Religione

La processione di Sant’Isidoro, “Santu Gloriosu” di Teulada.

Passano i decenni, ma la festa di Sant’Isidoro non perde il suo fascino e la sua attrattiva. A Teulada, “Su Santu Gloriosu” è ancora talmente amato che persino i giovani dalle idee lanciate verso la modernità più spinta si “piegano” volentieri a condividere e celebrare una tradizione divenuta focus identitario nella secolare storia della comunità. Una tradizione che vede un lungo andare della sua effige dalla chiesa parrocchiale fino alla chiesetta campestre a Lui intitolata nella campagna di Tuerra, un posto bellissimo e suggestivo, che sa di arcaico e di mistero, dove, se ascolti attentamente, senti il silenzio parlare delle genti antiche che in quel luogo abitarono, conducendo una esistenza dura, condizionata dai ritmi faticosi che la natura imponeva a chi alla terra affidava la propria sopravvivenza. Un luogo che diresti magico, proprio per il silenzio che lo avvolge, rotto solo dallo stormire del vento tra gli alberi o dal richiamo degli uccelli in volo, che a volte paiono gridare il proprio disappunto per presenze che disturbino la loro incantata solitudine. Una solitudine che di forza si rompe per pochi giorni l’anno, quando frotte di devoti fedeli accorrono dal paese, sulle orme di coloro che, in primavera, solevano invocare un buon raccolto e ringraziare della sua abbondanza alla fine dell’estate. Ed accorrono a piedi, facendosi coraggio con antichi canti di osanna, o nelle traccas che, tutte ornate di fiori, di spighe e di pani dalle forme più svariate, aprono la strada al cocchio nel quale il Santo compie il suo cammino, rinnovando il rito antichissimo che lo vede intercedere nella benedizione delle campagne. Una piacevole occasione di incontro per tutta la comunità, un modo di rinverdire amicizia e confidenza, di provare a se stessi ed agli altri quanto ancora ci si senta bene ed a proprio agio nello stringersi tutti intorno a quella effige che risveglia sentimenti di attaccamento profondo alle proprie radici, in una cerimonia che vuole essere celebrazione di ricordi e di affetti, ma anche revival di costumi ancestrali. Un riandare, dunque, della memoria collettiva a tempi lontani, testimoniati dalla poderosa torre sorta a difesa di genti che lentamente, giorno dopo giorno, pietra su pietra, si ergevano in comunità, traendo di che vivere proprio dalla campagna tutt’intorno, sulla quale unicamente il sole, il vento e l’acqua imponevano le leggi della semina e dei raccolti. Una comunità che cercava e trovava consolazione e sostegno alla fatica proprio nel piccolo tempio che con riconoscente devozione aveva scelto di dedicare ad un Santo venuto da lontano, portando con sé messaggi di speranza e di fiducia nel futuro. Sant’Isidoro protettore della campagna e del lavoro che dalla campagna trae sostentamento e vita diventava, dunque, un emblema di coraggio e di forza spirituale, mai disgiunti da una profonda fede nell’Onnipotente. Ed anche se la Storia ha deciso, nei secoli, un destino di abbandono e di oblio per quel primo villaggio, sopravvivono e si ripetono ancora oggi gli antichi riti legati alla fatica nei campi, in cerimonie che ne rinnovano il fascino ed il vigore coinvolgente, mai artificiose, mai mera ripetizione di cliché scontati e banali, ma sempre espressione di fede e di amore autentico per la propria terra. E, non meno, di fedeltà ad una tradizione che anche quest’anno ha avuto di che rendere Teulada un paese splendidamente vestito a festa, in una esplosione di colori, di musica, di danze e canti che ben hanno fatto da cornice alla fantastica processione dei tanti gruppi in costume tradizionale, unico nella sua bellezza quello di Teulada, con cui si è voluto rendere trionfale il ritorno del Santo dal suo rifugio campestre. Una festa popolare che delle feste popolari ha espresso, anche stavolta, i valori più autentici, in un abbraccio corale che intende dar voce all’urgenza di vicinanza e di collaborazione all’origine di ogni buona comunità.   

Lucia Maria Tanas    

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