5 September, 2026

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Un coordinamento che veda insieme operatori e rappresentanti delle associazioni di pazienti per affrontare nell’immediato le principali criticità dell’assistenza al Businco di Cagliari: lo ha proposto l’assessore della Sanità, Luigi Arru, al termine del lungo confronto svoltosi questa mattina con le rappresentanti della Fondazione Taccia, Fidapa, progetto Mai più sole contro il tumore ovarico, Socialismo Diritti e Riforme. L’assessore, affiancato dalla direttrice generale dell’Azienda Brotzu, ha ascoltato le segnalazioni e le proteste delle pazienti, presenti alcuni medici e infermieri delle oncologie.

«Molti dei disservizi che giustamente lamentate – ha detto Luigi Arru – sono affrontabili con una diversa presa in carico del paziente e con modelli organizzativi che mettano l’umanizzazione al primo posto. L’Azienda sta lavorando per riorganizzare l’assistenza e, a livello regionale, stiamo creando percorsi di integrazione tra ospedali, tra Brotzu e Azienda ospedaliera di Cagliari, tra Oncologico e Policlinico. Non è pensabile che le terapie farmacologiche si debbano fare solo al Businco, e non anche sul territorio, o che pazienti vadano fuori Sardegna per essere operate, quando possono esser prese in carico da altre Chirurgie oncologiche nell’Isola.»

Secondo la proposta dell’assessore, il coordinamento Direzione Brotzu, associazioni dei pazienti, operatori dovrà verificare i tempi di diagnosi, prevedendo l’attivazione dei percorsi di presa in carico (con particolare attenzione alla presa in carico olistica, cioè bio-psico-sociale) e l’umanizzazione delle cure. Il coordinamento lavorerà all’attivazione di percorsi integrati tra Azienda Brotzu e altre realtà dell’area metropolitana per gli interventi chirurgici e le chemio e radioterapie; si occuperà del rafforzamento dei percorsi dipartimentali interdisciplinari; verificherà percorsi di cooperazione pubblico-privato nell’assistenza psicologica e sociale. Infine, rappresentanti delle associazioni di pazienti saranno inseriti nella Rete di coordinamento Oncologico regionale.

Sulla proposta dell’assessore, aperta ad integrazioni, le rappresentanti delle pazienti si sono riservate di dare risposta dopo aver riunito le rispettive associazioni.

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Dopo il successo della tournée all’estero “Raices”, l’Associazione Culturale Palazzo d’Inverno torna in Sardegna con una nuova produzione “Alma de Cuba” che dal 10 al 14 agosto coinvolgerà varie location dell’isola. Si tratta di un inedito progetto che vede protagonisti due artisti cubani ormai ampiamente affermati a livello internazionale: Netsy Navarro e Sixto Marquez, entrambi musicisti, danzatori e vocalist.

“Alma de Cuba” è molto più che un concerto. E’ un vero e proprio viaggio sonoro alla scoperta di una cultura fortemente contrassegnata dalla storia del popolo cubano, in cui si intrecciano richiami etnici, contaminazioni e ricerca per un risultato performativo di grande impatto. In campo il suono ma anche la fisicità coinvolgente del movimento e della danza, la potenza delle percussioni a scandire un crescendo ritmico quasi ipnotico, i colori dei costumi e i canti, che sapientemente mixano momenti di puro virtuosismo a frizzanti   e scatenate improvvisazioni liriche.

L’obiettivo di questa nuova produzione è generare una no-stop musicale di quasi due ore, all’insegna della mescolanza, dove la matrice caraibica sorprendentemente si declina continuamente al rock, alla dance music, al pop, in una sorta di totale riscrittura melodica del tutto inedita, emozionante, coinvolgente e godibile dal pubblico più eterogeneo. 

Un progetto quindi, che evidenzia e conferisce ulteriore energia alla mission dell’Associazione Culturale Palazzo d’Inverno, da trent’anni impegnata nella diffusione capillare di una cultura che attraverso l’aspetto ludico possa arrivare ovunque e a chiunque. Punti cardine: intrattenere e divertire, ma anche divulgare storie e tradizioni di paesi lontani per uno scambio/confronto/contaminazione sempre più necessari ed urgenti, considerato anche l’attuale momento storico, sociale e politico.

Forte di questi obiettivi, già da dodici anni Palazzo d’inverno realizza in collaborazione con la Regione Autonoma della Sardegna il progetto “Sardegna e Cuba si incontrano” con manifestazioni che esaltano il valore della multiculturalità. Un confronto e scambio che da Cuba si estende poi alla più ampia conoscenza del mondo latino, dal sincretismo religioso alle tradizioni magiche e misteriose, fino alla musica e alle danze dei vari popoli. Un progetto che ha dato enormi soddisfazioni e sempre più motivazioni ad approfondire l’interesse per la musica e le culture del mondo, attraverso l’organizzazione di grandi eventi in Sardegna e all’estero, nonché la gestione di relazioni internazionali. 

Il tour “Alma de Cuba”realizzato sotto l’egida della Regione Sardegna, si svilupperà secondo il calendario seguente:

10 agosto Assemini – Parco di Santa Lucia 

11 agosto Olbia – Onda Latina Disco

12 agosto Siniscola La Caletta – “Crema y Cioccolato” Via Cagliari 1 

13 agosto Cagliari – Palm Beach

14 agosto Pula – Piazza del Popolo

Tutti gli spettacoli avranno inizio alle ore 21,30.

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Gli indennizzi statali destinati a comuni sardi gravati da servitù militari non sono ancora disponibili nelle casse comunali.

Sul problema hanno presentato un’interrogazione (in allegato) al Presidente della Regione, Francesco Pigliaru, il consigliere regionale Francesco Agus (Campo Progressista Sardegna) – primo firmatario – e i consiglieri Franco Sabatini, Roberto Deriu, Pietro Cocco, Piero Comandini, Rossella Pinna, Valerio Meloni, Pierfranco Zanchetta, Antonio Gaia, Emilio Usula.

Le risorse previste per il quinquennio 2010-2014 sono ancora in attesa di essere trasferite dallo Stato, per il tramite della Regione, ai 10 comuni interessati agli indennizzi. Ma già nel corso del 2017 il problema era emerso nella sua gravità: i soldi statali non sono stati trasferiti perché non più disponibili nel bilancio statale. 

«Da anni i comuni attendono queste risorse – spiega Francesco Agus –  una manna dal cielo per i bilanci comunali delle comunità di poche migliaia di abitanti, come Arbus o Perdasdefogu. Ma non si tratta di risorse da richiedere o concordare, bensì di indennizzi, dovuti per legge, dallo Stato alle comunità che da decenni subiscono gli effetti, anche negativi, dell’elevata presenza militare nell’isola. Con questi soldi i comuni realizzano opere pubbliche e mantengono attivi servizi sociali indispensabili, perciò non è più tollerabile che lo Stato eviti di affrontare il problema.»

L’art. 300 del D.Lgs. 15/03/2010, che ha sostituito la precedente legge n. 104 del 1990, stabilisce che alle Regioni maggiormente oberate dai vincoli e dalle attività militari, comprese la dimostrazione e la sperimentazione di sistemi d’arma, individuate ogni quinquennio con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Ministro della difesa, lo Stato corrisponde un contributo annuo da destinarsi alla realizzazione di opere pubbliche e servizi sociali nei comuni nei quali le esigenze militari, compresi particolari tipi di insediamenti, incidono maggiormente sull’uso del territorio e sui programmi di sviluppo economico e sociale. La Regione Sardegna, per propria decisione, ha stabilito di trasferire direttamente queste risorse statali ai comuni.

Per i consiglieri regionali firmatari dell’interrogazione, i tempi con cui prima sono stabilite le percentuali di occupazione – nell’ultimo decreto ministeriale del 2017 alla Sardegna è stato riconosciuta un’incidenza dei vincoli e delle attività militari del 58,64% sul totale delle regioni a statuto speciale – e, successivamente, vengono trasferite le risorse dovute alle Regioni, sono troppo lunghi e non accettabili, in considerazione anche del problema, più generale, dei tagli statali agli Enti locali sardi.

«E’ evidente che il forte ritardo già accumulato per il trasferimento di tutti gli indennizzi dovuti per le servitù militari – sottolinea Francesco Agus – si aggiunge al grande problema dei tagli dello Stato alle entrate comunali su cui stiamo lavorando, anche in Consiglio regionale, con i parlamentari sardi. I comuni gravati da servitù militari hanno dovuto attendere quasi 10 anni per avere il saldo del quinquennio 2005-2009. Se consideriamo che negli stessi ultimi 10 anni, parallelamente, lo Stato ha tagliato circa 300 milioni di entrate a tutti i comuni sardi, la situazione rischia seriamente di diventare esplosiva, perché i comuni non potranno più garantire i servizi essenziali e indispensabili per le proprie comunità.»  

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L’architetto Francesca Tronci, portavoce e consigliera comunale del M5S al comune di Iglesias, ha scritto una lettera ai cittadini sui tempi legati all’approvazione del Piano Particolareggiato del Centro Matrice.

«A seguito delle novità nel Settore III – Programmazione, Pianificazione e Gestione del Territorio riferite alla realizzazione del Piano Particolareggiato del Centro Matrice e sperando di fare cosa gradita – scrive Francesco Tronci -, vi comunico, a scopo puramente informativo, che quest’ultimo sarà l’unico strumento attuativo utilizzabile per questioni urbanistico-edilizie nel centro matrice. Questo strumento è stato realizzato in modo puntuale, individuando per ogni unità abitativa una scheda di riferimento in cui vengono sintetizzati: l’inquadramento, i dati urbanistici, i vincoli, le proprietà e destinazioni d’uso, l’ortofoto recente, l’inquadramento tipologico e catastale storico, la documentazione fotografica recente, le linee guida progettuali e le classi di trasformazione e sedime preferenziale nuovi corpi di fabbrica. Come reso noto dal dirigente del Settore III, dott. ing. Lamberto Tomasi, in data 07/05/2018 con deliberazione di Consiglio comunale n. 34 è stato adottato il “Piano Particolareggiato del Centro Matrice [PPCM]”.»

«Questo Piano – aggiunge Francesca Tronci – è stato pubblicato nel Buras in data 28/06/2018 e chiunque abbia interesse potrà prenderne visione e formulare le proprie osservazioni entro il termine di 60 giorni dalla pubblicazione dell’avviso sull’Albo Pretorio online del comune di Iglesias e sul Buras, ai sensi dell’art. 20 e 21 della legge regionale n. 45/89 così come modificati dalla legge regionale n. 8/2015, come richiamato nell’avviso allegato alla presente. Sappiate quindi che è vostro diritto prendere visione della scheda che riguarda la vostra unità abitativa e se necessario presentare osservazioni entro il 27 agosto 2018. Qualora aveste bisogno di ulteriori informazioni – conclude Francesca Tronci -, non esitate a contattarci.»

 

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L’iniziativa dell’UGL “Lavorare per Vivere” arriva a Marcinelle, in Belgio, per commemorare le 262 vittime, di cui 136 italiani, che persero la vita nell’incendio in miniera, l’8 agosto del 1956. È questo il tema scelto dal sindacato che, dopo l’Italia, oltrepassa i confini nazionali per sensibilizzare le autorità europee sul fenomeno delle “morti bianche” Inoltre, in virtù di questa ricorrenza l’8 agosto è stata proclamata la “Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”. 

«Il dramma di Marcinelle, avvenuto 62 anni fa, invita a riflettere sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro. Si tratta di un impegno prioritario anche in ambito europeo con il fine di contribuire al miglioramento delle condizioni lavorative – ha dichiarato Paolo Capone, segretario generale dell’UGL, presente all’evento che si sta tenendo a Marcinelle in Rue du Cazier -. Mentre si parla di robot pronti a sostituire gli operai, si continua a morire nelle fabbriche e sui cantieri, soprattutto perché la formazione rimane, spesso, solo sulla carta e, a causa della crisi, le imprese hanno sempre meno fondi da investire in sicurezza. Anche per tale ragione, e con l’obiettivo di divulgare una maggiore cultura della sicurezza sul lavoro, il sindacato UGL quest’anno ha ricordato i 1029 decessi del 2017 con due manifestazioni, svoltesi a Roma e Milano, con l’installazione di altrettante sagome di cartone per commemorare le ‘morti bianche’. Oggi siamo a Marcinelle con 262 sagome bianche, in ricordo dei minatori che persero la vita, a causa di un incendio in una miniera di carbone. Investire nella prevenzione e nella sicurezza sul lavoro è un dovere civico a livello globale, che deve coinvolgere le Istituzioni, le parti sociali, le aziende e i loro dipendenti. Infatti, con la condivisione e la diffusione di best practice, si può salvare la vita ai dipendenti, soprattutto di chi svolge lavori a rischio.»

 

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“Logos. Un ponte verso l’Europa”, la rassegna internazionale di danza contemporanea diretta da Simonetta Pusceddu porta avanti il dialogo profondo fra danza, arte circense, musica, teatro, arte visiva creando “Un ponte verso l’Europa” attraverso il coinvolgimento di oltre cinquanta artisti in mobilità nel Vecchio Continente.

La chiusura di questa parte estiva (23° spettacolo) è affidata alla creazione collettiva “Il sentiero di Kappa” in scena l’8 agosto al T.OFF, e in replica il 7 e il 9 agosto, visto il numero di richieste di partecipazione, sempre al T.Off, via Nazario Sauro n.6, a Cagliari, alle ore 21.00.

Un appuntamento dedicato alla poetica del grande regista teatrale Tadeusz Kantor, tra i maggiori teorici del Teatro del Novecento e pioniere delle avanguardie teatrali, per festeggiare i trent’anni di Tersicorea, l’associazione culturale cagliaritana che da tre decadi porta avanti l’azione di promozione e sostegno dei giovani artisti, dove il linguaggio della danza è strumento di comunicazione tra arte, territorio e patrimonio culturale. Uno spettacolo scritto da Anthony Mathieu, con la regia e coreografia di Simonetta Pusceddu.

Una passeggiata sulla scena come in un cimitero, ricercando le tracce di questa vita che poco fa ci emozionava tanto”. Da queste riflessioni del drammaturgo polacco nasce l’ispirazione per questa prima forma di spettacolo (non una rappresentazione). Un percorso straordinario nella memoria, in cui il desiderio è quello di costruire una scena kantoriana popolata da legni, ferri vecchi arrugginiti, oggetti strappati alla morte, sospesi tra passato e infinito. Oggetti che Kantor amava definire poveri, oggetti senza dignità d’uso quotidiano, che appunto perché tali riportano alla luce gesti, suoni, odori, familiarità, emozioni. Attori che popolano la scena con presenze che non hanno nulla di vivo, reale, ma richiamano alla mente morti vaganti, fantasmi. In scena: Anthony Mathieu ed Antonio Piovanelli, con la partecipazione di Lucrezia Maimone; Ideazione e luci: Gerardo Jonas Gouveia Villarroel; Make-up, Federica Liseni. Una co-produzione internazionale di Tersicorea (Cagliari, Italia), Théatre Crac (Nimes, Francia) e Scaraboum (Avignon, Francia). Con il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna, Comune di cagliari, MIBACT. Contributo di residenza artistica 2018: Centro di Produzione Twain e Associazione Vera Stasi /Progetti per la Scena – Tuscania.

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Con la pubblicazione sulla 4ª serie speciale della Gazzetta Ufficiale (nr. 61 del 03.08.2018), è iniziato l’iter che permetterà a 2.225 ragazzi tra i 18 e i 25 anni di potersi arruolare della Marina Militare come Volontari in Ferma Prefissata annuale (VFP1). Le domande per la partecipazione al primo blocco di reclutamento dovranno essere presentate dal 29 agosto al 27 settembre 2018; dal 7 gennaio al 5 febbraio 2019 per i giovani che intendono partecipare al secondo blocco.

La Marina Militare rappresenta una straordinaria opportunità per i giovani di oggi, che vogliono investire da subito sul proprio futuro per diventare “veri professionisti del mare”. L’ambiente marittimo è la chiave di volta del domani dell’Italia, dell’Europa e di tutto il Pianeta.

Le strutture di formazione e addestramento della Marina Militare rappresentano la “palestra di vita” con codici comportamentali basati su valori imprescindibili, sullo spirito di squadra, sul rispetto dell’ambiente, sull’assistenza al prossimo e alla collettività, dove si impara ad assumere delle precise responsabilità.

Diventare VFP1 della Marina Militare è il primo passo verso una carriera da professionista del mare. Il servizio prestato per un anno permette, infatti, di poter partecipare, successivamente, alle selezioni per ulteriori due rafferme, ciascuna della durata di un anno, oppure di partecipare ai concorsi per VFP 4 delle Forze Armate e contare su una percentuale di posti riservati nei concorsi delle Forze di Polizia. Inoltre, il servizio prestato in Marina Militare costituisce titolo di merito in altri concorsi della Forza Armata.

Anche quest’anno i VFP1 potranno accedere alle Forze Speciali (incursori), alle Componenti Specialistiche (anfibi, palombari, sommergibilisti e componente aeromobili) o al Corpo delle Capitanerie di Porto (CP).

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Approda ad Oristano con un doppio appuntamento la ventesima edizione di Dromos, il festival itinerante che fino alla prima metà di agosto celebra attraverso musica ed eventi collaterali la “DromosRevolution”, in omaggio al cinquantenario del 1968 e alle venti candeline della manifestazione. Oggi, negli spazi dell’Hospitalis Sancti Antoni, di scena l’incontro “Area-Rivoluzione: politiche degli affetti intorno all’evento ‘68” con la partecipazione di Viviana Vacca e Roberto Ciccarelli e, a seguire, la musica della formazione sarda Mal Bigatto Trio. Viviana Vacca, filosofa e saggista, in conversazione con Roberto Ciccarelli, anche lui filosofo e giornalista, parlerà dunque dello slancio sperimentale e creativo del ’68 e del movimento del 77, alle 21.30 (ingresso libero) nella struttura un tempo ospedale e lebbrosario (attualmente sede della Biblioteca e Pinacoteca Comunale), attraverso le pagine del libro “Sulle labbra del tempo. ‘Area’ tra musica, gesti ed immagini”, da lei scritto insieme a Diego Protani, con foto originali di Tano D’Amico e la prefazione del musicista Patrizio Fariselli, storico membro degli Area, tra i più importanti gruppi di rock progressive in Italia negli anni ’70, vera e propria fabbrica di musica e contaminazioni vocali. L’indagine compiuta dai due autori, si focalizza proprio sulla formazione fondata nel 1972 dal batterista Giulio Capiozzo, fondamentale controcanto alle storie raccontate. Vicende che indagano e scavano sui temi portanti dell’intera opera (il lungo ’68 italiano, il movimento del ’77, lo slancio sperimentale e creativo). Sulle labbra del tempo. “Area” tra musica, gesti e immagini risponde all’urgenza di affidare alle parole e alle immagini dei tanti protagonisti di queste storie uno spazio in cui il passato sia ancora quel territorio attraverso cui cercare di inventare il futuro, il sogno di un perfetto futuro prossimo. Un’ora più tardi (alle 22.30, ingresso libero), di scena la musica del Mal Bigatto Trio, formazione sarda composta da Giuseppe Joe Murgia ai sassofoni, Antonio Farris al contrabbasso e all’elettronica, ed Alessandro Garau alla batteria. Nato nel 2014 con la formula del trio senza strumento armonico, il gruppo ha registrato l’anno scorso il suo primo disco, “Archetipo”, composto da nove brani originali scritti dai tre musicisti.

Si resta a Oristano domani, mercoledì 8 agosto, per uno degli appuntamenti più attesi dell’intera manifestazione: quattro anni dopo la sua esibizione a Tharros, ritorna a Dromos un’autentica regina del jazz, Dee Dee Bridgewater. In piazza Cattedrale, accompagnata da Skyler Jordan e Monet Owens ai cori, Bryant Lockhart al sax, Curtis Pulliam alla tromba, Farindell “Dell” Smith al pianoforte e all’organo, Charlton Johnson alla chitarra, Barry Campbell al basso e Carlos Sargent alla batteria, la poliedrica artista afroamericana, da oltre quattro decenni acclamata sui palchi di tutto il mondo, presenta il suo ultimo album “Memphis… Yes, I’m Ready”. Il concerto è realizzato grazie alla gentile concessione dell’area da parte della Curia Arcivescovile di Oristano e parte del ricavato dalla vendita dei biglietti sarà a questa devoluto per il restauro della statua lignea di San Michele Arcangelo. Il costo del biglietto, in questo caso, è di 25 euro più diritti di prevendita.

Fino al prossimo 7 ottobre (dalle 10 alle 13 e dalle 16.30 alle 19.30) alla Pinacoteca comunale “Carlo Contini” a Oristano, si potrà anche vistare la mostra “68/Revolution – Memorie, nostalgie, oblii curata da Chiara Schirru e Ivo Serafino Fenu, coprodotta dal Comune di Oristano – Assessorato della Cultura, e da Dromos in collaborazione con AskosArte, con il contributo della Fondazione di Sardegna. La mostra propone un approccio originale rispetto alle tante iniziative dedicate al ’68, interrogandosi sul retaggio attuale e nella coscienza delle nuove generazioni di quel periodo che voleva rivoluzionare il mondo portando al potere l’immaginazione. In esposizione le opere di artisti del panorama internazionale, nazionale e sardo, tutti piuttosto giovani, che, per ragioni anagrafiche, non hanno vissuto direttamente il ’68 e i suoi dintorni: Alessio Barchitta (Barcellona Pozzo Di Gotto, ME), Alessandra Baldoni (Perugia), Emanuela Cau (Cagliari), Pierluigi Colombini (Oristano), Melania De Leyva (Venezia), Roberta Filippelli (Alghero), Roberto Follesa (Donori), Federica Gonnelli (Firenze), Rebecca Goyette (New York), Gut Reaction (Giulia Mandelli e Marco Rivagli, Berlino), Michele Marroccu (Oristano), Tonino Mattu e Simone Cireddu (Oristano), Narcisa Monni (Sassari), Federica Poletti (Modena), Carlo Alberto Rastelli (Parma), Valeria Secchi (Sassari), Nicko Straniero (Oristano), Terrapintada (Bitti). Attraverso le più spericolate ricerche estetiche contemporanee, che si nutrono di ibridazioni crossmediali col fine di liberare i diversi ambiti artistici dai loro consueti recinti e dalle loro funzioni canoniche, la mostra in corso a Oristano propone un confronto non lineare e per nulla univoco su un controverso momento storico, culturale e sociale, tra memorie, nostalgie e oblii.

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Il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, visiterà domani – mercoledì 8 agosto – a Saint-Martin-La-Porte (Francia), il cantiere della nuova linea ferroviaria ad alta velocità Tav Torino-Lione.

Su invito della società pubblica italo-francese TELT, responsabile della realizzazione del progetto, Antonio Tajani effettuerà un sopralluogo a partire dalle 12.45. A conclusione della sua visita, Tajani incontrerà i giornalisti sul posto.

A seguire, nel pomeriggio, il presidente del Parlamento europeo si recherà a Chiomonte, in provincia di Torino, dove verificherà lo stato dei lavori della Tav anche sul versante piemontese.

Il trasferimento modale di una quota del trasporto passeggeri e merci, dalla strada alla ferrovia, è centrale nella strategia europea di riduzione dei gas serra e per lo sviluppo di trasporti sostenibili.

Il traffico merci transalpino è raddoppiato negli ultimi 30 anni. Di conseguenza, una delle sfide principali sull’arco alpino consiste nella promozione di trasporti sostenibili, alternativi al trasporto su gomma. Considerato il numero ridotto di attraversamenti alpini, la crescita del traffico si traduce in una concentrazione di mezzi pesanti nelle poche valli che assicurano i passaggi internazionali. Senza una politica a favore del trasferimento modale verso la rotaia, la strada continuerà ad assorbire e sostenere la maggior parte dei transiti sulla frontiera italo-francese.

L’analisi costi-benefici (ACB) condotta sulla Torino-Lione, stima che la costruzione della nuova linea porterà a una riduzione annuale di emissioni di gas serra di circa 3 milioni di tonnellate equivalenti di Co2, pari a quelle prodotte da una città di 300mila abitanti. Questo grazie allo spostamento di circa 1 milione di mezzi pesanti, dalla gomma al ferro.

La linea storica esistente non risponde agli standard di trasporto internazionali. Si tratta, infatti, di un tracciato con pendenza eccessiva: l’antico tunnel del Frejus raggiunge quota 1.300 metri, comportando un costo energetico del 40% superiore rispetto alla linea in pianura.

Il Consiglio europeo tenuto ad Essen nel 1994 incluse la nuova linea Torino-Lione tra i 14 progetti prioritari europei, nel settore dei trasporti. Nel 2011, a seguito della revisione delle reti transeuropee dei trasporti (TEN-T), l’opera è stata inserita nel cosiddetto corridoio “Mediterraneo” (corridoio n. 3), con estensione dal porto di Algeciras fino al confine ucraino.

I 57 chilometri di tunnel di base del Moncenisio (45 km in territorio francese, circa 12,5 km sul lato italiano) a doppia canna e le due stazioni internazionali di Susa e di Saint-Jean-de-Maurienne costituiscono la tratta transfrontaliera della Torino-Lione, opera dalla lunghezza complessiva di 65 chilometri. L’opera si estende per l’89% in galleria.

Il costo della sezione transfrontaliera è di 8,6 miliardi di euro, certificato dalla società internazionale Tractebel Engineering-Tuc Rail, per il 40% cofinanziato dall’Unione europea, la quota restante suddivisa tra Italia (35%) e Francia (25%). Il costo di ciò che è stato realizzato finora è di 1,4 miliardi. Il 50% è finanziato dall’Ue, il 25% dalla Francia sulla base di trattati internazionali firmati anche dall’Italia.

Nel corso del 2019, è previsto l’affidamento di appalti per un importo di 5,5 miliardi. Mentre per le opere da realizzare entro il 2019 – valore 1,9 miliardi – come previsto dal Grant Agreement sottoscritto nel 2015, Francia e Italia beneficiano di un contributo Ue pari a 813,8 milioni di euro.

Il Cda di TELT – la società costituita nel 2015 per realizzare e gestire la tratta Torino-Lione (quote al 50% in capo a Ferrovie dello Stato Italiane e Stato francese) – ha approvato l’affidamento della direzione lavori per lo scavo – lato Francia – del tunnel di base. Si tratta delle prime gare (81 in totale) in fase di apertura e assegnazione dei lavori, che dovrebbero essere completati entro il 2029.

Nei giorni scorsi, la Commissione europea ha ribadito che la Tav Lione-Torino è un progetto strategico di livello europeo e che la copertura finanziaria sarà assicurata nel caso di effettiva realizzazione e ultimazione dell’opera.

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«Salvaguardare la professionalità degli operatori, impegnati da anni nelle strutture sparse in tutta la Sardegna, e garantire la continuità dell’assistenza per i pazienti in cura nelle residenze sanitarie.»

Il vicepresidente della commissione Salute del Consiglio regionale Edoardo Tocco (Forza Italia) non ha dubbi sulla vertenza AIAS. «La mancata proroga della convenzione con ATS sta risucchiando nel dramma 1.300 dipendenti dei complessi socio sanitari, che da ormai dieci mesi sono senza stipendio – rimarca Edoardo Tocco – e mettendo in pericolo le terapie per i pazienti, con il rischio che rimangano senza la necessaria assistenza. La commissione ha tentato in tutti i modi di evitare il tracollo, mettendo in campo tutte le competenze, con una mediazione tra le parti in causa. Abbiamo preso atto delle rivendicazioni dell’AIAS, che vanta dei crediti per le prestazioni che le vecchie ASL non avrebbero pagato e presunti ritardi riguardanti le quote sociali dei Comuni. La Regione, d’altro canto, ha mostrato i muscoli davanti ai tetti di spesa e alle tariffe. Certo, avremmo gradito che fosse riconosciuto all’AIAS il giusto riconoscimento per le spettanze arretrate – aggiunge Edoardo Tocco -. Siamo disorientati di fronte alla mancata proroga della convenzione, con un’incertezza senza fine per il futuro dell’Associazione italiana per l’assistenza agli spastici in Sardegna. Pensiamo – conclude Edoardo Tocco – occorra un tavolo tecnico per garantire ai lavoratori la prosecuzione dell’attività e ai pazienti la continuità delle cure.»