23 June, 2026

A Carbonia, i cimiteri comunali, nel fine anno e fino a giovedì 7 gennaio (data in cui riprenderà la frequenza ordinaria), osserveranno il seguente calendario di apertura: lunedì 28 dicembre 2020 la mattina dalle ore 7.30 alle ore 12.00 ed il pomeriggio dalle 15.00 alle 17.00; martedì 29 dicembre la mattina dalle ore 7.30 alle ore 12.00 ed il pomeriggio dalle 15.00 alle 17.00; mercoledì 30 dicembre 2020 la mattina dalle ore 7.30 alle ore 12.00 ed il pomeriggio dalle 15.00 alle 17.00; lunedì 4 gennaio 2021 la mattina dalle ore 7.30 alle ore 12.00 ed il pomeriggio dalle 15.00 alle 17.00; giovedì 7 gennaio 2021 la mattina dalle ore 7.30 alle ore 12.00 ed il pomeriggio dalle 15.00 alle 17.00.

Sono 409 i nuovi casi di positività al Covid-19 accertati nelle ultime 24 ore in Sardegna. Si registrano anche 3 decessi (701 in tutto). In totale sono stati eseguiti 466.701 tamponi. Sono 484 i pazienti attualmente ricoverati in ospedale in reparti non intensivi (14 in meno rispetto al dato di ieri), 43 (+2) i pazienti in terapia intensiva. Le persone in isolamento domiciliare sono 15.793. Il dato progressivo dei casi positivi comprende 12.537 (+102) pazienti guariti, più altri 318 guariti clinicamente.

Sul territorio, dei 29.876 casi positivi complessivamente accertati, 6.678 (+120) sono stati rilevati nella Città Metropolitana di Cagliari, 4.828 (+81) nel Sud Sardegna, 2.388 (+101) a Oristano, 5.945 (+35) a Nuoro, 10.037 (+72) a Sassari.

È iniziato con una modalità del tutto inedita, il 26° anno accademico della LUTEC.

Il digitale non risparmia nessuna età e può sembrare scoraggiante e molto duro all’inizio, soprattutto quando si è avanti negli anni. La LUTEC affronta l’impresa: «Partiamo in un modo che non pensavamo di essere costretti ad utilizzare, ma è arrivata l’ora».

«Riprenderemo i contatti, seppur virtuali con tutti i nostri amici, per non disperdere un patrimonio di frequentazioni e di crescita comune che ci ha permesso di stare insieme in tutti questi anni.»

La situazione di difficoltà che si protrae tuttora con le limitazioni ai rapporti interpersonali ravvicinati, soprattutto in ambienti chiusi, ci spingono a proseguire con la sperimentazione a distanza e, poiché abbiamo la convinzione che il distanziamento fisico non debba essere equivalente a distanziamento sociale o a distanziamento mentale, questa è l’unica strada percorribile, se si vuole proseguire l’attività nelle difficoltà contingenti.

Tutto questo, è per noi una faccenda totalmente nuova, un approccio alla tecnologia comunicativa che sicuramente ci trova impreparati ma a cui non dobbiamo ne possiamo sottrarci, capire che possiamo utilizzare questi strumenti a nostro vantaggio e non solo in questo scorcio di tempo segnato dalla pandemia.

Pur consapevoli che chi aderisce e frequenta l’associazione lo fa fondamentalmente per stare insieme, ritrovarsi e socializzare, la situazione non consente cali di attenzione sui rischi pandemici e sappiamo anche che questo valore aggiunto è diventato un pericolo e un rischio troppo grande, soprattutto per la nostra fascia di età, ci rivolgiamo alla tecnologia per superare le barriere che ci tengono lontani fisicamente.

La LUTEC rappresenta per la città, un vero e proprio presidio culturale, quello del “non è mai troppo tardi” un punto di riferimento dove, con grande regolarità, per tutta la durata dell’anno accademico, offre corsi e lezioni di grande qualità e interesse.

Il programma su piattaforma digitale prevede come sempre conferenze e corsi, tanta socialità, seppure mediata dal computer.

I corsi saranno attivati in modalità DAD, raggiungibili attraverso i link inviati agli iscritti tramite mail o messaggio. Il programma e gli aggiornamenti sono disponibili sul sito web della LUTEC.

Con l’augurio che la ripresa degli appuntamenti in presenza possa avvenire in un futuro non troppo lontano, dal Direttivo della LUTEC arrivi a tutti un messaggio di Buon Natale e Felice Anno 2021.

Ines Pinna

Incombe sull’Italia una pioggia di miliardi di euro. Dalla “Next generation EU” proverranno 209 miliardi di euro. Di questi, 82 sono sussidi, cioè non dovranno essere restituiti. Invece i restanti 117 miliardi di euro dovranno essere restituiti, in tempi molto dilazionati ma…dovranno essere restituiti. Oggi abbiamo già un debito pubblico mostruoso pari al 160% del PIL (Prodotto Interno Lordo) annuale e, col nuovo debito che ci apprestiamo a contrarre, sfonderemo un tetto pericoloso. Crollerà il tetto? Resteremo sotto le macerie? Pochi giorni fa Mario Draghi ha messo tutti sull’avviso. Semplificando il discorso ha detto che il Recovery Plan (cioè il regolamento sul modo di spendere) impone che i Governanti spendano i fondi per investimenti produttivi. Cioè, deve trattarsi di investimenti che servano a produrre ricavi, sotto forma di materiali, servizi e benefici per le prossime generazioni. Con quei ricavi si pagheranno i debiti contratti per ricevere i prestiti del Next Generation EU. E’ vietato sprecare i soldi in progetti meramente consumistici, o colmare vecchie falle di imprese decotte o, peggio ancora, per soddisfare appetiti clientelari. La Commissione europea valuterà i progetti, boccerà quelli che non corrisponderanno ai crismi e, nel caso di evidente incapacità, applicherà le “Condizionalità”. Queste sono temute da molti, perché in caso di fallimento potrà essere necessario l’intervento di una “trojka europea” a correggere i bilanci della Nazione inefficiente. Stesso discorso vale per il “MES” (Meccanismo Europeo di Stabilità). Il MES sanitario prevede 36 miliardi di euro di prestiti agevolati per la ristrutturazione della rete ospedaliera e della sanità territoriale italiana. Nello schema governativo (PNRR) di utilizzo della Next Generation EU è stato previsto di destinare a tutta la sanità italiana la somma di 9 miliardi di euro. Vi è stata l’immediata reazione del ministro della Sanità Roberto Speranza che ha fatto rilevare che, secondo i calcoli dei tecnici dei suoi uffici, sarebbero necessari 25 miliardi di euro solo per la sanità territoriale, senza contare gli ospedali. Questa discrepanza, tra necessità reale e gli irrisori fondi stanziati dal Governo, la dice lunga. Sulla base dei 9 miliardi di euro per tutta la sanità nazionale, la Regione Sardegna ha programmato di destinare una somma che si aggira intorno ai 250 milioni di euro per la sanità nostrana. Se si pensa che per costruire l’Ospedale unico del Sulcis Iglesiente non basterebbero 100 milioni di euro, si capisce quanto sia irrealistica l’aspettativa della nostra Provincia di avere il nuovo “Ospedale unico”. Pertanto, ne nasce che il suggerimento di tenerci stretti gli ospedali che abbiamo e di pretendere la ricostituzione dei reparti specialistici sottratti, è più che mai valido. Il Recovery Plan dispone di realizzare programmi di Digitalizzazione di tutte le attività umane investendo in “Conoscenza”, “Formazione”, e “Ricerca”. Inoltre impegna tutte le Nazioni europee alla Green Economy (Economia verde). Cos’è? Si tratta di una rivoluzione culturale, economica e sociale. Per rivoluzione si intende proprio: “ribaltamento” , “capovolgimento”. Si tratta cioè di un cambiamento epocale, come altri ci sono stati nella storia umana. Antecedentemente alla “Prima Rivoluzione industriale” il mondo era ancora medioevale e le malattie erano, soprattutto, da infezione: lebbra, peste, vaiolo, colera, tifo petecchiale. Allora la gente viveva prevalentemente nelle campagne e nei borghi sotto i castelli. Il potere politico e la borghesia abitavano dentro le cinte murarie. Allora l’energia per la produzione di lavoro era generata dalla fatica muscolare di uomini ed animali. Con la Prima Rivoluzione industriale del 1700, le macchine a vapore richiesero la necessità di aggregare molti operai vicino alla sede delle Industrie. Queste sorgevano nelle periferie delle città manufatturiere. Ne conseguì l’aumento della densità di popolazione. Il forte addensamento di persone nelle filande e nelle industrie metallurgiche fece esplodere le epidemie di vaiolo. Londra, la città più industrializzata d’Europa, ne fu la più colpita. Il medico Edward Jenner, sotto quella spinta letale, sperimentò il vaccino antivaioloso con successo. Gli Illuministi del tempo diffusero la cultura della vaccinazione. Voltaire, lady Wortley Montague, e Mary Shelley ne furono instancabili promotori. Anche allora in Italia vi fu una corrente di antivaccinatori che si opponeva alla scarificazione con pus di pustola di bovini perché, dicevano, “ci si espone al pericolo di essere minotaurizzati”. Era il tempo della Rivoluzione Francese. Nella seconda metà del 1800, la produzione industriale aumentò fortemente con l’uso del carbon fossile e l’invenzione del motore a combustione interna che produceva elettricità. Dall’iniziale produzione industriale di tessuti e ferro, si passò a produrre acciaio ed altri mezzi meccanici. I padroni dell’Industria divennero sempre più ricchi e le fabbriche attirarono in città le masse di contadini disoccupati. Era la disoccupazione del tempo in cui le leggi istituirono le “enclosures” e le “chiudende”, trasformando i terreni agricoli demaniali in terreni privati. I contadini emigrati in città trovarono alloggio nei caseggiati popolari costruiti vicino alle fabbriche, e divennero “operai salariati”. L‘inurbamento, le masse operaie ed il forte arricchimento dei padroni delle industrie generarono fenomeni sociali, politici e sanitari nuovi. Intellettuali come Friedrich Engels, John Stuart Mill e Karl Marx posero le basi di un nuovo ordine sociale e politico, e la distinzione della società in “classi”: classe operaia, borghese e capitalista. Nel 1800, tra le masse operaie accalcate in ambienti igienicamente miserabili, la TBC epidemica esplose facendo molte vittime. Anche il vaiolo ed il colera continuarono ad imperversare; il fattore facilitante fu la scarsità di igiene (assembramenti eccessivi, rete idrica e fognaria insufficienti) conseguente alla rivoluzione urbanistica dovuta al sorgere dei quartieri operai. Con Pasteur e Koch, a fine 1800, si posero le basi della Microbiologia e dell’Igiene pubblica. La guerra ai microbi e l’Anestesiologia consentirono di sviluppare la Chirurgia addominale e ginecologica. Il passaggio dal “lavoro muscolare”, come fonte di energia, alle “macchine a vapore” aveva cambiato l’ordine sociale. Le migliorate condizioni economiche delle Nazioni furono il terreno da cui germogliarono le Università e i Centri di ricerca. Nel 1900 vennero messi a punto tutti i vaccini oggi conosciuti e cessarono le epidemie mortifere di vaiolo, colera, TBC e poliomielite, nel mondo occidentale. La ricerca sviluppò gli “antibiotici”, e l’“insulina”, e si disegnò la rete ospedaliera moderna. Nacquero dapprima le “Casse Mutue”, poi il Sistema Sanitario Nazionale. Con la “Terza Rivoluzione industriale”, avvenuta nel 1960, si assistette all’applicazione dell’elettronica alla produttività industriale. La fonte di energia era, ed è, l’elettricità prodotta con il carbon fossile, il petrolio, il gas naturale e l’energia nucleare. Migliorarono ulteriormente le condizioni economiche delle Nazioni, la Ricerca e la Sanità Pubblica. Ne derivò un notevole miglioramento della qualità e l’allungamento della prospettiva di vita. Avvenne un fatto nuovo nella storia dell’Umanità: il cambiamento demografico ottenuto attraverso il controllo farmacologico delle nascite. Ne derivarono anche l’inquinamento ambientale, la distruzione delle foreste, l’estinzione di specie animali, la desertificazione, il buco dell’ozono, il riscaldamento atmosferico, la  progressiva fusione dei ghiacciai, il sollevamento del livello dei mari ne il sovvertimento delle stagioni. Iniziarono a prevalere le malattie tumorali e quelle degenerative legate all’inquinamento, all’alimentazione, e all’invecchiamento della popolazione. Agli ospedali si aggiunsero le RSA per accogliere gli anziani non più assistibili dalle famiglie, ormai anch’esse invecchiate e senza l’aiuto di una nuova generazione per la scarsità di figli. Comparve un imponente fenomeno migratorio dalle regioni povere del pianeta verso il mondo occidentale (Europa, Nord America, Australia). Contemporaneamente al calo demografico e all’invecchiamento dell’Occidente comparve il forte incremento di natalità in Asia, Africa e Sud America. Si passò da una popolazione mondiale di tre miliardi del 1960 ai sette miliardi e mezzo del 2020. Ne conseguì un problema alimentare che venne affrontato con l’iperproduzione di cereali e riso di nuovo tipo: gli OGM (organismi geneticamente modificati). Per produrli fu necessario conquistare nuovi terreni agricoli attraverso la deforestazione e l’impiego di glifosato. Avvennero l’ulteriore impoverimento della “biodiversità” ed il cambiamento degli habitat naturali. Le specie animali sopravvissute furono costrette in spazi più limitati e ne derivò un conflitto, per la sopravvivenza, contro l’Uomo. Finché gli animali selvatici, con i loro virus e batteri, vissero separati fisicamente dall’Uomo, vi furono rare incursioni virali e batteriche al di fuori della foresta. Quando però la pressione dell’Uomo sul ristretto mondo selvatico si fece eccessivo, avvenne il travaso (spillover) di malattie virali e batteriche da quel mondo al mondo degli umani. Oggi, l’epidemia di Coronavirus, dopo quelle precedenti di SARS del 2002, quella di MERS del 2011 e di Ebola del 2014, è la naturale conseguenza del ribaltamento delle proporzioni tra umani ed animali selvatici. Il tutto, nacque dall’esigenza di sottrarre terreni coltivabili alla Natura selvatica e trasformarli in campi per colture OGM. Oggi il Mondo occidentale è al “redde rationem”. C’è arrivato dopo catastrofi naturali accelerate dal lavoro umano della Terza Rivoluzione industriale. Anno 1976: avvenne il disastro di Seveso. Un incidente nell’azienda ICMESA di Meda causò la fuoriuscita di una nube tossica di diossina, un potente cancerogeno. Anno 1986: avvenne la catastrofe nucleare di Chernobyl in Ucraina. Alle vittime immediate si aggiunsero poi le vittime degli anni successivi in tutta Europa. Vi fu un forte aumento delle leucemie nei bambini e dei tumori negli adulti. In particolare: cancro della tiroide, della mammella e dei polmoni. Le polveri radioattive, diffuse dai venti e dalle correnti d’alta quota, ricaddero ovunque sulle colture e, attraverso gli alimenti, giunsero all’Uomo. Gli animali erbivori, pascolando su prati inquinati, concentrarono i radioisotopi nelle loro carni e nel latte. Per tale ragione nel 1987 l’Italia votò a favore del referendum abrogativo delle centrali nucleari. Negli anni precedenti, corrispondenti alla crisi delle miniere del Sulcis Iglesiente, i Governi avevano approvato Piani per delocalizzare le industrie metallurgiche del Nord e concentrarle in Sardegna. L’area più impegnata dalla neo-industrializzazione fu Portovesme. Ne conseguì un inquinamento ambientale tale da sovvertire per sempre la vocazione agricola della zona. Le colture di tutto il Sulcis Iglesiente andarono in crisi, sia per sottrazione di personale all’agricoltura, all’allevamento ed alla pesca a favore dell’industria, sia per la carenza d’acqua, destinata in massima parte agli impianti di raffreddamento. Il danno ambientale fu tale che nel novembre 1990 fu votata dal Parlamento la legge per il recupero e disinquinamento della cosiddetta “Area ad alto rischio di crisi ambientale del Sulcis Iglesiente”. Fu un “Recovery Plan” dell’epoca. Il Governo Italiano stanziò 200 miliardi di lire per il disinquinamento e la conversione produttiva in “Economia verde”. Quel Piano di 30 anni fa è ormai dimenticato ma, in questo momento di crisi economica e sociale da disastro sanitario, oggi ritorna alla mente. E’ un ottimo esempio per capire sia il nostro presente pandemico che il prossimo futuro di ricostruzione economica con i fondi della “Next Generation EU” e del “MES”. Quel genere di industrializzazione venne eliminato in quasi tutta Italia. Oggi ne abbiamo pochi residui come le acciaerie ex ILVA di Taranto. Il problema ambientale venne provocato, soprattutto, dalle polveri sottili emesse in atmosfera dai camini degli alti forni in cui si bruciavano derivati del petrolio e carbon fossile, per produrre energia elettrica. In quegli anni, allo scopo di rivitalizzare i mari trasformati in deserti dall’inquinamento di scarichi tossici, il Governo finanziò le “Aree marine protette”. Nell’anno 2004, l’Amministrazione comunale di Sant’Antioco deliberò l’istituzione dell’Area marina protetta dell’Arcipelago del Sulcis. Il progetto non andò in porto, a causa del mancato consenso di gruppi di pescatori. Nell’anno 2011 avvenne il disastro nucleare di Fukushima in Giappone. Tutt’oggi il problema non è risolto. Dopo quell’evento la Germania votò a favore del referendum per l’eliminazione delle Centrali nucleari e la per conversione in “Economia verde”. Nel 2019 la Commissione europea ha votato il programma ambientalista denominato “European Green New Deal“ (nuovo patto europeo sull’ambiente). Il programma accoglie tutti i principi del “Paris Agreement” (accordi di Parigi) del 2015. Questo è un accordo fra gli Stati Membri della “Convenzione quadro delle Nazioni Unite“ sui cambiamenti climatici. Riguarda la riduzione di emissioni di gas serra e i relativi finanziamenti, a partire dall’anno 2020. Oggi il Coronavirus ha creato una tale prospettiva di disastro economico, che la Commissione europea si è affrettata ad allestire il più grande Piano economico della storia dell’Europa. E’ il “Next Generation EU”. Ad esso si associano il “MES” ed il programma di acquisto di debito pubblico delle Nazioni ideato dalla presidente della BCE, Christine Lagarde. Il “Next Generation  EU” contiene, al suo interno, il regolamento per la formulazione di progetti che consentirà l’accesso ai sussidi e ai prestiti. All’Italia spettano 209 miliardi di euro. E’ una somma enormemente più grande del “Piano Marshall” americano per gli aiuti all’Europa alla fine della II Guerra Mondiale. La presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, ha ribadito che verranno finanziati, soprattutto:
  • La Digitalizzazione per l’Industria 4.0,
  • La “Green economy”. Le tre Donne dell’Europa, Angela Merkel, Ursula Von der Leyen e Christine Lagarde hanno sostenuto insieme la necessità che l’Europa realizzi il progetto del: “European Green New Deal”. In esso trovano piena legittimazione i progetti del “nuovo patto di economia verde” così sintetizzabili: 1 – Ripristino dell’ambiente inquinato, 2 – Protezione dell’ambiente dall’attacco dell’Uomo, 3 – Riduzione del gas serra pari a: 55% in meno di emissioni industriali di SO2, NO, e polveri sottili da combustione di derivati del carbone e del petrolio entro il 2030, 4 – Liberarsi dai metodi produttivi della terza rivoluzione industriale entro il 2050 (carbon free) 5 – Cessazione dei motori a combustione, 6 – Promozione dei motori elettrici o a idrogeno, 7 – Produzione elettrica con le fonti rinnovabili (sole, vento, moto ondoso, aree, etc.), 8 – Economia circolare (riutilizzo materiali),
9 – Riciclo rifiuti ed eliminazione progressiva della plastica, 10 – Controllo della dispersione termica, 11 – Centrali elettriche a idrogeno, 12 – Riduzione del riscaldamento dell’atmosfera e dei mari, 13 – Protezione della biodiversità, 14 – Incremento dei trasporti in mare e canali d’acqua, 15 – Aree marine protette; aree terrestri protette, 16 – Etc. Una tale rivoluzione, digitale e green, avrà estremo bisogno di un apparato burocratico efficiente. L’attuale inefficienza burocratica della Pubblica amministrazione è dovuta a scarsità di Personale. Nei Paesi del Nord Europa esiste un rapporto medio di dipendenti pubblici per 1.000 abitanti pari a 150/1.000. In Italia siamo gravemente deficitari: il rapporto è pari a 50/1.000. La “Nuova Generazione” sarà totalmente assorbita da questo nuovo modo di produrre ricchezza e avrà bisogno di un grande apparato burocratico. Una città come Carbonia ha oggi soltanto 1.500 dipendenti della Pubblica amministrazione. Ne dovrebbe avere almeno 4.500. Similmente dicasi di Iglesias. Con questi nuovi rapporti numerici avremo: 1 – Migliore efficienza degli uffici comunali, 2 – Migliore efficienza dei tribunali, 3 – Migliore efficienza degli ospedali, 4 – Migliore efficienza delle scuole, dei Centri di Ricerca e di Formazione. Ci auguriamo che il Piano si realizzi. Buon anno 2021. Mario Marroccu

Con la consegna delle chiavi al proprietario del Fondo e al sindaco di Gonnesa, la Fondazione del Cammino Minerario di Santa Barbara ha completato la messa in opera della recinzione e del cancello di accesso che consente ai pellegrini del Cammino Minerario di Santa Barbara di transitare liberamente in una proprietà privata senza disturbare la conduzione dell’azienda agricola attraversata.

Dopo l’accordo raggiunto con la società regionale Carbosulcis e la società ENI REWIND per il transito a piedi, in bicicletta e a cavallo nell’area di Seruci, la Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara da attuazione all’impegno che sancisce la proficua compatibilità tra l’interesse pubblico e quello privato per il quale è nato il Cammino Minerario di Santa Barbara.

I pellegrini del Cammino Minerario di Santa Barbara potranno in tal modo transitare comodamente dalla miniera al grande villaggio nuragico di Seruci dove, oltre allo stupendo paesaggio della costa sud-occidentale della Sardegna, potranno ammirare le straordinarie testimonianze dell’opera realizzata dall’uomo negli ultimi 3.500 anni di storia del territorio.

L’istituzione di un tavolo tecnico permanente sulla disabilità è la richiesta della consigliera regionale e segretaria della Commissione Sanità e Politiche sociali del Movimento Cinque Stelle, Carla Cuccu, contenuta in un’interrogazione al presidente della Regione, Christian Solinas, e all’assessore regionale alla Sanità, Mario Nieddu.  
«Purtroppo, devo constatare che l’attuale emergenza sanitaria per il Coronavirus - ha detto Carla Cuccu - ha fatto riemergere vecchie criticità legate proprio alle persone diversamente abili. Tra queste la scarsa o l’assenza di assistenza domiciliare.»
L’obiettivo del tavolo tecnico è quello di risolvere le problematiche legate alla disabilità. «Soprattutto in questo particolare momento storico - ha concluso Carla Cuccu - è importante non dimenticarsi di chi soffre per la disabilità e anche dei suoi familiari, completamente abbandonati a se stessi.»

«Voglio esprimere la mia più sincera e totale solidarietà a tutto il personale della nostra ASL che in queste ore e in questi giorni difficili continua a lavorare, spesso in condizioni estreme, per salvaguardare la nostra salute e la nostra serenità. So che in queste ore si sta procedendo a fare tamponi al personale  e alle persone coinvolte nel focolaio di Covid che si è sviluppato nei giorni scorsi, ma trovo assurdo che non si faccia uno screening più ampio che coinvolga la popolazione che è venuta in contatto con le persone che purtroppo hanno sviluppato il Covid.»
Lo scrive, in una nota, Luca Pizzuto, segretario regionale di Articolo 1. «Sappiamo bene che la tracciabilità del contagio è la cosa più importante da fare per evitare che si diffonda, soprattutto in un periodo come questo, dove tante persone sono in giroaggiunge Luca Pizzuto -. Trovo sconcertante che la politica regionale di questa maggioranza, subito dopo marzo, non si sia impegnata a mettere in sicurezza il nostro sistema sanitario, aprendo i reparti dedicati all’emergenza e poi applicando i protocolli indicati dal ministero. Invece che organizzare il sistema per reggere la seconda ondata si è pensato ad una logica più spartitoria che di efficienza sanitaria, con la legge disastrosa sul ritorno alle ASL che inevitabilmente crea confusione nella macchina amministrativa in un momento critico come questo, e che ha l’unico scopo di creare qualche posto in più non necessario ad affrontare la pandemia.»
«Si agisca ora, immediatamente, nell’applicare i protocolli previsti, nel creare un reparto Covid in questo territorio ma in struttura ospedaliera diversa dall’unica dedicata all’emergenza (altrimenti non si garantirà, come in queste ore,  neanche quella) e nel fare screening di massa. La terza ondata è quasi una certezza, non facciamoci trovare impreparati conclude Luca Pizzuto -. Rivolgo e rivolgiamo, a nome della forza politica che rappresento, il più affettuoso e sincero ringraziamento a tutte le persone e i lavoratori della sanità pubblica che in queste ore si mettono in pericolo per salvarci e per darci sicurezza e serenità. Grazie davvero, senza di voi oggi qui sarebbe un’ecatombe.»

Sono 331 i nuovi casi di positività al Covid-19 accertati nelle ultime 24 ore in Sardegna, 4.115 i tamponi eseguiti. Salgono a 29.467 i casi di positività dall’inizio dell’emergenza.

Si registrano 9 decessi (698 in tutto), sei uomini e tre donne fra 42 e 87 anni. Le vittime: tutte residenti della provincia del Sud Sardegna a eccezione di due rispettivamente della provincia di Sassari e della Città Metropolitana di Cagliari.

In totale sono stati eseguiti 462.857 tamponi. Sono 498 i pazienti attualmente ricoverati in ospedale in reparti non intensivi (ventuno in meno rispetto al dato di ieri), 41 (-3) i pazienti in terapia intensiva. Le persone in isolamento domiciliare sono 15.476. Il dato progressivo dei casi positivi comprende 12.435 (+244) pazienti guariti, più altri 319 guariti clinicamente.

Sul territorio, dei 29.467 casi positivi complessivamente accertati, 6.558 (+88) sono stati rilevati nella Città Metropolitana di Cagliari, 4.747 (+75) nel Sud Sardegna, 2.287 a Oristano, 5.910 (+103) a Nuoro, 9.965 (+65) a Sassari.

«Un vero gentiluomo della Politica, uno stimatissimo Assessore e un illuminato Amministratore che con il suo impegno ha contribuito a far crescere e valorizzare le imprese artigiane della Sardegna. Un’alta figura politica, istituzionale, morale e professionale di cui tutta l’Isola sentirà la mancanza.»

Con queste parole, il presidente ed il segretario di Confartigianato Imprese Sardegna, Antonio Matzutzi e Daniele Serra, esprimono profondo cordoglio per la scomparsa del caro Roberto Frongia.

«Non abbiamo difficoltà a riconoscere come il settore abbia trovato in Roberto Frongia un eccellente assessore del’Artigianato con il quale la nostra
Associazione si è confrontata e ha lavorato con profitto
sottolineano Antonio Matzutzi e Daniele Serranel quinquennio del suo Mandato, tra il 1999 e 2004, con il suo impegno creò le condizioni per un importante sviluppo del settore artigiano; le piccole imprese, infatti, arrivarono a sfiorare il massimo storico di registrazioni con 42mila realtà iscritte alle Camere di Commercio.»

Confartigianato Sardegna ricorda anche il fondamentale lavoro svolto per il rilancio e il rifinanziamento della storica legge regionale per l’Artigianato, la legge 51 del 1993.

«Credette talmente tanto nello sviluppo delle imprese artigiane – riprendono il Presidente e il Segretario che al settore furono destinate risorse mai più stanziate da nessun Assessore e nessuna Giunta.»

«Le porte del suo Assessorato concludono Antonio Matzutzi e Daniele Serraerano sempre aperte per tutti e, soprattutto, era sempre pronto al confronto con il variegato mondo degli artigiani e delle Associazioni di Categoria, sempre con l’obiettivo di trovare soluzioni per la crescita di un comparto che, fino ad all’ora, era stato considerato come un settore di serie B.»

Il presidente Daniela Marras ha convocato il Consiglio comunale di Carbonia per martedì 29 dicembre, alle ore 17.30, e in seconda convocazione il 31 dicembre alle ore 9.30 (in seduta straordinaria esclusivamente in videoconferenza).

La seduta verterà sui seguenti punti all’ordine del giorno: 1. Interrogazioni, interpellanze, mozioni; 2. Approvazione Piano Economico Finanziario (PEF) 2020 secondo quanto previsto dal metodo tariffario per il Servizio Integrato di Igiene Urbana e Servizi complementari – Delibera ARERA 443/2019/R/RIF del 31 ottobre 2019 – MTR.