20 July, 2024
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E’ morto oggi, all’età di 87 anni (era nato il 27 settembre 1935), l’ingegner Paolo Costa, ex consigliere, assessore e vice sindaco del comune di Carbonia. Il suo impegno professionale si è concretizzato, in particolare, nell’attività urbanistica, con la partecipazione alla redazione dei Piani di fabbricazione dei comuni di San Giovanni Suergiu, Giba e Santadi, del Piano regolatore del comune di Sant’Anna Arresi, del Piano delle aree turistiche (Zone F) di Chia, comune di Domus de Maria. Paolo Costa è stato anche incaricato, per conto dell’Istituto Autonomo delle Case Popolari della provincia di Cagliari, del progetto di Recupero Urbano del Rio Cannas-Corso Iglesias, a Carbonia. E’ stato responsabile dell’Ufficio Tecnico del Consorzio di Bonifica del Basso Sulcis, ente del quale è stato uno dei dirigenti sino alla pensione.

Quattro anni fa, Paolo Costa scrisse il libro “Due case e altre cose”, che venne presentato venerdì 10 maggio 2019 nella Sala del Centro di documentazione di Storia Locale della Grande Miniera di Serbariu. Il testo propone elementi di riflessione sui temi dell’urbanistica e dell’architettura della città di Fondazione, della sua impronta razionalista, attraverso i suoi protagonisti principali, Cesare Valle e Ignazio Guidi, personalità a cui si deve l’impostazione del Piano Urbanistico Originario della città di Carbonia. A loro si aggiunge Gustavo Pulitzer Finali, che ha progettato il profilo architettonico del centro, ed Eugenio Montuori, che si è occupato dell’attività di realizzazione di alcuni edifici di particolare pregio, quali Villa Sulcis e l’Albergo Centrale.

Di formazione politica socialista, Paolo Costa venne eletto consigliere comunale nel 1988. Nella Giunta guidata dal sindaco Ugo Piano, ricoprì l’incarico di assessore dei Beni culturali e ambientali. Nel corso della consiliatura, dopo la crisi politica che portò nel 1990 all’interruzione traumatica della seconda consiliatura da sindaco di Ugo Piano e all’elezione in Aula, al suo posto, di Antonangelo Casula (la legge 81 che ha cancellato questa possibilità, con l’elezione diretta del sindaco, del presidente della Provincia, del Consiglio comunale e del Consiglio provinciale, venne approvata tre anni dopo, il 25 marzo 1993), venne confermato assessore con le stesse deleghe e, in più, quella di vicesindaco.

«Paolo Costa è stato una figura di grande cultura e spicco della città di Carbonia e dell’intero territorio, ove si è distinto per le sue capacità e il suo impegno quale ingegnere-urbanista, nonché per il suo impegno verso la propria comunità come assessore dei Beni culturali e ambientali della Giunta guidata dal sindaco Ugo Piano e dal 1990 al 1993 come vicesindaco nella Giunta presieduta dal sindaco Antonangelo Casula – ha detto il sindaco di Carbonia, Pietro Morittu -. Solo qualche giorno fa l’ing. Paolo Costa ha espresso grande soddisfazione per le idee progettuali messe in campo dall’Amministrazione comunale con i diversi progetti del PNRR di cui sono state indette le gare per oltre 20 milioni di euro, con particolare riferimento alla riqualificazione del ponte sul Rio Cannas. Esprimo a nome mio e dell’intera Amministrazione comunale, le più sentite condoglianze ai familiari.»

Il segretario del Partito democratico del Sulcis Iglesiente, Mauro Esu, ha sottolineato in una nota che «quella di Paolo Costa è una grande perdita per la nostra comunità. Ingegnere, è stato un professionista di grande valore, uomo di cultura e brillante intellettuale, qualità queste, che ha saputo esprimere anche come amministratore pubblico quando ha ricoperto gli incarichi di assessore comunale e vice sindaco della città di Carbonia e da dirigente politico e militante della sinistra. Il PD si unisce al dolore della moglie Romana, delle figlie Elisabetta, Francesca, Barbara e delle rispettive famiglie».

 

Giampaolo Cirronis

Nella foto di copertina Paolo Costa all’incontro organizzato in ricordo di Vitale Piga, podestà della città di Carbonia dal 28 settembre 1939 al 24 aprile 1942, svoltosi il 10 novembre 2017 nella Sala del Centro di documentazione di Storia Locale della Grande Miniera di Serbariu. Nella seconda foto, con il collega di Giunta e compagno socialista Paolo Campus, nella vecchia sala consiliare.

Architetto, urbanista e designer, Gustavo Pulitzer Finali è una delle figure chiave delle origini di Carbonia, grazie al suo determinante contributo al piano urbanistico della nascente città mineraria, già a partire dal 1937. 

Il progettista di origini triestine sarà ricordato venerdì 16 dicembre alle 16.30 in piazza Roma, dove verrà posata una targa commemorativa a lui dedicata. L’evento è promosso dal comune di Carbonia insieme all’associazione Amici della Miniera e al Centro Servizi Culturali Carbonia della Società Umanitaria. 

Alla posa della targa, che verrà apposta sulla parete della facciata del Cine-Teatro Centrale, sarà presente anche l’architetta Natasha Pulitzer, figlia di Gustavo. A seguire è in programma un momento di ricordo della figura di Pulitzer all’interno della sala consiliare durante il quale interverranno la stessa Natasha Pulitzer, il sindaco di Carbonia Pietro Morittu, il presidente dell’Associazione “Amici della Miniera” Mario Zara e Antonello Sanna, professore di Architettura Tecnica e direttore del dipartimento di Ingegneria Civile Ambientale dell’Università di Cagliari, che negli anni duemila è stato tra i protagonisti del recupero della Grande Miniera di Serbariu e degli spazi pubblici della città di fondazione, che portarono all’assegnazione nel 2011 del Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa. 

L’architetto Gustavo Pulitzer Finali è annoverato tra gli importanti progettisti italiani del ‘900. Nel momento in cui vennero promulgate le leggi razziali, lui che era di origine ebraica e che non prese mai la tessera del Partito Fascista, colse per tempo l’occasione per abbandonare l’Italia, accettando l’incarico della progettazione dell’Italian Restaurant Conte di Savoia a New York. 

Il suo ruolo nella costruzione della città di Carbonia è ben visibile e documentato non solo per quanto riguarda la progettazione del centro cittadino, ma anche nella redazione delle scelte urbanistiche originarie. 

Il progetto iniziale della città viene infatti elaborato nel 1937, con un incarico direttamente affidato a Cesare Valle, ingegnere sardo, Ignazio Guidi, architetto romano, e, per l’appunto, Gustavo Pulitzer-Finali, architetto triestino, già progettista di riferimento dell’A.Ca.I. per l’Istria e principale ispiratore del primo piano regolatore di Carbonia. 

Gustavo Pulitzer Finali ha inoltre lasciato il segno nell’architettura navale dell’inizio del XX secolo, diventando uno dei maggiori progettisti di interni navali del suo tempo come esponente di punta della scuola triestina, più propensa ad uno stile contemporaneo, in contrasto con quella genovese più incline al classicismo britannico. A lui si devono realizzazioni d’avanguardia come la motonave Victoria. Oltre a Carbonia realizzò anche il piano urbanistico di Arsia in Istria (oggi Croazia).

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Quante similitudini tra Arsia e Carbonia, città dalle origini e dai destini incrociati.
Costruita in un anno e mezzo dal regime fascista, dal progetto dello studio triestino di Gustavo Pulitzer Finali, grande architetto che si occupò, insieme a Cesare Valle e Ignazio Guidi, anche della realizzazione di Carbonia. Nel gruppo di lavoro figura la firma dell’architetto sloveno Zorko Lah, che realizzò i progetti di una tipologia di “palazzine” di Carbonia, le LACCHI N e R, visibili nella parte bassa di via della Vittoria  tra via Mazzini e Via Domenico Millelire), il suo cognome a seguito delle assurde regole imposte dal fascismo, fu italianizzato appunto da Lah a Lacchi.
Arsia fu inaugurata con la tipica enfasi propagandistica fascista il 4 novembre 1937, a rappresentare il regno ed il regime il Duca di Spoleto, la prima città-azienda, 12 mesi dopo seguì, il 18 dicembre 1938, la più grande e popolosa Carbonia.
L’architettura della cittadina in puro stile razionalista, sorta dopo le bonifiche che comportarono il prosciugamento di un lago, fu dotata dei servizi principali, scuole, ospedale, campo sportivo, ufficio postale, cinema, una piscina e di un albergo, statue del famoso scultore Marcello Mascherini. La Chiesa, dedicata a Santa Barbara, patrona dei minatori, ha una forma particolare, ricorda un carrello rovesciato per il trasporto del carbone, ed il campanile quello di una lampada usata in galleria, fu opera così come il palazzo municipale, dello stesso Pulitzer Finali.
Già nel 1936, poteva contare su 6.978 abitanti, sotto l’amministrazione di Albona e Barbara D’Istria, divenne comune autonomo nel 1937, con una popolazione arrivata a circa 10mila unità.
Questo alla luce del sole, mentre sotto terra, l’estrazione del carbone era ai suoi picchi massimi, erano già operative 160 km di gallerie, sino ai 350 metri di profondità, ma si dice che arrivassero anche a quota meno 500.
Minerale strategico e di ottima qualità, veniva addirittura paragonato, per le sue proprietà, a quello estratto nel Galles.
Viscere della terra pericolose e teatro, da subito, di numerosi incidenti mortali (nel 1937 furono 17 i morti, nel 1939 si registrarono 7 vittime), preludio a quello che sarebbe avvenuto, qualche anno dopo la sua inaugurazione.
Troppo importante quella produzione, per il regime autarchico, scelta obbligata a causa dell’embargo imposto all’Italia dopo l’invasione di Mussolini all’Etiopia.
Era il 28 febbraio del 1940, alle ore 4,35 del mattino, poco prima dell’avvicendamento dei turni di lavoro, un violentissimo scoppio nei livelli, 15, 16, 17 e 18, a morire furono in 185. Giovani prevalentemente istriani locali, età media trent’anni, il più giovane di soli 17, ma anche veneti, friulani, lombardi, emiliani, toscani, siciliani, marchigiani. Stando alle ricerche furono 53 quelli sardi o, comunque, provenienti dalla Sardegna. Il numero degli intossicati fu di 150, di coloro che perirono successivamente per le gravi ferite riportate è imprecisato.
Una morte orribile, asfissiati dal gas o seppelliti dalle frane, “un inferno di fuoco e polvere”, ci vollero molti giorni per recuperare le salme.
Una spasmodica lotta dei colleghi per riportare in superficie le spoglie di quei minatori e restituirle alle famiglie, tra loro si distinse un minatore e sindacalista triestino, Arrigo Grassi, che subito dopo il disastro, si calò ripetute volte nelle gallerie, salvando una decina di colleghi, prima di trovare la morte anche lui, sopraffatto dai micidiali gas. Un vero eroe e, per questo, ad imperitura memoria ricordato come tale.
Il regime tenne celata la notizia, una vera censura, qualche breve cronaca sulla stampa riportava dati che tendevano a minimizzare, 60 morti, qualche decina di feriti.
Non fu cosi, perché quella fu la più grande tragedia dell’industria estrattiva italiana, addirittura tra le più catastrofiche a livello mondiale, ma a differenza di Marcinelle, quelle vittime non hanno mai avuto il giusto tributo e gli onori che meriterebbero. Viene definita “la tragedia dimenticata“, le vicende di confine, susseguite alla conclusione della seconda guerra mondiale, resero quei morti “figli di nessuno”.
I freddi verbali redatti dai Regi Carabinieri liquidarono la tragedia «come omissione delle misure di sicurezza». Quali norme di sicurezza potevano essere osservate, quando la Germania era già in guerra, causa il blocco navale alleato, non riforniva più l’Italia dell’insostituibile carbone e la produzione ad Arsia aumentò repentinamente da 300mila tonnellate ad un milione di tonnellate annue, impegnando 7.000 addetti.
L’astensione dal lavoro durò tre settimane, una fortissima reazione, visti i tempi e le limitate libertà che venivano imposte.
Non pagò realmente nessuno per quella sciagura, in sordina pochi giorni dopo, i vertici dell’Ente Nazionale Carboni, vennero azzerati, ma tutto si concluse con quell’unico atto burocratico.
Ogni anno, in quella data funesta, si rende onore a quei caduti, l’amministrazione locale, e tante associazioni si stringono nel ricordo di quel tragico evento, da qualche anno anche il governo italiano partecipa ufficialmente alla commemorazione.
Arsia, dal 1943 al 1945 fu occupata dai nazisti, a cui si sostituirono i partigiani jugoslavi, che destinarono ai lavori minerari prigionieri di guerra e condannati ai lavori forzati.
Nel 1943 in una foiba, nei pressi di Albona denominata dei “colombi” subito dopo l’armistizio dell’otto settembre, furono gettati in una voragine carsica 72 italiani, dei quali una ventina dipendenti dell’Azienda Carboni Italiani (in totale quelli accertati nelle riesumazioni dalle varie foibe, come dipendenti A.CA.I. furono una sessantina), alcuni di loro provenienti da Carbonia, tra i quali Alberto Picchiani, giovane direttore dell’A.CA.I. che gestiva 9mila operai, giustiziato dai partigiani di Tito il 5 ottobre 1943.
Nel dopoguerra in quel clima di costante pericolo ci fu il mesto e duro esodo delle famiglie italiane.
Arsia fu annessa ufficialmente alla Repubblica Socialista Jugoslava nel 1961.
L’attività estrattiva andò via via diminuendo, sino a cessare definitivamente nel 1992.
Arsia (in croato Raza) oggi è un comune croato, situato nella parte sud orientale dell’Istria, dista 4,5 km dal centro più importante Albona e 121 km da Trieste. Conta circa 3mila abitanti, per oltre il 90 per cento di madrelingua croata, un 5 per cento bosniaca quella italiana risulta ormai marginale.
Purtroppo, causa le stringenti misure di prevenzione per il cosiddetto “coronavirus”, le cerimonie sono state annullate e saranno celebrate a data da destinarsi.
Alle cerimonie per la commemorazione dell’ottantesimo anniversario della tragedia, avrebbe dovuto presenziare a titolo personale, anche una rappresentanza proveniente da Carbonia.
Un invito pervenuto dall’amministrazione di Arsia, al ricercatore storico ed appassionato di storia locale, originario di Carbonia, Mauro Pistis, che più volte ha visitato la cittadina, e ha approfondito e scritto più volte sull’argomento  Con i suoi studi ha contribuito a togliere un velo di oblio sul dramma accaduto 80 anni addietro, approfondendo i vari aspetti storici, architettonici e sociali che legano Arsia e Carbonia.
Antonello Pirotto

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Venerdì 10 maggio, alle ore 17.30, nella Sala del Centro di documentazione di Storia locale della Grande Miniera di Serbariu, nell’ambito della rassegna “Carbonia Scrive”, organizzata dal Comune di Carbonia in collaborazione con lo Sbis (Sistema Bibliotecario Interurbano del Sulcis), verrà presentato il libro dell’Ingegnere Urbanista Paolo Costa, già responsabile dell’Ufficio Tecnico del Consorzio di Bonifica del Basso Sulcis, ente del quale è stato uno dei dirigenti sino alla pensione. Il suo impegno professionale si è concretizzato, in particolare, nell’attività urbanistica, con la partecipazione alla redazione dei Piani di Fabbricazione in diversi comuni del Sulcis come San Giovanni Suergiu, Giba e Santadi, del Piano Regolatore di Sant’Anna Arresi, del Piano delle aree turistiche (Zone F) di Chia-Comune di Domus de Maria. Costa è stato anche incaricato, per conto dell’Istituto Autonomo delle Case Popolari della Provincia di Cagliari, del progetto di Recupero Urbano del Rio Cannas-Corso Iglesias a Carbonia. Città di cui è stato assessore ai Beni Culturali e Ambientali dal 1988 al 1990 e dal 1990 al 1993 Vicesindaco.

La presentazione del libro “Due case e altre cose” è stata promossa dall’Associazione Amici della Miniera, Storia e radici della Città di Carbonia e dalla CSC Società Umanitaria di Carbonia.
Il testo propone elementi di riflessione che meritano di essere approfonditi attraverso una discussione ad ampio spettro sui temi dell’urbanistica e dell’architettura della città di Fondazione, della sua impronta razionalista, attraverso i suoi protagonisti principali, Cesare Valle e Ignazio Guidi, personalità a cui si deve l’impostazione del Piano Urbanistico Originario. A loro si aggiunge Gustavo Pulitzer Finali, che ha progettato il profilo architettonico del centro, ed Eugenio Montuori, che si è occupato dell’attività di realizzazione di alcuni edifici di particolare pregio, Villa Sulcis e l’Albergo Centrale.

Happy Birthday Carbonia, City of Mines, Art and Culture!

To know the origins of my beloved city, you need to go back a good 76 years.

It was in 1936 that Benito Mussolini consented to the setting up of a city within the mineral basin of Sulcis, and he had the brilliant idea of building the city with the goal of obtaining the maximum possible from the coal reserves. In just two years, a workers’ village in the ‘mouth of a mine’ attracted labourers from various parts of Sardinia plus mainland Italy. During the first phase, temporary workers constructed the city, but subsequently, many workers decided to settle in Carbonia and work in the mines. The realization of the city was initially taken care of by the engineer Gustavo Pulitzer, but then given to the engineer Cesare Valle, plus the architect Ignazio Guidi, who was assisted by, then replaced by, Eugenio Montuori. A city was born with ordered architecture, simple houses and few decorative elements, iron and trachyte featuring in the main.

To co-ordinate everything, “the regime” decided to create the Italian Coal Office – L’Azienda Carboni Italiani.

For sure, at the beginning, there were more than a few problems… a predominantly male presence, many different dialects, and a sense of isolation.

The work in the mines, however, bonded the workers, making many feel less lonely. Together they ‘gave life’ to the mines which were utilized during the entire Second World War, and the post-war period; but then declined in importance until their closure in 1964.

Unfortunately, at that time, the mines were abandoned. Buildings, machinery and tools with which people had ‘given their all’ remained forgotten, until, under the auspices of the council administration run by Antonangelo Casula, a restoration plan was formulated, finances for it arriving from the European Community. The site became an object of intense interventions, of reconstruction and of re-working. It became a reality with the birth of the ‘Italian Centre for Coal-related Culture’, inaugurated on 3rd November 2006 in the presence of The Speaker of the House of Deputies, Fausto Bertinotti, the President of the Region of Sardinia, Renato Soru, the President of the Carbonia-Iglesias Province, Pierfranco Gaviano, and the Mayor of Carbonia, Salvatore Cherchi. The mine today is ‘a treasure’ utilized under the umbrella of culture, tourism, instruction and science.

The mineshafts, lamp rooms, and equipment rooms bear witness to the history of all those who in the tunnels worked, suffered, and often, lost their lives. The museum has collected a vast array of objects and documents which, “from coal-covered” and “sweaty, injured hands”, come to us, not to be forgotten, but to be remembered by ‘the elders,’ and to be made known to ‘the youngsters’, along with the origins of Carbonia…

… a city that ‘today’ is trying to rise again… a city where the young cannot find work… where the workplaces suffer and often slam shut their gates…where unemployment assumes a character truly alarming… where family poverty is steadily increasing… where the natural beauty of the surrounding land should save us from ‘a slow, certain death”…

A gift for your 76th birthday?

I know you would like to receive certain things: a warm embrace from your citizens, who, together, for you, could do so much, dedicating a little of their time to re-evaluating every corner of the city, just like they did in the past, when friendly hands lovingly looked after you, without asking anything in return, just for the pleasure of seeing you smile. Let’s appreciate you again.

Nadia Pische (traduzione di Elisabetta Basciu)

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Il Duce inaugura CarboniaIl Duce inaugura Carbonia 2Inaugurazione di Carbonia Arrivo Fausto Bertinotti 1 Bertinotti 0 Bertinotti 675  Bertinotti in miniera 3 Cocco-Bertinotti 1 Fausto Bertinotti 2 Fausto Bertinotti 3 Murgia-Bertinotti 1 Murgia-Bertinotti-Cherchi Bertinotti in miniera 2IMG_5582

Buon compleanno Carbonia, città mineraria, d’arte e cultura!

Per conoscere le origini della mia amata città bisogna tornare indietro di ben 78 anni…

Era il 1936 quando Benito Mussolini constatò l’esistenza di un bacino minerario nel Sulcis ed ebbe così la brillante idea di edificare la città, al fine di ottenere il massimo rendimento dai giacimenti carboniferi. In soli due anni nasce un villaggio operaio “a bocca di miniera” che attira a sé masse di lavoratori provenienti da altre parti della Sardegna e da diverse regioni italiane. Nei primi periodi la manodopera viene utilizzata per costruire la città ma successivamente molti degli operai decidono di stabilirsi a Carbonia e lavorare in miniera. L’ideazione della nuova città, inizialmente curata dall’ingegner Gustavo Pulitzer, viene poi affidata all’ingegner Cesare Valle e all’architetto Ignazio Guidi, coadiuvati e poi sostituiti dall’architetto Eugenio Montuori. Nasce una città dall’architettura ordinata, con abitazioni semplici e pochi elementi decorativi, ferro e trachite rossa la fanno da padroni.

Per coordinare il tutto, “il regime” decide di costituire l’A.Ca.I. (Azienda Carboni Italiani).

Certo i disagi iniziali non sono pochi… una presenza maschile molto forte… una varietà linguistica che propone un ventaglio di dialetti diversi… dilaga così un sottile filo di solitudine…

Il lavoro in miniera però unisce gli operai, in alcuni casi dà loro conforto facendoli sentire meno soli. Insieme “danno vita” ad una miniera che verrà poi sfruttata durante tutto il periodo del secondo conflitto mondiale e nel periodo post-bellico, per poi pian piano vedere decrescere il suo prestigio sino ad arrivare alla chiusura, nel 1964. Purtroppo, da quel momento la miniera viene abbandonata… edifici… impianti e macchinari che tanto avevano “dato”, rimangono lì dimenticati da tutti… fino a quando per volere dell’Amministrazione comunale guidata da Antonangelo Casula, viene ideato il progetto di recupero, dall’Unione Europea arrivano ingenti finanziamenti ed il sito diventa oggetto di poderosi interventi di ristrutturazione e rifunzionalizzazione, e diventa definitivamente realtà con la nascita del Centro Italiano della Cultura del Carbone (CICC), inaugurato il 3 novembre 2006, alla presenza del presidente della Camera dei deputati, Fausto Bertinotti, del presidente della Regione Sardegna, Renato Soru, del presidente della Provincia di Carbonia Iglesias, Pierfranco Gaviano, e del sindaco di Carbonia, Salvatore Cherchi. La miniera è oggi un “tesoro” fruibile sotto il profilo culturale, turistico, didattico e scientifico.

Pozzi, Sale Argani e Lampisteria raccontano la storia di tutte quelle persone che, in quelle gallerie, hanno lavorato, sofferto e troppe volte perso la vita. Il Museo accoglie una vasta collezione di oggetti e documenti che… “da mani nere di carbone”, “da mani sudate e ferite”, sono arrivati a noi, per non far dimenticare, per ricordare ai “più grandi” e per far conoscere ai “più piccoli” l’origine di Carbonia…

… una città che “oggi” cerca di risorgere… una città dove i giovani non riescono a trovare un lavoro… dove le attività soffrono e troppo spesso ormai chiudono i battenti… dove la disoccupazione assume caratteri allarmanti… dove la povertà delle famiglie aumenta sempre più… dove le naturalezze del territorio circostante potrebbero salvarci da “morte lenta e sicura”

Un regalo per il tuo settantaseiesimo compleanno?

So per certo cosa ti piacerebbe ricevere… un forte e caloroso abbraccio dai tuoi cittadini, che insieme, per te potrebbero fare tanto… dedicando un poco del loro tempo a rivalorizzare tanti angoli della città… proprio come avveniva in passato, quando amabili mani ti curavano con amore… senza chiedere niente in cambio… solo per il piacere di vederti ridente… ridiamo lustro alla città…

Buon compleanno Carbonia!

Nadia Pische

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Il Duce inaugura CarboniaIl Duce inaugura Carbonia 2Inaugurazione di Carbonia Arrivo Fausto Bertinotti 1 Bertinotti 0 Bertinotti 675  Bertinotti in miniera 3 Cocco-Bertinotti 1 Fausto Bertinotti 2 Fausto Bertinotti 3 Murgia-Bertinotti 1 Murgia-Bertinotti-Cherchi Bertinotti in miniera 2IMG_5582