1 February, 2023
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Dopo la bocciatura del progetto del ponte alto, la sezione Italia Nostra di Sant’Antioco auspica per il Sulcis opere pubbliche utili e condivise.

«È di questi giorni la notizia che il ministero delle Infrastrutture ha rigettato definitivamente il progetto del ponte alto che si intendeva realizzare a Sant’Antioco, in sostituzione dell’attuale si legge in una nota firmata da Antonello Meli. La notizia ha fatto registrare reazioni entusiastiche da più parti, in particolare dai sindaci del Sulcis e, a ragione, dal Comitato Porto Solky che si è fortemente impegnato per raggiungere questo importante risultato. Italia Nostra si è opposta sin dall’inizio a quel progetto inutile, costoso e impattante, si è costituita nella Conferenza di Servizi presentando osservazioni che illustravano l’inutilità e il danno paesaggistico e ambientale che l’opera avrebbe causato ed ha appreso quindi la decisione con grande soddisfazione. Basti pensare che i primi interventi fortemente critici dell’Associazione risalgono agli anni in cui quasi tutti davano per scontato che il ponte alto dovesse realizzarsi perché, mal informati, ritenevano che non si potesse bloccarne la costruzione, pena il pagamento di ingentissime penali o che si perdesse il finanziamento. Tant’è che la precedente Amministrazione comunale di Sant’Antioco decise di approvare l’opera senza neppure entrare nel merito della sua reale utilità, dell’impatto ambientale e delle ricadute economiche.»

«Solo la pervicacia del Comitato di cittadini che ha lavorato con competenza per portare a casa questo importante risultato, di Italia Nostra e di altre Associazioni ambientaliste ha convinto alcuni Enti decisori, in particolare i sindaci del Sulcisaggiunge Antonello Meli -, a manifestare opposizione a quel progetto e ad avanzare la richiesta di una rimodulazione del finanziamento. A ottobre 2019 il comune di Sant’Antioco ha finalmente deliberato contrarietà all’opera ribaltando la decisione assunta dalla precedente Amministrazione comunale e proponendo valide alternative. Importanti sono state le prese di posizione della Soprintendenza Archeologica e Paesaggistica del Sud Sardegna, dell’Ufficio Regionale per la Tutela del Paesaggio e del Servizio Valutazione Impatti Ambientali della RAS che hanno espresso pareri molto critici sul ponte alto e sulle modalità con le quali l’opera è stata proposta e progettata.»

«La vicenda insegna, tra l’altro, l’importanza della partecipazione attiva dei cittadini – peraltro costituzionalmente garantita – che ha permesso di raggiungere questo importante risultato. Ora si tratta di utilizzare nel migliore dei modi e senza inutili campanilismi il finanziamento previsto dal Piano Sulcis e, qualora non esistessero, di predisporre i progetti per le nuove opere. Tante sono le infrastrutture di grande utilità e non impattanti che potranno essere realizzate a partire dalla circonvallazione per Calasetta, al miglioramento dell’attuale ponte, alla riconversione ad uso diportistico del porto industriale e alla messa in sicurezza della viabilità al fine di creare i presupposti per un reale decollo dell’economia del Sulcisconclude Antonello Meli –. Auspichiamo che, traendo insegnamento dagli errori del passato, le nuove opere da realizzare siano davvero utili e condivise dall’intera comunità, senza che il dibattito scada in inutili e controproducenti polemiche.»

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Con una nota inviata ai sindaci di Sant’Antioco, Carloforte e Calasetta, al Servizio Tutela della Natura della Regione Sarda ed alla provincia del Sud Sardegna, dal segretario regionale e dal segretario di Sant’Antioco, Graziano Bullegas ed Antonello Meli, l’associazione Italia Nostra ha manifestato la propria disponibilità a collaborare con le Amministrazioni contribuendo, sulla base della propria esperienza e delle collaborazioni di importanti esperti in materia, alla istituzione di un’Area protetta nell’Arcipelago del Sulcis.

«Il dibattito a mezzo stampa dell’ultimo periodo sulla istituzione di un’Area Marina Protetta nell’isola di San Pietro auspicata dal sindaco di Carloforte ha rivitalizzato l‘interesse verso questo importante Organismo – scrivono Graziano Bullegas ed Antonello Meli -. D’altra parte anche i sindaci di Sant’Antioco e di Calasetta hanno manifestato interesse alla realizzazione di un’Area Protetta estesa all’intero Arcipelago del Sulcis. Vogliamo ricordare che l’area marina di reperimento, pur essendo denominata “Isola di San Pietro”, interessa l’intero arcipelago e che sarebbe pertanto auspicabile che l’istituenda AArea marina protetta comprendesse almeno i tre comuni, le due isole maggiori e le isole minori. Le aree di tutela per definizione non possono essere circoscritte all’interno dei confini amministrativi dei comuni, ma esse devono includere territori omogenei che, pur con le diverse peculiarità, possano contribuire ad arricchire l’ambiente e l’economia delle aree interessate.»

«Merita comunque interesse la collaborazione richiesta dal sindaco di Carloforte all’esperienza relativa ad un’altra area marina protetta, come quella di Capo Carbonara, per verificare la ricaduta e le eventuali criticità affrontate in una diversa realtà della Sardegna – aggiungono Graziano Bullegas ed Antonello Meli -. L’istituzione di diverse tipologie di Aree protette è in sintonia con la politica ambientale di Italia Nostra che da anni insiste perché sia istituita l’Area marina protetta dell’Arcipelago del Sulcis al fine di garantire una corretta tutela ambientale dell’arcipelago e della sua biodiversità e di attivare significativi ritorni economici per gli operatori del mare e per l’intera economia turistica delle comunità residenti.»

«Inutile ricordare che le criticità che interessano il mare e le aree costiere delle due isole sono comuni, in particolare quelle derivanti dall’inquinamento ambientale e dal lento e progressivo degrado dovuto all’eccessivo e non sostenibile prelievo di pescato – sottolineano ancora Graziano Bullegas ed Antonello Meli -. Gli stessi operatori del mare lamentano un eccessivo carico di pescatori e una conseguente diminuzione della pesca. L’area marina protetta consentirebbe di regolamentare meglio l’attività, di ridurre il numero dei pescatori riservando zone ai soli operatori residenti, e di creare aree di rispetto utili e indispensabili per il ripopolamento della fauna ittica.»

«Il potenziamento delle Aree marine protette – concludono Graziano Bullegas ed Antonello Meli – rappresenta, tra l’altro, uno degli obiettivi presenti nelle linee programmatiche del ministro per l’Ambiente, Sergio Costa, presentate lo scorso luglio al Senato della Repubblica.»