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Il Consiglio regionale ha approvato questa sera l’articolo 3 della Manovra finanziaria. Intervenendo sull’ordine dei lavori, il capogruppo del Pd Pietro Cocco ha comunicato al Consiglio l’esito dell’incontro con i lavoratori Alcoa a Carbonia, cui hanno partecipato anche i consiglieri Luca Pizzuto, Angelo Carta, Edoardo Tocco e Gianluigi Rubiu. Abbiamo espresso solidarietà ai lavoratori, ha ricordato Cocco, «assumendo anche impegni su una difficile vertenza che va accelerata sia con l’intervento del presidente Pigliaru che con la decisione di investire del problema il presidente del Consiglio Renzi, cosa che si sta cercando di fare lavorando sul costo dell’energia che deve tornare ad essere competitivo sul mercato mondiale; agiremo anche, attraverso un documento dell’Assemblea, presso i parlamentari sardi».
Sempre sull’ordine dei lavori, il capogruppo dell’Udc Gianluigi Rubiu ha sottolineato che «la situazione appare molto più grave di quanto si potesse pensare, perché i tre sindacalisti non hanno nessuna intenzione di scendere dal silos dell’azienda a sessanta metri di altezza senza risposta concrete; siamo di fronte ad una partita complicata ma è indispensabile che il Consiglio si faccia carico del problema con tutto il suo impegno per sensibilizzare il presidente del Consiglio, anche attraverso il documento dei capigruppo».
Successivamente il Consiglio ha ripreso la discussione degli emendamenti collegati all’art. 3, respingendo una serie di proposte presentate dall’opposizione.
Approvato, invece, l’emendamento n.738 (Sabatini e più) che prevede uno stanziamento di 200.000 euro l’anno per il triennio 2016-2018 a favore dei Comuni per la realizzazione di centri comunali di raccolta dei rifiuti (eco-centri).
Sull’emendamento n. 800, relativi agli interventi di bonifica dall’amianto, il consigliere Gianmario Tendas (Pd) ha proposto un emendamento orale ricordando che, a fronte dello stanziamento di 1.4 milioni, «c’è esigenza non solo di assicurare la attività bonifica ma anche la sostituzione del materiale inquinante con materiale eco-compatibile, con particolare riferimento agli edifici pubblici».
Il presidente Ganau ha comunicato che la proposta sarà esaminata in sede di votazione del testo dell’articolo.
Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis si è detto d’accordo con Tendas «ma a condizione che si aumentino le risorse altrimenti la lotta all’amianto diventa solo una enunciazione di principio, dato che è evidente che sostituire i materiali dopo la bonifica costa di più».
Il presidente Ganau ha preso atto delle volontà manifestate, ribadendo il rinvio al testo.
Successivamente, il Consiglio ha votato e respinto una serie di emendamenti dell’opposizione.
Approvato, invece, l’emendamento n. 518, proposto dalla Giunta, che prevede l’aumento delle risorse fino a 1.5 milioni di euro per il ripristino di opere pubbliche danneggiate da calamità naurali.
Il presidente ha messo in votazione il testo dell’articolo.
Il consigliere Gianmario Tendas, del Pd, ha riformulato la sua proposta di emendamento orale, condividendo alcune considerazioni del collega Pittalis e ricordando la presentazione di altri per incrementare la spesa cui non si è potuto dare seguito per problemi finanziari. «E’ vero tuttavia – ha aggiunto Tendas – che negli anni successivi ci sono 9 milioni per il 2017 ed il 2018, risorse con cui cercheremo di ovviare alla mancata sostituzione del materiale che in passato non si faceva».
Il vice capogruppo del Pd Roberto Deriu ha formulato un altro emendamento orale al comma 22 con cui si prevede un intervento nell’agro del comune di Irgoli, proponendo l’estensione dell’intervento anche al Comune contiguo di Orosei. Si tratta in sostanza di declassificare alcuni terreni comunali, originariamente destinati all’uso boschivo e pascolativo.
Il presidente ha quindi messo in votazione il testo dell’art.3 con le modifiche introdotte. Il Consiglio ha approvato.
Si è poi passati all’esame degli emendamenti aggiuntivi all’articolo 3.
L’Aula, con votazione palese, ha subito respinto l’emendamento n. 694 (Carta e più) che proponeva azioni di sostegno oltre che per le aree marine protette già esistenti anche per quelle di nuova istituzione.
Approvato invece l’emendamento n.763 (Sabatini e più) che stanzia un milione di euro per interventi di risanamento estetico-ambientale attraverso l’interramento dei cavi telefonici aerei e l’eliminazione delle palificazioni.
Via libera anche all’emendamento n.806 che emenda il n.520 e consente di recuperare una quota di 10 milioni di euro dalle somme giacenti presso Ismea. Denari da destinare alla costituzione di un Fondo finalizzato ad interventi per favorire l’accesso al credito delle piccole e medie imprese che operano nel settore della produzione agricola primaria e della trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli.
Disco verde anche per l’emendamento n.520 che stanzia 800mila euro per il finanziamento e progettazione di opere di competenza dei Consorzi di Bonifica.
Si è poi passati all’esame dell’emendamento n.279 (Tedde e più) che proponeva un finanziamento di 2,2 milioni di euro per le bonifiche della pineta Mugoni di Alghero, semidistrutta da un incendio.
Il consigliere Marco Tedde (Forza Italia ha descritto un quadro preoccupante: «Nella zona erano presenti diversi campeggi abusivi, l’incendio ha provocato danni ingenti, se non si interviene immediatamente con le bonifiche ambientali si rischia l’inquinamento di un area di grande pregio. Serve un intervento coraggioso per non avere rimpianti in futuro».
Al consigliere Tedde ha replicato l’assessore all’Ambiente Donatella Spano: «E’ molto chiaro alla Giunta il valore della pineta Mugoni – ha detto Spano – siamo intervenuti con rapidità quando c’è stato l’incendio, stiamo ora coordinando azioni di messa in sicurezza avendo ben presente questa problematica di un’area che fa parte del Parco e della riserva marina. Siamo consapevoli e per questo interverremo per cercare di trovare le risorse per le bonifiche della pineta e di altre aree del Nord Sardegna».
Messo in votazione, l’emendamento 279 è stato bocciato con 30 no e 20 sì.
Il presidente ha quindi messo in discussione l’emendamento n. 420 per il quale la Commissione aveva rivolto un invito al ritiro ai presentatori. Il primo firmatario, Luigi Lotto (Pd) ha annunciato il ritiro dell’emendamento in discussione e di quello successivo (n. 421). ha detto Lotto – il problema è chiaro a tutti. C’è una zona dove un incendio ha provocato un danno ambientale non sopportabile in una area di questo pregio. A noi interessa che la Giunta abbia presente il problema».
Si è poi passati all’esame dell’emendamento n.422 (Lotto e più) che proponeva il rifinanziamento di 600mila euro per interventi definanziati in base alla legge 5 del 2015. «C’è un problema che riguarda le opere realizzate dai alcuni comuni per le quali era stato fissato il termine di 90 giorni dall’approvazione della legge – ha spiegato Lotto – alcune amministrazioni, pur avendo finito le opere, non sono riuscite a presentare la documentazione. Chiedo alla Giunta di fare una valutazione e di verificare la possibilità di intervenire».
Ha quindi preso la parola l’assessore alla Programmazione Raffaele Paci: «La situazione è nota – ha affermato l’esponente dell’esecutivo – è dovere di tutti, quando si fissano delle regole farle rispettare. Si sono verificati degli inconvenienti, ho incontrato personalmente i sindaci. C’è l’impegno a prendersi cura dei problemi anche con la collaborazione dei comuni. A condizione però di mantenere le regole altrimenti si rischia di aprire una voragine nei conti pubblici. Cercheremo soluzioni che non siano penalizzanti per le amministrazioni».
Sulla questione ha preso la parola anche la consigliera del Pd Daniela Forma: «Ho presentato in proposito un emendamento all’articolo 5 – ha annunciato Daniela Forma – molti comuni, in particolare quelli più piccoli, temono di non poter recuperare la parte dei soldi anticipati per la realizzazione di opere delegate. Noi abbiamo dato tempi precisi ma i comuni hanno avuto notizia delle disposizioni solo a maggio, 25 giorni prima della scadenza. Per risolvere la questione si era chiesto un provvedimento urgente per evitare i problemi che si stanno ponendo oggi. Anche i comuni hanno sollecitato una soluzione con una raccolta di firme. Purtroppo è mancata un’azione incisiva da parte dell’Anci. Serviva un prospetto che quantificasse gli importi ma non è stato possibile».
Il presidente Ganau ha sottolineato che l’emendamento in discussione affronta una materia trattata nell’articolo 5 e proposto quindi di rimandarne l’esame. Il primo firmatario Luigi Lotto (Pd) ha acconsentito alla richiesta. L’emendamento n. 422 verrà discusso nell’esame dell’art 5.
L’Aula è quindi passata all’emendamento n.656 ( Peru e più) che propone di rifinanziare con 2 milioni di euro i progetti a sostegno dell’albergo diffuso. «Non capisco perché sia stato bocciato in commissione – ha detto Peru – nella precedente finanziaria era stato condiviso dalla maggioranza, purtroppo i soldi non sono stati spesi perché l’assessore al Turismo non è stato in grado di programmare il rilancio dei centri storici e delle zone interne. L’approvazione di questo emendamento favorirebbe il turismo ambientale, metterebbe un freno allo spopolamento dei paesi del centro Sardegna e rilancerebbe l’economia dei piccoli comuni. Spero in una riflessione della maggioranza».
A favore dell’emendamento si è pronunciata anche Alessandra Zedda (Forza Italia): «Le disposizioni della precedente finanziaria sono rimaste lettera morta – ha detto Zedda – quel finanziamento rappresentava un’opportunità. Pigliaru e Maurandi avevano condiviso questa linea strategica per il rilancio del turismo delle zone interne. Stiamo riproponendo le stesse cose dello scorso anno. Riflettete, sul turismo non avete messo un euro, questa è la politica del gambero, sembra assurdo che non abbiate colto l’invito ad intervenire per favorire lo sviluppo delle zone interne. Bastano due milioni di euro da combinare con le risorse comunitarie. Speriamo in un sussulto da parte della maggioranza».
Dello stesso tenore l’intervento di Luigi Crisponi (Riformatori): «Qui non si parla solo di turismo ma di economia sociale. Si vuole dare sostegno alle zone colpite dall’effetto ciambella – ha detto Crisponi – solo così si creano pari opportunità di sviluppo e mercato a luoghi altrimenti destinati all’abbandono. La proposta mira al recupero dei centri storici. E’ un emendamento di buon senso».
Il presidente Ganau ha messo in votazione l’emendamento n.656 che è stato respinto con 31 voti contrari e 21 a favore.
Si è quindi passati all’esame dell’emendamento n. 657 (Peru e più) con il quale si proponeva di stanziare 2 milioni di euro per gli interventi di monitoraggio dell’erosione costiera. Secondo il primo firmatario, si tratta di «un fenomeno preoccupante per contrastare il quale la regione non stanzia un euro».
Il consigliere Antonello Peru ha poi ricordato che negli ultimi 40 anni si sono perduti 107 km di costa e 321mila km quadrati di spiaggia. «Facendo una valutazione economica a metro quadro possiamo dire che la Sardegna ha perso oltre un miliardo e 200mila euro – ha detto l’esponente della minoranza – entro il 2030 si perderà l’equivalente di altri 2 miliardi di euro. Chiediamo di studiare il fenomeno erosivo come si fa in altre parti d’Italia».
A Peru ha risposto l’assessore all’Ambiente Donatella Spano: «Rassicuro l’on. Peru, la Giunta non ignora il problema dell’erosione costiera e l’aumento del livello del mare dovuto a fattori climatici – ha detto Spano – abbiamo previsto 24 milioni di euro su fondi europei per contrastare il fenomeno. Inoltre abbiamo deliberato l’acquisto del sistema Rete Onda Marina per controllare l’effetto erosivo delle onde sulle coste sarde».
Giuseppe Fasolino (Forza Italia) ha annunciato il voto favorevole all’emendamento: «Bene ha fatto il collega Peru a presentarlo – ha rimarcato Fasolino – lo dico da sindaco di un comune costiero che vede piano piano salire il livello dell’acqua e vede sparire le spiagge. Non è solo un problema economico ma anche burocratico, cercare di salvare una spiaggia sta diventando impossibile. Servono tempi certi per intervenire, il problema è serio: il 90% dei turisti viene in Sardegna per le spiagge, se le perdiamo perderemo anche l’industria delle vacanze».
Giorgio Oppi (Udc) si è detto convinto che l’assessore accoglierà le sollecitazioni. «Si tratta di inserire altri comuni nei finanziamenti statali. Ricordo di aver finanziato da assessore dll’Ambiente interventi a favore dei comuni di Stintino, Dorgali e Orosei. L’assessore farà una graduatoria per programmare gli interventi, servirà una cifra consistente».
Messo in votazione, l’emendamento n. 657 è stato respinto con 30 voti contrari e 21 a favore.
L’Aula non approvato per alzata di mano e con successive e distinte votazioni gli emendamenti aggiuntivi all’articolo 3 n. 325, 326, 327 e 328.
All’emendamento n. 715 è stato presentato il sostituivo totale n. 795 ed il sostitutivo totale n. 801.
Acquisito l’emendamento orale del capogruppo di Sel, Daniele Cocco, che cassa il termine “prioritariamente”, contenuto al comma b) dell’articolo 19 bis introdotto dall’emendamento n. 801, in riferimento alle graduatorie di cui all’avviso 2015 per i cantieri verdi, ha preso la parola il consigliere, Gianni Tatti (Udc) che ha invitato la Giunta ad assicurare lo scorrimento completo della graduatoria 2015, ricordando i numerosi ricorsi presentati da diversi Comuni a seguito di comunicazioni non conformi trasmessi dagli uffici regionali.
L’assessore del Bilancio, Raffaele Paci, ha rassicurato il consigliere Tatti e l’intero Consiglio sull’incremento delle risorse (1,5 milioni di euro che si aggiungono ai 5 milioni originariamente stanziati) così da garantire le somme necessarie per lo scorrimento completo della graduatoria 2015 dei cantieri verdi.
Posto in votazione l’emendamento n. 801 è stato approvato ed ha comportato la decadenza dell’emendamento n. 739.
Non approvato neppure l’emendamento n. 277 mentre sul 278 è intervenuto il consigliere di Soberania e Indipendentzia, Emilio Usula che ha dichiarato voto contrario ed ha chiesto lumi sull’inammissibilità dell’emendamento n. 524. Il presidente Gianfranco Ganau ha chiarito che la proposta modificativa provocava uno squilibrio nel bilancio e come tale non poteva essere ammessa.
Il consigliere, Marco Tedde (Fi) nel merito dell’emendamento ha spiegato che si rende necessario un piccolo stanziamento per garantire il ritiro dei rifiuti solidi urbani nel porto di Alghero, a seguito del rimpallo di competenze tra il Comune e la Regione che nella scorsa stagione estiva ha causato disagi ed ha bloccato la raccolta rifiuti nell’area portuale.
Posto in votazione l’emendamento n. 278 non è stato approvato e si è passati all’emendamento n. 525 al quale è stato presentato un sostitutivo parziale n. 807 che è stato approvato e riduce a 50.000 euro (erano 80.000) le spese “per la ricerca, la tutela, valorizzazione e fruizione del patrimonio carsico e speleologico e per il catasto speleologico regionale”, autorizzate con l’approvazione dell’emendamento n. 525.
Sull’emendamento 526 l’assessore Paci ha presentato un emendamento orale (che è stato acquisito senza opposizioni dall’Aula) per la correzione della posta in bilancio, da 26.200.000 euro a 25.000.000 per il 2018, dello stanziamento a favore del progetto interministeriale interregionale “Parco Geominerario”. La Consigliera Anna Maria Busia (SdL) ha chiesto che l’emendamento, in quanto attinente alla questione Ati-Ifras, fosse discusso insieme all’emendamento presentato a sua firma, il n.269, ma il presidente Ganau ha spiegato che l’emendamento 269 andava posto in votazione insieme con il 527.
La consigliera Busia è quindi intervenuta per dichiarazione di voto ed ha argomentato con la rappresentazione della situazione dell’Ati-Ifras, costituita nel 2001 con il fine di stabilizzare i lavoratori socialmente utili e che con uno stanziamento iniziale di 93 miliardi di lire, ha proseguito fino al 2012 quando si sono aggiunte le società consortili “Geoparco”, “Geosar” e “Geosulcis” che «hanno contribuito ad incancrenire la situazione».
Il Consiglio ha quindi approvato l’emendamento n. 526, con 32 favorevoli e 13 contrari, che insieme con gli stanziamenti triennali per il progetto “Parco geominerario” impone alla Giunta «entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge l’individuazione del soggetto incaricato dell’attuazione e del monitoraggio delle misure di politica attiva» e soprattutto, «l’affidamento per l’esecuzione degli interventi con procedura di evidenza pubblica».,
Posti in discussione gli emendamenti 527 e 269, la consigliera Annamaria Busia (SdL) ha proseguito con la questione Ati-Ifras evidenziando che «si continua anche con questa finanziaria a destinare 25 milioni di euro per mantenere al lavoro 500 Lsu che, all’inizio però erano poco più di 300, e il tutto, ha proseguito la Busia significa che ognuna delle unità lavorative ha un costo che è passato dai 38.000 euro annui ai 47.000 euro anno».
L’assessore del Bilancio, Raffaele Paci, ha prima proposto una modifica orale di carattere prettamente tecnico che è stata successivamente accolta dall’Aula ed è dunque entrato nel merito delle osservazioni fatte dalla consigliera di maggioranza, Anna Maria Busia. «La questione Ati-Ifras – ha spiegato Paci – è complessa e delicata ma è noto che la convenzione scade quest’anno e abbiamo stabilito che gli affidamenti saranno fatti con evidenza pubblica, perché se è vero che serve garantire i circa 500 lavoratori è altrettanto opportuno garantire trasparenza e competizione».
Il capogruppo di Sdl, Roberto Desini, ha quindi chiesto la votazione con voto palese elettronico e il consigliere dell’Udc, Giorgio Oppi, ha fatto osservare alla consigliera Busia la non corrispondenza dei dati sul numero dei lavoratori impiegati nell’Ati-Ifras.
La consigliera Busia è quindi intervenuta per spiegare le ragioni del mancato ritiro dell’emendamento a sua firma (il n. 269) nonostante l’invito in tal senso formulato dalla Giunta e dalla commissione. «E’ giusto garantire i lavoratori – ha dichiarato la Busia – ma questa vicenda richiede una posizione netta da parte della giunta. Le precedenti commissioni per il monitoraggio degli interventi non hanno portato risultati e noi continuiamo a stanziare fondi per un progetto e ad un’Ati senza neppure avere certezza su quanti siano i lavoratori effettivamente impiegati». «È una situazione che impone il vaglio dell’esecutivo, perché a fronte di un costo effettivo degli Lsu pari a poco più di 20mila euro l’anno, vogliamo capire dove finiscono le restanti cifre introitate dall’Ati-Ifras».
Posto in votazione l’emendamento n. 269 non è stato approvato con 25 contrari e 8 favorevoli.
Il capogruppo del Psd’Az ha ritirato l’emendamento n. 693 («l’assessore ha dichiarato che si sta procedendo alla tariffa unica») mentre il consigliere del Pd, Roberto Deriu, ha dichiarato: «Ritengo che la tariffa unica non sia utile ma ho fiducia nell’assessore Spano».
L’Aula ha quindi esaminato l’emendamento n. 814, di sintesi degli emendamenti n. 329 e 784, a firma Truzzu (FdI) e Sabatini (Pd) e la consigliera del Pd, Rossella Pinna, ne ha illustrato contenuto e finalità. «Con l’approvazione di questa modifica – ha spiegato la Pinna – la Giunta entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge potrà procedere con le verifiche per il riconoscimento dell’area di crisi nelle province del Medio Campidano e di Oristano».
Il consigliere Paolo Truzzu (Misto-FdI) ha dichiarato di condividere l’emendamento di sintesi ed ha ricordato che l’iniziativa è stata ispirata dall’ex consigliere Gianni Lampis ed è stata sottoscritta anche dal capogruppo dei Riformatori, Attlio Dedoni. Il consigliere dell’Upc, Antonio Gaia ha espresso perplessità sull’utilizzo del termine provincia in riferimento al Medio campidano suggerendo la modifica con “ambito territoriale” mentre il consigliere Tendas (Pd) ha rinunciato all’intervento. Posto in votazione l’emendamento 814 è stato approvato e l’Aula ha dato il via libera anche all’emendamento aggiuntivo al comma 22 bis proposto dal consigliere del Pd, Roberto Deriu, che applica le disposizioni previste sugli usi civici anche al comune di Orosei.
Il presidente Ganau ha quindi dichiarati conclusi i lavori ed ha convocato il Consiglio per domani alle 10.00.
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Il Consiglio regionale ha approvato oggi l’articolo 2 della Manovra Finanziaria, disego di legge 297 “Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione per l’anno 2016 e per gli anni 2016-2018 (legge di stabilità 2016) e relativi allegati”.
In apertura di seduta il Consiglio ha osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime degli attentati terroristici di Bruxelles.
«Quanto accaduto a Bruxelles questa mattina sconcerta e addolora – ha detto il presidente Gianfranco Ganau – gli attentati all’aeroporto internazionale e alla metropolitana della capitale belga, rivendicati qualche ora fa dall’Isis, ci lasciano basiti e increduli».
Il massimo rappresentante dell’Assemblea Sarda ha poi ricordato il pesante bilancio dei due attentati (34 morti e decine di feriti) e puntato l’attenzione sulla necessità di uno sforzo ulteriore per garantire la sicurezza dei cittadini e la loro incolumità. «La paura, però, non può e non deve vincere perché è l’unico vero obiettivo dei terroristi che con i loro attacchi feroci e mirati vogliono distruggere quei valori di civiltà, democrazia, libertà e pace, così duramente conquistati dall’Europa – ha proseguito Ganau – l’unico argine al terrorismo che continua inesorabilmente a dilagare, sono il dialogo, la politica e la diplomazia per favorire in quei paesi del Nord dell’Africa a pochi chilometri dalle nostre coste, il sostegno alle democrazie, come quella tunisina e l’appoggio, ad esempio, per la formazione di un esecutivo di unità nazionale in Libia. Contro ogni forma di estremismo occorrono unità, determinazione e impegno perché la soluzione non può certo essere la guerra perché è questo il vero pericolo che si rischia di correre: un vortice di violenza e terrore che porterà ancora morte e distruzione». Ganau ha infine espresso la solidarietà dell’Assemblea sarda alle famiglie delle vittime di Bruxelles e a tutto il popolo belga. Un pensiero e un messaggio di vicinanza è stato inoltre rivolto ai familiari delle studentesse Erasmus, morte nel tragico incidente avvenuto ieri in Catalogna.
Osservato il minuto di silenzio, il Consiglio è passato all’esame del provvedimento all’ordine del giorno: la manovra finanziaria 2016-2018.
Ha quindi chiesto la parola il capogruppo dell’Udc Gianluigi Rubiu che ha voluto ricordare la clamorosa azione di lotta intrapresa da tre sindacalisti dell’Alcoa, saliti ieri sui silos dello stabilimento di Portovesme per protestare contro i ritardi nella soluzione della vertenza. «Oltre al pensiero rivolto alle vittime dei terribili attentati di Bruxelles – ha detto Rubiu – mi sembra giusto ricordare anche i drammi di casa nostra. Per questo chiedo che domani venga posticipata di un’ora la seduta pomeridiana del Consiglio regionale in modo da consentire ai consiglieri che lo ritenessero opportuno di andare a Portovesme a portare la loro solidarietà ai lavoratori dell’Alcoa». La richiesta è stata accolta dal Consiglio, il presidente Ganau ha comunicato che i lavori di domani pomeriggio inizieranno alle 16.30.
Si è quindi passati all’esame dell’articolo 2 “Interventi per lo sviluppo e il sostegno dei sistemi produttivi regionali” e dei relativi emendamenti.
Sentito il parere di Commissione e Giunta, il presidente Ganau ha dato la parola alla consigliera di Forza Italia Alessandra Zedda che ha bocciato senza mezzi termini il contenuto della norma. «Questo articolo doveva indicare le linee di pianificazione e di sostegno ai sistemi produttivi regionali – ha affermato Zedda – mette invece a disposizione cifre irrisorie che non risolvono nulla. La norma va cassata, il contenuto non è degno di un documento di pianificazione e programmazione. Non si parla di agricoltura, industria, turismo, di nessuna attività strategica per il settore economico». Giudizio condiviso da Paolo Truzzu (FdI): «Se io fossi un imprenditore non sardo e volessi farmi un’idea sulle linee di investimento sulle quali lavorare andrei a leggere l’articolo 2 della legge – ha rimarcato Truzzu – ma vedendo i contenuti mi renderei conto che siamo al sistema delle mancette per gli amici e gli amici degli amici». L’esponente di Fratelli d’Italia ha poi sottolineato l’esiguità delle risorse messe a disposizione (“non si arriva a un milione di euro”) e la presenza di provvedimenti che niente hanno a che fare con il rilancio del sistema economico come i 500mila euro a favore dei comuni per l’acquisto di porzioni di rete di distribuzione elettrica..
Per Luigi Crisponi (Riformatori) l’articolo 2 «sembra una barzelletta, una presa per i fondelli, non si può parlare di sostegno al sistema produttivo con 850mila euro».
Crisponi ha sottolineato l’assenza di provvedimenti a favore dei settori trainanti dell’economia isolana come il turismo, l’artigianato e il commercio. «Mi sarei aspettato una proposta seria – ha concluso Crisponi – stiamo davvero parlando di sviluppo? L’articolo va cassato. Non aveva nemmeno senso inserirlo in finanziaria».
Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento di Marco Tedde (Forza Italia). «Siamo di fronte a una serie di norme intruse, le definirei anche norme-mancetta. Non è possibile inserire in finanziaria articoli di questa portata, cosa c’entra l’accesso di giovani agricoltori alla terra? Per questo ci sono le norme statali, queste mancette non possono avere ingresso e trovare asilo nella legge di stabilità».
Tedde ha poi ricordato le norme a favore dei pescatori e dei campeggi per le quali però non si indicano risorse. Il consigliere azzurro ha quindi concluso il suo intervento rivolgendosi all’assessore Raffaele Paci: «Faccia una riflessione, lei non ha avuto la forza di opporsi».
Edoardo Tocco (Forza Italia) ha suggerito di modificare gli obiettivi della norma. «Finanziare l’acquisto di porzioni di rete di distribuzione elettrica significa mettere ancora una volta le mani in tasca ai cittadini – ha detto Tocco – in questo modo si rischia di far aumentare la Tasi, sarebbe stato meglio puntare su fonti energetiche alternative. L’articolo 2 non aiuta inoltre le attività produttive, non c’è un progetto complessivo per lo sviluppo».
Molto critico anche Oscar Cherchi (Forza Italia) secondo il quale l’articolo 2 rappresenta «una presa in giro» e mette in evidenza la miopia della maggioranza che non ha un progetto di sviluppo generale. «Con questa norma si cerca di aiutare gli assessori a risolvere qualche piccolo problema. Un esempio per tutti: si proseguono attività iniziate nella passata legislatura nel settore agricolo. Per questo ho chiesto a Pigliaru di rivedere le deleghe per avere un progetto generale che consenta lo sviluppo del settore».
Angelo Carta (Psd’Az) ha invece segnalato l’urgenza di procedere a una legge organica per rendere più agile il primo insediamento dei giovani in agricoltura. «Questo articolo non risolve nulla – ha detto Carta – il problema di molti comuni sono le concessioni sui terreni gravati da usi civici, si tratta di appezzamenti che possono essere concessi solo per uso pascolo con autorizzazioni annuali, mentre la legge sul primo insediamento in agricoltura richiede concessioni quinquennali. Se non si mette mano al problema sarà impossibile favorire l’ingresso di giovani in agricoltura».
Il consigliere sardista Marcello Orrù, dopo aver sottolineato che quello in discussione «è l’articolo più importante di finanziaria» ha affermato che «ha un titolo fantastico ma è vuoto di contenuti perché parla di delfini, tende da campeggio e balli in maschera e ciò significa non rendersi conto dei veri problemi della Sardegna». Non vedo proprio, ha aggiunto, «come si possa avere su queste basi una visione ottimistica della realtà sarda, mentre oltre 10.000 aziende hanno chiuso dall’insediamento di questa Giunta e migliaia di lavoratori sopravvivono grazie agli ammortizzatori sociali, peraltro pagati con molti mesi di ritardo; così si condanna la Sardegna all’arretratezza perpetua».
Il capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni ha detto che «se ci fosse Desini ne approfitterei per fargli capire cosa vuol dire senz’anima, anzi mi sembra una situazione da zombie affermare pomposamente che si vuole sostenere lo sviluppo mentre tutto si riduce a piccoli e piccolissimi interventi senza prospettiva; manca un principio guida, una idea forte». Le cose più importanti per la Sardegna non ci sono scritte, ha concluso, «così si sta alimentando con poche risorse un sistema improduttivo».
Il presidente della commissione Bilancio Franco Sabatini (Pd) ha ricordato che «la finanziaria è solo una parte della manovra, anzi nella finanziaria si interviene solo dove non è possibile farlo con leggi di settore; nella manovra, al contrario di quanto sostiene l’opposizione, ci sono fondi per il lavoro e la competitività per oltre 700 milioni ed oltre 500 per l’agenda digitale, per non parlare di altri 15 milioni sempre per il lavoro solo negli emendamenti».
Il consigliere dei Riformatori Michele Cossa ha ribadito la mancata corrispondenza del titolo al contenuto dell’articolo «che forse Raffaele Paci ha subito, passando sopra a ben dieci commi (compresa la voce sui campeggi priva di stanziamento) in cui si parla di piccoli interventi e norme intruse senza toccare minimamente i temi dello sviluppo; si resta stupefatti constatando quanto ci si trova lontani da una vera legge finanziaria, che dovrebbe contenere la filosofia dell’intervento della Regione sul sistema economico regionale».
Il consigliere Stefano Tunis (Forza Italia) ha detto che «articoli di questo tipo non possono restare anonimi perché sono evidenti gli interessi, e in buona parte anche i nomi, che si vuole tutelare; si fa una grande fatica a percepire una qualche visione in 200.000 per i carburanti agricoli o quella sorta di piano camper o piano tenda, o una qualche coerenza con quella filosofia di tutela integrale della costa di cui tanto si vanta la sinistra; ci voleva una visione altissima e invece manca anche una piccola idea dello sviluppo della Sardegna, mentre le aziende chiudono ed i lavoratori vanno a casa».
Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis, ha messo l’accento sul fatto che «i nostri emendamenti soppressivi hanno lo scopo di far emergere la verità e sotto questo profilo vorrei che l’assessore Paci, da bravo economista, indicasse quali sono a suo giudizio i veri interventi per lo sviluppo, a meno che non sia cambiata la stessa idea di sviluppo che abbiamo conosciuto; la verità e che non c’è niente per i settori produttivi, sono prebende varie da distribuire fra i consiglieri regionali del centro sinistra, c’è perfino l’aumento della cubature del 40% dopo che ci avete accusato per di essere i peggiori cementificatori». Ma è possibile, ha concluso, «che ci siamo 200 milioni per le politiche del lavoro e non ne troviamo 3 per l’Ente foreste?».
Il consigliere Gianfranco Congiu (Sdl) ha lamentato che il dibattito in Consiglio «travalica il gioco delle parti e la stessa minoranza, in effetti, ha espresso un’unica censura riguardante il titolo; i 200 milioni sulle politiche del lavoro sono veri come altri estremamente concreti come quello di una strada che garantisce il collegamento ad un sito industriale».
Subito dopo l’Aula ha respinto gli emendamenti n.24, 424 e 486 con 21 voti favorevoli e 25 contrari.
Successivamente si è aperta la discussione sugli emendamenti nn. 25, 434 e 487.
Intervenendo sull’ordine dei lavori, il consigliere Gaetano Ledda (Misto) ha chiesto la ragioni per le quali è stata dichiarata l’inammissibilità dei suoi emendamenti in materia di compiti dell’agenzia agricola Agea e sulla stabilizzazione dei lavoratori Aras. Mi sembra una decisione anomala, ha concluso, «visto che le stesse proposte sono state esaminate ed approvate dalla commissione».
Il presidente Ganau ha spiegato che le proposte in oggetto, modificando leggi di settore ed intervenendo sulla materia del personale, costituiscono precisi motivi di inammissibilità.
Il capogruppo di Forza Italia Pittalis ha osservato che, in realtà, si tratta di proposte che intervengono su razionalizzazione di spesa e semplificazione delle procedure; il giudizio quindi andrebbe sospeso, considerando l’utilità del loro contributo.
Il presidente Ganau ha ribadito che le cause di inammissibilità sono puntualmente indicate dalle norme.
Successivamente il Consiglio ha respinto gli emendamenti nn. 25, 484, 487, 26,488, 27, 425, 489, 28, 426, 29 e 427.
Si è quindi aperta la discussione sugli emendamenti nn. 30 e 428.
Il vice capogruppo di Forza Italia Alessandra Zedda ha sottolineato che, anche in materia di provvedimenti per occupazione, «non possiamo che far notare una profonda mancanza di visione perché sarebbe stato davvero auspicabile impegnarsi per qualcosa di concreto, mentre è molto riduttivo concentrarsi su questa parte della legge 28 anziché dare vita ad un programma organico capace di valorizzare nuove tipologie economiche».
L’altro vice capogruppo di Forza Italia Marco Tedde ha dichiarato che «probabilmente i padri costituenti si stanno rivoltando nella tomba, perché la maggioranza è stata prima capace di approvare una norma che modifica il codice di procedura civile determinando l’impignorabilità di alcuni crediti, ora stiamo rischiando una bruttissima figura inventando una specie di condono perché si concede a chi ha sbagliato di fare altre scelte, mentre invece il principio guida deve essere: chi sbaglia paga».
Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha parlato di «stravolgimento della legge 28, che peraltro ha movimentato risorse ingenti senza raggiungere gli obiettivi, l’operazione che si propone è inaccettabile, perché si sta sanando chi ha costruito un albergo o una iniziativa con quei fondi, legittimando cambio di destinazioni da produttive a residenziali e viceversa». La maggioranza non si rende conto, ha concluso, «che così com’è scritta la norma ha un effetto devastante, perché pretende di trasformare il fango in oro».
Il consigliere Luigi Crisponi (Riformatori) ha definito il provvedimento «un’altra di quelle cose che nascondono operazioni pericolosissime per consentire a pochi fortunati di cambiare destinazioni d’uso dimenticando che hanno sempre vincoli temporali; nei fatti, declassando la destinazione produttiva si apre a residenze di vario tipo, per esempio socio sanitarie, nascondendosi dietro una legge che voleva aiutare giovani rilanciando il turismo».
La consigliere Rossella Pinna (Pd) ha definito le preoccupazioni della minoranza «del tutto infondate; la norma prevede chiaramente il riferimento a chi non ha ancora completato gli interventi e può entrare nel mercato con una proposta di diversa che comunque rientra nell’abito della stessa legge».
Il capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni ha insistito invece sul fatto che «la preoccupazione ci sta tutta perché si sta cambiando a posteriori le condizioni dei bandi emanati a suo tempo; Italo Svevo nella coscienza di Zeno riproponeva il tormento del malato nel seguire il percorso indicato dal medico, qui invece salvando il salvabile a tutti i costi non è possibile, ci sono errori gravi e in più la norma non serve a raggiungere gli scopi».
Il capogruppo del Misto, Fabrizio Anedda, ha affermato che se gli investimenti consentiti con le leggi 28\84 e della legge n.1\2002 non sono stati completati è inopportuno consentirne la modifica.
Il consigliere, Paolo Truzzu (Misto-Fd’I) ha dichiarato: «Se chi ha utilizzato i contributi regionali non ha realizzato l’investimento deve rendere i contributi a suo tempo ricevuto». Truzzu ha evidenziato che l’ultimo finanziamento della legge 28 è datato “qualche decennio” ed è, dunque, “difficile giustificare a distanza di 16 anni chi non ha completato gli investimenti”.
Posto in votazione l’emendamento n.30 uguale al n. 428 non è stato approvato con 27 contrari e 20 favorevoli.
Il presidente del Consiglio, ha annunciato la votazione dell’emendamento n. 31, uguale al n.429, e la consigliera Alessandra Zedda (Fi) si è espressa a favore della soppressione del comma 7 all’articolo 2. Così come il capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis, che ha ricordato che la legge 28 “chiusa nel 2000” non è mai stata notificata all’Unione europea ed ha affermato: «Volete consentire a chi avrebbe dovuto restituire il contributo la trasformazione in sanatoria dell’investimento».
Il consigliere Luigi Crisponi (Riformatori) ha dichiarato voto a favore dell’emendamento soppressivo ed ha ricordato il dettato delle direttive di attuazione della legge 1\2002 evidenziando che “le direttive di attuazione fanno riferimento ai vincoli comunitari e dunque si rischia di riproporre il caso degli operatori del settore turistico ricettivo costretti a restituire i contributi della legge 9”.
Anche il consigliere, Marco Tedde (Fi) si è detto favorevole alla soppressione ed ha accusato la Giunta di essere “distratta sul tema dello sviluppo economico”.
Il consigliere, Mario Floris (Misto-Uds) ha ricordato “il grande dibattito a suo tempo sviluppatosi in Consiglio sulla legge 28” e i positivi risultati conseguiti con l’applicazione della norme per agevolare l’occupazione giovanile. «Visto l’importanza dell’argomento – ha concluso – sospendiamo un attimo i lavori e cerchiamo di modificare in positivo le disposizioni della legge 28».
Posto in votazione l’emendamento n.31, uguale al n. 429, non è stato approvato con 24 contrari e 18 a favore.
Sull’emendamento n. 32, uguale al n. 430 e al n. 490, è intervenuto il consigliere, Oscar Cherchi (Fi), che ha invitato l’assessore dell’Agricoltura a spiegare se il dettato del comma 8 (introduce la possibilità di dare in affitto o a titolo gratuito terreni a giovani agricoltori) sia o no in contrasto con le misure del Psr. La consigliera, Alessandra Zedda (Fi), ha criticato la scarsa attenzione che la finanziaria riserva all’Agricoltura («un settore da potenziare con risorse che non ci sono in questa finanziaria») ed ha definito il comma 8 “una semplice norma di principio”. Il capogruppo del Psd’Az, Angelo Carta, ha proposto l’introduzione del “fide pascolo” insieme con l’affitto: «Una formula veloce e corretta che è utilizzata con successo in molti Comuni della Sardegna per gli usi civici»
Il consigliere Marco Tedde (Fi), ha criticato la formulazione del comma 8 («è una disposizione bucolica non finanziaria») ed ha espresso contrarietà “alla locuzione classica del mondo ambientalista” e cioè quella riportata sempre nel comma 8 “contenere il consumo dei suoli agricoli”. Luigi Crisponi (Riformatori) ha sottolineato la genericità del comma 8: «E’ un pasticcio e merita di essere soppresso». Mentre il capogruppo di Sel, Daniele Cocco, ha ricordato che il comma è stato approvato all’unanimità in commissione e ha invitato la maggioranza a valutare la proposta dell’introduzione del “fide pascoli” formulata da Angelo Carta. Il capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis (Fi) ha criticato al formulazione del testo («la norma così come è congegnata non consente di conseguire la finalità di concedere terre coltivabili ai giovani agricoltori») ed ha chiesto una breve sospensione per giungere ad una migliore formulazione.
Il capogruppo Psd’Az, Carta, ha quindi formulato l’emendamento orale: «al comma 8 dell’articolo 2, dopo le parole “cessione in affitto” aggiungere le parola “o fide pascolo” e il capogruppo dei Riformatori, Attilio Dedoni, è intervenuto per esprimersi a favore sia dell’emendamento orale che della proposta di sospensione avanzata da Pietro Pittalis.
L’Aula si è espressa però contro la sospensione e non ha dichiarato contrarietà per la modifica orale avanzata dal capogruppo della minoranza Angelo Carta (Psd’Az).
Si è quindi proceduto con la votazione dell’emendamento soppressivo n. 32, uguale al n.430 e al n. 490, che non è stato approvato con 29 contrari e 15 favorevoli. (A.M.)
Il presidente Ganau ha quindi messo in discussione l’emendamento 491, soppressivo parziale del comma 8 dell’articolo 2.
Gianluigi Rubiu, capogruppo dell’Udc e primo firmatario della proposta correttiva, ha sostenuto che è ridicolo prevedere la dicitura “consumo dei suoli” in campo agricolo. «Lavorare un terreno non significa consumarlo – ha detto – per questo il comma va abrogato».
Daniele Cocco, capogruppo di (Sel), ha difeso il contenuto della norma. «Noi con questo comma vogliamo dire che il terreno va destinato esclusivamente all’agricoltura evitando altre attività». E’ quindi intervenuto Gianluigi Rubiu che ha annunciato il ritiro dell’emendamento 491.
Si è poi passati all’esame dell’emendamento soppressivo parziale 33 (Pittalis e più) identico agli emendamenti 431(Truzzu) e 492 (Rubiu e più) con i quali si proponeva la cancellazione del comma 9 dell’articolo 2.
Alessandra Zedda (Forza Italia) ha annunciato il suo voto a favore «Dopo i giovani agricoltori volete prendere di mira anche i pescatori – ha detto la consigliera azzurra – come si fa a prevedere un reddito ulteriore per una categoria che fatica ad avere un reddito ordinario? Non riusciamo a mettere mano a una legge organica di settore, anziché pensare a un piano complessivo ci occupiamo di questioni minori».
Gianluigi Rubiu, capogruppo dell’Udc, ha contestato la formulazione della norma. «Vi siete superati con invenzioni difficili da comprendere – ha detto Rubiu – prevedete un progetto sperimentale per le attività di pesca-turismo, fish-watching e visite turistiche nelle zone colpite dai danni da delfini. Mi spiegate cosa significa? O è un errore causato dal copia-incolla oppure è frutto della fantasia di qualcuno».
Anche Luigi Crisponi (Riformatori) ha espresso forti perplessità sulla norma: «Vedo che l’assessore si nasconde perché si vergogna. Il testo dell’articolo fa riferimento a settori produttivi ma non si capisce se si parla di operatori della pesca o imprenditori ittici – ha rimarcato Crisponi – questi ultimi sono stati normati con la legge 11 del 2015 che tutela ittiturismo e pesca-turismo. Non si capisce il senso di questo articolo. Vorrei capire se si possono inserire anche i cacciatori. E’ un pasticcio, non è chiaro di che cosa si parla».
Marco Tedde (Forza Italia) ha ribadito il suo giudizio negativo sulla manovra finanziaria. «Anche in questo articolo sono presenti una serie di norme intruse inserite dalla Commissione che ha radicalmente modificato il disegno di legge originario. Vorrei sapere chi è l’autore di questo comma che sembra una goliardata ma è invece caratterizzato dalla volontà di dare risposte a una certa categoria in vista delle elezioni amministrative». Tedde, dopo aver ricordato che la legge di stabilità impone la discussione di provvedimenti finanziari di larga portata e non di piccoli progetti, ha chiesto lumi alla maggioranza sulle risorse disponibili per attuare le previsioni dell’articolo 2.
Oscar Cherchi (Forza Italia) pur riconoscendo le difficoltà dei piccoli pescatori per i danni causati dai delfini ha detto di ritenere inadeguato un intervento come quello previsto dal comma 9 dell’articolo 2. «La norma va cassata per ripristinare un percorso differente, magari discutendone in modo più appropriato in Commissione».
Luca Pizzuto (Sel) ha svelato all’Aula di essere lui l’estensore del comma 9 rivendicandone con orgoglio il contenuto. «Cerchiamo, come sempre, di schierarci dalla parte degli ultimi e degli emarginati – ha spiegato Pizzuto -abbiamo raccolto un’istanza forte proveniente dalla piccola pesca . Ormai non bastano più i dissuasori, i delfini aspettano le barche all’uscita dal porto e le seguono al largo, una volta gettate le reti mangiano il pesce e causano danni alle attrezzature. Il nostro obiettivo è costruire insieme ai pescatori un progetto che consenta di trasformare il delfino in una risorsa e non in un problema. Si potrebbero portare famiglie e bambini a vedere i delfini e pensare alla figura del pescatore non in contrasto con il delfino ma come un amico, un custode del mare. Proviamo a dare una risposta sperimentale che non ha precedenti».
Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis rivolgendosi al presidente della Commissione “Attività Produttive” ,Luigi Lotto, ha chiesto chiarimenti sulla norma in discussione. «Se il presidente Lotto riesce a convincermi sull’utilità di questa norma sono pronto a votarla. Quello che ha detto Pizzuto mi convince invece a mantenere l’emendamento soppressivo – ha affermato il capogruppo di Fi – che senso ha proporre un emendamento quando un progetto sperimentale può essere proposto direttamente dall’assessore? Questo è il punto debole del ragionamento: Pizzuto pone il problema serio dei danni alla piccola pesca ma non c’è la previsione di un centesimo di risorse finalizzate al ristoro dei danni. Questo è il problema che ci si deve porre in finanziaria, non è questa la sede per discutere di questa materia. Stiamo dando l’idea che il problema si possa risolvere in questo modo».
Angelo Carta, capogruppo del Psd’Az, ha ricordato che il problema dei danni causati al settore ittico non riguarda solo la piccola pesca. «Nei giorni scorsi abbiamo sentito in audizione in V Commissione i rappresentanti dei compendi ittici di Cabras e Marceddì che hanno parlato dei danni ingenti causati dai cormorani- ha detto Carta – 15mila uccelli mangiano ogni giorno quintali di pesce causando un danno di 4 milioni di euro all’anno. Questo è un problema che dovrebbe essere affrontato in finanziaria. Parlare di danni dei delfini mi sembra esagerato».
Il capogruppo dell’Udc Gianluigi Rubiu ha detto di apprezzare il chiarimento di Pizzuto: «Ne condividiamo la ratio ma non si può inserire questo problema in finanziaria – ha detto Rubiu -Pizzuto ritiri l’emendamento e si pensi a un provvedimento complessivo da discutere in Commissione».
Il presidente della V commissione Luigi Lotto (Pd) ha detto di comprendere l’obiettivo di fondo del consigliere Pizzuto. «Lo rassicuro sul fatto che la legge 11 del 2015 affronta questo problema e lo può risolvere – ha spiegato Lotto – l’articolo 12 prevede la fattispecie, questo comma non fa che rafforzare il concetto».
Il capogruppo dei Cristiano Socialisti Popolari Pierfranco Zanchetta ha detto di condividere la proposta contenuta nel comma 9 dell’articolo 2. «La norma cerca di spiegare che, con l’attività dei piccoli operatori e con la loro conoscenza delle aree marine, si possono incrementare le attività complementari come la pesca turismo. Il comma 9 non va in contraddizione con altre norme ma implementa gli interventi».
Il consigliere dell’Uds Mario Floris ha rivolto un monito all’Aula sull’esigenza di fare chiarezza sulla tecnica legislativa. «Esistono diverse circolari della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica che invitano le assemblee legislative a non improvvisare ma a essere precise – ha spiegato Floris – nessuna norma può essere neutra, tutte devono fare riferimento ad altre norme. Noi approviamo articoli scritti da noi stessi che non rispettano la tecnica legislativa. E’ necessario specializzarsi, si facciano corsi specifici. Altrimenti si alza la mano senza capire».
Giuseppe Fasolino (Forza Italia) ha detto di comprendere le motivazioni che hanno indotto il collega Pizzuto a scrivere il contenuto del comma 9 dell’articolo 2 ma di non condividerne la soluzione indicata «I delfini distruggono le reti, il povero pescatore non lo si convince a modificare le sue attitudini. Servono un progetto serio e risorse adeguate per dare una mano alla piccola pesca che rappresenta una parte importante della nostra tradizione e una garanzia per far arrivare sui banchi dei mercati pesce sano e genuino».
Fabrizio Anedda, capogruppo del Misto, dopo aver ricordato una sua recente partecipazione a un convegno sulla pesca, ha giudicato “insufficienti” le proposte contenute nella norma in discussione per risolvere i problemi del comparto. «Non basta un comma o un semplice emendamento – ha detto Anedda – serve un progetto complessivo per tutti i danni causati al settore».
Per il capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni la vera questione è che «questa finanziaria non ha anima, carattere e indirizzo. E’ un affastellato di considerazioni personali. La finanziaria dovrebbe contenere norme armoniche, ci sono invece disposizioni che cozzano una contro l’altra. Non c’è un punto di arrivo e mi sembra che manchi anche un punto di partenza».
Il presidente della Commissione Bilancio Franco Sabatini ha precisato che la finanziaria stanzia 1,3 milioni di euro per i danni causati dai cormorani e 100mila euro per quelli provocati dai delfini. «Condivido l’obiettivo della proposta – ha detto Sabatini – il comparto della pesca è sottovalutato e spesso dimenticato. Nello scorso settennio quasi tutti i fondi della programmazione europea sono stati restituiti. Ogni assessorato ha cercato di liberarsi del problema, questo comparto meriterebbe invece l’istituzione di una direzione generale. Dalla pesca-turismo potrebbero arrivare molti posti di lavoro».
Secondo Mario Tendas (Pd), il comma 9 dell’articolo 2 affronta una parte limitata di un problema molto più complesso. «C’è la questione dei danni causati nelle lagune dai cormorani – ha ricordato Tendas – se si parla di fauna selvatica bisogna comprendere anche quelli causati da cinghiali, daini etc. Il problema sta crescendo in modo esponenziale. Nell’oristanese sono presenti circa 18mila cormorani, erano 13mila cinque anni fa. Tutto passa attraverso gli abbattimenti controllati ma serve approvare un piano faunistico regionale che ancora non abbiamo, altrimenti il problema non si risolve».
Il presidente Ganau ha quindi messo in votazione gli emendamenti 33, 431 e 492 che sono stati respinti con 30 voti contrari e 15 a favore.
Successivamente sono stati messi in votazione gli emendamenti soppressivi totale del del comma 10 n.34 (Pittalis e più), uguale al 432 (Truzzu) che il Consiglio ha approvato con 46 voti favorevoli, un contrario ed un astenuto. Di conseguenza viene abrogato il comma 10 dell’art.2 che prevedeva “nelle aree all’aperto”, modificando la legge regionale 22/84 sulla classificazione delle strutture ricettive, “la presenza di tende, caravan o altri manufatti in muratura e non, fino al 40% della superficie complessiva della struttura”.
Subito dopo l’Aula ha respinto a maggioranza una serie di emendamenti presentati dall’opposizione.
A seguire il presidente ha messo in votazione il testo dell’art. 3.
Intervenendo per dichiarazione di voto il consigliere Peppino Pinna (Udc) si è dichiarato «sorpreso e deluso dall’assessore Paci e dal presidente della commissione Sabatini per aver espresso parere contrario su un emendamento, da me presentato, che ristabiliva un equilibrio fra il comune di Barrali, che beneficia di un intervento per completare un’opera incompiuta, e quello di Ossi per 800.000 che si trova in condizioni analoghe; ritengo la decisione ingiusta, perché segue la logica di due pesi e due misure».
Il presidente ha ricordato che occorre prima mettere in votazione il testo dell’art.3, che l’Aula ha approvato con 31 voti favorevoli e 15 contrari.
Successivamente è stato messo in votazione l’emendamento n.498, oggetto dell’intervento del consigliere Peppino Pinna.
Sulla proposta l’assessore della Programmazione Raffaele Paci ha affermato che, dopo un ulteriore esame della proposta, la stessa sarà inserita nella programmazione territoriale dell’area vasta di Sassari, dove troverà adeguata copertura.
Il consigliere Pinna, dopo la dichiarazione dell’assessore Paci, ha annunciato il ritiro dell’emendamento.
Subito dopo il Consiglio ha approvato, con 29 voti favorevoli e 3 contrari, l’emendamento n.713 (Sabatini e più) che prevede l’utilizzo di spese ed economie di gestione per programmare interventi a sostegno dell’imprenditoria femminile.
Subito dopo è stato messo in votazione l’emendamento n.298
Il consigliere Paolo Truzzu (Misto-Fdi), primo firmatario, ha affermato che la proposta ha la finalità di «sollevare il livello di attenzione su quanto succede in Sardegna dopo il dibattito dei giorni scorsi su cui sono intervenuti fra gli altri il presidente della Fondazione Banco di Sardegna Antonello Cabras e l’economista Paolo Savona, per affermare che se si continua ad investire alcuni settori avviati su un binario morto solo per garantire l’esistente, resta al palo un modello di sviluppo alternativo». C’è invece un nuovo mondo, ha concluso Truzzu, «che ha capacità e competenza su cui la Regione non investe neanche un euro nonostante non sia una moda passeggera; sarebbe giusto dunque dare un segnale con un intervento di 3 milioni».
Al voto, l’emendamento è stato respinto.
Successivamente l’Aula ha esaminato l’emendamento n.299
Il consigliere Paolo Truzzu (Misto-Fdi), primo firmatario, ha ricordato che «si tratta di un altro emendamento importante, dopo il finanziamento di 150.000 euro per la filiera cerealicola, sarebbe necessario investire altri 150.000 euro a tutela dell’olio sardo dopo le note vicende del prodotto tunisino che potrebbe minacciare il nostro pur essendo di qualità inferiore e mescolato con additivi chimici; su questo sfidiamo la maggioranza».
Il consigliere Luigi Crisponi (Riformatori) ha concordato con Truzzu chiedendo l’attenzione del Consiglio, «con un intervento modesto ma significativo» e ricordando che il recente premio Ercole olivario cui hanno partecipato ben 250 produttori è stato vinto da azienda sarda di Oliena; a quella azienda come a tante altre della filiera dobbiamo mandare un segnale della Regione».
Il consigliere Fabrizio Anedda, rispondendo ai colleghi che hanno citato illustri economisti ha ricordato che «forse hanno dimenticato che non si va avanti senza un progetto industriale per l’agricoltura, perché nel passato le risorse per progetti e molte consulenze hanno consumato risorse preziose destinate alle imprese».
Il capogruppo di Forza Italia Pittalis ha auspicato che l’assessore assuma le opportune iniziative «a tutela dei produttori sardi dopo il voto di Soru che ha votato a favore dell’olio tunisino senza dazi, cosa che sta passando sotto silenzio; poi anche Pigliaru è andato in Tunisia ma il governo regionale è rimasto in silenzio, eppure gli operatori hanno bisogno di un segnale dalla Regione».
Ha assunto la presidenza dell’Assemblea il vice presidente Eugenio Lai.
L’assessore dell’Agricoltura Elisabetta Assessore Falchi, a nome della Giunta, ha assicurato che «il settore olivicolo viene considerato importante e strategico dalla Regione; a breve si apriranno i tavoli di filiera per mettere a punto politiche di settore inserite nel Piano di sviluppo rurale, sarà grande opportunità per rilanciare i nostri prodotti di qualità, dopo mancanza di scelte politiche incisive del passato». Quanto alla concessione delle terre ai giovani, per l’assessore «sono una opportunità importante perché, pur non prevedendo risorse, aprono spazi per il primo insediamento dei giovani in agricoltura, con procedure più semplici».
L’emendamento è stato poi respinto. Successivamente sono stati messi in votazione l’emendamento n.500 assieme all’emendamento collegato n.790.
Il Consiglio ha approvato l’emendamento principale n.500, presentato dalla Giunta regionale, che prevede l’assegnazione di 200.000 a favore delle camere di Commercio “per azione di animazione territoriale a favore del sistema delle imprese”. E’stato invece respinto l’emendamento collegato n. 790.
Posto in votazione non è stato approvato l’emendamento 791 all’emendamento 736 che è stato approvato con successiva votazione (29 sì, 19 no) e autorizza un contributo straordinario di 200mila euro a Laore.
Posto in votazione l’emendamento 265, il presentatore Alessandro Unali (SdL) ha accolto l’invito al ritiro soltanto dopo le rassicurazioni dell’assessore Paci circa l’impegno a favore della ricerca e dei centri di ricerca. Ma l’emendamento è stato posto in votazione e non approvato (20 sì e 26 no) dopo che era stato fatto proprio dal capogruppo del Psd’Az, Carta. Non approvato (28 no e 19 sì) l’emendamento n. 300 mentre è stato approvato con 40 a favore, 3 contrari e 4 astenuti, l’emendamento n. 796 che sostituisce totalmente l’aggiuntivo n. 243 e autorizza un contributo di un milione e mezzo di euro al dipartimento aerospaziale della Sardegna. Non approvati in sequenza: il 244 e il 245. Sull’emendamento 246 è intervenuto il consigliere Luigi Crisponi (Riformatori) che ha accusato la Giunta e la maggioranza di scarsa attenzione per il settore del piccolo commercio e dell’artigianato. A favore dell’emendamento sono intervenuti anche Marco Tedde (Fi) e il capogruppo dei Riformatori, Attilio Dedoni, mentre il capogruppo del Misto, Fabrizio Anedda, ha evidenziato che nella scorsa legislatura non si è registrato alcun intervento per il commercio e l’artigianato ma soltanto per la promozione turistica. Quindi hanno dichiarato voto a favore del 246 Giuseppe Fasolino (Fi) («emendamento importante perché riguarda i piccoli esercizi pubblici che hanno la possibilità di creare economia e ricchezza in Sardegna») e Paolo Truzzu (Misto-FdI): emendamento in linea con le nuove strategie dell’Ue non più rivolte a sostenere solo le grandi aziende. Dunque, è intervenuto l’assessore del Bilancio e della Programmazione per ribadire che “per la prima volta il commercio può avere accesso ai fondi europei e si è registrato un’enorme interesse delle associazioni dei commercianti per gli interventi a catalogo, a sportello a sostegno del settore”
L’Aula non ha approvato l’emendamento 246 ( 27 no e 16 sì), né il 247 (il consigliere Crisponi ha replciato ad Anedda in sede di dichiarazione di voto sulle mancate azioni a sostegno del piccolo commercio) e neppure il n. 248 (27 no e 17 sì).
Dopo non aver approvato il n. 501 (28 no e 16 sì) il Consiglio ha dato il via libera all’emendamento 502 (29 sì e 14 no) che su proposta della Giunta sulle operazioni finanziarie e creditizie riguardanti le imprese della cooperazione, ad eccezione delle coop agricole, della pesca e del credito. Il capogruppo dell’Udc, Gianluigi Rubiu, ha quindi comunicato il ritiro degli emendamenti a sua firma, n. 503, 504, 505, 506 e 507. Posto in votazione l’emendamento 653 non è stato approvato (28 no e 17 sì) mentre è stato approvato all’unanimità, con l’aggiunta della firma anche del consigliere Paolo Truzzu (Misto-Fdi), l’emendamento n. 654 in materia di finanziamento delle politiche di internazionalizzazione. Non approvato il 655 (26 no e 17 sì), né il n.792, aggiuntivo del 737. Il capogruppo dell’Udc, Rubiu, ha annunciato il ritiro dell’emendamento n. 575 e dopo le dichiarazioni di voto a favore dei consiglieri Gaetano Ledda (Misto-La base), Crisponi (Riformatori), Lotto (Pd) e Dedoni è stato approvato con 39 favorevoli e 5 astenuti, emendamento n.737 che autorizza la spesa di 200.000 euro a favore delle società di gestione degli ippodromi di Villacidro, Sassari e Chilivani.
Accolto l’invito al ritiro dal primo firmatario (Sabatini) dell’emendamento 714, il presidente di turno dell’Assemblea, Eugenio Lai, ha dichiarato conclusi i lavori della seduta pomeridiana ed ha convocato il Consiglio domani mattina, alle 10.00.
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Prosegue, in Consiglio regionale, il dibattito sulla Manovra Finanziaria 2016-2018. La seduta stamane si è aperta sotto la presidenza del presidente Gianfranco Ganau. Dopo le formalità di rito, il Consiglio ha iniziato l’esame dell’ordine del giorno con la discussione dell’art.1e degli emendamenti al Dl n. 297 (manovra finanziaria 2016-2018).
Il presidente della commissione e la Giunta hanno espresso il prescritto parere.
Sull’ordine dei lavori, il vice capogruppo di Forza Italia Alessandra Zedda ha richiamato l’attenzione del presidente sulla necessità di capire «come verranno discussi articoli e emendamenti perché mentre nel passato i consiglieri avevano sempre a disposizione tutti i documenti, anche per poter presentare emendamenti agli emendamenti, il lavoro di questa mattina in commissione è stato molto difficoltoso e a nostro avviso deve essere meglio disciplinato».
Il presidente ha risposto affermando che il problema è stato superato e, nel pomeriggio alle 15.00, la commissione potrà lavorare con tutti documenti a disposizione.
Intervenendo nel dibattito, il consigliere Ignazio Locci (Forza Italia) ha definito l’articolo 1 quello che «racchiude la sostanza della manovra e indicazione e cn riferimento alle tabelle che indicano le varie voci di spesa, rileviamo secondo noi che si è persa una buona occasione per fare interventi di profonda revisione su poste storicamente definite come obbligate che vanno invece rimesse in discussione, anche per dare alla politica uno strumento per incidere su processi che sembrano immodificabili». Alcuni emendamenti con parere positivo della commissione, inoltre, secondo Locci «sono una sorta di incoraggiamento ad azioni di polizia tributaria degli enti locali per il recupero di risorse provenienti dall’evasione però,senza specifiche norme di attuazione fra Stato e Regione il meccanismo non funzionerà anche se ispirato da un principio condivisibile».
Prendendo ancora la parola sull’ordine dei lavori il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha sollevato una questione pregiudiziale sostenendo che l’esame finanziaria non possa aver luogo senza la disponibilità di tutti gli emendamenti, pertanto è opportuno sospendere i lavori in attesa dei documenti o sottoporre la questione al voto dell’Aula.
Il presidente Ganau ha dichiarato che la presidente ha seguito una prassi costante e consolidata.
Il consigliere Pittalis ha chiesto una preventiva verifica del numero legale.
Il presidente Ganau non ha accolto la richiesta, perché ci si trova in presenza di un voto per alzata di mano.
Sottoposta al Consiglio, la proposta di rinvio formulata dal consigliere Pietro Pittalis è stata respinta ed è quindi ripreso il dibattito.
Il consigliere Paolo Truzzu (Misto-Fdi) ha ricordato che il riferimento alla programmazione unitaria comprendente i fondi europei è il principio ispiratore che ha guidato la Giunta nella predisposizione della finanziaria ma tale princpio, ha osservato, «viene vanificato dalla mancanza del rendiconto 2015 sulla spesa dei fondi comunitari e non credo che ci siano stati grandi progressi; anche questa è una occasione persa nonostante la Sardegna sia stata la prima Regione ad accettare il principio del pareggio di bilancio che però, nei fatti, ha portato meno entrate e il ricorso all’indebitamento». Non siamo profeti di sventure, ha concluso, «ma la nostra visione viene confermata dai media, dove si dice chiaramente che la crescita dell’occupazione è solo un fuoco di paglia e comunque è dovuta solo agli incentivi nazionali, finiti i quali è puntualmente arrivata la battuta d’ arresto».
Non essendoci altri iscritti a parlare, il presidente ha messo in votazione l’emendamento n. 5 che il Consiglio ha respinto.
Sull’ordine dei lavori, il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha rilanciato la questione del numero legale, che a suo avviso non c’era, osservando che è stato garantito solo dalla presenza del segretario di opposizione, costretto a restare in Aula con una decisione non prevista dal regolamento ed applicata per la prima volta in questa legislatura.
Il presidente ha ribadito la correttezza delle procedure seguite e ha messo in votazione l’emendamento n. 6 sul quale è effettivamente mancato il numero legale. La seduta è stata quindi sospesa per 30 minuti.
Alla ripresa dei lavori il presidente Ganau ha comunicato all’Aula l’errore nel conteggio del numero legale che ha determinato la sospensione dei lavori e annunciato la decisione di far ripetere la votazione sull’emendamento n. 6=775.
Il vicepresidente del gruppo PD, Roberto Deriu, ha chiesto chiarimenti sull’errore. «Quanto avvenuto è grave e irrituale – ha detto Deriu – vogliamo una spiegazione approfondita e convincente. Interrompere i lavori per una questione di calcoli errati lo consideriamo un fatto grave. Vorremmo capire come sia possibile che non si riesca a fare un calcolo esatto del numero legale. E’ una situazione intollerabile».
Il presidente Ganau ha spiegato che l’errore è imputabile al cattivo funzionamento del sistema di rilevamento. « Siamo legati a un software vetusto che induce a errori – ha detto il presidente del Consiglio – dalla prima stampata risultavano 26 votanti, mentre la seconda ne ha correttamente rilevato 27. E’ un problema di superamento del software che è stato già preso in considerazione. Spero che si arrivi in tempi rapidi a una soluzione che garantisca i lavori dell’Aula e scongiuri futuri problemi tecnici».
E’ quindi intervenuto il consigliere Piero Comandini che ha annunciato il suo voto contrario agli emendamenti soppressivi parziali n. 10 e n.775. «Questi emendamenti vanno bocciati perché chiedono di sopprimere la parte dell’articolo 1 che introduce la programmazione unitaria quale strumento strategico per la spendita delle risorse europee».
Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha difeso il contenuto degli emendamenti presentati dalla minoranza: «Hanno una valenza politica – ha affermato Pittalis – siamo tutti d’accordo che lo strumento della programmazione unitaria e finanziaria abbia una valenza strategica, manca però una valutazione puntuale sugli effetti prodotti. Tardiamo a capire cosa si sta producendo in termini di aumento di Pil, di occupazione. I dati forniti oggi da alcuni giornali smentiscono l’enfasi delle vostre valutazioni. Strumenti come il Job Act e il programma “Garanzia Giovani” determinano solo il protrarsi dei contratti ma lasciano invariata la situazione di precariato e instabilità del mondo del lavoro».
Alessandra Zedda (Forza Italia), dopo aver annunciato il voto favorevole agli emendamenti, ha contestato il metodo seguito dalla Giunta nella programmazione unitaria: «Abbiamo assistito ad un cambio di copertina sui progetti finanziati con risorse europee – ha detto Zedda – l’assessorato ha ereditato il lavoro fatto nella precedente legislatura come quello per il Parteolla. Si tratta di progetti già finiti. Si è cambiata la facciata ma i contenuti sono i medesimi. La differenza è che si sono accumulati due anni di ritardo, siamo nel 2016 e non abbiamo ancora iniziato la programmazione 2014-2020. E’ ora di smetterla di fare melina sul passato, bisogna partire al più presto con i nuovi progetti».
Per Ignazio Locci (Forza Italia) i commi 1 e 2 vanno aboliti perché contengono mere enunciazioni di principi. «Non abbiamo ancora notizie sull’avvio delle procedure per immettere le risorse previste dalla programmazione unitaria nel tessuto economico dalla Sardegna – ha rimarcato Locci – resta inoltre aperta la questione della semplificazione di cui non c’è traccia. Le aziende si aspettano risorse nelle varie strategie. Non possiamo accontentarci di un’enunciazione di principio e per questo abbiamo proposto l’abrogazione dell’articolo».
Secondo Stefano Tunis (Forza Italia) l’articolo 1 dovrebbe essere chiamato l’articolo della “complicazione unitaria”. «Millantate il tentativo di armonizzare tutto ma, coordinando-coordinando, sono trascorsi due anni e non avete speso un euro della programmazione 2014-2020 – ha detto Tunis -siete talmente indietro che dovreste tacere. Con quale faccia vi presenterete ai Comitati di Sorveglianza? I migliori risultati sono ascrivibili alla scorsa legislatura e su quei progetti vi siete appuntati una medaglietta. Imparate a fare le cose semplici, essenziali, quelle che vi possano garantire almeno la sufficienza».
Il presidente Ganau ha quindi messo in votazione gli emendamenti n. 6 e n. 775 che sono stati respinti dall’aula con 25 voti contrari e a 14 a favore.
Si è poi passati alla votazione degli emendamenti soppressivi parziali n. 7 (Pittalis e più) = al n. 776 (Truzzu) con i quali si chiedeva la cancellazione del comma 2 dell’articolo 1. Entrambi gli emendamenti sono stati respinti.
Il capogruppo di Forza Italia ha chiarito che l’assenza dal voto dell’opposizione era dovuta a ragioni politiche.
Si è quindi passati alla votazione degli emendamenti n. 8 (Pittalis e più) e n. 777 (Truzzu) che proponevano la soppressione del comma 3 dell’articolo 1. Le due proposte emendative sono state bocciate con 26 voti contrari e 13 favorevoli.
Sugli emendamenti n.9 (Pittalis e più) e n. 778(Truzzu), soppressivi del comma 4 dell’articolo 1, è intervenuto il consigliere Ignazio Locci (Forza Italia) che ha annunciato il suo voto a favore. «I principi di armonizzazione del bilancio introducono un nuovo sistema di contabilità che impone la spesa delle risorse per cassa e competenza – ha detto Locci – i programmi di spesa approvati dal Consiglio devono avere gambe, invece è capitato che le somme impegnate non siano state spese. E’ il caso dei contributi per la lotta al punteruolo rosso a vantaggio delle aziende florovivaistiche. Il programma di spesa non si è compiuto e le risorse si sono perse».
I due emendamenti, messi in votazione, sono stati respinti con 27 no e 14 sì. Si è quindi passati all’esame degli emendamenti n. 10 (Pittalis e più) e 779 (Truzzu) soppressivi del comma 5 dell’articolo 1.
Il consigliere Ignazio Locci (Forza Italia), dopo aver annunciato il suo voto favorevole, ha manifestato l’esigenza di aprire un ragionamento sul bilancio armonizzato. «Lo scorso anno si è assistito alla sperimentazione del nuovo sistema di contabilità che da quest’anno entrerà a regime – ha affermato Locci – siamo fortemente preoccupati rispetto alla coerenza tra gli atti approvati e la loro effettiva realizzazione. Non c’è corrispondenza tra indirizzo politico e azione di governo».
Secondo Oscar Cherchi (Forza Italia) gli emendamenti soppressivi hanno un importante valore politico. «Non servono solo a cancellare articoli e commi. In questo caso si propone di eliminare una parte della norma che prevede il recupero di somme già programmate in passato e lo si prevede per un triennio – ha rimarcato Cherchi – siete confusi e senza un’idea chiara di come deve essere organizzato il nuovo bilancio della Regione. Si torna al passato recuperando somme non spese».
Alessandra Zedda (Forza Italia) ha contestato il modus operandi della Giunta sulla programmazione delle risorse europee. «Avete voluto fare i primi della classe ma le risorse che pensavate di avere a disposizione o non sono arrivate o sono state ingessate – ha attaccato Zedda – le continue modifiche sul triennale di bilancio dimostrano che non riuscite a spendere i soldi per settori come l’agricoltura, il lavoro, il turismo e l’artigianato».
Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis (Forza Italia) ha chiesto spiegazioni su alcune incongruenze tra i testi presentati dalla Giunta e quelli licenziati dalla Commissione Bilancio: «Mi riesce difficile giustificare come nell’arco di una settimana- dieci giorni siano potute intervenire variazione per l’allegato n. 9/7. Leggo nel testo della Commissione la certificazione di un risultato di amministrazione di circa 336 milioni di euro in meno rispetto al testo della Giunta che quantificava il disavanzo in 159 milioni. Come mai questa evidente differenza? Ciò comporta anche una variazione nelle entrate di 200 milioni di euro e di 300 milioni per gli impegni. Come mai questa evidente discrasia tra testo del proponente e quello della Commissione?»
A Pietro Pittalis ha replicato l’assessore alla Programmazione Raffaele Paci: « Il testo della Giunta non è stato presentato una settimana prima della discussione in Commissione. E’ stato approvato a dicembre ed esaminato dopo due mesi e mezzo. Nel frattempo è stato approvato il preconsuntivo per specificare i risultati. Il testo licenziato dalla Commissione Bilancio contiene quei risultati che, presumibilmente, saranno ancora modificati dal conto consuntivo. Tutto in piena trasparenza».
Il presidente Ganau ha quindi messo in votazione gli emendamenti n. 10 e n. 779 che sono stati respinti con 29 no e 14 sì.
Non approvato (28 contrari e 15 favorevoli) neppure il soppressivo del comma 6 dell’articolo 1 (emendamento n. 11 uguale al n. 780) e neanche l’emendamento n. 12 uguale n. 781, soppressivo del comma 7 dell’articolo 1 (28 no e 15 sì). Annunciata la discussione dell’emendamento n. 13 uguale al n. 782 8soppressivo del comma 8 dell’articolo 1) sono intervenuti i consiglieri di Forza Italia, Alessandra Zedda, Ignazio Locci e Marco Tedde che hanno evidenziato come nel comma 8 si faccia riferimento alla legge regionale 23.12.2015 n. 34 (quella dell’aumento delle aliquote di Irpef e Irap) in termini che non escludono un possibile aumento delle tasse per il prossimo anno. Il capogruppo del Pd, Pietro Cocco, è intervenuto per dichiarare il voto contrario ed ha sottolineato come, se approvato, l’emendamento della proposto dalla minoranza, impedisca l’eliminazione degli aumenti Irap e Irpef. Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento di dichiarazione di voto del capogruppo di Sovranità, democrazia e lavoro, Roberto Desini, mentre il capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis, ha spiegato che l’emendamento soppressivo parziale è stato presentato dalla minoranza per dibattere il tema dell’aumento delle tasse “soltanto sospeso e non cancellato dalla maggioranza”. Il capogruppo del Psd’Az, Angelo Carta, ha dichiarato il voto favorevole: «Serve chiarezza e attendo la votazione dell’emendamento n. 4 che prevede l’abrogazione della legge 34 con la aule si è previsto l’incremento delle aliquote Irap e Irpef per dimostrare chi vuole aumentare le tasse e chi no». Il consigliere Luigi Lotto (Pd) ha dichiarato voto contrario e Paolo Truzzu (Misto Fd’I) ha insistito sulal opportunità di cancellare la legge che introduce l’aumento delle tasse. Oscar Cherchi (Fi) ha accusato la maggioranza di essere appiattita sui voleri dell’esecutivo ed ha invitato i colleghi del centrosinistra a sfiduciare l’assessore del Bilancio, Raffaele Paci, mentre Luigi Crisponi è ritornato sulla legge 34\2015: «Abrogate quella legge oppure vuol dire che continuate a pensare di poter mettere le mani nelle tasche dei sardi». Piero Comandini (Pd) ha dichiarato voto contrario ed ha polemizzato con il consigliere Oscar Cherchi («per “eleganza politica” eviterei giudizi negativi verso gli attuali assessori da parte di ex assessori che non hanno brillato nella passata legislatura»).
Concluse le dichiarazioni di voto l’emendamento n. 13 uguale al n. 782 non è stato approvato con 44 voti contrari su 44 votanti. Sull’emendamento n. 14 (soppressivo della lettera a) del comma 8 dell’articolo 1) sono intervenuti consiglieri di Forza Italia, Alessandra Zedda, Marco Tedde e Ignazio Locci ma la proposta di modifica avanzata dalla minoranza non è stata approvata con 42 voti contrari su 43 votanti.
Sull’emendamento n. 15 (soppressivo lettera b) comma 8 articolo 1) è intervenuto il consigliere Ignazio Locci (Fi) ma la proposta di modifica non è stata approvata con 41 contrari su 43 votanti.

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Questa mattina il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità il testo unificato sulla panificazione.
La seduta si è aperta sotto la presidenza del presidente Gianfranco Ganau. Dopo le formalità di rito, il Consiglio ha iniziato l’esame dell’ordine del giorno con il Testo unificato 93-290 (Disposizioni in materia di tutela della panificazione e delle tipologie da forno tipiche della Sardegna). Avviando la discussione generale, il presidente ha dato la parola al relatore di maggioranza del provvedimento, la consigliera del Pd Daniela Forma.
Nel suo intervento, (Pd) ha ricordato che il pane rappresenta «una componente per eccellenza della tradizione occidentale e contadina, un prodotto ricco di significati culturali e valoriali il cui ciclo produttivo è fortemente legato alla terra, mentre le diverse forme che lo contraddistinguono contribuiscono fortemente all’identità mediterranea e sarda in particolare». Ora le modalità di produzione sono cambiate, ha proseguito, «ed il consumatore ha a disposizione una scelta molto vasta, pur non avendo in realtà gli strumenti per riconoscere le diverse tipologie del prodotto, con particolare riferimento al pane fresco di giornata ed ai suoi contenuti nutrizionali». Si tratta inoltre, ha detto ancora la Forma, di un settore che in Sardegna presenta numeri importanti. oltre 1.000 piccole imprese, 4.000 addetti e 350 milioni di fatturato, più un indotto importante legato al sistema agricolo ed alla produzione di grano, un contesto che esalta la nostra ricchissima tradizione». La legge, ha precisato, «valorizza la panificazione quotidiana legata al prodotto fresco, tutela ed informa correttamente il consumatore, migliora la formazione dei panificatori, organizza meglio le imprese con un apposito contrassegno regionale, pone le basi di una vera e propria filiera». Una legge, ha concluso, «molto attesa dagli artigiani della panificazione che vanno ringraziati per il loro contributo propositivo, a testimonianza dell’interesse concreto di tutta la categoria».
Per la minoranza, il relatore Luigi Crisponi (Riformatori), ha premesso che, in molti casi, l’ordinamento regionale lascia vuoti normativi e «quello del pane è sotto questo profilo un esempio emblematico». La caratteristica migliore del testo, ha continuato, «è quello di rappresentare una disciplina organica della materia, tutelando le capacità degli operatori e dando al consumatore quella trasparenza che finora è mancata, senza dimenticare il dato positivo del recepimento dei suggerimenti della Confcommercio e dell’associazione di categoria, che hanno dato un contributo importante in tutte le fasi della legge, a cominciare dalla riconoscibilità del pane fresco, passaggio che consentirà di superare finalmente le mistificazioni che hanno finora contraddistinto il mercato di questo prodotto». Ora, al contrario, «i consumatori potranno conoscere modalità di preparazione e conservazione, avranno precise garanzie sulla sicurezza dei trattamenti e la qualità degli ingredienti utilizzati; sono le basi più solide per lo sviluppo e la modernizzazione per le imprese che potranno puntare con decisone su qualità ed aggiornamento professionale». Operatori del settore e Regione, ha poi auspicato, «sono chiamate ad un processo più ampio di valorizzazione di tutta la filiera sarda dall’agricoltura alla distribuzione, attraverso il registro regionale che garantisce la specialità delle nostre produzioni tipiche come il pane carasau con le protezioni doc e igp, un bel passo in avanti per la filiera sarda e per i consumatori». Dopo la finanziaria, ha concluso, «bisognerà però individuare anche specifiche risorse economiche per far crescere ulteriormente il progetto».
Il consigliere Gianmario Tendas (Pd) ha ringraziato in apertura i due consiglieri che hanno formulato la proposta e poi la commissione per il lavoro svolto, «che colma una grossa lacuna a livello normativo per la Sardegna che non disponeva di una norma specifica, a differenza di altre Regioni». I punti qualificanti della legge, ad avviso di Tendas, «sono la tutela del consumatore, il miglioramento della parte igienico-sanitaria, la formazione professionale molto utile per le nuove imprese, la costituzione di una filiera, cui sono molto attente le organizzazioni di categoria». Il settore, ha ricordato, «è stato colpito dalla crisi ed è emerso dalle audizioni in commissione che, a livello più generale, occorre portare avanti una riflessione profonda sulla produzione della materia prima come il frumento duro che in pochi anni è passata da 90.000 ettari ai 33.000 attuali; ciò significa che la materia prima della produzione non supera il 20% del totale, mentre il resto arriva da Canada o Ucraina, costituire una filiera vuol dire invece ricostituire un intero ciclo produttivo che parte dall’agricoltura».
Il consigliere Pietro Comandini (Pd) ha espresso convinta soddisfazione per la nuova legge che, ha affermato, «dà dignità ed importanza al settore agroalimentare, strategico per la Sardegna e per il nuovo modello di sviluppo che si vuole costruire, colmando oltretutto un vuoto in un comparto importante per l’economia regionale, come già emerso in sede di Expo e, con molte iniziative, a livello nazionale». Con questa Regione, ha aggiunto Comandini, «si difendono al meglio le nostre tradizioni identitarie ed i tratti distintivi di una economia come la nostra legata alle produzione di grande qualità, senza tralasciare la tutela dei consumatori, spesso ingannati da cuna comunicazione indistinta, e la costruzione di una filiera economico-produttiva che, anche attraverso marchi di qualità ed albi specializzati degli operatori, garantisce lo sviluppo della nostre migliori capacità artigiane».
Il consigliere del Pd, Luigi Lotto, ha ringraziato, in qualità dei presidente della V commissione, ha ringraziato il presidente e la conferenza dei capigruppo per aver favorito l’approdo in Aula della proposta di legge unificata, prima dell’avvio dell’esame della legge finanziaria ed ha sottolineato l’impegno e il buon lavoro svolto dai consiglieri primi firmatari, Daniela Forma (Pd) e Luigi Crisponi (Riformatori) e dall’intera commissione della Attività produttive. Ricordate le numerose audizioni svolte, Lotto ha quindi sinteticamente esposto gli obiettivi soddisfatti dal testo unificato, ad incominciare dalla difesa dei consumatori, dalla promozione delle attività di artigiani e agricoltori e dalla netta divisione di ciò che è pane fresco (prodotto giornalmente) da tutto ciò che invece non lo è.
Il presidente della commissione ha quindi evidenziato l’introduzione, all’articolo 6, un contrassegno regionale che può essere utilizzato solo da coloro che informano i consumatori sulle materia prime utilizzate, sui tipi di lievito, sulle tecniche produttive e il tipo di forno.
Il capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis, ha confermato il voto favorevole alla proposta di legge ed ha evidenziato come la sintesi sulle norme per la tutela dei pani tipici e dei panificatori veda come protagonisti due consiglieri regionali del nuorese, “dove cioè la tradizione della panificazione è una realtà di eccellenza che è stata esercitata sempre tenendo conto della tutela del consumatore e della sua soddisfazione”. L’esponente della minoranza ha espresso soddisfazione inoltre per le azioni di contrasto ai fenomeni dell’abusivismo ed ha dichiarato “pieno sostegno per una norma che colma un vuoto legislativo e ci dà occasione di valutare se siano necessari ulteriori sostegni”.
Il vice presidente della Giunta, Raffaele Paci, ha dichiarato pieno sostegno all’iniziativa legislativa e ed ha ringraziato presentatori e commissioni per il lavoro svolto. L’assessore ha quindi ribadito la strategicità degli interventi di filiera nell’agroalimentare ed ha ricordato che l’agroalimentare rientra nella cosiddetta “strategia di specializzazione intelligente” e che “può rappresentare uno dei punti di forza della Regione”.
Raffaele Paci ha ricordato inoltre il parere positivo espresso dalla commissione Bilancio per il piano di sostegno alle piccole imprese (interventi a partire da 15mila euro) con procedure “a sportello” e “a catalogo”. «Bene puntare fortemente sull’agroalimentare – ha concluso l’assessore – per rilanciare il settore e l’occupazione in Sardegna».
Il consigliere Gianfranco Congiu (Sovranità, democrazia e lavoro) ha dichiarato il voto favorevole del gruppo per il passaggio agli articoli ed ha ribadito pieno sostegno al testo unificato esitato dalla V commissione. L’esponente della maggioranza ha definito “un preciso messaggio politico” la decisione di discutere in Aula la legge per la tutela dei panificatori e la valorizzazione dei pani tipici, prima dell’esame della legge finanziaria: «Diciamo forte che è un atto di indirizzo forte per le politiche agricole». «La politica cerealicola – ha aggiunto Congiu – è un punto fondante del nostro futuro e la filiera della panificazione deve trovare una piattaforma politica anche nel piano di sviluppo rurale». Il consigliere di Sdl ha espresso rammarico per l’assenza dell’assessore dell’Agricoltura, Elisabetta Falchi.
Il consigliere dell’Upc, Antonio Gaia, ha annuncio il voto a favore suo e del gruppo “popolari e socialisti” ma ha auspicato l’introduzione di un marchio che sia garanzia di salvaguardia di usi, tradizioni e tecniche di lavorazione del pane per ogni singolo paese della Sardegna.
Il consigliere Marco Tedde (Fi), ha sottolineato le caratterizzazioni positive del pane e i “buoni obiettivi” della proposta di legge: «Tutela del consumatore da messaggi ingannevoli e tutela dell’attività dei panificatori molto spesso trascurati come categoria».
Ha quindi preso la parola il capogruppo di Sel Daniele Cocco che ha lodato il modus operandi della commissione “Attività Produttive”. «E’ una legge costruita con il contributo di tutti gli addetti ai lavori – ha detto Cocco – una volta tanto il legislatore fa leggi utili ascoltando i suggerimenti degli operatori. E’ un buon esempio da seguire, così si risponde ai bisogni della comunità». Il capogruppo di Sel ha poi ricordato i numeri del settore (4.000 addetti e circa 350 milioni di fatturato annuo) auspicando un ulteriore sviluppo nel futuro. «La legge – ha concluso Cocco – mette in sicurezza i lavoratori e pone le basi per il potenziamento del comparto».
Secondo Fabrizio Anedda, capogruppo del Misto, il riconoscimento dell’attività di filiera come strumento di sviluppo dell’economia dell’Isola è la parte più importante della legge. «E’ un modello per favorire l’esportazione dei nostri prodotti tipici – ha detto Anedda – un esempio è la produzione del grano “Capelli”: ci sono imprese che incentivano questa produzione, serve però un marchio per essere competitivi a livello nazionale».
Gigi Rubiu, capogruppo dell’Udc, dopo aver annunciato il voto favorevole al Testo Unificato, ha lodato il lavoro svolto in Commissione «E’ una legge scritta con la collaborazione dei panificatori e dell’intera filiera. Il pane non è solo l’alimento per eccellenza ma rappresenta anche le tradizioni, la cultura e la tipicità della Sardegna – ha detto Rubiu – la Commissione è riuscita a far emergere questo aspetto».
Il presidente Ganau ha quindi messo in votazione il passaggio agli articoli che è stato approvato dall’Aula.
L’Assemblea ha quindi approvato in rapida successione gli articoli 1 “Finalità”, 2 “Definizioni”, 3 “Esercizio dell’attività di panificazione”.
Si è quindi passati all’esame dell’articolo 4 “Responsabile dell’attività produttiva” per il quale è stato presentato un emendamento aggiuntivo, primo firmatario Luigi Crisponi (Riformatori), con il quale si propone l’introduzione in legge di periodici aggiornamenti formativi per i panificatori.
Il relatore di maggioranza Daniela Forma (Pd) ha chiesto il ritiro dell’emendamento. Richiesta respinta dal proponente Luigi Crisponi. «La Regione alcuni anni fa ha eliminato il tesserino sanitario e ha creato grandi problematiche – ha detto Crisponi – le Asl intervengono a sanzionare le imprese perché manca un aggiornamento professionale obbligatorio sulle questioni igienico-sanitarie. La materia è delicata. Chiediamo aggiornamenti formativi da frequentare periodicamente, le imprese potrebbero beneficiarne per affrontare le difficoltà quotidiane».
Mario Tendas (Pd) ha annunciato il voto contrario all’emendamento: «Gli aspetti legati all’attività formativa dipendono da norme nazionali – ha detto Tendas – la tessera sanitaria è stata eliminata con la legge 155 del ‘97 che recepiva i regolamenti comunitari in materia. L’obbligo formativo iniziale e gli aggiornamenti periodici sono già previsti dalla normativa nazionale ed europea. Introdurre una norma specifica non farebbe altro che appesantire la legge».
Daniela Forma (Pd) ha spiegato i motivi della sua contrarietà all’emendamento. «L’obbligo formativo è previsto per elevare la qualità di chi si inserisce nel settore. Detto questo, in tutti i settori artigiani è l’esperienza maturata negli anni che fa sì che la qualità e la professionalità del singolo panificatore venga riconosciuta – ha sottolineato Forma – per quanto riguarda gli aspetti igienico-sanitari gli aggiornamenti sono obbligatori per legge. Ritengo non opportuno inserire nel testo l’obbligo di frequentare aggiornamenti periodici perché già previsti dalla normativa nazionale».
Ha quindi preso la parola il presidente della Commissione “Attività Produttive” Luigi Lotto che, dopo aver affermato di comprendere le ragioni che hanno spinto il consigliere Crisponi a proporre l’emendamento, ha paventato il rischio che la proposta introduca forme di discriminazione tra diverse categorie. «Chi vuole far bene l’artigiano è giusto che si aggiorni – ha detto Lotto – non riteniamo però di obbligare per legge la gente ad essere brava».
Attilio Dedoni, capogruppo dei Riformatori, ha rimarcato l’esigenza di introdurre ulteriori garanzie in un settore delicato come quello della panificazione. «Perché non si vuole dire in legge che l’igiene e la sanità garantiscono il consumatore? Quanti panificatori partecipano oggi ai corsi? Se li lasciamo liberi la legge non ha ragion d’essere – ha detto Dedoni – la norma deve certificare la qualità, il rimando alla legge nazionale non risolve la questione. La regione Emilia Romagna ha reintrodotto l’obbligo dell’aggiornamento professionale».
Il capogruppo del Psd’Az Angelo Carta ha annunciato il suo voto contrario all’emendamento. «La legge prevede già pesanti sanzioni all’articolo 12. E’ giusto essere garantisti, il pane che arriva sulle nostre tavole deve essere di qualità – ha detto Carta – l’emendamento però è un appesantimento della legge».
L’assessore Paci, a nome della Giunta, ha espresso parere conforme a quello della Commissione.
Il presidente Ganau ha quindi messo in votazione l’articolo 4 che è stato approvato con 51 voti favorevoli e uno contrario mentre l’emendamento aggiuntivo è stato respinto con 32 no e 18 sì.
Dopo lo scrutinio il Consiglio ha approvato gli articoli 5 (Modalità di vendita) e 6 (Contrassegno regionale).
Sull’art. 7 (Registro regionale delle specialità da forno tipiche della Sardegna) il presidente della commissione Attività produttive Luigi Lotto (Pd) ha sottolineato che si tratta di «un passaggio meno eclatante ma fra i più importanti, perché da oltre 10 anni si cerca di individuare marchi di qualità per alcune tipologie di pane tradizionale e di invitare la categoria a fare sistema». Stiamo però rischiando, ha avvertito, «di perdere pani di qualità come il carasau che viene prodotto da anni fuori dalla Sardegna, occorre quindi che la Giunta metta in piedi al più presto un gruppo di lavoro per avere ad ottenere alcuni marchi di origine registrati; ne va della difesa della nostra tradizione artigianale, perché abbiamo un panificio in ogni comune della Sardegna ed il pane sardo deve essere di nostra proprietà esclusiva favorendo l’esportazione del prodotto nei mercati internazionali».
Il consigliere dei Riformatori Luigi Crisponi ha ricordato che quando parlava di vuoti normativi sarebbe stato il caso di aggiungere anche vuoti operativi. Il rischio paventato da Lotto esiste, ha affermato, «e senza tutela concreta di un brand peraltro riconosciuto ampiamente fuori dalla Sardegna il nostro prodotto è in pericolo, per cui dobbiamo usare questa leva economica ed è necessario uno sforzo importante della Giunta e degli assessorati interessati per bloccare la penetrazione sul mercato di prodotti che non solo sono diversi ma molto peggiori dei nostri».
Il capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni ha condiviso la proposta di Lotto e le osservazioni di Crisponi, ricordando che «la stessa pizza rischiava di non essere considerata più un prodotto nazionale e sarebbe grave ricadere nello stesso pericolo per la Sardegna se non si dovessero predisporre tutte le misure per difendere la qualità dei suoi prodotti». Dedoni ha poi lamentato l’assenza dell’assessore dell’Agricoltura «che invece è presente in occasioni pubbliche diverse dal Consiglio» ed aggiunto che «il richiamo rivolto alla Giunta dal presidente della commissione è emblematico dell’assenza dell’esecutivo da temi importanti per la Sardegna e la sua economia; è ora che ognuno si assuma le proprie responsabilità, anche controllando in maniera rigorosa, ad esempio, le merci in ingresso su porti ed aeroporti sardi, argomento su cui grava un eccessivo e grave silenzio».
Il capogruppo di Forza Italia Pittalis ha detto fra l’altro che «la presenza o l’assenza dell’assessore Falchi non cambia molto, ciò che pesa è piuttosto la sua assenza dai problemi dell’agricoltura come denunciano le associazioni di categoria». Condivido l’intervento del presidente della commissione Luigi Lotto, ha continuato, «e ritengo quanto mai necessario portare in commissione con urgenza il problema della tutela dell’olio sardo, perché sono preoccupato per la posizione scandalosa e vergognosa assunta dal segretario del Pd Renato Soru in sede di parlamento europeo, con cui si è aperto senza alcuna regola ad una invasione dell’olio tunisino senza controlli senza di origine e qualità; il settore dell’olio è ugualmente importante nel nostro comparto agro-alimentare e bisogna intervenire al più presto raccogliendo il grido di dolore che arriva dai produttori».
Il vice presidente della Regione Raffaele Paci ha ricordato «senza alcuna vena polemica» che la competenza relativa alla legge in esame è dell’assessore Francesco Morandi. «che si trova all’estero per seguire la promozione turistica, mentre l’assessore Falchi ha partecipato alla prima fase dei lavori ma poi si è dovuta assentare per alcuni appuntamenti istituzionali e si è scusata». Penso di rappresentare degnamente la Giunta, ha concluso, e di fronte ad un testo che unisce due proposte di legge «ribadisco il ringraziamento al Consiglio penso che le polemiche siano fuori luogo».
Dopo l’intervento dell’assessore Paci, il Consiglio ha approvato l’art 7 e, a seguire, anche gli articoli 8 (Norme contro l’abusivismo nel settore dell’attività di panificazione) e 9 (Direttiva regionale).
Sull’art.10 (Valorizzazione della filiera sarda), primo firmatario il consigliere dei Riformatori Luigi Crisponi, è stato presentato un emendamento aggiuntivo che impegna la Giunta, anche di concerto con le associazioni di categoria, a realizzare «adeguate iniziative dirette a promuovere l’informazione e la sensibilizzazione sul consumo consapevole del pane».
Sull’emendamento hanno espresso parere favorevole sia la Giunta che il relatore di maggioranza Forma.
Il presidente della commissione Luigi Lotto (Pd) ha ripreso alcune dichiarazione del consigliere Pittalis sulla tutela dell’olio sardo, «argomento non secondario sul quale però va ricordato che rispetto al pane, sull’olio abbiamo marchi doc come sui formaggi e sui vini». Noi, ha sostenuto, «dobbiamo valorizzare il nostro prodotto ed avere questa capacità e, nello specifico, dobbiamo dimostrare che il nostro olio è migliore di quello tunisino come peraltro riconosciuto dalla comunità scientifica; non mi preoccupo più di tanto che l’olio tunisino entri per due anni sui nostri mercati, mi preoccupo che non riusciamo a vendere il nostro a più di 5 euro, mentre ne meriterebbe 30 o 40, questo deve essere l’impegno di tutti, non chiudere la frontiere ma aprirle per vendere meglio le nostre produzioni».
Il consigliere dei Riformatori Luigi Crisponi ha ribadito l’importanza dell’argomento che a suo avviso «rappresenta il cuore del comparto agro-alimentare, proprio nel momento in cui stanno arrivano sulle nostre tavole lombrichi e vermi sulla tavole con il permesso dell’Unione europeo e viene consentito l’uso del latte in polvere per fare il formaggio; queste sono vere e proprie aberrazioni che vanno combattute». Con l’emendamento, ha chiarito, «si chiede proprio una campagna di consapevolezza per invitare il consumatore a preferire il pane buono, fresco e di qualità e di provvedere con fondi ordinari di bilancio, assieme ad associazioni di categoria, a realizzare iniziative indirizzate ad un consumo consapevole». Il pane carasau, ha concluso, «ha accompagnato la storia dei nostri genitori e deve essere riconosciuto patrimonio mondiale dall’Unesco, come orgoglio della nostra buona produzione; a questo deve lavorare la Regione».
Il vice capogruppo del Pd Roberto Deriu, ricordando di non essere tra i firmatari delle due proposte poi confluite nel testo unificato, ha definito gli argomenti «di enorme interesse» precisando tuttavia che, «se c’è grande consenso, meglio approvare subito la legge senza puntualizzazioni eccessive».
Il capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni ha osservato invece che «alcune puntualizzazioni sono necessarie per dire che non sono contro Soru per quel voto in sede di parlamento europeo, perché la Sardegna è in mezzo al Mediterraneo e la Tunisia vive un momento particolare, ho più paura di quello che non ha fatto Soru quando guidava la Regione, e di quello che non si è fatto neanche dopo per difendere la produzione agroalimentare sarda». Invece è importante qualificare sempre di più la nostra produzione, ha concluso, «facendo emergere la Sardegna da un profondo momento di crisi, ne parleremo da stasera discutendo la finanziaria».
Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha ribadito la sua convinzione relativa alla necessità di occuparsi della tutela dell’olio sardo. Il problema, ha dichiarato, «deve essere portato al più presto all’attenzione della commissione; non possiamo ignorare l’impatto di alcune direttive europee sulla nostra economia e serve una strategia da portare al tavolo nazionale ed europeo».
Non essendoci altri iscritti a parlare, il presidente ha messo in votazione l’art. 10 e l’emendamento proposto dal consigliere Crisponi, che il Consiglio ha approvato.
L’Aula ha quindi approvato con 51 voti a favore su 51 votanti l’articolo 11 (Vigilanza) e di seguito l’articolo 12 (Sanzioni) con 48 favorevoli su 48 votanti, poi l’articolo 13 (Disposizioni transitorie) con 50 a favore e un contrario e quindi l’articolo 14 che abroga 4 leggi in materia di pani tipici (52 a favore).
La consigliera Daniela Forma (Pd) ha proposto all’Aula un emendamento all’articolo 15 che aggiunge il 15 bis, stabilendo l’entrata in vigore della legge il giorno della pubblicazione sul Buras.
Il presidente ha proceduto con la votazione dell’articolo 15 (Norma finanziaria) che è stato approvato con 52 favorevoli su 52 votanti e dell’’emendamento aggiuntivo 15 bis, approvato con 53 voti favorevoli su 53 votanti.
Il testo finale della legge è stato quindi approvato all’unanimità con 52 voti a favore. Il presidente Ganau ha dunque dichiarato conclusi i lavori ed ha convocato il Consiglio per questo pomeriggio alle 16.00.
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Il presidente del Consiglio regionale, Gianfranco Ganau, ha incontrato oggi con i capigruppo, le organizzazioni sindacali ed una delegazione di lavoratori di Ottana Polimeri.
«Conosciamo il dramma dei lavoratori di Ottana e di tutto il Nuorese – ha detto Ganau -; non abbiamo mai sottovalutato la portata di una vertenza così complessa che ruota attorno al nodo dei rapporti fra Clivati e l’Eni e che riteniamo strategica per tutta la Sardegna», assicurando inoltre “il massimo impegno” del Consiglio per accompagnare e sostenere, con atti formali, i successivi passaggi regionali e nazionali della vertenza.
A nome della Cgil, Sergio Zara ha rivolto un appello alle Istituzioni per salvare ciò che resta del tessuto industriale della Sardegna centrale, «non con interventi di assistenza ma con il sostegno ad investimenti produttivi». Zara ha poi messo l’accento sulle principali questioni aperte: il progetto Clivati da 50 milioni di euro per acquisire l’impianto Versalis (Eni) di Sarroch per produrre bottiglie di plastica, quello da 7 milioni per il riciclo degli scarti di produzione ed infine quello riguardante la realizzazione di centri costieri di stoccaggio di Gnl (gas naturale liquefatto) nei porti sardi.
Sergio Zara ha concluso sollecitando un impegno concreto del Consiglio su questi temi finalizzato alla stipula di un accordo di programma fra Governo e Regione sulla reindustrializzazione della Sardegna centrale.
Dopo gli interventi dei rappresentanti della Cisl e della Uil, che hanno ribadito la estrema gravità della situazione occupazionale del Nuorese che anche dal punto di vista sociale è ormai prossima ad un punto di non ritorno, ha preso la parola l’assessore dell’Industria Maria Grazia Piras che ha fatto il punto sui passi in avanti compiuti dalla vertenza.
«La zona di Ottana – ha ricordato – è stata riconosciuta dalla Regione area di crisi ma, per impegnare concretamente il Governo centrale ad intervenire concretamente, serve uno specifico quadro normativo e giuridico le cui linee-guida saranno definite il prossimo 23 marzo in in vertice al ministero dello Sviluppo economico.»
«Per quanto riguarda la trattativa fra Clivati e Versalis per l’acquisizione dell’impianto di Sarroch il 3 marzo scorso l’Eni – ha proseguito l’assessore – ha manifestato la sua disponibilità a cedere lo stabilimento di Sarroch; spetta ora all’imprenditore formalizzare la proposta di acquisto». «La Regione e l’assessorato – ha detto ancora Maria Grazia Piras – seguono costantemente la vertenza, anche per ciò che concerne la questione energetica, con al centro il ripristino del regime di essenzialità oggetto di frequenti interlocuzioni con Terna, e la semplificazione delle procedure interne al sistema regionale per le autorizzazione legate a queste attività».
«Sui depositi costieri nelle zone portuali – ha concluso – ci sono passaggi amministrativi legati in parte alla Vas (Valutazione ambientale strategica) che sono fissati dalla legge ma possono in qualche caso essere abbreviati, fermo restando che i percorsi delle iniziative industriali hanno bisogno di un quadro normativo che per le infrastrutture destinate al Gnl ancora a livello nazionale non c’è ma il Governo ci sta lavorando con priorità.»
A nome dell’opposizione il capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis, ha chiesto con forza che il problema della Sardegna centrale «entri nell’agenda della Giunta regionale, al pari di altre vertenze come il Sulcis per la quale ci siamo impegnati da sempre e continueremo a farlo». «Chiediamo però la stessa attenzione – ha concluso – ed è necessario che la vertenza di Ottana arrivi al più presto sul tavolo del Ministero dello sviluppo economico».
Il capogruppo del Pd Pietro Cocco ha affermato che «non esistono vertenze di serie A ed altre di serie B; quello dell’energia è un problema che la Sardegna affronta con un ritardo storico e con la responsabilità di non aver saputo sfruttare le opportunità avute a disposizione, anche in termini di aiuti dello Stato». «Sosteniamo la soluzione dei depositi costieri in attesa del metano – ha concluso Cocco – e non abbiamo nessuna intenzione di “abbassare” la guardia sulla vertenza della Sardegna centrale, di cui a breve tornerà ad occuparsi il Consiglio regionale.»
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Il Consiglio regionale ha dato il via libera al terzo mese di esercizio provvisorio di bilancio. La seduta si è aperta sotto la presidenza del presidente Gianfranco Ganau. Dopo le formalità di rito e prima di iniziare l’esame dell’ordine del giorno, il presidente ha sospeso brevemente la seduta per convocare una riunione della conferenza dei capigruppo.
Alla ripresa dei lavori, il presidente ha comunicato che, a seguito della sentenza Corte d’Appello di Cagliari n. 43/2016 relativa al contenzioso Tatti-Marras, la Giunta per le elezioni ha riferito che, data la complessità della materia e la non univocità della normativa, appare opportuno non dichiarare l’immediata decadenza dell’on. Tatti dalla carica di consigliere regionale, attendendo l’esito del ricorso in Cassazione proposto dallo stesso Tatti. Il presidente Ganau ha infine precisato che l’eventuale voto contrario del Consiglio equivale ad attribuire esecutività immediata alla sentenza della Corte d’Appello.
Il capogruppo dell’Udc Gianluigi Rubiu ha presentato formale richiesta di procedere a scrutinio segreto.
Annamaria Busia, consigliere di Sdl-Centro democratico, ha ricordato in apertura la correttezza formale e sostanziale dell’operato della Giunta per le elezioni osservando però che «il problema pone la politica di fronte alla necessità di riacquistare il ruolo anche la politica deve avere in tali circostanze, per cui è auspicabile un voto libero senza la paura della spada di Damocle della magistratura e di alcune voci provenienti dall’esterno». «La materia è complessa – ha proseguito la Busia – è la stessa legge non chiara sul punto dell’esecutività della sentenze di corte d’appello a differenza delle sentenze di primo grado, ragione di più per esprimere un voto non condizionato da timori su possibili conseguenze ed una decisione che consideri anche quello che è giusto dal punto di vista politico».
Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha chiesto una breve sospensione della seduta.
Il presidente Ganau ha accolto la richiesta, rinviando però la sospensione al termine del dibattito.
Il vice capogruppo di Forza Italia Marco Tedde ha definito «condivisibili». le argomentazioni della consigliera Busia, ma ha sottolineato la necessità di ulteriori ragguagli tecnici a cominciare dal parere tecnico giuridico del segretario generale.
Il presidente Ganau ha ricordato che i pareri richiesti sono inseriti, come allegati, nella delibera della Giunta per le elezioni. Subito dopo, non essendoci iscritti a parlare, ha sospeso la seduta.
Alla ripresa dei lavori e prima di procedere alla votazione, il presidente ha ricordato le modalità dello scrutinio a voto segreto: votare Sì tasto col tasto verde significa confermare la delibera della Giunta per elezioni, votare No col tasto rosso comporta la decadenza immediata del consigliere Tatti.
Successivamente il Consiglio ha approvato la delibera della Giunta per le elezioni con 35 voti favorevoli e 18 contrari.
Subito dopo, l’Assemblea ha esaminato il secondo punto all’ordine del giorno, il disegno di legge n. 308/A – Proroga all’autorizzazione dell’esercizio provvisorio della Regione per l’anno 2016.
Illustrando il parere della Giunta l’assessore della Programmazione Raffaele Paci ha comunicato la presentazione di un emendamento, di natura squisitamente tecnica, che modifica alcune parti del testo del Dl con cui è stato approvato il primo provvedimento di esercizio provvisorio. Questa modifica, ha concluso Paci, si è resa necessaria dopo una nota formale del ministero dell’Economia pervenuta ieri.
Dopo l’intervento dell’assessore il Consiglio ha approvato il passaggio agli articoli ed avviato l’esame dell’art. 1 con l’emendamento proposto dall’assessore.
Il vice capogruppo di Forza Italia Alessandra Zedda ha sottolineato «l’atteggiamento saggio della minoranza» ricordando inoltre che il Governo centrale «ha sempre piena responsabilità politica anche degli atti che provengono da organismi sottoposti al suo controllo; ciò significa in concreto che non si può essere disponibili a prescindere nei confronti di chi lavora con i cavilli, come Consiglio abbiamo il dovere di fare gli interessi a cominciare dalla prossima legge finanziaria».
Non essendoci altri iscritti a parlare il presidente ha messo in votazione l’art.1 e l’emendamento presentato dall’assessore Paci che sono stati approvati con 34 voti a favore e 17 contrari. A seguire, via libera dell’Aula anche per l’art. 2 (31 favorevoli, 19 contrari e 4 astenuti) e per il testo finale della legge (31 favorevoli, 18 contrari e 5 astenuti).
Il consigliere questore, Piermario Manca (Sovranità, democrazia e lavoro) ha quindi illustrato sinteticamente la proposta di proroga dell’esercizio provvisorio del bilancio interno del Consiglio regionale: «E’ un atto dovuto e con la proroga dell’esercizio provvisorio della Regione ne consegue la richiesta di proroga anche per il Consiglio regionale fino al 31 marzo 2016».
Il presidente ha quindi posto in votazione la proroga dell’esercizio provvisorio del bilancio interno del Consiglio regionale che è stata approvata con 43 voti a favore e 9 astenuti.
Il presidente Ganau, infine, ha dichiarato conclusi i lavori dell’Aula: il Consiglio sarà convocato al domicilio.
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Impegno comune delle donne presenti in Consiglio regionale per una legge elettorale “sarda” autenticamente paritaria.
«Oggi siamo tutti coinvolti, maggioranza ed opposizione e commissione pari opportunità, per ribadire l’impegno per una legge elettorale che garantisca alle donne una adeguata presenza politica nelle istituzioni regionali.»
Lo ha affermato il vice capogruppo di Forza Italia Alessandra Zedda che, assieme alle colleghe Annamaria Busia (Sdl), Daniela Forma e Rossella Pinna (Pd) che, a pochi giorni di distanza dall’approvazione da parte del Parlamento delle norme sulla parità di genere, ha auspicato una nuova legge elettorale ancora più avanzata per la Sardegna, sul modello di quella della Campania. «C’è ancora molto da fare per allargare la presenza femminile nella politica – ha concluso Alessandra Zedda – e crediamo che questo debba essere un grande obiettivo di tutta la società sarda che, grazie alle donne, può crescere ancora e soprattutto meglio in termini di partecipazione alla vita pubblica».
A giudizio di Annamaria Busia, di Sdl, non bisogna dimenticare che proprio la legge della Campania, «fu in una prima fase impugnata dal Governo e poi oggetto di una sentenza della Corte costituzionale in cui venne riconosciuta la necessità di rimuovere con adeguati strumenti legislativi, la discriminazione contro le donne; apprezzamento, quindi per la legge nazionale, e ancora di più per la proposta del collega Sabatini che colloca la materia elettorale nello spazio più alto del nostro ordinamento, quello delle statutaria che è una legge di principi».
Daniela Forma, del Pd, si è soffermata invece in primo luogo sulla bassa percentuale di donne elette nelle diverse assemblee della Sardegna, «segno di un percorso ancora per molti aspetti complicato, che necessità di una pluralità di interventi», sottolineando poi che la proposta di legge regionale sarda «tende al raggiungimento del principio pieno di parità, con una presenza nelle liste di uomini e donne nella stessa misura del 50%».
Secondo Rossella Pinna, sempre del Pd, «il problema non è quello della cosiddette quote rosa alle quali personalmente sono sempre stata contraria ma, piuttosto, quello di mettere in campo azioni forti ed incisive per una vera parità; tutti gli indicatori ci dicono che le donne hanno fatto molta strada, ad esempio, nel settore dell’istruzione, ma non nell’economia e, appunto, nella politica».
La presidente della commissione pari opportunità, Barbara Congiu, ha poi ricordato la il voto segreto della precedente legislatura che affossò la norma sulla parità di genere, auspicando che «da oggi parta un count down fino all’approvazione di una nuova legge che finalmente riconosca il principio della parità».
A proposito di voto segreto, il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis, presente all’incontro assieme al consigliere del Pd Franco Sabatini ed al capogruppo di Sel Daniele Cocco, ha annunciato formalmente che il suo gruppo non lo chiederà.
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Il Consiglio regionale ha approvato la proposta di regolamento n. 4 (Cocco Pietro e più) “Modifiche al regolamento di attuazione della legge regionale 23 dicembre 2005, n. 23 (Sistema integrato dei servizi alla persona). Trasformazione delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, approvato con decreto del Presidente della Regione n. 3 del 2008”.
La seduta si è aperta sotto la presidenza del presidente Gianfranco Ganau. Dopo le formalità di rito il Consiglio ha iniziato l’esame dell’ordine del giorno con la proposta di modifica, sottoscritta da tutti i capigruppo, del regolamento di attuazione della legge regionale 23/2005 (Sistema integrato dei servizi alla persona). La proposta, a seguito dell’approvazione della legge regionale 32/2015 (Disposizioni in materia di sanità pubblica. Prime misure per la copertura delle perdite pregresse), prevede che “le funzioni, il patrimonio ed il personale delle Ipab che svolgevano prevalentemente servizi socio-sanitari siano trasferite alle Asl competenti per territorio, scorporandone l’attività sociale che, con relative funzioni e personale, sarà invece ricollocata presso i Comuni”.
Il capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni, intervenendo sull’ordine dei lavori, ha protestato perché la terza commissione ha lavorato senza i consiglieri di minoranza e la seduta, a suo giudizio, non è valida anche perché si è svolta in un orario che si è sovrapposto a quello del Consiglio.
Il presidente Ganau ha ricordato che il lavoro della commissione (l’unica ad aver lavorato per poter avviare il percorso della finanziaria) si è limitato all’esame delle cosiddette “norme intruse” ed ha chiarito che si è trattato di un equivoco.
Il consigliere Alberto Randazzo di Forza Italia ha osservato che a suo avviso manca il numero legale.
Il presidente ha riposto che i lavori possono proseguire.
Aprendo la discussione sul provvedimento all’esame del Consiglio, il consigliere Luigi Lotto (Pd) ha ripercorso il contenuto delle questioni all’attenzione dell’Aula, cioè «la completa attuazione della legge dopo l’approvazione della legge 32/2015 e la considerazione della situazione di difficoltà in cui versano i lavoratori delle strutture; per risolvere questa complessa vicenda maggioranza ed opposizione hanno formulato due proposte sostanzialmente identiche e quindi è opportuno oggi arrivare ad una soluzione definitiva con la condivisione di tutti i capigruppo, perché altrimenti i tempi si allungherebbero a dopo la finanziaria».
Il consigliere Marco Tedde di Forza Italia ha confessato di aver temuto a lungo «per le sorti di questo regolamento ed anche ieri quando è mancato il numero legale; il consigliere Lotto ha ragione, bisogna evitare un inutile allungamento dei tempi e dare attuazione alla legge 32 votata dal Consiglio, che va a sanare una situazione incancrenita, con 200 lavoratori (oltre l’indotto) che attendono risposte ed hanno 6 mensilità arretrate». La fondazione San Giovanni Battista deve assolutamente essere salvata e non ci sono alternative, ha concluso Tedde, «ed il regolamento ha lo scopo di prevenire ed evitare ulteriori battute d’arresto».
Il consigliere Luigi Ruggeri (Pd) ha affermato, a differenza di Tedde, «che è utile riflettere sulle scelte che si fanno tenendo presente l’interesse dei lavoratori ma anche il pubblico interesse». La natura di questa Ipab, ha ricordato, «è sempre stata ibrida ed ora non può continuare a svolgere servizi perché la sua condizione patrimoniale non lo consente, è impraticabile sciogliere una Ipab trasferendo beni e personale su un comune unico e quindi non resta che ricollocare le sue attività nell’ambito della Asl del territorio; prediamo atto del fatto che regolamentiamo meglio questo contesto e chiediamo all’assessorato di gestire queste attività in modo che non si producano difficoltà simili a quelle del passato».
Il consigliere Salvatore Demontis, dopo aver ribadito la sua convinzione che «la pubblica amministrazione non deve essere un polmone occupazionale» ha assicurato che non è questo il caso, perché la legge obbliga a sottoporre tutte le Ipab ad un processo di trasformazione. Alcune soluzioni prospettate non erano sostenibili, ha continuato Demontis, «a cominciare dalla trasformazione in Asp perché sarebbe stato necessario istituire nuove specialità, incrementare il personale ed adeguare le strutture; non resta dunque che l’estinzione e le modifiche apportate al regolamento intervengono proprio su questo, trasferendo funzioni e personale alla Asl». Infine, ha concluso Demontis, «va ringraziato l’assessorato ha trovato una buona soluzione nel senso che si utilizzano fondi nazionali per la soppressione dell’Ibap per circa 3 milioni annui, andando a costituire una disponibilità complessiva di 16 milioni di euro».
L’assessore delle Sanità Luigi Arru, a nome della Giunta, ha ricordato la complessità della vicenda del San Giovanni Battista di Ploaghe, dove la stessa analisi del commissario ha evidenziato la presenza sia di criticità che prospettive all’interno dello sviluppo delle cosiddette “cure intermedie”. La riforma, ha sostenuto, «dovrebbe trovare nuovo impulso anche in questa modifica del regolamento, che consente la collocazione del personale presso la Asl e non presso il comune, in considerazione sia della natura delle prestazioni sono socio sanitari che della presenza di pazienti dell’ex ospedale psichiatrico». L’assessorato, ha aggiunto Arru, «ha fatto una valutazione attenta del piano industriale che dovrà inserirsi nelle attività della Asl e nell’ottica del nuovo modello gestionale previsto dalla riforma, con attenzione ai costi ed allo sviluppo delle cure intermedie, ancora in oggi accentrate in modo del tutto improprio sulla rete ospedaliera».
Il capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni ha chiesto il voto segreto sul passaggio ad articoli, che il Consiglio ha comunque approvato con 31 voti favorevoli e 10 contrari. Subito dopo l’Aula ha approvato anche i 3 articoli del provvedimento.
Prima del voto finale, intervenendo per dichiarazione di voto, il consigliere di Forza Italia Marco Tedde ha espresso parere favorevole, sottolineando la positiva conclusione «di un lavoro iniziato ad avvio legislatura mettendo in campo tutti gli strumenti necessari e dialogando costruttivamente con i colleghi della maggioranza; ora siamo arrivati all’obiettivo superando la situazione insostenibile di 200 dipendenti da 6 mesi senza stipendio».
Voto favorevole anche da parte dell’Udc che, con Peppino Pinna, ha ricordato che «finalmente si mette fine all’annoso problema del S. Giovanni Battista e soprattutto alla difficilissima situazione dei lavoratori e dei creditori».
Per il gruppo di Sdl Anna Maria Busia si è espressa invece in modo contrario. E’un pasticcio legislativo, ha detto, «aggravato dal fatto che non si capiscono cifre e dati finanziari di questa operazione sbagliata, né si conosce quanto del nuovo gettito fiscale andrà a finire al San Giovanni Battista e non ad altri lavoratori della Sardegna». Bisognava rispettare il percorso previsto per la trasformazione dell’Ipab in Asp, ha detto, «ed inserire il nuovo soggetto nel quadro della riprogrammazione dell’assistenza sanitaria, invece si è voluto procedere in maniera nefasta, contro tutte le disposizioni normative in materia, ribadisco il mio “no” ad una decisione scellerata che aumenta la spesa sanitaria, dopo aver aumentato le entrate attraverso le tasse».
Per il Pd Salvatore Demontis, favorevole, ha ribadito che «l’assessore ha individuato una soluzione corretta e sostenibile, il ricorso a finanziamenti nazionali per la soppressione dell’Ipab è l’unica strada percorribile, oltre che inattaccabile da ogni punto di vista».
Il consigliere di Forza Italia Antonello Peru, favorevole, ha messo l’accento sul fatto che «si chiude un percorso iniziato da tempo con lavoratori, sindacati e politica, un percorso che dimostra che quando c’è unità le soluzioni si trovano e a questa soluzione hanno creduto assessore, maggioranza ed opposizione, per salvare una struttura che fornisce 400 prestazioni giornaliere ad alta professionalità in un territorio sofferente». Chiediamo ancora all’assessore, ha concluso Peru, «un ulteriore sforzo per assicurare ai lavoratori che da sei mesi non percepiscono stipendio il pagamento delle spettanze maturate».
A nome del Pd la consigliera Rossella Pinna ha annunciato un voto favorevole sofferto ma ponderato «che chiude una vicenda complessa durata oltre 10 anni con un provvedimento cui hanno lavorato con determinazione Giunta e Consiglio». E’vero che la struttura, ha affermato, «si doveva mettere in sicurezza molto tempo fa ma non c’erano soluzioni percorribili, così come non ce ne sono state per quella di “Guspini per la vita”, chiusa nell’indifferenza generale nella precedente legislatura, determinando una sofferenza notevole per il territorio; ora voto a favore perché certe sciagure non si ripetano, ricordando però che ora mettere mano alla riapertura del centro riabilitazione di Guspini».
Il consigliere di Cps Antonio Gaia ha annunciato invece la sua astensione, pur ringraziando l’assessore per l’impegno profuso e condividendo i problemi dei dipendenti della struttura. Però, ha osservato, «i problemi vanno risolti secondo la legge e non contro, con questo provvedimento stiamo decretando il passaggio di aliquote consistenti di personale alla pubblica amministrazione senza concorso, creando fra l’altro un precedente gravissimo condivisibile sul piano politico ma sbagliato sul piano legislativo».
Il capogruppo di Sdl Roberto Desini ha annunciato il voto contrario del gruppo, «non sul merito del provvedimento perché riaffermiamo la solidarietà ai lavoratori del S. Giovanni Battista ed altri nella medesima situazione, ma per l’iter compiuto che secondo noi non è completo e corretto; non conosciamo i numeri di questa operazione di accorpamento e non sappiamo nulla del piano industriale e per questo avevamo chiesto altri approfondimenti». Ora ci chiediamo e chiediamo ai sardi, ha continuato Desini, «se dopo aumento della tasse queste risorse incideranno sui risparmi della spesa sanitaria e se è giusto trasferire i lavoratori, senza concorso, da un istituto privato alla pubblica amministrazione;voteremo contro perché vogliamo tutelare gli interessi generali della collettività e non provocare un precedente che provocherà altri problemi nel futuro».
Il consigliere del Pd Luigi Lotto, favorevole, ha ringraziato i colleghi della maggioranza e dell’opposizione per aver deciso di metterci la faccia e portare in porto questo provvedimento ed ha poi esteso il ringraziamento anche alla Giunta all’assessore ed agli uffici che hanno costruito il percorso. Stiamo chiudendo l’ultima Ipab della Sardegna, ha osservato, «dopo le altre che avevamo sistemato proprio con la legge regionale 23/2005 e siamo andati più volte a Ploaghe a dare solidarietà ai lavoratori dicendo che bisognava andare oltre; oggi dobbiamo fare una scelta consapevole, coerente con le norme dello Stato e della Regione».
Il capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni, contrario, ha parlato di un «papocchio realizzato, non per la condizione dei lavoratori ma perché non si tratta di una risposta seria, dato che quattro anni fa la struttura ha ricevuto ben 25 milioni ma nessuno ci ha detto come sono stati spesi, ed ora arriva anche il passaggio del personale alla Asl». Le fughe in avanti, ha protestato Dedoni, «non agevolano la soluzione dei problemi e ricordo ai consiglieri regionali che se non c’è voto contrario si paga anche il solido perchè l’astensione non basta; abbiamo fatto una cosa non chiara senza prospettive di sviluppo e crescita ed una operazione di politica clientelare, andando anche a danno di privati che non hanno mai vissuto alle spalle della Regione».
Il capogruppo del Misto, Fabrizio Anedda (Prc) ha fatto un parallelismo tra la situazione discussa ieri in Consiglio, vertenza Alcoa, e il caso del San Giovanni Battista di Ploaghe. L’esponente della maggioranza ha preannunciato voto favorevole sul provvedimento: «Per dare fiducia all’assessore della Sanità sull’efficacia del nuovo piano industriale della Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe».
Il capogruppo di Daniele Cocco (Sel) ha annunciato voto a favore ed ha ricordato al drammatica situazione degli operatori e delle loro famiglie, nonché l’assenza di certezze nel percepire le retribuzioni. «Davanti a questi lavoratori – ha concluso l’esponente della maggioranza – abbiamo assunto impegni che oggi onoriamo dando una soluzione definitiva a un problema decennale».
Il capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis, ha ricordato che il regolamento in via di approvazione è frutto di una sintesi tra due proposte, una della maggioranza e una della opposizione, è dà soluzione ad una situazione non più sostenibile per i lavoratori del San Giovanni Battista. L’esponente della minoranza ha inoltre spiegato che i 25 milioni di euro stanziati dalla precedente Giunta, sono serviti per risanare il debito contributivo della fondazione e non potevano dunque risolvere i problemi di funzionamento e gestione della struttura di Ploaghe. «Votiamo a favore – ha concluso Pittalis – perché oggi gi si dà un assetto definitivo al San Giovanni Battista e lo facciamo convintamente perché ricociamo alla struttura importanza e ruolo strategico».
Posto in votazione il testo finale del regolamento è stato approvato con 34 sì 10 no e 3 astenuti.