Ottant’anni fa, 1946, a Carbonia è nata la democrazia – di Tore Cherchi
Se il 1946 segnò il ritorno nella forma più avanzata della democrazia nei comuni italiani, per Carbonia (e per gli altri centri fondati durante il ventennio fascista) quell’anno segnò la nascita della democrazia. In quell’anno, il 31 marzo, si votò per eleggere il primo Consiglio comunale: prima di allora l’amministrazione della città era stata in capo al podestà e, caduto il fascismo, al commissario prefettizio. Successivamente, il 2 giugno, vennero il referendum per scegliere tra monarchia e repubblica e l’elezione dell’Assemblea costituente.
Votarono le donne: per le elezioni comunali prima che per il referendum. Un decreto del governo di Ivanoe Bonomi, emanato quando era ancora in corso la guerra di liberazione dall’occupazione nazi-fascista (DDL 1°febbraio 1945), aveva introdotto il suffragio universale. Le donne acquisirono, infine, il diritto al voto e, con altro decreto, il diritto ad essere elette.
La città di Carbonia ebbe il suo primo consiglio comunale, il suo primo sindaco e la sua prima giunta decisi da libere elezioni.
Il consiglio era composto da quaranta consiglieri. Comprendeva due donne, Alessandra Cardia e Rosa Dessì: una minoranza esigua a causa del sostanziale maschilismo di cui tutti i partiti erano intrisi. E tuttavia un bel passo in avanti della democrazia, sol che si pensi che le donne sino a quel momento erano state escluse dal voto.
La lista unitaria del partito comunista (Pci) e del partito socialista (Psiup) vinse nettamente le elezioni. Il consigliere più votato risultò Renzo Laconi che di lì a qualche mese sarebbe stato eletto all’Assemblea costituente di cui fu protagonista di primo piano. Al secondo posto, Renato Mistroni: divenne il primo sindaco. Sedeva nei banchi del Consiglio Giorgio Carta, ingegnere sardista, sesto per numero di preferenze, un moderno intellettuale di eccezionale valore che ha lasciato tracce indelebili nella storia dell’industria sarda e italiana, i cui meriti non sono stati ancora adeguatamente riconosciuti.
I nomi dei componenti il primo Consiglio comunale e la prima Giunta sono nell’elenco che accompagna quest’articolo: di ciascuno bisognerebbe ricostruire la biografia. In questa sede mi limito necessariamente a brevi cenni sul primo sindaco.
Renato Mistroni fu eletto sindaco nella prima seduta del Consiglio, il 7 aprile 1946. Il suo è il tipico caso della nemesi della storia. Mistroni, classe 1910, ferrarese, operaio metalmeccanico, era stato arrestato nel 1932 per il reato di organizzazione della rete comunista. Condannato a dodici anni di carcere dal tribunale speciale fascista, fu recluso nella prigione di Civitavecchia. Scontati sette anni, fu rilasciato a seguito di un’amnistia e inviato al confino, da Pianosa al domicilio coatto ad Iglesias. Lavorò a Bacu Abis.
Decise di restare nel Sulcis diventando sindaco della città dei minatori, fondata da Mussolini: la storia che si vendica, appunto. La sua è una biografia travagliata. Nel 1948 dovette riparare in Cecoslovacchia per sfuggire agli arresti ordinati dal ministro Scelba a repressione della reazione popolare seguita all’attentato a Togliatti (14 luglio 1948). (La repressione comportò a Carbonia condanne per circa duecento anni di reclusione sebbene non fosse accaduto nulla di particolarmente grave. Per confronto, si pensi che Antonio Pallante che sparò quattro volte per uccidere Togliatti, ebbe appena sei anni di carcere: la magistratura era piena di giudici selezionati dal fascismo.) In Cecoslovacchia, Mistroni fu ancora una volta arrestato: i comunisti italiani erano guardati con sospetto da quel regime. Dopo quella fascista, conobbe, dunque, la galera comunista.
E poi anche quella dell’Italia repubblicana. Stufo della Cecoslovacchia, sul finire degli anni Cinquanta rientrò in Sardegna. Finì nella prigione di Buoncammino, a Cagliari, per scontare la condanna seguita ai fatti del 1948. Vi restò per 18 mesi invece che per quattro anni e sei mesi grazie ad un indulto. Singolare e sofferta biografia, la sua. L’amministrazione co-munale nel 2003 gli ha dedicato una piazza: ben meritata.
L’esercizio della democrazia ebbe una prova di decisiva importanza nel Referendum sulla forma istituzionale dello Stato. La scelta per la repubblica prevalse a livello nazionale con un margine di circa due milioni di voti. L’Italia risultò divisa in due. Al centro-nord prevalse nettamente il sì alla repubblica; nel sud e nelle isole vinse la monarchia.
In Sardegna, la monarchia riportò circa il 61 % dei consensi. A Carbonia (e in altri comuni minerari) elettori ed elettrici fecero una scelta contro corrente: votarono per la repubblica con una maggioranza del 67,44% dei voti validi. Indubbiamente, la città più che con il conservatorismo nostalgico prevalente nell’Isola, era in sintonia con la volontà di cambio radicale di quella parte dell’Italia che, con la Resistenza, aveva pagato il prezzo più alto per restituire la dignità agli italiani dopo la dittatura, la guerra e il tradimento del re. Fu uno dei meriti dei minatori e delle forze politiche e sindacali operanti nella città.
Il voto per l’Assemblea costituente ebbe un esito analogo. Nell’Isola, la Democrazia cristiana ebbe il 41% dei voti con sei seggi. Al secondo posto il Partito sardo d’azione con due seggi, e solo al terzo il Pci con appena un seggio. A Carbonia il Pci ottenne oltre il 44% dei voti. Le sinistre nell’insieme superarono nettamente il 50%.
In Sardegna, tra gli altri, i democristiani elessero Antonio Segni, futuro presidente della Repubblica; i sardisti Emilio Lussu; i socialisti, Angelo Corsi già sindaco di Iglesias e deputato prima dell’instaurazione della dittatura, perseguitato politico; i comunisti, Renzo Laconi che subentrò a Velio Spano, più votato ma eletto anche nel collegio unico nazionale. Tutte personalità di straordinario rilievo nazionale.
Quest’anno è l’ottantesimo anniversario di quel cruciale 1946, fondativo della Repubblica e dell’attuale democrazia; è anche il centenario delle leggi “fascistissime”, quelle del 1926, con le quali Mussolini consolidò la dittatura totalitaria nel modo più duro con la messa fuori legge dei partiti, la chiusura del Parlamento, l’incarcerazione di chi non era allineato, i podestà nei comuni.
In molti luoghi amministrazioni comunali, scuole, associazioni dedicano attenzione a questi anniversari perché sono parte fondamentale del ciò che siamo. A Carbonia lo si può fare per l’ulteriore motivazione che ho tratteggiato: la nascita della democrazia.
Carbonia, primo Consiglio comunale eletto il 31 marzo 1946
1) Laconi prof. Renzo
2) Mistroni Renato
3) Dedoni dr. Guido
4) Mascia prof. Tullio
5) Orani dott. Roberto
6) Carta ing. Giorgio
7) Garofano Alessandro
8) Tocco rag. Edmondo
9) Lai Aldo
10) Baghino rag. Agostino
11) Gattuso Angelo
12) Martinetti Giuseppe
13) Barbieri ing. Carlo
14) Arte Angelo
15) Pelessoni Guido
16) Medas Luigi
17) Diana Efisio
18) Palmieri Dino
19) Beccu Andrea
20) Sammartino Salvatore
21) Corsini Pietro
22) Calabrò Pietro
23) Bianciardi Remo
24) Piria Francesco
25) Partelli Giuseppe
26) Lecca Giovanni
27) Spiga Renzo
28) Fanny dott. Aldo
29) Tolari Erminio
30) Ferrari Carlo
31) Atzori Giuseppe
32) Plaisant Edoardo
33) Lecca Silvio
34) Salis Giovanni
35) Di Nuzzo Antonio
36) Messina Alberto
37) Peretti Sisto
38) Bartoli Armido
39) Cardia Sandra
40) Dessì Rosa
Sindaco eletto il 7 aprile 1946: Renato Mistroni. Ultimo commissario prefettizio: dott. Pensiero Macciotta.
Giunta comunale eletta il 7 aprile 1946.
Assessori effettivi: Orani dott. Roberto,Tocco rag.Edmondo, Mascia prof.Tullio, Bianciardi Remo, Aste Angelo, Salis Giovanni.
Assessori supplenti: Bartoli Armido, Palmieri Dino.
Nota. Gli elenchi sono conformi al verbale redatto dal segretario comunale dott. Paolo Ghiani. Ringrazio l’amministrazione comunale per averlo messo a disposizione.