31 January, 2023
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Giorgio Madeddu 8 3

Le puntuali segnalazioni del portavoce regionale dell’ANED Annibale Zucca sulle difficoltà dichiarate da numerosi pazienti con insufficienza renale, costretti al trattamento dialitico, desiderosi ma impediti di soggiornare nel nostro territorio per non garantita accoglienza dei Servizi Dialisi di Carbonia e Iglesias, indigna il comune sentimento di solidarietà per una comunità numerosa di malati, gli emodializzati, e francamente sgomenta! Una società dai forti valori morali si organizza per affrontare e risolvere le sofferenze dei suoi elementi più fragili e si prodiga per alleviare le pene e difficoltà di quanti sognano di riavvicinarsi alla loro terra o trascorrere un periodo di vacanza in un ambiente che desiderano conoscere e scoprire.

La Sanità è competizione, chiede ad ognuno di noi, medici, infermieri, volontari, cittadini e dirigenti ASL di superarsi, intraprendere continuamente nuove strategie e offrire sempre maggiore disponibilità per garantire il massimo sostegno alla sofferenza. La Sanità è accoglienza, è competizione nell’Amore alla Vita Debole.

Condividiamo la delusione di Annibale Zucca preoccupato dell’atteggiamento espulsivo, di questo si tratta, della ASL di Carbonia che in un anemico e sconvolgente comunicato dichiara la propria insufficienza e inadeguatezza. Il Commissario Straordinario dott. Onnis esordisce con l’agiografia della ASL che in fatto di sensibilità ai nefropatici si è distinta già dal 1979, si lancia in complimenti al team medico e infermieristico (che condividiamo) ma trascura un dettaglio: tutti i suoi predecessori e lui stesso non hanno avvertito che il Servizio Dialisi di Iglesias lavora da anni in condizioni ambientali indegne, non abbiamo la certezza che ne abbia verificato attentamente la precarietà ed è l’unica in Sardegna a non aver mai ricevuto ristrutturazioni. La Dialisi del Santa Barbara merita e rivendichiamo per i suoi Pazienti locali adeguati al delicato servizio che svolge nel complesso ospedaliero del CTO.

Il dott. Onnis così conclude nel suo elaborato del 4 maggio: «Infine, si ricorda che, nonostante non esista una normativa specifica che obblighi l’Azienda a dare esito positivo a tutte le richieste degli utenti non residenti, è allo studio un progetto specifico che consenta di poter accogliere le richieste di accesso dialisi dei pazienti non residenti, nei limiti dei posti letto vacanti e delle risorse disponibili».

Inaccettabile!, quale normativa specifica deve sussistere per accogliere nel Sulcis un emodializzato di Milano, Venezia o Parigi? Spesso, e ci auguriamo continuino, gli emodializzati di Iglesias organizzano vacanze a Rimini, Bologna o Berlino e ovunque ricevono accoglienza e premure sanitarie presentando regolare prescrizione medica, noi al contrario creiamo difficoltà a quanti desiderano vivere qualche settimana di spensieratezza e annientiamo qualsiasi aspettativa e fiducia nel Servizio Sanitario pubblico. Prendersi cura della sofferenza soprattutto se non contemplata da “normativa specifica” è un onore, motivo di orgoglio.

Il Commissario rassicura: «… è allo studio un progetto specifico», a noi il problema sembra meno complesso di come viene presentato, basterebbe una sua delibera che preveda riconoscimento professionale, valorizzasse la disponibilità e stabilisse normali straordinari per gli infermieri e medici della dialisi in occasione dell’ospitalità di turisti emodializzati; i costi sarebbero a carico delle ASL di residenza come capita alla nostra Asl di rimborsare le Asl che dializzano i nostri nefropatici.

Fantasticare ospedali che anche i marziani ci invidieranno e non riuscire a garantire la dialisi a qualche decina di turisti o dopo 130 giorni (ed è solo l’inizio) non aver messo in sicurezza due ambienti della Chirurgia Generale del Santa Barbara, francamente sconforta ma ancor di più meraviglia che nessun partito politico né amministratore si sia sentito offeso e ferito da quella infelice espressione «nonostante non esista una normativa specifica che obblighi…», domani sarà il turno dei loro e nostri familiari e potrebbe non esistere una normativa che obblighi.

Giorgio Madeddu

Presidente dell’Associazione AMICI della VITA Sulcis