25 May, 2024
HomeSocialeCosa c’entra la “Madonna del latte“ con la fertilità, la salute e la politica? – di Mario Marroccu

Cosa c’entra la “Madonna del latte“ con la fertilità, la salute e la politica? – di Mario Marroccu

L’idea che la fertilità nelle nuove generazioni sia diminuita è un’esagerazione. L’attuale generazione è fertile come in passato; anzi, è meglio di prima.
Data questa premessa c’è da trovare un motivo al perché nell’Ostetricia ospedaliera del Sulcis Iglesiente nell’anno 2023 siano nati solo 135 bambini. Cinquant’anni fa (1973) ne nascevano 2.000. Significa che cinquant’anni fa nasceva un bambino ogni 70 abitanti mentre oggi ne nasce uno ogni 400 (calcolando anche i nostri nati a Cagliari).
Se la riduzione delle nascite non è la conseguenza di una cattiva salute fisica allora potrebbe essere la conseguenza di qualche altra forma di malessere. Il malessere, in generale, è quel genere di sofferenza che viene descritta dall’OMS (Organizzazione mondiale Sanità) con questa formula: «La Salute è una condizione di completo benessere fisico, mentale, sociale. Non è l’esclusiva assenza di malattia».
Ora, dato che siamo in un periodo di benessere fisico come mai si era visto nella storia, l’unica spiegazione possibile è che la carenza di maternità, non essendo un fenomeno puramente fisico possa essere una forma di malessere “…mentale e sociale” secondo la dizione dell’OMS.
Un problema di  avversione macroscopica alla maternità” viene descritto in questi giorni nelle cronache di Milano e il sindaco Beppe Sala ha difficoltà a risolverlo. Si tratta di questo: gli eredi di una famosa artista, Vera Omodeo, hanno donato al Comune un’opera bronzea, raffigurante una madre che nutre al seno il figlio, intitolata “Dal latte materno veniamo”. E’ una statua in grandezza naturale simile a tante altre diffuse in tutta Italia in chiese, musei, palazzi pubblici, raffigurazioni pittoriche, etc.. Nel Medio Evo le chiamavano “Madonne lattanti”. Tale movimento artistico ha un’origine interessante. Nel VI secolo si formò una leggenda secondo cui, in una grotta vicina alla basilica della Natività di Betlemme, la Vergine avrebbe perso a terra alcune gocce di latte nella fretta di nutrire il Bambino mentre fuggiva da soldati di Erode. La pietra di quel luogo così bagnata divenne candida. Quel luogo è la “Crypta Lactea”, detta in arabo “Meharet sitti Mariam”, che dopo tanti secoli ancora oggi richiama donne cristiane e musulmane chiedenti a Maria protezione per il parto e latte abbondante per i figli. Com’è noto i Crociati portarono di tutto, sotto forma di reliquie, dalla Terra santa, tra cui dei fialoidi di latte supposto sacro, che distribuirono in almeno 70 luoghi noti di Italia, Francia e Spagna. Quel fatto fu ispiratore per gli artisti del mondo cristiano e le opere raffiguranti la ”Madonna del latte “ si moltiplicarono fino al XV secolo, quando si arrestarono nell’arte ufficiale dopo che la Controriforma aveva giudicato sconveniente qualsiasi forma di nudità. Tale iconografia persistette anche nel XVI secolo ammantata, però, da veli o abbigliamenti più coprenti. Queste raffigurazioni vennero riprese dai grandi pittori del Rinascimento tra cui Leonardo da Vinci. Successivamente quell’immagine venne sostituita da “Madonne con Bambino in braccio” simili all’antica vernice del 1700 esposta recentemente nella chiesa di Nostra Signora di Bonaria a Sant’Antioco.
Nonostante i tempi moderni, in questi giorni a Milano siamo entrati in un’atmosfera da Controriforma del 1500. L’occasione è stata fornita dalla donazione dell’opera di Vera Omodeo raffigurante una moderna“ Madonna lattante”. A tale offerta è stato opposto il parere sfavorevole della “Commissione dei tecnici comunali” e della “Commissione delle Belle Arti” con questa motivazione: «L’opera della mamma che allatta il bambino rappresenta valori rispettabili ma non universalmente condivisibili».
Nonostante l’immediata difesa della statua partita sia dalla destra che dalla sinistra politica, il sindaco di Milano Beppe Sala ha continuato a non trovare una soluzione. L’ultima proposta su dove collocare la statua senza offendere nessuno, l’ha avanzata il giornalista Enrico Mentana. Egli propone di esporla nel giardino della storica “Clinica Ostetrica Mangiagalli”. E’ noto che la Clinica Mangiagalli dal 1900 è il baluardo dell’Ostetricia mondiale. E’ lì che per la prima volta il famoso chirurgo ostetrico Luigi Mangiagalli effettuò il nuovo tipo di taglio cesareo, col metodo Porro migliorato, che oggi garantisce a tutte le donne del mondo la sopravvivenza della madre e del bambino con il salvataggio dell’apparato riproduttore.
Dopo millenni di insuccessi e di alta mortalità da causa ostetrica, quel fatto segnò lo zenit del successo medico mondiale sulla maternità e la fertilità salvaguardate.
Poi venne il secolo delle guerre, dei sulfamidici, degli antibiotici, dei vaccini, della cardiochirurgia, dei trapianti d’organo e, infine, della chimica farmaceutica per il controllo delle nascite. Il numero delle nascite si tenne alto fino al ventennio 1946-1966: l’epoca del “baby boom”. Nel 1964 in Italia si superò il 1.000.000 di nascite. La sola Carbonia ne contò 2.000.
Poi iniziò il crollo. Nel 2023, dopo appena 60 anni, l’ostetricia di Iglesias ha contato 135 nati. Nell’anno 2023 in Italia si son registrate 379.000 nascite contro 631.000 morti.

Oggi, soprattutto in Italia, è in corso un’avversione alla natalità che è perfettamente rappresentata dai pareri forniti da due commissioni tecniche e artistiche, della capitale morale, che sta rendendo impossibile al sindaco di Milano l’accettazione del dono fatto alla città dagli eredi di Vera Omodeo. Il fatto di cronaca raccontato e i dati demografici riportati ci dicono che il problema della scarsa nascita di bambini va molto al di là di una questione di tipo sanitario e demografico.
Se la definizione lungimirante di “Salute” data dall’OMS è vera, allora siamo davanti a un problema che non è “medico “ ma riguarda la “salute mentale e sociale” della nazione.
Visto sotto questa luce, si comprende per quale ragione il problema Sanità merita maggiore attenzione da parte della Politica. Se fosse vero che il problema Sanità non è puramente un problema medico ma spiccatamente sociale, e quindi politico, allora diventa evidente che per risolverlo è fortemente indicato trovare quelle vie della mediazione che solo i “veri politici” sanno praticare.

Mario Marroccu

Dal 19 al 21 aprile,
Penny Market: 100 nu

giampaolo.cirronis@gmail.com

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