24 September, 2021
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Nell’era delle fake news contro i vaccini c’è chi, con un’attenta e corretta attività di comunicazione finalizzata a contrastare le notizie false diffuse in rete, si rivolge alla popolazione e agli operatori sanitari con un linguaggio semplice e innovativo. E così la “Campagna di comunicazione per la vaccinazione antinfluenzale della Aou di Sassari”, avviata lo scorso anno per sensibilizzare medici, infermieri, operatori socio-sanitari alla vaccinazione in ospedale è stata riconosciuta come il miglior progetto di comunicazione vaccinale in Italia. Un riconoscimento che arriva nell’ambito del contest #PerchéSì, organizzato dalla Sanofi Pasteur. Il premio è stato assegnato nei giorni scorsi a Roma.

In lizza per il primo premio c’erano 10 finalisti che hanno partecipato, insieme a trenta giovani creativi e comunicatori in veste di mentor scientifici. I vincitori sono stati scelti tra 54 progetti, 31 per la categoria “Asl e distretti sociosanitari” (vinta dall’Ats Milano Città Metropolitana, che ha usato il linguaggio universale dello sport per raccontare il valore della vaccinazione) e 23 per la categoria “Università, Società Scientifiche, Ospedali, Associazioni e Fondazioni”, in cui si inseriva anche il progetto dell’Azienda ospedaliero universitaria.

«L’idea e le scelte adottate sono state vincenti – afferma il direttore generale Nicolò Orrù – ed abbiamo colto nel segno. Il personale sanitario rappresenta, infatti, una popolazione particolarmente esposta al rischio di sviluppare la patologia durante la stagione influenzale e di trasmetterla anche ai pazienti, molti dei quali presentano serie condizioni di base che aumentano il rischio di complicanze. La protezione della salute dei nostri pazienti quindi passa prima di tutto dalla protezione di quella dei nostri operatori.»

A ritirare la targa premio, è stato il direttore della struttura di Igiene e controllo delle infezioni ospedaliere dell’Aou di Sassari, il professor Paolo Castiglia, che guida anche il team di Vaccinarsisardegna.org . Ed è stato proprio questo gruppo, formato dai dottori Antonella Arghittu, Marco Dettori ed Andrea Cossu, a ideare la campagna vaccinale: “Gli operatori sanitari dell’Aou di Sassari in campo per la vaccinazione”. Per l’occasione è stato scelto un testimonial d’eccellenza rappresentato dalla Dinamo Basket. A essere interessati dalla vaccinazione sono stati circa 2.000 dipendenti dell’Aou, tra medici, infermieri e altro personale sanitario in prima linea e a contatto con i pazienti. Perché l’obiettivo era quello di “proteggere” tanto gli operatori quanto i degenti. L’attività vaccinale del personale è stata preceduta da una campagna di comunicazione, partita con una indagine conoscitiva, indispensabile per la valutazione dei bisogni formativi, quindi con una serie di incontri. È stato predisposto materiale divulgativo di supporto, come poster, roll-up, calendari, spille, segnalibri e locandine con i quali si ricordava che: “La Dinamo e l’Aou di Sassari insieme per le vaccinazioni”. Alla campagna è stato legato l’hashtag“#iomivaccino”. La campagna ha visto la stretta collaborazione della Direzione medica di presidio, del medico competente, del Dipartimento di Scienze mediche, chirurgiche e sperimentali e della Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Università degli studi di Sassari.

Gli operatori sanitari sono stati chiamati a dare il buon esempio che nasce in virtù di una delle attività previste dal piano di prevenzione regionale 2014-2018 della Regione Sardegna. Tra i tanti programmi del piano, infatti, è dedicata un’ampia sezione allo sviluppo e potenziamento delle vaccinazioni. Un potenziamento che va al di là delle mura dell’ospedale. «L’idea di allargare il progetto a tutta la popolazione e non solo agli operatori sanitari – commenta Paolo Castigliaderiva dal fatto che oggi abbiamo a disposizione diversi vaccini e siamo soliti fare campagne specifiche rivolte alle singole vaccinazioni. Quello che il progetto Vaccinarsinsardegna ha avuto l’idea di lanciare è, invece, una campagna globale sulle vaccinazioni, partendo dagli operatori della salute, passando per l’età adulta e quella anziana e arrivando, in ultimo, sino ai giovanissimi, con il fine ultimo di migliorare la cultura delle vaccinazioni».

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Si chiamano Nuraghe, Shardana e Pratosardo le nuove varietà vegetali nate dalle sperimentazioni sul miglioramento genetico portate avanti prima in laboratorio e poi in campo dai ricercatori dell’Agenzia regionale Agris Sardegna e presentate oggi alla stampa e agli agricoltori, alla presenza del presidente Francesco Pigliaru e dell’assessore dell’Agricoltura Pier Luigi Caria, nell’azienda Agris di San Michele, tra i territori di Ussana e Donori. Nuraghe e Shardana sono due nuove varietà di grano duro, mentre Pratosardo (chiamata così per il nome della località dove è stata coltivata alle porte di Nuoro) è una nuova varietà di medica poliforma. Le tre new entry del panorama agricolo isolano sono state iscritte da Agris nel Registro Nazionale Varietale italiano.

Ad aprire i lavori, il direttore generale dell’Agenzia di ricerca in agricoltura, Roberto Zurru, che ha raccontato la lunga storia dell’azienda San Michele e le numerose attività di ricerca che per quasi 90 anni hanno permesso di coltivare in quelle terre le più importanti novità della cerealicoltura sul piano regionale e nazionale degli ultimi decenni e di registrare 8 nuove varietà di grano. I ricercatori Marco Dettori e Mirella Vargiu, hanno illustrato, rispettivamente, le principali caratteristiche delle nuove varietà di grano duro “Nuraghe” e “Shardana” e della medica polimorfa “Pratosardo”.

Ha sottolineato l’importanza del lavoro di ricerca portato avanti da Agris, il presidente Francesco Pigliaru, definendolo «un tassello davvero essenziale per evitare di rimanere indifesi davanti alla concorrenza internazionale. Dalla ricerca, che è già un valore in sé, ma da solo insufficiente, è importante fare un ulteriore sforzo collettivo per capire come mantenere o rilanciare il settore cerealicolo in Sardegna. Sappiamo che la produttività è migliorata, ma registriamo anche una forte riduzione della superficie coltivabile, avvenuta tra il 2008 e il 2011. Serve la condivisione di tutti, coltivatori, industriali, politica, su un vero ‘piano industriale’ del comparto, che individui su quali azioni, quali tecnologie, quali mercati di sbocco puntare insieme per guadagnare competitività e quote di mercato,  per espandere  la produzione puntando sulla qualità e su margini adeguati. Abbiamo un potenziale importante – ha concluso Francesco Pigliaru – come testimoniano questi nuovi prodotti con caratteristiche uniche, ed è importante valorizzarlo».

«L’iscrizione di queste nuove varietà premia il lavoro e riconosce le preziose attività di ricerca svolte in questi anni dagli studiosi di Agris – ha detto Pier Luigi Caria –. La mancanza di unità fra gli agricoltori indebolisce ancora di più la fase di contrattazione del prezzo, soprattutto del grano duro, nella fase della vendita. Creare massa critica fra i produttori primari è la vera scommessa che deve affrontare tutto il settore. Come politica abbiamo cercato di sostenere il comparto dopo aver incontrato e sentito i portatori di interesse. Abbiamo approvato proprio ieri una delibera che con oltre 1 milione di euro sostiene le filiere dei grani antichi, cereali minori, grano tenero e leguminose da granella. La prossima settimana porteremo in Giunta un’altra delibera che con 1milione e 600mila euro sostiene la filiera del grano duro. Siamo disponibili a ragionare – ha concluso Pier Luigi Caria – su proposte e idee che vengano dal basso e che riguardino anche l’avvio di Organizzazioni di produttori.»

Gli interventi migliorativi sulla genetica delle varietà di grano duro tiene sempre più conto delle necessità, anche salutistiche, e delle evoluzioni alimentari nei gusti dei consumatori. Creare nuove varietà di grano duro significa inoltre valorizzare le produzioni di pani e delle diverse paste tradizionalmente legate a determinati territori, tutelando quindi la variegata storia agroalimentare della Sardegna. Questi miglioramenti genetici sia sul grano duro e sia sulla medica poliforma devono inoltre essere inseriti nei contesti climatici delle zone di coltivazione, garantendo efficienza e sostenibilità produttiva, sul piano economico per gli agricoltori e ambientale per l’intero ecosistema ospitante.

Il miglioramento genetico delle specie agrarie è una attività complessa che richiede alta specializzazione, tempi di attuazione molto lunghi e mancata certezza di risultati positivi a causa dell’aleatorietà delle condizioni meteo-climatiche, agronomiche ed economiche. Per questo, l’iscrizione al Registro Nazionale Varietale deve essere considerato come un risultato di prestigio e un importante riconoscimento della ricerca svolta in Sardegna in ambito agronomico sotto la supervisione del ministero delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del Turismo. La disponibilità di nuove varietà adatte agli ambienti di coltivazione della Sardegna permette di rafforzare il settore sementiero locale, mette a disposizione degli agricoltori genotipi adatti alla specificità delle condizioni climatiche ed agronomiche della Sardegna e implementa le costituzione di filiere corte locali a marcato carattere identitario.

L’iscrizione nel Registro Nazionale Varietale permetterà, nel caso del grano duro, di mettere a disposizione degli agricoltori sardi grani di ottima potenzialità produttiva e di qualità tale da soddisfare la domanda di grani duri locali per sostenere la crescente richiesta di pani e pasta da filiera corta.

Nel caso della medica polimorfa Pratosardo gli agricoltori e allevatori sardi potranno fruire di semente di alta qualità in grado di ridurre la dipendenza da mangimi di provenienza esterna, oltre a offrire agli industriali sementieri regionali una ulteriore e importante opzione commerciale per la quale è prevista nei prossimi anni una domanda in forte crescita.

Karalis: esempio virtuoso di una varietà di grano duro tutta sarda. Per selezionare una nuova varietà di grano sono necessari dai 10 ai 12 anni di lavoro, partendo dall’incrocio fino all’iscrizione finale nel Registro varietale. A Ussana, da oltre 10 anni, è stata selezionata da Agris la varietà Karalis: attualmente la più coltivata in Sardegna. Dal 2003 al 2017 sono stati prodotti 80.185 quintali di seme certificato di Karalis. Quindi, nello stesso periodo, sono stati prodotti oltre 1milione e 600mila quintali di grano duro di tale varietà per l’ammasso. Ciò significa che su una produzione media in Sardegna di 7milioni di quintali almeno 1quintale su 7 è rappresentato dalla varietà Karalis.

 

 

Dopo anni di crisi e dopo il colpo mortale inferto dal ciclone che lo scorso 18 novembre si è abbattuto sulla Sardegna, l’agricoltura sarda cerca di rialzare la testa. Per farlo servono scelte mirate soprattutto per indirizzare al meglio gli investimenti e i fondi comunitari spendibili dal prossimo anno. Per fare il punto sulla stato del comparto, Copagri Sardegna ha organizzato per giovedì prossimo (19 dicembre a partire dalle 9.00) a Sanluri la terza Conferenza agraria che avrà come tema: “Un nuovo progetto per l’agricoltura sarda”.

La giornata assume particolare rilievo nel momento in cui il settore deve affrontare particolari emergenze. Tra queste si annovera anche quella determinata dalla blue tongue. E sullo sfondo, in Consiglio regionale, è in corso il dibattito sulla nuova legge finanziaria per il 2014. L’agricoltura sarda è inoltre davanti a nuove prospettive per effetto della ormai definita politica agricola comunitaria per il periodo 2014-2020 che chiama sia il governo nazionale che quello regionale a rapide e importanti scelte che, secondo la direzione che prenderanno, possono condizionare in termini diversi il reddito dei produttori sardi.

Il convegno vuole inoltre fermare l’attenzione su un comparto come quello del grano duro, un tempo coltura centrale dell’agricoltura isolana, che ha visto negli ultimi anni una contrazione notevole delle superfici coltivate, passate dai circa 97.000 ettari del 2004 ai 38.500 del 2010. Il dato sollecita  nuove politiche per il  rilancio del settore anche per rispondere alla crescente attenzione del consumatore verso i prodotti tipici con un forte legame con il territorio come il pane carasau, coccoi, civraxiu e paste come i culurgiones.

Il convegno sarà introdotto dal presidente regionale di Copagri Sardegna Ignazio Cirronis, a cui seguirà una breve relazione del coordinatore regionale Pietro Tandeddu sulle politiche di filiera con particolare riferimento al comparto del grano duro.

Partecipano al dibattito l’assessore regionale dell’Agricoltura Oscar Cherchi, il vice presidente della commissione Agricoltura del Consiglio regionale Antonio Solinas, autorevoli esponenti della filiera del grano come i rappresentanti della cooperativa “Madonna d’Itria” di Villamar, la cooperativa “Co.Ce.Sa” di Cagliari che ha ottenuto il riconoscimento di Op (Organizzazione di produttori). Ancora parteciperanno Vito Arra, presidente del comitato promotore per l’Igp culurgionis, Gianfranco Porta, presidente dell’associazione Panificatori artigiani per la provincia di Cagliari e Marco Dettori, ricercatore di Agris.

Chiuderà la giornata il vice presidente di Copagri nazionale, Alessandro Ranaldi.