22 June, 2021
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Epidemia Fase 2. Il tunnel del default economico. La via per uscirne – di Mario Marroccu

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In attesa del “vaccino”, tutti i problemi della fase di ripresa derivano dalla necessità di “sicurezza”. Questa, per ora, può essere garantita solo dalle norme di “distanziamento” ma questo, a sua volta confligge con la necessità dei rapporti umani di cui si nutre l’“economia”.

Soluzioni possono trovarsi nell’urgente costituzione di una nuova “impalcatura sanitaria” e nella “filiera corta”.

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Nella “Fase 1” l’obiettivo era il “contenimento” dell’epidemia.

Nella “Fase 2″ l’obiettivo  sarà la “sicurezza” dal pericolo di contagio.

La “ Fase 1” era caratterizzata dalla “immobilità”.

La “Fase 2” sarà caratterizzata dalla “mobilità” al di fuori dal rifugio di casa nostra.

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La rivoluzione più grande che cambierà la nostra vita, facendoci entrare in una nuova era, sarà nei mezzi di trasporto.

Durante la “Fase 1” il traffico autostradale si era ridotto del 95%. Con il crollo delle attività industriali, è precipitato il consumo del petrolio. L’accumulo di petrolio estratto ed invenduto ha determinato la discesa vertiginosa del prezzo al barile. Questo evento è stato talmente grave da indurre alla non belligeranza di mercato tra Stati Uniti, Russia ed Arabia Saudita.

Il minor prezzo e la maggior disponibilità dell’invenduto, hanno messo in crisi moltissime aziende di trasformazione e distribuzione dei derivati del petrolio. Secondo gli economisti molte aziende falliranno e alla fine la disponibilità di benzina diminuirà ed il prezzo salirà.

La “chiusura” (lockdown) generalizzata ed il blocco delle tratte aeree internazionali e nazionali ha determinato il default delle società meno solide.

Nella “Fase 2” il distanziamento imporrà l’eliminazione delle poltrone centrali negli aerei provocando la riduzione immediata del 30% dei passeggeri. Le norme di sicurezza all’imbarco escluderanno i passeggeri con “febbricola”, quelli provenienti da “zone rosse” e quelli senza certificazione sanitaria. Già oggi, sia Nazioni straniere sia le Regioni italiane, stanno predisponendo ai loro confini filtri sanitari che prevedono: sierodiagnosi rapide; tamponi nasofaringei per ricerca dello RNA virale.

I voli low-cost, che fanno profitti basati sull’affollamento dei passeggeri, potrebbero trasformarsi in voli con tariffe maggiorate. Ciò farà contrarre l’affluenza di clienti.

I treni, dovendo rispettare le norme  sul “distanziamento” ridurranno il numero di passeggeri. I pendolari che svolgono lavoro “intellettuale” verranno convertiti al lavoro domiciliare (smart-working). Sarà necessario aumentare il numero di corse per pochi passeggeri e gli introiti della bigliettazione crolleranno. Similmente avverrà nei mezzi di trasporto pubblico su ruote e nelle metropolitane. Lo Stato dovrà contribuire per riequilibrare i bilanci per evitare fallimenti e licenziamenti.

I trasporti con mezzi privati in città aumenteranno e creeranno ingorghi; saranno più gravi nei centri con ZTL.

Il consiglio di utilizzare biciclette in “sharing” potrebbe fallire di fronte al dilemma di dover condividere, o no, un mezzo toccato da sconosciuti.

Nelle navi si ridurranno i posti sul ponte e le cabine dovranno essere igienizzate e certificate dopo ogni corsa; ciò imporrà l’uso di metà cabine all’andata e metà al ritorno.

Il trasporto di merci su ruote non dovrebbe subire cambiamenti. Cambierà la qualità di vita degli autotrasportatori che non potranno mai scendere dalle cabine e riceveranno i pasti dal finestrino.

Nella “Fase 2” lo spostamento di turisti verrà pesantemente ridimensionato, sia dai limiti posti dalle Nazioni ospiti e dalle Regioni, sia dalla riduzione dei posti in aereo, in nave ed in treno, ed il contestuale aumento dei prezzi. I turisti verranno “filtrati” al momento della partenza e, per motivi di salute, un certo numero non verrà ammesso. Una volta raggiunta le meta dovranno scontrarsi con le regole imposte dai decreti governativi sul “distanziamento” e dai regolamenti di sicurezza interni di ogni azienda alberghiera e di ristorazione. I Bed & Breakfast dovranno adeguarsi alle severe norme di sicurezza e ai controlli serrati degli ispettori di Igiene pubblica. Nelle località di mare le regole di distanziamento provocheranno la riduzione dei posti disponibili in spiaggia e la turnazione degli accessi.

Gli spostamenti in città avranno una regolamentazione non molto diversa da quella vissuta nella “Fase 1”: distanziamento e scaglionamento per l’accesso ai mercati ed uffici di pubblica utilità; mascherine e guanti.

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Le scuole saranno di difficile gestione, sia per lo spostamento quotidiano di 12 milioni di utenti, reso difficile dai pochi posti nei mezzi pubblici, sia dal necessario “assembramento” per certe attività didattiche.

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L’apporto del turismo al bilancio nazionale oggi rappresenta lo 11% del PIL. Con queste premesse sarà compromesso. Così pure saranno compromesse quelle aziende che producono per gli alberghi ed i ristoranti. Il deterioramento di questa industria farà crollare i posti di lavoro del personale dipendente (hotel, musei, mostre, villaggi vacanze, agenzie e guide turistiche).

Non si vede luce in fondo al tunnel.

Bisogna cercarla.

Allo scopo di chiarirsi le idee nell’odierno  dibattito, reso complesso da milioni di opinioni diverse, è necessario ribadire che questa è una “crisi sanitaria” dovuta a un pericoloso Coronavirus che continua a circolare nell’ambiente.

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Dopo la fase di “fuga” dal virus stiamo entrando nella fase di “attacco” al virus. Ora dobbiamo stanarlo, ovunque si nasconda, e renderlo visibile. Con un “nemico visibile” cominceremo a ragionare meglio.

Il metodo è stato già messo a punto dal professor Andrea Crisanti, direttore della unità Operativa di Microbiologia e Virologia dell’Università di Padova. E’ stato il primo ad avviare, nel gravissimo focolaio di Vò Euganeo, il metodo dello screening di massa di tutta la popolazione. Ha fabbricato un’anagrafe sanitaria di ogni famiglia scovando i portatori, identificando i guariti, e i suscettibili. Oggi, quella che è stata la prima “zona rossa”, è una zona totalmente bonificata dal virus.

Tutti gli abitanti vivono con mascherina e guanti ma, da oltre un mese, non c’è stato più nessun contagio.

Il professor Andrea Crisanti ha ripetutamente sottoposto ogni cittadino al “tampone” per la ricerca del virus e all’esame del sangue per la ricerca degli anticorpi.   

I dati che ha scoperto vengono studiati in tutto il mondo. Per esempio è il primo ad avere dimostrato che i bambini fino a 10 anni non subiscono alcun danno. Ha dimostrato che vi sono già numerose mutazioni del virus originale e che il 34% della popolazione non ha sintomi. Invece il 53% è sintomatico ed è stato tempestivamente isolato e curato. Andrea Crisanti così ha avuto un perfetto monitoraggio per portare la mortalità zero.

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Oggi stiamo leggendo nei giornali la programmazione della Regione Sardegna per contrastare il contagio. Si ha intenzione di studiare nell’immediato 10.000 persone, con l’intento poi di ampliare lo studio ad altre 30.000. Si tratta di un’indagine “random”, cioè casuale, per la ricerca di anticorpi nel sangue, per scoprire quanti siano stati a contatto col virus e ne siano guariti. Seppure lodevole e interessante questa ricerca non è destinata a raggiungere l’obiettivo che si era posto il professor Andrea Crisanti a Vò Euganeo.

In questo momento il nostro obiettivo è quello di riavviare tutte le attività economiche. Per ottenere questo risultato abbiamo necessità di dare sicurezza sanitaria ai trasporti pubblici interni, al commercio, alle attività artigianali, alle industriali, alle agricole e dalla scuola. Tutte queste articolazioni dell’economia hanno bisogno, oggi, di essere sostenute da una solida impalcatura che non può essere altro che una “impalcatura sanitaria”.

Tutto dimostra che il “distanziamento”, e la necessità di “spostarsi in sicurezza” rendono tutto più “lontano”. Il “distanziamento” è un “ostacolo alla agilità” dell’economia. Il nostro obiettivo è: trovare metodi per neutralizzarlo. Dobbiamo trovare un metodo per individuare i luoghi dove è posizionato il virus, per evitarlo.

Nel Sulcis e nell’Iglesiente avevamo già una “impalcatura sanitaria” perfetta. Era nata per dare sicurezza a chi lavorava nelle miniere, nelle industrie, nei porti e sui treni, e per contenere una malattia diffusiva, contagiosa anch’essa per via aerea: la Tubercolosi. Il risultato venne raggiunto brillantemente. Gli ospedali di Carbonia e Iglesias hanno avuto, nel tempo, tutte le specialità e i Servizi sanitari che sarebbero necessari oggi. Poi però, per motivi puramente contabili, l’“impalcatura sanitaria” del Sulcis Iglesiente è stata svuotata e immiserita. La comunità si trova oggi in uno stato di periferia assistenziale mai vista. I servizi sono stati distanziati dal territorio e centralizzati a Cagliari. Con essa sono stati sottratti anche i Palazzi di Giustizia e la periferizzazione del territorio si è aggravata. I mezzi di trasporto pubblico non sono stati potenziati ed oggi lo spopolamento in atto, che consegue alla migrazione delle giovani coppie presso il centro più servito, produce un relativo invecchiamento demografico. Questo rende Cagliari ancora più lontana. La distanza di Cagliari dal Sulcis Iglesiente aumenterà vieppiù con le norme  della “Fase 2” che limitano gli spostamenti.

Le difficoltà, frapposte fra il nostro “bisogno di sanità” e l’obbligo che ci viene imposto di recarci a Cagliari per soddisfarlo, vanno eliminate.

La Politica sanitaria dovrebbe dirigersi esattamente in senso opposto all’attuale percorso di smobilitazione.   

Non è questo il momento per elencare cosa è stato tolto agli Ospedali di Iglesias e Carbonia. Adesso è il momento di riprendersi, con urgenza, il diritto di dotarci di difese contro il virus.

Attualmente il programma più efficace e più attendibile è quello messo a punto dal professor Andrea Crisanti di Padova. Egli, avendo previsto tempestivamente cosa stava per avvenire, e conoscendo le difficoltà per l’acquisto dei reagenti per le macchine di laboratorio di biologia molecolare, già dai primi di febbraio 2020 procedette a preparare autonomamente i reagenti con materiali base già presenti nel suo laboratorio. Immediatamente dopo  acquistò un nuovo strumento per l’individuazione dello RNA del Coronavirus col metodo PCR. Già ne possedeva uno con cui faceva circa 200 esami all’ora. Il nuovo strumento, di fabbricazione inglese, esegue 385 esami ogni 10 minuti. Ciò equivale a 2.310 esami all’ora; cioè a 23.100 in 10 ore. Ne può eseguire 46mila in 20 ore. Significa che in 3 giorni si possono fare esami di ricerca dello RNA virale per tutti gli abitanti del Sulcis Iglesiente.  Lo strumento costa meno di mezzo milione di euro. Gli esami per la ricerca degli anticorpi sono anche più rapidi e meno costosi.

Ecco, questo dovrebbe essere l’inizio per dare una nuova “impalcatura sanitaria” al territorio e riprendere a lavorare subito e in serenità.

Qualora si applicasse la “app” “Immuni” di tracciamento dei soggetti positivi avremmo un controllo completo della circolazione del virus.

I soggetti portatori avrebbero il privilegio di conoscere una diagnosi certa e tempestiva, e di essere curati, senza mettere in apprensione le famiglie e le Aziende. Simile trattamento, verrebbe riservato ai turisti che percepirebbero un livello di sicurezza alto. Questo sarebbe un valore aggiunto alla qualità delle loro vacanze.

Naturalmente l’esame andrebbe ripetuto a cadenza di almeno 14 giorni, sia per individuare casi sfuggiti, o nuovi casi, e per accertare la stabile condizione di esenzione dall’infezione della popolazione intera.

Il territorio, con una spesa a carico UE, sarebbe difeso in modo eccellente e si candiderebbe a diventare luogo di attrazione per turisti ed imprenditori.

Va anche chiarito che lo strumento per PCR del DNA e dello RNA è adatto a studiare il corredo genetico di batteri e virus di tutto il mondo animale e vegetale. Pertanto, la sua acquisizione sarebbe il fulcro su cui si svilupperebbe il Centro di Infettivologia che era stato già previsto per il Sulcis Iglesiente.

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Questa via, per uscire dal tunnel dell’involuzione economica in cui ci troviamo, è stata già sperimentata e standardizzata con successo in Veneto. Si tratta di percorrere questa strada nota. Per far ciò è necessaria una forte iniziativa imprenditoriale sostenuta dalla politica locale.

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L’altra luce in fondo al tunnel è stata bene illustrata in una videoconferenza di mercoledì 22.04.2020, organizzata dal CCN di Sant’Antioco, a cui hanno partecipato: GAL e FLAG Sulcis, LAORE, Banco di Sardegna e 50 imprenditori locali.

I relatori hanno illustrato le prospettive di sviluppo legate alla cosiddetta “filiera corta”. Si tratta di attività imprenditoriali che avviano la produzione in loco e, una volta liberatesi dalla dipendenza da una catena produttiva distante, portano a termine il loro prodotto e lo commerciano. Le imprese possono essere di varia consistenza. Sono caratterizzate soprattutto dalla “biodiversità” alimentare (vitivinicola, cerealicola, orticoltura, olivicoltura,  allevamenti, itticoltura e pesca). I tecnici di Laore hanno affermato che il Sud Sardegna ha il primato della biodiversità e, essendo la Sardegna la regione che vanta la maggiore biodiversità in Italia, ed essendo l’Italia la Nazione che vanta la maggiore biodiversità in Europa, si comprende quale prospettiva si apra in fondo al tunnel.         

La “filiera corta” per le imprese e la “filiera corta” per la Sanità si prospettano come la via d’uscita dalla “Fase 2”.          

Mario Marroccu 

N.B. Nella fotografia allegata, il distanziamento tra le persone in fila, sotto il porticato, sul marciapiede e persino sulla sede stradale, all’ufficio postale di Carbonia Centro.

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Dario Giagoni (Lega)

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