6 February, 2026
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E’ stata inaugurata stamane la prima “posada” del comune di Buggerru, frutto della collaborazione con la Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara. Erano presenti la sindaca Laura Cappelli ed il presidente della Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara Mauro Usai.
«Questa mattina insieme alla sindaca Laura Cappelli e alla presenza di numerosi cittadini, abbiamo inaugurato la prima struttura ricettiva destinata ai pellegrini che percorreranno il Cammino dedicato alla Santa Patrona dei minatoridice Mauro Usai -. In soli due mesi di lavoro e in stretta collaborazione con l’Amministrazione comunale di Buggerru, abbiamo realizzato le opere necessarie al completamento della struttura che ora è pronta ad accogliere i numerosi camminatori che ormai da qualche anno affollano nel nostre comunità alla ricerca di bellezze paesaggistiche straordinarie, lungo gli antichi sentieri dei minatori. Dopo la scomparsa di Giampiero ci siamo rimboccati le maniche per onorare la sua memoria e per dare ancora più forza a questo grande progetto.»
«Ma la cosa più bella è vedere la collaborazione dal basso dei comuni soci, per anni troppo divisi da barriere e campanili inutili, verso una vera e propria rivoluzione culturale del nostro territorioconclude Mauro Usai -.
Un pensiero ai nostri avi che ci hanno donato, attraverso la fatica e il sudore del loro lavoro, un patrimonio immenso di conoscenze e architetture che è ancora tutto da scoprire! Un grande ringraziamento a tutti e tutte, nessuno escluso.»

Nonostante il paragrafo 1.1.7. dell’Atto aziendale del Sulcis Iglesiente, definito “Verso l’Ospedale Unico”, reciti che: «In riferimento all’art. 42 della LR 24/2020, è prevista la realizzazione di un Ospedale Unico per il territorio del Sulcis Iglesiente, la cui progettazione potrà prendere avvio solo in seguito all’approvazione di specifica delibera da parte della Giunta Regionale», nulla è stato fatto a tutt’oggi.
Ogni processo di trasformazione che coinvolga un ospedale risulta di particolare complessità. Gli ospedali, oltre ad assolvere alle specifiche funzioni sanitarie, svolgono, infatti, un ruolo più ampio nei confronti delle comunità locali, non solo economico (quale volano occupazionale o di sviluppo economico locale), ma anche di tipo simbolico. Le modifiche che comportano la “chiusura” degli ospedali o, semplicemente, la dismissione di alcuni servizi, sono notoriamente controverse per le forti opposizioni delle comunità locali e, anche, di molti operatori delle aziende. I dibattiti e i contrasti che accompagnano tali scelte facilmente si spostano dal piano degli effetti reali sul sistema di offerta dei servizi ai cittadini a quello ideologico o politico. Ciascuna trasformazione deliberata può, così, essere facilmente revocata (come ha deciso la presidente Alessandra Todde, con la deliberazione n. 10/75 del 23.04.2024 “Annullamento deliberazione della Giunta regionale n. 6/17 del 23.02.2024 concernente “Presa d’atto degli studi di fattibilità presentati dalle Aziende del Servizio sanitario regionale per la realizzazione di nuovi presidi ospedalieri. Art. 42 della legge regionale 11 settembre 2020, n. 24”), rinviata o indebolita, con un notevole gap fra la retorica della riconfigurazione a livello di sistema e gli accadimenti collegati ai processi di riconversione a livello locale.
Rimane compito di ogni realtà aziendale dover superare a livello locale gli ostacoli nei processi di realizzazione del cambiamento ospedaliero: una volta assunta la decisione di riconfigurare la rete ospedaliera, il progetto deve essere sviluppato in modo coerente con i bisogni del territorio di riferimento e la ASL Sulcis Iglesiente deve essere capace di gestire quei fattori che più di altri, nel nostro specifico contesto, possono favorirne la realizzazione.
Perché nessuno vuole più parlare di ospedale unico, sebbene siamo in presenza di due piccoli presidi ospedalieri che non riescono più a sopravvivere da soli?
In tale spaccato, la recente deliberazione regionale n. 18/32 del 19.06.2024 avente per oggetto: Rete ospedaliera regionale. Attivazione dei posti letto di post acuzie nell’area del Sud Sardegna”, impegna le aziende all’attivazione, nel maggior numero possibile, di posti letto delle discipline di riabilitazione e di lungodegenza post-acuzie. Per quanto riguarda questa ASL si parla di 22 posti di lungodegenti e 31 posti di recupero e riabilitazione funzionale. Le ASL interessate avrebbero dovuto inviare, entro 10 giorni dall’approvazione della presente deliberazione, un cronoprogramma di attivazione dei posti letto di lungodegenza e di recupero e riabilitazione funzionale previsti dalla Rete ospedaliera. Un vero peccato che i nostri due obsoleti Presidi Ospedalieri non consentano però di attivare ulteriori posti letto se non con importanti modifiche di edilizia ospedaliera e. soprattutto. tra qualche anno. La succitata delibera n. 18/32 ricorda che «il paziente deve essere curato nel livello assistenziale più appropriato a garanzia dell’efficacia delle cure. In tale modo, la presa in carico permette, a partire da un evento acuto, di indirizzare il paziente verso altri livelli assistenziali in ambito ospedaliero o, conclusa la fase acuta, in strutture di lungodegenza e di cure intermedie o nel proprio domicilio». Non possiamo continuare a perdere posti letto solo perché non abbiamo strutture ricettive.
La politica, soprattutto quella territoriale, può giocare ruoli molto diversi e non sempre di opposizione rispetto alla realizzazione di soluzioni a maggiore razionalità complessiva, come quella della realizzazione dell’ospedale unico.
Se opportunamente coinvolta, la politica può diventare un attore centrale del cambiamento, garantendo un ragionevole contemperamento di quell’insieme di interessi molto divaricati che caratterizzano i contesti pubblici e che ne rendono difficile ogni trasformazione intenzionalmente guidata. L’azienda del Sulcis Iglesiente e il suo management hanno anch’essi un ruolo potenzialmente molto importante. Tra le molte funzioni che essi sono chiamati a svolgere e che possono “fare la differenza” nei processi di riconfigurazione, non deve essere sottovalutata l’importanza di trovare lo spazio tecnico e operativo per rendere compatibili le razionalità di sistema e funzionali con le attese e le esigenze locali.
Tanto meglio funziona il sistema aziendale, tanto maggiore è il novero delle opzioni concretamente disponibili e la possibilità di realizzare soluzioni positive per tutti gli attori coinvolti. Si tratta, infine, di considerare i professionisti (medici, infermieri e tecnici). Tradizionalmente l’attenzione è sempre stata focalizzata esclusivamente sulla componente medica e sulla capacità di influenza che essa era capace di esercitare nei confronti della popolazione. I casi mostrano, non solo come la platea dei professionisti da considerare si sia ampliata con gli infermieri e gli operatori socio sanitari in posizione centrale, anche per il nuovo ruolo assegnato all’assistenza, ma anche come la questione dei professionisti non possa essere ridotta alla sola questione del consenso. Le competenze professionali necessarie per accompagnare i processi di trasformazione, così come i percorsi di accrescimento delle competenze stesse, vengono sempre più considerate come variabili di rilievo.
Nella maggior parte dei Paesi la pianificazione ospedaliera avviene tuttora sulla base di standard strutturali, facendo riferimento alla capacità in termini di numero di posti letto. Ciò nonostante, si riscontrano alcuni approcci più innovativi che programmano l’attività ospedaliera in termini di volumi e di tipologia di servizi erogati e della capacità di valorizzare il rapporto dell’ospedale con i servizi territoriali così che gli ospedali del futuro dovranno essere in grado di funzionare con il massimo grado di flessibilità per adattarsi ai bisogni nuovi e crescenti e alle aspettative della popolazione.
Il tema degli ospedali, del loro ruolo nel contesto dei sistemi sanitari e, soprattutto, di come e a quali condizioni sia possibile guidarne “razionalmente” l’evoluzione (la nascita, le trasformazioni, la chiusura, la rinascita in forme diverse) è qualcosa di “antico”, nel senso che alcuni elementi fondamentali sono rimasti immutati nell’arco di decenni e, al tempo stesso, è qualcosa che ha subito profondi cambiamenti con il mutare del concetto stesso di ospedale e delle relazioni che legano tra di loro le diverse parti di sistemi sanitari sempre più interconnessi. Di qui le difficoltà che accompagnano tutti gli interventi deliberati sugli assetti fisici e funzionali degli ospedali, anche nei casi in cui le trasformazioni rappresentino un chiaro miglioramento sul piano dell’efficacia dei servizi offerti. All’opposto, e quasi paradossalmente rispetto alla persistenza del suo valore simbolico, è il concetto di ospedale, che ha subito cambiamenti tali da non riuscire più a connotare qualcosa di definito. Se l’edificio (Sirai e CTO) rimane il simbolo da difendere, ciò che avviene al suo interno può variare notevolmente, a partire dal peso delle attività non collegate alla degenza, e la sua effettiva rispondenza ai bisogni dipende sempre più dalla rete di servizi in cui l’edificio e i servizi che esso offre sono inseriti.
L’elemento di contesto, relativamente nuovo, che emerge è quello della rete. Mentre nel passato le scelte sui singoli stabilimenti avvenivano e si esaurivano in un orizzonte locale, i casi mostrano come le scelte si inscrivano necessariamente in un orizzonte più vasto, nel quale la dimensione fisica rappresenta solo un contenitore chiamato a ospitare differenti tarature assistenziali, che assumono significato solo in relazione alle rete complessiva dei servizi messi a disposizione della popolazione, che non possono rimanere confinati negli slogan della campagna elettorale.
In questo senso, la stessa configurazione locale può garantire livelli di risposta profondamente diversi a seconda della rete nella quale è inserita (per esempio, l’esistenza o meno di un dipartimento interpresidio come quello di integrazione ospedale – territorio presente nell’atto aziendale, ma ancora confinato sulla carta. Le dinamiche poste in essere dalle diverse componenti si sono, evidentemente, intrecciate in modo diverso nei due casi, rispecchiando l’estrema complessità dei fattori all’opera, quali ad esempio: la cultura e la tradizione politica e manageriale, i livelli di funzionalità dei sistemi sanitari, le attese della popolazione nei confronti dei sistemi stessi.

Le prevedibili dinamiche del nostro sistema sanitario regionale renderanno il tema di come affrontare la riconfigurazione degli ospedali, e di quelli piccoli in particolare, sempre più attuale ed è questa la ragione alla base della presente riflessione.
Ancora una volta la difesa della vocazione universalistica del sistema sanitario pubblico passa attraverso la capacità del management della sanità di innovare l’esistente, programmarne lo sviluppo, avere una visione pragmatica e realistica del futuro. I margini di manovra sono a volte angusti, a volte ampi, ma possiamo utilizzarli comunque al meglio, come abbiamo sempre fatto nei momenti cruciali per la vita di questo territorio, agendo sulla leva strategica ed organizzativa, e ricostruendo una cornice di senso che tenga insieme e integri le tante sfide che abbiamo davanti. Siamo di fronte a una nuova emergenza, ed è necessario che ciascuno faccia la propria parte per superarla.
L’Atto aziendale della Asl 7 prevede la realizzazione di un ospedale unico per il Sulcis Iglesiente; l’Atto è approvato e vigente e quindi vincolante; potrà trovare la realizzazione in seguito alla deliberazione conseguente della Giunta regionale, pertanto, o si cambia l’Atto e si capisce che cosa si vuole fare o ci si impegna per realizzarlo così com’è.
Ciò che preoccupa non poco è constatare come il confronto nel territorio sembra rispondere a un effetto traino: la Giunta regionale delibera per l’ospedale e allora i nostri sindaci si fanno sentire, purtroppo, in ordine sparso, ma mostrano di volersene occupare; la nuova Giunta annulla la delibera specifica della precedente e tutti ripiombano nel silenzio quasi liberatorio e così pure, tranne qualche eccezione, gli altri soggetti che avrebbero ruolo e voce per parlare e farsi ascoltare.
Ciò che non è possibile fare è attendere che la situazione precipiti verso l’annichilimento del sistema sanitario pubblico nel territorio e infatti sono sempre più quelli che neppure ci pensano se hanno bisogno di cure rivolgendosi fuori e verso strutture convenzionate e private avendone la possibilità oppure, cosa che mai dovrebbe esistere, rinunciano.

Giuseppe La Rosa

A Sant’Antioco verrà presentata lunedì 5 agosto la statua del Druso Minore, la cui copia andrà ad ornare la nuova e riqualificata Piazza Umberto. Prima con una conferenza in aula consiliare, alle 19.30, e a seguire con lo scoprimento e l’inaugurazione della scultura marmorea.

Piazza Umberto avrà finalmente la sua statua, fedele riproduzione del Druso Minore, uno dei ritrovamenti più importanti registrato nell’anno 1908 a Sant’Antioco. E non in un luogo qualsiasi, bensì in via Eleonora D’Arborea n. 8, ovvero a nemmeno 100 metri dal punto in cui verrà collocata la statua di epoca romana, attualmente conservata nel Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.

L’appuntamento in aula consiliare sarà animato dalla professoressa Francesca Cenerini, ordinaria di Storia romana, Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna, che terrà una conferenza dal titolo “La statua di Druso nella Sulci romana”. Durante la conferenza verranno ripercorsi i momenti cruciali della storia della città romana di Sulci, le sue caratteristiche, i suoi contatti, la sua importanza strategica per il territorio circostante e per le più ampie dinamiche mediterranee. In questo vasto scenario storico e culturale si inserisce la collocazione della statua del Druso Minore nella città di età imperiale, ad oggi il più importante esemplare di statuaria romana in Sardegna. Interverranno inoltre il Sindaco Ignazio Locci e la direzione scientifica del Parco Storico e Archeologico Ferruccio Barreca di Sant’Antioco, Piero Bartoloni e Sara Muscuso.

Sede rinnovata e nuovi servizi per la clientela, grazie a “Polis”. Anche a Villaspeciosa, nell’ufficio postale di via Matteotti, si sono conclusi gli interventi di
ristrutturazione e sono stati attivati i primi servizi della pubblica amministrazione legati all’iniziativa aziendale “Polis – Casa dei Servizi Digitali”, ideata da Poste Italiane per promuovere la coesione economica, sociale e territoriale nei 7 mila comuni con meno di 15mila abitanti contribuendo al loro rilancio.
Ad accogliere i cittadini un ufficio postale completamente rivisitato in termini di spazi e arredi, oltreché nella gestione degli spazi, per tutti i segmenti di clientela, grazie alla nuova configurazione della linea di sportelleria.
Le novità riguardano però anche i servizi a disposizione della cittadinanza. Infatti, oltre a poter usufruire dei servizi “storici” offerti da Poste Italiane, i cittadini possono rivolgersi alla sede anche per la richiesta di alcuni certificati della pubblica amministrazione. Già da ora è possibile richiedere tre documenti INPS: il cedolino della pensione, la certificazione unica e il modello “OBIS M”, che riassume i dati informativi relativi all’assegno pensionistico. A breve è invece prevista l’implementazione della richiesta/rinnovo dei passaporti e dei certificati anagrafici della ANPR, Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente.
Grande attenzione anche per la sicurezza: l’ufficio postale di Villaspeciosa, infatti, è dotato di impianto di videosorveglianza a circuito chiuso collegato con la Security Room di Genova, operativa 24 ore su 24 in attività di controllo e vigilanza dei siti aziendali, che consente di monitorare possibili intrusioni nei locali e all’occorrenza intervenire con l’attivazione dei sistemi di allarme e con la richiesta di pronto intervento delle forze dell’ordine; inoltre, il sistema antirapina “roller cash” gestisce per ogni postazione una cassaforte ad apertura temporizzata consentendo di mettere in sicurezza il contante al termine di ogni operazione a sportello.
L’ufficio postale di Villaspeciosa è a disposizione dei cittadini con il consueto orario: dal lunedì al venerdì dalle 8.20 alle 13.35, il sabato fino alle 12.35.

 

Archiviata la grande delusione per la tormentata stagione 2023/2024, terminata con la retrocessione, alla vigilia del campionato di 2ª Categoria sta nascendo una Fermassenti ambiziosa che punterà all’immediato ritorno in 1ª Categoria. Per la panchina il presidente Antonio Massenti ha scelto Bobo Cani, tecnico esperto in promozioni, e ha tesserato tre calciatori di grandissima esperienza in categorie superiori, intorno ai quali ruoteranno i tanti giovani del vivaio: Samuele Curreli, classe 1988, bomber in grado di fare la differenza nella categoria, come ha fatto nell’ultima stagione al Santadi, promosso in 1ª categoria; Andrea Garau, classe 1987, difensore centrale di provata esperienza, maturata spesso insieme a Samuele Curreli; Stefano Cossu, classe 1982, portiere molto esperto, ancora fisicamente integro e desideroso di togliersi nuove soddisfazioni dopo la stagione vissuta al Perdaxius, in 1ª Categoria, conclusa con la salvezza.

A distanza di alcuni mesi dall’inaugurazione del nuovo impianto realizzato a Is Gannaus, all’ingresso di Carbonia dalla strada statale 126, l’ASD emmegiemme SPORT ha organizzato il 1° torneo “Open” di padel. Sono aperte le iscrizioni per le categorie Doppio misto, Femminile e Maschile.
Gli interessati possono rivolgersi ai seguenti numeri: 3892012410, 3474563229, 3293613250 e alla mail asdemmegiemmesport@gmail.com .

Musica e comicità a Sant’Antioco in occasione del Sulky Beer Fest nel weekend del 27 e 28 luglio. Due serate all’insegna di “Beer Food Music” hanno animato il corso Vittorio Emanuele e la “nuova” Piazza Umberto.

Sabato è stata la volta di Vasco Modena Park Tribute Band, Live Tour 2024, serata con grande successo di pubblico che ha partecipato numeroso.

La serata di domenica è stata aperta dalla Bandakadabra, una band dal sapore comico-teatrale, capace di esplorare stili musicali diversi proponendo arrangiamenti divertenti ed originali. Protagonista di numerosi Festival di Strada, rassegna jazz (Sant’Anna Arresi) e manifestazioni di Indie Music, si esibisce in Italia e all’Estero collezionando numerosi successi. Travolgente ed itinerante, riesce a coinvolgere il pubblico facendolo divertire e portandolo irresistibilmente a ballare la loro musica.

Al termine della loro straordinaria esibizione, tutti in Piazza Umberto per seguire gli Skaoss. Una band sarda che nasce come band di vecchie canzoni beat anni ’60/’70 italiana e non, riarrangiate in chiave ska, surf e rock’n’roll. Musica frizzante e travolgente a cui il pubblico risponde subito in modo energico cantando e ballando pezzi intramontabili come… Una zebra a pois, Andavo a cento all’ora… Ragazzo di strada…

Nel 2019 esce il primo album ufficiale “Ci trovi sulla Playa” anticipato dal videoclip “Bionda”, entrambi i progetti sono, per la band, fonte di soddisfazione in quanto nei pezzi affrontano con una personale critica la società di oggi e lanciano allo stesso tempo messaggi importanti.

E quando sul palco si spengono le luci stroboscopiche, ecco che arriva l’intramontabile comico e cabarettista nonché attore e conduttore Giovanni Cacioppo. con “Ho scagliato la prima pietra”.

La performance che lui stesso ha scritto vuole essere un’analisi di costume e di abitudini sociali inerenti alla nostra epoca, presentati naturalmente in chiave ironica. Un modo simpatico per portare a riflettere su come i cambiamenti repentini nel nostro vivere quotidiano possano completamente mutare usanze che forse prima erano l’essenza di una vita più sana e regolare, dove si gustavano gli affetti, le amicizie erano “face to face” e il dialogo era parte integrante tra le persone. Con l’avvento della tecnologia, che se dosata risulta essere un’ottima invenzione, tutto cambia… si corteggia una donna da casa, si postano le foto per far vedere cosa hai mangiato o dove sei stato, ogni occasione (anche una semplice uscita in pizzeria) diventa occasione per creare un gruppo whatsapp, gruppi che diventano talmente tanti da “Indurre” a facili errori, finendo di scrivere nella chat sbagliata con le dovute “pericolose” conseguenze.

Le risate continue e gli applausi hanno fatto da cornice alla sua esibizione, è stato facile ritrovarsi negli sketch proposti e praticamente ridere con lui “di noi stessi”!

Nadia Pische

Torna il “Premio Tesi di Laurea e di Dottorato Parco Geominerario”, il prestigioso Concorso Nazionale curato dal Parco Geominerario. Giunto alla 11ª edizione, ha visto la partecipazione di oltre 180 tesi di Laurea e di Dottorato di Ricerca discusse negli Atenei della Sardegna e tra i più importanti della Penisola.
Possono partecipare al concorso candidati che abbiano conseguito la Laurea o il Diploma di Dottorato di Ricerca presso Università italiane con una tesi su tematiche riguardanti la storia, la cultura e le finalità del Parco.
Per la puntuale valutazione dei lavori sarà costituita una Commissione composta da studiosi di livello accademico e professionisti della Comunicazione culturale e ambientale.
Per i vincitori è prevista l’assegnazione di due borse di studio dell’importo di 3.800 euro ciascuna per tesi di Laurea triennale di primo livello, di due borse dell’importo di 4.800 euro ciascuna per tesi di Laurea specialistica successiva alla Laurea triennale di primo livello, una borsa dell’importo di 2.900 euro per una tesi di Dottorato di Ricerca.
Il Bando di Concorso con il modulo di partecipazione è reperibile sul Sito istituzionale del Parco: https://parcogeominerario.sardegna.it. La domanda dovrà pervenire entro il 30 settembre 2024.

Fino al 31 agosto, in via Gavorrano, a Bacu Abis, è visitabile la 3ª mostra fotografica “Nero in miniera”, giunta alla terza edizione.
Un’ampia collezione di foto che raccontano la storia di Bacu Abis dal 1853, unitamente a un’altra rassegna di valore, denominata “C’era una volta una buccia”, di Paola Caria, che presenterà i suoi capolavori, nati dalla sua creatività e dall’arte del riciclo.
Stasera, martedì 30 luglio, alle ore 19.30, in via Gavorrano, si terrà anche la presentazione del libro “La Barbiera” di Antonietta Muscas Podda, che dialogherà con il prof. Matteo Sestu.

Questa sera, alle ore 20.30, è in programma la prima serata della rassegna di cinema all’aperto a Medadeddu, presso il Centro Sportivo Gigi Spada, con la proiezione del docufilm “Pani Antigu”. Seguirà un dibattito alla presenza dell’autore, Simone Antonio Manca. Sarà presente un punto ristoro.
L’evento si colloca nell’ambito delle iniziative inserite all’interno del cartellone “Estiamoinsieme 2024”.
“Pani Antigu” è una produzione del Circolo ANSPI Santa Vitalia Is Urigus e nasce da un’idea di Ornella Cogotti, Rosanna Collu, Alessandro Madeddu.