11 April, 2026
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È un’autentica presa in giro quella che i metalmeccanici del territorio sentono di aver subito. Le convocazioni e le passerelle in conseguenza delle iniziative degli anni precedenti, sono arrivate a un punto di non ritorno in conseguenza del dramma che stanno vivendo i metalmeccanici; il ritardo nell’erogazione degli ammortizzatori sociali per le aree di crisi industriale complessa, non garantisce più la tenuta sociale. La mancanza di supporto minimo rischia di portare all’implosione della protesta, in conseguenza della grave crisi di lavoro esistente, e insuperabile. infatti circa 200 lavoratori sono senza una minima retribuzione dal 01/01/2026, ed i 300 ancora in mobilità sono in attesa dell’integrativo, che la regione, anche nell’ultimo incontro con la Presidente della RAS del 18/02/2026, aveva garantito. invece non si riesce a rispettare nessun impegno.

Anche per queste ragioni metalmeccanici del Sulcis, hanno ripreso la mobilitazione.

Alla Portovesme srl, si è tenuta la prima assemblea degli appalti, in cui sono emerse le problematiche legate alla cassa integrazione, ma anche all’aumentare della concorrenza negli appalti, dove tanto per cambiare, i lavoratori appartenenti alle aziende con maggiori costi, in conseguenza dei contratti applicati o delle anzianità maturate, sono messi in concorrenza con aziende che hanno condizioni differenti, che non hanno ammortizzatori sociali in essere. Il risultato è che in un momento di crisi come l’attuale, diversi lavoratori storici rimangono a casa, perché la committente deve avere maggiori guadagni.

FIOM, FIM e UILM ancora una volta, denunciano che tutto il I futuro del polo industriale è messo in discussione; che gran parte dei lavoratori rischierà di ricevere il benservito entro la fine dell’anno, perché come scritto nella nota del ministero del Lavoro del 10/02/2026, i 100 milioni di copertura per le aree di crisi complessa stanziati per tutta Italia, potrebbero essere insufficienti e in tutti i casi lasciano aperti scenari disastrosi per un futuro del territorio, attualmente senza prospettive; le conseguenze le pagheranno prima degli altri i lavoratori degli appalti nell’industria.

Nella centrale ENEL, la situazione di precarietà esistente, non è differente e il Coordinamento ha descritto bene, le difficoltà esistenti nel documento del 12/03/2026.

Infine, è paradossale la situazione per l’ex Alcoa, dove nonostante tutte le dichiarazioni sulla strategicità e sulla discontinuità annunciata dal ministro Adolfo Urso, nel lontanissimo 17/09/2025, si continui a vivere alla giornata. L’attuale proprietà prova a stare in piedi dando gli ultimi colpi di coda, pur di racimolare qualche soldo. Al fine di portare avanti una realtà con pochissimi dipendenti, quasi tutti in cassa integrazione in scadenza, ci risulta si stia ponendo nuovi e preoccupanti obiettivi di smantellamento, l’unica cosa che riesce a fare. Questa situazione è un capestro anche per i 300 lavoratori attualmente in mobilità, che vedrebbero crollare definitivamente, le poche opportunità di ripresa occupazionale.

La mobilitazione proseguirà nei prossimi giorni, con assemblee nella centrale Enel e quindi davanti all’ex Alcoa, unitamente ai tanti in mobilità e ai pochi legati al lavoro.

L’obiettivo dei metalmeccanici è unificare le vertenze per far in modo che davvero, la politica si occupi del futuro occupazionale e produttivo del polo industriale di Portovesme, attraverso una nuova mobilitazione che porti ad un’assemblea pubblica che proseguirà con le azione di protesta in regione e al MIMIT.

Segreterie territoriali FIOM, FIM e UILM

La situazione è ormai insostenibile. Il congelamento degli asset aziendali disposto dal Comitato di Sicurezza Finanziaria è ancora in vigore e, allo stato attuale, non esiste alcun accordo formale che consenta lo sblocco, nonostante le rassicurazioni a mezzo stampa.
Le risorse disponibili coprono esclusivamente le attività minime di sicurezza e risultano garantite solo fino ad agosto 2026; mancano certezze sui fondi per il secondo semestre, rendendo complicato l’approvazione del bilancio 2025 in continuità aziendale.
Nel frattempo 186 lavoratori restano in cassa integrazione nelle aree di crisi complessa, con rotazioni ridotte al minimo, mentre appena 38 addetti, considerati insufficienti, portano avanti allo stato attuale il presidio minimo di uno stabilimento strategico per il comparto nazionale dell’alluminio e per l’intero territorio del Sulcis Iglesiente.
Alla luce di questa situazione, è stata formalmente richiesta una convocazione urgente al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, per un confronto ai massimi livelli che dia risposte concrete e immediate sulla vertenza.
Parallelamente è previsto a breve un incontro con l’Agenzia del Demanio e con l’Amministratore straordinario, finalizzato ad affrontare le questioni più urgenti: piano delle rotazioni, copertura finanziaria per il secondo semestre e continuità operativa del presidio.
In questo contesto, si richiama con forza anche il tema infrastrutturale legato alla realizzazione della dorsale del gas metano, il cui iter prosegue. Si tratta di un’opera fondamentale per il progetto di riavvio della raffineria: sarebbe paradossale e inaccettabile portare a compimento un’infrastruttura strategica senza che vi sia contestualmente lo sblocco e la ripartenza del sito produttivo a cui è strettamente connessa.
Le organizzazioni sindacali ribadiscono con chiarezza che, in assenza di risposte rapide, verificabili e risolutive sullo sblocco degli asset, sulle risorse necessarie e sul rilancio produttivo, verranno attivate tutte le forme di mobilitazione necessarie. I lavoratori hanno già dimostrato determinazione e sono pronti a farlo nuovamente.
L’intero territorio del Sulcis Iglesiente non può attendere oltre. Eurallumina rappresenta un presidio industriale strategico e il futuro occupazionale di centinaia di famiglie: servono decisioni immediate e all’altezza della situazione.
R.S.A. Eurallumina
Segreterie Territoriali Filctem-CGIL – Femca-CISL – Uiltec-UIL
Emanuele Madeddu – Nino D’Orso – Pierluigi Loi

Il sito di RWM Italia (Gruppo Rheinmetall) diviene pienamente operativo. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, infatti, ha approvato – in attuazione della sentenza del TAR del 17 ottobre 2025, che ha accolto il ricorso di RWM rilevando la mancata conclusione, da parte della Regione Sardegna, dell’iter finalizzato alla regolarizzazione degli impianti – la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) relativa ai lavori di ampliamento già realizzati, sbloccando così definitivamente la piena operatività dello stabilimento di Domusnovas.

«Il via libera del MASE a RWM Italia rappresenta un passaggio decisivo per il rilancio dell’area del Sulcis. Ora massimo impegno per sviluppo produttivo e occupazionale», ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso.

Il provvedimento permette, infatti, di superare un periodo di incertezza e di garantire la piena continuità produttiva del sito, aprendo un nuovo percorso di rilancio industriale che porterà, raggiunta la piena operatività, alla stabilizzazione di centinaia di lavoratori e a nuovi posti di lavoro.

Sul fronte occupazionale, il Ministro ha accolto positivamente l’avvio del confronto tra Azienda e Parti Sociali richiesto in sede ministeriale sulla stabilizzazione dei posti di lavoro, con il primo incontro già tenutosi il 20 gennaio.

L’approvazione della VIA rappresenta un passaggio fondamentale non solo per la continuità produttiva dell’azienda e la tutela dell’occupazione, ma anche come segnale concreto di attenzione verso il rilancio economico del Sulcis, area di rilevanza strategica che richiede politiche industriali solide e durature.

 

Ancora 350 lavoratrici e lavoratori sono in mobilità in deroga nell’area di crisi complessa di Portovesme, circa 70 sono quelli rimasti occupati all’interno dello stabilimento di proprietà della SiderAloys e attualmente coinvolti in regime di cassa integrazione straordinaria. Appena il 17 settembre del 2025, in una serie di incontri al Mimit per il futuro del polo industriale di Portovesme, si era prospettata la tanto decantata discontinuità con la SiderAloys, le rassicurazioni del ministro Adolfo Urso in quella riunione garantivano che nel giro di tre settimane si sarebbe arrivati ad una nuova soluzione. Il tutto, aveva un seguito in conseguenza del forte interessamento della multinazionale greca, che aveva visitato lo stabilimento e confermava propria volontà a rilanciare il sito; inoltre, lo stesso giorno, erano le stesse dichiarazioni di Mannina a dimostrare l’incapacità imprenditoriale della SiderAlloys, la quale, per poter andare avanti e garantire il più volte modificato rilancio dello stabilimento, poneva tre elementi fondamentali:

– Il prolungamento dell’accordo bilaterale.

– Il finanziamento di ulteriori 300 milioni di eruro.

– La conferma di Invitalia all’interno della quota di partecipazione aziendale.

Naturalmente, nessuna delle richieste avanzate dalla SiderAlloys si è concretizzata, anzi constatiamo che la stessa ha oramai manifestato palesemente la propria insussistenza, come in più occasioni preannunciato dai metalmeccanici, confermando (se ancora ve ne fosse bisogno), il fallimento annunciato di un progetto della quale la politica deve trovare soluzioni, oppure assumersi totalmente le proprie responsabilità. Cosa è accaduto in questi mesi? Perché il ministro continua a temporeggiare? Abbiamo certezze sull’interessamento della multinazionale greca, come già riportato nel precedente comunicato di FIOM, FSM e UILM territoriali del 24 dicembre del 2025, che si propone di voler effettuare la “due diligence”. Ma quanto ancora rimarranno alla finestra ad attendere? Davanti a cotanta incapacità di prospettare un futuro credibile allo stabilimento, vi è il futuro di centinaia di persone, e di scelte importanti per il territorio, che impongono soluzioni immediate. Di questo si è discusso animatamente nell’assemblea tenuta stamattina con lavoratrici e lavoratori ancora in mobilità, con i lavoratori di SiderAlloys e GMS, con i quali si è concordato l’urgenza di rilanciare la vertenza ex Alcoa, attraverso una immediata iniziativa davanti alla regione Sardegna, nel tentativo di ottenere la convocazione più volte avanzata al MIMIT dai massimi livelli sindacali. L’assemblea chiede alle istituzioni politiche di assumersi tutte le responsabilità affinché, le garanzie, gli impegni economici, i corsi fatti tenere ai lavoratori non siano stati inutili, ma vadano nella direzione prospettata nel lontano 2018, attraverso l’accordo di programma che doveva rilanciare l’occupazione e le produzioni perdute con la chiusura dell’Alcoa nel 2012. Le condizioni affinché si concretizzi il rilancio della filiera di alluminio ci sono tutte; non riuscirci a questo punto è solo per volontà politica. Se si dovesse perdere questa ultima opportunità è bene che il Mimit e la regione Sardegna si impegnino a trovare le dovute alternative a coloro che in tutti questi anni si sono sentiti presi in giro. Per queste ragioni, si chiede l’immediata convocazione del tavolo ministeriale al Mimit, che abbia come unico obiettivo quello di rilanciare le produzioni con soluzioni differenti rispetto all’attuale proprietà!

Segreterie territoriali FIOM, FSM, UILM e CUB

Nel corso dell’incontro svoltosi lo scorso 10 dicembre al Mimit, il Comitato di Sicurezza Finanziaria ha dato il via libera alla continuità produttiva di Eurallumina.
«La decisione comunicata al Mimit dal Ministro Urso, di dare continuità occupazionale e ambientale per i prossimi sei mesi ad Eurallumina attraverso i fondi messi a disposizione, quasi 10 milioni di euro, è positivacommenta Emanuele Madeddu, segretario FILCTEM CGIL Sardegna Sud Occidentale -. Appare utile ricordare che non si tratta di risorse che lo Stato eroga alla società Eurallumina a titolo gratuito, legate al procedimento di congelamento delle azioni e che la stessa Eurallumina dovrà restituire. Per questo, è importante che le tempistiche prospettate non trascorrano senza che si risolva il problema dello scongelamento delle azioni Rusal.»
Anche il segretario Uiltec UIL, Pierluigi Loi, pone in evidenza le conclusioni dell’incontro del Mimit, da cui sono emersi da parte del Governo indirizzi specifici verso una soluzione definitiva della vertenza.
«Noi come sindacato ha detto Pierluigi Loi -, vigileremo affinché non vengano disperse tutte le iniziative e le lotte degli operai che con l’occupazione del silo hanno portato allo sblocco della vertenza Eurallumina, costringendo di fatto il Ministro del Lavoro e di Adolfo Urso ad incontrare gli operai e il sindacato tutto per un confronto sul tema e, soprattutto, per valutare gli interventi che devono essere fatti.»
«La copertura finanziaria prospettata dal Demanioha aggiunto Nino D’Orso, segretario Femca CISLservirebbe a garantire una continuità aziendale per i primi 6 mesi del 2026 pari a 9,6 milioni di euro, risorse che comprenderebbero anche le attività di bonifica funzionali alla ripresa produttiva.»
«Noispiega Simone Zucca, componente della RSA Eurallumina e coordinatore territoriale della FEMCA-CISL con l’occupazione del silo abbiamo smosso le acque e, allo stesso tempo, scongiurato la chiusura definitiva dell’Eurallumina. Se dall’incontro al Mimit non fosse scaturito niente di positivo sarebbe stata veramente una catastrofe. Ora ci attendiamo lo sblocco delle sanzioni inflitte alla Rusal, fondamentale per poter procedere al riavvio della produzione. Ci rendiamo conto che la situazione sia alquanto complessa ma abbiamo fiducia e speranza che si arrivi ad una soluzione definitiva e noi vigileremo affinché non si perda altro tempo.»
Armando Cusa

«La garanzia della continuità produttiva di Eurallumina rappresenta un risultato di grande rilievo per il Sulcis e per l’intera Sardegna. È una notizia che dà finalmente reali speranze ai lavoratori e alle loro famiglie, oltre a confermare l’attenzione concreta del Governo Meloni verso il Sulcis e il comparto industriale strategico che a Portovesme è insediato».
Lo dichiara il deputato sardo Gianni Lampis che oggi ha partecipato al tavolo di crisi aziendale convocato al Mimit, commentando l’annuncio relativo alla richiesta di 9,6 milioni di euro che l’Agenzia del Demanio ha formalizzato al ministero dell’Economia per garantire la continuità aziendale.
«Voglio esprimere un sentito ringraziamento ai ministri Adolfo Urso e Marina Elvira Calderone e al sottosegretario Fausta Bergamotto – prosegue Gianni Lampisper il lavoro serio, costante e concreto portato avanti in questi mesi. L’impegno del Governo sul dossier Eurallumina dimostra che, quando si opera con determinazione e responsabilità, i risultati arrivano».
«Si tratta di un passaggio fondamentaleconclude Gianni Lampische rafforza le prospettive industriali del sito e restituisce fiducia a un territorio che attende da troppo tempo risposte concrete in termini di lavoro e sviluppo.»

«Con la decisione del Governo di investire risorse al fine di garantire a Eurallumina una continuità produttiva, in attesa dello scongelamento dei beni Rusal, portiamo oggi a casa un risultato politicamente molto importante. Di fronte alla nefasta possibilità di lasciar proseguire la storia societaria di Eurallumina verso un binario morto, il Governo ha scelto di riconoscere che questa produzione è strategica per il Paese, e non solo per la Sardegna.»

Lo ha detto l’assessore regionale dell’Industria Emanuele Cani nel suo intervento durante il tavolo sulla vertenza Eurallumina convocato questa mattina dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, a Roma, al quale hanno preso parte il ministro Adolfo Urso, la sottosegretaria Fausta Bergamotto, la ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone, i vertici aziendali e le rappresentanze sindacali.

«Siamo consapevoli del fatto che quello odierno è un passaggio importante ma non conclusivo, e pertanto avremo ancora da lavorare nei prossimi mesi per portare a casa il risultato definitivo. Tuttavia, sia la firma del Dpcm, che consentirà l’arrivo del metano nell’Isola, sia la disponibilità del Governo a favorire nella fase transitoria la continuità gestionale del compendio industriale, sono elementi che ci fanno ben sperare nello svincolo degli asset e nella possibilità che l’intrapresa possa avere i suoi sviluppi», ha sottolineato Emanuele Cani.

L’assessore ha ribadito l’annoso tema dei costi dell’energia: «Come Regione Sardegna possiamo fare ben poco da questo punto di vista, e confidiamo pertanto in un intervento di carattere normativo da parte del Governo che possa favorire non solo la ripartenza di Eurallumina ma anche la risoluzione delle altre crisi industriali, altrimenti le aziende che hanno sede nel nostro territorio non saranno mai competitive sul mercato, un problema atavico non certo imputabile solo a questo Governo. È giunto il momento di affrontarlo in termini strutturali nel suo complesso, e non solo occasionali legati alle singole vertenze».

Via libera alla continuità produttiva di Eurallumina dal Comitato di Sicurezza Finanziaria (CSF) dopo le interlocuzioni degli ultimi mesi. È quanto annunciato oggi al tavolo sulla vertenza dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, e dal ministro del Lavoro, Marina Elvira Calderone.

«Un risultato per nulla scontato, raggiunto dopo diversi confronti nelle ultime settimane – anche informali – con azienda, Demanio e organizzazioni sindacali per individuare una via d’uscita dall’attuale situazione – ha dichiarato il ministro Adolfo Urso -. Un passo avanti significativo, importante, che ci consente di lavorare nei prossimi mesi per dare una soluzione definitiva e strutturale.»

Alla luce dell’orientamento positivo del CSF, il Demanio ha quindi presentato al Ministero dell’Economia e delle Finanze l’istanza per la copertura finanziaria necessaria a garantire la continuità aziendale per i primi sei mesi del 2026, pari a 9,6 milioni di euro, comprese le attività di bonifica funzionali alla ripresa produttiva.

«È un risultato importante, quello annunciato dal ministro Adolfo Urso. La mia presenza a Portovesme non è stata simbolica, ma ha portato risultati concreti. Il Ministero del Lavoro resta accanto ai lavoratori e ai territori», ha affermato la ministra Marina Elvira Calderone.

Presente al tavolo anche il sottosegretario con delega alle crisi d’impresa, Fausta Bergamotto, oltre ai rappresentanti della proprietà e delle organizzazioni sindacali, della Regione Sardegna, degli enti locali e delle categorie economiche del territorio.

Il Mimit e il Ministero del Lavoro hanno confermato la piena disponibilità a proseguire il lavoro congiunto con tutte le parti coinvolte per arrivare, nel più breve tempo possibile, a una soluzione stabile e strutturale che tuteli l’occupazione, garantisca la continuità produttiva e sostenga lo sviluppo del territorio.

In data 6 novembre 2025 si è svolto presso la sede aziendale di Eurallumina un incontro tra i rappresentanti della Società, Confindustria Sardegna Meridionale, le segreterie territoriali di categoria Filctem-CGIL, Femca-CISL, Uiltec-UIL e le rispettive R.S.A. di fabbrica.L’Azienda ha confermato che la disponibilità finanziaria residua consente la gestione ordinaria dello stabilimento solo fino al 31 dicembre 2025, includendo le attività operative e le bonifiche ambientali in corso. Già dalla seconda metà di settembre la forza lavoro è stata ridotta da 100 a 38 lavoratori, con 160 maestranze in cassa integrazione a zero ore. Il Management aziendale ha sottolineato che, sebbene la recente pubblicazione del DPCM Energia Sardegna costituisca un passo avanti, essa non risulta di per sé idonea a risolvere in modo strutturale le criticità evidenziate nei precedenti confronti presso le sedi ministeriali competenti. Persiste infatti il congelamento degli asset aziendali che aveva determinato lo scorso settembre la decisione della società controllante RUSAL di non anticipare ulteriori risorse per la gestione ordinaria della raffineria di Portovesme. Nonostante l’auspicio espresso dal Ministro Adolfo Urso (MIMIT) a valle della riunione svoltasi presso il Ministero il 16 settembre scorso, ovvero che sulla specifica situazione dell’azienda e sulla sua possibilità di operare nel nostro Paese fosse in corso un ulteriore esame da parte del Comitato di Sicurezza Finanziaria (CSF), “auspicando che tale situazione potesse essere superata nel più breve tempo possibile”, allo stato attuale la vicenda non è stata ancora risolta né pare possa delinearsi positivamente nel breve termine. È, dunque, indispensabile garantire la continuità finanziaria all’Eurallumina per scongiurare l’eventuale scenario della liquidazione societaria, con tutte le implicazioni a cascata che ciò comporterebbe dopo tanti anni di attività produttiva sul territorio. Nel frattempo l’Agenzia del Demanio ha adempiuto ai propri obblighi: ha comunicato prontamente e formalmente la situazione critica al Comitato di Sicurezza Finanziaria (CSF) e ha richiesto allo stesso CSF di autorizzare la messa a disposizione dei fondi necessari tramite il MEF, come già previsto dalla normativa vigente sugli asset soggetti a congelamento. Ad oggi, invece, il CSF non ha ancora trasmesso l’esito della richiesta di attivazione fondi e il MEF, ministero titolare delle risorse, non ha ancora autorizzato lo stanziamento indispensabile per garantire la continuità della gestione aziendale. Il MIMIT è pienamente e costantemente informato dell’evoluzione della vertenza, ma non è ancora intervenuto politicamente in maniera adeguata per sbloccare l’impasse del MEF.

La responsabilità è oggi nelle mani del CSF e del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Eurallumina ha definito da tempo il proprio piano industriale di rilancio, possiede le relative autorizzazioni, la soluzione energetica è stata individuata attraverso il recente DPCM. Non mancano né la volontà industriale né quella territoriale per dare seguito al rilancio produttivo: manca solo un atto amministrativo di sblocco dei fondi già previsti per legge per gestire asset congelati. Su tale presupposto, la Società ha informato le organizzazioni sindacali di aver formalmente rappresentato al Demanio le attuali prospettive di cassa, evidenziando la situazione di progressiva riduzione delle risorse e richiedendo una risposta formale entro il 12 novembre prossimo in merito all’intervento finanziario da parte dello stesso Demanio, come previsto dalla normativa vigente.

È stato altresì precisato che, in assenza di un riscontro positivo da parte del Demanio sull’intervento di finanziamento, la Società riporterà la situazione al Consiglio di Amministrazione, il quale sarà chiamato a valutare il 14 novembre le conseguenti determinazioni in merito alla sostenibilità della prosecuzione della gestione aziendale. È stata inoltre rimarcata la forte preoccupazione per i possibili risvolti e le conseguenze che la limitata disponibilità di cassa aziendale potrebbe ingenerare nei confronti dei lavoratori, qualora non dovessero intervenire tempestivi elementi di soluzione. A tal proposito, è stata sottolineata la scadenza della CIGS al 31 dicembre 2025 e la conseguente necessità di garantirne quanto prima la proroga, quale misura indispensabile per assicurare continuità di sostegno ai lavoratori nelle more della definizione degli altri aspetti ancora aperti della vertenza.

Come organizzazioni sindacali esprimiamo forte preoccupazione e richiamiamo alle proprie responsabilità specifiche il CSF e il MEF nell’autorizzare immediatamente i fondi necessari, in coerenza con la normativa e con gli obblighi dello Stato verso asset congelati. Chiediamo al MIMIT di esercitare la necessaria responsabilità politica e di coordinamento interministeriale per portare a soluzione la problematica e alla Regione Sardegna, ed alla politica tutta ai diversi livelli, di sostenere questa azione con la massima determinazione in tutte le sedi, a fianco delle organizzazioni sindacali, delle lavoratrici e dei lavoratori Eurallumina e dell’indotto coinvolto, direttamente e indirettamente. In assenza di risposte chiare e immediate, le organizzazioni sindacali proclameranno la mobilitazione generale e si sta già predisponendo l’organizzazione di una trasferta a Roma presso le sedi governative competenti.

Iglesias, 07/11/2025

Segreterie Territoriali

Filctem CGIL – Femca CISL – Uiltec UIL

Emanuele Madeddu – Nino D’Orso – Pierluigi Loi

R.S.A. EURALLUMINA

Filctem CGIL – Femca CISL – Uiltec UIL

Enrico Pulisci – Simone Zucca – Davide Boi

La multinazionale tedesca Rheinmetal ha avviato in Sardegna la produzione di droni da combattimento, i cosiddetti “kamikazedrohnen”, prodotti in joint venture con il gruppo israeliano UVision Air. Si tratta di strumenti bellici destinati a colpire obiettivi con cariche esplosive, caratterizzati dall’autodistruzione al momento dell’impatto.

La deputata Francesca Ghirra ha presentato un’interrogazione ai ministri Guido Crosetto e Adolfo Urso per sapere se siano state concesse autorizzazioni, licenze o finanziamenti pubblici connessi a tali produzioni e se ritengano queste scelte compatibili con le norme in materia di esportazione e produzione di armamenti, oltre con i principi pacifisti sanciti dalla Carta Costituzionale.

«La svolta bellicista dell’economia del nostro Paese è estremamente preoccupante e riguarda direttamente la Sardegna – dichiara la deputata -. Il Ministro Adolfo Urso ha recentemente rafforzato le preoccupazioni in questo senso, non escludendo la possibilità di una riconversione bellica delle industrie sarde per rilanciare l’economia dell’isola e ha definito le possibilità offerte dalla RWM una significativa opportunità di sviluppo

«Non possiamo rassegnarci all’idea che la produzione di armi si sostituisca all’attuale tessuto industriale, caratterizzato da una lunga e preoccupante crisi, ma che deve essere riconvertito e rilanciato  nell’ottica della diversificazione economica, della tutela ambientale e della qualità del lavoro», continua Francesca Ghirra.

«La conversione di aree e stabilimenti del Sulcis esclusivamente o prevalentemente a vantaggio di produzioni belliche alimenta una dipendenza dalla “economia di guerra” che noi avversiamo, con rischi concreti per l’ambiente, la salute pubblica, la tenuta occupazionale di qualità e l’autonomia strategica delle comunità locali – prosegue la deputata -. Questa prospettiva è ancor più esecrabile nel momento in cui è noto che la produzione della RWM è realizzata in una joint-venture con imprese israeliane, aspetto che solleva non pochi interrogativi di responsabilità etica e di destino finale dei materiali prodotti

«Ho presentato una nuova interrogazione a Urso e Crosetto per sapere se siano state concesse autorizzazioni, licenze o finanziamenti pubblici connessi a tali produzioni e se ritengano queste scelte compatibili con le norme in materia di esportazione e produzione di armamenti – conclude Francesca Ghirra -. Non voglio pensare che la Sardegna possa contribuire a sviluppare droni suicidi in joint venture con uno stato responsabile del genocidio del popolo palestinese e sono fermamente convinta che la strada da intraprendere debba essere la riconversione produttiva del Sulcis verso attività civili, innovative e sostenibili, nel rispetto del diritto al lavoro e della vocazione pacifista della nostra Costituzione