22 June, 2026
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Dall’8 al 10 maggio le città di Cesena, Rimini, Riccione e Ravenna si sono trasformate in un grande palcoscenico di musica, spiritualità e cultura grazie al prestigioso “The Romagna International Spring Choir Festival”, rassegna internazionale che ha riunito cori provenienti da tutta Europa e da numerose regioni italiane in un intenso viaggio sonoro capace di unire popoli, tradizioni e sensibilità artistiche differenti. Tra navate illuminate dalla storia, antichi affreschi e atmosfere cariche di suggestione, si sono alternate formazioni corali polifoniche, gospel e giovanili provenienti da Francia, Lituania, Bulgaria, Polonia, Regno Unito, Grecia e dalle regioni italiane Sardegna, Lazio e Romagna. Un mosaico di voci che ha trovato nelle splendide chiese ospitanti la cornice ideale, dove la bellezza architettonica si è fusa armoniosamente con quella musicale, dando vita a momenti di rara intensità emotiva. Tra le realtà più applaudite dell’intera rassegna si è distinta la Corale Caterina Cittadini di Cortoghiana, diretta dal maestro Mariano Garau.

La formazione, composta dai primi soprani Cristina Murtas, Sabrina Piras, Marinella Piras ed Elena Biancu; dai secondi soprani Ornella Piras, Gabriella Tidu, Maria Rita Pili e Carla Murtas; dai primi contralti Maria Angius, Simona Giannoni, Patrizia Pitzus e Maria Rita Fois; e dai secondi contralti Maria Dolores Salaris e Doriana Lai, è stata protagonista di esibizioni intense e coinvolgenti che hanno conquistato pubblico e organizzatori del festival. Il coro ha proposto un repertorio raffinato ed evocativo, impreziosito dalle composizioni dello stesso Mariano Garau, autore e compositore apprezzato a livello nazionale e internazionale per la sua sensibilità artistica e per la capacità di trasformare la tradizione corale in emozione viva.

Tra i brani che hanno maggiormente coinvolto il pubblico presente, ha suscitato particolare suggestione il brano di Garau I Cieli narrano, nel quale i soprani primi intrecciavano le linee melodiche con i soprani secondi, sostenuti dalla presenza calda ed elegante dei contralti primi e secondi. La direzione del maestro Garau ha reso omaggio a uno dei brani iconici del repertorio polifonico, Pastori di Bepi De Marzi, creando un momento di intensa partecipazione emotiva, in cui la sapiente armonia ha avvolto e coinvolto profondamente il pubblico. Un’emozione altrettanto intensa si è vissuta quando la corale ha reso omaggio a San Francesco d’Assisi con un arrangiamento del Maestro Garau del celebre brano Fratello Sole e Sorella Luna. La chiusura musicale ha lasciato il pubblico in un momento sospeso di profonda commozione, culminato in un applauso lungo e caloroso.

Le giornate del festival si sono sviluppate in diverse sedi contemporaneamente, coinvolgendo numerosi appassionati e offrendo autentici momenti di condivisione musicale e umana. Dietro ogni esibizione, ogni armonia e ogni applauso ricevuto si è però celato un lavoro silenzioso fatto di passione, sacrificio e straordinaria dedizione da parte dei componenti della Corale Caterina Cittadini. Ore di prove, viaggi, studio e preparazione hanno reso possibile una partecipazione vissuta con entusiasmo, spirito di gruppo e profondo senso di appartenenza. Fondamentale è stato anche il sostegno delle famiglie, presenza costante e preziosa durante tutta la manifestazione, compagni e familiari delle coriste non sono stati semplici spettatori, ma parte attiva nell’organizzazione e nel supporto logistico delle intense giornate del festival, contribuendo con disponibilità, collaborazione e affetto alla piena riuscita dell’esperienza. Un esempio autentico di comunità unita attorno alla musica e ai suoi valori più profondi. La manifestazione ha raggiunto il suo momento più alto nella suggestiva serata finale di Ravenna, ospitata nella magnifica Basilica di San Francesco, a pochi passi dalla tomba di Dante Alighieri. In quel luogo intriso di arte, memoria e spiritualità, le voci dei cori hanno risuonato con straordinaria intensità, creando un’atmosfera sospesa e profondamente emozionante. A presentare le tre serate sono stati Giulio Vata e Susanna D’Ambrosio. Le architetture solenni della basilica, illuminate dalla forza evocativa della musica corale, hanno amplificato ogni armonia, trasformando il concerto conclusivo in un’esperienza capace di toccare profondamente il cuore del pubblico presente. Particolarmente emozionante è stato il brano finale, un intenso omaggio dedicato alla Madonna, eseguito da tutti i coristi presenti al festival. Un momento di straordinario impatto artistico e umano che ha lasciato un segno indelebile nei presenti, dimostrando ancora una volta come la musica riesca a superare ogni confine linguistico e culturale, diventando linguaggio universale di pace, unione ed emozione condivisa.

La serata è stata inoltre occasione per celebrare il valore artistico e culturale delle formazioni partecipanti attraverso la consegna di importanti riconoscimenti ai cori e ai direttori. Particolarmente significativo il premio conferito alla Corale Caterina Cittadini e al Maestro Mariano Garau, omaggiato per la sua instancabile attività artistica non solo come direttore, ma anche come compositore e promotore della cultura musicale corale. Un riconoscimento accolto con grande emozione, simbolo di un percorso costruito negli anni con dedizione, studio e passione. L’esibizione della Corale Caterina Cittadini ha ricevuto calorosi applausi e unanimi apprezzamenti per la compattezza vocale, l’intensità interpretativa e la capacità di trasmettere emozioni autentiche. Attraverso la propria musica, il coro ha saputo rappresentare con orgoglio il patrimonio corale del Sulcis e della Sardegna, confermando ancora una volta il valore universale della coralità come linguaggio di incontro, dialogo e fratellanza tra i popoli.

La partecipazione al “The Romagna International Spring Choir Festival” segna così un nuovo e prestigioso capitolo nel percorso artistico della Corale Caterina Cittadini, che ha recentemente celebrato i suoi trent’anni di attività. Da sempre ambasciatrice della cultura musicale del territorio, la formazione continua a distinguersi nei più importanti contesti nazionali e internazionali, dove ogni nota diventa memoria, identità e racconto collettivo.

 

C’è una forma di memoria che non appartiene ai libri né agli archivi, ma vive nel respiro delle voci che si accordano. È una memoria che si rinnova ogni volta che il canto diventa gesto condiviso, presenza, comunità. Sabato 18 aprile 2026, nella chiesa di Cristo Re a Carbonia, questa memoria ha trovato forma e suono nel concerto celebrativo per i trent’anni della Corale Caterina Cittadini di Cortoghiana, una delle realtà corali più significative del territorio.

Non una ricorrenza, ma una soglia attraversata insieme. La serata si è aperta come un tempo sospeso, in cui la musica non ha semplicemente accompagnato il ricordo, ma lo ha generato. Ogni intervento, ogni voce, ogni silenzio ha contribuito a comporre un racconto che non appartiene al passato, ma continua a vivere nel presente della comunità.

Attorno alla Corale, altre presenze hanno assunto il valore di una testimonianza. Il Coro Concordia Villa Ecclesiae di Iglesias, diretto da Paolo Autilitano, ha riportato alla luce le stratificazioni sonore della cultura mineraria, con una forza espressiva essenziale e radicata. Il Coro Polifonico Femminile di Tonara, guidato da Giovanna Demurtas, ha intrecciato tradizione e contemporaneità in un equilibrio sobrio, quasi meditativo. Il Coro Polifonico Chorodia di Calasetta, diretto da Noemi Cabras, ha invece attraversato territori sonori diversi, dal gospel al blues, con una sensibilità capace di trasformare lo stile in racconto.

Al centro della serata, il percorso narrativo “Briciole d’amore” ha dato forma a una biografia collettiva. Non una semplice rievocazione, ma un attraversamento poetico delle origini. Dall’asilo San Girolamo, dove suor Fidalma – presente con emozione discreta – seminava quotidianamente piccoli gesti di bellezza, si è dipanato il filo di una storia fatta di canti, parole, sguardi. Semi minimi, eppure destinati a durare.

Da quel nucleo iniziale, guidato dai maestri Walter Cannea e Alessandra Floris, la Corale ha progressivamente definito la propria identità. Con l’arrivo della maestra Angelina Figus, a partire dal 1995, il coro ha trovato una forma riconoscibile, un suono che non imita ma appartiene, una fisionomia musicale e umana che ancora oggi ne costituisce la cifra più autentica. Dal 2016, sotto la direzione del maestro Mariano Garau, questo percorso prosegue nel segno di una continuità vigile, in cui il rinnovamento non interrompe ma approfondisce.

Tra i momenti più intensi, il quadro “Briciole d’amore – Le voci che restano” ha dato voce all’assenza senza trasformarla in silenzio. I nomi di Antonella, Anna, Giulia, Alda, Nella non sono stati evocati come ricordo, ma come presenza sottile, ancora attiva nel tessuto sonoro della comunità. Nella logica del canto corale, nulla si interrompe davvero: ciò che si è amato continua a vibrare, anche oltre la sua forma visibile.

Un’altra soglia simbolica è stata quella de “La promessa”. Qui il trentennale ha assunto il suo significato più essenziale: non celebrazione del tempo trascorso, ma riconoscimento di un impegno che si rinnova. Custodire la musica, lo stare insieme, la fragilità luminosa dell’armonia condivisa. Un’esperienza che non appartiene soltanto alla dimensione artistica, ma a quella umana, dove il canto diventa pratica di relazione.

Nel corso della serata, è emersa con chiarezza anche la funzione più ampia di queste esperienze: quella delle associazioni culturali come presìdi vivi del territorio, luoghi in cui l’identità non si conserva ma si genera continuamente. L’intervento dell’assessore Giorgia Meli ha richiamato proprio questa dimensione, riconoscendo alla Corale il ruolo di presenza attiva nella vita culturale e sociale della comunità.

La conclusione delle presentazioni canore è stata affidata al canto con la Corale Caterina Cittadini, diretta dal maestro Mariano Garau, ha restituito in forma musicale ciò che l’intera serata aveva progressivamente evocato, un equilibrio tra le sezioni, una tensione misurata tra profondità e luce, tra contralti, soprani secondi e soprani primi. Non una somma di voci, ma un’unica architettura sonora, capace di tenere insieme precisione e partecipazione.

Accanto alle istituzioni civili, anche la dimensione ecclesiale ha trovato una sua voce. Il messaggio del Vescovo S.E. Mons. Mario Farci e la presenza di don Massimiliano Congia, parroco di Cristo Re, hanno restituito alla serata un orizzonte ulteriore, quello del tempo donato, che non si consuma ma si trasforma in legame.

Il momento dei ringraziamenti ha raccolto, senza spezzarlo, il filo del racconto. Con la dolcissima Suor Fidalma, i maestri che hanno guidato il cammino Walter Cannea, Alessandra Floris, Angelina Figus e l’attuale direttore Mariano Garau, le presidenti che si sono succedute nel tempo, fino all’attuale guida di Cristina Murtas. E ancora don Luca Manconi, suor Carla Lavelli, suor Maria, insieme a tutte le presenze che, in modi diversi, hanno reso possibile questa continuità.

Un riconoscimento particolare è stato rivolto a Efisio Congiu, nominato socio onorario, figura che incarna una fedeltà silenziosa e costante. Accanto a lui, le voci narranti Michela, Francesca, Emilio e Ignazio i quali hanno dato corpo alla dimensione orale della serata, restituendo alla parola la sua funzione originaria di ponte tra emozione e memoria.

Fuori dalla chiesa, ciò che rimane non è soltanto il ricordo di un concerto, ma la percezione di un tempo condiviso che continua oltre la sua conclusione.

Perché il canto, quando appartiene a una comunità, non termina.

Si sposta semplicemente nella memoria di chi ascolta, e lì continua a vivere.

Ignazio Melis