertà. «Va bene il contenimento della spesa – ha concluso il consigliere di maggioranza – ma questo va fatto mettendo al centro le persone e non con il taglio dei fondi. In questa finanziaria si deve marcare una prospettiva di sinistra sulla gestione della spesa sociale».

Il consigliere Angelo Carta (Psd’Az) ha evidenziato che «i costi della sanità sarda sono enormi e non consentono alla Regione di fare molto altro; per ogni sardo si spendono oltre 2000 euro l’anno, più di 170 al mese, cifre che dovrebbero escludere il ritorno alla povertà, cosa che invece non è». Secondo Carta non si può retrocedere sul livello dei servizi, «perché i presidi territoriali sono indispensabili, vanno migliorati e resi più efficienti, mentre invece la retrocessione c’è, su ospedali, guardie mediche, servizi e prestazioni». Eppure, ha osservato, «da una maggioranza di centro sinistra sarebbe stato lecito aspettarsi il contrario, eppure ha fatto il job act, il salvataggio delle banche e non dei risparmiatori, ha tutelato le compagnie petrolifere ed abbandonato gli operari Alcoa; che nessuno dica che così si difendono i poveri, quello che sta accadendo è profondamente diverso e, in particolare, è sbagliato abbandonare la famiglia che i famosi 170 euro al mese non li vede, perché non c’è nessuna alternativa se vogliamo difendere la nostra società».

Il capogruppo dell’Udc Gianluigi Rubiu ha riportato il recente articolo di un quotidiano secondo il quale «la sanità sarda è nel caos». Al di là delle qualità personali, ha aggiunto, «i risultati dell’assessorato sono deludenti e la finanziaria non mette rimedio nemmeno agli errori dello scorso anno mentre, quanto alle politiche sociali, ci sono stati tagli molto forti anche per la non autosufficienza». In tutti i territori della Sardegna, ha poi ricordato Rubiu, «amministrazioni locali e popolazioni si stanno ribellando con grandi manifestazioni popolari di protesta perché in effetti sulla sanità non c’è stato nessun cambio di rotta, solo maggiori debiti, caduta della qualità dei servizi, liste di attesa raddoppiate, perfino servizi sanitari in ambulanza che trasferiscono i pazienti da un andito all’altro». Il capogruppo dell’Udc ha concluso richiamando l’attenzione della Giunta sulla situazione del personale della Asl n.7 «nel caos per operazioni di trasferimento di reparti, personale ed attrezzature che sembrano non avere fine».

Ha riassunto la presidenza dell’Assemblea il presidente Gianfranco Ganau.

Il capogruppo di Sdl Roberto Desini ha ricordato in apertura le sue dichiarazioni in una recente riunione della commissione d’inchiesta sulla spesa sanitaria, per ribadire che «molte cose non vanno, non voglio essere corresponsabile della cappa di ipocrisia che grava sulla politica e negli anni ha provocato alla sanità sarda danni enormi con una gestione scorretta, caratterizzata appunto da eccessive ingerenze e connivenze della politica nel sistema; sono cose che tutti lo sappiamo ma che nessuno». Nella sanità c’è del marcio, ha insistito Desini, «perché vengono ripetutamente stravolte le regole, per esempio a Sassari dove nella Asl n.1 ci sono 120 amministrativi in più rispetto alla pianta organica ed invece mancano tecnici di radiologia e di laboratorio; ecco perché non riusciamo a dare risposte ai sardi, che l’assessore denunci davvero le richieste di raccomandazione come ha annunciato, io non voglio niente, voglio solo che certe schifezze non si ripetano».

Il capogruppo del Pd Pietro Cocco ha invitato tutti «a cercare di fare una analisi equilibrata, perché è interesse comune uscire da una situazione molto difficile, con livelli di  spesa fuori controllo che hanno una incidenza elevatissima sui conti della Regione». Alcuni buoni risultati ci sono, ha continuato Cocco, «come nella spesa farmaceutica è calata di oltre 6 milioni nonostante i 25 utilizzati per i prodotti innovativi, un investimento importante che va inquadrato in una rivendicazione nei confronti dello Stato per ottenere una deroga per Sardegna che paga per intero la sua sanità». Al di là delle politiche settoriali, Cocco ha messo l’accento sull’importanza della «riforma per istituire nuovi servizi, centri della salute, ospedali di comunità, la centrale acquisti ed il servizio di emergenza-urgenza». La fase del commissariamento, ha inoltre auspicato Cocco, «deve essere superata subito dopo la finanziaria riorganizzando la rete con una asl unica o altre soluzioni e tutto questo va fatto rapidamente, riorganizzando ogni luogo della Sardegna che deve essere raggiunto ma non in condizioni uguali dappertutto».

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis, rivolto all’assessore della Sanità Luigi Arru, ha messo in evidenza che «dai banchi dell’opposizione sono state segnalate situazioni di politica sanitaria che non vanno, con esempi concreti riguardanti alcuni ambiti locali, a differenza della maggioranza che ha accusato l’assessore di portare alla sanità allo sfascio, a conferma del fatto che molti si ergono a grandi moralizzatori dimenticando di leggere bene i propri curriculum professionali e politici, compreso il ricorso a società interinali». Penso che aumenterà il lavoro della commissione d’inchiesta, ha previsto Pittalis, «perché partiti da prefisso si sono trovati ad avere cifre elettorali importanti proprio per l’invadenza della politica; la realtà è che le direttive ai commissari le danno altri, altrimenti non sarebbero nate nuove strutture complesse e nuove consulenze ignorando graduatorie; abbiamo l’impressione che alcune cose passino sulla testa dell’assessore».

A nome della Giunta l’assessore della Sanità Luigi Arru ha assicurato che è sua abitudine assumersi ogni responsabilità, «fornendo dati oggettivi, non articoli di giornale ma documenti ufficiali secondo cui in molti reparti delle asl sarde le soglie di qualità e di sicurezza sono al di sotto delle soglie scientifiche». Il cambiamento delle politiche sanitarie è un problema di tutto il mondo occidentale, ha detto ancora l’assessore, «e temi di tale complessità non possono essere trasferiti sul piano della polemica sul nuovo coordinatore dei trapianti, scelto per puntare su politiche innovative perché in Sardegna registriamo in preoccupante aumento dei dinieghi alle donazioni; sono temi che riguardano le rigidità nell’orario di lavoro ed il blocco del turn over, la presenza dei medici che in Sardegna è superiore alla media nazionale e stiamo controllando dove sono e cosa fanno». Non stiamo partendo affatto da zero, ha detto ancora Arru, ricordando che «in Sardegna abbiamo hospice contro il dolore che sono una avanguardia a livello nazionale e prima non c’erano, abbiamo tutti i dati sui pazienti sardi affetti da sclerosi multipla dai quali emerge che abbiamo il primo posto in Europa con 300 malati ogni 1000 abitanti per cui possiamo impostare su basi nuove e solide il rapporto con lo Stato su basi concrete; in definitiva stiamo aumentando qualità e tutele, non garantendo tutto dappertutto rinforzando le nostre strutture con l’aumento di specialisti».

Concluso il dibattito generale,  è cominciato l’esame degli emendamenti presentati all’articolo 4.  Dopo una serie di emendamenti bocciati per alzata di mano senza interventi, Pietro Pittalis capogruppo di Forza Italia Sardegna ha dichiarato di ritirare tutti gli emendamenti soppressivi totali. Li abbiamo presentati – ha detto – per stimolare un ampio dibattito sui problemi della sanità sarda. Li ritiriamo ma ci riserviamo di intervenire sugli emendamenti aggiuntivi.

L’unico emendamento soppressivo totale mantenuto dall’opposizione è stato il 186 (uguale al 602). Questo emendamento intendeva sopprimere il comma 17 sulla figura degli Utenti e familiari esperti (UFE). Su questo emendamento il capogruppo di Forza Italia ha chiesto il voto segreto. L’emendamento non è stato approvato (votanti 55, sì 25, no 30, astenuto il presidente Ganau).

Approvato, invece, per alzata di mano, l’emendamento 529, sostitutivo parziale del comma 5 dell’articolo 4. Questo emendamento prevede la sostituzione dell’articolo 1 della legge regionale 3 dicembre 2015, n. 32 (Disposizioni in materia di sanità pubblica. Prime misure per la copertura delle perdite pregresse). Per l’anno 2016 la somma di  114.518.000 euro è destinata al ripiano del disavanzo per il 2014 delle aziende del servizio sanitario regionale, la somma di euro 14.557.000 al rimborso dei crediti delle aziende sanitarie locali verso le gestioni liquidatorie delle cessate UUSSLL e la somma di 28.761.000 euro è destinata ad assicurare alle aziende del servizio sanitario regionale il recupero delle risorse assegnate con la deliberazione della giunta regionale n. 50/40 del 5 dicembre 2006 (Indirizzi per la gestione economico-finanziaria delle aziende sanitarie). Questo emendamento sopprime, inoltre, il comma 1 dell’articolo 2 della legge regionale 3 dicembre 2015 n. 32 (copertura delle perdite pregresse).

E’ stato votato il testo dell’articolo 4 con due emendamenti orali presentati da Rossella Pinna (Pd) al comma 17 e dal presidente della commissione Sanità Raimondo Perra sul comma 14. 

Posto in votazione l’Aula non ha approvato l’emendamento 687 e successivamente il n. 358 mentre sull’emendamento 741 il capogruppo di Sdl, Roberto Desini, ha proposto un emendamento orale per riservare i contributi solo alle società sportive iscritte all’albo regionale, ma il capogruppo del Psd’Az, Angelo Carta, si è dichiarato contrario e il Consiglio ha votato l’emendamento n. 741 nella originaria formulazione che stanzia 400 mila euro per l’acquisto di defibrillatori alle società sportive e ai gestori di impianti sportivi.

Via libera anche l’emendamento n. 742 che stanzia 1.500.000 euro all’Izs di Sassari; via libera anche all’emendamento n. 531 che autorizza la Giunta ad utilizzare le risorse della legge 9/2015 anche per prestazioni effettuate nel 2016 e all’emendamento n. 532 che riassegna alle Asl che hanno perseguito gli obiettivi per lo sviluppo dell’Adi le somme di quelle Asl che non hanno sviluppato i servizi di assistenza domiciliare integrata.

Approvato successivamente anche l’emendamento n. 336 che indica il tempo di tre mesi per l’integrazione sino a 10 milioni di euro del fondo per la non autosufficienza.

Sull’emendamento n. 337 il consigliere Pizzuto (Sel) ha espresso perplessità sulla cosiddetta “copertura a salvaguardia” che ammonta a 10 milioni di euro e il consigliere di FdI, Paolo Truzzu, ha presentato un emendamento orale, accolto dall’Aula, per fissare in 90 giorni il tempo concesso alla giunta per l’approvazione dei programmi di cui al comma 13 dell’articolo 4.

Posto in votazione l’emendamento 337 è stato approvato mentre non è stato approvato l’emendamento n. 393.

Dichiarato decaduto l’emendamento n. 811 che emendava l’emendamento n. 533, il consigliere Luca Pizzuto (Sel) ha dichiarato di declinare l’invito al ritiro formulato dal relatore della maggioranza e presidente della commissione Bilancio, Franco Sabatini (Pd). Pizzuto ha quindi sottolineato la valenza politica dell’emendamento 533 che prevede l’utilizzo dei fondi per il sostegno alle persone e alle famiglie in condizioni di disagio, di cui al comma 13 dell’articolo 4, “anche per la realizzazione del reddito di inclusione sociale”.

L’assessore del Bilancio, Raffaele Paci, ha dichiarato che il tema del reddito di inclusione sociale è nell’agenda della giunta e della maggioranza e consentire che i fondi per il sostegno alle famiglie e alle persone disagiate “può essere una proposta da recepire e un segnale positivo per i giovani disoccupati”.

Il capogruppo dei Riformatori, Attilio Dedoni, ha chiesto chiarezza alla Giunta e alla maggioranza: «Le spese sociali non sono legate alla sanità ed è un danno la confusione che si fa tra assistenza, beneficenza e sanità». «La povertà – ha concluso Dedoni – non si sana con le elemosine».

Il capogruppo di Soberania e Indipendentzia, Emilio Usula, è intervenuto per comunicare di essere tra i sottoscrittori dell’emendamento 533 insieme anche con il capogruppo di Upc-Socialisti, Pierfranco Zanchetta.

Il consigliere di SdL, Gianfranco Congiu, ha preannunciato voto contrario: «Il tema del reddito di cittadinanza va affrontato in un dibattito serio e nelle sedi preposte e deve realizzarsi con l’apposito iter legislativo».

Il capogruppo del Psd’Az, Angelo Carta, pur riconoscendo la validità della proposta di un reddito di inclusione ha definito l’emendamento “posticcio in una finanziaria senza soldi” ed ha concluso: «E’ soltanto propaganda ed è tutto una bugia».

Il consigliere Marco Tedde (Fi) ha dichiarato: «Non ci interessa partecipare al dibattito tutto interno alla maggioranza e l’emendamento è solo propaganda per fare qualche minuto di gassosa senza gas».

Il capogruppo di Sel, Daniele Cocco, è intervenuto a sostegno dell’inziativa e dell’emendamento: «Il reddito di inclusione sociale è nel programma di governo ed è arrivato il momento di realizzarlo, per questo invito tutti a non trascurare la valenza  politica dell’emendamento».

Il consigliere di Sdl, Augusto Cherchi, ha ricordato di essere tra i firmatari della proposta di legge, esitata in Sesta commissione, per il reddito di inclusione sociale ma – ha affermato – non credo che il reddito di inclusione sociale possa passare con un emendamento in finanziaria e per questo dichiaro voto contrario.

Il presidente Ganau ha quindi posto in votazione l’emendamento n. 533 che non è stato approvato con 27 no e 23 sì.

Si è quindi passati all’esame dell’emendamento aggiuntivo n. 659 (Zedda e più) che proponeva lo stanziamento di un milione di euro a favore dello Ierfop per contrastare e ridurre l’abbandono e la dispersione scolastica delle persone con disabilità sensoriale, fisica e intellettiva.

«E’ un tema rilevante – ha detto Alessandra Zedda (Forza Italia) – stiamo parlando di persone con disabilità che vanno aiutate».

L’assessore alla Programmazione Raffaele Paci ha annunciato lo stanziamento di 150mila euro per lo Ierfop. «E’ la somma attualmente disponibile nel bilancio regionale – ha spiegato l’assessore – capisco che non sia tantissimo ma è sempre meglio dello zero finora iscritto nel capitolo di bilancio».

La consigliera Zedda, pur sottolineando l’insufficienza delle risorse, ha annunciato il ritiro dell’emendamento apprezzando lo sforzo fatto della Giunta.

L’Aula ha quindi respinto l’emendamento n.249 (Dedoni e più) che proponeva anch’esso lo stanziamento di 1 milione di euro a favore dello Ierfop.

Sull’emendamento n.658 ha preso la parola Alessandra Zedda (Forza Italia): «Si tratta di una proposta presentata anche nella scorsa finanziaria – ha spiegato la consigliera azzurra – proponiamo uno stanziamento di 400mila euro per programma di sport terapia a favore dei disabili. Non è un aumento di spesa ma un provvedimento di indirizzo. Ottenuto il parere favorevole della Giunta, l’emendamento è stato approvato dall’aula.

Bocciato invece l’emendamento n. 660 (Zedda e più) che proponeva lo stanziamento di 5 milioni di euro per la concessione di prestiti previdenziali e misure di sostegno al reddito a favore di lavoratori espulsi dal mercato del lavoro.

Si è poi passati all’esame dell’emendamento n.338 con il quale si proponeva di incrementare con 3 milioni di euro il fondo per le borse di studio degli specializzandi in medicina: «Lo scorso anno i fondi sono stati tagliati – ha detto Paolo Truzzu (FdI) – oggi sono previsti in bilancio 6,9 milioni di euro per le borse già avviate, ma non c’è un euro per le nuove borse. Senza questi soldi molti giovani medici non avranno la possibilità di frequentare i corsi di specializzazione. Lo stanziamento non è un costo ma un investimento. I medici che si specializzano trovano subito lavoro».

Roberto Deriu (Pd) ha annunciato il voto contrario all’emendamento spiegandone le ragioni: « Non vorremmo che ci facesse confusione – ha detto Deriu – abbiamo previsto misure a favore delle università anche riguardo a questa materia, gli interventi sono stati concordati con gli atenei e i rappresentanti degli studenti».

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha ricordato che la posta in bilancio per gli specializzandi era di 11 milioni e si è poi ridotta a 7 milioni. «Il problema è consentire ai laureati in medicina di potersi specializzare – ha detto Pittalis – non serve mettere i soldi nel calderone per l’università ma occorre finalizzare le risorse alle specializzazioni integrando un fondo attualmente insufficiente».

Giorgio Oppi (Udc) ha ricordato che i costi delle specializzazioni sono aumentati nel corso degli anni. «Sono sopravvenute nuove esigenze – ha detto Oppi – in alcuni casi manca personale, in Sardegna ci sono pochi anestesisti. L’esperienza dello scorso anno dice che ridurre ulteriormente gli stanziamenti crea difficoltà».

Angelo Carta (Psd’Az) ha annunciato il suo voto favorevole: «La maggioranza parla di sostegno al sociale e ai giovani – ha affermato il capogruppo sardista – questo emendamento dà possibilità alla maggioranza di tradurre in fatti concreti le enunciazioni di principio». Messo in votazione, l’ emendamento n. 338 è stato respinto con 30 voti contrari e 22 a favore.

L’Aula ha poi bocciato in rapida successione gli emendamenti nn. 718, 280, 282 e 250.

Sull’emendamento n.281 è intervenuto il consigliere di Forza Italia Marco Tedde: «Chiediamo di prevedere un finanziamento di 2 milioni di euro per i lavoratori in house delle province che rischiano di perdere il loro posto di lavoro – ha detto Tedde – senza questo intervento sono a rischio alcuni servizi fondamentali per i cittadini finora garantiti dagli enti locali». L’emendamento è stato respinto.

Si è quindi passati all’esame dell’emendamento n.266 presentato dal consigliere di sinistra sarda Alessandro Unali con il quale si proponeva lo stanziamento di 300mila euro per l’avvio di una campagna di informazione in tema di sicurezza sui posti di lavoro. Il consigliere Unali non ha accolto l’invito al ritiro da parte della Commissione spiegandone le ragioni: «I morti sul lavoro non diminuiscono, servono più informazione e campagne di prevenzione mirate».

Voto contrario all’emendamento è stato annunciato dal consigliere Luigi Crisponi (Riformatori): «Una parte dei soldi per finanziare la campagna informativa verrebbe sottratta all’università di Nuoro – ha spiegato Crisponi – una proposta che non può essere accolta». L’emendamento è stato bocciato.

Stessa sorte per gli emendamenti aggiuntivi nn. 339, 340, 394, 395, 396, tutti della minoranza, mentre gli emendamenti n. 534, 535 e 541, presentati dalla maggioranza, sono stati ritirati.

Disco verde, invece per l’emendamento di sintesi n. 818 che accorpa il n.744 e 270. A favore dell’emendamento, che istituisce un fondo annuo di 600mila euro all’anno per le comunità di accoglienza dei detenuti, si è schierata la consigliera del Centro Democratico Annamaria Busia: «Con questo emendamento diamo un supporto stabile alle comunità di accoglienza e consentiamo a soggetti imputati e condannati di poter usufruire di misure alternative alla detenzione – ha detto Busia – il sostegno pubblico fino ad ora si è limitato a interventi che non sono in grado di garantire seri percorsi di recupero».

Busia, dopo aver sottolineato l’importante decisione assunta dalle comunità di recupero che da qualche messe hanno deciso di associarsi, ha ribadito la necessità di garantire percorsi rieducativi efficaci. «Tenere le persone in comunità anziché in carcere consente un grande risparmio economico. Ospitare un detenuto in un penitenziario costa 150 euro al giorno contro i 55 euro delle comunità. Inoltre, gran parte dei soldi viene utilizzata per attività educative – ha concluso Busia – la permanenza nei centri di accoglienza e di rieducazione abbatte drasticamente le percentuali di recidiva».

Voto favorevole ha annunciato anche Luca Pizzuto (Sel). «E’ un emendamento importante per sviluppare un sistema di aiuti nei confronti di chi sbaglia».

Il presidente della Commissione Bilancio, Franco Sabatini, ha rilevato l’assenza dell’indicazione della copertura finanziaria nell’emendamento di sintesi da recuperare, eventualmente, dall’emendamento n. 744.

Il capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni, pur d’accordo con il contenuto della proposta, ha auspicato una diversa modalità di individuazione degli stanziamenti. «Lo Stato spende 150 euro al giorno per tenere un detenuto in carcere – ha detto Dedoni – in questo caso la cifra giornaliera per le comunità è di 55 euro. Si consente allo Stato di risparmiare. Chiediamo almeno che questa operazione non vada a carico del bilancio regionale».

Di diverso avviso il capogruppo di Forza Pittalis: «E’ un tema sensibile – ha detto Pittalis – lo dico da avvocato. In questi casi non bisogna aspettare l’intervento dello Stato. Questo emendamento è un segnale forte di solidarietà vera. Si fa cosa utile e meritoria»

Giudizio positivo anche da parte dei capigruppo di Sovranità, Democrazia e Lavoro, Roberto Desini, e dei Cristiano Popolari Socialisti, Pierfranco Zanchetta, che hanno annunciato il loro voto favorevole.

L’emendamento di sintesi n. 818 è stato approvato.

Via libera anche all’emendamento n. 817 (Piscedda e più) che stanzia 150mila euro a favore degli Enti autorizzati alle adozioni internazionali con sede in Sardegna.

Respinti invece gli emendamenti della minoranza nn. 794, 541, 542, 662 e 663.

Successivamente il Consiglio ha respinto una serie di emendamenti presentati dall’opposizione: approvati, invece, gli emendamenti aggiuntivi nn. 743 e 745 (Sabatini e più). Il primo stanzia per il 2016 la somma di 4,5 milioni per il finanziamento di cantieri in cui potranno essere impiegati, presso vari soggetti della pubblica amministrazione, lavoratori provenienti dalla cassa integrazione o altri ammortizzatori sociali. Il secondo finanzia con 300.000 per l’anno 2016 lo sviluppo e la valorizzazione del servizio civile volontario.

Sull’emendamento n.483 il consigliere Paolo Truzzu, primo firmatario, ha lamentato che «nella finanziaria, anche se i dati statistici che riguardano la Sardegna sono disastrosi perché in pochi anni mancheranno 500.000 sardi; per questo proponiamo detrazioni per le famiglie numerose e 1000 euro per ogni bambino fino ai 5 anni, considerando che negli ultimi 10 la natalità è calata del 15%, vogliamo dire ai sardi che si può scommettere nuovamente sulla famiglia».

Messo ai voti, l’emendamento n. 483 è stato respinto con 31 voti contrari e 20 favorevoli.

Sull’emendamento n. 654 il vice capogruppo di Forza Italia Alessandra Zedda ha ricordato che la proposta fa riferimento all’impiego dei a lavoratori disabili e da questo, ha aggiunto, «prendiamo spunto per denunciare la mancata applicazione di una legge della Regione, con motivazioni incomprensibili».

Il Consiglio ha poi respinto l’emendamento n. 654 con 32 voti contrari e 20 favorevoli.

 

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Il Consiglio regionale ha approvato questa sera l’articolo 3 della Manovra finanziaria. Intervenendo sull’ordine dei lavori, il capogruppo del Pd Pietro Cocco ha comunicato al Consiglio l’esito dell’incontro con i lavoratori Alcoa a Carbonia, cui hanno partecipato anche i consiglieri Luca Pizzuto, Angelo Carta, Edoardo Tocco e Gianluigi Rubiu. Abbiamo espresso solidarietà ai lavoratori, ha ricordato Cocco, «assumendo anche impegni su una difficile vertenza che va accelerata sia con l’intervento del presidente Pigliaru che con la decisione di investire del problema il presidente del Consiglio Renzi, cosa che si sta cercando di fare lavorando sul costo dell’energia che deve tornare ad essere competitivo sul mercato mondiale; agiremo anche, attraverso un documento dell’Assemblea, presso i parlamentari sardi».

Sempre sull’ordine dei lavori, il capogruppo dell’Udc Gianluigi Rubiu ha sottolineato che «la situazione appare molto più grave di quanto si potesse pensare, perché i tre sindacalisti non hanno nessuna intenzione di scendere dal silos dell’azienda a sessanta metri di altezza senza risposta concrete; siamo di fronte ad una partita complicata ma è indispensabile che il Consiglio si faccia carico del problema con tutto il suo impegno per sensibilizzare il presidente del Consiglio, anche attraverso il documento dei capigruppo».

Successivamente il Consiglio ha ripreso la discussione degli emendamenti collegati all’art. 3, respingendo una serie di proposte presentate dall’opposizione.

Approvato, invece, l’emendamento n.738 (Sabatini e più) che prevede uno stanziamento di 200.000 euro l’anno per il triennio 2016-2018 a favore dei Comuni per la realizzazione di centri comunali di raccolta dei rifiuti (eco-centri).

Sull’emendamento n. 800, relativi agli interventi di bonifica dall’amianto, il consigliere Gianmario Tendas (Pd) ha proposto un emendamento orale ricordando che, a fronte dello stanziamento di 1.4 milioni, «c’è esigenza non solo di assicurare la attività bonifica ma anche la sostituzione del materiale inquinante con materiale eco-compatibile, con particolare riferimento agli edifici pubblici».

Il presidente Ganau ha comunicato che la proposta sarà esaminata in sede di votazione del testo dell’articolo.

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis si è detto d’accordo con Tendas «ma a condizione che si aumentino le risorse altrimenti la lotta all’amianto diventa solo una enunciazione di principio, dato che è evidente che sostituire i materiali dopo la bonifica costa di più».

Il presidente Ganau ha preso atto delle volontà manifestate, ribadendo il rinvio al testo.

Successivamente, il Consiglio ha votato e respinto una serie di emendamenti dell’opposizione.

Approvato, invece, l’emendamento n. 518, proposto dalla Giunta, che prevede l’aumento delle risorse fino a 1.5 milioni di euro per il ripristino di opere pubbliche danneggiate da calamità naurali.

Il presidente ha messo in votazione il testo dell’articolo.

Il consigliere Gianmario Tendas, del Pd, ha riformulato la sua proposta di emendamento orale, condividendo alcune considerazioni del collega Pittalis e ricordando la presentazione di altri per incrementare la spesa cui non si è potuto dare seguito per problemi finanziari. «E’ vero tuttavia – ha aggiunto Tendas – che negli anni successivi ci sono 9 milioni per il 2017 ed il 2018, risorse con cui cercheremo di ovviare alla mancata sostituzione del materiale che in passato non si faceva».

Il vice capogruppo del Pd Roberto Deriu ha formulato un altro emendamento orale al comma 22 con cui si prevede un intervento nell’agro del comune di Irgoli, proponendo l’estensione dell’intervento anche al Comune contiguo di Orosei. Si tratta in sostanza di declassificare alcuni terreni comunali, originariamente destinati all’uso boschivo e pascolativo.

Il presidente ha quindi messo in votazione il testo dell’art.3 con le modifiche introdotte. Il Consiglio ha approvato.

Si è poi passati all’esame degli emendamenti aggiuntivi all’articolo 3.

L’Aula, con votazione palese, ha subito respinto l’emendamento n. 694 (Carta e più) che proponeva azioni di sostegno oltre che per le aree marine protette già esistenti anche per quelle di nuova istituzione.

Approvato invece l’emendamento n.763 (Sabatini e più) che stanzia un milione di euro per interventi di risanamento estetico-ambientale attraverso l’interramento dei cavi telefonici aerei e l’eliminazione delle palificazioni.

Via libera anche all’emendamento n.806 che emenda il n.520 e consente di recuperare una quota di 10 milioni di euro dalle somme giacenti presso Ismea. Denari da destinare alla costituzione di un Fondo finalizzato ad interventi per favorire l’accesso al credito delle piccole e medie imprese che operano nel settore della produzione agricola primaria e della trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli. 

Disco verde anche per l’emendamento n.520 che stanzia 800mila euro per il finanziamento e progettazione di opere di competenza dei Consorzi di Bonifica.

Si è poi passati all’esame dell’emendamento n.279 (Tedde e più) che proponeva un finanziamento di 2,2 milioni di euro per le bonifiche della pineta Mugoni di Alghero, semidistrutta da un incendio.

Il consigliere Marco Tedde (Forza Italia ha descritto un quadro preoccupante: «Nella zona erano presenti diversi campeggi abusivi, l’incendio ha provocato danni ingenti, se non si interviene immediatamente con le bonifiche ambientali si rischia l’inquinamento di un area di grande pregio. Serve un intervento coraggioso per non avere rimpianti in futuro».

Al consigliere Tedde ha replicato l’assessore all’Ambiente Donatella Spano: «E’ molto chiaro alla Giunta il valore della pineta Mugoni – ha detto Spano – siamo intervenuti con rapidità quando c’è stato l’incendio, stiamo ora coordinando azioni di messa in sicurezza avendo ben presente questa problematica di un’area che fa parte del Parco e della riserva marina. Siamo consapevoli e per questo interverremo per cercare di trovare le risorse per le bonifiche della pineta e di altre aree del Nord Sardegna».

Messo in votazione, l’emendamento 279 è stato bocciato con 30 no e 20 sì.

Il presidente ha quindi messo in discussione l’emendamento n. 420 per il quale la Commissione aveva rivolto un invito al ritiro ai presentatori. Il primo firmatario, Luigi Lotto (Pd) ha annunciato il ritiro dell’emendamento in discussione e di quello successivo (n. 421). ha detto Lotto – il problema è chiaro a tutti. C’è una zona dove un incendio ha provocato un danno ambientale non sopportabile in una area di questo pregio. A noi interessa che la Giunta abbia presente il problema».

Si è poi passati all’esame dell’emendamento n.422 (Lotto e più) che proponeva il rifinanziamento di 600mila euro per interventi definanziati in base alla legge 5 del 2015. «C’è un problema che riguarda le opere realizzate dai alcuni comuni per le quali era stato fissato il termine di 90 giorni dall’approvazione della legge – ha spiegato Lotto – alcune amministrazioni, pur avendo finito le opere, non sono riuscite a presentare la documentazione. Chiedo alla Giunta di fare una valutazione e di verificare la possibilità di intervenire».

Ha quindi preso la parola l’assessore alla Programmazione Raffaele Paci: «La situazione è nota – ha affermato l’esponente dell’esecutivo – è dovere di tutti, quando si fissano delle regole farle rispettare. Si sono verificati degli inconvenienti, ho incontrato personalmente i sindaci. C’è l’impegno a prendersi cura dei problemi anche con la collaborazione dei comuni. A condizione però di mantenere le regole altrimenti si rischia di aprire una voragine nei conti pubblici. Cercheremo soluzioni che non siano penalizzanti per le amministrazioni».

Sulla questione ha preso la parola anche la consigliera del Pd Daniela Forma: «Ho presentato in proposito un emendamento all’articolo 5 – ha annunciato Daniela Forma – molti comuni, in particolare quelli più piccoli, temono di non poter recuperare la parte dei soldi anticipati per la realizzazione di opere delegate. Noi abbiamo dato tempi precisi ma i comuni hanno avuto notizia delle disposizioni solo a maggio, 25 giorni prima della scadenza. Per risolvere la questione si era chiesto un provvedimento urgente per evitare i problemi che si stanno ponendo oggi. Anche i comuni hanno sollecitato una soluzione con una raccolta di firme. Purtroppo è mancata un’azione incisiva da parte dell’Anci. Serviva un prospetto che quantificasse gli importi ma non è stato possibile».

Il presidente Ganau ha sottolineato che l’emendamento in discussione affronta una materia trattata nell’articolo 5 e proposto quindi di rimandarne l’esame. Il primo firmatario Luigi Lotto (Pd) ha acconsentito alla richiesta. L’emendamento n. 422 verrà discusso nell’esame dell’art 5.

L’Aula è quindi passata all’emendamento n.656 ( Peru e più) che propone di rifinanziare con 2 milioni di euro i progetti a sostegno dell’albergo diffuso. «Non capisco perché sia stato bocciato in commissione – ha detto Peru – nella precedente finanziaria era stato condiviso dalla maggioranza, purtroppo i soldi non sono stati spesi perché l’assessore al Turismo non è stato in grado di programmare il rilancio dei centri storici e delle zone interne. L’approvazione di questo emendamento favorirebbe il turismo ambientale, metterebbe un freno allo spopolamento dei paesi del centro Sardegna e rilancerebbe l’economia dei piccoli comuni. Spero in una riflessione della maggioranza».

A favore dell’emendamento si è pronunciata anche Alessandra Zedda (Forza Italia): «Le disposizioni della precedente finanziaria sono rimaste lettera morta – ha detto Zedda – quel finanziamento rappresentava un’opportunità. Pigliaru e Maurandi avevano condiviso questa linea strategica per il rilancio del turismo delle zone interne. Stiamo riproponendo le stesse cose dello scorso anno. Riflettete, sul turismo non avete messo un euro, questa è la politica del gambero, sembra assurdo che non abbiate colto l’invito ad intervenire per favorire lo sviluppo delle zone interne. Bastano due milioni di euro da combinare con le risorse comunitarie. Speriamo in un sussulto da parte della maggioranza».

Dello stesso tenore l’intervento di Luigi Crisponi (Riformatori): «Qui non si parla solo di turismo ma di economia sociale. Si vuole dare sostegno alle zone colpite dall’effetto ciambella – ha detto Crisponi – solo così si creano pari opportunità di sviluppo e mercato a luoghi altrimenti destinati all’abbandono. La proposta mira al recupero dei centri storici. E’ un emendamento di buon senso».

Il presidente Ganau ha messo in votazione l’emendamento n.656 che è stato respinto con 31 voti contrari e 21 a favore.

Si è quindi passati all’esame dell’emendamento n. 657 (Peru e più) con il quale si proponeva di stanziare 2 milioni di euro per gli interventi di monitoraggio dell’erosione costiera. Secondo il primo firmatario, si tratta di «un fenomeno preoccupante  per contrastare il quale la regione non stanzia un euro».

Il consigliere Antonello Peru ha poi ricordato che negli ultimi 40 anni si sono perduti 107 km di costa e 321mila km quadrati di spiaggia. «Facendo una valutazione economica a metro quadro possiamo dire che la Sardegna ha perso oltre un miliardo e 200mila euro – ha detto l’esponente della minoranza – entro il 2030 si perderà l’equivalente di altri 2 miliardi di euro. Chiediamo di studiare il fenomeno erosivo come si fa in altre parti d’Italia».

A Peru ha risposto l’assessore all’Ambiente Donatella Spano: «Rassicuro l’on. Peru, la Giunta non ignora il problema dell’erosione costiera e l’aumento del livello del mare dovuto a fattori climatici – ha detto Spano – abbiamo previsto 24 milioni di euro su fondi europei per contrastare il fenomeno. Inoltre abbiamo deliberato l’acquisto del sistema Rete Onda Marina per controllare l’effetto erosivo delle onde sulle coste sarde».

Giuseppe Fasolino (Forza Italia) ha annunciato il voto favorevole all’emendamento: «Bene ha fatto il collega Peru a presentarlo – ha rimarcato Fasolino – lo dico da sindaco di un comune costiero che vede piano piano salire il livello dell’acqua e vede sparire le spiagge. Non è solo un problema economico ma anche burocratico, cercare di salvare una spiaggia sta diventando impossibile. Servono tempi certi per intervenire, il problema è serio: il 90% dei turisti viene in Sardegna per le spiagge, se le perdiamo perderemo anche l’industria delle vacanze».

Giorgio Oppi (Udc) si è detto convinto che l’assessore accoglierà le sollecitazioni. «Si tratta di inserire altri comuni nei finanziamenti statali. Ricordo di aver finanziato da assessore dll’Ambiente interventi a favore dei comuni di Stintino, Dorgali e Orosei. L’assessore farà una graduatoria per programmare gli interventi, servirà una cifra consistente».

Messo in votazione, l’emendamento n. 657 è stato respinto con 30 voti contrari e 21 a favore.

L’Aula non approvato per alzata di mano e con successive e distinte votazioni gli emendamenti aggiuntivi all’articolo 3 n. 325, 326, 327 e 328.

All’emendamento n. 715 è stato presentato il sostituivo totale n. 795 ed il sostitutivo totale n. 801.

Acquisito l’emendamento orale del capogruppo di Sel, Daniele Cocco, che cassa il termine “prioritariamente”, contenuto al comma b) dell’articolo 19 bis introdotto dall’emendamento n. 801, in riferimento alle graduatorie di cui all’avviso 2015 per i cantieri verdi, ha preso la parola il consigliere, Gianni Tatti (Udc) che ha invitato la Giunta ad assicurare lo scorrimento completo della graduatoria 2015, ricordando i numerosi ricorsi presentati da diversi Comuni a seguito di comunicazioni non conformi trasmessi dagli uffici regionali.

L’assessore del Bilancio, Raffaele Paci, ha rassicurato il consigliere Tatti e l’intero Consiglio sull’incremento delle risorse (1,5 milioni di euro che si aggiungono ai 5 milioni originariamente stanziati) così da garantire le somme necessarie per lo scorrimento completo della graduatoria 2015 dei cantieri verdi.

Posto in votazione l’emendamento n. 801 è stato approvato ed ha comportato la decadenza dell’emendamento n. 739.

Non approvato neppure l’emendamento n. 277 mentre sul 278 è intervenuto il consigliere di Soberania e Indipendentzia, Emilio Usula che ha dichiarato voto contrario ed ha chiesto lumi sull’inammissibilità dell’emendamento n. 524. Il presidente Gianfranco Ganau ha chiarito che la proposta modificativa provocava uno squilibrio nel bilancio e come tale non poteva essere ammessa.

Il consigliere, Marco Tedde (Fi) nel merito dell’emendamento ha spiegato che si rende necessario un piccolo stanziamento per garantire il ritiro dei rifiuti solidi urbani nel porto di Alghero, a seguito del rimpallo di competenze tra il Comune e la Regione che nella scorsa stagione estiva ha causato disagi ed ha bloccato la raccolta rifiuti nell’area portuale.

Posto in votazione l’emendamento n. 278 non è stato approvato e si è passati all’emendamento n. 525 al quale è stato presentato un sostitutivo parziale n. 807 che è stato approvato e riduce a 50.000 euro (erano 80.000) le spese “per la ricerca, la tutela, valorizzazione e fruizione del patrimonio carsico e speleologico e per il catasto speleologico regionale”, autorizzate con l’approvazione dell’emendamento n. 525.

Sull’emendamento 526 l’assessore Paci ha presentato un emendamento orale (che è stato acquisito senza opposizioni dall’Aula) per la correzione della posta in bilancio, da 26.200.000 euro a 25.000.000 per il 2018, dello stanziamento a favore del progetto interministeriale interregionale “Parco Geominerario”. La Consigliera Anna Maria Busia (SdL) ha chiesto che l’emendamento, in quanto attinente alla questione Ati-Ifras, fosse discusso insieme all’emendamento presentato a sua firma, il n.269, ma il presidente Ganau ha spiegato che l’emendamento 269 andava posto in votazione insieme con il 527.

La consigliera Busia è quindi intervenuta per dichiarazione di voto ed ha argomentato con la rappresentazione della situazione dell’Ati-Ifras, costituita nel 2001 con il fine di stabilizzare i lavoratori socialmente utili e che con uno stanziamento iniziale di 93 miliardi di lire, ha proseguito fino al 2012 quando si sono aggiunte le società consortili “Geoparco”, “Geosar” e “Geosulcis” che «hanno contribuito ad incancrenire la situazione».

Il Consiglio ha quindi approvato l’emendamento n. 526, con 32 favorevoli e 13 contrari, che insieme con gli stanziamenti triennali per il progetto “Parco geominerario” impone alla Giunta «entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge l’individuazione del soggetto incaricato dell’attuazione e del monitoraggio delle misure di politica attiva» e soprattutto, «l’affidamento per l’esecuzione degli interventi con procedura di evidenza pubblica».,

Posti in discussione gli emendamenti 527 e 269, la consigliera Annamaria Busia (SdL) ha proseguito con la questione Ati-Ifras evidenziando che «si continua anche con questa finanziaria a destinare 25 milioni di euro per mantenere al lavoro 500 Lsu che, all’inizio però erano poco più di 300, e il tutto, ha proseguito la Busia significa che ognuna delle unità lavorative ha un costo che è passato dai 38.000 euro annui ai 47.000 euro anno».

L’assessore del Bilancio, Raffaele Paci, ha prima proposto una modifica orale di carattere prettamente tecnico che è stata successivamente accolta dall’Aula ed è dunque entrato nel merito delle osservazioni fatte dalla consigliera di maggioranza, Anna Maria Busia. «La questione Ati-Ifras – ha spiegato Paci – è complessa e delicata ma è noto che la convenzione scade quest’anno e abbiamo stabilito che gli affidamenti saranno fatti con evidenza pubblica, perché se è vero che serve garantire i circa 500 lavoratori è altrettanto opportuno garantire trasparenza e competizione».

Il capogruppo di Sdl, Roberto Desini, ha quindi chiesto la votazione con voto palese elettronico e il consigliere dell’Udc, Giorgio Oppi, ha fatto osservare alla consigliera Busia la non corrispondenza dei dati sul numero dei lavoratori impiegati nell’Ati-Ifras.

La consigliera Busia è quindi intervenuta per spiegare le ragioni del mancato ritiro dell’emendamento a sua firma (il n. 269) nonostante l’invito in tal senso formulato dalla Giunta e dalla commissione. «E’ giusto garantire i lavoratori – ha dichiarato la Busia – ma questa vicenda richiede una posizione netta da parte della giunta. Le precedenti commissioni per il monitoraggio degli interventi non hanno portato risultati e noi continuiamo a stanziare  fondi per un progetto e ad un’Ati senza neppure avere certezza su quanti siano i lavoratori effettivamente impiegati».  «È una situazione che impone il vaglio dell’esecutivo, perché a fronte di un costo effettivo degli Lsu pari a poco più di 20mila euro l’anno, vogliamo capire dove finiscono le restanti cifre introitate dall’Ati-Ifras».

Posto in votazione l’emendamento n. 269 non è stato approvato con 25 contrari e 8 favorevoli.

Il capogruppo del Psd’Az ha ritirato l’emendamento n. 693 («l’assessore ha dichiarato che si sta procedendo alla tariffa unica») mentre il consigliere del Pd, Roberto Deriu, ha dichiarato: «Ritengo che la tariffa unica non sia utile ma ho fiducia nell’assessore Spano».

L’Aula ha quindi esaminato l’emendamento n. 814, di sintesi degli emendamenti n. 329 e 784, a firma Truzzu (FdI) e Sabatini (Pd) e la consigliera del Pd, Rossella Pinna, ne ha illustrato contenuto e finalità. «Con l’approvazione di questa modifica – ha spiegato la Pinna – la Giunta entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge potrà procedere con le verifiche per il riconoscimento dell’area di crisi nelle province del Medio Campidano e di Oristano».

Il consigliere Paolo Truzzu (Misto-FdI) ha dichiarato di condividere l’emendamento di sintesi ed ha ricordato che l’iniziativa è stata ispirata dall’ex consigliere Gianni Lampis ed è stata sottoscritta anche dal capogruppo dei Riformatori, Attlio Dedoni. Il consigliere dell’Upc, Antonio Gaia ha espresso perplessità sull’utilizzo del termine provincia in riferimento al Medio campidano suggerendo la modifica con “ambito territoriale” mentre il consigliere Tendas (Pd) ha rinunciato all’intervento. Posto in votazione l’emendamento 814 è stato approvato e l’Aula ha dato il via libera anche all’emendamento aggiuntivo al comma 22 bis proposto dal consigliere del Pd, Roberto Deriu, che applica le disposizioni previste sugli usi civici anche al comune di Orosei.

Il presidente Ganau ha quindi dichiarati conclusi i lavori ed ha convocato il Consiglio per domani alle 10.00.

Consiglio regionale 42 copia

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Sono stati cinque i consiglieri regionali che questo pomeriggio hanno visitato il presidio dei lavoratori attivo da quasi due anni all’ingresso dello stabilimento Alcoa di Portovesme per manifestare solidarietà ai tre sindacalisti di Fiom, Fim e Uilm che da tre giorni protestano su un silos a 60 metri d’altezza: Pietro Cocco del Partito Democratico, Luca Pizzuto di Sinistra Ecologia Libertà, Edoardo Tocco di Forza Italia, Gianluigi Rubiu dell’UDC e Angelo Carta del Partito Sardo d’Azione.

Sono stati messi in collegamento telefonico, in viva voce, con Roberto Forresu, Rino Barca e Daniela Piras. Prima e sono stati quindi informati sulle loro condizioni di salute, assumendo l’impegno di portare le istanze dei lavoratori a livello nazionale, al fine di aumentare il livello della pressione sul Governo, chiamato a dare una risposta sulle trattative con Glencore, la multinazionale svizzera che ha manifestato interesse all’acquisizione dello smelter a condizione di poter disporre di tariffe elettriche vantaggiose, in linea con i concorrenti europei.