30 September, 2022
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Nella seduta prenatalizia, il Consiglio regionale ha approvato l’interpretazione autentica dell’art. 9 comma 1 della legge regionale n. 31 del 1998.  La seduta è stata aperta dal presidente Michele Pais. Dopo le formalità di rito il presidente ha annunciato una breve sospensione della seduta per completare sia la risoluzione riguardante i lavoratori stagionali di Forestas che l’ordine del giorno unitario sull’aumento delle tariffe merci nel trasporto marittimo.

Alla ripresa dei lavori, il presidente ha dato notizia della presentazione dell’ordine del giorno in materia di trasporti, che però non è stato ancora distribuito, per cui pl 79/A – Parte Prima – Interpretazione autentica dell’art. 9 comma 1 della legge regionale n. 31 del 1998, dando la parola al relatore di maggioranza Stefano Tunis (Misto).

Stefano Tunis, dopo aver ricordato che la proposta conteneva originariamente altre norme sul personale che poi la commissione ha ritenuto di stralciare, ha messo in evidenza che il testo è interpretativo e serve a chiarire la natura delle figure dirigenziali già contenuta nel Dlgs 265/2001 in vigore, cioè nella casistica che esclude la prevalenza del concetto di intuitu personae, cioè quando si procede alla comparazione dei titoli e si cercano le caratteristiche professionali più adatte all’incarico da assegnare, tracciando i confini di un requisito speciale con criteri più ampi della 31/98. Questo perché, ha proseguito, trattandosi di requisiti professionali è difficile trovarli compresi in una norma di legge e del resto, nel corso degli anni, il tema è stato affrontato in passato con garbo senza coinvolgere mai il Consiglio ma affidando la soluzione del problema ai tribunali generando un contenzioso nel quale peraltro il Tar ha quasi sempre rigettato la competenza delegandola giudice ordinario. Un dato che suggerisce, secondo Tunis, una seconda riflessione che riguarda il giudice del lavoro, che anch’egli respinge l’istanza perché il ricorrente non è di solito in grado di dimostrare il suo diritto di accedere al quel ruolo. La nostra interpretazione, ha concluso, è quella di una norma che viene già applicata in sostanza nell’ordinamento regionale; nessuno pretende di aver scoperto l’acqua calda ma senz’altro si tratta di una iniziativa di buon senso.

Il consigliere dei Progressisti Massimo Zedda, relatore di minoranza, ha manifestato stupore ed imbarazzo per la presenza del presidente della Regione che, ha rilevato, non c’era nelle importanti sedute dedicate ad Argea ed al caro-trasporti. Non è vero che la norma arriva in commissione a dicembre, ha ricordato, perché ci sono stati molti precedenti: una delibera della Giunta che non è mai stata visibile, poi infilata nei commissariamenti delle Province e nell’ultima variazione di bilancio, un parere contrario del servizio tecnico legale che poi è stato sollevato dirottando la competenza al direttore generale della presidenza che dovrebbe beneficiare della norma insieme ad altri, la cancellazione del nucleo di personale anti corruzione, la revoca in autotutela presso la Cassazione in un contenzioso fra avvocatura che rivendicava l’accesso alla dirigenza e la stessa Regione (evidentemente strumentale alla nomina successiva di quei avvocati). La stessa motivazione della “interpretazione autentica” in realtà, ha ancora sostenuto, sostituisce una legge nazionale con legge regionale ma il Dlgs 165 bisogna recepirlo tutto, anche perché la Corte Costituzionale ha più volte stabilito che in materia di interpretazione autentica ci sono paletti molto precisi da rispettare, a dal divieto di sostituire con norme surrettizie quelle esistenti.

Il consigliere Valerio De Giorgi ha affermato in apertura che il collega Stefano Tunis ha spiegato molto bene come stanno le cose, osservando che le affermazioni della minoranza contrastano con Dlgs 165/2001 che in effetti richiede una motivazione per il conferimento incarichi a persone in possesso di requisiti non presenti all’interno dell’amministrazione, con esperienze interne ed esterne della durata di almeno cinque anni nel settore pubblico e privato. Sulla materia, ha continuato, la Corte dei Conti in una sentenza del 2017 ha detto che anche il Dlgs 150/2009 prevede l’assegnazione di incarichi a persone in possesso di particolare specializzazione, culturale e scientifica maturata nei settori pubblico e privato. Inoltre, ha detto ancora Valerio De Giorgi, la Corte Costituzionale già nel 2010 ha stabilito che tale disciplina non riguarda i concorsi ma i requisiti soggettivi dell’incarico come durata, trattamento, fissando poi la competenza statale sul punto proprio in base al Dlgs 150/2009 definito come “grande riforma economico-sociale”. Più recentemente, ha concluso il consigliere, la stessa Corte Costituzionale nel 2019 ha detto l’ultima parola sul fatto che il pubblico impiego debba essere regolato dallo Stato, lasciando alla Sardegna nel caso specifico solo la competenza sullo stato giuridico del personale ma sempre nel rispetto delle norme fondamentali della Repubblica.

Il consigliere Roberto Deriu (Pd) ha detto di riconoscersi nella ricostruzione di Valerio De Giorgi, tranne il termine “adeguamento” che, secondo me, è completamente diverso da quello di “interpretazione”, che invece ha solo lo scopo di chiarire una norma. Più concretamente, ha dichiarato, siamo in presenza di una legge inutile perché i Decreti legislativi 165 e 150 prima e la riforma Brunetta poi valgono per tutte le Regioni come dice anche la relazione di maggioranza. Si sarebbe fatto prima, ha suggerito, abrogando eventualmente alcune parti di leggi regionali non conformi all’ordinamento nazionale vigente. Ma oltre che un atto inutile, ha aggiunto, è anche un atto falso perché vero solo che dopo la legge regionale 31/98 l’ordinamento si è evoluto, insomma il Consiglio è stato inutilmente esposto ad una brutta figura, una perdita di tempo, un girotondo che non serve a nessuno.

Il consigliere Alessandro Solinas (M5S) si è detto convito che ciò che si vuole difendere con questa norma serve al presidente e mi lascia sgomento, rispetto a quanto avrebbe dovuto fare il Consiglio (e non ha fatto) nell’interesse dei sardi. Oggi, ha sostenuto, l’idea di meritocrazia oggi prende un bello schiaffo e costituisce anche un pessimo esempio per i giovani, una cosa stiracchiata a favore di persone che non avrebbero potuto assumere gli incarichi ai quali sono stati chiamati, una cosa che non serve a nulla ed arriva dopo molti tentativi maldestri andati a vuoto. Riferendosi ai principi giuridici che regolano le interpretazione autentiche, Solinas ha lamentato il mancato rispetto di tutti quelli previsti dalla legge: dalla tutela di diritti e beni di rilievo costituzionale ai motivi di interesse generale, dalla ragionevolezza alla certezza del diritto. In definitiva, ha concluso, è una norma senza alcuna motivazione se non la convenienza a  dare legittimità a ciò che non la ha.

Per Massimo Zedda (Progressisti) la Legge 165 o è vigente oppure non lo è, non c’è una terza ipotesi. Oltre al fatto che, se fosse vigente la Legge 165 sarebbe già stata violata, per esempio sulla durata prevista per gli incarichi. Massimo Zedda ha poi ricordato che ci sono figure dirigenziali sottoutilizzate nel sistema Regione e che non sarebbe necessario attingere a figure esterne e ha ricordato che è stato presentato da poco un ricorso al Tar dal sindacato dei dirigenti della Regione. Massimo Zedda ha sostenuto che, tecnicamente, non si possa utilizzare l’interpretazione autentica, oltre al fatto che la norma è chiarissima, e che la Giunta avrebbe potuto procedere in altro nome: partendo dalla revoca degli incarichi, recepire nella Legge 31 i nuovi criteri della legge 165, oppure procedere a una nuova nomina in base alla Legge 165.

Michele Cossa (Riformatori) ha ricordato che il testo in esame era stato previsto nell’ultima Variazione di bilancio e non era una norma intrusa. E ha affermato che “su questa proposta di legge si è fatto terrorismo psicologico”. “Mi sarei aspettato – ha detto – argomenti travolgenti oggi, ma non ho sentito una obiezione di merito sul provvedimento”. Si tratta, ha spiegato, di un testo che ricalca una legge nazionale entrata in vigore tre anni dopo la 31, che dice quali criteri devono avere i dirigenti esterni. “Non mi sembrano criteri scandalosi”, ha proseguito, “mi sembra che ci troviamo davanti una tempesta dentro un bicchiere d’acqua. Stiamo approvando una norma generale e astratta, classificata come interpretazione autentica, che mira a focalizzare meglio, secondo me in maniera opportuna, i criteri di scelta per il 20 per cento dei dirigenti esterni”.

Eugenio Lai (Leu) ha sottolineato di quanto la politica regionale sia distante dai cittadini, evidenziando che a causa del maltempo molte comunità stanno soffrendo e, nel contempo, viene convocato il Consiglio regionale di sabato mattina per sanare alcuni provvedimenti già presi e assunti dalla Giunta regionale. Per Eugenio Lai non c’era l’urgenza di discutere questo provvedimento se non per sanare nomine che lasciano qualche dubbio, ha detto, anche nella stessa maggioranza, visto che l’efficacia del provvedimento dovrebbe essere retroattiva. La ratio di questa norma non è chiara ai sardi, ha detto, sottolineando che oggi è “la terza volta che il presidente si presenta in quest’aula, oltre alla seduta in cui ha illustrato le dichiarazione programmatiche e per la discussione della mozione per indire il referendum voluto dalla Lega”. Eugenio Lai ha poi concluso: “State provando a sanare l’insanabile. Siamo sicuri che questa legge sarà impugnata. Ve lo ricorderemo e lo ricorderemo a tutti i sardi”.

Laura Caddeo (Progressisti) si è detta d’accordo sul fatto che la legge non fosse necessaria. Ha poi sottoposto all’Aula una riflessione sull’esempio che questo Consiglio regionale vuole dare ai cittadini e ai giovani. “L’idea che noi legiferiamo deve avere uns funzione formativa, educante” e che se ci sono regole si devono applicare e rispettare e non vanno modificate per scelte già fatte. I giovani, ha detto, stanno riacquisendo la voglia di partecipare e questo vuol dire che “stanno dando fiducia a noi”. Caddeo ha auspicato che si esca dall’ambiguità e che si tolga quel dubbio sull’utilità e sull’opportunità retroattiva che si vuole dare a questa legge.

Daniele Cocco (capogruppo Leu) ha affermato che si sarebbe potuta discutere e approvare questa norma in altre date. “Non capisco l’urgenza”, ha detto, evidenziando che la Sardegna ha altre emergenze da risolvere tra cui quelle dei lavoratori di Forestas. Cocco ha esortato il presidente Solinas a nominare il commissario dell’Agenzia Forestas e ha proposto all’Aula di condividere un loro emendamento.

Desirè Manca (capogruppo del M5S) ha ricordato che il 23 luglio il gruppo del Movimento 5 Stelle aveva inviato un comunicato stampa che chiedeva di sapere quale fosse il metro di valutazione usato dal presidente Solinas per scegliere i suoi consulenti, evidenziando il dubbio che non avessero i requisiti previsti dalla legge. Desirè Manca ha ricordato che, per quel comunicato, un consigliere l’aveva attaccata professionalmente e personalmente e che anche la magistratura aveva deciso di valutare i dubbi sollevati dal M5S. “Le nostre perplessità erano state bollate come strumentali” ha detto, sottolineando che, oggi, 21 dicembre, il Consiglio è stato convocato non per discutere dei problemi veri della Sardegna, ma di come salvare il presidente per il suo errore. Si tratta, ha detto, “di una proposta atta a salvare il non salvabile”.

Stefano Tunis (Misto) ha spiegato che si tratta di un tema tecnico e che “non c’è nessun sporco da coprire”, né rischi penali, al massimo è una norma che può avere riflessi civilistici. Tunis ha manifestato, poi, la disponibilità da parte della maggioranza a trovare un punto di equilibrio che consenta, con più serenità, all’opposizione di approvare il testo.

Gianfranco Ganau (capogruppo del Pd) ha affermato: “Intervengo con un certo imbarazzo”. Ed ha aggiunto: “Noi contestiamo lo strumento che viene utilizzato, ossia l’interpretazione autentica”. Per Gianfranco Ganau l’articolo in discussione non richiede alcuna interpretazione e si tratta di un problema che non sarebbe neanche dovuto arrivare in aula, visto che tutti sono d’accordo sul fatto che la legge 165 è in vigore anche per le Regioni a statuto speciale. Gianfranco Ganau ha quindi proposto di ritirare la legge perché la norma è già vigente e, in subordine, approvare un emendamento da loro presentato.

Franco Mula (capogruppo Psd’Az) ha rassicurato i colleghi dicendo che lui, primo firmatario del provvedimento, se avesse ravvisato irregolarità non l’avrebbe certo sottoscritto. Il consigliere ha spiegato che la legge 31 è stata superata nel 2001 dalla Legge 165 e va applicata. Mula ha ricordato che questa norma viene rinviata da mesi ed è arrivato il momento di mettere la parola fine a questa vicenda. Mula ha poi chiesto al presidente Pais di convocare una Conferenza dei capigruppo dopo la conclusione di tutti gli interventi. Proposta accolta dal presidente.

Il presidente del Consiglio ha accolto la richiesta di convocare una conferenza dei capigruppo: “Finiamo la discussione generale – ha detto – e dopo il voto sul  passaggio agli articoli faremo la Capigruppo”.

E’ poi intervenuto Francesco Agus (Progressisti) che ha fatto rilevare al Presidente della Regione (presente in aula) tutte le assenze in questi primi nove mesi di legislatura. Per il capogruppo dei Progressisti la Proposta di Legge 79/A all’esame dell’aula è l’ultimo capitolo di una serie di orrori legislativi. Agus ha espresso parere fortemente negativo sui provvedimenti licenziati dall’esecutivo. La vostra  produzione normativa – ha detto rivolto alla giunta –  si è spesso rivelata indegna di essere approvata dall’Aula. Due esempi su tutti Argea e le norme sugli enti locali entrambi profondamente modificati grazie al lavoro delle Commissioni competenti.  Tornando al testo in esame Agus ha detto, ironicamente, che si tratta di un “capolavoro” e ha chiesto quale sia la ragione di tanta ostinazione nell’approvare una norma che secondo la maggioranza è già in vigore.  A  volte – ha aggiunto – anche leggi fatte con le migliori intenzioni creano effetti incontrollabili Oggi si vuole modificare una normativa ex post con un’interpretazione autentica. Inoltre,  si sta intervenendo in presenza di un giudizio pendente,  ed è un’assurdità.

Chiusa la discussione generale, il presidente Michele Pais ha dato la parola al presidente della Regione Christian Solinas per la replica: «Non sarei voluto intervenire ma lo faccio per testimoniare il disagio nei confronti di questo Consiglio che anziché occuparsi di politica si è ridotto a un ruolo di tribunale aggiunto – ha detto Christian Solinas – ho sentito solo riferimenti a sentenze, ordinanze, etc. Credo che tutti dovremmo recuperare il senso di quella che è la funzione di quest’aula, assemblea legislativa con il dovere di fare le leggi. Chi non ha argomenti di merito si è trastullato su ipotesi di forma». Secondo Christian olinas, la minoranza sta mandando avanti una politica “senza verità e senza progetto” dimenticando quanto successo nelle legislature guidate dal centrosinistra.

«Non è vero che si è sempre fatto riferimento alla legge 31 – ha proseguito il presidente della Regione  il consigliere Francesco Agus ricorderà certo che quando la Giunta Soru nominò Fulvio Dettori alla direzione generale della Presidenza della Regione invocò il Dl 165. Allora nessuno si strappò le vesti. Come si può sostenere oggi che il Dl 165 non faccia parte dell’ordinamento della Regione? Tra le nefandezze c’è una sfilza di norme approvate nella scorsa legislatura, alcune della quali cassate dalla Consulta. Tra queste la legge con la quale si diedero ai funzionari delle Unità di progetto le indennità di dirigenti. La Consulta ha detto che si applica il dl n.165. Ci sono alcuni che sono diventati portavoce della procura della Repubblica. Bene si farebbe a guardare al piano anticorruzione della scorsa legislatura e in particolare al codice di comportamento del personale (art 14) anche lì si fa integrale riferimento al decreto 165. Voi   invece dite che il centrodestra per salvare il proprio presidente vorrebbe introdurre ex novo norme che prima non c’erano».

Solinas ha poi parlato di stravolgimento dei normali rapporti politici: « Dite che non c’è trasparenza sulle delibere. Ho verificato tempi medi e massimi di pubblicazione in questa e nella passata legislatura. La media della Giunta Pigliaru era di 45 giorni con un tempo massimo di 312 giorni. La mia Giunta ha un tempo medio di 14 giorni e uno massimo di 61. Sulle mie assenze in aula, ricordo che se il presidente non è presente è perché sta seguendo altre vicende importanti. Il mio esecutivo ha adottato decine di delibere e portato a casa risultati rilevanti: l’accordo con lo Stato sulle entrate, lo sblocco delle assunzioni nella Sanità, la vertenza Eurallumina. Non trasformate quest’aula in un tribunale, mantenete la vocazione di organo legislativo per la quale hanno combattuto i nostri padri. Mi torna alla memoria Jean Michel Besnier ed il suo libro “L’uomo semplificato” – ha  concluso Christian Solinas – se rinunciate a questa vocazione rischiate di avere un Consiglio semplificato».

Il presidente Michele Pais ha quindi messo in votazione il passaggio agli articoli. Per dichiarazioni di voto è intervenuto il consigliere Massimo Zedda (Progressisti) che ha annunciato il suo voto contrario: «Secondo il presidente della Regione vedersi di sabato per discutere di una legge di interpretazione è attribuibile all’on. Franco Mula. Già in un’altra occasione ha detto che il problema della Regione è un Consiglio che non lavora. La colpa sarebbe la nostra. La verità è che siete voi ad aver convocato l’Aula per decidere sull’interpretazione di codici e codicilli. Avremmo voluto discutere del piano straordinario di sviluppo della Sardegna che invece non è stato ancora presentato a questo Consiglio. Discutiamo di questa follia normativa per colpa sua».

Voto contrario è stato annunciato anche da Alessandro Solinas (M5S): «Noi esercitiamo la nostra funzione legislativa. E’ la Giunta che non la fa o lo fa male come quando invia in Commissione testi da riscrivere sui quali le opposizioni, con senso di responsabilità, hanno dato il loro contributo. Non stiamo processando nessuno, diamo solo la valutazione su provvedimenti che vengono sottoposti alla nostra attenzione». Rivolto all’on. Stefano Tunis (Sardegna 20Venti), Christian Solinas ha poi aggiunto: «Mi piace ascoltarla, però ora sta facendo da scudo umano. La ritengo la persona più adatta, ma le argomentazioni che ha portato sono infondate. Non siamo ignoranti. Siamo sempre in aula e in commissione, siamo studenti diligenti».

Anche il capogruppo dei progressisti Francesco Agus ha annunciato il voto contrario del suo Gruppo: «Nella scorsa legislatura sono state impugnate poche norme, l’unica è quella citata dal presidente Christian Solinas. Il motivo era che erroneamente si cercava di pagare funzionari come dirigenti. Questo perché i funzionari non possono diventare dirigenti. Stesso errore che ha fatto la sua Giunta. Il Dl 165, anche immaginando di poterlo applicare, lo si deve applicare per intero».

Il presidente Pais ha quindi messo in votazione il passaggio agli articoli che è stato approvato con 33 voti a favore, 19 contrari e un astenuto. Subito dopo ha sospeso i lavori e convocato la Conferenza dei Capigruppo senza accogliere la proposta avanzata dai consiglieri Giuseppe Meloni (Pd) e Massimo Zedda (Progressisti) di votare prima l’ordine del giorno sui trasporti.

Alla ripresa dei lavori il presidente Pais il presidente ha messo in discussione l’articolato della proposta di legge 79/a e i relativi emendamenti. Sull’ordine dei lavori è intervenuto il consigliere Eugenio Lai che ha chiesto di tornare in Commissione per esaminare gli emendamenti presentati.

Richiesta respinta dal  presidente Michele Pais: «Si tratta in gran parte di emendamenti  soppressivi e sostitutivi . La Commissione decide a maggioranza e il relatore può esprimere il parere in Aula». Di avviso contrario il capogruppo di Progressisti Francesco Agus: «Mi permetto di contraddirla. Ci sono emendamenti che entrano nel merito del testo. Consentirebbero di mantenere il testo come interpretazione autentica ed entrano nello specifico del contenuto. Almeno questi meritano un’istruttoria in Commissione».

Argomentazione che non ha convinto il presidente Michele Pais: «Vi riferite all’art.84 del Regolamento che prevede il ritorno in commissione in caso di emendamenti che modificano la previsione di spesa di un provvedimento».

Sull’ordine dei lavori è intervenuta anche la capogruppo dei 5 Stelle Desirè Manca che ha chiesto 5 minuti di sospensione per una riunione di minoranza. Richiesta accolta dal presidente Pais che ha sospeso la seduta per 5 minuti.

Alla ripresa dei lavori, il capogruppo del Pd, Gianfranco Ganau, intervenendo sull’ordine dei lavori ha reiterato la richiesta della convocazione della commissione per una valutazione degli emendamenti presentati al testo in discussione ma il presidente del Consiglio, ha confermato la volontà di procedere con il parere del relatore in Aula e dopo aver elencato gli emendamenti da esaminare ha concesso la parola al consigliere Stefano Tunis (S2020) che in qualità di relatore di maggioranza ha dichiarato parere negativo per tutte le proposte di modifica.

La Giunta, con l’assessora del Lavoro, Alessandra Zedda, ha espresso parere conforme a quello del relatore e il presidente Pais ha dunque annunciato la votazione dell’emendamento n. 40=49=50=208. Il capogruppo dei Progressisti, Francesco Agus, ha fatto richiesta di voto elettronico e a collusione della votazione (25 contrari, due astenuti e 1 favorevole) il presidente del Consiglio ha dovuto sospendere i lavori per trenta minuti per la certificata “mancanza del numero legale”.

Alla ripresa dei lavori ha chiesto di intervenire il consigliere Stefano Tunis (Sardegna20Venti) sull’ordine dei lavori: «Abbiamo fatto un errore di votazione sugli emendamenti soppressivi. Mi chiedo se sia possibile adesso intervenire per dichiarazioni di voto. Esprimo il voto contrario all’emendamento soppressivo totale».

Il consigliere Alessandro Solinas (M5S) è intervenuto a sostegno dell’emendamento soppressivo presentato dal suo gruppo: «Lo abbiamo presentato perché non condividiamo il provvedimento in esame. C’è stata un’analisi attenta, vorremmo che questa legge non si votasse. Non vogliamo fare terrorismo psicologico. Non si vuole cadere nei sensazionalismi. L’opinione pubblica vorrebbe vederci trattare altre tematiche. Anche i colleghi di maggioranza saranno d’accordo su questo emendamento da noi presentato.

Il capogruppo Daniele Cocco (Leu) con un intervento dal tono ostruzionistico ha annunciato voto favorevole agli emendamenti.

Piero Comandini (Pd) si è detto a favore dell’emendamento per la soppressione dell’articolo 2. Francesco Agus (Progressisti) ha dichiarato voto a favore dell’emendamento ed escluso categoricamente qualunque intento intimidatorio rivolto alle alte cariche della Regione. Massimo Zedda (Progressisti), ha dichiarato voto favorevole: «Avremo voluto entrare nel merito del provvedimento e mentre la Sardegna vive ore difficili per l’allerta meteo la Giunta è riunita in Consiglio per discutere di un’interpretazione autentica di una legge per la nomina dei dirigenti».

A favore anche Eugenio Lai (Leu): «Il presidente Solinas nel suo intervento non è entrato nel merito del provvedimento e non ha spiegato perché vuole l’approvazione della norma in discussione». Giuseppe Meloni (Pd) ha annunciato voto favorevole e chiesto la votazione immediata dell’ordine del giorno sui trasporti marittimi. La capogruppo 5 Stelle, Desirè Manca, è ritornata sui riferimenti alle presunte minacce, rivolta alla minoranza dal presidente della giunta nel corso del suo intervento di replica. Roberto Li Gioi (M5S) ha dichiarato voto favore ed ha parlato di dibattito “surreale”, dicendosi “sgomento” per le dichiarazioni del presidente della Giunta. Michele Ciusa (M5S) ha annunciato voto a favore e invitato a votare subito l’ordine del giorno sui trasporti («per non scrivere un’altra pagina triste di quest’assemblea»). Voto a favore è stato preannunciato dalla consigliera dei Progressisti, Maria Laura Orrù, e dal vice capogruppo Pd, Walter Piscedda («sono favorevole alla soluzione principe del problema: cancellare l’unico articolo della proposta di legge»).

Posto in votazione l’emendamento 40=49=50=208 non è stato approvato con 34 contrari, 17 favorevoli e un astenuto.

Annunciata la votazione dell’emendamento sostitutivo totale n. 2 il consigliere dei Progressisti, Massimo Zedda, ha aperto la serie degli interventi della minoranza e ha dichiarato voto favorevole, seguito dal capogruppo Francesco Agus, da Piero Comandini (Pd), da Alessandro Solinas (M5S), Maria Laura Orrù (Progressisti), Desirè Manca (M5S), Roberto Li Gioi (M5S), Daniele Cocco (LeU), Eugenio Lai (LeU), Walter Piscedda (Pd), Giuseppe Meloni (Pd),

Posto in votazione l’emendamento n. 2 è stato respinto con 34 contrari, 17 favorevoli e 1 un astenuto.

Aperta la discussione sull’emendamento n. 3 il consigliere dei Progressisti, Massimo Zedda, ha aperto la serie degli interventi della minoranza ed ha dichiarato voto favorevole, seguito da Alessandro Solinas (M5S), Diego Loi (Progressisti), Desirè Manca (M5S), Laura Caddeo (Progressisti), Francesco Agus (Progressisti), Piero Comandini (Pd), Michele Ciusa (M5S), Roberto Li Gioi (M5S), Daniele Cocco (LeU), Eugenio Lai (LeU), che con differenti argomentazioni hanno ribadito la contrarietà al provvedimento e la necessità di migliorarne il contenuto con l’approvazione di modifiche.

Posto in votazione l’emendamento n. 3 non è stato approvato con 33 contrari e 18 favorevoli. Il consigliere del Psd’Az, Giovanni Satta, ha chiesto quindi una breve sospensione dei lavori dell’Aula ed il presidente Michele Pais l’ha accordata.

Alla ripresa dei lavori, sono iniziate le dichiarazioni di voto sull’emendamento n.4. A sostegno della proposta hanno preso la parola il capogruppo dei Progressisti Francesco Agus, Alessandro Solinas del M5S, Diego Loi dei Progressisti, la capogruppo del M5S Desirè Manca, Massimo Zedda e Maria Laura Orrù dei Progressisti, Roberto Li Gioi del M5S e Stefano Tunis (Misto), contrario.

Messo ai voti, l’emendamento è stato respinto con 15 voti favorevoli e 35 contrari.

Subito dopo è iniziata la discussione dell’emendamento n.5. Sono intervenuti a favore Massimo Zedda dei Progressisti, il capogruppo Francesco Agus, la capogruppo del M5S Desirè Manca, Laura Caddeo dei Progressisti, Piero Comandini del Pd, Alessandro Solinas e Michele Ciusa del M5S.

Messo ai voti, l’emendamento n. 5 è stato respinto con 16 voti favorevoli e 34 contrari.

Successivamente il Consiglio ha esaminato l’emendamento n.6.

Si sono dichiarati favorevoli il capogruppo dei Progressisti Francesco Agus, la capogruppo del M5S Desirè Manca, Massimo Zedda e Diego Loi dei Progressisti, Alessandro Solinas del M5S.

Messo ai voti, l’emendamento n.6 è stato respinto con 14 voti favorevoli e 33 contrari.

L’emendamento n.7 è stato dichiarato decaduto perché assorbito dal n. 6

Subito dopo l’Aula è passata all’esame dell’emendamento n. 8.

A favore si sono espressi il capogruppo dei Progressisti Francesco Agus ed il consigliere dello stesso gruppo Massimo Zedda, Alessandro Solinas del M5S, Michele Cossa dei Riformatori, contrario, che ha sollecitato l’opposizione a superare ostruzionismo.

Sull’ordine dei lavori il consigliere Massimo Zedda, dei Progressisti, ha ricordato che il ricorso all’ostruzionismo ha consentito la correzione di testi importanti, come nel caso di Argea. Sulla Pl 79/A, Zedda ha ribadito la posizione contraria della minoranza proponendo il ritiro del testo che, sul piano concreto, non determina alcun effetto essendo vigente anche in Sardegna il Dlgs 165/2001.

Il consigliere dell’Udc Giorgio Oppi ha ricordato che nella passata legislatura l’opposizione non ha mai fatto ostruzionismo. Il dibattito, ha detto, si sta avvitando sugli stessi contenuti e la minoranza deve accettare il fatto che la legge sarà comunque approvata, in questa seduta o in un’altra.

Sempre per dichiarazione di voto, si sono dichiarati favorevoli all’emendamento Giuseppe Meloni del Pd, Maria Laura Orrù dei Progressisti e Michele Ciusa del M5S.

Sull’ordine dei lavori, la capogruppo del M5S Desirè Manca ha sottolineato che il suo gruppo ha sempre distinto l’opposizione dall’ostruzionismo, formulando sempre proposte nel merito.

Favore all’emendamento si è dichiarato anche Roberto Li Gioi del M5S.

Sull’ordine dei lavori Diego Loi dei Pogressisti ha affermato che l’atteggiamento della minoranza non è stato di ostruzionismo ma di proposta. Quindi ha suggerito di accantonare la legge per approvare l’ordine del giorno unitario sui trasporti.

Sempre sull’ordine dei lavori il consigliere di Fi Angelo Cocciu, ricordando recenti episodi di buona collaborazione fra maggioranza e minoranza come Argea ed assestamento di bilancio, ha chiesto all’opposizione di riflettere sul suo atteggiamento.

Ancora sull’ordine dei lavori, il consigliere sardista Giovanni Satta ha criticato l’ostruzionismo dell’opposizione su una legge che, in diverse sedi, va avanti ormai da mesi. Messo ai voti l’emendamento n.8 è stato respinto con 16 voti favorevoli e 32 contrari.

Sull’emendamento n. 9 (sostitutivo totale dell’articolo 2), prima firmataria la capogruppo dei Cinque Stelle Desirè Manca, sono intervenuti a favore:

Massimo Zedda (Progressisti), che ha parlato di “cortocircuito” creato dalle parole del Presidente della Regione; Francesco Agus (Progressisti),che ha ribadito che questa norma è destinata ad essere “cassata “ nei prossimi due mesi; Laura Caddeo (Progressisti) e Desirè Manca (Movimento 5 stelle). Sull’ordine dei lavori sono intervenuti: Alessandro Solinas (Movimento 5 stelle) e Franco Mula (Partito sardo d’azione) che ha parlato di scontro e non di ostruzionismo.   

L’emendamento n. 9 è stato bocciato. (Presenti 44, votanti 43, sì 14, no 29, 1 astenuto).

Sull’emendamento 13 (sostitutivo totale dell’articolo 2), prima firmataria Desirè Manca  (Movimento 5 stelle) sono intervenuti a favore: Massimo Zedda (Progressisti), Francesco Agus (Progressisti), Alessandro Solinas (Movimento 5 stelle), Laura Caddeo (Progressisti), Michele Ciusa (Movimento 5 stelle).

L’emendamento n. 13 è stato bocciato. (Presenti 47, votanti 46, sì 14, no 32, astenuti 1). (R.R.)

Subito dopo il capogruppo del Movimento 5 Stelle Desirè Manca ha chiesto la convocazione di una Conferenza dei Capigruppo. La richiesta è stata accolta dal presidente Pais che ha sospeso la seduta per alcuni minuti.

Alla ripresa dei lavori il presidente Pais ha comunicato la decisione della Conferenza di procedere a voto palese sugli emendamenti dal 17 al n.46. L’emendamento 17 è stato respinto dall’aula senza discussione e il 18 è stato dichiarato decaduto. Sul 19 sono intervenuti a favore i consiglieri Massimo Zedda, Maria Laura Orrù Progressisti) l’emendamento è stato respinto. Il presidente Ganau ha dichiarato decaduti gli emendamenti dal n.20 al 28. Respinti in rapida successione gli emendamenti 29 e 30.

Sull’ordine dei lavori è intervenuto ancora il consigliere Massimo Zedda: «Si sta procedendo in modo diverso rispetto a prima chiedo che venga spiegato a chi ascolta il perché. Lo spieghi prima di tutto il capogruppo dei 5 Stelle Desirè Manca che ha deciso di non intervenire in modo sistematico su tutti gli emendamenti».

Il capogruppo del M5S Desirè Manca ha chiarito la posizione del suo gruppo: «Non ritiriamo i nostri emendamenti: vogliamo andare più veloci per permettere di votare l’ordine del giorno sui Trasporti».

L’aula ha quindi respinto l’emendamento n.31. Dichiarati poi decaduti gli emendamenti dal n.32 al 39 mentre il Consiglio ha respinto in rapida successione gli emendamenti nn. 43, 44, 45 e 46.

Anche il vece capogruppo del Pd Walter Piscedda ha dichiarato prioritario approvare la legge ma altrettanto importante affrontare l’ordine del giorno sui Trasporti.

Sull’emendamento n.52 e 156, respinti dall’Aula, sono intervenuti i consiglieri dei Progressisti Francesco Agus e Massimo Zedda. Quest’ultimo ha ribadito di ritenere importante la discussione della risoluzione sui Trasporti ma non prioritaria: «Noi andremo avanti per la nostra strada e interverremo su tutti gli emendamenti a costo di rimanere in Aula per tutta la notte».   

Respinto anche l’emendamento n.165 sul quale sono intervenuti a favore i consiglieri Massimo Zedda, Francesco Agus e Maria Laura Orrù. Subito dopo il vice capogruppo del Pd Walter Piscedda ha chiesto una breve sospensione della seduta per una riunione dei gruppi di minoranza.

Alla ripresa dei lavori il consigliere Roberto Deriu ha chiesto la convocazione di una nuova Conferenza dei Capigruppo. Il presidente Pais ha accolto la richiesta e sospeso nuovamente la seduta.

Alla ripresa dei lavori il presidente ha messo in votazione l’emendamento n.165 che è stato respinto.

Disco rosso anche per l’emendamento n.166 sul quale sono intervenuti a favore i consiglieri Francesco Agus, Massimo Zedda, Maria Laura Orrù, Laura Caddeo mentre il consigliere Roberto Deriu ha stigmatizzato l’atteggiamento della Giunta “che presentando una legge insensata ha costretto l’opposizione a presentare emendamenti altrettanto insensati. nessuno di questi, anche se approvato, cambierebbe la legge».

Respinto, con voto elettronico, anche l’emendamento n.167 sostenuto dal Gruppo dei Progressisti. Il Consigliere Deriu ha parlato invece di «accanimento terapeutico col soccorso rosso alla maggioranza. Gli emendamenti non servono a nulla ma solo a costringere l’opposizione a fare opposizione. Questo perché il testo è errato e non serve a nulla, anche voi vi state accanendo sul corpo malato di questa legge costringendoci a stare qui inutilmente. Questo provvedimento doveva essere bloccato dall’inizio. Il centrodestra continua a voler approvare una legge inutile e falsa. Non è un’interpretazione del Dl 165 ma un adeguamento della legge regionale a quella statale dando un bel calcio all’autonomismo».

Il consigliere Massimo Zedda sull’ordine dei lavori ha chiesto al presidente del Consiglio di valutare un eventuale conflitto d’interessi di alcuni componenti della Giunta che dopo aver approvato una proposta di legge su una questione dubbia votano oggi una legge che intenderebbe sanare una questione da loro prodotta. E’ meglio che si astengano».

Successivamente il Consiglio ha iniziato l’esame dell’emendamento n. 169 che assorbe i contenuti degli emendamenti compresi dal 168 al 210.

Sull’ordine dei lavori il consigliere Stefano Tunis (Misto) ha chiesto in qualità di capogruppo lo scrutinio segreto.

Sempre sull’ordine dei lavori il capogruppo dei Progressisti Francesco Agus ha contestato la decisione dell’emendamento “assorbente” annunciata dalla presidenza.

Ancora sull’ordine dei lavori il consigliere dei Progressisti Massimo Zedda ha condiviso le contestazioni di Agus.

Messo ai voti, l’emendamento n.169 è stato respinto con 11 voti favorevoli, 31 contrari e 2 astenuti.

Il presidente ha comunicato che alcuni emendamenti sono considerati assorbiti e che quindi il Consiglio deve pronunciarsi sull’emendamento n, 213.

Subito dopo, intervenendo sull’ordine dei lavori, il capogruppo del Psd’Az Franco Mula ha lamentato il mancato rispetto degli accordi raggiunti in conferenza dei capigruppo, mentre altri gruppi di opposizione li stanno rispettando. Mula ha chiesto il voto segreto anche sul 213.

Agus ha replicato che il suo gruppo non ha preso alcun accordo, né per il ritiro degli emendamenti né per la chiusura della seduta in serata.

Si sono dichiarati a favore i consiglieri Roberto Deriu (Pd), Massimo Zedda, Francesco Agus e Maria Laura Orrù (Progressisti).

Messo ai voti l’emendamento n.213 è stato respinto con 14 voti favorevoli e 32 contrari.

Sull’emendamento n.53 il capogruppo dei Riformatori Aldo Salaris ha chiesto il voto segreto. Il Consiglio lo ha respinto con 13 voti favorevoli e 32 contrari.

Sull’emendamento n.56 il capogruppo del Misto Stefano Tunis, “per coerenza”, ha chiesto lo scrutinio segreto anche sul n. 56. Il Consiglio lo ha respinto con 12 voti favorevoli e 34 contrari. (Af)

Sull’emendamento 54 (soppressivo parziale dell’articolo 2), è stato chiesto il voto segreto. Sono intervenuti: Massimo Zedda (Progressisti) e Francesco Agus (Progressisti).Messo in votazione è stato bocciato (sì 11, no 30, 1 astenuto), Si è poi passati all’emendamento 162, modificativo dell’articolo 2 .

Angelo Cocciu (Forza Italia) ha chiesto il voto segreto sull’emendamento 162. Sono intervenuti: Massimo Zedda (Progressisti)  che ha chiesto spiegazioni sul Regolamento in materia di voto segreto e voto palese; Michele Cossa (Riformatori sardi) ha detto che questa questione può essere sottoposta alla giunta per il Regolamento, per ora è il Presidente del Consiglio a interpretare il Regolamento.

Il Presidente del Consiglio ha messo in votazione l’emendamento 162 a scrutinio segreto che è stato bocciato (sì 11, no 33, astenuti 1)

Dopo alcuni minuti di polemiche è stato approvato l’articolo 2 (presenti 44, votanti 43,  sì 32, no 11, astenuti 1).

Sull’emendamento 157 è stato chiesto il voto segreto dal consigliere Francesco Mura (Fratelli d’Italia). L’emendamento  è stato bocciato (sì 1, no 32, 1 astenuto)

Sull’emendamento 158 (aggiuntivo) il consigliere Dario Giagoni (Lega)  ha chiesto il voto segreto. L’emendamento è stato bocciato (sì 11, no 32, 1 astenuto) Sull’esclusione di alcuni emendamenti è intervenuto Francesco Agus (Progressisti).

Sull’emendamento 185 (aggiuntivo) il consigliere Francesco Mura (Fratelli d’Italia), ha chiesto il  voto segreto. L’emendamento è stato bocciato (sì 11, no 31, 1 astenuti)

Sull’emendamento 190 (aggiuntivo all’articolo 2) il consigliere Francesco Agus (Progressisti). è intervenuto per chiedere chiarimento su gli emendamenti cancellati.

Anche l’emendamento 190 è stato bocciato a scrutinio segreto (sì 13, no 30, 1 astenuto).

Sull’emendamento 192 (aggiuntivo) Stefano Tunis (Misto) ha chiesto lo scrutinio segreto. Massimo Zedda (Progressisti) è intervenuto  sull’ordine dei lavori. L’emendamento è stato bocciato (si 10. No 32, 1 astenuto).

Sull’emendamento 196 (aggiuntivo) il consigliere Dario Giagoni ha chiesto il voto segreto. Francesco Agus e Massimo Zedda  (Progressisti) hanno  dichiarato il voto di astensione. Massimo Zedda ha detto che mentre la Sardegna è sott’acqua è poco dignitoso che il Presidente della Regione e la giunta stiano ore e ore in aula per far approvare un provvedimento del genere.

L’emendamento 196 è stato bocciato. (sì 10, no 30, 5 astenuti).

Approvati gli emendamenti 42  e 41.

Il presidente Michele Pais ha poi messo in votazione la PL 79/A  che è stata approvata (sì 32, no 14, astenuti 1).    

Il Consiglio ha approvato con 47 favorevoli su 47 votanti l’ordine del giorno Satta e più unitario sulla necessità di garantire la continuità territoriale marittima di persone e merci da e per la Sardegna. Nel documento si impegna il presidente della Regione ad avviare tutte le iniziative, presso il Governo nazionale e la Commissione europea, al fine di scongiurare un aggravio dei costi dei trasporti via mare che porterebbero gravi ripercussioni soprattutto sul commercio e sul turismo, a portare avanti con determinazione la richiesta per cui nel nuovo bando per la continuità sia inserito l’obbligo per le compagnie di utilizzare esclusivamente traghetti dotati di sistemi antinquinamento e di chiede un impegno finanziario dello Stato a favore delle Compagnie o degli utenti, nelle more dell’aggiudicazione del nuovo bando per la continuità, per attenuare l’impatto economico e sociale causato dall’aumento dei prezzi. L’ordine del giorno unitario impegna il presidente del Consiglio a convocare una seduta straordinaria dell’Assemblea aperta anche ai parlamentari eletti in Sardegna ed ai massimi rappresentanti delle autonomie locali e delle parti sociali ed economiche per discutere le iniziative da intraprendere nei confronti del governo nazionale e chiede a tutti i consiglieri regionali di partecipare allo sciopero e conseguente blocco dei porti previsto in Sardegna e in Sicilia il 6 e 7 gennaio nel caso in cui il Governo non dia risposte.

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Una mozione per scongiurare l’aumento delle tariffe del trasporto marittimo merci, previsto dal primo gennaio 2020, per effetto dell’entrata in vigore della direttiva dell’Unione Europea emanata tre anni fa (2016/182) in materia di riduzione delle emissioni di zolfo in atmosfera: è questa l’iniziativa consiliare assunta dai gruppi della maggioranza (primo firmatario il consigliere del Psd’Az, Giovanni Satta) e sottoscritta anche dal capogruppo di Leu, Daniele Cocco, per evitare quella che è stata definita, dagli stessi proponenti, «un autentico dramma per la Sardegna».

Nel documento, non ancora inserito all’ordine del giorno dei lavori dell’Aula, è indicato l’impegno rivolto al presidente della Giunta regionale, Christian Solinas,  perché assuma le opportune iniziative in sede governativa ed europea «al fine di scongiurare un aggravio dei costi dei trasporti via mare» ed un ulteriore impegno è rivolto ad ottenere un rinvio dell’entrata in vigore del regolamento europeo e a «portare avanti con maggiore forza le azioni tese al concreto riconoscimento delle legittime rivendicazioni del popolo sardo». Mentre al presidente del Consiglio regionale, Michele Pais, è rivolto l’invito perché proceda con la convocazione di una seduta straordinaria dell’Assemblea sarda, aperta anche ai parlamentari eletti nell’Isola e ai rappresentanti delle autonomie locali e delle parti sociali ed economiche.

Ma i capigruppo del centrodestra, nel corso dell’incontro con i giornalisti, non hanno escluso immediate azioni di protesta, compreso un sit-in a Roma, davanti al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, per condurre una battaglia unitaria contro «una sciagura per il sistema del trasporto e l’intera economia sarda».

«Gli aumenti derivanti dall’applicazione della direttiva europea per la riduzione delle emissioni di zolfo nei combustibili utilizzati dalle grandi navi – ha attaccato Giovanni Satta – rischiano di distruggere la nostra economia e l’incremento di circa il 30% delle tariffe del trasporto merci si abbatterà sui costi di tutte le produzioni isolane e sui consumi dei sardi.»

«Le compagnie marittime – ha aggiunto il capogruppo della Lega, Dario Giagoni – hanno innalzato i prezzi dei loro listini per un importo che va dai 5 agli 8 euro per metro lineare e i sardi pagheranno un prezzo intollerabile e insostenibile».»

Significa che un autoarticolato, lungo 13,60 metri,  imbarcato sulla tratta merci Olbia-Livorno dal primo gennaio pagherà circa 470 euro, invece degli attuali 320 euro.

«Le più penalizzate – ha aggiunto il capogruppo del Psd’Az, Franco Mula – risulteranno le aziende del marmo che quotidianamente trasferiscono in Continente enormi e ingombranti quantitativi, con conseguenze drammatiche per il futuro del comparto.»

«L’intera vicenda, unita alle deroghe comunitarie riconosciute solo alle regioni ultraperiferiche (Canarie, Azzorre e Madeira) – ha sottolineato il capogruppo dei Riformatori, Aldo Salaris – dimostrano le penalizzazioni che derivano alla Sardegna per il mancato riconoscimento del principio di insularità.»

I consiglieri della maggioranza, in conclusione dei rispettivi interventi e stimolati anche dalle domande dei giornalisti, non hanno nascosto la complessità del problema ed hanno però avanzato alcune proposte: un rinvio dell’entrata in vigore delle norme contenute nella direttiva europea, almeno fino al prossimo luglio, in tempo cioè per la definizione del nuovo bando per la continuità marittima (quello con Tirrenia scadrà il il 18 luglio 2020); o, in alternativa ed in accordo con lo Stato, ridurre, attraverso un contributo pubblico, l’aumento delle tariffe del trasporto marittimo (intervento previsto anche nella direttiva Ue) fino alla stipula di una nuova convenzione per i collegamenti navali.

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La commissione Urbanistica, presieduta da Giuseppe Talanas (Forza Italia) ha iniziato alla presenza dell’assessore Quirico Sanna l’esame della proposta di legge n. 83 (Giagoni e più) che, modificando la legge regionale 45/89, introduce una nuova disciplina nella pianificazione urbanistica dei litorali.

Nella sua introduzione, l’assessore Sanna ha sostenuto in riferimento al terzo comma dell’art. 4 dedicato ai litorali che il testo della ricalca sostanzialmente sia la legislazione regionale vigente (e mai impugnata) che quella nazionale di proroga delle concessioni balneari fino al 31 dicembre del 2020, sia per quanto riguarda i parcheggi al servizio delle strutture turistico ricettive che per cosiddetti “manufatti di facile rimozione”.

Il capogruppo della Lega Dario Giagoni, primo firmatario della pl n.83, si è però soffermato sulla necessità di intervenire in modo più dettagliato su alcune situazioni presenti nei siti non “coperti” dalla pianificazione dei litorali prevedendo la possibilità di aperture annuali delle strutture, consentendo ai titolari di effettuare manutenzioni ordinarie e straordinarie e soprattutto evitando lo “smontaggio” di manufatti di servizio.

Successivamente si è sviluppato un lungo dibattito nel corso del quale hanno preso la parola, oltre allo stesso Dario Giagoni, i consiglieri Valter Piscedda e Giuseppe Meloni del Pd, Massimo Zedda e Maria Laura Orrù dei Progressisti, Angelo Cocciu di Forza Italia, Giovanni Satta del Psd’Az, Michele Ennas della Lega, Michele Cossa dei Riformatori sardi, Francesco Mura di Fdi e Roberto Li Gioi del M5S.

Sul problema il consigliere del Psd’Az Giovanni Satta ha proposto un emendamento aggiuntivo che, in pratica, prevede “il posizionamento delle strutture di facile rimozione al servizio della balneazione per tutto l’anno solare, al fine di favorire la destagionalizzazione del periodo turistico”. Le autorizzazioni relative alle strutture collocate nei 300 metri dalla battigia, inoltre, avranno una durata pari a quelle delle concessioni.

Successivamente, pur non essendo all’ordine del giorno, la commissione si è occupata del problema dei trasporti, sia con riferimento alla continuità territoriale aerea che all’aumento dei costi (del 30% circa) per il trasporto delle merci ed alla crisi della Tirrenia.

Per iniziativa del consigliere sardista Giovanni Satta, condivisa poi da tutti i componenti della commissione, sono stati attivati contatti informali con alcuni capigruppo ed il presidente del Consiglio Michele Pais, che ha assicurato piena disponibilità a sottoporre l’argomento all’attenzione dell’Assemblea. In occasione della prossima seduta del Consiglio, già programmata per martedì prossimo 18 dicembre alle 10.30 la conferenza dei capigruppo deciderà le modalità procedurali della discussione.

Per quanto riguarda la commissione Urbanistica riprenderà l’esame della proposta di legge n.83 la prossima settimana, compatibilmente con i lavori del Consiglio regionale e delle altre commissioni.

L’assessore dell’Urbanistica Quirico Sanna.

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La commissione speciale per il riconoscimento del principio di insularità, presieduta da Michele Cossa (Riformatori), ha proseguito il suo ciclo di audizioni con l’intervento dell’ex presidente della Regione Renato Soru.

«Consapevole di rappresentare una posizione minoritaria nel dibattito su questo argomento – ha esordito Renato Soru -, ritengo che il tema ci porti fuori campo piuttosto che dentro il campo, nel senso che dovremmo concentrarci piuttosto sul fatto che non stiamo usando bene la nostra autonomia e le nostre risorse. Il mondo va avanti e cambia del tutto, ha proseguito, richiedendo sempre soluzioni nuove a problemi nuovi. La centralità della questione ambientale, ad esempio, e la crescita delle energie rinnovabili, secondo l’ex presidente della Regione potrebbe consentire alla Sardegna, di raggiungere posizioni di primo piano. Un dato, ha poi sostenuto, che si intreccia con il discorso dell’autonomia perché in base al nostro Statuto abbiamo molte competenze che non servono e ci mancano quelle che oggi servono: dalle energie rinnovabili alle telecomunicazioni, dai trasporti, dalla scuola, dall’alta formazione e ai beni culturali.

«Può darsi – ha concluso Renato Soru -, che io sia un “sognatore romantico”, ma le cose le fanno i sognatori che ci mettono il cuore ed è questo che auguro alla politica sarda.»

Nel successivo dibattito hanno preso la parola i consiglieri Nico Mundula (Fdi), Antonello Peru (Forza Italia), Giuseppe Meloni (Pd), Dario Giagoni (Lega), Francesco Agus (Progressisti), Roberto Li Gioi (M5S), Giovanni Satta (Psd’Az) e Roberto Caredda (Misto).

Nelle conclusioni, il presidente Michele Cossa ha ricordato che la battaglia sul riconoscimento dell’insularità è nata nel momento storico in cui le più ricche Regioni del Nord hanno rivendicato l’autonomia differenziata, per richiamare l’attenzione delle istituzioni nazionali ed europee sul fatto che c’è anche la Sardegna, dove una serie di problemi bloccano ogni processo di sviluppo. Ma insularità, ha concluso, significa anche accettare la sfida di grandi responsabilità, che chiamano i sardi a fare scelte decisive per il futuro, a cominciare dal prossimo ciclo di programmazione dei fondi europei.

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E’ urgente inserire il principio di insularità in Costituzione per consentire alla Sardegna di superare gli svantaggi dovuti alla condizione geografica di isola e creare le opportunità di sviluppo economico, che la mettano in una condizione di parità con le altre regioni italiane ed europee. E’ quanto ha chiesto oggi la Commissione speciale per I’Insularità, presieduta da Michele Cossa (Riformatori sardi), durante l’incontro che si è tenuto, questa mattina a Roma, con il presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato, Stefano Borghesi. La Commissione da lui presieduta ha, infatti, in carico da ottobre 2018 la proposta di legge di iniziativa popolare per l’inserimento del principio di insularità in Costituzione, presentata dal Comitato promotore, di cui è presidente Roberto Frongia.

All’incontro hanno partecipato i consiglieri regionali che compongono la commissione speciale: Michele Cossa (Riformatori), Eugenio Lai (Leu), Dario Giagoni (Lega) e Giuseppe Meloni (Pd), insieme ai senatori sardi Lina Lunesu (Lega), Emilio Floris (Forza Italia), Gianni Marilotti (M5S) e Giuseppe Cucca (Italia Viva), mentre non è potuto essere presente Roberto Frongia, impegnato a Cagliari con il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia proprio sul tema dell’insularità. Tra Roberto Frongia e Stefano Borghesi ci sarà a breve un colloquio telefonico.

I commissari sardi hanno illustrato al presidente Stefano Borghesi le ragioni che hanno spinto il Consiglio regionale della Sardegna a istituire la Commissione speciale e hanno manifestato l’urgenza di approvare la proposta di legge, così da riconoscere gli svantaggi della condizione insulare e poter intervenire  per colmare il gap infrastrutturale e dei collegamenti da e per le Isole. I senatori sardi hanno garantito il massimo appoggio alla commissione e, in particolare, il senatore Gianni Marilotti, attraverso il suo gruppo, ha chiesto la calendarizzazione della proposta di legge nella Commissione Affari Costituzionali. Il presidente Stefano Borghesi ha assicurato il massimo impegno per portare avanti il provvedimento.
La Commissione speciale per l’Insularità si riunirà martedì, 19 novembre a Cagliari, con all’ordine del giorno l’audizione del Comitato promotore per l’inserimento del principio di insularità in Costituzione.

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Il Consiglio regionale ha approvato la mozione sulla situazione del Centro addestramento e istruzione professionale (CAIP) della Polizia di Stato con sede ad Abbasanta.

La seduta si è aperta sotto la presidenza dell’on. Michele Pais. Dopo le formalità di rito il presidente ha aperto la discussione sul primo punto all’ordine del giorno: la mozione n. 60 “sulla situazione del Centro di addestramento e istruzione professionale (CAIP) della Polizia di Stato di Abbasanta”.

Il primo firmatario Francesco Mura, capogruppo di Fratelli d’Italia, ha ripercorso la storia del centro di addestramento della Polizia di Stato di Abbasanta, inaugurato negli anni ’60. «In passato ha formato centinaia di poliziotti e ha svolto un ruolo decisivo nella lotta ai sequestri di persona in Sardegna – ha detto Francesco Mura – qui si sono formati gli uomini dei servizi scorte e sicurezza, i Nocs e altre forze speciali della Polizia. Senza dimenticare il Reparto prevenzione crimine e il gruppo cinofilo per l’addestramento dei cani antidroga e antiesplosivi». Il presentatore della mozione ha poi ricordato la rilevanza, anche economica, rappresentata dal Caip per l’oristanese e per tutta la Sardegna. «Oggi si prospetta l’ipotesi che il Caip possa diventare un centro nazionale di addestramento per allievi agenti della Polizia di Stato – ha proseguito Francesco Mura – ciò sarebbe un’importante iniezione di fiducia per le nuove generazioni con un conseguente incremento degli organici della polizia in tutta la regione e in particolare nella Provincia di Oristano. Da qui la richiesta alla Giunta: «Siamo contrari a qualsiasi ipotesi di trasformare il Caip in un centro di accoglienza per migranti – ha concluso il capogruppo di Fratelli d’Italia – la Giunta si attivi per sollecitare l’inserimento, nel piano nazionale, sul corso per allievi agenti della Polizia di Stato nel Caip di Abbasanta».

Prima di aprire la discussione sulla mozione, il presidente Michele Pais ha espresso vicinanza e cordoglio alle famiglie dei Vigili del Fuoco caduti la scorsa notte ad Alessandria.

Ha quindi preso la parola Annalisa Mele (Lega): «Si temeva la chiusura del Caip, oggi si apre una nuova opportunità per l’oristanese e per tutta la Sardegna – ha detto Annalisa Mele – nella programmazione europea del prossimo settennio la Sardegna retrocederà nell’obiettivo 1. C’è l’opportunità di inserire da subito la nostra Isola nel PON nazionale sulla sicurezza. Non dobbiamo attendere il 2021 per fare questo».

Il capogruppo del Psd’Az Franco Mula ha garantito il sostegno del suo partito alla mozione. «Il Caip è un’eccellenza della Sardegna, apprezzata a livello internazionale per l’alto livello tecnico della formazione. In questo centro sono stati formati centinaia di poliziotti per la lotta al terrorismo, i servizi scorte, i Nocs e i reparti speciali. La notizia che possa diventare un centro di addestramento di agenti a livello nazionale deve essere accolta in modo positivo. E’ una nuova opportunità. Scongiurato il rischio chiusura c’è la possibilità di incrementare gli organici della polizia con importanti ricadute per i giovani sardi. Ecco perché occorre attivarsi da subito con il ministro dell’Interno per trasformare questa opportunità in realtà».

Il presidente della seconda commissione Alfonso Marras (Riformatori sardi) ha rivolto un plauso ai consiglieri che hanno presentato la mozione: «E’ arrivato il momento di fare in modo che il Caip possa diventare un centro di addestramento a livello nazionale Tutto il gruppo dei Riformatori sardi sottoscrive in modo convinto l’iniziativa».

Sulla stessa lunghezza d’onda il capogruppo della Lega Dario Giagoni: «La trasformazione del Caip avrebbe effetti positivi non solo per la provincia di Oristano ma per tutta l’Isola. Progetti di questo calibro sono importanti per ribadire quanta attenzione viene riservata da questo Consiglio alle forze dell’ordine e al principio di legalità. Uomini e donne in divisa rivestono una grande importanza nel tessuto sociale. Occorre farlo capire ai giovani. Stiamo lavorando per  l’apertura di altri centri di formazione rivolti ad altri corpi delle forze armate». Dario Giagoni ha poi rivolto un plauso alla proposta presentata dall’assessore all’agricoltura del comune di Siniscola per l’intitolazione del nuovo commissariato di Polizia a Emanuela Loi e proposto di approvare un ordine del giorno del Consiglio a sostegno dell’iniziativa.

Il capogruppo di Forza Italia, Angelo Cocciu, ha annunciato il suo voto favorevole alla mozione: «Bisogna fare di tutto perché il Caip continui la sua attività. Diciamo no a chi vorrebbe trasformarlo in un centro di accoglienza per migranti. Il Consiglio regionale deve opporsi a questa eventualità».

Anche il capogruppo di Leu, Daniele Cocco, ha dichiarato il suo voto favorevole: «Il Caip ha avuto un grande merito in tutti questi anni. Bene ha fatto Mura a presentare la mozione. Non bisogna infatti dimenticare i passi indietro fatti dallo Stato in altre circostanze – ha detto Daniele Cocco – quanto avvenuto qualche anno fa nel centro di addestramento della polizia a cavallo di Foresta Burgos, chiuso dopo investimenti di milioni di euro per adeguare la struttura, è una ferita ancora aperta. Il Caip serve non solo per l’attività specifica ma rappresenta un importante presidio del territorio anche dal punto di vista economico. E’ urgente che la Giunta si faccia parte attiva per tradurre l’impegno della mozione in atti concreti».

Favorevole alla mozione anche Roberto Caredda (Misto): «Lo dico da ex poliziotto, conosco bene l’attività di questo centro che ha rappresentato un punto di riferimento a livello nazionale. Grande merito va dato a chi lo ha fatto nascere e crescere come il generale Angioni».

Domenico Gallus a nome del gruppo Udc ha annunciato il sostegno alla mozione: «Tutti riconoscono la funzione svolta dal Caip in passato. Ricordo la presenza, negli anni ’60 e ’70, dei baschi blu ospitati ad Abbasanta per la lotta al banditismo. La storia dice che il centro deve essere potenziato».

Sull’ordine dei lavori ha chiesto la parola il consigliere Eugenio Lai (Leu): «E’ stato presentato un ordine del giorno sugli sbarchi dei migranti – ha detto Eugenio Lai – in base a quale articolo del Regolamento il Presidente ha accolto questo argomento? Non è ammissibile che lei usi un filtro a maglie larghe quando si tratta di iniziative del suo gruppo. Se si vuole discutere l’argomento si porta in Conferenza di Capigruppo. Pensare di applicare il Regolamento a piacimento di un solo gruppo politico è assurdo, non è mai accaduto. Chiediamo un parere agli uffici sulla congruità dell’iniziativa».

A Lai ha replicato il presidente Michele Pais: «Il Regolamento è applicato in modo letterale. Ho sempre valutato ordini del giorno ammissibili o inammissibili sulla base del Regolamento. I giudizi prognostici non hanno senso».

In apertura del suo intervento Massimo Zedda, a nome del gruppo dei Progressisti, ha espresso solidarietà alle famiglie dei Vigili del Fuoco caduti sul lavoro ieri ad Alessandria. Sulla mozione, invece, Massimo Zedda ha auspicato che il Caip possa continuare a svolgere il suo ruolo anche in futuro. «Serve però immaginare un incentivo da parte dello Stato, anche dal punto di vista economico, per chi decide di venire a lavorare in Sardegna».

Sugli ordini del giorno presentati anche Massimo Zedda ha espresso forti perplessità sull’attinenza del loro contenuto con i temi in discussione. Rivolto al capogruppo della Lega Dario Giagoni, Massimo Zedda ha invitato a una riflessione sull’opportunità di chiedere l’intitolazione del nuovo commissariato di Siniscola ad Emanuela Loi: «Premesso che Emanuela Loi merita tutto il nostro rispetto per il suo sacrificio al servizio dello Stato – ha detto l’ex sindaco di Cagliari – suggerirei però di non interferire su immobili non di pertinenza della Regione scavalcando coloro che hanno titolo a proporre la medesima iniziativa. Non attiverei meccanismi che rischiano di degenerare. Occorre stare molto attenti anche perché c’è una polemica in atto sugli ultimi concorsi della Polizia di Stato dai quali, per un emendamento presentato dalla Lega che ha cambiato i requisiti richiesti, sono stati esclusi molti sardi, tra i quali proprio la nipote di Emanuela Loi».

Contrarietà alla presentazione dell’ordine del giorno sugli sbarchi ha espresso invece il capogruppo del Psd’Az, Franco Mula: «Il problema è serio, su questo argomento abbiamo presentato una mozione. Andare a votare un ordine del giorno rischia di far perdere valenza a quella mozione. Se andrà in discussione il nostro gruppo si asterrà. Non ci interessano le primogeniture ma crediamo che vada aperta una discussione più ampia».

Sull’ordine dei lavori è intervenuto il consigliere della Lega Pierluigi Saiu: «Ieri abbiamo assistito a una discussione appassionata sulla sclerosi multipla innescata da una mozione presentata dal Movimento 5 Stelle e sfociata nell’approvazione di un atto diverso. Anche in questo caso abbiamo assistito a una disputa sulla primogenitura. Per il secondo giorno consecutivo si rischia di fare lo stesso dibattito – ha detto Pierluigi Saiu – faccio un appello al Psd’Az: misuriamoci sui contenuti. L’ordine del giorno collegato è coerente con due mozioni in discussione oggi in Aula. Vogliamo rinunciare a discuterne per una questione di primogenitura o vogliamo invece confrontarci sul merito degli atti? Sarebbe un comportamento deludente. Lo dico soprattutto alle forze della maggioranza. La Lega ne trarrà le conseguenze».

Sull’ordine dei lavori ha chiesto la parola il consigliere Gianfranco Ganau (Pd): «L’ordine del giorno sui migranti introduce argomenti che esulano dall’argomento in discussione. Lei, on. Pierluigi Saiu, può collegare questo ordine del giorno ad altre mozioni con questa non è attinente. Deve smetterla di dare lezioni agli altri. Deve avere rispetto».

Al termine dell’intervento del consigliere Ganau si è accesa una vivace discussione in Aula che ha indotto il presidente Pais a sospendere i lavori.

Alla ripresa dei lavori il presidente Pais ha annunciato la presentazione di due ordini del giorno, a firma Michele Ennas e Dario Giagoni, e ne ha dichiarato l’ammissibilità ai sensi del Regolamento.

L’on. Francesco Agus (Progressisti) sull’ordine dei lavori ha precisato che l’ordine del giorno 1 “non è strettamente connesso ma nemmeno connesso e basta con il tema in discussione. Se quel che viene deciso in capigruppo non vale nulla allora l’alternativa è il caos e si decide volta per volta in Aula. Questa è una palese forzatura regolamento ad uso e consumo della forza politica del presidente del Consiglio”.

Per la maggioranza l’on. Stefano Tunis (Sardegna 20/venti) ha detto che non è possibile mettere in discussione l’interpretazione del presidente  e l’onorevole Agus se ne faccia una ragione”. Altre critiche sono giunte dal centrosinistra. L’on. Daniele Cocco (Progressisti) ha detto che “tutto questo non fa bene al Consiglio perché noi abbiamo votato un presidente garante di tutti. Chiedo che questi ordini del giorno non siano ammessi, perché sarà un precedente pericoloso”.

Anche l’on. Massimo Zedda (Progressisti) ha criticato l’ammissione dei due ordini del giorno: “Qualcuno dovrebbe spiegarci in via logica come si collegano gli sbarchi dei migranti con la caserma di Abbasanta. Qualcuno può motivare questa connessione? Anche le sentenze vanno motivate, figurarsi decisioni così”.

Anche l’on. Piero Comandini (Pd) ha contestato “la forzatura di questi ordini del giorno” e così l’on. Gianfranco Ganau, che si è detto “preoccupato dalle interpretazioni del Regolamento che  vengono fornite nelle ultime settimane. E’ evidente che questi emendamenti non c’entrino nulla con la mozione”.

Anche gli onorevoli Laura Caddeo ed Antonio Piu (Progressisti) hanno insistito nella richiesta: “Voglio sapere come possano essere accettati ordini del giorno così, sono davvero curioso”, ha detto l’on. Antonio Piu rivolto al presidente Michele Pais.

Per i Progressisti l’on. Eugenio Lai ha spiegato ironicamente che “il fenomeno delle migrazioni è interessante, soprattutto le migrazioni all’interno della maggioranza da un gruppo all’altro. Non capiamo però che collegamenti ci siano con il tema di cui discutiamo”.

Il vice capogruppo del’on. Roberto Deriu (Pd) ha invitato la maggioranza a riflettere: “Questo è un momento per sospendere e consentire alla maggioranza di fare chiarezza al suo interno, a fronte di una evidente forzatura interpretativa. Siamo spettatori interdetti e allibiti, non è il caso che ci sfidiate visto che non vi stiamo sfidando”.

Accogliendo l’invito dell’on. Deriu, il capogruppo della Lega, on. Dario Giagoni ha chiesto poi una sospensione dei lavori che il presidente Pais ha disposto.

Alla ripresa dei lavori, il consigliere dei Progressisti Gian Franco Satta ha ribadito la posizione espressa dal suo gruppo, cioè che l’ordine del giorno della Lega è inammissibile e l’iniziativa di quel partito è legata solo all’esigenza di segnare un punto politico coerente con una certa strategia nazionale. C’è uno strappo interno alla maggioranza fra Lega e Psd’Az, ha osservato, che fa male al Consiglio ed alla sua produttività nell’interesse della Sardegna.

Il capogruppo dei Progressisti Francesco Agus ha chiesto chiarimenti sull’esito della precedente sospensione.

Il presidente si è riservato di fare comunicazioni in un secondo momento.

Il consigliere dell’Udc Giorgio Oppi, ricordando l’ampia condivisione della mozione di Fdi, ha invitato al presidente a dichiarare l’inammissibilità dell’ordine del giorno anticipando comunque la sua posizione contraria.

Il consigliere Alessandro Solinas del M5s ha comunicato che per il suo gruppo l’ordine del giorno della Lega è inammissibile, invitando la presidenza a passare alla votazione della mozione di Fdi sul Caip di Abbasanta.

Il consigliere della Lega Michele Ennas, primo firmatario dell’ordine del giorno, ha difeso il documento sostenendo l’importanza dell’argomento per la Sardegna e per il territorio del Sulcis, proprio mentre il presidente della Regione sta incontrando i componenti della commissione bicamerale sull’immigrazione. La sinistra, ha proseguito, sta strumentalizzando tutto perché a livello nazionale vuole modificare la recente normativa in materia di sicurezza che invece va ancora rafforzata.

Il capogruppo del Psd’Az Franco Mula ha ribadito che il suo gruppo non ha mai presentato mozioni contro gli assessori. Occorre un maggiore rispetto dell’Aula, ha aggiunto, fermo restando che non sempre la si può pensare allo stesso modo e vanno stigmatizzate le forzature del regolamento. Ieri, ha lamentato, è stato interrotto l’intervento del collega Giovanni Antonio Satta sulla continuità territoriale, per cui occorre capire se l’ordine del giorno è ammissibile.

Il consigliere Pietro Moro (Misto) ha lamentato che la mattinata sia trascorsa a discutere del nulla perché se l’ordine del giorno non è ammissibile è inutile continuare a parlarne; a prescindere dai contenuti della mozione sui quali noi siamo d’accordo, ha concluso, la questione va chiarita.

Il presidente Pais ha sostenuto che le sue scelte sono state sempre ponderate ed adottate senza distinzioni sulla base delle appartenenze; l’ordine del giorno, ha aggiunto, suscita oggettivamente divisioni fra le forze politiche ed i gruppi ma non si può impedire ad un consigliere di formulare proposte in quadro normativo nel quale l’interpretazione del regolamento è prerogativa del presidente e, nel merito, le problematiche riguardanti le forze di polizia e quelle dell’ordine ordine pubblico hanno attinenza con il fenomeno degli sbarchi. Pertanto, ha concluso, confermo l’ammissibilità dell’ordine del giorno.

In sede di replica a conclusione del dibattito sulla mozione, il primo firmatario della mozione Francesco Mura (Fdi) si è detto stupito di quanto accaduto a seguito della proposta del suo gruppo, precisando che i consiglieri hanno diritto di proposta ed ogni iniziativa può essere contestata nel quadro del potere del presidente di interpretare il regolamento. Io preferisco stare sui contenuti, ha concluso, ringrazio per il consenso manifestato dai gruppi e per questo rivolgo a tutti un appello per il voto unanime sulla mozione con oggetto il Caip di Abbasanta.

Il capogruppo dei Progressisti Francesco Agus ha criticato sia l’andamento di un dibattito che si è attardato su questioni di metodo che l’interpretazione, a suo avviso scorretta, del presidente del Consiglio, ad uso e consumo del suo partito politico. Abbiamo sempre riconosciuto le esigenze della maggioranza anche se non ha presentato leggi, ha ricordato, ma ora sono stanco di perdere tempo; in capigruppo si era deciso che il presidente della Regione dovesse essere qui a parlare di entrate (argomento di cui abbiamo appreso dai giornali), mentre sempre informalmente veniamo a sapere che è a colloquio col i componenti della commissione bicamerale sull’immigrazione.

Il capogruppo del Psd’Az Franco Mula, sull’ordine dei lavori, ha ricordato che l’accordo dei capigruppo era di incontrare prima in sede in conferenza il presidente della regione nel pomeriggio prima di riferire in Aula, confermando che nel pomeriggio il presidente sarà in Consiglio.

Il capogruppo di Leu Daniele Cocco, dopo aver detto che la presenza del governatore gli giunge nuova, ha annunciato il voto favorevole alla mozione precisando che, se è stato stravolto l’ordine dei lavori non è colpa nostra. Cocco ha poi suggerito al capogruppo della Lega di ritirare l’ordine del giorno per evitare un vulnus al regolamento.

Il consigliere Alessandro Solinas del M5S, favorevole alla mozione, si è associato all’invito formulato dal collega Daniele Cocco contestando l’interpretazione del presidente che, fra l’altro, a suo avviso crea un precedente molto pericoloso.

Il consigliere dei Progressisti Massimo Zedda, citando l’art.54 della Costituzione che obbliga i dipendenti pubblici ad operare con disciplina e onore ha sostenuto che il vincolo del regolamento riguarda tutti e le sue violazioni sono soggette alle previsioni della legge anche con il coinvolgimento del prefetto e del ministero dell’Interno, come accade nei confronti di eletti ai vari livelli. Se questa è la strada che si vuole intraprendere, ha aggiunto, apriremo un grande dibattito consapevoli di muoverci in un campo minato.

Sempre per i Progressisti il consigliere Maria Laura Orrù ha lamentato la piega inaccettabile dei lavori che rischia di portare ad una delegittimazione dell’Aula, con forti riflessi negativi verso l’esterno, verso quanti chiedono alle istituzioni un grande recupero di credibilità. Le forzature del regolamento, ha continuato, creano precedenti che potrebbero avere ripercussioni negative in futuro ed anche la mozione se collegata all’ordine del giorno che contestiamo diventa un problema.

Il capogruppo del Pd Gianfranco Ganau, favorevole alla mozione, ne ha sostenuto l’importanza in ambito regionale ma nello stesso tempo ha criticato con forza la decisione di dichiarare ammissibile l’ordine del giorno, ricordando che forse in passato è accaduto ma solo in presenza di una totale condivisione dell’Aula.

Il consigliere di Forza Italia Emanuele Cera si è detto favorevole alla mozione sulla quale ha auspicato un voto unitario del Consiglio, in considerazione dell’impatto positivo della struttura sia per la Sardegna che per il territorio dell’Oristanese.

Il consigliere di Leu Eugenio Lai, favorevole, ha però osservato che solo chi vuole alimentare un clima di paura vuole collegare i problemi della polizia con il fenomeno dei migranti, perché i veri temi che stanno a cuore alle forze dell’ordine sono risorse per le dotazioni, retribuzioni, contratti e turn over.

Il consigliere della Lega Michele Ennas, favorevole, riprendendo alcuni temi del dibattito ha polemizzato con il collega Massimo Zedda (con il quale ha dialogato vivacemente) che aveva richiamato la maggiore importanza di alcune vertenze industriali rispetto al problema dell’immigrazione.

Ha assunto la presidenza il vice presidente Giovanni Antonio Satta.

Il consigliere del Psd’Az, Giovanni Antonio Satta, ha espresso rammarico “per ciò che sta accadendo in Aula” ed ha chiesto una sospensione dei lavori “per verificare se all’interno della maggioranza ci sia unità di intenti”. Il presidente Pais ha confermato la sospensione “ma soltanto a conclusione della votazione della mozione n.70”.

Il capogruppo del Psd’Az, Franco Mula, ha dichiarato voto favorevole alla mozione ma, riferendosi all’ordine del giorno sui migranti presentato dalla Lega, ha invitato ad una riflessione,  parlando “di opportunità dei temi da discutere anche alla luce delle previste comunicazioni del presidente della Giunta sulla vertenza entrate”. Il consigliere dei Progressisti, Gian Franco Satta, ha dichiarato voto di astensione sulla mozione n.70 “perché si è consentita l’ammissibilità di un ordine del giorno che non è attinente con gli argomenti in discussione”. Il consigliere dell’Udc, Pietro Moro, ha invitato il gruppo della Lega al ritiro dell’ordine del giorno («non siamo nelle condizioni di poterlo votare»).

Posta dunque in votazione la mozione n. 70 (Mura e più) che impegna la Giunta – “a porre in essere ogni utile iniziativa al fine di prevedere l’inserimento, nel piano nazionale, del corso per allievi agenti della Polizia di Stato da svolgersi nel Centro addestramento e istruzione professionale (CAIP) di Abbasanta” – è stata approvata con 48 a favore e 8 astensioni.

Il presidente Pais ha quindi dichiarato sospesi i lavori dell’Aula, per alcuni minuti. Alla ripresa dei lavori il capigruppo della Lega, Dario Giagoni, ha annunciato il ritiro dell’ordine del giorno sul fenomeno degli sbarchi dei migranti nel Sulcis ed il presidente del Consiglio ha posto in votazione l’ordine del giorno n. 2 per l’intitolazione ad Emanuela Loi del commissariato di Siniscola. Il capogruppo dei Riformatori, Michele Cossa, ha dichiarato la sottoscrizione del documento e l’ordine del giorno è stato approvato all’unanimità con 42 sì su 42 consiglieri votanti.

Il presidente del Consiglio ha dichiarato conclusi i lavori ed ha convocato l’Assemblea alle 17.00.

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Il Consiglio regionale ha approvato la mozione sugli adempimenti conseguenti all’ordinanza della Corte di Cassazione sulla richiesta di referendum abrogativi ed il bilancio consolidato.

La seduta è stata aperta dal presidente Michele Pais. Dopo le formalità di rito, alcuni consiglieri regionali hanno preso la parola sull’ordine dei lavori.

Il consigliere di Udc-Cambiamo Giorgio Oppi, auspicando che si possa mettere ordine nel disordine, ha ricordato la recente riunione dei capigruppo per consentire al Consiglio di operare in modo più spedito ma, ha osservato, tale volontà appare vanificata dalla decisione di convocare la quinta commissione per la giornata di giovedì, per cui è opportuno lo spostamento della riunione

Laura Caddeo, dei Progressisti, firmataria di una mozione presentata il 10 ottobre scorso per discutere le linee guida dal Piano di ridimensionamento scolastico, ha raccomandata la sollecita discussione dell’argomento perché, nel frattempo, l’assessorato ha convocato Comuni e dirigenti scolastici in assenza delle linee guida.

Il presidente ha recepito la richiesta.

Il capogruppo dei Progressisti Francesco Agus ha ripercorso un suo intervento nella precedente seduta, finalizzato al rispetto della legge che prevede per i consiglieri regionali la disponibilità delle delibere di Giunta. Questo ancora non avviene, ha lamentato, e si tratta di un diritto che va salvaguardato.

Il presidente ha preso atto delle richiesta.

Il capogruppo della Lega Dario Giagoni ha chiesto l’inversione di ordine del giorno per trattare prioritariamente gli argomenti legati al bilancio che rivestono carattere di urgenza.

Il capogruppo del Psd’Az Franco Mula ha chiesto 10 minuti di sospensione proprio in considerazione delle novità intervenute nel contenuto di alcuni documenti di provvedimenti di bilancio.

Il vice capogruppo del Pd Roberto Deriu ha invitato la maggioranza a riflettere sulla necessità di assicurare il numero legale in presenza di provvedimenti che richiedono una maggioranza qualificata; occorre a suo avviso una regola chiara perché l’opposizione è stanca di coprire le assenze della maggioranza.

Il consigliere di Sardegna 20/20 Stefano Tunis ha ribadito che la richiesta di sospensione è dovuta soltanto alla necessità di approfondire il contenuto di alcune norme e spiace, ha aggiunto, che l’opposizione intervenga strumentalmente per far rilevare una presunta mancanza del numero legale che invece c’è.

Il capogruppo del Pd Gianfranco Ganau ha protestato contro quello che ha definito un teatrino che non va bene. Bisogna dire le cose come stanno, ha aggiunto, e cioè che il motivo della sospensione è dovuto alla la delibera di modifica di referendum presentato dalla Lega che richiede la maggioranza qualificata, cosa che adesso non c’è.

Il capogruppo di Leu Daniele Cocco, ha chiesto l’autorizzazione ad allargare la pausa dei lavori per poter incontrare il ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova sul prezzo del latte, paventando che forse la seduta riprenderà di pomeriggio.

Il presidente ha sospeso la seduta per 10 minuti.

Alla ripresa dei lavori, il Consiglio ha iniziato l’esame della mozione n. 98 (Giagoni e più) “sugli adempimenti conseguenti all’ordinanza della Corte di Cassazione sulla richiesta di referendum abrogativi.

Illustrando il provvedimento, il consigliere Dario Giagoni ha affermato che occorre dare seguito alle osservazioni dell’ufficio competente della Corte di Cassazione, con riferimento sia alla formulazione del quesito che va integrato con la trascrizione dei testi di cui si richiede l’abrogazione, che alla modifica della denominazione della richiesta referendaria. Quindi, ha concluso, è necessario anche cambiare il testo della mozione approvata dal Consiglio il 25 settembre scorso.

A nome della Giunta, la vice presidente Alessandra Zedda ha annunciato la rimessione all’Aula.

Per dichiarazione di voto il consigliere della Lega Pierluigi Saiu, favorevole, ha ribadito le argomentazioni sostenute nella seduta precedente.

Il consigliere Stefano Tunis (Sardegna 20/20), favorevole, ha detto che i recenti fatti della politica richiedono ancora di più un rapporto sempre più stretto fra istituzioni e cittadini, superando alchimie incomprensibili. La proposta referendaria farà molto bene al dibattito ed alla comunità che sarà messa nelle migliori condizioni per comprendere compiutamente le scelte che la riguardano. Un segnale in questa direzione, ha concluso, è arrivato in modo molto forte dalle recenti elezioni regionali dell’Umbria.

Il capogruppo dei Progressisti Francesco Agus, contrario, ha ricordato che il testo della mozione precedente, come aveva sostenuto l’opposizione, era scritto male, tanto è vero che la stessa Cassazione ha introdotto modifiche significative.

Messa ai voti, la mozione n.98 è stata approvata con 35 voti favorevoli

Successivamente il Consiglio ha iniziato la discussione del Documento n. 3 riguardante il bilancio consolidato della Regione per il 2018.

Il consigliere del Psd’Az Stefano Schirru, relatore di maggioranza, ha ricordato che il documento comprende il risultato economico patrimoniale e finanziario del sistema Regione inserito nella riforma normativa per il controllo della finanza pubblica, che va approvato entro il 30 settembre con riferimento all’anno precedente. Dal consolidato, ha proseguito, manca la relazione dei Revisori dei Conti il cui collegio non è stato ancora completato, ma l’elemento più significativo riguarda la visione incompleta dei dati relativi ad Enti ed Agenzie perché non tutti hanno trasmesso la prescritta relazione in tempi utili. Per questo, ha concluso, è auspicabile l’adozione di provvedimenti adeguati e di direttive che consentano sia un indirizzo più incisivo della capogruppo-Regione, che una maggiore efficienza in tema di governance e controlli.

Il consigliere Massimo Zedda, relatore di minoranza, ha sottolineato alcuni aspetti preoccupanti del consolidato, sia per quanto concerne la sottovalutazione degli obblighi delle partecipate nei confronti della capogruppo-Regione, fatto che determina una vistosa carenza di dati numerici, riferibili a ben 15 soggetti su 32 che non hanno trasmesso documenti, indebolendo di fatto il consolidato in termini di programmazione controllo ed intervento in caso di inefficienze. A nostro giudizio, ha aggiunto, il documento presenta anche una sottovalutazione degli effetti delle assunzioni effettuate dalle partecipate che si riflette sulla capacità assunzionale della capogruppo e non deve andare fuori controllo. Zedda ha infine proposto che, all’atto della nomina degli amministratori, siano introdotte in un quadro di indirizzi più stringenti, misure sanzionatorie con il taglio dei premi di produzione, per quanti non presentino in tempo i documenti di bilancio.

Il presidente ha dato la parola all’assessore regionale del Bilancio, Giuseppe Fasolino, il quale ha condiviso  l’analisi fatta dal consigliere dei Progressisti, Massimo Zedda, e ha affermato di ritenere utile avere uno strumento che consenta di intervenire sull’amministratore o il commissario dell’ente. Per Fasolino sarebbe necessario che gli obblighi venissero estesi anche a quelle società, seppur piccole, che non rientrano nel bilancio consolidato, ma che incidono sul bilancio della Regione.

L’Aula ha poi approvato gli allegati 1, 2, 3 e, infine ha dato il via libera al documento con 29 voti favorevoli e 20 astenuti.

Il presidente Michele Pais ha aperto la discussione sul successivo punto all’ordine del giorno: il Disegno di legge 22/A “Riconoscimento di debiti fuori bilancio ai sensi dell’articolo 73, comma 1, lettere a) ed e) del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 (Disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 5 maggio 2009, n. 42), e successive modifiche ed integrazioni, e autorizzazione di spese non rientranti tra i debiti fuori bilancio di cui all’articolo 73 del decreto legislativo n. 118 del 2011”.

Ha preso la parola il relatore di maggioranza, Stefano Schirru (Psd’Az), il quale in apertura ha ringraziato il vice presidente della Commissione bilancio, Cesare Moriconi, e la struttura della Commissione per il lavoro svolto.

Il provvedimento in esame, ha spiegato Stefano Schirru, prevede due tipologie di debiti fuori bilancio: quelli derivanti dalle sentenze esecutive e quelli per l’acquisizione di beni e servizi in assenza di un preventivo impegno di spesa. Poi all’articolo 3 è presente un elenco di spese non rientranti tecnicamente nei debiti fuori bilancio: si tratta dei contributi obbligatori dovuti all’Anac in occasione della pubblicazione di gare e spese di notifica di verbali per violazione del codice della strada. L’articolo 4 prevede la copertura finanziaria e infine l’articolo 5 l’entrata in vigore. Il testo del disegno di legge, ha continuato il relatore, è correlato da una dettagliata relazione nella quale, come chiarito dall’assessore alla Programmazione, ciascun assessorato interessato, dopo aver ricostruito l’iter di formazione dei debiti in esame ha attestato la sussistenza degli stessi. I dati sono poi stati verificati dall’assessorato della Programmazione.

Stefano Schirru ha poi spiegato che l’assessore, in Commissione, ha anche illustrato i due emendamenti proposti dalla Giunta: un emendamento aggiuntivo all’articolo 2 per ulteriori debiti dovuti all’acquisizioni di beni e servizi da parte degli assessorati, e un emendamento articolo 4 che ricalcola il totale delle risorse necessarie per la copertura anche dell’emendamento all’articolo 2 (1,945 milioni per il 2019 e 5.937 euro per il 2020). La commissione Bilancio ha approvato, nella seduta del 16 ottobre 2019, il Disegno di legge in esame come modificato e integrato dagli emendamenti, ha concluso Schirru, con i voti favorevoli dei gruppi di maggioranza e l’astensione dei gruppi di opposizione.

Come relatore di minoranza è intervenuto Massimo Zedda (Progressisti), il quale ha ringraziato anche lui per il lavoro svolto il vice presidente Cesare Moriconi e referendari consiliari. Il consigliere di opposizione ha esaminato nel dettaglio due punti. Il primo è stato quello relativo alla “realizzazione di un sistema di monitoraggio elettronico e di sistemi di comando per la prevenzione degli incendi nelle zone boschive individuate dal piano regionale ex legge 1 marzo 1975 n. 47”, per cui il Servizio vigilanza e coordinamento tecnico della Direzione generale del Corpo forestale, in data 4 giugno 2008, non aveva approvato la relazione e il certificato di collaudo presentato, ritenendo che gli atti fossero affetti da abbondanti sintomi di inidoneità per verificare se il sistema di monitoraggio elettronico fosse eseguito secondo le prescrizioni tecniche prestabilite ed in conformità al contratto e agli atti aggiuntivi successivi. Nella stessa data veniva revocato l’incarico ai collaudatori e successivamente negato il pagamento degli onorari.  Con sentenza del Tribunale di Cagliari, pubblicata il 20 novembre 2018, la Regione è stata condannata al pagamento degli onorari e delle spese. Massimo Zedda ha chiesto di capire cosa avesse originato nel 2008 l’opposizione della Regione e se quel sistema di monitoraggio contestato ha poi funzionato.

Il secondo debito fuori bilancio di cui si occupato il relatore di minoranza è stato quello relativo alla vicenda di Tuvixeddu, quando, ha spiegato Massimo Zedda, due legislature fa la Regione Sardegna scelse la via dell’arbitrato. Gli arbitri, ha ricordato il consigliere, avevano stabilito che la Regione dovesse risarcire 84 milioni di euro. Un anno fa si è scoperto, ha continuato Massimo Zedda, che la Regione deve 1 milione di euro. Il consigliere dei Progressisti ha chiesto di capire quali azioni e motivazioni siano state presentate per ottenere questo stravolgimento e quali azioni la Regione stia intraprendendo per riottenere gli 83 milioni di euro già erogati. Massimo Zedda ha, infine, dichiarato il voto di astensione.

Il presidente Pais ha dato quindi la parola alla Giunta. L’assessore regionale del Bilancio, Giuseppe Fasolino, ha ritenuti esaustivi gli interventi dei due relatori e ha affermato che, come assessore del Bilancio, ha il ruolo di riconoscere i debiti fuori bilancio in base all’articolo 73 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 (Disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 5 maggio 2009, n. 42). Giuseppe Fasolino ha poi affermato che per entrare nel merito delle vicende che hanno portato ai debiti fuori bilancio riconosciuti è opportuno fare riferimento agli assessorati competenti.

Il presidente Michele Pais ha messo in votazione il passaggio agli articoli, che è stato approvato con 28 voti favorevoli e 20 astenuti. L’Aula ha poi approvato gli articoli 1 e 2 con 32 voti favorevoli e 21 contrari.

Sull’articolo 3, il capogruppo del Psd’Az, Franco Mula, ha presentato un emendamento aggiuntivo orale per recepire una norma nazionale e consentire agli operatori che hanno concessioni demaniali di poter mantenere le strutture montate fino al 31 dicembre 2020, in attesa dell’approvazione di una norma regionale specifica. Contro l’emendamento si è pronunciato il capogruppo dei Progressisti Francesco Agus. Sono poi intervenuti Giovanni Satta (Psd’Az), Massimo Zedda (Progressisti), Angelo Cocciu (FI) e Giuseppe Meloni (Pd). (eln)

Il consigliere Roberto Deriu (Pd) ha invitato il presidente del Consiglio a dichiarare prima della discussione l’eventuale ammissibilità o meno degli emendamenti presentati: «Posto che la materia debba essere affrontata con un provvedimento organico noi non vogliamo entrare nel merito della questione, ponevamo solo una questione di opportunità».

Il consigliere Roberto Li Gioi (M5S) si è detto dispiaciuto per la decisione del gruppo dei progressisti di opporsi all’emendamento orale «fondamentale per tutelare una categoria di imprenditori che ha bisogno di certezze».

Il capogruppo dei progressisti Francesco Agus ha ribadito la sua posizione: «La nostra posizione è chiara: la norma statale può e deve essere applicata. Se non c’è competenza della Regione sul demanio vuol dire che la competenza è dello Stato. Alcune norme statali possono essere recepite automaticamente, per altre occorre farlo espressamente. In questo caso, l’assessorato all’urbanistica non vuole prendersi responsabilità. Non si può chiedere al Consiglio di esprimersi su una materia sulla quale non ha competenza. Si rischiano contenziosi che potrebbero trasformarsi in un danno per i lavoratori. La mia contrarietà è dovuta anche a questioni di metodo, credo che il tema meriti una seria istruttoria. Devono essere sentiti tutti: direttori dei servizi, direttori generali e assessori».

Il capogruppo di Forza Italia Angelo Cocciu (Forza Italia) si è pronunciato a favore dell’emendamento chiedendo alla maggioranza di andare avanti nella discussione.

Il proponente Franco Mula (Psd’Az) ha ribadito: «Non votare un emendamento per una questione di metodo mi sembra davvero singolare. Non lo chiedo per me ma per chi ha problemi in tutta la Sardegna. Si tratta solo di recepire una legge nazionale».

Giorgio Oppi (Udc), rivolto all’on. Cocciu, ha ricordato le disposizioni del regolamento sulla presentazione di emendamenti orali in aula: «Stiamo perdendo tempo, quando un solo consigliere si oppone l’emendamento decade, non c’è oggetto di discussione».

Sulla stessa linea il capogruppo di Leu, Daniele Cocco, che però ha avanzato una proposta: «Visto che non c’è unanimità sull’emendamento perché non fare un ordine del  giorno per chiedere all’assessore di applicare la normativa nazionale? Se la norma esiste va applicata, altrimenti si danneggiano le persone che lavorano costringendole a spendere inutilmente i pochi soldi che hanno guadagnato d’estate».

Di diverso avviso Massimo Zedda (Progressisti): «Abbiamo già affrontato questo tema delle concessioni balneari discutendo la mozione presentata da Dario Giagoni (Lega). Il problema nasce perché la norma sta cedendo davanti ai tribunali e c’è difficoltà di applicarla da parte degli uffici, anche a livello nazionale. Ci sono dubbi di legittimità. Se a questo si aggiungono i nostri problemi con i piani di utilizzo dei litorali si capiscono i timori degli uffici. Serve chiarezza, finora i tentativi di risolvere in modo differente le varie  situazioni sono andati a sbattere contro un muro. Continuare ad affrontare in questo modo la questione rischia di arrecare danno a chi opera nei litorali».

Giovanni Satta (Psd’Az) ha contestato la linea dell’opposizione: «Presenteremo una proposta di legge. La gente però deve sapere che l’emendamento non è passato per questioni di lana caprina».

Il presidente Michele Pais ha quindi dichiarato non ammissibile l’emendamento orale per la contrarietà di una parte della minoranza e ha messo in votazione l’articolo 3 “Autorizzazione alla copertura di spese non rientranti tra i debiti fuori bilancio di cui all’articolo 73 del decreto legislativo n. 118 del 2011” che è stato approvato.

Via libera anche all’emendamento aggiuntivo n.1 che riconosce un debito fuori bilancio di 315 euro a favore dell’Anac (contributo obbligatorio per l’espletamento di alcune gare).

L’Aula ha poi  approvato l’emendamento n.2, sostitutivo totale dell’art.4 (Copertura finanziaria), l’articolo 5 “Entrata in vigore” e la Tabella allegata.

Il testo finale del provvedimento è stato, infine, approvato con 31 voti a favore. 23 gli astenuti.

Successivamente, il presidente Michele Pais ha messo in discussione il terzo punto all’ordine del giorno: Variazione del bilancio del Consiglio regionale. Ad illustrarla il questore Antonio Piu (Progressisti): «Si tratta di circa 10 milioni di euro di avanzi di amministrazione. Soldi non spesi dal Consiglio regionale che adesso vengono liberati. Abbiamo avanzato all’assessore al bilancio una proposta di utilizzo della somma». Posto in votazione il documento è stato approvato con con 45 voti contrari e tre astenuti.

Il presidente Michele Pais ha quindi annunciato la richiesta di rinvio in commissione “Bilancio” della Risoluzione n.1 sulla ridefinizione dei rapporti economico-finanziari tra Stato e Regione.

Sul punto ha preso la parola il consigliere Cesare Moriconi (Pd): «Prendo atto dell’orientamento del Consiglio vorrei però che si capisse il senso dell’iniziativa discussa e approvata con urgenza dalla Commissione – ha affermato Cesare Moriconi – quel documento si riferiva a una data precisa, il 15 luglio, termine in cui il Governo doveva decidere sulla misura degli accantonamenti da inserire nella legge di stabilità.

Questa risoluzione puntava a una mobilitazione generale e alla convocazione straordinaria del Consiglio. Non è una ricerca di responsabilità politica. Oggi c’è ancora il rischio che la Sardegna continui a dover contribuire pesantemente al risanamento della finanza pubblica nazionale. Se non si interviene entro la definizione della prossima legge di stabilità il rischio aumenta. Serve una battaglia unitaria di tutto il Consiglio. Tutti i parlamentari sardi devono impegnarsi nella prossima legge di stabilità. Ecco perché credo che un ulteriore rinvio sia un errore. Chiedo che in commissione si acceleri la revisione del dispositivo approvato».

Il presidente Michele Pais si è detto d’accordo con Moriconi e ha auspicato che i lavori della commissione “Bilancio” si concludano nel più breve tempo possibile. «Questo – ha detto Michele Pais – è il tema dei temi. Serve una soluzione rapida». Posta in votazione la richiesta di rinvio in commissione della Risoluzione n.1 è stata approvata per alzata di mano.

Il presidente ha quindi dichiarato conclusa la seduta. I lavori del Consiglio riprenderanno martedì 5 novembre.

 

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Il Consiglio regionale ha approvato il disegno di legge contenente disposizioni in materia di enti locali e respinto la mozione in materia di prezzo del latte.

Il presidente Michele Pais ha dichiarato aperta la seduta con l’esame del DL 51 “Disposizioni in materia di Enti Locali”.

Sull’ordine dei lavori l’on. Cocco (Progressisti) ha chiesto che «i lavori vadano ad oltranza in modo da affrontare tutti i punti all’ordine del giorno» mentre l’on. Gianfilippo Sechi ha annunciato al’Aula la nascita del nuovo gruppo “Udc-Cambiamo!“.

Sull’emendamento 51 (Satta e più), unico emendamento sopravvissuto ai ritiri dei presentatori, l’on. Gianfranco Satta (Progressisti) ha detto: «Intendiamo riportare le nomine degli amministratori straordinari nell’ambito del Consiglio delle autonomie locali, limitando l’illegittimità del vostro disegno di legge».

Contrario l’on. Pierluigi Saiu (Lega), che ha detto al centrosinistra: «Vi riscoprite paladini del Consiglio delle autonomie locali, nonostante lo abbiate ignorato per cinque anni interi nella scorsa legislatura.  Tutto ciò è meraviglioso e noi lo contestiamo nel merito: i sindaci devono fare i sindaci e non gli amministratori straordinari».

Favorevole invece all’emendamento il capogruppo del Pd, on. Gianfranco Ganau: «Ricordo che sotto il governo Cappellacci ci fu una lunga discussione con il Cal per le nomine dell’Ato. E alla fine il testo fu sostituito con la designazione del Cal: è un criterio che potrebbe valere anche in questo caso, senza che ci sia scandalo».

Anche l’on. Francesco Agus (capogruppo dei Progressisti) si è detto favorevole all’emendamento e ha invitato la maggioranza e i suoi esponenti di spicco «a un maggiore ascolto, anche perché il legislatore regionale non ha il diritto di intervenire su tutte le materie in questo campo. Temo che la legge sia viziata e impugnata dal governo, nonostante gli sforzi che abbiamo fatto presentando l’emendamento 51».

Voto favorevole anche per l’on. Massimo Zedda (Progressisti), secondo cui «possiamo discutere quanto vogliamo di che cosa è stato fatto bene o male nella passata legislatura. Non capisco perché però si debbano reiterare gli errori. E non accetto il vostro giudizio sul nostro atteggiamento sul Cal, visto che alle scorse europee abbiamo candidato all’unanimità proprio il presidente del Cal, attuale sindaco di Nuoro».

Per Leu l’on. Eugenio Lai «l’on. Pierluigi Saiu ripete come un disco rotto le accuse nei confronti del Pd e del passato. Ma se lui rappresenta la discontinuità spetta a lui segnare questa discontinuità» mentre l’on. Diego Loi (Progressisti) ha affermato: «Le autonomie locali sono o non sono l’espressione più alta della rappresentanza popolare? Se sì, mi sembra molto contrastante negare il diritto alle autonomie locali ad esprimere la rappresentanza nelle province, anche attraverso il Consiglio delle autonomie locali».

Il vicecapogruppo del Pd, on. Roberto Deriu, ha detto: “Sono molto d’accordo con quanto affermato dall’assessore agli Enti locali. Al punto che dico: se voi volete l’elezione diretta delle Province, perché non l’avete scritto nella legge? Lo so: perché non avete ancora messo la testa sulla materia. Il governo siete voi e spetta a voi la responsabilità dei compiti più ingrati. Vi consigliamo di votare questo emendamento perché almeno date a queste province un assetto democratico. Perché non avete sfidato il governo se credete che sia giusto consentire l’elezione diretta delle province”.

Replicando all’on. Roberto Deriu, l’on. Franco Mula (capogruppo Psd’az) ha annunciato il voto contrario e ha detto: “Voteremo contro non perché non ci sia un criterio logico in questo emendamento ma perché dopo sei mesi è giusto che diamo un segnale di cambiamento in attesa delle elezioni”.

Anche l’on. Daniele Cocco (Leu) ha annunciato il voto a favore dell’emendamento 51: “Ha detto bene il presidente Deriu e non possiamo aspettare un altro anno di commissariamento”. Concorde anche l’on. Antonio Piu (Progressisti): “Se dopo sette mesi ancora non riuscite a delineare una strategia e una riforma degli enti locali, inizio un po’ a preoccuparmi”.

Dal centrodestra l’on Giorgio Oppi (Udc) ha preso la parola: “Ora dobbiamo approvare la legge e vi bocceremo anche questo emendamento. Sarei grato se rispettassimo l’accordo e ci occupassimo degli altri temi all’ordine del giorno”.

Per il Pd l’on. Giuseppe Meloni “le argomentazioni del presidente della Prima commissione, on. Saiu, sono deboli e pretestuose. Per quanto tempo pensate di andare avanti parlando di chi vi ha preceduto”.

Sempre dai bandi dell’Udc l’on. Domenico Gallus ha preso la parola. “E’ giusto che la faccia ce la mettiamo noi, non abbiamo nessun problema a prendere decisioni chiare”.

L’Aula ha respinto l’emendamento 51 (Satta e più) con 39 voti contrari.

Approvato invece l’articolo 1 e dunque la legge, con 32 favorevoli.

Il Consiglio ha poi iniziato l’esame dei 2 ordini del giorno presentati.

Il consigliere di Sardegna 20/20 Stefano Tunis ha annunciato il ritiro dell’ordine del giorno da lui proposto come primo firmatario, in considerazione dell’incontro di diverse sensibilità tendenti ad includere alcuni Comuni all’interno della Città Metropolitana di Cagliari.

Il presidente ha avviato la discussione dell’ordine del giorno n. 2.

Il capogruppo del Psd’Az Franco Mula, raccogliendo le indicazioni provenienti da alcuni gruppi di maggioranza ed opposizione, ha proposto una breve sospensione della seduta per favorire la stesura di un ordine del giorno condiviso. La richiesta è stata accolta.

Alla ripresa dei lavori, il presidente ha comunicato il ritiro dell’ordine del giorno n.2, sostituito integralmente da un nuovo documento sulla copertura finanziaria da assegnare alle domande giudicate ammissibili in materia di manifestazioni di grande interesse turistico dalla normativa regionale (legge 7/55). Essendo rimaste fuori iniziative per un controvalore di circa 6 milioni di euro, l’ordine del giorno impegna la Giunta e l’assessorato a reperire le risorse necessarie e, in tempi brevi, riordinare la materia attraverso un disegno di legge organico.

Messo ai voti, l’ordine del giorno è stato approvato con 51 voti favorevoli e 2 astenuti.

Il presidente ha quindi chiamato la votazione finale del Dl n. 51.

Il consigliere Giuseppe Meloni (Pd), contrario, si è detto deluso rispetto alla proposta della maggioranza che non ha accettato i suggerimenti dell’opposizione, limitandosi ad una mini distribuzione di poltrone e perdendo una buona occasione per riorganizzazione il sistema delle autonomie locali.

Il consigliere Cesare Moriconi, anch’egli del Pd, ha sostenuto che è vero che ciascuno deve fare la propria parte ma è evidente che sulla riforma degli Enti locali la Giunta è inadempiente. Sul piano formale, ha aggiunto, sarà comunque necessario un passaggio in Aula dopo i commissariamenti disposti dall’esecutivo, sia nelle aziende agricole che in quelle sanitarie.

Il capogruppo dei Progressisti Francesco Agus, contrario, ha messo l’accento sul fatto che la legge parte da un errore, cioè credere che le Province siano subordinate alla Regione, e da un’ambiguità, con la Regione che si fa carico delle Province esclusivamente con fondi propri sostituendosi indebitamente allo Stato.

Il consigliere della Lega Pierluigi Saiu, favorevole, ha polemicamente constatato che la maggioranza si sta “pentendo” di molte delle sue posizioni precedenti; quanto poi all’accusa rivolta alla maggioranza di non concentrarsi sul futuro, Pierluigi Saiu l’ha respinta ricordando che anche l’ordine del giorno votato qualche minuto fa si è reso necessario per riempire il “buco” della precedente legislatura.

Il consigliere Domenico Gallus (Udc-Cambiamo!), riprendendo alcune osservazioni del collega Giuseppe Meloni, si è dichiarato soddisfatto delle spiegazioni.

Il consigliere del Pd Piero Comandini, contrario, ha accusato la maggioranza di confondere le riforme con operazioni di “spoil-system”, per giustificare un sostanziale immobilismo. Con l’ultimo ordine del giorno, ha precisato, non si sta tappando alcun buco ma ripristinando il rispetto delle regole per l’assegnazione dei contributi, assegnati perfino ad associazioni che non hanno partecipato ai bandi. Siamo in attesa, ha concluso, di una vera riforma degli Enti locali, che sarà l’unico banco di prova.

Il consigliere Eugenio Lai (Leu) ha stigmatizzato l’andamento della discussione in aula: «Si concorda un modus operandi che ogni volta si stravolge per smania di protagonismo». Rivolto al capogruppo della Lega Pierluigi Saiu ha poi detto: «Non ho girato partiti politici, sono sempre stato a sinistra. Non sono passato da Forza Italia a Unidos poi a una lista civica e infine alla Lega. Questo dà il senso della sua coerenza politica. Non mi preoccuperei dell’oggi ma del domani visto che c’è un ricorso che pende sulla vostra elezione. Aspettiamo i fatti, per ora non si confonda una leggina che cambia i commissari con una legge di riforma. Il provvedimento rischia di essere impugnato. Questa sua effervescenza la riserverei ad altre cose».

Il consigliere Massimo Zedda (Progressisti) ha annunciato il suo voto contrario: «Il provvedimento è condito da tante aspettative ma si riduce a una mera sostituzione di commissari straordinari. Lo spoil system è legittimo, contestiamo i tempi, si è aspettato troppo, adesso si rischia». Sull’ordine del giorno per i fondi dello spettacolo, Zedda ha sottolineato: «I contributi per le associazioni di spettacolo è sempre stato rimpinguato in corso d’opera per una questione di tecnica di bilancio».

Voto favorevole al provvedimento ha annunciato il capogruppo di Forza Italia Angelo Cocciu: « E’ un passaggio importante che si poteva fare prima – ha detto Angelo Cocciu – noi non siamo nemici di nessuno ma favorevoli a tutto ciò che possa portare beneficio ai territori». Il capogruppo azzurro ha poi voluto esprimere solidarietà ai colleghi della Lega: «Non hanno bisogno di difensori ma dispiace sentire qualcuno augurarsi che escano fuori dal Consiglio per una decisione del tribunale. Io invece spero che la Lega continui a rimanere in quest’Aula».

Alessandro Solinas (M5S), a nome di tutto il gruppo pentastellato, ha annunciato il voto contrario al provvedimento: «Lo spoil system è un vostro diritto ma non dovete trascurare i vostri doveri: il primo è portare avanti il programma di governo».

Michele Ennas (Lega) ha espresso ottimismo sull’operato della Giunta: «Confido molto nel lavoro dell’assessorato: la riforma terrà conto delle esigenze di tutti i territori. Non guardiamo al passato ma al futuro». Rivolto al consigliere Lai (Leu) ha poi concluso: «Sperare che un Tribunale sovverta un voto popolare è antipatico. L’on. Lai non è l’unico a sperarlo. Noi resistiamo».

Maria Laura Orrù (Progressisti) ha invitato l’Aula a non alimentare fuochi inutili. «Se si dice di voler essere diversi occorre agire di conseguenza. Non riesco a comprendere quale diversità state praticando: presentate una proposta solo per sostituire i commissari straordinari delle province. Non c’è nessuna riforma. Non fa bene continuare ad appigliarsi solo agli slogan. Non si restituisce così credibilità alle istituzioni».

Il capogruppo di Fratelli d’Italia Francesco Mura ha annunciato il voto favorevole del gruppo di Fratelli d’Italia e ha espresso solidarietà ai colleghi della Lega per le parole pronunciate in aula dall’on. Lai.

Posto in votazione, il disegno di legge n. 51 è stato approvato con 33 voti a favore, 24 contrari e un astenuto.

Ha quindi preso la parola per fatto personale Pierluigi Saiu (Lega). Replicando all’on. Eugenio Lai ha detto: «Non conosco la sua storia politica, non perché la ritenga insignificante ma perché non mi interessa. Se lei è il risultato delle scissioni della sinistra, la sinistra avrebbe meritato miglior fine. La invito comunque ad approfondire la mia storia sulla quale ha detto diverse inesattezze. Siedo qui perché oltre 2200 cittadini mi hanno dato fiducia. A questi cittadini devo rispondere anche se questo può non piacere all’on. Eugenio Lai».

Il capogruppo di Leu, Daniele Cocco ha suggerito a tutti di abbassare i toni e rivolto un invito al presidente Michele Pais: «Presidente faccia il presidente, oggi sono avvenute delle cose inaudite: ha fatto ripetere la votazione perché alcuni consiglieri erano fuori dall’Aula, poi un consigliere ha chiesto una sospensione che, eccezionalmente, gli è stata concessa. Ricordo inoltre che gli assessori-non consiglieri non possono stare sui banchi del Consiglio ma devono restare nei posti assegnati alla Giunta. Eugenio Lai e Pierluigi Saiu sbagliano, se continuiamo così non la finiamo più. Si mantengano gli impegni assunti all’unanimità in Conferenza capigruppo».

L’Aula è quindi passata all’esame della mozione n. 92 “sui ritardi in capo alla Giunta regionale sulle azioni a supporto della filiera lattiero-casearia”.

Il primo firmatario Eugenio Lai (Leu), in apertura del suo intervento, ha rivolto un appunto al presidente della Regione Christian Solinas: «Balza agli occhi la presenza di Solinas in aula sulle nomine, mentre esce quando si parla di agricoltura e del prezzo del latte».

Il rappresentante dell’opposizione è poi passato al merito della mozione: «I pastori hanno atteso pazientemente che la Giunta diventasse operativa e prendesse coscienza del problema, oggi sono delusi e dicono di non esistere per la neo assessora Murgia. Questa mozione vuole sollecitare l’attenzione della Giunta per un problema importante che interessa circa 12mila famiglie sarde. Ritengo stucchevoli le dichiarazioni di questi mesi. L’assessora dice di dover studiare il tema, poi fa una serie di comunicati stampa in cui sostiene che siamo una delle prime regioni in Italia per la spendita delle risorse europee. O erano sbagliate le critiche nei confronti del precedente assessore Pierluigi Caria oppure invece in passato si è lavorato bene».

Lai ha quindi ricordato che i tavoli aperti nei mesi scorsi hanno dato risultati positivi determinando un innalzamento del prezzo del latte. «Il mercato ha restituito una boccata d’ossigeno al settore agropastorale, c’è da considerare però le difficoltà delle campagne colpite dagli incendi e gravate da un andamento climatico che ha messo in ginocchio un comparto già in sofferenza. Vogliamo capire a che punto è la vertenza latte – ha detto Eugenio Lai – quali sono le azioni per garantire il prezzo concordato di un euro a litro? Perché da questi tavoli vengono esclusi i rappresentanti dei pastori? Non si può stabilire per legge un prezzo ma si possono mandare avanti azioni di stabilizzazione del sistema. Sollecitiamo un intervento della Giunta sul Psr. Il nuovo Piano di sviluppo rurale doveva essere approvato entro il mese di ottobre del 2019. Non ce n’è traccia. Occorre prendere esempio da altre regioni come l’Emilia che ha mandato avanti efficaci azioni di tutela del Parmigiano e del Grana Padano. E’ andata bene nella partita dei dazi americani, il pecorino romano per fortuna è fuori. Sarebbe stato un fallimento. A tre mesi da fine anno i proclami non sono più sufficienti. Dall’assessore all’agricoltura ci si aspetta una chiusura del tavolo e un’indicazione sulle cose da fare».

Gianfranco Satta (Progressisti), dopo aver ringraziato il collega Lai per aver sollevato la questione ha ricordato alcuni numeri: «Il settore interessa  12500 aziende e 35mila addetti. L’agricoltura ha un ruolo fondamentale nel nostro sistema produttivo e sociale. La pastorizia conserva il nostro ecosistema, preserva la nostra biodiversità e disegna il nostro ambiente. Dobbiamo essere capaci di far convergere agricoltura e turismo. La Ue dice che solo il 18% dei consumatori europei conosce i nostri prodotti Doc e Igp. In questo contesto l’assessore all’agricoltura è fondamentale nelle sue politiche di governance. Sarà determinate anche il modo in cui si rendono protagonisti contadini e pastori. Io sarò al fianco dell’assessore se riuscirà a recuperare il protagonismo dei territori. La programmazione territoriale del Psr deve andare dal 5 al 30% delle risorse destinate alle aree sottosviluppate (circa 292 comuni). La programmazione e il controllo della Regione vanno rivisti, servono regole chiare e procedure certe. Le promesse fatte in campagna elettorale hanno illuso migliaia di allevatori. Presto ve ne chiederanno conto. Non penserete di scaricare tutte le responsabilità sull’assessore?».

Franco Mula (Psd’Az) ha chiesto il rispetto degli accordi presi in Conferenza capigruppo. «Si era parlato di un possibile ordine del giorno unitario adesso mi si consegna un ordine del giorno di censura politica. Vogliamo mantenere l’impegno? Noi ci siamo e siamo disponibili».

Daniele Cocco (capogruppo Leu) è intervenuto sull’ordine dei lavori spiegando che l’ordine del giorno non riguarda la mozione in discussione e che gli impegni sono stati rispettati.

Il vice presidente Giovanni Antonio Satta ha anche spiegato che, in base al Regolamento, l’ordine del giorno di censura non può essere discusso nella seduta odierna. Spiegazione condivisa anche dal capogruppo dei Progressisti, Francesco Agus, che ha confermato il rispetto degli impegni presi nella Conferenza dei capigruppo.

E’ quindi intervenuto Giovanni Satta (Psd’az), il quale ha ricordato che tutti vogliono cavalcare questo tema. Di fatto nella scorsa legislatura, ha continuato Satta, non solo una sua mozione sul tema è stata discussa dopo sei mesi, ma anche che sono stati assunte iniziative che non hanno risolto i problemi del comparto.  Su questo argomento, secondo Satta, spesso si fa demagogia, ma la verità è che si tratta di un problema non di facile soluzione, perché non potrà essere la politica a cambiare il prezzo del latte. Quello che può fare la politica è mettere in campo misure che aiutino il comparto e dia una costanza di fatturato. Per Giovanni Satta è doveroso da parte di questo Consiglio, Giunta e assessore ascoltare i pastori, come stanno già facendo. Per il consigliere sardista bisogna riaprire il tavolo, che comunque aveva ottenuto un risultato, portando il prezzo del latte da 60 a 74 centesimi al litro. Satta ha poi affermato che l’assessore all’Agricoltura non solo non merita la censura, che andrebbe presentata nei confronti di chi nel 2017 non ha agito a sostegno dei pastori, ma andrebbe sostenuta e aiutata da quest’Aula.

Il presidente della commissione Attività produttive, Piero Maieli (Psd’Az), ha affermato che gli è stata presentata una relazione relativa al 2003 e che è speculare alla situazione attuale. “Vuole dire  – ha detto – che non si è risolto niente”, se non incentivi a pioggia senza creare una prospettiva reale e senza portare avanti riforme reali. Il presidente Piero Maieli ha ricordato che non si può negare di essere inseriti ormai in un mercato globale, in cui il latte di pecora rappresenta appena il  5% ed è, quindi, un prodotto di nicchia. Ricordando l’importanza del comparto per la Sardegna, Piero Maieli ha però affermato che bisogna invertire il ragionamento e partire dal mercato e da quello che chiede e non dalle campagne. Anche il presidente della Commissione ha ricordato che non potrà essere la politica ad aumentare il prezzo del latte, ma potrà sicuramente, come già sta facendo, avviare strategie che produrrà risultati per il comparto. Tra queste iniziative lo sblocco dei fondi del 2016. Per Piero Maieli bisogna portare avanti una pianificazione che serva a far progredire il settore e non a lanciare soldi sulle campagne.

Per Emanuele Cera (Forza Italia) si tratta di un argomento così importante per l’economia della Sardegna che richiede una partecipazione di tutta l’aula, senza fretta e senza contrapposizioni di parte. Per Emanuele Cera il problema della vertenza del latte ovino interessa tutti e in questa partita “dobbiamo essere assolutamente uniti”.  Anche il consigliere di Forza Italia ha affermato che pur non potendo determinare il prezzo del latte, il Consiglio e la Giunta possono determinare azioni di supporto al comparto ovino e ha auspicato una collaborazione con il Ministero delle politiche agricole per valutare seriamente la possibilità di commissariare il Consorzio pecorino romano. Secondo Cera è anche necessario rivedere il disciplinare e il Psr. Il consigliere ha espresso piena fiducia nell’assessore e ha proposto ai colleghi dell’opposizione di ritirare la mozione per arrivare a un testo condiviso per dare così una risposta unitaria a un settore strategico.

Il consigliere della Lega, Pierluigi Saiu, ha chiesto al presidente cinque minuti di sospensione per valutare un ordine del giorno con la maggioranza. Il presidente ha accordato la sospensione.

Alla ripresa dei lavori è intervenuto Massimo Zedda (Progressisti), il quale ha ricordato che la vertenza del latte è stata al centro dell’ultima campagna elettorale. L’esponente dell’opposizione ha sottolineato che non è facile intervenire in una materia così complessa da parte della Giunta. Per Massimo Zedda bisogna invertire l’approccio al problema, partendo non dal prezzo del latte, ma da azioni per l’emancipazione del mondo agropastorale dal prezzo del latte.  Il consigliere del Progressisti ha poi ricordato che si è speso tanto, ma forse non nella direzione giusta e ha evidenziato la necessità di interventi relativi alla lavorazione del latte, alla diversificazione, alla stagionalità. Per Massimo Zedda bisogna arrivare alla trasformazione del settore della pastorizia in un insieme di piccoli artigiani e produttori del latte. Il consigliere ha poi esortato la Giunta a prestare attenzione al mondo della pastorizia anche nella predisposizione della nuova legge urbanistica.

Il consigliere Pierluigi Saiu, della Lega, ha auspicato il recupero di uno spirito positivo nella valutazione della crisi del settore, che va affrontata con grande determinazione. La mozione, ha proseguito, invita il governo regionale a costruire attorno alla filiera del latte un clima più favorevole, attraverso una serie di misure (a cominciare dal Psr) per favorire un processo virtuoso di fitte relazioni fra produttori e trasformatori, dare più stabilità al prezzo del latte e rendere più efficiente la burocrazia.

Il capogruppo di Leu Daniele Cocco ha affermato che il problema che abbiamo di fronte non può essere attribuito all’attuale maggioranza ma viene da lontano. E tuttavia la mozione ha il merito, a suo giudizio, di portare alla luce i grandi sacrifici del mando agropastorale sardo soprattutto nelle aree montane e nelle piccole realtà sempre più spopolate, che deve essere valorizzato con la massima serietà e con strumenti nuovi riequilibrando il rapporto fra industriali e produttori, ora tutto a favore dei primi, e lavorando sui mercati. Rivolgendosi infine all’assessore, Daniele Cocco ha sollecitato la partecipazione dei pastori al tavolo di comparto.

Il capogruppo del Psd’Az Franco Mula ha sostenuto che, da un lato, occorre evitare la sovra-produzione e, dall’altro, puntare sulla qualità. Le lotte dei pastori sardi hanno avuto un forte impatto emotivo ma ora, ha continuato, è necessario guardare avanti. Il sostegno del Governo nazionale che è intervenuto con 29 milioni è un fatto positivo, come sono stati positivi altri provvedimenti collaterali a livello nazionale e regionale. Il tavolo tecnico, ha aggiunto, deve però continuare a lavorare sbloccando i decreti attuativi della legge 44, che va anche rifinanziata, varando un riordino della disciplina in materia di pratiche commerciali distorte fra gli attori della filiera e riprendendo in mano la legge 15.  Proporremo all’opposizione questi contenuti, ha concluso, perché riteniamo che sia una buona sintesi.

Il capogruppo della Lega Dario Giagoni ha detto che è singolare che la mozione provenga dalle forze che fino a poco tempo fa avevamo in mano le leve del governo regionale. La politica sarda, a suo avviso, deve muoversi sulla strada già tracciata dall’ex ministro Centinaio con l’istituzione di un tavolo tecnico di settore con il coinvolgimento dei pastori; quindi niente assistenzialismo, che ha speso male molte risorse negli ultimi 5 anni, ma piuttosto quote a produttori ed incentivi alle produzioni innovative.

A nome della Giunta l’assessore Gabriella Murgia, dopo aver ricordato che il problema del latte risale ad almeno 30 anni fa, ha affermato che l’impegno del governo regionale sul problema è stato costante. La Murgia, poi, ha respinto le accuse che le sono state rivolte da una parte del Consiglio sulla rimodulazione del Psr all’interno del quale, ha precisato, sono state superate forti criticità presenti nel del pacchetto giovani con oltre 1000 domande rimaste fuori per un controvalore di circa 60 milioni. Nella mozione, ha inoltre lamentato, ci sono molte inesattezze: da quella sui 18 milioni a garanzia di crediti che secondo la Sfirs è una manovra rischiosa che stiamo verificando, ai 10 milioni del Banco di Sardegna destinati solo alle eccedenze che per ora non ci sono. La soluzione del problema del prezzo del latte, ha dichiarato l’assessore, passa solo con legge 44 perché permette con i decreti attuativi (l’ultimo dei quali è stato approvato sabato scorso) il monitoraggio della produzione del latte vaccino proprio perché tante situazioni che fanno fluttuare il prezzo del mercato sono dovute alle eccedenze che non si riesce ad attribuire. L’assessore, in conclusione, dopo aver annunciato che il prossimo 29 ottobre il ministro della Politiche agricole Teresa Bellanova sarà in Sardegna, ha riconosciuto che dal dibattito in Consiglio regionale sono emerse molte buone proposte ma per attuarle servono soprattutto risorse e la puntuale applicazione delle leggi.

In sede di replica il consigliere di Leu Eugenio Lai ha chiarito di non voler offendere l’assessore la quale però non ha oggettivamente manifestato idee forti per risolvere il problema del prezzo del latte. Lai ha ribadito che il nuovo Psr andava approvato entro il primo ottobre e che i pastori non sono soddisfatti e vanno ascoltati. Non è che il ministro il 29 ottobre risolve tutto, ha concluso il consigliere di Leu, perché molte cose che la Regione doveva fare la Regione non le ha fatte: nuovo Psr, Argea come ente pagatore regionale, blocco dei procedimenti su premi e indennità compensative. Proviamo a ripartire da alcune soluzioni venute fuori dal dibattito, ha esortato Lai, comprese quelle arrivate dal presidente della commissione.

Il presidente ha comunicato la presentazione di due ordini del giorno, dei quali uno non può essere discusso per ragioni regolamentari, mentre dell’altro manca ancora il testo.

Il capogruppo del Psd’Az Franco Mula ha proposto una breve sospensione della seduta, ricordando che il suo gruppo ha sottoposto all’opposizione una bozza di testo unitario. La richiesta è stata accolta.

Alla ripresa dei lavori, il presidente ha comunicato la distribuzione di un ordine del giorno.

Per dichiarazione di voto, il capogruppo dei Progressisti Francesco Agus, favorevole, ha però censurato un certo clima (che il presidente dovrebbe smorzare più di quanto sta facendo) che non aiuta a risolvere i problemi, perché non si possono scambiare gli attacchi politici per attacchi personali. In campagna elettorale, ha ricordato, si è parlato di risolvere il problema in 48 ore creando moltissime aspettative, ma resta che questa questione risale a 30 anni fa ed i promotori della mozione avevano tutto il diritto di chiedere risposte e spiegazioni.

Per l’on. Daniele Cocco (Leu) è “inaccettabile il comportamento dell’assessore verso l’on. Eugenio Lai, spero che non accada mai più perché siamo davanti a un caso di sessismo al contrario. Se l’assessore Murgia si comporta così, oggi con noi e domani con la maggioranza, non aiuta”.

Dello stesso tenore anche l’intervento dell’on. Gianfranco Satta, che ha annunciato il voto a favore e rivolto all’assessore ha detto: “Non siamo noi che la attacchiamo ma è invece la sua maggioranza, che di recente ha presentato un ordine del giorno per sottrarre risorse dell’assessorato all’Agricoltura e ha redatto altri atti politici forti contro di lei. In particolare guardo verso la Lega, che ha disseminato odio nelle piazze in campagna elettorale sulla questione del prezzo del latte. Voi siete maggioranza e dovete prendervi la responsabilità del governo”.

Per il Psd’Az il capogruppo on. Franco Mula ha invitato tutti a lasciare da parte la campagna elettorale e rivolto all’assessore ha detto. “Capisco le provocazioni e gli attacchi ma quest’Aula non può diventare una polveriera”.

L’on. Ennas (Lega), ha annunciato il voto contrario e ha detto: “E’ inaccettabile che non capiamo che la situazione di oggi è figlia di quanto ha fatto o non ha fatto il centrosinistra negli ultimi cinque anni”. Secondo l’on. Pierluigi Saiu (Lega) “all’opposizione non interessa risolvere il problema dei pastori e del latte ma fare polemica con la Lega. Altro che lasciare le piazze: noi dobbiamo stare con i cittadini perché siamo una cosa diversa da voi. Nel palazzo, invece, dobbiamo stare il meno possibile. La Lega fa proposte chiare e non meravigliatevi se presentiamo mozioni né se abbiamo un’idea di cosa vogliamo fare”.

Favorevole il voto annunciato dall’on. Massimo Zedda (Progressisti): “C’è una carenza di indirizzi dentro la maggioranza e dentro la giunta, mi pare evidente. Ma inizio ad avere qualche dubbio che l’assessore Murgia concluderà con noi questa legislatura”.

Favorevole anche l’on. Gianfranco Ganau, capogruppo del Pd: “Qualcuno in campagna elettorale ha promesso che in 48 ore avrebbe risolto il problema del prezzo del latte e invece siamo ancora in alto mare.  E non permetto all’on. Pierluigi Saiu di dire che a noi non importa del prezzo del latte e dei pastori perché siamo stati noi a presentare la mozione. Chi condivide la nostra mozione la voti. Altrimenti voti contro”.

La capogruppo del Movimento Cinque stelle, on. Desirè Manca, ha esordito così: “E’ disdicevole un certo tono e un certo linguaggio, ci si può rispettare pur nella diversità di idee e di ideologie. Confermo il voto favorevole alla mozione”.

Il presidente Pais ha messo in votazione la mozione 92 (Lai e più), che è stata respinta con 26 contrari.

Sull’ordine del giorno 2 (Mula e più) il presidente Michele Pais ha constatato la mancanza del numero legale e ha sospeso il Consiglio per trenta minuti.

L’on. Gianfranco Ganau ha sottolineato che «l’assenza di tutta la minoranza dalla votazione di questo ordine del giorno deve intendersi come un fatto politico».

Alla ripresa dei lavori il presidente ha comunicato la chiusura dei lavori e preannunciato la convocazione del Consiglio al domicilio.

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Il Consiglio regionale ha esaminato il disegno di legge n° 51/A contenente “Disposizioni in materia di enti locali”. La seduta, stamane, è stata aperta dal presidente Michele Pais. Ha chiesto la parola il capogruppo dei Progressisti, Francesco Agus, il quale ha lamentato l’impossibilità di avere informazione sulle delibere approvate dalla Giunta per i ritardi nella pubblicazione sul sito della Regione. Francesco Agus ha, inoltre, riferito di aver presentato, in base all’articolo 105 del Regolamento “Diritto all’informazione”, due richieste di accesso agli atti 15 giorni fa e di non aver ottenuto risposta. Francesco Agus ha chiesto al presidente Michele Pais di informarsi se il presidente della Regione ha opposto il segreto d’ufficio sugli atti. Se così non fosse, Francesco Agus ha annunciato che domani mattina si presenterà negli uffici per ritirare la documentazione richiesta.

E’ poi intervenuto il consigliere dei Progressisti, Gianfranco Satta, che ha chiesto al presidente Michele Pais di sollecitare l’assessore regionale della Sanità, Mario Nieddu, affinché convochi urgentemente il tavolo tecnico che va a monitorare il percorso terapeutico dei pazienti affetti da sclerosi multipla, una malattia, ha spiegato che «riguarda 356 casi su 100.000 abitanti in Sardegna». Gianfranco Satta ha ricordato di aver presentato un’interrogazione, la numero 131, come ci sono stati anche gli interventi delle colleghe, Desirè Manca (capogruppo del M5S) e dalla consigliera Carla Cuccu (M5S).

Annalisa Mele (Lega) è poi intervenuta per esprime «sentimento di un orrore che ci ha invaso alla notizia che l’attivista curda per i diritti delle donne, Henvir Khalaf, è stata brutalmente trucidata in Siria con altre otto persone». La consigliera della Lega ha poi aggiunto che «tanta barbarie ci disgusta e ci rafforza nelle convinzioni che sovranità dei popoli come quello curdo è un valore inviolabile nella società moderna», criticando l’incapacità dell’Europa di esprimere una minimo di politica estera coerente e ferma sul Medio Oriente. Mele ha concluso affermando che la Lega «propugna la sovranità delle nazioni perché crede nella sovranità della persona, donna, uomo, di ogni colore. Tutti siamo figli di un Dio che ci ha creato uguali».

Il consigliere del Pd, Roberto Deriu, ha chiesto una sospensione di dieci minuti per una conferenza dei capigruppo per definire in che modo andare avanti con i lavori.

Il capogruppo del Psd’Az, Franco Mula, si è detto d’accordo con la richiesta di sospensione, ma ha ricordato ai colleghi la necessità di essere puntuali e presente in Consiglio regionale e nelle Commissione per consentire l’esecuzione dei lavori. Mula ha proposto di modificare il Regolamento.

Il Consiglio è sospeso per dieci minuti ed è stata convocata la Conferenza dei capigruppo.

Alla ripresa dei lavori, il presidente del Consiglio regionale, Michele Pais, ha aperto la discussione sul punto all’ordine del giorno, disegno di legge 51/A “Disposizioni in materia di enti locali” e ha dato la parola al relatore di maggioranza, Pierluigi Saiu (Lega), presidente della commissione Autonomia.

«L’esame del disegno di legge n. 51, trasmesso dalla Giunta regionale il 18 settembre e inserito all’ordine del giorno della prima Commissione il 23 dello stesso mese, è iniziato nella seduta immediatamente successiva del 26 a seguito dell’illustrazione del provvedimento da parte dell’Assessore competente in materia di enti locali convocato in audizione. I gruppi di maggioranza condividono le ragioni alla base del provvedimento oggi in discussione in Assemblea. Esse sono essenzialmente fondate – ha affermato Pierluigi Saiu – sulla natura fiduciaria del rapporto tra gli amministratori straordinari e l’organo politico competente oltre che sulla esigenza di proseguire un regime transitorio nelle more della definizione di una legge di riforma del sistema degli enti locali della Sardegna, riforma la cui necessità è avvertita in maniera stringente da tutta la Commissione.»

Il presidente Pierluigi Saiu ha poi proseguito: «Detta riforma dovrà tenere conto della necessità di una disciplina organica, capace, cioè, di ricondurre nella stessa sede quelle materie che oggi non sono normate, oppure la cui disciplina appare incompleta o frammentata». E ha aggiunto che: «Il testo, licenziato a maggioranza nella seduta del 2 ottobre, è il risultato di un accordo raggiunto in Commissione che ha visto il ritiro di oltre 150 emendamenti presentati dai gruppi di minoranza, alcuni dei quali evidentemente inammissibili, e 2 emendamenti presentati invece da un gruppo di maggioranza. Contiene, poi, alcune modifiche rispetto al testo del proponente con riferimento all’articolo 1». Si tratta di modifiche che corrispondono, in larga misura, alle indicazioni contenute nella Relazione di analisi tecnico normativa (ATN).

«In particolare, da un punto di vista formale, sono stati approvati emendamenti finalizzati a migliorare la redazione del testo rendendolo più coerente con il dettato della legge regionale n. 2 del 2016 (riordino del sistema delle autonomie locali della Sardegna), attraverso: il riferimento alle “Province” e non alle “circoscrizioni provinciali”; l’esplicitazione dei richiami normativi per evitare inutili duplicazioni di norme; l’eliminazione del rinvio alla disciplina della legge regionale n. 15 del 2013.»

Il presidente Pierluigi Saiu ha poi sottolineato: «Da un punto di vista sostanziale, i gruppi di maggioranza e di minoranza hanno condiviso l’esigenza di inserire un termine finale relativamente alla durata in carica degli amministratori straordinari al fine di rendere la relativa gestione maggiormente rispondente ai principi costituzionali in materia. Anche in questo caso, infatti, la Commissione ha accolto un’indicazione formulata in sede di analisi tecnico normativa e coerente con la giurisprudenza costituzionale in materia».

Per Pierluigi Saiu è apprezzabile «la scelta della Giunta regionale di inserire le disposizioni di cui sopra in apposito disegno di legge, rinunciando alla tentazione di inserire le stesse norme in provvedimenti di natura diversa, come avvenuto, invece, nella scorsa legislatura con l’articolo 2, comma 13, lettera b), punto 1) della legge regionale n. 5 del 2017. In quella sede il legislatore regionale sostituì il comma 7 dell’articolo 24 della legge regionale n. 2 del 2016, consentendo agli amministratori straordinari di restare in carica fino al 31 dicembre 2017. Quella disposizione, contenuta nella legge n. 5 del 2017, da un lato appare estranea alla materia disciplinata dalla legge di stabilità; dall’altro riduce enormemente gli spazi di critica politica al testo in esame per quelle forze che, maggioranza nella scorsa legislatura, oggi sono all’opposizione. Spazi di critica politica che possono apparire pretestuosi se consideriamo, infatti, che quelle stesse forze politiche nella precedente legislatura hanno approvato altri due distinti testi normativi (legge regionale n. 5 del 2018 e legge regionale n. 39 del 2018), recanti entrambi “disposizioni urgenti in materia di elezione dei presidenti delle Province e dei Consigli provinciali” dirette a introdurre ulteriori rinvii. Gli altri articoli approvati dalla Commissione, invece, risultano identici a quelli contenuti nel testo del proponente».

La presidenza del Consiglio è stata assunta dal vice presidente Piero Comandini (Pd), il quale ha dato la parola al relatore di minoranza, Roberto Deriu (Pd). Il consigliere della minoranza ha affermato: «Non rinunciamo a esprimere la nostra contrarietà al provvedimento, che è stato presentato nella Commissione dall’assessore degli Enti locali come l’inizio anticipatore di una grande riforma degli enti locali della quale però noi non troviamo traccia in questo disegno di legge. Questo disegno di legge – ha aggiunto Roberto Deriu – nella sua relazione afferma che ci sono i segni premonitori che annunciano la nascita di questo redentore degli enti locali però poi l’unico provvedimento sostanziale contenuto in questo disegno di legge è la sostituzione di tre amministratori straordinari e dei loro sub commissari. Abbiamo tentato in Commissione di soccorrere la Giunta sotto l’aspetto formale e siamo stati ringraziati» e ha aggiunto: «In aula, nella Conferenza dei capigruppo, abbiamo raggiunto un accordo su un civile confronto che, però, non ci esime dall’esporre le nostre ragioni, rappresentate da una serie di emendamenti politicamente significativi che sono all’attenzione di quest’aula: 51, 54, 18, 24, 30, 36». Deriu ha chiesto all’Aula e al presidente della Commissione Pierluigi Saiu di valutare anche l’ultimo blocco di emendamenti presentati a firma del collega del Pd, Piero Comandini.

Il vice presidente Piero Comandini ha dato la parola a consigliere dei Progressisti, Gianfranco Satta. Il consigliere dell’opposizione ha evidenziato che si tratta di una maggioranza “degli annunci e dei proclami”, che rispetto al ragionamento complessivo di una riforma necessaria e complessa delle autonomia locali, presenta un disegno di legge a cui, secondo Gianfranco Satta, andava almeno cambiato il titolo. «In realtà – ha affermato il consigliere – tratta di disposizione e implementazioni di poltrone in materia di enti locali. E’ chiaro che l’obiettivo della maggioranza è di superare il Referendum del 4 dicembre 2016, a ragione o torto»” e intervenire il ruolo delle province di ente intermedio, con la capacità di avere autorevolezza nel confronto della Regione e di rappresentare anche i piccoli Comuni. Gianfranco Satta ha sottolineato di aver presentato un emendamento, insieme al collega Antonio Piu (Progressisti), per l’istituzione della Città metropolitana di Sassari. «Dispiace che questo emendamento non è stato accolto». Per Gianfranco Satta si prospetta un’approvazione di un Ddisegno di legge che andrà incontro a seri dubbi di legittimità costituzionale. E ha ricordato che nel 2018 la legge regionale della Sicilia, n. 168, che prevedeva l’elezione a suffragio universale per le Province è stata dichiarata illegittima. Secondo Satta bisogna ridate il governo delle province ai sindaci.

Dopo l’on. Gianfranco Satta per il Pd ha preso la parola l’on. Salvatore Corrias, sindaco di Baunei, che ha detto: «Il ddl circoscrive il raggio d’azione a un ambito assai ristretto ed è curioso leggere nella relazione della Giunta di un alto tasso di improvvisazione attribuito al legislatore nazionale. L’improvvisazione è invece qui, perché questa non è una riforma degli enti locali ma una povera dichiarazione di intenti. Quale sarebbe la vostra riforma? Quale sarebbe la vostra visione se non un patriottismo posticcio e romantico? Non si coglie nulla e ci sono voluti 60 giorni per i sindaci del mio territorio per ottenere un’audizione in commissione». L’oratore ha proseguito: «La Corte costituzionale ha già detto con chiarezza che i commissari sono a termine, per loro natura, ed è necessaria una riforma di sistema che pure tutto il sistema degli enti locali ha caldeggiato. Dovete fare una riflessione in prima commissione, sentendo davvero il parere dei territori. Ecco perché voteremo contro.»

Per l’on. Alessandro Solinas (Cinque stelle) «l’unica cosa che interessa alla Giunta sono le nomine dei commissari, non le province. Questo mi sembra evidente e nel dirlo faccio tesoro di tutti gli esempi e di tutte le esperienze. Siamo esasperati per questa spartizione di posti, per la vostra invenzione di questi sub commissari finalizzata a non lasciare nessuno senza sedia. Vedrete che la Consulta avrà da dire su questo. Se non vi basta il buon Cencelli provate con il buon senso: non riuscite da mesi nemmeno a nominare il nuovo presidente della commissione Bilancio, dopo le dimissioni del sindaco Paolo Truzzu. State perseguendo meri istinti di conservazione: noi di Cinque stelle le poltrone le tagliamo e voi le aumentate».

L’on. Maria Laura Orrù (Progressisti) ha esordito affermando che «questo testo non ha nulla a che fare con i problemi dei territori e con una riforma degli enti locali. Invece è proprio dai piccoli paesi che nasce la storia del nostro popolo, i piccoli centri dove tutto, dalla scuola ai trasporti, è più difficile. Sono queste le zone della Sardegna che dobbiamo maggiormente ascoltare nella redazione di una autentica proposta di riforma».

Il sindaco di Escolca, on. Eugenio Lai (Leu) ha preso la parola invitando anche «i colleghi della maggioranza a esprimersi, non a fare silenzio. Vorrei che fosse chiaro che questa non è una riforma degli enti locali ma una semplice sostituzione con legge degli attuali commissari con commissari più graditi. Tutto qui, nonostante il Consiglio delle autonomie locali ha già detto no a questa ipotesi di riforma. Ma siamo d’altronde nel periodo in cui l’assessore agli Enti locali non va all’assemblea dell’Anci e scatta selfie in giro per la Sardegna con il suo direttore generale. Siamo in un momento storico in cui vi trincerate nelle stanze del potere e provate a distribuirvi tutti gli incarichi possibili: basta guardare la composizione della Giunta regionale per trarre le giuste conclusioni». L’esponente di Leu ha proseguito: «Con questi comportamenti  è evidente che si allontanano i cittadini, sapete parlare giusto di commissari e sub commissari. Non c’è un’idea di questa terra, destinata a continuare a dividersi: siete in stato confusionale».

Per la Lega l’on. Pierluigi Saiu, presidente della commissione Autonomia, ha detto: «Voi dite che nel testo di legge non c’è una vera riforma e io rispondo che non c’è nessuno in quest’Aula che sia disposto a riconoscere che la vostra passata riforma degli enti locali del 2016 debba essere difesa. Siete voi i primi a dire che quella legge va riformata e che non va bene. Dunque, siamo consapevoli che questo nostro testo di legge serve  soltanto a disciplinare una situazione transitoria per consentire di scrivere la vera riforma e consentire che siano i sardi a scegliere chi deve governare i loro territori. Non ci stiamo inventando poltrone ma il ruolo dei sub commissari è già previsto nella vostra riforma del 2016: a volte basta leggere per non fare brutte figure. I Sardi vi hanno tolto la fiducia proprio perché non avete fatto quel che il popolo si attendeva: non avete davvero il diritto di fare lezioncine, abbiate il buon gusto. Aggiungo: i sindaci facciano i sindaci e abbiamo gli strumenti per farlo bene. Non è giusto che facciano i presidenti della provincia né gli amministratori straordinari».

Per il Movimento Cinque stelle l’on. Roberto Li Gioi ha replicato all’on. Pierluigi  Saiu: «Noi le normative le conosciamo e sappiamo che non fate altro che aggiungere poltrone alle poltrone, in ossequio alla tradizione della peggiore politica, priva del minimo afflato di vicinanza ai cittadini. Il vostro cambiamento è esattamente questo: poltrone e amministratori straordinari per dare sfogo agli appetiti. Poco importa poi se non vi presentate nelle commissioni, se sospendete e poi annullate le sedute del Consiglio».

A seguire per i Progressisti ha preso la parola l’on. Massimo Zedda: «Il testo che ci avete sottoposto era pieno di corbellerie grammaticali e giuridiche, in tutti gli ambiti del diritto escluso il diritto canonico. Perfino il titolo che avete proposto parlava di “collegi provinciali” invece che di province, l’unico organo costituzionale. Abbiamo audito i due docenti di diritto costituzionale di Cagliari e Sassari ed entrambi hanno affermato che si possa andare a elezione diretta del presidente della Provincia: piaccia o meno ma quella scelta è nella disponibilità della legge statale, non della legge regionale. Questo deve essere chiaro e deve essere detto con chiarezza. Suggerirei anche di rileggere il parere del Cal, che non hanno bisogno di interpreti: parlano di vulnus democratico e di demagogia delle vostre norme. Mi sembrano concetti abbastanza chiari. Se è stato un errore non indire le elezioni prima non si capisce perché oggi vogliate reiterare l’errore, con una follia giuridica visto che la prossima primavera saranno rinnovati tantissimi Comuni sardi. Questa vostra riforma non mi convince perché non è una riforma e perché se davvero tenete al funzionamento delle province dovete mettere mano alla riforma della Regione, delegando i poteri ai territori. Mi rendo conto che sia il contrario esatto del vostro neo centralismo».

Sull’ordine dei lavori l’on. Franco Mula, capogruppo del Psd’Az, ha chiesto al presidente Pais di proseguire la seduta a oltranza. L’on. Giorgio Oppi (Udc) si è detto contrario e ha chiesto la sospensione di un’ora: «L’oltranza si concorda prima, non dopo». Per la Lega l’on. Dario Giagoni si è detto favorevole alla posizione dell’on. Giorgio Oppi così come l’on. Francesco Agus (Progressisti), che ha suggerito «di riunire la commissione alle 15.00per un parere compiuto».

Il presidente ha comunicato che gli iscritti a parlare sono ancora quattro, prima dei capigruppo,  quindi ha proposto una brevissima sospensione al termine degli interventi dei consiglieri consentendo nel frattempo alla commissione di esaminare gli emendamenti senza sospendere i lavori dell’Aula.

Successivamente è proseguita la discussione generale con l’intervento del consigliere Giuseppe Piu, dei Progressisti. Piu ha sottolineato che il tema degli Enti locali tema che ha inciso molto nella campagna elettorale dopo che la riforma approvata nella precedente legislatura aveva oggettivamente determinato molto malessere, ben cavalcato dal centro destra. Ora però, ha proseguito, è passato molto tempo ma dalla maggioranza non è arrivata alcuna proposta ad eccezione di discorsi vaghi sulla Provincia Gallura, la Città metropolitana di Sassari o l’istituzione di un numero imprecisato di nuove Province. Intendiamoci, ha riconosciuto, è legittimo cambiare i commissari ma sarebbe stato meglio soffermarsi su competenze e funzioni degli Enti locali allargando il campo ai rapporti delle autonomie con la Regione, le agenzie regionali e le società in house. Noi, ha concluso, sosterremo un nostro emendamento sulla Città metropolitana di Sassari, anche perché in Sicilia ne sono state fatte tre e la Giunta deve dire cosa pensa.

Sempre per i Progressisti il consigliere Diego Loi ha ricordato il confronto in commissione sul provvedimento, definito l’avvio di un percorso di riforma degli Enti locali della Sardegna ma, ha osservato, se questo è vero allora bisogna essere più concreti parlando di contenuti, di competenze e funzioni degli Enti e di rapporto con la Regione, tutte cose che dalla maggioranza non abbiamo sentito. Molto più onesto, a questo punto, parlare di legittima esigenza della maggioranza di avvicendare i commissari dei vari territori. Sul piano dei principi, ha detto infine, tutti siamo favorevoli all’elezione diretta dei presidenti di Provincia ma un tale principio non c’entra nulla con la sostituzione degli amministratori straordinari e semmai elude ancora una volta il cuore della riforma.

Il consigliere del Pd Giuseppe Meloni ha sostenuto che dopo tante chiacchiere questa sarebbe stata l’occasione giusta per approvare una riforma organica degli Enti locali ed invece, ad otto mesi dall’inizio della legislatura, si riesce a malapena a presentare un testo blindato con dentro alcune nuove poltrone; in altre parole la montagna ha partorito un topolino per giunta molto affamato. Nella legislatura precedente, ha ricordato, si è vissuta una fase attraversata dalla legge Delrio, la costituzione della provincia del Sud che non ho votato, ed il dal referendum costituzionale che ha riportato in piedi le Province. Il mio emendamento sulla provincia del Nord Est, ha aggiunto, non è una provocazione ma è identico alla proposta di legge respinta nella passata legislatura; non ho niente contro lo “spoil system” ma la riforma non c’è e sospetto che il termine del 2020 nasconda con un’ulteriore proroga e l’ennesimo rinvio della riforma.

Il consigliere del Pd Luigi Piano ha dichiarato che è difficile dare una valutazione sulla riforma perché la riforma non c’è ma il tema non può essere eluso perché la Sardegna ne ha davvero molto bisogno, partendo da una riflessione sulla legge 2 del 2016 che deve essere cambiata ma non buttata via, senza dimenticare che è nata in un contesto politico che non comprendeva più le Province. Ora, ha continuato, il nostro compito è mettere in piedi una proposta nuova che valorizzi tutti i territori della Regione a cominciare dai più deboli partendo dal principio cardine del coinvolgimento dei Sindaci, magari dopo una sorta di stati generali, per farla nascere veramente dal basso. Se occorre, ha terminato, possiamo anche prenderci un po’ più di tempo anche perché a fronte nella necessità di dare vita ad organi democratici eletti col suffragio universale bisogna prendere atto che ciò è impossibile nel quadro normativo attuale.

Dopo quest’ultimo intervento il presidente ha sospeso la seduta riconvocando il Consiglio per le ore 15.00.

Alla ripresa dei lavori il presidente del Consiglio ha concesso la parola al capogruppo Leu, Daniele Cocco, che ha lamentato il mancato rispetto dell’accordo assunto in conferenza capigruppo per la prosecuzione a oltranza dei lavori dell’Aula («ormai si adottano metodi insopportabili sia in Aula che nelle commissioni») ed ha denunciato le troppe assenze tra i banchi del Consiglio. L’esponente della minoranza ha quindi rivolto apprezzamento per il comportamento dell’ex commissario della Provincia di Sassari per essersi dimessosi in quanto nominato nella precedente legislatura: «Se tutti avessero fatto così, la maggioranza ci avrebbe evitato questo disegno di legge che serve solo a fare nuove nomine».

Il capogruppo dei Progressisti, Francesco Agus, dopo aver definito “poco decorosa” l’assenza della maggioranza in Aula, ha invitato il presidente Pais ad una “valutazione”. Il presidente del Consiglio, non ha nascosto l’imbarazzo per le assenze e ha sospeso i lavori per dieci minuti.

Alla ripresa il capogruppo del Psd’Az, Franco Mula, è ritornato sul mancato rispetto degli accordi per l’andamento dei lavori («mi passa persino la voglia di difendere questa maggioranza e il gruppo non sarebbe stato in aula se il disegno di legge non fosse proposto da un assessore del Psd’Az»)ed ha replicato con accenti polemici ai consiglieri della minoranza ed in particolare agli onorevoli Lai e Orrù. Nel merito del disegno di legge, l’esponente della maggioranza, ha ammesso la volontà di procedere con le nomine di nuovi commissari ma soprattutto di voler dare il via al riordino degli Enti locali e consentire l’elezione diretta degli amministratori provinciali.

Il capogruppo del Pd, Gianfranco Ganau, ha rinunciato all’intervento, mentre il capogruppo della Lega, Dario Giagoni, ha dapprima replicato alle accuse “del voler cercare nuove poltrone” fatte dall’esponente del M5S Li Gioi nel corso del suo intervento in sede di dibattito, e poi ha  ribadito l’opportunità dell’elezione diretta degli organi delle Province e rilanciato sull’istituzione della provincia Gallura.

Dopo una breve sospensione dei lavori, accordata da presidente Pais su richiesta del capogruppo Psd’Az, Franco Mula, è intervenuto il capogruppo di Forza Italia, Angelo Cocciu, che con toni perentori a invitato la giunta e la maggioranza a presentare la proposta di riordino degli Enti locali che preveda l’istituzione della nuova provincia Gallura, prima della sospensione dei lavori per le vacanze natalizie («non accettiamo più ritardi né di essere presi in giro»).

L’assessore degli Enti locali, Quirico Sanna, ha dunque ribadito la volontà di procedere con la legge di riforma degli Enti Locali e con la previsione dell’elezione diretta di presidenti e dei Consigli provinciali («era una promessa fatta agli elettori e la manterremo»). L’esponente dell’esecutivo regionale ha quindi affermato l’opportunità di procedere con «una riforma che parta dal basso e che sia condivisa” e si è detto «disponibile ad accogliere eventuali indicazioni, proposte e suggerimenti da parte delle forze della minoranza». Quirico Sanna ha dunque rivolto parole di apprezzamento e riconoscenza all’ex commissario dell’amministrazione provinciale di Sassari («le sue dimissione sono state un gesto di buona politica») ed ha riaffermato il ruolo centrale del Consiglio nei processi di riforma («ma non faremo mai una legge di riordino che vada contro le volontà dei territori»). Sull’introduzione del voto per l’elezione degli amministratori delle province, l’assessore si è detto «pronto a sfidare anche il Governo». Quirico Sanna ha quindi concluso il suo intervento auspicando l’approvazione del disegno di legge n. 51.

Il capogruppo del Psd’Az, Franco Mula, ha chiesto una sospensione dei lavori per una riunione dei consiglieri della maggioranza ed il presidente del Consiglio ha acconsentito.

Alla ripresa dei lavori, la capogruppo del M5S Desirè Manca ha chiesto una breve sospensione della seduta per poter tenere una riunione dei gruppi di minoranza. La richiesta è stata accolta.

Dopo la sospensione, il vice capogruppo del Pd Roberto Deriu ha sollecitato la convocazione della commissione per valutare gli emendamenti.

Il presidente ha chiesto al relatore di riferire su un accordo del quale però ha constatato il mancato perfezionamento ed ha quindi chiamato la votazione sul passaggio agli articoli.

Per dichiarazione di voto il consigliere di Leu Eugenio Lai ha affermato che lo spettacolo della giornata dà la misura del senso di responsabilità della maggioranza di fronte a riforme di grande portata per la Sardegna. Il consigliere ha poi sollecitato l’esame degli emendamenti da parte della commissione, compito che non può essere svolto dal solo relatore di maggioranza. Eugenio Lai, infine, ha assicurato il contributo del suo gruppo, fermo restando il voto negativo, attraverso una serie di emendamenti.

Il consigliere Alessandro Solinas del M5S, respingendo le critiche della maggioranza,  ha ribadito il voto contrario del gruppo e la sua posizione già espressa nella discussione generale secondo cui la legge ha il solo scopo di aumentare le poltrone.

Sull’ordine dei lavori, il vice capogruppo del Pd Roberto Deriu ha chiesto l’applicazione dell’art. 84 del regolamento – 15° comma.

Il presidente ha chiarito che solitamente la norma richiamata è stata sempre interpretata nel senso di evitare il passaggio in commissione, tuttavia se la si vuole interpretare per appesantire i lavori non si può che applicarla formalmente. Michele Pais ha chiesto poi al Consiglio di chiarire l’orientamento prevalente, cioè se procedere col voto sul passaggio agli articoli e poi convocare la commissione per gli emendamenti.

Il capogruppo dei Progressisti Francesco Agus ha affermato che, a suo avviso, il regolamento va interpretato nel senso che sia le dichiarazioni di voto che lo scrutinio sul passaggio agli articoli sono sospese, per il tempo strettamente necessario alla commissione per l’esame degli emendamenti.

Il capogruppo del Psd’Az Franco Mula, assumendosi la responsabilità del mancato accordo con l’opposizione, ha annunciato la conferma di tutti gli emendamento della maggioranza e della Giunta.

Il presidente, dopo aver ricordato che per prassi la riunione della commissione si tiene dopo il voto sul passaggio agli articoli, ha sospeso la seduta per 30 minuti, convocando nello stesso tempo la commissione.

Alla ripresa dei lavori l’on. Gianfranco Satta (Progressisti) ha ribadito i limiti della scelta dei commissari: «Sono contrari al dettato della legge nazionale e delle pronunce della giurisprudenza. Deve essere chiaro questo».

L’on. Piero Comandini (Pd) ha chiamato in causa il compagno di partito, on. Roberto Deriu, autore di un fortunato romanzo: «Dopo la <Pantera di Bultei> è necessario che l’onorevole Roberto Deriu scriva <Il topolino di Monti>, perché scorrendo questo testo di legge viene da ricordare a tutti che si vota ogni cinque anni non perché lo diciamo noi ma perché lo dice la Costituzione. Nel testo non c’è traccia di riforma degli enti locali ma soltanto il desiderio di modificare persone di vostra fiducia, come è nelle regole del gioco tra maggioranza e opposizione. Avete seminato aspettative nella gente ma la verità è che nei vostri primi sei mesi avete superato cento nomine».

Per il gruppo Leu l’on. Daniele Cocco ha detto: «Ogni nostro impegno è stato assolto ma tocca a noi l’onere di questa leggina di proroga. Perché altro non è. Mi auguro che le nomine che farete siano di buon livello o almeno che siano nominate persone competenti nei ruoli di commissario o sub commissario».

Dall’opposizione ancora è arrivato l’annuncio  di voto negativo da parte dell’on. Gigi Piano (Pd): “Questa legge non è di riforma”. Stessa opinione da parte dell’on. Laura Caddeo (Progressisti)  mentre  l’on. Diego Loi (Progressisti) ha ribadito: «Ci troviamo davanti a una chiusura sulle nostre proposte. Denunciamo anche il fatto che siamo da un mese alle prese con questa leggina, tra lavori di commissione e di Aula. La Sardegna ha bisogno d’altro».

Per il Pd l’on. Giuseppe Meloni si è espresso contro il passaggio agli articoli del disegno di legge e rivolto al presidente Michele Pais ha detto: «Vorrei sapere che destino avranno alcuni emendamenti a firma mia e dell’on. Gianfranco Satta».

Voto negativo è stato annunciato anche dall’on. Francesco Agus: «Non ci stupisce che la maggioranza voglia cambiare i commissari, sono favorevole anche io allo spoil system e fa parte del mandato di governo cambiare i rappresentanti. Più che altro, così come è scritta, questa legge ha la certezza di essere impugnata.  Ma mi stupisce il fatto che ancora una volta la maggioranza stia cercando di usurparci il ruolo e renda con i suoi litigi impraticabile quest’aula».

L’on. Roberto Deriu (Pd) ha ribadito le motivazioni della contrarietà a questo provvedimento: «Non tenete nemmeno la parola e non prendete in considerazione tutti i suggerimenti che vi diamo. Non chiederemo sospensioni ma vi suggeriamo una profonda riflessione per arrivare a una nuova proposta di legge». Sempre per il Pd l’on. Valter Piscedda ha ribadito che «siamo all’inizio della legislatura e già non mantenete la parola. Quanto ci vorrà per tirare fuori un provvedimento organico? Aspetteremo fiduciosi». Contrario anche il capogruppo del Pd, on. Gianfranco Ganau: «Avete impiegato sei mesi per arrivare a questo e con questo provvedimento andremo ancora una volta a bloccare le elezioni. Abbiamo ritirato gli emendamenti e agevolato il percorso legislativo ma voi siete una maggioranza divisa che cerca di limitare i danni sospendendo i lavori. Questo ci costringe a ripresentare tutti i nostri emendamenti e a discuterli».

Negativo anche il voto annunciato dall’on. Massimo Zedda (Progressisti): «Si promettono cose irrealizzabile nell’assenza di idee. Altro che province: questo è un disegno di legge sul provincialismo. E’ stato così per la zona franca, per le Zes, per il goeoparco. Mai una scelta, per paura di scontentare».

Per l’on. Piu (Progressisti) «questo risultato fa capire che la maggioranza sarà pure ampia e solida come si dice da sola eppure non riesce a far passare un disegno di legge che cambia i commissari con altri commissari. Questo è un modo di lavorare che non porta a niente e peserà davanti a problemi ben più importanti».

Maria Laura Orrù (Progressisti) ha invitato la maggioranza a una riflessione: «Governare – ha detto – significa assumersi le proprie responsabilità».

Giorgio Oppi (UDC) è intervenuto per respingere le accuse della minoranza: « Il centrosinistra ha fatto di peggio in passato. L’accordo prevedeva la presentazione di sei emendamenti e il ritiro di quelli della Giunta. Avete anche chiesto di approvarne uno, poi avete cambiato idea. Non potete fare processi a nessuno. Nella passata legislatura i lavori venivano interrotti continuamente, per ore. Avete concluso la legislatura in modo vergognoso facendo mancare il numero legale nella discussione della legge per l’istituzione della provincia Gallura».

Posto in votazione, il passaggio agli articoli è stato approvato con 30 voti a favore e 22 contrari.

Il presidente Michele Pais, dopo aver ottenuto il parere del relatore di maggioranza (negativo su tutti gli emendamenti presentati compresi quelli della Giunta) ha quindi messo in discussione l’articolo 1 con i relativi emendamenti. Negativo anche il parere della Giunta.

Sull’ordine dei lavori è intervenuto il consigliere Francesco Agus: «Mi auguro che non si riammettano emendamenti intrusi come quelli sul personale. Ci sono emendamenti che presentano profili seri che meriterebbero da parte della maggioranza una riflessione altrettanto seria».

Il presidente Michele Pais ha rassicurato Agus ricordando che gli emendamenti nn. 56, 57 e 59 presentati dalla Giunta sono stati dichiarati inammissibili.

Ha quindi ripreso la parola il capogruppo dei Progressisti Francesco Agus che ha detto. «Quando ho visto il testo ho avuto la stessa reazione di Paolo villaggio dopo la visione del film “La corazzata Potemkin”. Non viene nemmeno rispettata la forma, si porta un testo che non può essere discusso in aula. La Giunta dispone di consulenti e assistenti legali, non è ammissibile che presenti testi che non stanno in piedi, a partire dal titolo – ha affermato Francesco Agus – il testo si apre con la locuzione “nelle more” frase con la quale abbiamo costruito, nel corso degli anni, una Regione provvisoria».

Secondo Diego Loi (Progressisti) gli accordi presi non sono stati disattesi dalla minoranza. «O il nostro emendamento ha un valore di carattere sostanziale o altrimenti non serve a nulla. Auspico che in tempi molto brevi che la commissione possa avere sul tavolo una proposta di riforma degli enti locali. Non si tratta di giochi tra maggioranza e opposizione ma del destino dei nostri comuni e di tanti sardi. Se si perde tanto tempo a ragionare su una parte minimale stiamo prendendo una direzione non corretta».

Massimo Zedda (Progressisti) ha espresso ancora dubbi sul Dl 51. «La discussione non mi ha convinto perché non mi ha convinto l’argomento principe. E’ giusto parlare di spoil system quando però si parla di qualcuno che deve interpretare gli indirizzi della maggioranza. Ora si discute invece delle province non come organi di pari grado costituzionale, ma come un braccio operativo della Regione. Le province non sono questo, sono istituzioni autonome di rango costituzionale. E’ il principio sbagliato. Così come è sbagliata tutta l’azione della Giunta che è arrivata a proporre un testo giudicato inammissibile».

Per Eugenio Lai (Leu) «chiamare riforma una leggina di questo genere lascia l’amaro in bocca. E’ una banale operazione di spoil system, di sostituzione di nomi. Ci si accusa di non aver consentito di istituire la provincia Gallura. Mi sembra che non ci sia accordo nemmeno nella maggioranza. Tranquilli, vi verremo in soccorso: noi siamo d’accordo sulla provincia Gallura, così come siamo d’accordo per l’istituzione delle province dell’Ogliastra, del Sulcis Iglesiente e del Medio Campidano. Serve un organo efficiente: basta pensare a cosa sta succedendo con il piano di dimensionamento scolastico. Suggerisco all’assessore di fare un monitoraggio che consenta di intervenire al meglio».

Gianfranco Satta (Progressisti), ha puntato sull’ironia: «Dopo l’accurato intervento dell’assessore Sanna sono stato tentato di dare il mio benestare al passaggio agli articoli. L’attenzione che lui rivolge alle comunità locali mi trova d’accordo. Ma questo Dl non si occupa di enti locali. Quando l’assessore dice che gli elettori sardi debbono avere la possibilità di votare gli organi di governo delle province mi trova d’accordo. In realtà non è così – ha detto Gianfranco Satta – ho presentato l’emendamento per far sostituire la parola “riforma” con “controriforma” perché quando si deroga alla legge n.2 si stravolge l’ordinamento. C’è un disegno chiaro: espropriare i comuni degli strumenti propri del governo degli enti locali».

Il capogruppo della Lega, Pierluigi Saiu, ha quindi chiesto una sospensione e la convocazione della Conferenza dei capigruppo per provare a verificare la possibilità di chiudere un accordo tra maggioranza e opposizione.

Alla richiesta si è opposto il capogruppo dei Progressisti Francesco Agus: «Meglio parlare del tema che abbiamo in discussione perché l’ultima volta che si è entrati in conferenza di Capigruppo senza la presentazione di un’istruttoria la conferenza è durata ore».

Il vicepresidente Piero Comandini che nel frattempo aveva assunto la presidenza dell’Aula ha replicato all’esponente della minoranza: «Capisco le ragioni dell’on. Francesco Agus, però la prassi dice che la sospensione è concessa quando a richiederlo è un capogruppo».

Alla ripresa dei lavori il presidente Michele Pais ha dato la parola al consigliere dei Progressisti Antonio Piu. Il consigliere di opposizione ha affermato che una discussione che va avanti in questa maniera non è dignitosa per quest’aula. Per Antonio Piu essendo quello in discussione un primo atto di riforma degli enti locali, bisogna parlare della governance dei territori, affrontando anche il tema della sanità e dei trasporti. Il consigliere ha ricordato che ha proposto un emendamento per l’istituzione della Città metropolitana di Sassari, non solo per dare dignità al territorio ma anche per fare in modo che i cittadini abbiano dei punti di riferimenti certi per i servizi. Antonio Piu ha proposto di fare un ragionamento armonico che comprenda tutti quei servizi e asset importanti per il territorio. L’esponente dell’opposizione ha infine ritenuto corretto che i commissari siano persone di fiducia della nuova maggioranza, anche se la precarietà del loro incarico non consentirà loro di lavorare come dovrebbero.

Per Maria Laura Orrù (Progressisti) nel titolo e nel testo sono state necessarie delle modifiche perché c’erano delle frasi in contrasto con quanto previsto dalla Costituzione. Probabilmente la fretta, secondo Orrù, ha messo in difficoltà l’assessorato. Per quanto riguarda le elezioni delle Province, Orrù ha ricordato che nelle elezioni di secondo livello i consiglieri comunali e sindaci eleggono i loro rappresentanti, ma gli stessi consiglieri comunali e sindaci sono eletti dai cittadini.

D’accordo con il collega Piu anche Gianluigi Piano (Pd), il quale ha affermato che quella di oggi è comunque un’occasione per parlare di riforme. Secondo Piano bisogna avere un disegno complessivo e «su questo costruire un nuovo sviluppo sostenibile della nostra Isola». Anche per il consigliere del Pd la riforma degli enti locali, che deve andare di pari passo con quella della sanità e dei trasporti. Per Piano la riforma deve essere coraggiosa, innovativa senza creare territori di serie A e serie B e prestando una particolare attenzione ai sindaci, per dare loro sostegno e risposte. Credo quindi – ha detto –  che la riforma sia indispensabile ed urgente.

Salvatore Corrias (Pd) ha affermato di non ritenere corretto parlare di riforma e ha ricordato che, già in commissione,  abbiamo rilevato l’inadeguatezza alcuni termini utilizzati nel testo della legge. Salvatore Corrias, anche come sindaco, ha espresso preoccupazione e ha evidenziato che c’è l’elevato rischio che la legge venga   impugnata.

Il vice presidente del Consiglio, Piero Comandini (Pd), ha affermato di credere nella necessità di una riforma degli enti locali che superare una stagione che è passata troppo per “la pancia dell’elettorato”. Ha affermato che bisogna garantire che non ci siano territori di serie A e di serie B e ha sottolineato di comprendere le aspettative della Gallura, ma ha anche evidenziati i disagi dei territori del Sud Sardegna. Comandini ha affermato che c’è la volontà delle forze di minoranza di scrivere insieme alla maggioranza una riforma degli enti locali che duri nel tempo, dia risposte ai territori e ai cittadini. «Siamo disposti a fare battaglie comuni per migliorare la vita dei cittadini sardi», ha concluso.

Daniele Cocco (capogruppo Leu) ha affermato che sarebbe meglio procedere all’elezione indiretta, per evitare che le province rimangano commissariate in attesa di una riforma. Daniele Cocco ha chiesto una conferenza dei capigruppo per decidere come procedere e rinviare a martedì, viste le numerose assenze in aula.

Il presidente Michele Pais ha convocato la Conferenza dei capigruppo.

Alla ripresa dei lavori il capogruppo dei Progressisti, Francesco Agus, ha annunciato il ritiro di tutti gli emendamenti, tranne che dell’emendamento n. 51 che raccoglie le osservazioni del Cal ed il presidente del Consiglio, Michele Pais, ha quindi dichiarata sospesa la discussione e la votazione sull’articolo 1 ed ha posto ai voti l’articolo 2 (clausola di non onerosità) che senza interventi da parte dei consiglieri è stato approvato con 28 favorevoli, 21 contrari e un astenuto. Posto in votazione, l’articolo 3 (entrata in vigore) è stato approvato con 29 favorevoli, 21 contrari ed un astenuto.

Il presidente del Consiglio ha quindi tolto la seduta ed ha annunciato la convocazione dell’Assemblea per martedì 22 ottobre, alle 12.00.

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La commissione Trasporti presieduta da Giuseppe Talanas (Forza italia) ha sentito l’assessore Giorgio Todde e l’amministratore unico di Arst Chicco Porcu, sulle problematiche dei trasporti nel territorio sassarese, con particolare riferimento alla metropolitana di superficie “Sirio”, bloccata per un incidente dal 26 giugno scorso.

Nella seduta, originariamente convocata per le 10.00 ma rinviata alle 13.00 per la mancanza del numero legale ed un concomitante impegno dell’ing. Chicco Porcu, la capogruppo del M5S Desirè Manca ha posto tre precisi quesiti, chiedendo sia le motivazioni del blocco di “Sirio” che della soppressione della linea ferroviaria Sassari-Nulvi, oltre a sollecitare informazioni sui progetti riguardanti i collegamenti su ferro fra la città di Sassari, il suo hinterland e l’aeroporto di Alghero.

Per quanto riguarda la metropolitana di superficie l’ing. Felice Mulas, tecnico Arst che ha seguito la vicenda, ha spiegato che il danneggiamento di circa 300 metri della “linea di contatto” al servizio della tramvia ha richiesto, oltre ad un lungo lavoro di progettazione, l’individuazione di un’impresa in grado di fornire i materiali richiesti e metterli in opera (cosa non facile su un tracciato risalente al 2005). Dopo la realizzazione degli interventi ed il collaudo, ha comunque assicurato Mulas, il servizio dovrebbe riprendere entro il prossimo mese di gennaio.

Sul collegamento fra Sassari e l’aeroporto di Alghero, ha riferito direttamente l’amministratore unico di Arst.

Chicco Porcu, in particolare, ha ricordato che l’azienda è in possesso di uno studio di fattibilità che ipotizza una serie di soluzioni, alcune delle quali inseriscono nel tracciato anche parti dell’area urbana di Alghero. Al di là dello studio, che metterò a disposizione della commissione, Porcu ha però precisato che l’Arst al momento non ha ricevuto nessun incarico e che, come società in house della Regione, ha comunque tutto ciò che serve sia per la progettazione che per la realizzazione dell’opera attraverso un appalto integrato. Affrontando il problema dei costi, l’amministratore di Arst ha affermato che possono variare, orientativamente, dai 7 ai 10 milioni e kilometro a seconda del tracciato prescelto.

Successivamente, l’ing. Chicco Porcu ha garantito che, sull’estensione del tracciato della metropolitana di Sassari, non c’è alcun problema da parte di Arst. Piuttosto, ha osservato, ci sono state sottoposte dalle diverse amministrazioni comunali varianti molto diverse e noi abbiamo bisogno di un indirizzo chiaro perché nel dicembre 2021 scade il termine dell’obbligazione vincolante per l’impiego dei fondi e le sole procedure di gara, richiedono circa un anno di tempo, per cui occorre arrivare presto ad una scelta definitiva.

Sulla Sassari-Nulvi, Chicco Porcu ha ricordato che circa 15 anni fa la linea venne declassata da trasporto pubblico locale a turistica, in quanto parte di quella che arriva fino a Palau. Sulla linea, ha annunciato, pur non avendola contrattualmente in carico, abbiamo programmato alcuni lavori che andranno in appalto entro l’anno.

A novembre, ha detto in conclusione Chicco Porcu, dovrebbe essere ripristinato anche l’ultimo tratto della ferrovia Sassari-Alghero, chiusa a suo giudizio con eccessiva rigidità a cavallo del passaggio di competenze fra gli enti incaricati dei controlli di sicurezza.

Nel dibattito hanno preso la parola diversi consiglieri regionali: Giuseppe Piu e Maria Laura Orrù dei Progressisti, Franco Mula del Psd’Az, Dario Giagoni della Lega e Aldo Salaris dei Riformatori sardi.

L’assessore dei Trasporti Giorgio Todde, nelle conclusioni, ha sostenuto la necessità di una riforma complessiva del trasporto pubblico locale, un contesto oggi molto complesso ed in molti casi superato. Stiamo lavorando ad un disegno di legge, ha poi annunciato, tenendo presente anche quanto è stato prodotto nella precedente legislatura, condivisibile in alcuni punti.

Tuttavia, ha proseguito, nell’attuale fase di transizione non possiamo ignorare le emergenze del settore e per questo chiederò in sede di legge di stabilità un “extra budget” per dare risposta ai problemi più urgenti.

Riferendosi allo sviluppo del metro di superficie a Sassari, Giorgio Todde ha auspicato, anche sulla base di un recente incontro a Sassari per l’entrata in servizio di nuovi autobus dell’Arst, di poter sbloccare al più presto le risorse disponibili con l’intesa di tutte le parti interessate, per realizzare un progetto moderno ed efficiente al servizio dei cittadini.