5 December, 2021
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Entra nel vivo l’undicesima edizione di Mamma Blues, il “festival nel festival” di Dromos, costola della più ampia rassegna itinerante organizzata dall’omonima associazione culturale che si muove tra Oristano e altri undici comuni della sua provincia. Protagonista assoluta sul palcoscenico dell’Arena Mamma Blues nel piccolo borgo di Nureci sarà la cantante norvegese Kristin Asbjørnsen (biglietto a 10 euro più prevendita). Ad aprire la serata, alle 22.00, e più tardi nuovamente in scena nello spazio dopofestival, il duo sulcitano Don Leone, reduce dal successo in terra ungherese, dove ha preso parte all’importante Sziget Festival.

Kristin Asbjørnsen è una delle espressioni di spicco della scena musicale norvegese. Nel corso degli ultimi dieci anni ha raggiunto un crescente successo internazionale tra il pubblico e la critica per la sua personale cifra stilistica, vincendo diversi premi in patria e all’estero (come il Mondomix Babel Med in Francia nel 2009). Nativa di Lillehammer, Kristin Asbjørnsen ha conseguito il diploma al Conservatorio di Musica di Trondheim e successivamente ha perfezionato il suo percorso all’Accademia Musicale Norvegese e all’Università di Oslo. Il suo personalissimo stile affonda le radici nella tradizione cantautorale norvegese, includendo elementi della musica africana, dello spiritual e del jazz. Pubblicato nel 2006, “A Spiritual Songbook” – disco di platino e una nomination per gli Spellemannprisen (Norwegian Music Awards) – è stato il suo primo album da solista, basato su spiritual afro-americani e sulle influenze ereditate dalla cantante Ruth Reese, sua ex insegnante di canto. Domani sera (martedì 14) a Nureci, la cantante e chitarrista norvegese, accompagnata da Olav Torget alle chitarre e Suntou Susso alla kora e al canto, presenta l’album “Traces Of You”, uscito tra febbraio e marzo di quest’anno. Una realizzazione dove risuonano tracce di musica dell’Africa occidentale, ninnananne e jazz contemporaneo del Nord Europa.

Ma il compito di aprire la serata, alle 22.00 sul palco dell’Arena Mamma Blues, spetta al duo Don Leone, formazione composta dai musicisti sulcitani Donato Cherchi (voce) e Matteo Leone (chitarra, batteria), che da due anni hanno unito le forze e le proprie esperienze personali, mettendo nel calderone spiritual rivisitati e stravolti, pezzi originali, ma anche cover importate da altri generi: un progetto di musica blues, cruda, elettrica e rauca che in breve tempo ha conquistato premi e riconoscimenti internazionali (sono i vincitori dell’Italian Blues Challenge 2017 e rappresentanti dell’Italia agli scorsi European Blues Challenge in Norvegia e all’International Blues Challenge di Memphis). Leone e Cherchi vantano al loro attivo il fortunato EP d’esordio “Welcome to the south-west”: un titolo che fa chiaro riferimento al loro Sulcis, territorio assetato e per larghi tratti incontaminato, con le sue aride strade di campagna sulle quali si muove l’idea dei due musicisti, strade piene di incroci, come quelle paludose della storia del blues. Dopo il concerto di Kristin Asbjørnsen il duo sarà di nuovo protagonista (alle 24.00) nei Giardini del Sottomonte per il consueto appuntamento dopo festival.

La notte di Ferragosto riflettori puntati, infine, alle 23.00, su la formazione di Seun Kuti & Egypt 80. Il trentaquattrenne musicista e cantante nigeriano, figlio più giovane della leggenda dell’afrobeat Fela Kuti, arriva al Mamma Blues con il suo nuovo album “Black Times”, il quarto registrato in studio con la straordinaria orchestra creata dal padre (l’epica Africa 70), ribattezzata Egypt 80 per riflettere le origini dell’Africa nera dall’antica civiltà faraonica. A fare da cornice al concerto principale, ci sarà in questa occasione la formazione dei South Sardinian Scum.

Altri appuntamenti scandiscono il trittico di giornate del festival Mamma Blues. Alle 18.00 i maestri della Music Accademy di Isili impartiscono le prime lezioni di musica (batteria, chitarra, armonica, tastiere) ai più piccoli nel laboratorio “Primi passi verso il Blues” (ingresso libero). Nei locali del Museo del Fossile è invece allestito il Blues Museum, dove si può visitare una piccola raccolta di materiale che ricorda la storia del Mamma Blues e del genere di matrice afroamericana. Il biglietto per il concerti di di Kristin Asbjørnsen costa 10 euro; 15 euro il biglietto per Seun Kuti & Egypt 80 (15 agosto). Costa 25 euro, invece, l’abbonamento per le tre serate di Mamma Blues. A tutti i prezzi vanno aggiunti i diritti di prevendita. Ingresso libero e gratuito a tutti gli appuntamenti dopo festival.

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Doppio appuntamento nella domenica di Dromos, il festival organizzato dall’omonima associazione culturale che si muove fino al prossimo mercoledì (15 agosto) tra Oristano e altri suoi undici comuni. Domani (domenica 12 agosto) alle 21.30 a San Vero Milis (ingresso libero) andrà in scena l’ultima proiezione della rassegna cinematografica “Gli anni ‘68” a cura dell’Associazione Lampalughis. A Nureci, invece, alle 22.00, “preludio” a Mamma Blues, il “festival nel festival”, quest’anno alla decima edizione, con il progetto “Upside down Woodstock”.

Il primo appuntamento della giornata, dunque, vedrà accendere i proiettori alle 21.30 nel Giardino del Museo Archeologico di San Vero Milis per l’ultimo dei tre film della rassegna cinematografica “Gli anni ’68” curata dall’associazione Lampalughis. In programma il film di Guido Chiesa “Lavorare con lentezza”, uscito nel 2004 con le scene del regista, per l’occasione affiancato dal collettivo Wu Ming, ed ambientato a Bologna nel 1976, poco dopo l’inizio delle trasmissioni di Radio Alice, libera emittente di intervento politico militante e di innovazione mediatica.

Mezzo giro d’orologio più tardi (alle 22.00) il festival pianta le tende a Nureci, il piccolo borgo della Marmilla, per affrontare l’ultima parte del suo cartellone con l’immancabile appuntamento con Mamma Blues. Tre intense serate (dal 13 al 15 agosto) all’insegna della ruvida e polverosa musica di matrice afroamericana vedranno la loro anteprima domani (domenica 12) con “Upside down Woodstock”: protagonisti i neo diplomati (del corso BTEC) della Music Academy di Isili, giovani talenti musicali alla prova del grande palco dell’arena Mamma Blues per rileggere in musica alcuni tra i momenti salienti del ‘68 (celebrato quest’anno dalla “Dromos Revolution”) con la speranza di tornare in futuro da veri artisti. La collaborazione tra il festival e la scuola di musica isilese (che è attiva dal 2012 e che fa parte di un network di scuole distribuite in Italia e vanta collaborazioni con università ed enti certificatori internazionali) è attiva dal 2016, anno in cui è stato attivato il progetto “Piccoli bluesman crescono”, mentre nella scorsa edizione è stato perfezionato un laboratorio musicale per bambini e ragazzi a cura dei docenti della Music Accademy.

MammaBlues entra nel vivo della sua decima edizione lunedì 13 agosto con il bluesman camerunense Roland Tchakounté. Con quattro album e centinaia di concerti all’attivo (in USA, Canada, Vietnam, Singapore, Africa, Indonesia, Francia, Germania, Belgio, Repubblica Ceca, Lituania, Italia e Spagna), il cantante e chitarrista di Douala, da tempo trapiantato in Francia, si caratterizza per uno stile che mescola blues e tradizione africana (scrive in Bamiléké, la sua lingua madre), ispirato in partenza da artisti come John Lee Hooker ed Ali Farka Touré. Al suo fianco saliranno sul palco di Nureci Mick Ravassat alla chitarra elettrica, Tahiry Jamiro Razanamasy al basso e Karim Bouazza alla batteria.

Martedì (14 agosto) Mamma Blues incontra una delle espressioni di spicco della scena musicale norvegese, Kristin Asbjørnsen. Accompagnata da Olav Torget alle chitarre e Suntou Susso alla kora e al canto, la cantante presenta l’album “Traces Of You”, uscito la scorsa primavera. Un disco dove risuonano tracce di musica dell’Africa occidentale, ninnananne e jazz contemporaneo del Nord Europa; canzoni come delicate percezioni di segni della vita, della presenza e dei cambiamenti dell’amore, dove la voce, le chitarre e la kora, sono creativamente intrecciati in una vibrazione calda e meditativa. La notte di Ferragosto riflettori puntati, infine, per la formazione di Seun Kuti & Egypt 80. Il trentaquattrenne musicista e cantante nigeriano, figlio più giovane della leggenda dell’afrobeat Fela Kuti, arriva al Mamma Blues con il suo nuovo album “Black Times”, il quarto registrato in studio con la straordinaria orchestra creata dal padre (l’epica Africa 70), ribattezzata Egypt 80 per riflettere le origini dell’Africa nera dall’antica civiltà faraonica. Con Seun Kuti (sassofono contralto, tastiere) altri tredici musicisti: Adebowale Osunnibu ed Ojo Samuel David ai sassofoni, Adedoyin Adefolarin ed Oladimeji Akinyele alle trombe, le coriste e danzatrici Joy Opara ed Iyabo Adeniran, David Obanyedo e Oluwagbemiga Alade alle chitarre, Kunle Justice al basso, Shina Niran Abiodun alla batteria, Kola Onasanya, Wale Toriola e Okon Iyamba alle percussioni. Come da tradizione, ogni serata di Mamma Blues è introdotta alle 22.00 e chiusa intorno alla mezzanotte nel tradizionale dopoconcerto nei Giardini del Sottomonte), da una formazione isolana: il 13 agosto saranno di scena il progetto Malignis Cauponibus del musicista Luca Marcìa, caratterizzato da un blues in lingua sarda non convenzionale, viscerale, teatrale, sporco nei toni e nelle provocazioni, ed il Bob Forte Trio, formazione di convinta matrice blues e dal solido groove, nata poco più di un anno fa per iniziativa del chitarrista e cantante cagliaritano Bob Forte (al secolo Matteo Spano), con l’esperto e poliedrico Marco Piu al basso e Pietro Frongia alla batteria. Un anno fa proprio ad agosto il trio ha anche prodotto il suo primo disco, registrato dal vivo alle antiche terme romane di Fordongianus. Martedì 14 è invece la volta del duo Don Leone, ovvero i sulcitani Donato Cherchi (voce) e Matteo Leone (chitarra, batteria), che due anni fa hanno unito le forze e le esperienze personali, mettendo nel calderone spiritual rivisitati e stravolti, pezzi originali, ma anche cover importate da altri generi. Un progetto di musica blues, cruda, elettrica e rauca. Ad aprire e chiudere la serata di Ferragosto saranno, infine, i South Sardinian Scum, band nata nel 2013 ed attualmente composta da quattro musicisti uniti dalla passione per il rock’n roll più scuro, il rockabilly maniacale e lo psychobilly old school: Giampietro Guttuso alla voce, Angelo Scuderi alla chitarra, Luca Utzeri al basso e Andrea Murgia alla batteria.