24 June, 2024
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Ringrazio dell’ospitalità offertami del Direttore de La Provincia del Sulcis Iglesiente, sempre sensibile ai problemi della sanità del nostro territorio.
Mi chiamo Gianni Gagliardo, ho 80 anni, abito a Portoscuso. Data l’età, ho qualche inevitabile acciacco, per cui il mio ottimo medico di base (dott. Anselmo Medda) mi ha prescritto un’urgente visita cardiologica presso il Pronto Soccorso di Carbonia per sabato 26 febbraio. In tale data, mi sono presentato al P.S. Ospedale Sirai alle 8.00 e, quasi subito, una solerte addetta mi ha sottoposto ai preliminari per poter accedere all’interno.
L’infermiera (“coda di cavallo imperiosa”) che mi ha fatto l’elettrocardiogramma, ha percepito la mia preoccupazione rincuorandomi efficacemente (ore 9.15). Mi ha, poi, accompagnato in ambulatorio, attraversando un corridoio/girone dantesco pieno di barelle su entrambi i lati (ne ho contate circa una ventina a quell’ora!).
Mi aspettavo di trovarmi al cospetto di “Caronte”, invece era una delle persone più amorevoli che ho conosciuto: dott. Gianni Uras che mi mise subito a mio agio, iniziando con una anamnesi, continuamente interrotta dalla processione delle infermiere che portavano fogli di ricoveri di pazienti che arrivavano continuamente: un fiume in piena!
Il dottore era costretto, di volta in volta, a consultare questi fogli, rispondere al telefono che squillava di continuo, anche con interlocutori che mi parvero insolenti.
Il dott. Uras non perse mai la calma e terminò la mia visita, mandandomi a fare una RX toracica (ore 10.00 passate). Mi ero già fatto l’idea che in quel reparto regnasse il caos più assoluto.
Fui affidato a un’infermiera incaricata di accompagnare i pazienti nei vari reparti, penso che fosse pronta per partecipare alla maratona di Nuova York!
Dovetti attendere l’esito degli esami del sangue e della radiografia per circa 3 ore. Ebbi modo, quindi, di fraternizzare con altri pazienti che aumentavano sempre di più e, piano piano, riconsiderai la mia condizione di timore iniziale. Negli occhi di quelle persone, giovani o anziani, vedevo solo una dolorosa rassegnazione, non una protesta, non un gesto malevolo nei confronti delle infermiere che amorevolmente avevano un gesto e una buona parola per tutti.
Verso le 15.00, la solita infermiera “maratoneta” mi accompagnò in Cardiologia per la visita per cui ero stato mandato al P.S.
Anche qui, ho avuto la piacevole sorpresa di trovare un giovane medico dott. Aste (figlio d’arte???) che mi rivoltò come un calzino, una visita accuratissima.
Tornato in P.S. alle ore 17.30, cominciai a incalzare il dott. Uras, perché mi dimettesse. Lui era letteralmente sommerso da pazienti che continuavano ad arrivare in massa, ma nonostante ciò non lesinava parole di conforto a nessuno! E, forse mosso a pietà per la mia condizione, alle 18.15 firmò il foglio di dimissioni. Dopo oltre 10 ore, venivo dimesso con la diagnosi da consegnare al mio medico.
Ci tengo a sottolineare che questa breve cronaca non vuole essere, in alcun modo, critica nei confronti del personale del P.S., a cui vanno i miei calorosi ringraziamenti, in particolare alla “maratoneta” e alla “imperiosa coda di cavallo”. Per il dott. Gianni Uras non trovo le parole adatte se non un Grazie per le doti di umanità.
Ho ritenuto di dover rendere pubblica questa mia esperienza sottolineando che le visite a cui sono stato sottoposto hanno richiesto in totale circa 1h e 40 minuti su circa 10h e 45 minuti di permanenza (senza nessun conforto: bere-mangiare), ostacolando forse il regolare lavoro dei solerti addetti.
Mi rivolgo, in conclusione, alla sensibilità dei responsabili della Direzione Sanitaria dell’ospedale Sirai, di voler provvedere a una migliore organizzazione magari ascoltando il personale infermieristico e il dott. Uras che certamente meglio di me potranno aiutarli in un improcrastinabile intervento.
Gianni Gagliardo