22 August, 2026

Dopo quattordici anni di iter amministrativo, progettuale e autorizzativo, la bonifica della Valle del Rio San Giorgio entra finalmente nella fase realizzativa. Il comune di Iglesias ha pubblicato il 4 agosto la gara per l’affidamento dei lavori del primo lotto funzionale, dando seguito alla validazione del progetto esecutivo avvenuta lo scorso 24 luglio.

È il passaggio che segna l’avvio concreto del primo grande intervento organico di bonifica mineraria della Valle del Rio San Giorgio, per dimensione finanziaria, estensione delle aree interessate e quantità di residui che saranno messi in sicurezza.

La Valle ricade nel Sito di interesse nazionale del Sulcis Iglesiente Guspinese ed è classificata dal Piano regionale delle bonifiche tra le aree a maggiore priorità ambientale. Decenni di attività estrattiva hanno lasciato scavi, discariche minerarie, bacini di sterili e grandi quantità di residui mineralurgici esposti all’azione degli agenti atmosferici e delle acque di ruscellamento. Un’eredità che appartiene alla storia mineraria e industriale del territorio ma che, sul piano ambientale, continua a produrre effetti che richiedono un intervento strutturale.

«Per dimensione e carattere organico siamo davanti a un passaggio senza precedenti per la Valle del Rio San Giorgiodichiara l’assessora regionale della Difesa dell’Ambiente, Rosanna Laconi -. Non interveniamo su una singola criticità, ma affrontiamo finalmente in modo strutturale le conseguenze ambientali accumulate in decenni di attività mineraria. Mettere in sicurezza oltre un milione di metri cubi di residui significa proteggere il suolo e le acque, ridurre una pressione ambientale storica e avviare il recupero di un territorio che deve poter guardare al proprio futuro senza continuare a sopportare le ferite del passato.»

La dimensione finanziaria restituisce la portata dell’operazione. La realizzazione del sito di raccolta ha un costo complessivo di 99,239 milioni di euro: 80,171 milioni di euro provengono dal Programma nazionale Just Transition Fund Italia 2021-2027 – Piano territoriale Sulcis Iglesiente, Azione 1.4 “Bonifica di siti da destinare a nuove attività economiche”, attraverso la convenzione tra il Centro Regionale di Programmazione e il comune di Iglesias; altri 19,068 milioni di euro sono assicurati dal bilancio regionale attraverso l’Assessorato della Difesa dell’Ambiente. A queste risorse si aggiungono 7,844 milioni di euro destinati all’impianto centralizzato di trattamento e alle attività accessorie. Complessivamente, il quadro degli investimenti mobilitati supera quindi i 107 milioni di euro.

«La qualità della programmazione si misura nelle scelte che riusciamo a realizzare attraverso le risorse disponibilisottolinea l’assessore regionale della Programmazione, Bilancio, Credito e Assetto del territorio, Giuseppe Meloni -. La Valle del Rio San Giorgio è un intervento di grande rilievo, che consente di affrontare in modo organico le conseguenze ambientali lasciate da decenni di attività mineraria in un’area centrale nella storia economica e sociale dell’Iglesiente. Far convergere risorse europee e regionali su un progetto strategico permette oggi di dare risposta a una questione aperta da molti anni e di creare, attraverso il risanamento e il recupero di queste aree, nuove condizioni di sviluppo per il Sulcis Iglesiente e le sue comunità.»

Il cuore dell’intervento è la realizzazione, in località Casa Massidda, nel territorio comunale di Iglesias, di un sito destinato alla messa in sicurezza permanente di oltre un milione di metri cubi di residui minerari provenienti dalle aree prioritarie della Valle. Saranno interessati in particolare i distretti di Campo Pisano, Monte Agruxiau, Seddas Moddizzis e il Rio San Giorgio. Il progetto comprende inoltre la rimozione dei residui mineralurgici fini dispersi lungo l’alveo e la realizzazione di un impianto centralizzato per il trattamento del percolato del sito di raccolta e dei permeati provenienti dai bacini sterili che recapitano nel Rio San Giorgio.

Il primo lotto funzionale riguarda la riqualificazione ambientale delle aree minerarie di Campo Pisano, Monte Agruxiau e Seddas Moddizzis, attraverso la rimozione dei depositi minerari e mineralurgici e la realizzazione dei primi tre livelli del sito di raccolta in località Casa Massidda. L’importo dei lavori posto a base di gara è di 41,430 milioni di euro, oltre a 1,942 milioni di euro per gli oneri di sicurezza; il valore massimo stimato dell’appalto, comprensivo delle opzioni previste, raggiunge 57,640 milioni di euro. Le offerte potranno essere presentate attraverso la piattaforma SardegnaCAT entro il 13 settembre.

Parallelamente è in corso la progettazione esecutiva del secondo lotto, preceduta dalla caratterizzazione integrativa del Rio San Giorgio, con l’obiettivo di garantire continuità tra le due fasi e completare l’intervento sull’intera area interessata.

La pubblicazione della gara rappresenta l’approdo di un percorso particolarmente complesso. Nel 2012 la Giunta regionale espresse il giudizio positivo di compatibilità ambientale sul progetto e, nello stesso anno, venne approvato il progetto di bonifica. Nel 2015 il Comune di Iglesias fu individuato quale soggetto attuatore; nel 2016 Regione, Comune e IGEA sottoscrissero l’Accordo di programma per disciplinare competenze e modalità di attuazione. Sono seguiti l’aggiornamento delle soluzioni progettuali approvato dal Ministero nel 2020, la trasmissione del progetto esecutivo nel 2022, la conclusione nel 2023 dell’ulteriore fase di verifica ambientale e, infine, la validazione del progetto esecutivo nel luglio 2026.

Un percorso lungo, dunque, che oggi assume per Iglesias un significato che va ben oltre la pur fondamentale messa in sicurezza ambientale.

La bonifica della Valle del Rio San Giorgio assume così un valore che tiene insieme memoria, ambiente e futuro. L’attività mineraria ha contribuito in maniera decisiva a costruire la storia economica, sociale e persino identitaria dell’Iglesiente; intervenire oggi sulle conseguenze ambientali che quella stagione ha lasciato significa non cancellarne la storia, ma affrontarne finalmente l’eredità più difficile.

Il risanamento diventa, in questa prospettiva, anche una condizione per lo sviluppo: ridurre il rischio ambientale, recuperare porzioni di territorio e restituire nuove possibilità di utilizzo alle aree interessate significa creare le basi perché tutela dell’ambiente, ricerca, innovazione e nuove attività economiche possano concorrere alla costruzione di una nuova stagione per Iglesias e per il Sulcis Iglesiente.

E’ stato inaugurato questo pomeriggio lo stadio comunale di Gonnesa, riqualificato con campi di calcio a 11 e calcio a 5 in erba sintetica di ultima generazione. Per l’occasione l’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Pietro Cocco ha invitato il Cagliari Calcio, rappresentato dalla squadra Under 18 guidata dall’ex capitano rossoblù Daniele Dessena, con il vice Gian Marco Giandon e il preparatore dei portieri Matteo Crobeddu. Presente anche il il nuovo direttore del settore giovanile Max Canzi. Ha partecipato anche la delegazione di Carbonia Iglesias della FIGC Lega Nazionale Dilettanti, guidata dal neo delegato Salvatore Anedda.

L’impianto sportivo, la cui realizzazione ha richiesto circa un anno e mezzo, promette di riaccendere l’entusiasmo tra addetti ai lavori e non, stimolo per le due squadre del paese per avviare un percorso di rilancio del calcio gonnesino che negli anni ’80 ha conosciuto stagioni indimenticabili nel campionato Interregionale.

Prima del taglio del nastro inaugurale, il sindaco Pietro Cocco ha annunciato un riconoscimento per due ex presidenti, Ignazio Forresu e Pietro Frau, che non hanno potuto essere presenti, mentre il delegato del Comitato FIGC Salvatore Anedda ha consegnato un riconoscimento all’Amministrazione comunale e alle due squadre protagoniste della partita, Cagliari Calcio e selezione di calciatori locali di Gonnesa.

E’ seguito il calcio d’inizio della partita, seguita da alcune centinaia di spettatori che hanno riempito parzialmente la tribuna che al completo potrà ospitare circa 700 spettatori.

Giampaolo Cirronis

 

 

Sono passati 70 anni dall’eccidio di Marcinelle, nel bacino minerario di Charleroi in Belgio l’8 agosto del 1956: i familiari ricordano oggi in commoventi cerimonie i 262 operai morti nell’incendio scoppiato nei pozzi a meno di 1.035 metri, 136 di essi sono italiani, gli altri provenivano da altre 12 nazioni europee.

Mai chiarite le cause dell’incidente nei due processi che seguono, «ci siamo sempre sentiti abbandonati dallo Stato italiano», dice l’associazione “Marcinelle per non dimenticare”, oggi che la miniera è divenuta museo e patrimonio Unesco. Perché erano già 1.164, di cui 435 italiani, i minatori morti in Belgio dal 1947 al 1956, ingaggiati spesso da trafficanti del lavoro, così come oggi i migranti del Mediterraneo. Provenienti da Milano, essi giungono in vagoni sigillati e vengono poi dislocati in ex campi di prigionia della Seconda guerra mondiale, a vivere in baracche senza servizi.

E si tratta della stessa strada già tracciata anche per i minatori di Carbonia fin dal 1948, a seguito della crisi mineraria e delle intese minatori-carbone, fra Italia e governi produttori, sulla quantità di combustibile da importare durante la ricostruzione: col Belgio, cinquemila tonnellate di carbone mensili per ogni 1.000 operai italiani, con la Francia, 150 kg di combustibile per la giornata lavorativa di un operaio italiano, mentre son 5.000 i minatori provenienti dal nostro Paese già trasferiti in Cecoslovacchia.

Centinaia fin da subito, dunque, le partenze dal Sulcis, ma per comprendere ingaggio e condizioni di vita dei disoccupati italiani che, senza protezione alcuna da parte del governo, emigrano nel bacino di Charleroi, significativa “L’inchiesta sull’emigrazione in Belgio” di Riccardo Forte, inviato a Bruxelles, su L’Unione Sarda del 10 e dell’11 novembre 1948. «Richiesti d’urgenza 10.000 minatori italiani. Il 26 giugno 1946 abbiamo pattuito l’invio in Belgio di 50.000 minatori per l’estrazione del carbone, chi aveva mai visto tanti minatori in Italia, Paese senza miniere?» Verso «i pozzi, nel bacino di Charleroi…, il viaggio è gratuito tanto all’andata che al ritorno, per male che vada il ritorno in patria è assicurato». Ma se il desiderio dei migranti è quello di cercare immediatamente lavoro in altri settori, «la speranza di cambiar mestiere appena arrivati è quasi sempre vana, i sindacati operai belgi si oppongono all’assunzione di personale straniero nelle altre branche dell’industria». E prosegue il giornalista: «La polizia arrestava fino a poco tempo fa, per vagabondaggio, gli operai italiani che, abbandonata la miniera, non rimpatriavano subito. I nostri rappresentanti diplomatici hanno ottenuto che il ministero della Giustizia ordinasse la cessazione degli arbitrari arresti, la rottura del contratto è un rapporto tra il datore di lavoro e l’operaio e non un delitto, tuttavia ogni tanto gli arresti riprendono. I treni pagati dalle compagnie minerarie vengono ogni settimana a Milano,… caricano a Milano i nuovi migranti, hanno portato in Belgio, fino a tutto giugno di quest’anno, 62.056 minatori. Alla stessa data gli italiani presenti in miniera erano 40.000». Mentre ora, «da alcune settimane, non è assunto alcun italiano nelle altre industrie, una circolare dei sindacati operai fa divieto di trasferire i minatori ad altri lavori,… dicono di temere la disoccupazione». Ed anche se «l’articolo 10 del protocollo italo-belga del 1946 apre all’emigrazione italiana i settori della siderurgia, della metallurgia, delle cave di pietra e delle costruzioni edilizie, tuttavia il 6 gennaio 1948 il governo belga ha emanato una circolare restrittiva», rispetto ai trasferimenti di immigrati da un’industria all’altra. Il fatto è che in Belgio «l’industria è fiorente, il Paese ha sofferto assai poco… per la guerra, la popolazione non è avvezza, come in Italia, a lottare con la miseria», mentre «la percentuale degli elementi istruiti è elevata: gli impieghi manuali disertati», c’è semmai «la corsa alle lauree».

E si conclude con un appello l’inchiesta di Riccardo Forte, rivolto alle autorità italiane: «Agisca per carità il nostro governo negoziando la nostra manodopera e sospendendo, se occorre, i convogli». E, come fosse una questione prima di tutto di coscienza, «ecco, su questo umano e tremendo problema, la vita dei minatori italiani in Belgio, mi pare di aver detto la verità», colpito il giornalista stesso da quella estrema precarietà quotidiana, migliaia di persone in continuo avvicendamento. Mentre sembra avverarsi, ineluttabilmente, la politica degasperiana che vuole combattere la disoccupazione attraverso i flussi migratori e le rimesse degli emigrati in moneta pregiata, non avendo mai tenuto in alcun conto, il governo, le proposte di Cgil e della sinistra variamente articolate nel corso dell’intero dopoguerra. “Lavoro coatto” definisce Velio Spano, su Rinascita del dicembre 1948, l’ingaggio degli operai italiani nelle miniere europee, cui molti sulcitani non possono tuttavia sottrarsi. Ma come vivono gli immigrati italiani in Belgio? Così ancora Riccardo Forte: «L’onesta verità sulle miniere belghe. Sarò in questo articolo obiettivo fino al tormento, le condizioni di vita dei nostri minatori nel Belgio hanno dato luogo a una viva discussione nella stampa italiana. Si è detto che i guadagni sono bassi, che il lavoro è durissimo, che l’alloggio e il vitto sono difettosi. Si è risposto che non è del tutto vero. Le costruzioni edilizie in corso appaiono immediatamente a chiunque visiti, come ho fatto io, l’intero bacino di Charleroi… Dappertutto sono sorti o stanno sorgendo baraccamenti di mattoni e lamiera e casette in muratura per le famiglie dei minatori, ma troppo lentamente. Il lavoro è duro, questi operai respirano carbone, mangiano carbone. Provate a passare un paio d’ore in miniera, sputerete carbone per giorni e giorni:.. la paga è minima e,… per quanto riguarda il cibo, gli operai domandano che le compagnie istituiscano delle mense d’azienda».

Gianna Lai

La mamma di Giacomo Solinas, il 43enne scomparso da Gonnesa, ha rivolto un appello urgente alla Presidente della Regione Alessandra Todde.

Il testo integrale.

Egregia Presidente Alessandra Todde,

mi rivolgo a Lei come madre, prima ancora che come cittadina, perché oggi non so più a chi chiedere aiuto.
Le scrivo con il cuore di una madre distrutto dal dolore e con la poca forza che ancora riesco a trovare nell’amore immenso per mio figlio, Giacomo Solinas, scomparso a soli 39 anni da Gonnesa.
Da quando Giacomo è scomparso, la mia vita si è fermata. Vivo in un tempo sospeso, fatto di attese, silenzi e domande alle quali nessuno riesce ancora a dare una risposta. Ogni giorno mi sveglio con la speranza di poterlo ritrovare e ogni sera vado a dormire con la paura di dover affrontare un altro giorno senza sapere dove sia.
Ma oggi c’è qualcosa che rende questa attesa ancora più atroce.
Mi è stato riferito che esiste una concreta possibilità, fino al 50%, che Giacomo possa trovarsi all’interno della miniera.
Presidente, mi permetta di dirlo con il cuore di una madre: come posso continuare ad aspettare, sapendo che esiste una possibilità così concreta che mio figlio possa essere lì?
Come posso trovare pace sapendo che forse Giacomo è a pochi passi da noi e che ancora non è stato possibile accertarlo?
Mi è stato detto che verranno effettuate le verifiche necessarie. Ma il tempo passa. E per una madre che cerca un figlio scomparso, ogni giorno che passa è un giorno di angoscia, di paura e di disperazione.
Le chiedo di intervenire affinché queste verifiche vengano compiute con la massima urgenza.
Non Le chiedo di sostituirsi agli organi competenti. Le chiedo di fare tutto ciò che è nelle Sue possibilità affinché nessun ostacolo burocratico, organizzativo o temporale possa ritardare ulteriormente la ricerca della verità.
Perché dietro questa richiesta c’è una vita. C’è mio figlio.
E c’è una famiglia che, nel frattempo, è stata completamente distrutta.
Devo trovare il coraggio di dirLe anche qualcosa che ancora oggi faccio fatica persino a pronunciare.
Mio marito, Marco Solinas, non ha retto al dolore. La sofferenza per tutto ciò che stava accadendo è diventata per lui insopportabile e si è tolto la vita.
Scrivere queste parole significa riaprire una ferita che non si è mai chiusa.
Ho perso mio marito mentre mio figlio è ancora scomparso.
Non ho avuto nemmeno il tempo di elaborare una tragedia prima di dover affrontare quella successiva.
Marco è morto schiacciato da una sofferenza che non riusciva più a sostenere.
Prima la scomparsa di Giacomo.
Poi la disperazione di Marco, fino al gesto estremo.
E ora io, rimasta a cercare mio figlio e a piangere mio marito, cercando ogni giorno la forza per andare avanti.
Presidente, non voglio che questa catena di dolore continui.
Non voglio che una famiglia possa essere lasciata sola fino a quando non rimane più nulla da salvare.
Per questo Le chiedo non soltanto di ascoltare la mia richiesta, ma di intervenire concretamente e con urgenza.
Se davvero esiste una possibilità, anche soltanto una possibilità, che Giacomo si trovi nella miniera, Le chiedo di contribuire affinché si faccia immediatamente tutto il possibile per verificarlo.
Ho bisogno di sapere dove si trova mio figlio.
Ho bisogno di sapere se è ancora possibile ritrovarlo.
Ho bisogno di poter affrontare la verità, qualunque essa sia.
Perché l’incertezza è diventata una forma di dolore che non riesco più a sopportare.
Presidente Todde, La prego: faccia tutto ciò che è nelle Sue possibilità.
Faccia in modo che la verifica nella miniera non venga rimandata.
Faccia in modo che venga data una risposta alla mia famiglia.
Dopo quello che è successo a Marco, non posso accettare che il dolore e la disperazione continuino a travolgere la nostra famiglia.
Ho già perso troppo.
Ho perso mio marito.
E ogni giorno vivo con il terrore di aver perso anche mio figlio senza sapere ancora dove sia.
Non permetta che il silenzio diventi l’ultima risposta che riceveremo.
La prego di ascoltare la voce di una madre che non sta chiedendo altro che la possibilità di conoscere la verità e di ritrovare, in qualunque modo, la dignità e la pace che la nostra famiglia ha perduto.
La nostra famiglia ha già pagato un prezzo immenso.
Ora abbiamo bisogno che le istituzioni ci tendano una mano.
Con rispetto, con disperazione e con tutta la speranza che mi è rimasta,
Maria Lidia Pistis

Con la premessa che il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari e che, in applicazione del principio di presunzione di innocenza, la responsabilità delle persone sottoposte a indagine potrà essere definitivamente accertata soltanto con sentenza irrevocabile di condanna, si comunica quanto segue.

La Procura della Repubblica, nell’ambito dell’attività investigativa condotta dal Corpo forestale e di Vigilanza ambientale – Stazione forestale di Pula, ha notificato agli indagati l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, previsto dall’art. 415-bis del Codice di procedura penale.

Gli accertamenti investigativi avrebbero fatto emergere, secondo l’ipotesi accusatoria, l’esistenza di un presunto sodalizio criminale dedito al bracconaggio e, in particolare, alla commissione di attività di caccia illecita, nonché al porto, alla detenzione e all’utilizzo di armi clandestine e alla detenzione di sostanze stupefacenti finalizzata allo spaccio.

Le attività illecite oggetto di indagine si sarebbero concentrate prevalentemente nel territorio compreso tra Pula, Sarroch e Villa San Pietro.

L’attività investigativa, avviata nel 2024, ha consentito, secondo quanto contestato nell’ambito del procedimento, di ricostruire una serie di condotte tra loro collegate e di acquisire elementi ritenuti rilevanti dall’Autorità Giudiziaria in relazione alle diverse ipotesi di reato contestate.

Nel corso delle indagini sono stati complessivamente 20 i soggetti sottoposti a indagine. L’attività investigativa ha inoltre portato, nelle diverse fasi del procedimento, all’esecuzione di 8 misure cautelari, di cui 3 in carcere e 5 tra arresti domiciliari e obblighi di dimora, secondo i provvedimenti adottati dall’Autorità giudiziaria.

La notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari non costituisce una pronuncia di colpevolezza, ma rappresenta un atto previsto dal procedimento penale attraverso il quale la persona sottoposta alle indagini viene informata della conclusione della fase investigativa e può esercitare le proprie facoltà difensive, anche mediante la presentazione di memorie, documenti e richieste previste dalla legge.

Gli elementi raccolti nel corso delle indagini saranno ora sottoposti alle successive valutazioni dell’Autorità giudiziaria, secondo quanto previsto dalla normativa processuale.

L’attività investigativa si inquadra nella costante azione del Corpo forestale e di Vigilanza ambientale a tutela della fauna selvatica, dell’ambiente e della legalità, attraverso il contrasto al bracconaggio e alle attività illecite ad esso connesse.

Penultima settimana della XV edizione del Festival Culturale LiberEvento, che dal 10 al 19 agosto propone un nuovo e ricco calendario di appuntamenti tra letteratura, giornalismo, musica e approfondimento culturale.

Ad aprire il programma sarà, lunedì 10 agosto alle ore 22.00, a Portoscuso, nella suggestiva cornice della Tonnara Su Pranu, il tradizionale Concerto d’Estate a cura del Circolo Musicale Ennio Porrino di Portoscuso, diretto dalla Maestra Ambra Beretta.

Il giorno successivo, martedì 11 agosto (ore 21.30), LiberEvento farà tappa a Teulada, presso lo scenografico Giardino Casa Baronale, con Matteo Saudino, filosofo, insegnante e divulgatore tra i più apprezzati del panorama nazionale, che presenterà il suo ultimo libro, “La Costituzione siamo noi. Perché la Costituzione italiana è l’anima della nostra democrazia” (Piemme, 2025) in dialogo con Sara Marrocu. Attraverso il suo consueto linguaggio diretto e coinvolgente, accompagnerà il pubblico in una riflessione sul valore della Costituzione, del pensiero critico e della filosofia come strumenti fondamentali per comprendere la complessità del presente e rafforzare la partecipazione democratica.

La settimana proseguirà giovedì 13 agosto presso la panoramica Piazza del Nuraghe di Sant’Anna Arresi (ore 21.30), dove sarà ospite Nico Acampora, fondatore di PizzAut, il progetto che ha rivoluzionato il concetto di inclusione lavorativa delle persone autistiche. Nel corso dell’incontro presenterà il libro “Vietato calpestare i sogni. La straordinaria storia di PizzAut e dei suoi ragazzi” (Solferino 2025), un racconto intenso che dimostra come i sogni possano trasformarsi in realtà quando diventano occasione di riscatto, dignità e partecipazione. A dialogare con l’autore sarà Sara Marrocu.

Il percorso dedicato ai temi dell’inclusione proseguirà martedì 18 agosto (ore 21.30) nello straordinario scenario del Tempio di Antas, a Fluminimaggiore, dove Acampora tornerà a confrontarsi con il pubblico, ancora una volta con la moderazione di Sara Marrocu, portando la propria esperienza in uno dei luoghi più suggestivi e simbolici della Sardegna.

La penultima settimana del festival si concluderà mercoledì 19 agosto a Portoscuso, nella Tonnara Su Pranu, con un nuovo incontro dedicato al libro Vietato calpestare i sogni. Nico Acampora a partire dalle ore 22.00, offrirà un’ulteriore occasione di riflessione sul valore dell’inclusione, del lavoro e della capacità di trasformare le fragilità in opportunità concrete di crescita per l’intera comunità.

Per partecipare agli eventi è necessaria la prenotazione, fatta eccezione per quelli in programma a Portoscuso.

Personale del Comando dei vigili del fuoco, operante presso la sede dei vigili del fuoco di Sanluri, unità SAF e un elicottero dei vigili del fuoco “Drago 143” sono intervenuti nel territorio del comune di Villacidro, in località Monte Margiani, per il soccorso di tre escursionisti che si erano smarriti e, per il tramite del “NUE 112” avevano inoltrato la richiesta di soccorso. In base alla segnalazione pervenuta, il personale della “SO115” ha contattato telefonicamente i tre malcapitati e, ricevute le coordinate, inviava sul posto la squadra VF operante presso il distaccamento viciniore (Sanluri), la squadra SAF e attivava, vista la natura impervia della zona, l’elinucleo vigili del fuoco di Alghero, per il tramite della DIR-SAR.
In considerazione della situazione, sono stati attivati anche il C.F.V.A. della R.A.S. e il C.N.S.A.S. della Sardegna.
Congiuntamente a queste figure, la SO115 di Cagliari ha richiesto in loco unità del “118”, stante il dichiarato stato di disidratazione nel quale si trovavano i tre “dispersi”.
Le operazioni di recupero delle tre persone, effettuate dal “Drago 143”, si sono concluse alle ore 18.20 circa con la consegna degli stessi al personale del servizio “118”.

Sta nascendo l’ASD Carbonia 1939, nuova società calcistica che con Renato Giganti alla presidenza sarà al via del girone B del campionato di 2ª Categoria. Due giorni fa il comunicato n° 9 del Comitato regionale della FIGC Lega nazionale dilettanti ha reso noto che «sono pervenute le istanze dei sindaci dei comuni di Carbonia e Olbia, con le quali è stata inoltrata la richiesta d’iscrizione ai campionati regionali di due nuove società sportive rappresentative dei rispettivi territori, a seguito della mancata iscrizione al Campionato di Eccellenza delle società Carbonia Calcio e Olbia Calcio 1905. Il Consiglio Direttivo del Comitato Regionale Sardegna, esaminate le suddette istanze e considerato il carattere del tutto eccezionale della situazione venutasi a determinare, sentito il parere favorevole della Lega Nazionale Dilettanti, tenuto conto della rilevanza storica delle due realtà sportive e ritenuto di favorire la continuità dell’attività calcistica nelle città di Carbonia e Olbia, senza ledere i diritti acquisiti o le aspettative legittime di altre società, si riserva ogni decisione in merito all’eventuale ammissione in soprannumero delle nuove società al campionato di Seconda Categoria per la stagione sportiva 2026/2027, rispettivamente nei gironi “B” e “H”, subordinandola al completo perfezionamento delle pratiche di affiliazione, alla conclusione del relativo iter istruttorio e al completamento di tutti gli adempimenti burocratici e amministrativi previsti» e la famiglia Giganti, già alla guida della massima società calcistica della città di Carbonia per tredici anni (dall’estate 2004 al 19 luglio 2017) vissuti tra la Promozione e l’Eccellenza regionale (i primi quattro anni in Promozione, poi cinque anni in Eccellenza con una finale di Coppa Italia persa ai calci di rigore a Nuoro con il Porto Torres nel 2010, infine altri quattro anni in Promozione, con una finale della Coppa Italia di categoria persa ad Oristano ai calci di rigore con il Bosa nel 2016), ha perfezionato la costituzione di una nuova società, al fine di rilevare il testimone in un momento così delicato dopo la mancata iscrizione della squadra al prossimo campionato di Eccellenza regionale, e avviare un percorso di ricostruzione. Nei prossimi giorni verranno espletate tutte le formalità burocratiche relative all’affiliazione, per ottenere dal Comitato Regionale Sardegna l’ufficializzazione dell’iscrizione in soprannumero al girone B del campionato di 2ª Categoria, che ad oggi è costituito da 14 squadre: Atletico Calcio Cortoghiana, Atletico Uta, Barbusi, Bindua, Carloforte, Decimomannu, Domusnovas JSE, Gioventù Assemini, G.S.D. Asseminese, Matzaccarese, Sant’Anna Arresi, Teulada Calcio, Ussana Calcio, Villaperuccio 2024.

Il primo obiettivo dell’ASD Carbonia 1939 è quello di costruire una società solida, partendo dal rilancio del settore giovanile che negli anni della precedente lunga esperienza ha sempre costituito un invidiabile fiore all’occhiello, per arrivare a riportare quanto prima possibile la prima squadra in categorie più consone al suo blasone che fin dalle origini la pone al vertice assoluto del calcio sardo, con le vette maggiori raggiunte prima con il ciclo glorioso della Carbosarda nella serie C a girone unico, poi negli anni ’60 in serie D, negli ’80 con i 6 anni della C2 e, in tempi più recenti, con la promozione in serie D dell’estate 2020 (con abbinata la conquista della Coppa Italia di Eccellenza) e le due stagioni nella quarta serie nazionale (2020/2021 e 2021/2022), per finire con quattro stagioni in Eccellenza (e una seconda finale della Coppa Italia di categoria persa ai calci di rigore).

Carbonia sta rivivendo un’esperienza già vissuta nell’estate 1990, quando dopo il raggiungimento sofferto della salvezza nel girone H del campionato Interregionale, concluso al 13° posto nonostante tre punti di penalizzazione frutto di altrettante rinunce, la squadra non venne iscritta al campionato successivo e ripartì addirittura dal girone G del campionato di Terza Categoria che vinse sotto la guida tecnica di Gianni Pusceddu. Nell’estate 1991 l’AC Carbonia rilevò il titolo dalla Sguotti che militava in Promozione regionale e conquistò al primo tentativo la promozione in Eccellenza regionale, classificandosi al primo posto nel girone A. L’auspicio dei tifosi del Carbonia, dopo la grande delusione per la mancata iscrizione al campionato di Eccellenza, è che la storia possa ripetersi fino in fondo, per rivedere in tempi relativamente brevi la squadra biancoblù competere con le migliori squadre del calcio dilettantistico della Sardegna, come ha fatto fino allo scorso mese di aprile.

Giampaolo Cirronis

Nella foto di copertina Renato Giganti, presidente dell’ASD Carbonia 1939

 

 

 

 Venerdì 21 agosto dalle ore 21.00, Teo Bok accompagnato dalla sua band statunitense i Los Wizzard scalderà la notte con un concerto funk, pop e soul con i suoi brani e pezzi iconici che hanno portato la musica italiana ovunque nel mondo, cantando in italiano, inglese e spagnolo.

Tra gli altri Mujer Maravilla, brano intimo e potente è dedicato alla madre e a tutte le donne che affrontano la vita con determinazione e grazia. Quest’ ultimo singolo non rappresenta semplicemente una nuova uscita discografica ma l’inizio di una nuova fase per l’artista milanese, che ha scelto di riaffacciarsi sul mercato italiano solo dopo aver completato un lungo percorso di ricerca e definizione della propria identità musicale e una nuova identità artistica, che ha maturato in sei anni grazie ad importanti esperienze tra Stati Uniti e America Latina.

Un live all’insegna dell’energia per l’artista italo tedesco, che unisce sensibilità melodica europea e sonorità pop/latine internazionali, in un vero crossover contemporaneo che sono la sua cifra stilistica.

Teo Bok, nel 2016, a 12 anni, partecipa a The Voice Kids in Germania; nel 2017 a Italia’s Got Talent; nel 2018, a 14 anni Sanremo Young e nel 2023, a 20 anni a Dúos Increíbles in Spagna. Negli ultimi anni ha collaborato con alcuni dei più importanti produttori della scena musicale contemporanea, perfezionando la propria formazione artistica presso la prestigiosa Abbey Road Institute Miami, Academy diretta dal  produttore Julio Reyes Copello, tra i nomi più autorevoli della produzione musicale internazionale.

Nel 2026 è stato nominato al 68° Grammy Awards insieme alla sua Band Los Wizzards nella categoria Best Latin Rock or Alternative Album.

Un gradito ritorno quello di Teo che ama la Sardegna e l’Italia e dichiara: «Tornare in Italia, è per me come avere una pagina bianca tutta da scrivere. Sono stato un bambino che per gioco amava cantare e ballare su un palco, oggi sono un giovane uomo che sceglie di cantare le proprie emozioni. Ho scoperto negli anni, stando lontano, guardando da un’altra prospettiva, quanto siamo amati. Il made in Italy è speciale e unico, universalmente riconosciuto. Sono fiero delle mie radici e felice che siano la traccia, il fil rouge che unisce le tante contaminazioni internazionali che mi hanno nutrito, ma che non disconoscono, tuttavia, le mie origini».

Uno show internazionale di musica dal vivo con Teo Bok & i Los Wizzards per una notte indimenticabile organizzato dal comune di Iglesias.

LOS ANGELES, CALIFORNIA – JANUARY 31: Nominees pose for a portrait at the Special Merit Awards Ceremony & 68th Annual GRAMMY Nominees Reception during the 68th GRAMMY Awards on January 31, 2026 in Los Angeles, California. (Photo by Matt Winkelmeyer/Getty Images for The Recording Academy)

 

Il 13 agosto 2026, il Bocciodromo di Sant’Antioco ospiterà un evento memorabile: due giorni di stage intensivo con Gianluca Formicone, una vera e propria leggenda vivente delle bocce (specialità Raffa).
Soprannominato “Il Computer” per la sua precisione millimetrica e “Il Cannibale” per la sua insaziabile sete di successi, Gianluca Formicone metterà la sua esperienza a disposizione dei nostri giovani atleti e di tutti i giocatori che desiderano compiere un salto di qualità, perfezionare la tecnica e alimentare la propria “fame di vittorie”.
Con oltre 360 gare nazionali vinte in carriera, Gianluca Formicone vanta bacheca che pochissimi atleti al mondo possono eguagliare:
Campione del Mondo Individuale: Medaglia d’Oro a San Miguel de Tucumán (Argentina, 2019).
Campione del Mondo a Squadre: Ben 7 titoli iridati conquistati con la Nazionale e con i club.
World Games: Medaglia d’Oro nella specialità coppia a Kaohsiung (2009).
Pallino d’Oro: Vincitore della prestigiosa 47ª edizione del torneo internazionale.
Titoli Nazionali: Plurivincitore di scudetti e leader storico della classifica nazionale FIB (Federazione Italiana Bocce).
Onorificenze: Insignito della Medaglia d’Oro al Valore Atletico del CONI.
Dal Talento precoce ai Vertici del Professionismo
Iniziata la sua avventura sui campi a soli 7 anni, Gianluca Formicone ha scritto pagine indelebili di questo sport legando il suo nome alle società più prestigiose d’Italia, tra cui la Caccialanza di Milano e la Creative Vigasio di Villafranca (Verona).
Perché partecipare?
Questo stage rappresenta un’opportunità unica per il nostro territorio. I giovani atleti potranno imparare i segreti della Raffa direttamente dal miglior interprete moderno della disciplina, assimilando non solo la tecnica pura, ma anche l’approccio mentale e la gestione della pressione che distinguono un ottimo giocatore da un campione assoluto.
Non perdete l’occasione di vedere all’opera e imparare da un gigante dello sport italiano!