3 July, 2026
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Reti da pesca abbandonate, attrezzature disperse sui fondali e altri materiali rimasti intrappolati per anni nelle acque del Sulcis sono tornati oggi a terra grazie al lavoro delle cinque imbarcazioni impegnate nelle attività del progetto sperimentale dedicato al recupero delle cosiddette “reti fantasma”, finanziato nell’ambito del Programma FEAMPA Italia 2021-2027.
I recuperi. Dal porto di Teulada si è svolta una delle giornate operative previste dal progetto promosso da Coldiretti Cagliari, capofila dell’iniziativa, insieme a Uecoop Sardegna, alle cooperative di pesca Luna Crescente, Audace, Cavalluccio Marino e Il Pesce Azzurro, con il coinvolgimento del comune di Teulada, delle società specializzate nelle attività subacquee e di Ecoserdiana per le operazioni di smaltimento. Le attività di recupero hanno consentito di riportare in superficie attrezzature da pesca disperse e altri rifiuti presenti sui fondali, materiali che continuavano a rappresentare un rischio per la biodiversità marina e per l’equilibrio degli ecosistemi.
I danni Un intervento che si inserisce all’interno di un progetto sperimentale finalizzato all’individuazione, alla mappatura, alla valutazione dell’impatto ambientale e al successivo recupero e smaltimento dei rifiuti marini. Le attrezzature da pesca disperse e i rifiuti abbandonati sui fondali rappresentano infatti una delle principali minacce per gli ecosistemi marini. Le cosiddette “reti fantasma” continuano a esercitare per lunghi periodi la loro capacità di cattura, provocando una mortalità accidentale che coinvolge non solo pesci e invertebrati, ma anche tartarughe marine e mammiferi.
La presenza di questi materiali può causare, inoltre, la sottrazione di superfici utili alla colonizzazione degli organismi marini, ostacola gli scambi gassosi tra le masse d’acqua ossigenate e il fondale e può provocare la morte di specie marine e di altri organismi che vivono stabilmente negli habitat acquatici. A questi effetti si aggiungono i rischi legati all’inquinamento prodotto dai materiali stessi e dai prodotti utilizzati per la loro conservazione, mentre la deriva delle reti, trasportate dalle correnti marine, può favorire la diffusione e l’introduzione di specie aliene.
Il progetto. Proprio per questo il progetto ha previsto una fase preliminare di individuazione, mappatura e valutazione dell’impatto ambientale dei relitti presenti sui fondali, seguita dalle attività di recupero e dal successivo smaltimento, con l’obiettivo di contribuire concretamente al recupero ambientale delle aree marine interessate dalle attività di pesca professionale e sportiva. Protagonisti dell’iniziativa sono stati gli stessi pescatori professionali, che hanno scelto di mettere a disposizione competenze, mezzi e conoscenza del mare per contribuire alla tutela dell’ambiente marino nel quale operano quotidianamente. Un ruolo che conferma come il pescatore sia il primo custode del mare e delle risorse naturali da cui dipende la sua stessa attività.
Le voci. «Questo progetto sperimentale rappresenta un modello di collaborazione tra imprese della pesca, organizzazioni, istituzioni e operatori specializzatidicono il presidente e il direttore di Coldiretti Cagliari, capofila del progetto, Giorgio Demurtas e Giuseppe Casu -. Un esempio concreto di come sia possibile trasformare l’esperienza e la conoscenza del mare dei pescatori in un’azione di tutela ambientale, di valorizzazione del territorio e di promozione di un bene collettivo.»
Per Davide Di Pinto, Coldiretti Pesca nazionale, «il pescatore è il primo custode del mare – sottolinea – chi vive il mare ogni giorno sa bene che tutelare l’ecosistema marino significa difendere il proprio lavoro, il proprio futuro e quello delle generazioni che verranno. Questa iniziativa dimostra come il mondo della pesca possa essere protagonista della sostenibilità ambientale».
«Le reti fantasma rappresentano una minaccia silenziosa ma concreta per la biodiversità marina conclude Marino Illotta, coordinatore regionale Uecoop Sardegnarecuperarle significa restituire spazio e vita agli ecosistemi, ridurre la mortalità accidentale delle specie marine e contribuire alla salvaguardia delle risorse ittiche. Il progetto che proseguirà per altre giornate, punta a contribuire al recupero ambientale delle aree marine interessate dalle attività di pesca, favorendo l’incremento della biodiversità, della biomassa delle specie ittiche e la valorizzazione del patrimonio naturale e turistico del territorio, confermando il ruolo centrale della pesca professionale nella tutela e nella gestione sostenibile del mare.»