Orme d’ombra: a Santadi, il teatro della scuola viene intitolato a Maria Arcangela Turturo
Venerdì 29 maggio 2026, alle ore 11.00, presso l’Istituto Comprensivo Santadi Narcao, si terrà la cerimonia di intitolazione della sala teatro della Scuola Secondaria di I grado di Santadi a Maria Arcangela Turturo, vittima di femminicidio uccisa dal marito a Gravina di Puglia il 6 ottobre 2024. L’iniziativa nasce all’interno del percorso Orme d’ombra, il cammino rituale e collettivo ideato dall’artivista viandante Rosalba Castelli e promosso da Artemixia Aps Ets che, nel 2025, ha attraversato la Sardegna per onorare la memoria delle donne vittime di violenza maschile e costruire percorsi di sensibilizzazione nelle scuole e nelle comunità.
Nel corso del cammino, i nastri deposti dalla viandante sono diventati molto più di un gesto simbolico. Ognuno di loro custodisce una storia, un nome, una presenza che continua ad attraversare luoghi, comunità e persone anche dopo il passaggio del cammino. Ad oggi, il percorso ha generato 115 presenze commemorate. Tra queste ci sono donne vittime di femminicidio, persone uccise dalla violenza di genere e nomi recuperati dagli archivi della memoria, come quelli delle 11 cernitrici morte il 4 maggio 1871 nella laveria della miniera di Montevecchio: le loro vite erano rimaste chiuse dentro le responsabilità e i silenzi delle società estrattive minerarie.
Con il tempo, la mappa di “Orme d’ombra” ha smesso di essere soltanto geografica. È diventata una trama civile e umana costruita attraverso scuole, municipi, torri, sentieri, siti archeologici, alberi, piazze, istituti, luoghi di memoria e luoghi quotidiani. Una vera geografia civile della memoria. Il 9 dicembre 2025, durante l’incontro con l’artivista viandante Rosalba Castelli e con il progetto Orme d’ombra, studenti e studentesse dell’Istituto Comprensivo Santadi Narcao accolsero all’interno del teatro scolastico di Santadi un nastro bianco ricamato a filo rosso con il nome di Maria Arcangela Turturo. Quel nastro, realizzato da una detenuta della Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino nell’ambito del laboratorio “Ricamare il ricordo”, è diventato il punto di partenza di un processo collettivo di memoria, relazione, ascolto e responsabilità.
Da quell’incontro è nata una scelta condivisa. Tra i nastri deposti durante il cammino di Orme d’ombra, la comunità scolastica di Santadi ha sentito che proprio quel nome “chiedeva di restare”. Da lì è nata la volontà di custodire la memoria di Maria Arcangela Turturo dentro un luogo di crescita, incontro e formazione, trasformando il teatro della scuola in uno spazio che continui a interrogare le nuove generazioni sul valore del rispetto, della dignità e della libertà.
La targa commemorativa riporterà le parole: «In memoria di Maria Arcangela Turturo, nel segno delle Orme d’ombra, perché il suo nome resti tra i passi di chi continua il cammino. La comunità scolastica di Santadi ne custodisce la memoria e rinnova il proprio impegno contro ogni forma di violenza». Un segnalibro sarà consegnato a tutti gli studenti e conterrà la frase: «Il silenzio protegge la violenza. La memoria costruisce futuro».
Alla cerimonia saranno presenti le figlie Antonella e Concetta Lacarpia, la sorella Angela Turturo, il sindaco di Santadi, Massimo Impera, il dirigente scolastico Paolo Meloni, Rosalba Castelli, la psicologa e psicoterapeuta Cristina Satta, che come psicologa scolastica ha promosso l’iniziativa insieme alla comunità scolastica, oltre alla scolaresca e al personale dell’istituto.
Le parole delle figlie di Maria Arcangela raccontano il significato profondo di questo gesto: «Gentilissimi, vi ringraziamo di cuore. È stato davvero inaspettato e commovente averci contattate. Sapere che dalla Sardegna vogliate onorare la memoria di nostra madre, ci emoziona profondamente. Non ci sono parole per descrivere quanto sia stato emozionante sapere che esiste un luogo nel mondo dove la nostra mamma ha ancora voce e onore. La Sardegna. Ci sembra quasi un sogno vivere questa realtà e sapere che così tante persone abbiano voluto renderci partecipi di questo momento indimenticabile».
«La decisione di dedicare il teatro alla memoria di Maria Arcangela Turturo nasce da una volontà profonda e da una sensibilità che da sempre accompagna il mio lavoro umano e professionale sul tema della violenza sulle donne», sottolinea Cristina Satta -. In questi anni, all’interno dell’Istituto di Santadi, abbiamo cercato di costruire percorsi di riflessione, ascolto e prevenzione rivolti agli studenti, convinti che la scuola abbia il dovere di educare al rispetto, alle relazioni sane e alla consapevolezza emotiva. L’incontro con il progetto Orme d’ombra, guidato da Rosalba Castelli, ha rappresentato un momento particolarmente significativo. Quel cammino fatto di memoria, passi e nastri rossi ha dato ancora più forza e significato al lavoro svolto in questi anni sul tema della violenza di genere, diventandone una cornice simbolica e profondamente umana. Nel racconto di quei passi ho sentito che anche la storia di Maria Arcangela chiedeva di essere accolta, nominata, custodita. Dedicare il teatro della scuola alla sua memoria significa trasformare un luogo di incontro e di crescita in uno spazio che insegni ogni giorno il valore della dignità, dell’ascolto e della libertà. Significa trasformare il dolore in memoria collettiva e assumersi, come comunità educante, la responsabilità di non voltarsi dall’altra parte. Significa dire ai giovani che la violenza non è mai un fatto privato e che il cambiamento culturale passa anche attraverso i luoghi della scuola.»
«Ciò che sta accadendo a Santadi è forse una delle cose più profonde che Orme d’ombra desiderava diventare: una connessione tra persone che scelgono di prendere un filo e portarlo avanti – commenta Rosalba Castelli, artivista viandante e ideatrice di Orme d’ombra -. Ogni nastro deposto durante il cammino, custodisce una storia. Oltre cento nomi hanno attraversato la Sardegna insieme a noi, e ognuna di quelle donne era presente nei nostri passi, nelle nostre parole e nelle nostre intenzioni. Presenti nell’assenza. Il fatto che proprio il nome di Maria Arcangela Turturo sia rimasto così profondamente legato alla scuola di Santadi, nasce da un sentire autentico della comunità scolastica, da una scelta e da una volontà condivisa di custodirne la memoria. I passi compiuti in Sardegna hanno così toccato tutta l’Italia. In questo caso la Puglia. Perché Maria Arcangela non è rimasta confinata dentro la cronaca della sua morte, ma è entrata in una narrazione più grande, fatta di relazioni, ascolto e responsabilità collettiva. Troppo spesso delle donne vittime di femminicidio rimangono poche righe, il racconto sommario della violenza subita o del gesto compiuto dal femminicida. Qui invece accade qualcosa di diverso: si torna a parlare della vita che c’era. Di una donna amata, delle figlie che continuano a custodirne la voce, delle persone che hanno scelto di non dimenticare. Sapere che tutto questo avviene dentro una scuola e dentro un teatro, rende questo gesto ancora più potente. Perché significa affidare la memoria ai luoghi della cultura, della crescita e della possibilità di cambiamento. Tornare in Sardegna e poter abbracciare le figlie di Maria Arcangela rappresenta per me qualcosa di profondamente umano e indelebile. È il segno che quei passi hanno davvero costruito legami capaci di attraversare luoghi, assenze e vite.»