16 September, 2021
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Le regole sul distanziamento dei tavoli avevano portato ad un’idea di partenza non positiva a chi si occupa di ristorazione ed accoglienza. Nella realtà, la situazione si è rivelata differente e i locali sono spesso pieni, nonostante tutto, tanto che per le prenotazioni è talvolta consigliabile chiamare con largo anticipo.
Ma per chi si occupa di pescaturismo non è altrettanto semplice. Le barche dispongono di spazi ristretti ed i posti a tavola, a causa del distanziamento, non consentono di poter ospitare un numero di persone tale da riuscire a rifarsi nemmeno delle spese d’uscita. Non tutti, quest’estate, riaccenderanno i motori.
«Quest’anno, per quel che mi riguarda, sarà un anno in stand byafferma Mauro Pintus, comandante della “Alessandro P.” -. Io difficilmente farò pescaturismo. Le disposizioni non sono ancora abbastanza chiare. Soprattutto per quanto riguarda la ristorazione a bordo. Penso che sarà difficile tenere le persone distanti. Si dovrebbe magari rinunciare alla metà delle presenze. Quindi, sono più orientato sulla pesca, rispetto alla pescaturismo. Speriamo nell’anno prossimo.»
C’è anche chi, però, quando lo spettro del Covid non era ancora all’orizzonte, ha deciso di investire in una barca nuova. Come Antonello Vadilonga, comandante della “Nuova Antonina”. «Non si sa ancora nulla. Non sappiamo come comportarci. Se dobbiamo rispettare un metro di distanza, tanto vale che la barca rimanga ormeggiata. Abbiamo pochi posti già in partenza. Non abbiamo speranze per questa stagione.»
Di diverso avviso, Alessio Serra, della barca da pesca “I due Fratelli“, che ha deciso comunque di provarci, nonostante le limitazioni legate al Covid condizionino le scelte di tutti. «Di solito partiamo dal 15 giugno. Quest’anno siamo un po’ in ritardo. Comunque, siamo pronti a partire. Metteremo in atto il distanziamento a bordo, anche se sarà un problema tenere tutti a distanza di un metro gli uni dagli altri. Di solito ospitiamo 12 persone, quest’anno non avremo questa opportunità. Cerchiamo comunque di salvare il salvabile e recuperare il terreno perso.»
Il rischio c’è ma la stagione non appare terribile come si prospettava in primavera. Il numero di presenze nelle località di mare è molto inferiore rispetto a quello degli anni scorsi ma si spera in luglio ed agosto. Dopotutto, l’estate è appena agli inizi.
Federica Selis

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Dal 4 maggio il presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas, ha firmato la nuova ordinanza che permette nuovamente sia la pesca sportiva che quella amatoriale. Per quanto riguarda la pesca professionale, invece, non c’è mai stata una fermata. Il settore, tuttavia, è stato notevolmente danneggiato dalla vicenda del Covid-19, sia per quanto riguarda la vera e propria attività di pesca sia in riferimento alla distribuzione ed alla commercializzazione del prodotto.
La forzata chiusura dei ristoranti ha rappresentato una delle maggiori ragioni di crisi del mercato, venendo a mancare uno dei motori principali della filiera. I costi di mantenimento e manutenzione delle barche e delle attrezzature, non hanno di certo aiutato. La riduzione del venduto è stata superiore al 40%.

«Il crollo del mercato è coinciso con un momento di ripresa della pesca, dopo il periodo invernalespiega Roberto Savarino, presidente Confcooperative FedAgriPesca Sardegna -, solo alcuni sono riusciti a salvarsi, a volte portando il pesce a casa o consegnandolo alla Caritas, come è avvenuto nel Nord Sardegna. Ma non è bastato.»

In particolare sofferenza, il settore dei mitili. Dice ancora Roberto Savarino: «I produttori di ostriche sono sul lastrico. Il consumo principale è nella ristorazione. Essendo bloccata quella, si è bloccato tutto. Nel frattempo le ostriche continuano a crescere e quando raggiungono certe taglie hanno un valore molto inferiore, non hanno più mercato.»

Le cozze, al contrario, sembrano aver subito meno danni. Il loro consumo non si è, infatti, quasi modificato, sebbene si sia rilevata, comunque una riduzione.
Mauro Pintus, armatore della barca da pesca Alessandro P., conferma le parole di Roberto Savarino: «Dopo due mesi si riprende. Anche se noi potevamo uscire a pesca, eravamo penalizzati perché qua non veniva nessuno, quindi diventava difficile vendere anche una cassetta di pesce. Abbiamo lavorato veramente poco, se non niente. In due mesi  avrò fatto tre o quattro uscite. Lavoravano un po’ i magazzini del pesce ma molto limitatamente. Appena un 10% di vendita. Speriamo di riuscire a riprendere presto».
La speranza è anche che arrivi qualche aiuto concreto da parte dello Stato.
«Stiamo chiedendo un aiuto sulla liquidità, anche in regime de minimisriprende Roberto Savarino -. Almeno che vengano risarcite una parte delle spese di gestione, in particolare il gasolio.»
Per quanto riguarda le agevolazioni già determinate aggiunge: «A livello nazionale, nel decreto Cura Italia, adesso convertito in legge, c’erano 100 milioni di euro (decreto legge del 17 marzo 2020, n° 18 “Cura Italia”, art.78 n.d.r.)  tra agricoltura e pesca, ancora da dividere. Per la pesca si parla di una cifra tra i 15 e i 20 milioni di euro, destinati al fermo di emergenza. Il problema è che facendo due conti sembra ne servano almeno 45».
Le cose sono cambiate anche per quanto riguarda il fermo d’emergenza, da sempre destinato solo alle barche a strascico ma da quest’anno aperto anche alla piccola pesca. Tuttavia, non sono ancora ben chiare le regole per l’accesso e la destinazione dei fondi e, soprattutto, mancano i soldi. Intanto, si aspettano ancora i pagamenti del fermo pesca del 2017. La speranza è che il nuovo decreto, che dovrebbe uscire a maggio, tenga in considerazione anche questo settore. Si aspetta un nuovo incontro tra le organizzazioni e l’Assessorato, il secondo dopo quello avuto qualche giorno fa, svoltosi in videoconferenza.
«Ci siamo ridati un appuntamento da definire come dataprosegue il presidente di Confcooperativemagari dopo la presentazione di un disegno di legge di cui ci ha parlato l’assessore. Però non ne vediamo traccia, non è ancora arrivato in maniera ufficiale in consiglio regionale, quindi non lo conosciamo, non sappiamo le misure che ci sono e che son previste anche per il settore pesca. Per cui siamo in attesa.»
Quali sono le richieste da parte vostra? «Passando dalla pesca marittima a quella lagunare – conclude Roberto Savarino chiediamo che si prenda atto di una normativa nazionale che sposta di 15 anni la conclusione delle concessioni demaniali ai fini di pesca e di acquacoltura».

Federica Selis