3 November, 2026
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«I dipendenti sprovvisti di collegamento a internet o di personal computer sono stati messi in ferie d’ufficio. È questa l’idea di applicazione dello smart working adottata da Abbanoa. Ebbene, se tante piccole e medie aziende di tutta la Sardegna sono riuscite a tutelare i lavoratori e a dotarsi delle apparecchiature necessarie all’attivazione di una modalità di lavoro agile da svolgersi a domicilio, il Gestore unico del servizio idrico della Sardegna, secondo quanto denunciato dalle sigle sindacali, avrebbe invece optato per le ferie forzate. Imposte per alcuni giorni alla settimana anche ai dipendenti provvisti di PC e che avrebbero potuto serenamente proseguire il lavoro nelle proprie abitazioni.»

Questa è soltanto una delle problematiche denunciate dalla capogruppo del m5s Desirè Manca in due interrogazioni attraverso le quali la consigliera regionale del M5S ha chiesto all’assessore regionale dei Lavori pubblici, Roberto Frongia, ed al presidente Christian Solinas di vigilare «sul caotico operato di Abbanoa emerso in questo difficile momento di crisi legata all’epidemia da Coronavirus».

«Il 31 marzo scorso, inoltre – aggiunge Desirè Manca – Abbanoa ha comunicato che per far fronte all’emergenza Covid avrebbe sospeso alcune attività non indispensabili e fatto massimo ricorso allo smart working. La realtà dei fatti è però del tutto diversa: il lavoro a domicilio non è stato consentito a tutti i dipendenti e svariate centinaia di lavoratori, secondo i piani aziendali, verranno presto messi in cassaintegrazione. Ma, come evidenziato dai sindacati, Abbanoa non ha considerato che le attività ritenute non fondamentali potrebbero essere sostituite dalla mole di lavoro arretrato, pertanto mi rivolgo all’assessore ai Lavori Pubblici per sapere se le azioni intraprese da Abbanoa siano legittime e se non ritenga opportuno impartire all’azienda specifiche direttive per il reimpiego del personale non operativo.»

La seconda problematica portata da Desirè Manca all’attenzione del Consiglio riguarda «la fallimentare gestione dei contratti di appalto stipulati da Abbanoa con le ditte incaricate del recapito delle fatture e dei solleciti di pagamento».

«Siamo di fronte a una situazione vergognosa: la decisione di affidare il servizio di consegna delle fatture e soprattutto il servizio di notifica dei solleciti per il pagamento delle bollette a una piccola società anziché alle Poste Italiane, ritenendola pienamente idonea all’esecuzione dell’appalto, si è rivelata del tutto fallimentare. Oltre alla violazione della privacy degli utenti è infatti accaduto che molti cittadini siano stati costretti a recarsi in altri Comuni per poter ritirare i solleciti di pagamento – attacca Desirè Manca –. Possiamo soltanto immaginare a quali difficoltà siano state esposte le persone anziane e quelle che non possiedono un’auto. Per quanto riguarda la violazione della privacy, solo per fare alcuni esempi, sappiamo che per il comune di Cagliari il ritiro era previsto presso caffetterie o centri di assistenza elettronica, a Olbia in un negozio di informatica, a Nuraminis e in altri piccoli centri presso la pizzeria o il bar del paese, sotto gli occhi di tutti.»

«Ancor più grave è che Abbanoa, oggi si trova a dover pagare due volte gli stessi servizi a causa di scelte contrattuali fallimentari e dannose, poiché il contratto con la G.P. service è stato risolto  e le stesse attività sono state riaffidate, mentre i duecento postini della G.P. Service, vittime di questa gestione scellerata, ancora attendono il pagamento degli stipendi. Per questo chiedo – conclude Desirè Manca – che il presidente della Regione di attivi per garantire a questi lavoratori il pagamento degli stipendi di ottobre, novembre e dicembre 2019. Il momento è difficile di per sé, non c’è tempo da perdere.»

 

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«Un corso di studi di grande utilità sociale che rischia di scomparire. È quanto sta accadendo all’Istituto di Istruzione Superiore Alessandro Volta di Guspini, dove il corso in “Tecnico dei servizi socio-sanitari” il prossimo settembre probabilmente non ripartirà a causa dell’esiguo numero di alunni.»

A lanciare il grido d’allarme è l’on. Desirè Manca, capogruppo del M5S in Consiglio regionale.

«Il 26 marzo scorso – spiega Desirè Manca – i genitori dei nove ragazzi iscritti alla prima classe sono stati informati dalla dirigente scolastica del fatto che l’Ufficio scolastico provinciale ha deciso di non attivare il corso per l’anno scolastico 2020/2021 dato il numero ridotto di alunni. Famiglie e ragazzi sono quindi stati invitati a proseguire gli studi presso l’Istituto Alberghiero di Arbus in cui verranno attivate due seconde classi del corso.»

Considerata l’alta specificità delle materie trattate e considerato il particolare momento storico, la capogruppo del M5S Desirè Manca ha portato il caso dell’Istituto Volta di Guspini all’attenzione del Consiglio regionale.

La capogruppo dei Cinque Stelle ha presentato un’interrogazione e chiesto all’assessore regionale della Pubblica Istruzione Andrea Biancareddu se sia a conoscenza dei provvedimenti presi dall’ufficio scolastico provinciale e quali azioni intenda intraprendere per consentire agli studenti interessati, ma anche  a quanti altri vorranno iscriversi all’istituto Volta, di poter seguire il corso di studi quinquennale in tecnico dei servizi socio-sanitari.

«In una prospettiva futura, la soppressione di questo corso di studi rappresenta una considerevole perdita per il territorio – aggiunge Desirè Manca -. Le conseguenze di questa pandemia avranno strascichi importanti anche dal punto di vista sociale e psicologico, pertanto la presenza di figure professionali competenti nella promozione della salute e del benessere bio-pisco-sociale deve essere considerata una risorsa fondamentale per la ripartenza·»

«La Regione Sardegna – conclude la capogruppo del M5S – negli ultimi anni ha speso ingenti somme per contrastare l’abbandono scolastico, la formazione resta uno dei settori che ha più necessità di essere tutelato e rilanciato. L’assessore Andrea Biancareddu si attivi quindi per permettere a questi studenti di portare avanti il percorso di studi intrapreso, un corso che richiede passione ed è in grado di assicurare enormi ricadute sul territorio.»

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In piena emergenza Coronavirus, è sempre animato il dibattito in Consiglio regionale e, nonostante l’obiettivo comune sia quello di mettere in campo tutte le iniziative finalizzate a contrastare e prevenire la diffusione del virus e a dare risposte a vasti strati della popolazione pesantemente colpiti dagli effetti di una crisi economica che diventa ogni giorno che passa più dura, dalle prospettive incerte ed assolutamente imprevedibili, non mancano le divergenze tra maggioranza e minoranza.

Vediamo le dichiarazioni fatte ieri da tre capigruppo consiliari, uno di maggioranza, Dario Giagoni della Lega, e due di minoranza, Gianfranco Ganau del Partito Democratico e Desirè Manca del Movimento 5 Stelle.

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«Equipaggi delle autoambulanze del 118 ridotti in piena emergenza. È difficile persino crederci, e invece è quanto accaduto in Sardegna in piena emergenza sanitaria da Covid-19. In questi giorni in cui i soccorritori delle autoambulanze stanno facendo grandi sacrifici per rispondere alle numerose richieste di aiuto, l’assessore regionale della Sanità Mario Nieddu provvede d’urgenza a tagliare di un terzo il numero standard dei componenti di ciascun equipaggio. Ciò significa che a bordo delle ambulanze anziché almeno un autista soccorritore e due soccorritori, viaggeranno soltanto un autista soccorritore e un secondo soccorritore. Saranno quindi soltanto in due. Il motivo? Perché la nostra regione non dispone di un numero sufficiente di dispositivi di sicurezza personale per poter permettere ai soccorritori, volontari e non, di operare in totale sicurezza. Un provvedimento assurdo in un momento critico come quello che stiamo vivendo, denuncia il consigliere regionale del M5S Michele Ciusa. Non è tollerabile che le autoambulanze sarde operino a ranghi ridotti proprio quando il servizio dovrebbe essere potenziato per far fronte al numero elevato di chiamate e alle lunghe operazioni di vestizione degli operatori e di sanificazione dei mezzi.»

Il consigliere regionale del M5S Michele Ciusa, è il primo firmatario di una mozione (sottoscritta dai consiglieri del M5S Desirè Manca, Roberto Li Gioi, Alessandro Solinas) che impegna il presidente della Regione e la Giunta a provvedere a mettere in campo tutte le misure necessarie per garantire ai soccorritori sardi di poter operare in assoluta sicurezza e allo stesso tempo garantire agli utenti un servizio efficiente e tempestivo.

«Con la delibera n. 13/22 del 17 marzo scorso la giunta ha modificato lo schema di convenzione (attualmente adottato in via transitoria) per lo svolgimento delle attività di soccorso territoriale da parte delle associazioni di volontariato e cooperative sociali Onlus e ritenuto di dover ridurre il numero dei soccorritori che compongono le equipe per “ridurre al minimo il numero degli operatori a potenziale rischio. Mi chiedo come possa una regione garantire il massimo impegno per far fronte all’emergenza riducendo le forze in campo. La Regione ha il dovere di garantire a tutti i cittadini un servizio attivo e sempre disponibile a qualsiasi ora del giorno e della notte. Se davvero l’intento della Regione è quello di ridurre il rischio degli operatori è necessario che questi siano in numero congruo e pronti a mettere in atto tutte le delicatissime operazioni loro richieste con serenità, senza fretta, e senza stress da sovraccarico di lavoro – conclude Michele Ciusa -. L’assessore Mario Nieddu valuti attentamente anche questi potenziali rischi.»

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«Sono trascorsi sette giorni da quando, grazie al senso di responsabilità delle forze di minoranza, il Consiglio ha approvato la legge di stabilità 2020; una mini finanziaria che, attraverso una procedura d’urgenza, ha autorizzato la spesa di 60 milioni di euro per consentire alla Sardegna di affrontare con tutti gli strumenti necessari l’emergenza epidemiologica da Covid-19. Ciò nonostante, ancora oggi la relativa delibera di autorizzazione di spesa (del 17 marzo scorso) non è ancora consultabile. Un fatto di una gravità assoluta, considerato che, già durante la precedente riunione della commissione Lavoro (del 19 marzo, convocata per pronunciare i pareri di competenze) ho espresso tutto il mio disappunto per questa manovra poiché la giunta considerava urgenti soltanto gli interventi a sostegno del comparto produttivo della filiera turistica. In quell’occasione ho chiesto quindi al Presidente Solinas di ricomprendere, sin da subito, come destinatarie delle misure finanziarie tutte le realtà imprenditoriali della Sardegna, nessuna esclusa. Una richiesta, purtroppo, caduta nel vuoto e che rinnovo oggi.»

Così la capogruppo del M5S Desirè Manca, con l’appoggio di tutte le forze di minoranza, chiede al presidente Michele Pais la convocazione straordinaria della commissione Lavoro per esaminare le iniziative previste dalla giunta e porre in essere tutte le misure più valide a contrastare l’allarmante crisi economica dovuta all’emergenza Covid-19.

«In questo drammatico momento a rischiare il tracollo finanziario è l’intera Sardegna. La Regione deve pensare a tutti i comparti produttivi e non soltanto agli imprenditori della filiera turistica. Dobbiamo aiutare gli agricoltori, gli allevatori, i pescatori, i titolari dei piccoli esercizi commerciali, i ristoratori, tutti i liberi professionisti. Questi 60 milioni di euro devono essere spesi con coscienza e in modo trasparente – conclude Desirè Manca -. Per questo pretendiamo di poter verificare le voci di spesa e di poterlo fare al più presto possibile. Nessun imprenditore della Sardegna deve essere lasciato solo.»

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«Lasciati soli. Abbandonati dalla Regione in piena emergenza. Privati delle comunicazioni ufficiali sui casi di positività che riguardano i loro concittadini e ostacolati nel lavoro di individuazione delle persone a rischio contagio perché entrate in contatto con le vittime. Questa è la situazione in cui stanno operando i sindaci della Sardegna. Da diversi post pubblicati dai primi cittadini sui social network, apprendiamo che l’emergenza riguarda la stessa Unità di crisi, in piena crisi, incapace persino di comunicare tempestivamente i nuovi casi di Covid-19 agli amministratori del territorio. L’Unità di crisi regionale della Sardegna si sta distinguendo in tutta Italia per inefficienza e per la diffusione di comunicazioni contraddittorie. Le modalità di gestione dell’emergenza in Sardegna anziché rassicurare mettono i brividi. I dissidi interni alla maggioranza e il corto circuito informativo in cui la stessa continua a inciampare non possono ricadere sui sindaci che in questo drammatico momento devono poter dare certezze ai cittadini.»

La denuncia arriva dai consiglieri regionali del M5S Desirè Manca, Michele Ciusa, Roberto Li Gioi, Alessandro Solinas che condividono le preoccupazioni dei sindaci sardi, impegnati con estrema difficoltà nell’attivazione dei Centri operativi comunali (Coc).

«Il sindaco di Samassi – proseguono i consiglieri del M5S – ha dovuto apprendere dalla stampa che un suo concittadino era risultato positivo al Coronavirus, addirittura dopo averne già autorizzato la sepoltura. Perché il caso di Samassi non è stato incluso nel bollettino ufficiale della Regione? Perché il primo cittadino non ha ricevuto nemmeno una comunicazione ufficiale riguardo la positività della moglie della vittima, portata in ospedale senza che il sindaco lo sapesse. Si tratta di preoccupazioni che riguardano tutti i sindaci sardi, che da Nord a Sud dell’isola stanno attivando i Centri operativi comunali (Coc) per rafforzare i controlli. Ma senza la presenza della Regione tutti gli sforzi risultano vani.»

«L’Unità di crisi non appare affatto unità. Lo ribadiamo – concludono i consiglieri del M5S – i sindaci devono essere informati per poter attivare tempestivamente tutte le misure previste. Presidente Solinas cosa aspetta ad intervenire? I cittadini che l’hanno votata e che non la vedono da tempo, aspettano un suo intervento tempestivo. Abbandoni la latitanza presidente. È il momento di comunicazioni trasparenti, chiare, rassicuranti e univoche.»

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Si allarga il fronte dei sostenitori della nomina di un commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus.

«Proponiamo la nomina di un Commissario  che affianchi la Regione in questa fase, una persona d’esperienza che sia in grado di colmare le lacune organizzative e operative emerse sino ad ora. Tanti altri Presidenti di Regione hanno sentito il bisogno di essere affiancati da persone esperte e competenti. In Sardegna questo non è avvenuto, ed è sotto gli occhi di tutti l’inadeguatezza del Presidente e delle persone da lui nominate che avrebbero dovuto gestire l’attuazione delle misure di contenimento del contagio.»

A sostenere questa richiesta sono oggi, in un fronte compatto, 15 consiglieri di 3 gruppi di minoranza in Consiglio regionale:

 – Progressisti (Francesco Agus – Laura Caddeo – Diego Loi – Maria Laura Orrù – Antonio Piu – Gian Franco Satta – Franco Stara (Italia Viva) – Massimo Zedda);

 – Movimento 5 Stelle (Desirè Manca – Michele Ciusa – Carla Cuccu – Roberto Li Gioi – Alessandro Solinas)

 – LeU (Daniele Cocco – Eugenio Lai)

«La Sardegna si appresta a entrare nella quarta settimana dall’inizio dell’emergenza – aggiungono i proponenti -. Il nostro ringraziamento va al personale sanitario che ogni giorno opera con dedizione e serietà all’interno degli ospedali della Sardegna, in un contesto in cui la disorganizzazione e l’assenza dei dispositivi di protezione denunciata anche da sindacati e ordine dei medici ha reso le strutture di cura il principale luogo di contagio dell’Isola. Allo stesso modo ringraziamo i Sindaci dei comuni della Sardegna per il loro impagabile lavoro svolto al servizio delle comunità. Un ruolo portato avanti però senza gli strumenti necessari e senza collaborazione e coinvolgimento da parte della Regione. Ringraziamo poi tutti i sardi. Per la serietà con cui stanno affrontando il momento drammatico e per la rapidità con cui sono stati in grado di mutare le abitudini consolidate della vita di tutti i giorni. Su troppi temi cruciali emergono differenze sostanziali tra la verità raccontata dalla Giunta regionale e quella vissuta all’interno degli ospedali e nei territori. La distribuzione dei dispositivi di protezione individuale, l’andamento delle analisi sui tamponi, le misure di protezione civile e persino il numero quotidiano dei contagiati appare gestito in maniera poco trasparente. Tutto questo è figlio di una disorganizzazione che ormai nessuno può più mettere in dubbio.»

«La Sardegna ha condizioni geografiche e demografiche tali da poter uscire dall’emergenza prima del resto del Paese ma serve un immediato cambio di passo.

Sollecitiamo:

  1. la costituzione di un’unità di crisi multidisciplinare, composta da persone con competenze sanitarie (con la partecipazione di epidemiologi e virologi) e con esperienze organizzative, che svolga funzioni di collegamento con la rete nazionale e internazionale impegnata nella gestione dell’epidemia.
  2. Una gestione seria del materiale disponibile e delle forniture dei dispositivi di protezione individuale e la messa in sicurezza dei presidi sanitari e degli operatori.
  3. la verifica puntuale e imparziale dei dati sulla diffusione del virus, in stretta collaborazione con i medici di famiglia e ospedalieri, la rete del 118, prefetti, forze dell’ordine e i sindaci.
  4. il coinvolgimento della Commissione sanità del Consiglio regionale, che ha il dovere e il diritto di ascoltare tutti, ma, soprattutto, di dare risposte agli operatori sanitari sul campo.
  5. La creazione di un ulteriore gruppo di lavoro, composto dai rappresentanti dei settori produttivi, sindacali e delle forze politiche, per coordinare le azioni, volte all’intervento economico per la salvaguardia dei luoghi e dei posti di lavoro, collegando queste azioni a quelle messe in atto dal governo.
  6. la sostituzione dell’assessore della Sanità con una figura all’altezza della responsabilità e della fase emergenziale.»

 

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«In Sardegna alla catena di comando che serve per gestire l’emergenza Covid-19 mancano gli anelli essenziali. Per questo occorre che l’assessore Mario Nieddu si dimetta subito e non si occupi più del Coronavirus, e che di concerto con l’amministrazione regionale si nominino sia un commissario straordinario per l’emergenza in Sardegna sia un commissario speciale ad acta per gestire l’AOU di Sassari. La battaglia va affrontata con le forze giuste.»

È la richiesta che avanzano i parlamentari del Movimento 5 Stelle Pino Cabras, Emanuela Corda, Luciano Cadeddu, Paola Deiana, Gianni Marilotti, Elvira Evangelista, Emiliano Fenu, Ettore Licheri, Alberto Manca, Nardo Marino, Mario Perantoni, Lucia Scanu, e i consiglieri regionali Carla Cuccu, Alessandro Solinas, Michele Ciusa, Desirè Manca e Roberto Li Gioi.

In una lunga nota pubblicata nelle loro pagine Facebook, i quattordici esponenti del M5S affermano che «in Sardegna, dove ancora deve arrivare l’ondata epidemica più violenta del Coronavirus, la gestione dell’emergenza da parte dei decisori politici in loco è fra le più preoccupanti. I cinesi non hanno esitato ad esautorare le autorità di Wuhan e dell’Hubei, agli inizi del loro principale focolaio. Eppure non registravano un numero di operatori sanitari infetti da Coronavirus altrettanto sproporzionato quanto in Sardegna nella fase iniziale della progressione infettiva: gran parte dei nuovi contagi da noi è avvenuta all’interno dei presidi ospedalieri, un record che segnala un’anomalia acutissima.»

Ma le osservazioni che gli esponenti del Movimento 5 Stelle rivolgono all’amministrazione Christian Solinas sono incalzanti: «Nell’isola del ‘tutto sotto controllo’, cosa ha fatto l’assessorato regionale della Sanità tra il 21 febbraio (il primo caso a Codogno, in Lombardia) e l’8 marzo 2020 (con il Dpcm che ci ha fatto stare tutti a casa)? Era davvero tutto a posto, come diceva? I sindaci sardi dichiarano di essere stati lasciati soli: dal nord al sud dell’isola i primi cittadini denunciano gravi carenze nelle comunicazioni da parte dell’ATS in merito alla positività dei propri concittadini al virus».

«A questo si aggiunge l’imbarazzante caso dei test rapidi per scoprire la positività al virus, che l’assessore Mario Nieddu ha confermato di aver ordinato alla società Tema Ricerca srl, prenotazione che in realtà non sarebbe mai arrivata, secondo quanto spiegato dalla nota della legale rappresentante dell’azienda di Bologna – proseguono parlamentari e consiglieri regionali del M5S -. Arrivano dai medici fortissime proteste verso il bavaglio imposto al personale sanitario dall’assessorato regionale rispetto ai loro contatti con i giornalisti. Alla propria catena di disastri comunicativi cui dovrebbe rimediare con una squadra di esperti di comunicazione nelle catastrofi, l’amministrazione regionale rimedia invece con la censura. Ma i cittadini hanno il diritto dei cittadini di essere informati su quanto accade all’interno degli ospedali sardi. Serve trasparenza.»

«A che punto siamo con l’apertura di nuovi posti letto prevista dal Piano di Emergenza Regionale? Il sistema sanitario ereditato dai tempi sonnolenti delle ‘normali’ spartizioni fra partiti deve cedere il passo a un sistema che non ammette più distrazioni né opacità, ora che la salute è in gioco nel modo più drammatico. Con questa epidemia bastano pochi giorni di ritardo e si rischia di pagare errori e indecisioni con un rapidissimo aumento del prezzo peggiore, quello in vite umane. Occorre agire subito – concludono parlamentari e consiglieri regionali del M5S -. Per questo occorre che l’assessore Mario Nieddu si faccia da parte e che di concerto con l’amministrazione regionale si nominino sia un commissario straordinario per l’emergenza in Sardegna sia un commissario speciale ad acta per gestire l’AOU di Sassari.»

 

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L’ultima trovata del Governo Conte è il trasferimento coatto di detenuti dalle zone più esposte direttamente al carcere di Bancali, Sassari. Secondo quanto riportato dai media, il ministro pentastellato Bonafede ha, infatti, attivato le  procedure per il trasferimento nel carcere di Sassari di 15 detenuti i quali, nel caso risultassero positivi al Coronavirus, metterebbero a rischio contagio non solo gli altri detenuti ma anche gli agenti di polizia penitenziaria.

«Sono ben felice di riscontrare che il ministro Bonafede si sia finalmente ricordato di noi – commenta causticamente il capogruppo Lega in Consiglio regionale, Dario Giagoni -. Dopo i numerosi solleciti mossi dalla Regione per la messa in sicurezza del carcere di Bancali, tutti caduti nel vuoto, miracolosamente sembra destarsi e piuttosto che decidere per un intervento a favore del penitenziario decide di approfittarne nel modo peggiore e più pericoloso! Un ministro con delega alla Giustizia più di chiunque altro dovrebbe rispettare il prezioso lavoro svolto con spirito di abnegazione e senso di responsabilità in un clima di forte stress dagli agenti di polizia, avrebbe il dovere di migliorarne le condizioni lavorative e non intraprendere azioni che mettono a rischio la loro salute e il corretto svolgimento delle funzioni! Siamo veramente al paradosso, se a Bonafede rimane ancora un briciolo di consapevolezza l’unica cosa utile da fare sarebbe quella di firmare le sue dimissioni. La Lega sta con le forze dell’ordine ora e sempre e faremo quanto in nostro potere per tutelare i nostri agenti”.»

In totale accordo con il collega di partito, il consigliere Michele Ennas: «E’ incredibile, oggi il capogruppo in Regione dei 5 Stelle, Desirè Manca, al posto di sostenere la posizione del governatore Christian Solinas nel chiedere al governo la chiusura degli scali sardi, denuncia misure insufficienti e falle nella sicurezza nel controllo sui passeggeri. Nello stesso momento il suo collega di partito si stava attrezzando per spedire detenuti esposti al contagio direttamente dalle zone critiche verso la Sardegna».

Dello stesso avviso il collega on. Ignazio Manca: «Decisioni sbagliate una dopo l’altra. Se si prosegue con queste scelte scellerate, ci ritroveremo il contagio negli istituti penitenziari sardi. Sono atti che potrebbe potenzialmente mettere in crisi gli sforzi sovraumani che la Regione Sardegna sta facendo per contrastare il diffondersi del virus. Non ho capito se il governo nazionale vuole trasformare la Sardegna in un lazzaretto ma noi non ci stiamo».

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I consiglieri regionali del M5S Desirè Manca, Michele Ciusa, Roberto Li Gioi, Alessandro Solinas si uniscono al coro dei sindaci di tutta la Sardegna che oggi, attraverso una nota firmata dal presidente dell’Anci Sardegna Emiliano Deiana, hanno chiesto al presidente della Regione Christian Solinas di integrare l’ordinanza emessa ieri sulle azioni di contrasto alla diffusione del Covid-19.

«In accordo con quanto richiesto dal presidente dell’Anci Emiliano Deiana – comunicano i consiglieri del M5S  – data la fragilità del sistema sanitario sardo e l’elevata età media della popolazione, chiediamo che il provvedimento emesso ieri dal governatore Solinas venga rafforzato e integrato con le richieste presentate da tutti i sindaci sardi.»

Queste le richieste dell’Anci:

– La quarantena obbligatoria per tutti coloro che entrano in Sardegna qualunque sia la loro provenienza: “Zona rossa”, resto d’Italia, Europa o Extra Ue.

– Mappatura e quarantena obbligatoria per tutte le persone che a qualunque titolo siano entrate in Sardegna nei precedenti 14 giorni.

– Prescrizioni sanitarie precise di comportamento per le persone che si spostano dalla Sardegna e vi fanno ritorno per motivi inderogabili di lavoro.

– Rafforzamento dei controlli, utilizzando tutte le tecnologie e creando idonee piattaforme digitali e incrociando i dati dei vettori marittimi e aerei, nei porti e negli aeroporti.

– Il controllo assiduo per il rispetto della quarantena obbligatoria di tutte le forze di polizia coordinate dalle Prefettura, della polizia locale dei comuni e del Corpo Forestale della Regione.

– Obbligo di comunicazione ai sindaci in qualità di autorità sanitaria locale di tutti gli arrivi nel comune e delle quarantene.

– Coinvolgimento delle rappresentanze degli enti locali all’atto dell’emanazione di nuovi provvedimenti.

– Poter conoscere gli spostamenti di tutte le persone sarde malate e curate fuori dall’isola.

«Facciamo inoltre appello al senso di responsabilità di tutti i cittadini – concludono i consiglieri del Movimento Cinque Stelle – affinché queste misure debbano essere adottate per il minor tempo possibile, quello strettamente necessario a bloccare la diffusione dell’infezione.»