18 May, 2024
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La quarta commissione (Governo del territorio), presieduta dall’on. Antonio Solinas (Pd), che ha cominciato l’esame del DL 130 – Giunta regionale – Norme per il miglioramento del patrimonio edilizio, la semplificazione ed il riordino di disposizioni in materia urbanistica ed edilizia, con le audizioni dei rappresentanti di categorie produttive e sindacati.

A nome delle associazioni di categoria, il segretario regionale della Cna, Francesco Porcu, ha espresso apprezzamento per il testo, «che propone un quadro di certezze e di semplificazioni in grado di superare una stagione emergenziale e dogmatica». «Piuttosto – ha aggiunto – siamo preoccupati per un possibile vuoto normativo che avrebbe ripercussioni negative per un settore già in grande sofferenza con ben 26.000 unità in meno e comunque ancora in condizioni di dare molto al Pil regionale».

Nel merito, Porcu ha sollecitato più flessibilità in alcune parti del testo, auspicando fra l’altro la rimozione del limite dei piani attuativi per gli interventi consentiti, un’apertura sui centri storici (finora esclusi fatta eccezione per i fabbricati in cui risiedono disabili), l’estensione ai camping ed alle strutture all’aria aperta degli incrementi volumetrici per le strutture turistiche e, in materia di semplificazioni, l’utilizzo della comunicazione di inizio lavori in tutti gli interventi che non riguardino le parti strutturali del fabbricato.

Luca Murgianu, della Confartigianato, dopo aver ricordato che in questi anni il settore è riuscito a contenere il crollo occupazionale solo grazie al piano casa, ha affermato che la Sardegna ha bisogno di una legge «stabile, chiara, senza ideologie e senza tabù». «Sotto questo profilo – ha aggiunto – i limiti previsti per i centri storici e le zone agricole appaiono eccessivi se davvero si vuole puntare con decisione al recupero del nostro patrimonio edilizio». «Noi proponiamo – ha concluso – di introdurre in queste zone, come in quelle costiere, una premialità contenuta e legata, per esempio, alla qualità architettonica e all’utilizzo dei nostri materiali tipici.»

Aprendo la serie degli interventi delle organizzazioni sindacali, il segretario della Filca-Cisl Giovanni Matta ha messo l’accento sul momento delicatissimo della categoria che, con una buona legge, «può rappresentare per la Sardegna un moltiplicatore di opportunità, purché ci siano certezze, percorsi condivisi e tempi brevi». Matta ha inoltre sostenuto che esistono le condizioni per una nuova edilizia del futuro, «che dovrà essere fondata su quattro pilastri: qualità, sostenibilità, innovazione, rispetto delle norme» con una attenzione particolare alla valorizzazione dei materiali tipici dell’Isola, «senza dover più assistere a situazioni come quella dei cantieri della Sassari-Olbia, dove si utilizzano materiali di importazione».

Per la Cgil, il segretario Antonio Piludu ha evidenziato la necessità di rafforzare i riferimenti della legge alla qualità architettonica ed all’efficienza energetica prevedendo, nello stesso tempo, una parte dedicata all’edilizia residenziale pubblica ed alla rigenerazione urbana delle periferie. «Una strada – ha spiegato – che può aprire l’accesso ai fondi europei incentivando i proprietari alla riqualificazione». Per quanto riguarda alcuni articoli del testo, l’esponente della Cgil ha formulato due proposte: sostituire il silenzio-assenso («molto spesso i Comuni non riescono a rispondere nei termini, non per loro volontà») con l’intervento di un commissario ad acta e portare la premialità volumetrica anche oltre il 40% per le aziende che trasferiscono la loro sede produttiva da un’area a rischio idrogeologico ad una “sicura”.

Parlando per la Fenea-Uil Gianni Olla si è detto convinto che «una edilizia sostenibile capace di garantire certezze sugli interventi e sui tempi può accompagnare positivamente l’economia regionale verso la ripresa: in questi anni abbiamo avuto il 70% degli occupati in meno ed il 60% delle ore lavorate in meno, adesso possiamo e dobbiamo ripartire».

Il segretario regionale di Legambiente Vincenzo Tiana ha aperto la parte finale dell’audizione, dedicata alle associazioni ambientaliste. Secondo Tiana, intanto, «dal disegno di legge non è arrivato quel primo segnale forte in materia di restauro idrografico e idrogeologico, che sarebbe stato auspicabile proprio nella ricorrenza delle terribili calamità naturali che hanno colpito la Sardegna». «In secondo luogo – ha osservato – a differenza dell’accordo Stato-Regioni sui piani casa che aveva carattere temporaneo questa legge stabilizza un regime di deroghe permanenti, disincentivando nei fatti i Comuni dal predisporre i Piani urbanistici». «La strada maestra invece – ha concluso – resta quella della pianificazione con cui si crea quella qualità architettonica che i piani casa hanno peggiorato».

Ad avviso di Maria Paola Morittu, rappresentante di Italia Nostra, «il disegno di legge contiene una questione preliminare insuperabile: non può diventare legge della Regione se prima non viene sottoposto alla procedura di Vas (Valutazione ambientale strategica), come prescrive la normativa europea confermata da vasta giurisprudenza». Morittu ha poi contestato che la legge possa raggiungere l’obiettivo di contenere il consumo di suolo. «Supponiamo – ha immaginato – che ciascuna delle 4.000 strutture ricettive della Sardegna presenti un progetto di ampliamento di appena il 25%, numero bassissimo: in Sardegna avremmo ben 25 milioni di metri cubi in più.»

«La vera lacuna di questa legge è la pianificazione sostenibile – ha dichiarato Antonello Secci del Wwf – soprattutto nei centri urbani degradati; sotto questo aspetto è la classica montagna che ha partorito il topolino.» E’ profondamente sbagliato, inoltre, «concedere nuove cubature nelle aree a 300 metri dalla costa e nelle zone agricole di piccole dimensioni da 1 a 3 ettari».

Il presidente Antonio Solinas, al termine delle audizioni, ha assicurato che l’impegno comune della commissione è quello di procedere a tappe forzate «in modo da approvare il disegno di legge già nella prossima settimana per sottoporlo all’esame del Consiglio delle autonomie locali». «Questo significa – ha precisato – che andremo incontro ad un brevissimo vuoto normativo, forse di pochi giorni». «La commissione – ha proseguito – ha recepito le indicazioni sull’uso dei materiali locali, l’inclusione dei centri storici e dei piani di edilizia residenziale pubblica; siamo consapevoli che questo disegno di legge è l’inizio di un percorso, che sarà seguito dalla legge urbanistica e dal Piano paesaggistico, ma intendiamo procedere fin da subito con chiarezza e trasparenza».

Rispondendo, infine, ai rilievi delle associazioni ambientaliste, il presidente ha detto di non credere all’obbligatorietà della procedura di Vas, «anche perché fin dall’avvio dell’iter del disegno di legge si è lavorato in stretta collaborazione con l’assessorato dell’Ambiente».

Franco Sabatini.

Franco Sabatini, presidente della 3ª commissione.

Hanno preso il via ieri mattina, nella Terza commissione del Consiglio regionale, le audizioni sulla programmazione unitaria 2014-2020. Cgil, Cisl, Ugl, Cna, Confartigianato, Legacoop, e Confcooperative, hanno aperto il ciclo di incontri che, così come dichiarato dal presidente della commissione, Franco Sabatini, si concluderà con la presentazione di un documento che sarà portato all’attenzione dell’Aula. «L’obiettivo è contribuire a migliorare gli indirizzi per la predisposizione dei piani operativi – ha dichiarato Sabatini – così da rendere più efficace la programmazione degli oltre cinque miliardi di euro di fondi comunitari, a valere su Fesr, Fes, Pon, Feasr e Fsc».

Il presidente della commissione Programmazione, ha evidenziato la scadenza del prossimo 22 luglio, quale termine utile per la Regione sarda,  per trasmettere all’Ue i programmi operativi per l’utilizzo delle varie fonti finanziarie ed ha assicurato l’impegno della commissione a procedere, entro i tempi stabiliti, con la redazione di un documento che integri e migliori l’atto di indirizzo strategico, approvato dalla giunta regionale lo scorso 27 maggio con la delibera n. 19. Franco Sabatini ha auspicato un documento di “programmazione unitaria” «con un più marcato indirizzo politico e minori aspetti tecnici» ed ha sottolineato, in riferimento al precedente settennio 2007-2014, l’assenza di valutazioni di impatto sulle misure e sui programmi adottati. «I risultati – ha dichiarato Sabatini – non sono quelli attesi e nonostante l’ingente impiego di risorse comunitarie non è centrato l’obbiettivo di contribuire efficacemente alla crescita e allo sviluppo dell’Isola».

Un concetto ripreso anche dai rappresentanti delle organizzazioni sindacali, ad incominciare da Antonio Piludu (Cgil), che nel corso del suo intervento ha ribadito «la necessità di uscire dalla crisi con la definizione di un nuovo modello di sviluppo». Nello specifico, Piludu ha dichiarato di apprezzare il documento preliminare che indica metodi e contenuti per la programmazione europea 2014-2020 a suo tempo proposto dal ministro Barca, in particolare per quanto attiene l’integrazione tra fondi e politiche ordinarie, la concentrazione delle risorse e l’attenzione alle aree urbane ma in particolare alle zone interne. «Contenuti – ha affermato il rappresentante della Cgil – recepiti nei documenti proposti dalla Giunta regionale». Le preoccupazioni riguardano, invece, la reale possibilità di integrare i diversi fondi e la possibilità di concretizzare un nuovo modello di sviluppo. Le scelte strategiche, indicate dalle Cgil, riguardano: la scelta decisiva sulla competitività dei sistemi produttivi; la scelta su ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione, nonché le questioni legate all’occupazione, all’inclusione sociale, alla lotta alle povertà, all’istruzione e alla formazione. «L’investimento sulle persone e sulle comunità (circa 500 milioni a valere sui tre fondi comunitari) possono dare un forte impulso alla creazione di un sistema socio sanitario integrato», così ha dichiarato il rappresentante Cgil. Ma ciò che è indispensabile, a giudizio di Piludu, è accompagnare l’avvio della programmazione con le necessarie riforme (sia quelle attinenti il funzionamento Regione che quelle riguardanti gli Enti locali) e adottare una pratica di continuo coinvolgimento di tutti gli attori istituzionali, economici e sociali.

Mariella Pilo, in rappresentanza dell’Ugl, ha affermato la necessità di procedere con la programmazione unitaria dei fondi e ha ribadito come serva agire con tempestività e urgenza in vista della scadenza del 22 luglio 2014, per non perdere una ulteriore annualità nella programmazione dei fondi comunitari, sebbene il ritardo non sia imputabile alla Regione ma all’Unione Europea. La rappresentante dell’Ugl si è soffermata sul punto 11 delle priorità contenute nel documento approvato dalla giunta regionale, quello riguardante “la qualità istituzionale” per affermare la necessità di procedere con la “sburocratizzazione” della pubblica amministrazione. «Non servono grandi risorse – ha dichiarato Mariella Pilo – ma serve un grande sforzo collettivo nel verso di una riforma profonda della pubblica amministrazione, con una scelta politica forte e determinata dell’intero Consiglio regionale». L’audizione dell’Ugl si è conclusa con tre raccomandazioni: la prima riguarda l’opportunità di scongiurare l’utilizzo dei fondi comunitari per mantenere le strutture già esistenti e operanti della pubblica amministrazione; la seconda riguarda l’assicurare la piena valorizzazione della fase creativa delle programmazione, l’ultima è riferita all’invito per la completa rivisitazione del sito on line dell’amministrazione regionale nella parte che riguarda proprio i fondi comunitari («non è trasparente e non è efficace»).

La segretaria regionale della Cisl, Oriana Putzolu, ha auspicato tempi rapidi per rispettare la scadenza del 22 luglio e ha preannunciato la volontà «di entrare da subito nel merito dei diversi progetti». Putzolu ha rimarcato la necessità di un monitoraggio dell’efficacia delle azioni messe in campo nel precedente settennio (2007-2014). «Una efficace programmazione dei fondi comunitari – ha dichiarato la segretaria Cisl – è una priorità politica e serve ottimizzare le linee di indirizzo per la predisposizione dei piani operativi». La Cisl ha preannunciato la presentazione alla commissione di un apposito documento sul tema della programmazione unitaria 2014-2020.

Il segretario regionale della Cna, Francesco Porcu, ha definito “fallimentare” l’esperienza del precedente ciclo di programmazione e sottolineato come sia emersa con chiarezza «l’incapacità di spendere le risorse di cui la Regione dispone». Porcu ha evidenziato il contesto nel quale si è costretti ad operare, caratterizzato da scarse risorse pubbliche e da una evidente desertificazione produttiva che restringe la base occupazionale («condizioni difficili che rendono problematico, per la Sardegna, un eventuale aggancio della ripresa»). Dinanzi ad una prospettiva definita di “stagnazione e recessione” le preoccupazioni della Cna sono rivolte principalmente al lavoro e all’occupazione. L’auspicio è dunque quello di non ripetere nella programmazione unitaria 2014-2020 gli errori del passato, ad incominciare dalla scarsa concentrazione delle risorse e dalla conseguente frammentazione e moltiplicazione dei bandi, delle direttive e delle procedure. Per non aprire il nuovo ciclo di programmazione con «i vizi del passato», la Cna, propone  la concentrazione delle risorse su progetti definiti e vagliati in base alla loro rilevanza economica. L’ulteriore sottolineatura di Porcu riguarda il lavoro, ed in particolare l’assenza della domanda di lavoro. «Serve riattivare la domanda con un piano di investimenti pubblici, con opere immediatamente cantierabili e ad alta intensità di manodopera e innovazione tecnologica», ha affermato il rappresentante della Cna, che ha citato ad esempio la riqualificazione energetica degli edifici scolastici con le positive ricadute in termini ambientali, di riduzione dei costi e di incremento dei livelli occupazionali.

Il rappresentante della Confartigianato, Stefano Mameli, ha sottolineato l’importanza della fase in atto in Sardegna per la programmazione unitaria 2014-2020, ricordando come la fase più complessa sia però quella dell’attuazione dei programmi e delle azioni. Nel corso dell’audizione, Mameli, ha posto l’attenzione su alcuni aspetti fondamentali, ad incominciare da quello della “integrazione” tra i diversi fondi ma soprattutto tra gli strumenti e le risorse della programmazione 2014-2020 con le “leggi di settore”, per le quali Confartigianato auspica un rinnovato impegno da parte della Regione. Oltre all’integrazione tra i diversi fondi, Mameli ha espresso apprezzamento per il principio della “concentrazione”, riferita alle risorse e ai procedimenti ma che non deve tradursi anche nella concentrazione dei soggetti beneficiari. «La nuova programmazione – ha aggiunto il rappresentante di Confartigianato – deve essere a misura delle Pmi (bandi comprensibili e accessibili) e dovrà incidere per la soluzione del problema dei problemi delle piccole e medie imprese, che è rappresentato dall’accesso al credito». Per quest’ultimo aspetto la proposta riguarda la valorizzazione dei Confidi nel loro ruolo di sostegno e accompagnamento alle attività meritevoli di garanzie. L’ulteriore sottolineatura riguarda l’obiettivo tematico 11 del documento di programmazione unitaria, che attiene la burocrazia («ulteriore elemento critico per le Pmi»). Gli altri argomenti trattati nel corso dell’audizione hanno riguardato: la territorializzazione con riferimento all’”investimento territoriale integrato” (Iti) che sarà utilizzato per lo sviluppo dei tre centri urbani di Cagliari, Sassari e Olbia ma che, a giudizio di Mameli, può essere rivolto ad altre aree e alle zone interne; l’istruzione («serve collegare scuola, formazione professionale e mondo del lavoro») e la filiera dell’edilizia sostenibile («in Sardegna è possibile reperire il know how che parte dalla progettazione di tecnologie e materiali green fino alla loro produzione e collocazione nei mercati anche extraeuropei»).

Il responsabile delle relazioni esterne e dell’area legislativa di Legacoop, Luigi Piano, ha affermato di condividere «i contenuti e le modalità attuative della programmazione unitaria 2014-2020 prospettate dalla Regione», prima di procedere con alcune considerazioni di merito su obiettivi ed azioni. Legacoop ha espresso una valutazione positiva per le risorse dislocate sui tre fondi comunitari, Fesr, Fse e Feasr per gli obiettivi tematici riferiti «alla competitività del sistema produttivo; tutela e valorizzazione delle risorse ambientali e culturali, nonché sul complesso delle azioni attivabili su occupazione, inclusione sociale e formazione». Una particolare considerazione è stata rivolta all’obiettivo tematico 11 (qualità istituzionale) che a giudizio di Piano «rappresenta il vero obiettivo discriminante rispetto alla possibilità di raggiungere livelli soddisfacenti nella pianificazione delle risorse comunitarie». Per quanto attiene i risultati attesi dal nuovo ciclo della programmazione, a giudizio di Legacoop, è necessario passare da analisi e verifiche di tipo quantitativo (legate cioè alla quantità di risorse impegnate e spese) a verifiche di tipo qualitativo (rendicontare quanti e quali effetti la spesa ha prodotto nell’abbattimento delle criticità e nel miglioramento delle condizioni di vita). Luigi Piano ha sottolineato l’importanza delle azioni volte a potenziare il sistema delle garanzie pubbliche del credito alle imprese ed ha auspicato che le argomentazioni espresse dalle parti sociali trovino opportuna valorizzazione in Consiglio regionale e che soprattutto si tenga conto delle argomentazioni nella predisposizione dei bandi per l’accesso alle risorse.

Le audizioni della commissione si sono concluse con l’intervento del presidente di Confcooperative, Carlo Tedde, che dichiarando di riconoscersi in molte delle argomentazioni illustrate dal collega di Legacoop, ha evidenziato la necessità di garantire il collegamento tra i fondi della nuova programmazione 2014-2020 e il bilancio della Regione. «L’obiettivo della nuova programmazione – ha dichiarato Tedde – deve essere quello di realizzare alcune azioni strategiche e condivise». Rafforzare il sistema delle imprese, è la priorità indicata da Tedde, insieme col rafforzamento delle competenze manageriali e con le azioni che favoriscano l’accesso al credito, la sburocratizzazione delle procedure e l’inclusione lavorativa.