22 October, 2026
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La Provincia del Sulcis Iglesiente compie un nuovo passo per la manutenzione straordinaria e la messa in sicurezza della SP2, una delle principali arterie di collegamento tra Villamassargia, Carbonia e il territorio. Con il decreto deliberativo del Presidente n. 119 del 30 settembre 2026 è stato approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica, che definisce un quadro complessivo di interventi pari a 12.273.341,69 euro.

La successiva progettazione esecutiva sarà sviluppata per stralci. Il primo avrà un valore di 4.572.235,48 euro, con copertura finanziaria già garantita attraverso le risorse indicate nel provvedimento: 2.572.235,48 euro nell’ambito dell’Accordo per lo sviluppo e la coesione della Regione Sardegna e 2 milioni di euro sul capitolo destinato alla manutenzione straordinaria e alla messa in sicurezza della SP2.

Percorsa quotidianamente da numerosi cittadini, la strada è stata teatro di numerosi sinistri e necessita di una manutenzione seria e organica. L’obiettivo della Provincia è migliorare le condizioni di sicurezza e percorribilità, affrontando le criticità della pavimentazione con soluzioni adeguate allo stato effettivo dei diversi tratti.

«La sicurezza della SP2 è una priorità per la nostra amministrazione e per tutto il Sulcis Iglesiente – dichiara il presidente Mauro Usai -. Parliamo di una strada che tante persone percorrono ogni giorno per raggiungere il lavoro, la scuola e i servizi, e sulla quale si sono verificati numerosi incidenti. La Provincia sta investendo risorse importanti per rispondere a un’esigenza concreta del territorio: poter contare su collegamenti sicuri e su una strada mantenuta come i cittadini hanno diritto di aspettarsi. L’approvazione del progetto e la copertura del primo stralcio rappresentano un passaggio concreto in questa direzione.»

Il progetto interessa entrambe le direzioni di marcia ed è fondato su indagini specialistiche e verifiche delle condizioni strutturali della strada. Le lavorazioni saranno differenziate in base alla gravità dei dissesti: dal rinnovo della pavimentazione ai rinforzi strutturali, fino al risanamento degli strati profondi nei punti maggiormente compromessi. Sono inoltre previsti interventi per il deflusso delle acque, la sistemazione delle banchine e il ripristino e l’integrazione della segnaletica.

«Per ottenere risultati duraturi occorre intervenire sulle cause del deterioramento – sottolinea il consigliere delegato Sasha Sais -. Le indagini hanno consentito di individuare le diverse criticità e di progettare lavorazioni mirate, comprese quelle più profonde dove necessarie. Pavimentazione, drenaggio e segnaletica concorrono allo stesso obiettivo: migliorare la sicurezza e la qualità della percorrenza quotidiana. Con il primo stralcio finanziato diamo una base concreta a questo impegno.»

L’approvazione del progetto di fattibilità consente ora di procedere alla progettazione esecutiva del primo stralcio. Il quadro complessivo costituisce il riferimento per programmare gli ulteriori interventi in relazione alle risorse disponibili, proseguendo il lavoro della Provincia per una viabilità più sicura, efficiente e adeguata alle necessità del territorio.

Prendiamo atto che la situazione sta diventando sempre più difficile da gestire. Tra guerre, crisi energetica, aumento del costo dei carburanti, inflazione, aumento dei costi delle materie prime e un quadro politico e istituzionale che troppo spesso sembra lontano dai problemi reali delle persone, il peso delle difficoltà ricade ogni giorno di più sui cittadini, sulle famiglie, sulle attività produttive e soprattutto sui piccoli Comuni.

E la nostra Sardegna, davanti al caro energia, al caro carburante e alle difficoltà che stanno attraversando interi territori, sembra essere rimasta troppo spesso in silenzio.

Dietro questi aumenti ci sono cittadini che fanno sempre più fatica ad arrivare alla fine del mese, famiglie costrette a ridurre le proprie spese, pensionati che devono scegliere tra necessità diverse, giovani che non riescono a costruire il proprio futuro e persone che, anche per una semplice visita medica o per raggiungere il posto di lavoro, devono affrontare costi di trasporto sempre più elevati.

Ci sono attività commerciali che devono sostenere bollette, affitti, carburanti, forniture e costi di gestione sempre più pesanti.

Ci sono artigiani e piccole imprese che lavorano ogni giorno con margini sempre più ridotti.

Ci sono aziende agricole e zootecniche che devono fare i conti con l’aumento del costo dell’energia, dei mangimi, dei fertilizzanti, dei trasporti e delle materie prime.

Ci sono attività produttive che rischiano di non riuscire più a sostenere i costi necessari per continuare a lavorare e mantenere l’occupazione.

E quando un’attività chiude, non chiude soltanto una saracinesca: si impoverisce una comunità, si perde un servizio, si perde un posto di lavoro e si alimenta ulteriormente lo spopolamento dei nostri territori.

Questo è particolarmente grave nei piccoli Comuni della Sardegna, dove già oggi garantire i servizi essenziali è sempre più difficile.

Pensiamo al costo degli scuolabus, alla gestione degli edifici scolastici, al riscaldamento e all’energia delle strutture pubbliche, all’assistenza agli anziani e alle persone fragili, ai servizi sociali, alle attività per bambini e ragazzi, alla manutenzione delle strade, dell’illuminazione pubblica e del patrimonio comunale, alla raccolta dei rifiuti, al trasporto e a tutto ciò che serve per mantenere vivo e funzionante un Comune.

Sono costi che aumentano continuamente mentre le entrate e le risorse disponibili non crescono allo stesso ritmo.

E a farne le spese sono soprattutto i territori più periferici e fragili, quelli che spesso si trovano lontani dai principali servizi scolastici, sanitari, lavorativi e amministrativi.

La distanza dai servizi ha un costo.

Lo ha per una famiglia che deve accompagnare un figlio a scuola. Lo ha per un anziano che deve raggiungere un ospedale o una struttura sanitaria.

Lo ha per chi deve recarsi quotidianamente al lavoro.

Lo ha per uno studente che deve spostarsi per frequentare le scuole superiori o l’università.

Lo ha per un’impresa che deve trasportare merci e prodotti. Lo ha per un commerciante che deve sostenere costi di approvvigionamento sempre più elevati.

Lo ha per un agricoltore, per un allevatore, per un artigiano e per ogni lavoratore che opera in un territorio dove le distanze incidono pesantemente sulla competitività.

E poi ci siamo noi, gli amministratori locali.

Siamo chiamati a dare risposte nel sociale, a sostenere le famiglie, ad aiutare le persone fragili, a garantire servizi, a mantenere le infrastrutture e a creare condizioni favorevoli per lo sviluppo.

Ma abbiamo sempre meno risorse. Siamo chiamati a tutelare i cittadini, ma spesso siamo costretti ad aumentare tasse e tributi per riuscire semplicemente a mantenere in piedi i Comuni, garantire i servizi essenziali e provare a realizzare qualche investimento.

È una contraddizione che non possiamo più ignorare.

Da una parte ci viene chiesto di sostenere le nostre comunità; dall’altra siamo lasciati ad affrontare aumenti dei costi che mettono in discussione la possibilità stessa di garantire quei servizi.

E non possiamo dimenticare il problema dello spopolamento.

Ogni servizio che viene ridimensionato, ogni attività che chiude, ogni giovane che è costretto a lasciare il proprio paese per cercare lavoro, ogni famiglia che decide di trasferirsi altrove rappresenta una perdita per l’intera comunità.

Un piccolo Comune senza servizi, senza attività produttive, senza commercio, senza giovani e senza opportunità rischia lentamente di perdere la propria identità e la propria capacità di futuro.

Per questo la questione non riguarda soltanto i bilanci degli enti locali. Riguarda il diritto di vivere, lavorare e costruire una famiglia anche nei piccoli centri.

Riguarda il diritto alla mobilità.

Riguarda il diritto alla salute.

Riguarda la scuola.

Riguarda il lavoro.

Riguarda le imprese.

Riguarda il commercio.

Riguarda l’agricoltura e l’allevamento.

Riguarda gli anziani e le persone fragili.

Riguarda i giovani.

Riguarda la possibilità concreta di mantenere vive le nostre comunità.

E ogni volta la risposta sembra essere la stessa: è colpa della guerra, della crisi internazionale, dell’emergenza energetica o dell’aumento dei costi.

Ma fino a quando possiamo continuare a utilizzare le emergenze come giustificazione senza affrontare fino in fondo le conseguenze concrete che queste producono sulla vita delle persone e dei territori?

Le emergenze possono spiegare una difficoltà, ma non possono diventare la normalità.

Nel frattempo si trovano risorse per grandi eventi, iniziative e vetrine, mentre per i problemi quotidiani delle famiglie, degli anziani, dei bambini, dei lavoratori, delle imprese e dei piccoli Comuni le risposte sembrano spesso insufficienti.

Non possiamo continuare così.

Non possiamo chiedere alle famiglie di sopportare continuamente nuovi aumenti.

Non possiamo lasciare sole le attività produttive che ogni giorno cercano di mantenere posti di lavoro e servizi nei nostri territori.

Non possiamo permettere che commercianti, artigiani, agricoltori e imprese siano costretti a lavorare soltanto per riuscire a coprire i costi.

Non possiamo accettare che un giovane debba lasciare il proprio paese perché non trova opportunità.

Non possiamo lasciare soli gli anziani, le persone fragili e le famiglie che hanno maggiormente bisogno di sostegno.

Non possiamo continuare ad assistere alla progressiva riduzione dei servizi nei territori periferici.

Non possiamo lasciare che il costo della distanza e dell’insularità ricada ancora una volta interamente sui cittadini e sulle imprese sarde.

Serve una presa di coscienza.

Serve ascoltare realmente i territori.

Serve un confronto serio e concreto tra Governo, Parlamento europeo, Regione, Comuni e tutte le istituzioni competenti.

Servono risorse adeguate per i piccoli Comuni.

Servono interventi strutturali contro il caro energia e il caro carburanti.

Servono misure capaci di sostenere concretamente famiglie, lavoratori e attività produttive.

Servono politiche per contrastare lo spopolamento.

Servono investimenti nei trasporti, nella sanità, nella scuola, nelle infrastrutture digitali e nei servizi essenziali.

Serve sostenere chi produce, chi lavora e chi investe nei nostri territori.

E serve, soprattutto, una visione che riconosca la Sardegna non come un territorio periferico da assistere, ma come una comunità che ha bisogno di condizioni concrete per poter crescere e costruire il proprio futuro.

Perché dietro ogni numero di bilancio ci sono persone.

Dietro ogni aumento dei costi c’è una famiglia.

Dietro ogni attività che chiude c’è un lavoratore. Dietro ogni impresa che rinuncia a investire c’è un’opportunità persa.

Dietro ogni giovane che parte c’è una comunità che si impoverisce.

Dietro ogni servizio che viene meno c’è un cittadino che diventa più fragile.

E dietro ogni piccolo Comune ci sono amministratori che ogni giorno cercano, con le risorse che hanno, di trovare soluzioni e dare risposte.

Noi amministratori locali siamo ancora qui.

Siamo qui ad ascoltare i cittadini, a raccogliere le loro difficoltà, a cercare risorse, a garantire servizi e a mantenere vive le nostre comunità.

Ma ormai siamo arrivati al limite.

Non possiamo più far finta che tutto sia normale.

Non possiamo più limitarci a gestire l’emergenza.

È arrivato il momento di mettere al centro le persone, il lavoro, le famiglie, le attività produttive e i territori.

Perché difendere i piccoli Comuni significa difendere una parte fondamentale della Sardegna.

E difendere la Sardegna significa garantire ai suoi cittadini la possibilità di vivere, lavorare e costruire il proprio futuro nella propria terra.

Romeo Ghilleri

Sindaco di Nuxis

Sono giorni decisivi per il futuro industriale di Portovesme, in particolare per il futuro dell’ex Alcoa. La conferma della delicatezza del momento deriva dal mix di informazioni, in cui, da una parte il Mimit ha incontrato nuovi player interessati allo stabilimento (Metlen e altri) e dall’altra ha portato allo sblocco “condizionato” dell’AIA, che la Provincia ha concesso all’attuale proprietà, dopo mesi di sospensione in conseguenza delle gravi segnalazioni avanzate dalle organizzazioni sindacali, in merito allo smantellamento fuori ogni regola, di parte dello stabilimento e soprattutto al mancato rispetto dell’ambiente.

Lo “sblocco” dell’AIA per la FIOM, FSM e UILM non è una buona notizia; non lo è per la scarsa fiducia più volte dimostrata nei confronti della Sider Alloys, della gestione in questi lunghi otto anni, in cui si sono sperperate risorse pubbliche, senza dare la minima parvenza che faccia da preludio ad una fantomatica ripresa produttiva. I numeri degli occupati ne sono la dimostrazione e parlano chiaro: nell’ottobre del 2023 gli occupati diretti erano oltre 120, più un altro centinaio degli appalti impegnati in numerose lavorazioni, numero comunque, ben al di sotto di quanto previsto nel piano industriale non rispettato dalla SiderAlloys, oggi in fabbrica, ci sono meno di 70 dipendenti…. perlopiù in cassa integrazione, diversi dei quali a zero ore. Molte delle aziende che operavano in appalto, sono ancora in attesa di ricevere i pagamenti per i lavori svolti. A creare ulteriori preoccupazioni e aumentare il malumore tra gli interessati alla possibile ripartenza, è sopratutto l’euforia con cui la società con i pochi quadri e dirigenti che ancora vanta tra le proprie fila, accoglie la notizia: infatti trapela dall’interno che stiano attendendo il via dalla Provincia, pronti a riprendere lo “smembramento” delle celle elettrolitiche, dimostrandosi come sempre irrispettosi di confronti, regole e rispetto dell’ambiente.

Sappiano Sider Alloys e chiunque si dovesse prestare a tale spregiudicatezza, che i metalmeccanici, non staranno a guardare, non escluderanno alcuna azione a garantire il rispetto di accordi e legalità, ancor più di quanto fatto sino ad ora. Fondamentale a questo punto la posizione dei governi nazionali, regionali, con l’assessorato dell’Industria e Provincia: prima si troveranno le soluzioni alternative richieste e meno danni si potrà fare al territorio, allo stabilimento e ai lavoratori. Ma, allo stesso tempo, si trovino soluzioni anche alle altre vertenze, si punti ad una rapida accelerazione; per l’indotto di Portovesme, ma sopratutto per quello della Centrale Enel; come emerso nel corso dell’ultima assemblea, Enel non tiene conto della crisi del territorio ed aumenta le difficoltà esistenti facendo arrivare imprese e manodopera esterna, aumentando concorrenza e precarietà. Urgenza ancora più marcata per tutti coloro che sono coinvolti negli ammortizzatori sociali oramai in scadenza, siano questi in cassa integrazione o mobilità; i corsi di formazione che stanno partendo in queste ore, assumono in questa fase una importanza straordinaria. L’obbligo di partecipazione che coinvolge oltre un migliaio di metalmeccanici diventi un reale obiettivo comune di riqualificazione che punti davvero alla rioccupazione, in tempi rapidi; tutti si devono sentire coinvolti in questo “tour de force” senza precedenti, dove l’onere della riuscita è senza dubbio in capo all’assessorato al Lavoro, che se ripeterà quanto avvenuto precedentemente, avrà la responsabilità di un fallimento che ricadrà sul capo di lavoratrici e lavoratori non solo metalmeccanici.

Ci aspettiamo passi avanti importanti nel prossimo incontro al MIMIT previsto nel mese di ottobre, così come per gli altri temi in discussione. Se le aspettative andranno deluse, sarà ancora una volta mobilitazione!!!

Segreterie territoriali FIOM-CGIL FSM-CISL UILM-UIL Sardegna Sud Occidentale e Sulcis Iglesiente

Dal 13 al 17 ottobre 2026 l’isola di Sant’Antioco e Iglesias ospiteranno la seconda edizione di ADOMU – Digital Nomad Summit & Electronic Music Fest, l’evento internazionale organizzato dall’ Associazione Parallel Coast, che riunisce in Sardegna nomadi digitali, imprenditori, professionisti, ricercatori, creativi e innovatori provenienti da tutto il mondo per confrontarsi con i portatori d’interesse presenti sul territorio regionale, sul futuro del lavoro, dell’intelligenza artificiale e della rigenerazione dei territori.

Il tema dell’edizione 2026, “Reclaiming Your Time – The Human Side of AI”, è un invito rivolto a tutti a riflettere su come l’intelligenza artificiale, attraverso l’automatizzazione del lavoro, possa aiutarci a recuperare ciò che non può essere automatizzato: relazioni, creatività, benessere, comunità e libertà di scegliere come e dove vivere e lavorare. Una tecnologia che potrebbe contribuire a costruire un futuro del lavoro più umano, consapevole e sostenibile.

Per cinque giorni il Summit alternerà keynote, panel, workshop, momenti di networking, un party finale – l’Electronic Music Fest, e un ricco programma di esperienze immersive pensate per scoprire il Sulcis Iglesiente attraverso le persone che lo abitano: visite ai musei e ai siti archeologici, escursioni nelle saline e lungo la costa, degustazioni nelle cantine del territorio, laboratori gastronomici, home restaurant, incontri con artigiani locali, percorsi naturalistici e attività dedicate alla cultura e alle tradizioni della Sardegna.

Una proposta rivolta anche a un pubblico di portatori d’ interesse regionali orientato all’innovazione, al digitale, allo sviluppo territoriale e al mondo del lavoro: le aree di interesse su cui verteranno gli incontri, riguardano infatti tematiche al centro dell’attuale dibattito sulle nuove opportunità di sviluppo della Sardegna, una regione che sta attraversando trasformazioni economiche e sociali, in cui è necessaria una riflessione concreta su attrattività, nuove economie, permanenza, comunità e opportunità durante tutto l’anno.

Viaggio tra le umane passioni, fino ai confini della follia, tra riletture di classici e pièces di autori contemporanei accanto a intriganti coreografie d’autore, con un’incursione nel nouveau cirque, per la Stagione di Prosa | Danza | Musica & Circo Contemporaneo 2026-2027 organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna con la direzione artistica di Valeria Ciabattoni al Teatro Centrale di Carbonia, con il patrocinio e il sostegno del MiC / Ministero della Cultura, della Regione Autonoma della Sardegna e del Comune di Carbonia e con il contributo della Fondazione di Sardegna. Tredici titoli in cartellone da ottobre a maggio, tra un originale melologo “manzoniano” e un divertente “Sconcerto d’Amore” all’insegna del nouveau cirque, graffianti commedie e una “operaccia satirica” firmata da Paolo Rossi, un’inedita versione di una tragedia shakespeariana e moderni drammi, oltre a una creazione coreutica ispirata al Carnevale e a una reinvenzione della figura di Pinocchio.

«Si apre il sipario sulla Stagione del CeDAC a Carbonia, con una programmazione sempre ricca e interessante, capace di attrarre differenti fasce di pubblico, per affrontare attraverso il linguaggio simbolico dell’arte argomenti di forte attualità con protagonisti come Paolo Rossi, con la sua pungente vena satirica e Ettore Bassi che porta in scena “I Promessi Sposi”, Antonio Cornacchione insieme con Pino Quartullo e Alessandra Faiella per una riflessione su società e politica, Antonella Attili in una “favola” fantascientifica, Massimo Dapporto e Fabio Troiano alle prese con un sorprendente “Pirandello Pulp” – sottolinea il sindaco Pietro Morittu -. Un teatro delle emozioni tra prosa, musica, danza e circo contemporaneo: in scena opere di William Shakespeare, Eduardo De Filippo, Luigi Pirandello, Yasmina Reza e Edoardo Erba, lo humour britannico di Alistair Foot e Anthony Marriott e la cifra surreale di Lucia Franchi e Luca Ricci (CapoTrave), la comicità dei Sacchi di Sabbia e il fascino di un melologo manzoniano, oltre all’acrobatico “Sconcerto d’Amore” della Compagnia Nando e Maila, e alle coreografie di Fredy Franzutti e di Sofia Nappi. Carbonia punta sulla cultura e sull’eccellenza e il Teatro Centrale si conferma punto di riferimento per il Sulcis Iglesiente.»

«Si rinnova l’appuntamento con la Stagione organizzata dal CeDAC, che da 38 anni porta in città i grandi nomi della scena nazionale e le produzioni più significative e originali, con una particolare attenzione per la drammaturgia contemporanea, accanto ai grandi classici – ricorda l’assessora della Cultura e Spettacolo Giorgia Meli –. Un cartellone sempre stimolante con proposte che spaziano da un melologo manzoniano a una “operaccia satirica”, da una commedia di Yasmina Reza sulle relazioni umane a una indagine sul tema della follia. Il Teatro Centrale di Carbonia ridiventa il fulcro della vita culturale, con proposte di altissimo livello che toccano questioni fondamentali – l’amore e l’amicizia, la pace e la guerra, la giustizia e la ricerca della verità».

Sotto i riflettori artisti del calibro di Paolo Rossi con Caterina Gabanella e i due “musicanti” Emanuele Dell’Aquila e Alex Orciari in “Onora i padri e paga la psicologa” e Massimo Dapporto e Fabio Troiano in “Pirandello Pulp” di Edoardo Erba, con regia di Gioele Dix; Antonio Cornacchione, autore e interprete, con Pino Quartullo e Alessandra Faiella, di “Basta Poco”; Ugo Dighero e Mariangeles Torres con Alberto Giusta e Laura Mazzi in “Tre variazioni della vita” di Yasmina Reza e Antonella Attili con Giancarlo Commare e Ania Rizzi Bogdan in “Bandiera”, uno spettacolo di Lucia Franchi e Luca Ricci (CapoTrave). Tra i protagonisti, Ettore Bassi, che apre la stagione con “Questo matrimonio non s’ha da fare”, un melologo su “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni e Ferdinando D’Andria e Maila Sparapani, straordinari acrobati, clowns e musicisti, con il loro “Sconcerto d’Amore”, ovvero “Le acrobazie musicali di una coppia in disaccordo”; il coreografo di fama internazionale Fredy Franzutti ne “Le Maschere” esplora un repertorio ispirato alla tradizione delle maschere italiane e alle Feste di Carnevale, con omaggi a maestri come come Marius Petipa e Michel Fokine accanto a creazioni originali mentre Sofia Nappi firma “Pupo” (produzione Komoco e Sosta Palmizi), una coreografia ispirata al Pinocchio di Carlo Collodi, per una riflessione sull’infanzia e sulla crescita, e su «l’esuberante e incontenibile desiderio di danzare».

I Sacchi di Sabbia, tra le compagnie più interessanti della nuova scena italiana, portano in scena la loro versione della tragedia di “Troilo e Cressida” di William Shakespeare, in cui si mescolano gli antichi miti narrati nell’Iliade e le metafore calcistiche; in cartellone anche due classici del Novecento come “Ditegli sempre di sì”, una divertentissima commedia di Eduardo De Filippo, con Mario Autore, Anna Iodice e Domenico Pinelli e un nutrito cast per la regia di Domenico Pinelli, che indaga il tema della follia e “Il Berretto a Sonagli” di Luigi Pirandello, con Irma Ciaramella e Ivano Falco e con Gino Auriuso (sua la regia), Margherita Patti, Gioele Rotini e Ottavia Orticello, una storia di passione, tradimento e gelosia, dove la pazzia diventa l’unica via di fuga per scongiurare un delitto d’onore. Infine “Niente sesso, siamo inglesi”, una esilarante commedia degli equivoci scritta da Anthony Marriott e Alistair Foot, nella mise en scène de La Clessidra Teatro con la regia di Anna Pina Buttiglieri: una giovane coppia coinvolta per errore in un traffico di materiale “scottante” cerca in tutti i modi di salvaguardare la propria reputazione e evitare uno scandalo.

Una ricca programmazione in cui s’intrecciano letteratura e teatro, musica e danza, oltre alle acrobazie circensi, con un duplice omaggio a uno dei “padri” della lingua italiana, lo scrittore Alessandro Manzoni e al grande commediografo partenopeo Eduardo De Filippo – senza dimenticare il bicentenario della nascita di Carlo Collodi, l’inventore di Pinocchio –, e con una particolare attenzione alla nuova drammaturgia, per affrontare temi universali e questioni d’attualità. La Stagione di Prosa | Danza | Musica & Circo Contemporaneo 2026-2027 al Teatro Centrale di Carbonia spazia tra i capolavori di William Shakespeare, Luigi Pirandello e Eduardo De Filippo, ai testi contemporanei; da una trasposizione de “I Promessi Sposi” in forma di melologo alla nuova “operaccia satirica” di Paolo Rossi, intitolata “Onora i padri e paga la psicologa”, fino a “Pirandello Pulp” di Edoardo Erba, passando per “Tre variazioni della vita” di Yasmina Reza, “Basta Poco” di e con Antonio Cornacchione e “Bandiera” di Lucia Franchi e Luca Ricci (CapoTrave).

Tra la storia di un amore contrastato in “Questo matrimonio non s’ha da fare” e le intermittenze del cuore di uno “Sconcerto d’Amore”, spazio a una moderna farsa sulla crisi degli alloggi come “Basta Poco” e a un tragicomico sequestro di persona tra fantascienza e politica con “Bandiera”, accanto a un ironico affresco della società e ai racconti surreali di un comico in terapia con “Onora i padri e paga la psicologa” mentre un incontro tra amici degenera (quasi) in litigio, tra recriminazioni e antichi rancori, in “Tre variazioni della vita”. Una riflessione sui paradossi e sulla “libertà” della follia, con “Ditegli sempre di sì” di Eduardo De Filippo e “Il Berretto a Sonagli” di Luigi Pirandello mentre tutta l’assurdità e la ferocia della guerra emergono nella rilettura di “Troilo e Cressida”, accanto a un inedito “giuoco delle parti” sul filo della suspense in “Pirandello Pulp” e a un vivido affresco della società, tra perbenismo e ipocrisia, in “Niente sesso, siamo inglesi”.

Il Teatro Centrale di Carbonia ospita inoltre dal 16 al 21 novembre una residenza artistica incentrata su “Pinocchio” a cura del regista Alessandro Serra (già autore del pluripremiato “Macbettu” e di “Tragùdia”), artista dalla cifra immaginifica e evocativa che si confronta con la figura del “burattino” nato dalla penna di Carlo Collodi.

Il sipario si apre – mercoledì 21 ottobre alle 20.30 – su “Questo matrimonio non s’ha da fare”, un melologo per voce recitante e pianoforte su “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, con Ettore Bassi accompagnato dal pianista e compositore Marco Beretta, per la regia di Alberto Oliva (produzione Nel Pozzo Del Giardino Aps – distribuzione Reggio Iniziative Culturali). Un omaggio al celebre scrittore, poeta e drammaturgo milanese, personalità di spicco della letteratura italiana nella ricca temperie culturale dell’Ottocento, tra Neoclassicismo e Romanticismo, spirito innovatore e tra gli artefici del romanzo moderno, con la capacità di attingere alle fonti storiche per disegnare lo sfondo su cui inserire le trame più o meno complicate delle vite di personaggi reali e immaginari, con la trasposizione del suo capolavoro. “Questo matrimonio non s’ha da fare” è una raffinata e coinvolgente versione teatrale del romanzo, dove i passaggi più significativi sono messi in risalto dalle musiche originali di Marco Beretta, che evocano atmosfere e stati d’animo dei protagonisti di una vicenda intricata e ricca di colpi di scena, ambientata in un’epoca travagliata da guerre e ingiustizie. Viaggio nell’universo manzoniano, tra le peripezie di due giovani fidanzati, Renzo e Lucia, che si innestano e si intrecciano al corso della Storia, e in particolare con le cronache della peste di Milano del 1630: nel romanzo, in cui cui l’autore mette in risalto il ruolo della Provvidenza a fronte dell’arbitrio degli uomini, emergono figure emblematiche come Fra Cristoforo e l’Innominato, accanto a Gertrude, la Monaca di Monza e alla saggia Agnese, madre di Lucia; il perfido don Rodrigo con i suoi bravi e il timoroso don Abbondio, con la fida Perpetua; e ancora l’avvocato Azzecca-garbugli, donna Prassede e don Ferrante; l’indimenticabile madre di Cecilia e il cardinale Federigo Borromeo, in un suggestivo affresco di varia umanità.

Il fascino del nouveau cirque – domenica 8 novembre alle 20.30 – con “Sconcerto d’Amore”, ovvero “Le acrobazie musicali di una coppia in disaccordo” di e con Ferdinando D’Andria e Maila Sparapani, con la collaborazione artistica di Marta Dalla Via e Carlo Boso, disegno luci e audio a cura di Federico Cibin, scenografie di Ferdinando D’Andria e Studio Sossai e messa in scena di Luca Domenicali (produzione Compagnia Nando e Maila ETS). Una pièce originale e divertente sui capricci del cuore e sulle (dis)avventure sentimentali di due personaggi, in bilico tra amore e disamore, tra fughe e inseguimenti, numeri acrobatici, giocoleria e canzoni, nel tentativo di ritrovare la perduta armonia. “Sconcerto d’Amore” mette in scena una “crisi” che rompe l’idillio, nel tentativo di sconfiggere la noia della routine, tra giochi di seduzione, sguardi “assassini”, frecce di Cupido e mele fatali. Una inedita «commedia all’italiana, dove si passa dal rock alla musica pop suonata a testa in giù dai tessuti aerei, fino a toccare arie d’opera e musica classica», e la coppia sembra potersi trasformarsi in un triangolo, con il coinvolgimento di un ignaro spettatore, in un comico crescendo, tra colpi di scena e gags, per arrivare all’atteso lieto fine. La Compagnia Nando e Maila, fondata nel 1997, propone spettacoli adatti a un pubblico di tutte le età, in cui si fondono teatro e danza, musica e arti circensi: Ferdinando D’Andria e Maila Sparapani (in coppia nella vita come sul palcoscenico), tra i pionieri del nouveau cirque in Italia, con le loro produzioni come “Kalinka” (2004), “Sconcerto d’Amore” (2010), “Cabaret Circense” (2018) e “Sonata per Tubi” (2019) sono spesso ospiti di rassegne teatrali e festivals nazionali e internazionali. Al Premio Internazionale Città di Gerace 2026, hanno ricevuto il Premio alla Carriera «per l’originalità della ricerca artistica, la qualità delle produzioni e il prezioso contributo offerto, nel corso degli anni, allo sviluppo dello spettacolo di strada e del circo contemporaneo».

Una moderna “farsa” politicamente scorretta sulla crisi degli alloggi – martedì 15 dicembre alle 20.30 – con “Basta Poco” di Antonio Cornacchione, protagonista sulla scena con Pino Quartullo e Alessandra Faiella, con la partecipazione in video di Pierluigi Bersani e Giovanni Storti, per la regia di Marco Rampoldi (co-produzione CMC/Nidodiragno e Rara produzione). Una pièce di teatro civile, che affronta un tema di scottante attualità come la difficoltà di trovare un’abitazione in città, tra l’alto costo degli affitti e le oscillazioni del mercato immobiliare, a fronte dell’inadeguatezza dell’edilizia pubblica, con la cronica scarsità di case popolari rispetto al numero crescente degli aventi diritto, tra le nuove classi di poor workers e disoccupati, oltre alle famiglie di immigrati. In graduatoria, con il miraggio di un appartamento dignitoso, folle di diseredati, ma anche semplicemente padri e madri separati, accanto ad anziani sfrattati, perché una pensione non basta più per pagare l’affitto o i proprietari preferiscono vendere o magari trasformare la casa in un B&B, seguendo l’onda della “gentrification”. In “Basta Poco”, il protagonista, Palmiro, un tipografo sull’orlo del fallimento, riceve l’ordine di sfratto mentre l’appartamento viene assegnato ad una famiglia di Rom: l’uomo si trova così «al centro di una disputa politica tra centri sociali, che lo vorrebbero cacciare, e neofascisti, che lo difendono strumentalmente in cambio di una adesione ideologica, mettendo a dura prova le sue certezze». In una commedia ironica e spietata, dove si evidenzia la lotta tra poveri, che invece di unirsi per rivendicare i propri diritti, vedono gli altri più sfortunati di loro come un nemici pericolosi, si insinua un elemento surreale: «come mai fra tutte le persone che si contendono la ‘pedina’ c’è una strana somiglianza?».

Un intrigante gioco meteateatrale – martedì 12 gennaio alle 20.30 – con “Onora i padri e paga la psicologa / una nuova operaccia satirica” di e con Paolo Rossi e con Caterina Gabanella e i musicanti Emanuele Dell’Aquila e Alex Orciari (produzione Agidi Srl) in cui, in un intrecciarsi di vita e arte, un comico in terapia rivela frammenti di un vissuto, reale e immaginario, confessa fragilità e debolezze e rende omaggio ai maestri. “Onora i padri e paga la psicologa” è uno spettacolo originale e coinvolgente, “senza rete”, in cui il pubblico diventa testimone e complice di un percorso surreale nei labirinti della mente. «Chi è capace di narrare storie ha il potere di governare il mondo, che sia una nazione, un condominio, una famiglia o una coppia» – afferma Paolo Rossi – che interpreta se stesso, o una proiezione di sé, “improvvisando” o reinventando il passato, per orientarsi nel presente in un mondo dove, perduti i punti di riferimento, tutto sembra governato dal caos. «Le operacce satiriche sono creazioni stravaganti che nascono da diverse ispirazioni» – spiega l’artista friulano, milanese d’adozione – come «la lettura dei grandi classici letterari che vengono trasformati in buffe composizioni, episodi “rubati” dalla vita vissuta e dal mio personale repertorio poi rielaborati e trasformati in poesie comiche che, grazie all’accompagnamento musicale, si tramutano in una canzonaccia popolare». E conclude: «Se si smarrisce la strada, l’unica direzione è perdersi nelle nostre storie… Cantando, ridendo, ballando e ridendo ancora, e sarà proprio così che ci ritroveremo. Ad ogni modo si ride. Tanto».

Una raffinata antologia di celebri balletti e creazioni originali – sabato 30 gennaio alle 20.30 – con “Le Maschere”, una coreografia di Fredy Franzutti ispirata al tema del Carnevale e alla grande tradizione delle maschere italiane, su musiche di Wolfgang Amadeus Mozart, Cesare Pugni, Riccardo Drigo, Johannes Brahms e Gioachino Rossini (produzione Compagnia Balletto del Sud). Il fascino e il mistero delle maschere, che hanno origini antiche e ben radicate nella cultura europea (e non solo), e poi si codificano nei personaggi e nei caratteri della Commedia dell’Arte, oltre a nutrire un vasto immaginario e il gusto popolare, come dimostrano le riproduzioni in ceramica e le declinazioni Liberty e Art Déco, si riflettono anche nelle opere coreutiche di artisti come Marius Petipa e Michel Fokine. Ne “Le Maschere”, Fredy Franzutti ripropone alcuni classici, come “Harlequinade” (Les millions d’Arlequin) di Marius Petipa, con musiche dell’italiano Riccardo Drigo, presentato nel 1900 a San Pietroburgo con grande successo, e pure “Il Carnevale di Venezia”, sempre di Petipa, del 1859, un pas de deux su musica di Cesare Pugni creato per la ballerina Amalia Ferraris e successivamente inserito nel balletto “Satanella” (Le diable amoureux). E ancora, “Carnaval” di Michel Fokine, un breve atto unico, creato in Russia nel 1910 sull’omonima Suite per pianoforte Op. 9 di Robert Schumann, già famoso a pochi mesi dal debutto anche grazie alla versione eseguita a Berlino dai Ballets Russes di Diaghilev, con Lydia Lopokova e il “divino” Nijinskij. In programma anche “The Fairy Doll” (Die puppenfee), una coreografia di Nikolaj e Sergej Legat per il Teatro Ermitage di San Pietroburgo datata 1903, su musiche di Josef Bayer, tratta dal racconto di Hoffmann che ha ispirato la “Coppélia” di Saint-Léon–Delibes; e “La morisca”, una Cachucha, creata nel 1836 per Fanny Elssler. Infine una serie di creazioni dello stesso Fredy Franzutti, tutte ispirate al tema della maschera o alle Feste di Carnevale.

Una riflessione sulla complessità delle relazioni umane – domenica 14 febbraio alle 20.30 – con “Tre variazioni della vita” di Yasmina Reza (traduzione di Rita Cirio), che sbarca nell’Isola in un nuovo allestimento (25 anni dopo la prima italiana con Mariangela Melato, regia di Piero Maccarinelli) con Ugo Dighero e Mariangeles Torres e con Alberto Giusta e Laura Mazzi, per la regia di Luigi Saravo (produzione CTB / Centro Teatrale Bresciano e ArtistiAssociati / Centro di Produzione Teatrale, CMC Nidodiragno, Fondazione Atlantide / Teatro Stabile di Verona). Una tranquilla serata tra amici si trasforma in un amaro e doloroso momento della verità, dove i personaggi si mettono a nudo, rivelando ambizioni e frustrazioni, incomprensioni e antichi rancori: i padroni di casa, l’astrofisico Henri e la moglie Sonia, avvocata, e gli ospiti, il professor Hubert Finidori con la consorte Inès, si ritrovano così a discutere apertamente, in uno scambio di reciproche accuse. L’invito per un aperitivo, durante il quale Henri avrebbe voluto chiedere il sostegno dell’illustre scienziato in merito a un suo articolo sulla materia oscura, per scoprire invece che un altro ricercatore sta per pubblicare un lavoro sull’argomento, perde così ogni parvenza di cortesia mondana, e l’incontro degenera in una lite. Yasmina Reza, una delle più conosciute e apprezzate drammaturghe contemporanee, crea un gioco di rifrazioni per cui la vicenda viene raccontata tre volte, in tre versioni diverse dove la sequenza degli eventi cambia secondo la prospettiva dei vari personaggi, e così le reazioni e i rapporti tra loro, fino a far emergere, oltre la pluralità di voci «il senso drammaticamente comico della nostra solitudine».

Una tragedia elisabettiana, rielaborata in chiave contemporanea – giovedì 25 febbraio alle 20.30 – con “Troilo e Cressida”, uno spettacolo de I Sacchi di Sabbia (da William Shakespeare) con Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri e Enzo Illiano (produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi in collaborazione con I Sacchi di Sabbia). La storia d’amore fra due due giovani sboccia e sfiorisce, intrecciandosi ai crudi e sanguinosi episodi di una guerra: in un momento di tregua durante l’assedio di Troia, il principe Troilo, figlio del re Priamo s’invaghisce di Cressida, figlia dell’indovino Calcante; i due si scambiano effusioni e tenere promesse ma poi la fanciulla viene consegnata ai Greci. E quando Troilo ritrova l’amata, sorprendendola in atteggiamenti d’intimità con Diomede, sperimenta la delusione e l’amarezza del tradimento, così rinuncia al suo sogno d’amore e si persuade della leggerezza e volubilità di tutte le donne. La vicenda sentimentale s’innesta nella più complessa trama della guerra, che dopo sette anni sembra ormai trascinarsi, senza speranza di una rapida vittoria per l’uno o l’altro schieramento, tanto che Ettore, “annoiato”, lancia una sfida “cavalleresca”, promettendo che «a chiunque tra i Greci avrà il coraggio di affrontarlo in un combattimento “sportivo”, dimostrerà che la sua donna è di gran lunga più fedele di tutte le donne di Grecia». Tra le file dei greci intanto, Ulisse e Nestore si ingegnano di trovare uno stratagemma per indurre l’invincibile Achille a scendere nuovamente in battaglia, per cambiare le sorti del conflitto: qui il dramma shakespeariano, che attinge al medioevale “Roman de Troie”, passando per il “Filostrato” di Giovanni Boccaccio e il poema “Troilus and Criseyde” di Geoffrey Chaucer, riprende il racconto dell’“Iliade”, fino alla morte di Ettore. Nella versione de I Sacchi di Sabbia è centrale l’idea della “tregua” che qui assume i toni di un evento sportivo, in una pièce che sulle tracce di Shakespeare rappresenta più che una cronaca di guerra, «una tragicomica parodia della pace».

Omaggio al grande Eduardo De Filippo – domenica 7 marzo alle 20.30 – con “Ditegli sempre di sì”, una commedia scritta per Eduardo Scarpetta nel 1927, come atto unico in napoletano con il titolo “Chill’è pazzo!” e poi riproposta in una nuova versione, più “italianizzata”, nel 1932, con i tre fratelli Eduardo, Titina e Peppino De Filippo e con Tina Pica e Dolores Palumbo, in cui si affronta in chiave tragicomica il tema della follia. Sotto i riflettori Mario Autore, Anna Iodice e Domenico Pinelli, accanto a Gianluca Cangiano, Mario Cangiano, Luigi Leone, Antonio Mirabella, Laura Pagliara, Vittorio Passaro, Lucienne Perreca, Simona Pipolo e Federica Pirone, con scene di Luigi Ferrigno e Sara Palmieri, costumi di Viviana Crosato e Antonietta Rendina e musiche di Mario Autore, per la regia di Domenico Pinelli (produzione Gli Ipocriti Melina Balsamo). “Ditegli sempre di sì” racconta la vicenda di un commerciante, Michele Murri, finito in manicomio in seguito a una grave crisi di nervi, che dimesso dall’ospedale psichiatrico torna a casa, dalla sorella Teresa, a cui il medico raccomanda di assecondare sempre il paziente, per non turbare il suo fragile equilibrio mentale. Ma la guarigione è solo apparente e il protagonista, i cui recenti trascorsi sono tenuti nascosti dalla sorella, non riesce a riadattarsi al mondo e alle convenzioni della società: nascono così una serie di errori e fraintendimenti, con esiti più o meno imbarazzanti, finché durante una festa la pazzia si manifesta in modo inequivocabile e in uno sdoppiamento di personalità è lo stesso commerciante a sollecitare il proprio ritorno nello spazio protetto e sicuro del manicomio. Intorno al protagonista, ruotano i vari personaggi, a partire dalla sorella, che cerca invano di nascondere la malattia e di porre rimedio ai danni; e poi un attore scapestrato, un padrone di casa troppo intraprendente, un truffatore con la sua fidanzata e due fratelli divisi da un’antica lite, in un colorato affresco di varia umanità.

Un inatteso e surreale “sequestro di persona” dagli esiti imprevedibili – giovedì 25 marzo alle 20.30 – con “Bandiera”, uno spettacolo di Lucia Franchi e Luca Ricci, con Antonella Attili, Giancarlo Commare e Ania Rizzi Bogdan, con scenografie di Rosita Vallefuoco, costumi di Elena Minesso, sound design di Michele Boreggi e Lorenzo Danesin, disegno luci di Stefan Schweitzer, per la regia di Luca Ricci (produzione CapoTrave – Infinito srl). “Bandiera” parte dall’irruzione in casa di un primo ministro da parte di un giovane armato di motosega, che prende in ostaggio la moglie del politico e la governante con l’obiettivo di comunicare un messaggio da cui potrebbero dipendere le sorti del pianeta: la normale routine della vita domestica viene infranta da un’azione violenta, e si crea una situazione paradossale e gravida di suspense, in cui non mancano «elementi magici e messianici». Una storia tragicomica, ai confini della realtà: «una non meglio identificata civiltà extra-terrestre cerca da tempo di correggere i destini dell’umanità, inviando un proprio emissario che reca un messaggio per due terrestri di diversa collocazione sociale – rivelano gli autori – e se questi riusciranno a stabilire fra loro una concordanza di visioni e speranze, il mondo inizierà una nuova fase edenica». Tra ipotesi fantascientifiche, si affrontano temi importanti e attuali, «si parla di macro-economia, di come il vantaggio dei più ricchi poggi sullo sfruttamento dei poveri, sull’indebitamento di questi ultimi che crea sottomissione, e di come lo Stato sia complice di questa speculazione» e si discute della crisi del capitalismo, con l’inasprirsi delle diseguaglianze e di possibili soluzioni, per esempio «un giubileo che annulli tutti i debiti, come quelli che si facevano migliaia di anni fa, in Mesopotamia e in Egitto, dopo che un nuovo re o faraone era salito al trono», in un’allegoria del presente, che non rinuncia alla speranza di un futuro migliore.

Una riflessione sul tema dell’infanzia e sulla crescita – sabato 3 aprile alle 20.30 – con “Pupo”, una creazione di Sofia Nappi, con i danzatori Evans Berthelot, Bonni Bogya, India Guanzini, Sem Houmes, Paolo Piancastelli, Senne Reus e Alessia Sinato, con musiche di Chopin, Dead Combo, Engler; disegno luci di Alessandro Caso; costumi di Judith Adam; sound design di Ed Mars & Sofia Nappi; direttore prove Luca Tomasoni e assistente alla coreografia Adriano Popolo Rubbio (produzione Komoco / Sosta Palmizi). “Pupo” si ispira alla figura di Pinocchio, protagonista del capolavoro di Carlo Lorenzini, in arte Collodi, «sulla metamorfosi della marionetta che sogna di diventare bambino». Un personaggio fantastico, un “ragazzo di legno” ribelle e irrequieto, un eterno fanciullo, la cui massima aspirazione, e premio finale per la sua “bontà”, sarebbe trasformarsi in un ragazzo in carne e ossa, un bambino come tutti gli altri. Sulla falsariga dell’opera collodiana, intesa come “romanzo di formazione”, “Pupo” «indaga il tema della crescita e della consapevolezza, di come un bambino innocente e curioso inizia a interagire con il mondo, mettendosi continuamente in gioco nella relazione con gli altri e con i propri limiti». Nel suo passaggio dall’infanzia all’adolescenza, verso l’età adulta, il protagonista si confronta con le proprie inclinazioni e con le prime tentazioni, ma anche con le influenze esterne e le cattive compagnie, «imparando ad accettare e perdonare i propri errori e debolezze attraverso la gentilezza e il potere del perdono». Incentrato su Pinocchio, impegnato in «un perenne tentativo di diventare la versione migliore di sé», “Pupo” di Sofia Nappi è «un invito a non dimenticare il bambino che c’è in noi, la marionetta di legno impulsiva e giocosa che siamo stati un tempo, l’esuberante e incontenibile desiderio di danzare».

Un’indagine sul confine tra realtà e follia con un classico del teatro del Novecento – venerdì 9 aprile alle 20.30 – con “Il Berretto a Sonagli” di Luigi Pirandello, con Irma Ciaramella, Ivano Falco, Gino Auriuso, Margherita Patti, Gioele Rotini e Ottavia Orticello, con scene e costumi di Francesca Serpe, per la regia di Gino Auriuso (produzione Artenova ETS). In bilico fra tragedia e farsa, “‘A birritta cu ‘i ciancianeddi” è un moderno “dramma della gelosia” – scritto originariamente in siciliano, poi tradotto in italiano – in cui a reclamare vendetta e una punizione esemplare per gli adulteri è la moglie tradita, l’impulsiva Beatrice Fiorica, decisa a far scoppiare uno scandalo rivelando al mondo la liaison tra il marito, l’illustre Cavalier Fiorica e la procace Nina, moglie dello scrivano Ciampa. Nella sua giusta indignazione, la signora tralascia un dettaglio non di secondaria importanza, come la tradizione del “delitto d’onore” che imporrebbe al Ciampa, marito “cornuto”, di uccidere la moglie e l’amante, una volta che i due fedifraghi, in seguito alla denuncia della signora, siano stati sorpresi in flagranza di reato e dunque arrestati cosicché la colpa dell’adulterio sia ormai evidente agli occhi di tutti. La scelta di Beatrice Fiorica, che ha rifiutato i saggi consigli del fratello Fifì e della vecchia Fana e le proposte di Ciampa, che avrebbe voluto affidarle la consorte, determina una situazione insostenibile con l’obbligo “morale” e sociale, per lo scrivano, di lavare l’onta nel sangue: un’eventualità davanti a cui anche la signora arretra. E’ infine Ciampa a risolvere l’impasse, con una trovata paradossale: la simulata pazzia di Beatrice Fiorica, che avrebbe immaginato ogni cosa, mentre l’adulterio non sarebbe mai avvenuto, e solo nella sua folle gelosia la signora avrebbe scambiato un innocente “incontro” per un tradimento. Una finzione necessaria affinché, senza tragedie o delitti, salvaguardando il gioco delle maschere, dopo un soggiorno della donna in una casa di cura, tutto possa ritornare alla normalità.

Una divertente e maliziosa commedia sul perbenismo della borghesia – giovedì 22 aprile alle 20.30 – con “Niente sesso, siamo inglesi” (No Sex, Please, We are British) di Anthony Marriott e Alistair Foot, nella traduzione di Maria Teresa Petruzzi, con Carla Calabrò, Martina Garau, Davide Maringiò, Mauro Muntoni, Alessandro Piga, Francesca Puddu, Omar Soddu e Ivano Steri, fonico Mauro Concu, disegno luci Music Factory, costumi e scene La Clessidra Teatro, per la regia di Anna Pina Buttiglieri (produzione La Clessidra Teatro). Un successo del West End, in scena dal 1971 al 1987 per 6761 rappresentazioni consecutive, sbarca nell’Isola in un nuovo allestimento che mette l’accento sulla situazione paradossale, frutto di un errore o di un equivoco, in cui viene a trovarsi un giovane e stimato direttore di banca, destinatario suo malgrado di un pacco pieno di fotografie pornografiche. «Inizia così un’esilarante serie di fraintendimenti ed errori che coinvolge non solo la famiglia del protagonista, ma l’intera piccola comunità urbana – spiega la regista Anna Pina Buttiglieri – e ogni tentativo dei protagonisti di salvare le apparenze e proteggere la propria reputazione non fa che alimentare nuovi e disastrosi equivoci». Il materiale scottante rischia di provocare uno scandalo, così il protagonista e la moglie, insieme a un amico fidato, ingenuo e impacciato, si ingegnano in ogni modo di occultare il “corpo” del reato. “Niente sesso, siamo inglesi” – come sottolinea Anna Pina Buttiglieri – è «un meccanismo a orologeria di straordinaria precisione, alimentato da serrati scambi di battute, campanelli che squillano senza tregua, porte che si aprono e si chiudono, personaggi che entrano, escono, si incontrano e si nascondono», in un crescendo di irresistibile comicità.

Infine, un intrigante gioco metateatrale – lunedì 10 maggio alle 20.30 – con “Pirandello Pulp” di Edoardo Erba, una commedia surreale e ricca di colpi di scena, nell’interpretazione di Massimo Dapporto e Fabio Troiano, con scenografia di Angelo Lodi e disegno luci di Cesare Agoni, per la regia di Gioele Dix (produzione Teatro Franco Parenti). Una pièce originale che trae spunto da un’opera emblematica del grande drammaturgo siciliano, “Il Giuoco delle Parti”, per indagare i meccanismi di una rappresentazione, l’interpretazione registica e il rapporto con il testo, la ricerca di una chiave di lettura originale e il tentativo di contestualizzare una trama, adattandola all’epoca contemporanea. Durante le prove per la messa in scena di uno spettacolo, Maurizio, il regista invece del solito tecnico luci si ritrova davanti tale Carmine, totalmente impreparato e soprattutto impossibilitato a salire sulle scale perché soffre di vertigini. Nel tentativo di risolvere l’impasse, il regista analizza nuovamente il testo e illustra i passaggi significativi, a beneficio del nuovo venuto, ma il (sedicente) tecnico, pur di dilatare i tempi e far slittare ulteriormente il proprio intervento, mette in discussione ogni dettaglio e ogni aspetto delle scelte registiche. Le idee di Carmine derivano da «una sessualità vissuta pericolosamente», ma risultano innovative, rispetto alla tradizione, così Maurizio «passa dall’irritazione all’entusiasmo, concependo infine l’idea di una regia pulp: un “Giuoco delle Parti” ambientato in uno squallido parcheggio di periferia, dove si consumano scambi di coppie». I ruoli si invertono, e ora è Maurizio che «sale e scende dalla scala per puntare le luci», mentre Carmine «è diventato la mente pensante»; ma in questo paradossale ribaltamento, o scambio delle parti, emergono inquietanti verità che mettono in crisi i personaggi e stravolgono i fragili equilibri di un rapporto professionale, facendo precipitare gli eventi fino al sorprendente finale.

La Stagione di Prosa | Danza | Musica & Circo Contemporaneo 2026-2027 è organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna al Teatro Centrale di Carbonia, con il patrocinio e il sostegno del MiC/ Ministero della Cultura, dell’Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport della Regione Autonoma della Sardegna, e dell’Assessora alla Cultura, Sport, Spettacolo del Comune di Carbonia, con il contributo della Fondazione di Sardegna.

I Sacchi di Sabbia/Compagnia Lombardi/Tiezzi, TROILO E CRESSIDA, L’Iliade raccontata da Shakespeare, con Giovanni Guerrieri, Giulia Gallo, Gabriele Carli, Enzo Illiano, teatro, durata 60’, prima nazionale al Festival Inequilibrio 2025 di Fondazione Armunia, Castiglioncello (LI), 4 luglio 2025, Foto Dorin Mihai per Fondazione Armunia

La Provincia del Sulcis Iglesiente ha approvato il Piano provinciale dell’offerta formativa e della rete scolastica per l’anno scolastico 2027/2028 con il decreto deliberativo del presidente Mauro Usai n. 120 del 30 settembre 2026, dichiarato immediatamente eseguibile.

Il provvedimento recepisce l’esito della Conferenza scolastica decisoria, svoltasi il 28 settembre nell’aula consiliare della Provincia a Carbonia, alla presenza dei sindaci, dei dirigenti scolastici e delle organizzazioni sindacali. Nel corso della Conferenza è stato approvato il Piano, in conformità alle Linee guida regionali per la programmazione della rete scolastica e dell’offerta formativa del triennio 2027/2030, approvate in via preliminare dalla Giunta regionale con deliberazione n. 46/10 del 16 settembre 2026.

Per la Sardegna il quadro prevede un contingente di 223 autonomie scolastiche per ciascun anno del triennio, corrispondente al numero di quelle esistenti nell’anno scolastico 2026/2027. La programmazione non comporterà quindi riduzioni forzate del numero delle autonomie. Su iniziativa degli Enti locali restano possibili, nei casi consentiti, percorsi di verticalizzazione e accorpamento.

Il quadro del territorio: un calo diffuso, ma con segnali positivi

I dati illustrati nel corso della Conferenza confermano la progressiva diminuzione della popolazione scolastica. Tra l’anno scolastico 2025/2026 e il 2026/2027 gli alunni della provincia sono passati da 11.911 a 11.352, con una riduzione del 4,7 per cento. Il calo interessa sia i comuni montani sia quelli non montani.

Accanto a questo dato, il territorio presenta tuttavia realtà in crescita, a dimostrazione di come un’offerta formativa qualificata e rispondente alle esigenze degli studenti possa mantenere e accrescere la propria capacità attrattiva.

Nel secondo ciclo spicca l’IIS Asproni-Fermi di Iglesias, cresciuto del 10,6 per cento. A trainare l’incremento è la sede di via Falcone, che comprende il tecnico e il liceo scientifico, passata da 415 a 513 iscritti, con una crescita del 24 per cento.

Cresce anche l’Istituto di Carloforte (+2,4%), mentre l’area di Iglesias nel suo complesso si mantiene stabile. Risultati positivi si registrano inoltre per il Liceo scientifico sportivo del Gramsci (+11%), l’indirizzo Manutenzione e assistenza tecnica del Beccaria (+21%), il corso serale di Amministrazione, finanza e marketing (+23%), Meccanica a Sant’Antioco (+14%) e Agricoltura a Santadi.

Nel primo ciclo crescono l’infanzia e la secondaria di primo grado dell’Istituto Satta, l’infanzia di Santadi-Narcao e le primarie dell’Istituto Meloni e di Carloforte.

«I numeri ci pongono davanti a una sfida che non può essere affrontata limitandosi a gestire gli effetti del calo demografico – dichiara il presidente Mauro Usai -. Dobbiamo lavorare per rafforzare la qualità e l’attrattività della nostra scuola, partendo proprio dalle esperienze che stanno dando risultati positivi. Difendere la presenza della scuola nei territori, soprattutto nei centri più piccoli, significa garantire un diritto fondamentale ai nostri ragazzi e alle loro famiglie, ma anche contrastare concretamente lo spopolamento. La Provincia vuole svolgere fino in fondo il proprio ruolo di coordinamento, costruendo insieme ai Comuni, alle autonomie scolastiche e alle parti sociali una programmazione che non guardi soltanto ai numeri, ma alle prospettive di sviluppo dell’intero Sulcis Iglesiente.»

I risultati emersi indicano la necessità di continuare a investire sugli indirizzi legati alle vocazioni del territorio, sulla qualità dei laboratori e su percorsi formativi capaci di dialogare sempre più efficacemente con il mondo del lavoro.

Osservatorio permanente, piccoli comuni e pendolarismo

Tra le priorità individuate dalla Conferenza vi è la costituzione di un Osservatorio scolastico permanente, attività che la Provincia ha già avviato. L’Osservatorio consentirà di monitorare in maniera continuativa l’andamento delle iscrizioni, l’evoluzione dell’offerta formativa e i bisogni dei diversi territori.

È stata inoltre sottolineata l’esigenza di rivedere i parametri per il mantenimento dei punti di erogazione del servizio, con l’obiettivo di consentire ai piccoli comuni di conservare una presenza scolastica sul proprio territorio, considerata un presidio fondamentale anche nelle politiche di contrasto allo spopolamento.

La Conferenza ha inoltre avviato una verifica puntuale del pendolarismo scolastico, finalizzata a individuare le principali criticità nei collegamenti e a rendere più agevole per gli studenti il raggiungimento delle sedi scolastiche.

«L’Osservatorio scolastico permanente dovrà diventare uno strumento operativo, non soltanto di raccolta dei dati – sottolinea la consigliera delegata Daniela Massa -. Vogliamo conoscere in anticipo le dinamiche delle iscrizioni, capire dove si manifestano le maggiori difficoltà e intervenire con una programmazione più efficace. Allo stesso tempo dobbiamo ascoltare studenti, famiglie e scuole, perché questioni come il pendolarismo, l’orientamento o il rischio di abbandono incidono direttamente sulla possibilità di frequentare con continuità e di scegliere liberamente il proprio percorso di studi. L’obiettivo è costruire una rete scolastica che sia realmente vicina ai bisogni dei ragazzi e capace di offrire loro opportunità concrete nel territorio.»

Nuovi progetti per contrastare la dispersione scolastica

Per invertire la tendenza demografica e rafforzare l’attrattività del sistema scolastico locale, la Provincia sta elaborando una serie di progetti da sviluppare insieme ai Comuni e alle istituzioni scolastiche.

Tra le azioni previste figurano un programma di orientamento in continuità tra scuole medie e superiori, per accompagnare studenti e famiglie nella scelta del percorso di studi; percorsi di tutoraggio e mentoring rivolti agli studenti maggiormente a rischio di abbandono, con particolare attenzione al primo biennio delle scuole superiori; il progetto “Scuole aperte”, anche attraverso la collaborazione con le associazioni del territorio; e patti formativi con le imprese e le filiere locali, a partire dai settori agroalimentare, turistico, enogastronomico e manifatturiero, per rafforzare i PCTO e rendere gli indirizzi di studio maggiormente attrattivi.

«Contrastare la dispersione significa intervenire prima che un ragazzo lasci la scuola – aggiunge Daniela Massa -. Per questo vogliamo rafforzare l’orientamento, il tutoraggio e il rapporto tra scuola e territorio. I nostri istituti possono diventare ancora più attrattivi se riescono a far comprendere ai giovani che ciò che studiano ha un legame concreto con le opportunità formative, professionali e imprenditoriali presenti nel Sulcis Iglesiente. Scuole, enti locali, associazioni e imprese devono lavorare insieme per costruire questa prospettiva.»

«La scuola è una delle infrastrutture più importanti per il futuro del Sulcis Iglesiente – conclude il presidente Mauro Usai -. La programmazione della rete scolastica non può quindi ridursi a un adempimento amministrativo annuale. Deve diventare parte di una strategia territoriale più ampia, capace di tenere insieme diritto allo studio, contrasto allo spopolamento, formazione, lavoro e sviluppo locale. È su questa visione che intendiamo costruire il Piano provinciale.»

Con l’approvazione del 30 settembre si conclude la fase provinciale di adozione del Piano per l’anno scolastico 2027/2028. Il decreto dà mandato alla Dirigente dell’Area Amministrativa di trasmettere gli atti e il verbale della Conferenza all’assessorato regionale della Pubblica istruzione per il seguito di competenza.

«Il caro carburanti ci ferma. Insieme facciamoci sentire!» E’ lo slogan della manifestazione messa in atto questa mattina a San Giovanni Suergiu, lungo la strada statale 195, di fronte all’Agriturismo Agrifoglio, da alcune decine di operatori delle categorie produttive, stanchi di subire il peso della speculazione in atto che sta mettendo letteralmente in ginocchio chi utilizza i carburanti per lavorare, unitamente alle famiglie che spesso sono costrette a tenere fermi i loro mezzi per l’impossibilità di acquistare gasolio, benzina e gas indispensabili per il loro utilizzo nella vita quotidiana.

Il Sulcis ancora una volta ha deciso di fare da apripista per un movimento, che seppure iniziato “in sordina” con una modesta partecipazione, è destinato a crescere, allargandosi a tutta la Sardegna, come ha annunciato il portavoce Ivan Garau.

La manifestazione di protesta, con un rallentamento del transito degli automezzi lungo la strada statale 195, sotto l’attento controllo di agenti del commissariato di polizia, carabinieri e agenti di polizia locale, si è svolta pacificamente dalle 8.00 alle 10.30.

Allegata l’intervista realizzata con Ivan Garau.

A quasi un anno dall’aggravarsi della crisi, la vertenza Eurallumina resta senza una soluzione, anzi la situazione si aggrava.
Come noto da settembre 2025 RUSAL non gestisce più direttamente lo stabilimento, mentre il congelamento patrimoniale disposto dal Comitato di sicurezza finanziaria (CSF) nel maggio 2023 è ancora vigente. Fino a febbraio 2026 l’azienda ha utilizzato le proprie risorse; da marzo 2026 è stata sostenuta, in modo del tutto insufficiente, da fondi statali, anticipati tramite l’Agenzia del Demanio e sotto la supervisione di un amministratore. Dopo le proteste dei lavoratori e l’incontro al Mimit del dicembre 2025, il Governo aveva annunciato un percorso promettendo, e non rispettando, risorse per 9,6 milioni di euro finalizzate a garantire la continuità nel primo semestre 2026. A luglio 2026 il ministro Urso ha ribadito l’intenzione di risolvere la crisi, anche attraverso interventi normativi, convocando un nuovo tavolo per il 15 settembre. Appare utile ricordare che preservare il bene dell’asset non è una mera concessione bensì un obbligo di legge.
Quel tavolo si è chiuso, come già dichiarato dalle nostre organizzazioni sindacali, con un giudizio negativo: nessuna soluzione sul congelamento delle azioni, forti ritardi nell’erogazione delle risorse promesse, interlocuzioni con Rusal in difficoltà e, come unica novità del tutto fumosa, l’ipotesi di un’amministrazione controllata con commissario ad hoc, che lascia forti perplessità.
Il quadro è precipitato il 29 settembre scorso, nell’incontro convocato da Confindustria Sardegna Meridionale. L’azienda ha comunicato di aver trasmesso all’Agenzia del Demanio, MEF, Mimit, MASE, Regione Sardegna e all’Amministratore nominato ai sensi dell’art. 12 del D.Lgs. 109/2007 una formale nota sulla situazione finanziaria. Dopo il CdA del 23 settembre, la società ha dichiarato che le disponibilità non sono sufficienti a garantire le obbligazioni aziendali né le attività indispensabili per il presidio ambientale e la sicurezza del sito: trattamento delle acque, manutenzione e conservazione nonché messa in sicurezza degli impianti e del patrimonio aziendale.
Ad oggi la situazione debitoria della Società ammonta a circa un milione di euro, mentre le necessità per la gestione ordinaria da qui a fine anno sono quantificabili in un fabbisogno di circa 6.000.000,00 di euro; senza risorse adeguate, il CdA Eurallumina valuterà le determinazioni conseguenti, compresa la sussistenza dei presupposti previsti dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.
Lasciare esaurire le risorse significherebbe mettere a rischio le bonifiche, il bacino dei fanghi rossi, la barriera idraulica e le retribuzioni dei lavoratori, già provati da dodici mesi di forte riduzione del reddito. Significherebbe anche esporre lo Stato a costi di messa in sicurezza e bonifica che l’azienda stessa stima in circa 300 milioni di euro, a fronte di pochi milioni necessari oggi.
Chiediamo perciò l’immediata erogazione delle risorse dovute e promesse, la copertura della gestione ordinaria fino a fine anno o comunque per il tempo necessario alla risoluzione della situazione determinata dal Governo italiano. Chiediamo l’urgente convocazione del tavolo al Mimit, così come già preannunciato nella scorsa riunione svoltasi in data 15 settembre scorso che meglio formalizzi un percorso certo verso la soluzione di prospettiva per la vertenza.
Nel frattempo come organizzazioni sindacali e RSA si è avviato il confronto unitario per definire le inevitabili iniziative di mobilitazione adeguate ad una situazione tale e che verranno prontamente condivise con le lavoratrici e i lavoratori qualora nel brevissimo termine non dovessero giungere riscontri e risposte soddisfacenti in tal senso.
Segreterie territoriali Filctem CGIL – Femca CISL – Uiltec UIL
Emanuele Madeddu, Nino D’Orso, Pierluigi Loi
RSA Eurallumina
Enrico Pulisci, Simone Zucca, Davide Boi

ìDue date importanti chiudono l’annata 2026 del progetto “Tessere l’arte”, finanziato dalla Fondazione di Sardegna e realizzato da Ottovolante Sulcis con la collaborazione del Parco Storico Archeologico di Sant’Antioco e il comune di Sant’Antioco.

Sabato 3 ottobre alle 18.00 si inaugura “Canti dall’Isola”, mostra conclusiva delle residenze artistiche, presso il Villaggio Ipogeo, mentre il giorno seguente, domenica 4 ottobre, alle 19.00, finissage della mostra delle opere di piccolo formato “Cantiere di Idee” nel MAB – Museo archeologico Ferruccio Barreca. Il finissage della mostra “Tessere l’Arte – Cantiere di Idee” arricchisce il progetto con le residenze artistiche internazionali a cura di Ottovolante Sulcis, con la partecipazione di differenti paesi, tra i quali Uruguay, Cile e Argentina. A chiudere la serata sarà Hugo Trova, musicista e cantautore uruguaiano. In entrambe le mostre sarà presente una delegazione dell’Accademia delle Belle Arti di Bologna, partner di progetto, composta da Rossella Piergallini, docente e rappresentante del Consiglio Accademico, e Gabriele Lamberti, docente in ABABO e curatore della mostra dei piccoli formati.

Agli sguardi attenti di 43 artisti (che complessivamente hanno preso parte nei sei anni di svolgimento del progetto) si sono aggiunte 35 visioni in piccolo formato: tanti occhi e tante sensibilità hanno scavato culture, artigianati, memorie per riportarle dentro poetiche personali definendo gli esiti finali dei loro soggiorni: “Quella sottile linea verde (2025)”, “Suggestioni” e “In tondo” (2024), tra gli altri titoli ideati fin dal 2021.

Gli artisti che vengono in residenza hanno modo di conoscere l’Isola e il paese, di penetrare nelle antiche tradizioni grazie allo studio e alla ricerca degli artigianati per dare loro vita e nuove prospettive. La memoria delle manualità è spesso colta nei lavori, nelle tracce, nelle sfumature. Ciò che colpisce gli artisti è nel profondo della storia, nei particolari, nei segni ormai senza importanza.

La loro arte nasce da lì, nell’essenza di una cultura tanto antica, tanto agreste e materica, di cui restano tracce significative di incroci di civiltà e di vita quotidiana. La loro visione contemporanea, forgiata nelle tante esperienze che la Textile art porta a sperimentare, restituisce lavori in cui le tecniche non solo fanno da supporto ma diventano il cuore, il centro della creatività artistica, in un moto circolare di rivisitazione ed innovazione.

La mostra delle opere di piccolo formato esposte al MAB è formata dalle opere di 35 artisti da tutto il mondo e rivela un’attenzione al paese e alla sua storia. La mostra continuerà il 9 ottobre a Bologna presso Arcoiris e sarà visibile nel catalogo on line.

Il progetto è stato un lungo periodo di laboratori frequentati da giovani, turisti e locali in cui sperimentare tecniche raffinate, a cui dedicarsi ma soprattutto da rivisitare in modo contemporaneo. L’arrivo, oltre a tre artiste italiane, di un collettivo spagnolo/cileno e di 3 artiste sudamericane (Uruguay, Argentina e Cile) sostenute nel viaggio dai loro governi, è la manifestazione dell’apprezzamento riscosso dal progetto. Gli artisti in residenza nel 2026 sono Asia Galeati, Elisabetta Cameli, Irene Sara, Virginia D’Alto, Susana Molina Borquez, Silvia Mirelman e Mariona Canadas/Pedro Murua.

Gli anziani del Sulcis potranno avere presto una nuova struttura per ricevere cure e assistenza. Lo scorso primo settembre Alf investment Srl, società cagliaritana specializzata nello sviluppo di strutture per anziani nell’Isola e nel resto d’Italia, ha ottenuto gli accreditamenti dalla Regione Sardegna per realizzare una nuova Rsa nel Sulcis Iglesiente.
La società ha individuato come location per il nuovo sviluppo il comune di Perdaxius a pochissimi chilometri dalla città capoluogo, Carbonia.
Il progetto prevede la realizzazione di una residenza sanitaria assistenziale di 60 posti letto (di cui 47 accreditati) e una comunità integrata di 30 posti dedicata agli anziani parzialmente non autosufficienti. La struttura darà una risposta concreta alla carenza di posti letto sia in RSA che in Comunità integrata, ponendosi l’obbiettivo di tagliare le liste d’attesa, ormai lunghissime.
«L’importante opera (dal valore di circa 9 milioni di euro) vuole rispondere ai bisogni assistenziali del territorio (coprendo tutti i gradi dell’assistenza socio sanitaria dell’anziano: dalla non autosufficienza base sino allo stato vegetativo) e generare nuove opportunità occupazionali, dando risposte concrete alle esigenze di un territorio, quello del Sulcis Iglesiente, particolarmente colpito dalla crisi degli ultimi decenni – si legge in una nota della società promotrice -. Oltre alle ricadute sociali, lo sviluppo produrrà effetti significativi anche sul piano occupazionale, con la creazione di almeno 150 posti di lavoro tra personale specializzato, operatori socio-sanitari (OSS) e altre figure professionali necessarie alla gestione dei servizi. A questa ricaduta diretta si aggiungerebbero inoltre gli effetti sull’indotto economico, con nuove opportunità per le attività e i servizi del territorio. La scelta della location non è stata casuale, oltre alla posizione dell’area molto favorevole in quanto copre un bacino importante, è stato determinante l’appoggio ricevuto dall’amministrazione comunale affinché questo sviluppo prendesse piede. Per realizzare una simile struttura, infatti, occorre conciliare tanti aspetti e per questo oggi Alf Investment continua a chiedere e contare sul supporto dell’amministrazione per eliminare gli ultimi ostacoli burocratici che potrebbero compromettere il buon esito dell’investimento.»

Lo scorso primo settembre la società ha ottenuto dallo sportello SUAPE dell’Unione dei Comuni del Sulcis il parere favorevole relativo alla compatibilità e all’autorizzazione al funzionamento della futura RSA, provvedimento che fa seguito al parere positivo espresso in conferenza di servizi dalla Regione Autonoma della Sardegna, attraverso l’assessorato dell’Igiene e Sanità e dell’Assistenza sociale, e dalla ASL 7 del Sulcis Iglesiente.
Essendo un servizio pubblico, sebbene realizzato da un soggetto privato, la parte pubblica (in primis l’amministrazione comunale) ha un ruolo importante e per questo ora la società promotrice attende il via libera dal Comune relativamente alla conferma di alcuni aspetti tecnici fondamentali per rendere l’investimento attuabile sotto il profilo finanziario.
Al Investment, attiva dal 2019, ha realizzato già diverse strutture operative e funzionanti da tempo: la prima Comunità integrata a San Sperate (60 posti letto), una Residenza sanitaria assistenziale a Oristano da 97 posti letto e due Rsa a Prato per 120 posti letto complessivi. Oltre a Carbonia la società sta lavorando anche ad altri sviluppi tra i quali 100 posti letto a Montecatini Terme (dove sono previsti diversi profili di riabilitazione).
Tutte le strutture, realizzate e da sviluppare, sono edifici moderni e con un alto grado di efficientamento energetico. A Perdaxius, inoltre, l’azienda sta valutando anche di ottenere per la struttura la certificazione Lead Gold. Si tratta di un livello di certificazione ambientale per gli edifici, riconosciuto a livello internazionale, che attesta il raggiungimento di elevati standard di sostenibilità, efficienza energetica e qualità ambientale. La certificazione LEED valuta diversi aspetti, tra cui energia, gestione dell’acqua, materiali, qualità degli ambienti interni, sostenibilità del sito e innovazione.