22 October, 2026
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Riesplode la protesta dei lavoratori dell’Eurallumina di Portovesme. Stamane hanno occupato il forno di calcinazione statico n. 1, a oltre 60 metri d’altezza

Riesplode la protesta dei lavoratori dell’Eurallumina di Portovesme. Stamane hanno occupato il forno di calcinazione statico n. 1, a oltre 60 metri d’altezza.

«Basta rinvii, ora ognuno si assuma le proprie responsabilità – denunciano in una nota diffusa stamane -. Dalla riunione di domani pretendiamo, come obiettivo minimo, lo stanziamento immediato delle risorse necessarie alla gestione operativa dello stabilimento fino a fine anno e, comunque, per tutto il tempo necessario a una soluzione strutturale.»
C„ome annunciato nei comunicati delle ultime settimane, non intendiamo restare a guardare mentre altri decidono del destino della fabbrica – aggiungono i lavoratori -. Per questo oggi, mentre si svolge il sit-in e l’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori, una delegazione ha occupato la sommità del forno di calcinazione statico n. 1, a oltre 60 metri d’altezza. Ritrovarci quassù quasi un anno dopo è la prova più evidente di quanto poco sia cambiato. Le colleghe e i colleghi in presidio ai cancelli sostengono l’iniziativa. Il segnale, netto e chiaro, è rivolto a Governo, Ministeri, Regione ed Enti locali, che domattina, 23 ottobre, al Mimit, dovranno finalmente dire quali soluzioni intendono adottare. Gli ultimi mesi raccontano un’inconcludenza che non è più tollerabile. I 9,6 milioni di euro annunciati nel dicembre 2025 sono stati erogati solo in parte. Il tavolo del 15 settembre si è chiuso con un nulla di fatto e con l’ipotesi, ancora fumosa, di un’amministrazione controllata affidata a un commissario ad hoc. Il 1° ottobre abbiamo denunciato pubblicamente che, senza risorse immediate, l’azienda era ormai avviata verso l’insolvenza. Il 13 ottobre, per la prima volta, si sono seduti allo stesso tavolo tutti i soggetti competenti: ministeri, Agenzia del Demanio, Regione, Provincia, Comune di Portoscuso e Comitato di Sicurezza Finanziaria. Eppure anche quella riunione, svolta inspiegabilmente senza i rappresentanti dei lavoratori, si è conclusa senza alcuno stanziamento e senza alcuna soluzione per lo sblocco degli asset. Nel frattempo, le risorse per la gestione dello stabilimento sono finite e il Consiglio di amministrazione ha già messo nero su bianco, con una formale diffida, che in assenza di interventi dovrà ricorrere alle procedure del Codice della crisi d’impresa. Per questo proviamo rabbia e una profonda delusione. Non accetteremo che sia lo Stato italiano, con la sua inerzia, a condurre l’azienda verso il fallimento.»
«I rischi non riguardano soltanto noi. Sono i lavoratori a garantire ogni giorno il trattamento delle acque e la barriera idraulica, il presidio del bacino dei fanghi rossi, la prosecuzione delle bonifiche e la gestione in sicurezza di decine di migliaia di metri cubi di liquido caustico stoccati in impianto – sottolineano i lavoratori Eurallumina -. Se questo presidio si ferma, il danno ambientale per il territorio sarà gravissimo. Il conto ricadrà sullo Stato: la messa in sicurezza e la bonifica sono stimate in circa 300 milioni di euro, a fronte dei pochi milioni necessari oggi per garantire la gestione ordinaria. Dalla riunione di domani pretendiamo, come obiettivo minimo, lo stanziamento immediato delle risorse necessarie alla gestione operativa dello stabilimento fino a fine anno e, comunque, per tutto il tempo necessario a una soluzione strutturale. Quelle risorse servono alla sicurezza degli impianti, alla bonifica della falda e alla gestione del caustico, e servono a garantire il salario dei lavoratori che ogni giorno presidiano il sito. Messa in sicurezza la situazione, servono passaggi rapidi e formalizzati che definiscano finalmente la prospettiva industriale e occupazionale di Eurallumina. È giunta l’ora che ognuno si assuma le proprie responsabilità. Questa fabbrica appartiene prima di tutto a chi ci lavora e all’intero territorio, e per questo continueremo a presidiarla fisicamente. Al termine dell’incontro di domani valuteremo gli esiti e decideremo, di conseguenza, le iniziative da intraprendere», concludono i lavoratori Eurallumina.

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