11 June, 2026
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E’ iniziato ieri sera, nella chiesa di San Ponziano, a Carbonia, con la messa celebrata dal vescovo della diocesi di Iglesias, monsignor Mario Mario Farci, e la consegna alla parrocchia da parte di monsignor Gianfranco Zuncheddu, avvocato rotale, postulatore delle cause, di centinaia di documenti riguardanti la vita e l’opera di don Vito Sguotti, il percorso teso ad ottenere la glorificazione del primo parroco curato di Carbonia, nella ricorrenza del 140° anniversario della nascita.
Mons. Gianfranco Zuncheddu, nato anche come don Vito Sguotti il 10 giugno, 85 anni fa, ha spiegato che i documenti sono il frutto di una ricerca fatta in Veneto, soprattutto nella diocesi di Padova, dove don Vito Sguotti ha esercitato per 15 anni prima di trasferirsi a Roma e poi in Sardegna, cappellano-curato delle centinaia di operai dal 1936 al 1938 impegnati nella costruzione della città di Carbonia. Mons. Gianfranco Zucheddu ha aggiunto di aver scoperto la figura di don Vito Sguotti attraverso i racconti di don Nazareno Mocellin, parroco di Cortoghiana e suo collaboratore, e di una signora, Maria Ravot, che ricoverata all’ospedale oncologico si affidava nella preghiera a don Vito Sguotti. Incaricato dalla Polizia di Stato, di cui è stato cappellano per una decina d’anni, di mettere a punto la documentazione per la causa di beatificazione del questore Giovanni Palatucci, monsignor Gianfranco Zuncheddu ha approfittato dei suoi soggiorni nel Veneto per acquisire nella diocesi di Padova documenti e testimonianze anche su don Vito Sguotti.
Vito Antonio Sguotti nasce a Tribano (PD) il 19 giugno 1886. A 10 anni entra nel seminario. Nel 1909, a 23 anni, viene ordinato sacerdote. Cappellano curato, collaboratore parrocchiale. Partecipa alla Prima Guerra Mondiale in qualità di cappellano militare, degli Alpini, congedato dopo 4 anni e decorato al valor militare con medaglia d’argento. Riprende la pastorale attiva soprattutto tra i lavoratori della terra, segretario dell’Unione del lavoro di Padova, protagonista delle “Leghe bianche”. Risale all’inizio degli anni Trenta la collaborazione con l’ONARMO (Opera Nazionale Assistenza Religiosa e Morale degli Operai) che continuerà praticamente per quindici anni con tappe a Roma, Rieti, Colleferro. Nel 1936 il vescovo di Iglesias, mons. Giovanni Pirastru, prende contatti con il Direttore generale dell’ONARMO, mons. Ferdinando Baldelli, per chiedere l’invio di un sacerdote per fare il cappellano tra le maestranze impegnate nella costruzione di Carbonia. Don Vito Sguotti è il prete inizialmente prescelto per fare il missionario fra quei lavoratori, da lui radunati quasi tutte le sere per «dire loro una parola buona, che fosse di luce e di conforto, mettendosi poi a disposizione per tutte le necessità materiali e spirituali» (mons. Giovanni Pirastru, omelia esequiale). Continua questa vita per due anni fra le baracche di Sirai e Barbusi. Dieci giorni dopo l’inaugurazione di Carbonia, avvenuta il 18 dicembre 1938, il cappellano curato della nuova città viene rimosso dall’incarico. Ai capi fascisti locali non piacevano le critiche di don Sguotti per le situazioni di ingiustizia e le condizioni di lavoro degli addetti alle miniere. Il sacerdote viene rimandato a Roma negli uffici dell’Onarmo e in altre attività pastorali sempre a contatto col mondo operaio. Il 13 novembre 1945 don Vito ritorna a Carbonia. Sempre parroco di San Ponziano fino alla morte, il 22 settembre 1952. In 20mila parteciparono ai suoi funerali.