17 May, 2022
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La torre di Capo Falcone si è rifatta il look. Sono terminati, infatti, i lavori di restauro conservativo e messa in sicurezza della torre aragonese che svetta sul promontorio che domina il golfo dell’Asinara. A disposizione per i lavori l’amministrazione comunale aveva poco meno di 100 mila euro. Adesso si punta a recuperare la ex casa matta, parte del compendio di Capo Falcone.

Gli interventi sono serviti a mitigare i processi di degrado e dissesto avvenuti negli anni, che hanno portato a distacchi e crolli, anche importanti, di molte parti della struttura originaria. Lo scorso inverno era crollata la garitta costruita sul tetto della torre e il maltempo aveva anche provocato la caduta dell’architrave della porta d’ingresso, oltreché della muratura sovrastante. La ditta incarica dei lavori, la Serf Costruzioni srl, ha ripulito la copertura dai detriti quindi ha creato una chiusura in acciaio e vetro, sono stati recuperati i merli sporgenti. Le mura esterne, che si presentavano dilavate e sgretolate, sono state recuperate. Le scale sono state messe in sicurezza, rese accessibili quindi la porta di ingresso rinforzata in acciaio corten così da ripristinare l’architrave. Sono state ripristinate e rinforzate le scale esterne e rifatte quelle interne che conducono al tetto dove sono stati posizionati anche dei parapetti in acciaio.

«Grazie all’accordo con il Demanio dello Stato, con il dottor Giovanni Zito, e alla fattiva collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Sassari e Nuoro, nella persona della dottoressa Daniela Scudino – afferma il sindaco, Antonio Diana – siamo riusciti a recuperare un bene di grande rilevanza per il nostro territorio. La torre, per la sua posizione nel vertice del triangolo del Santuario dei cetacei, può essere considerata anche un punto di osservazione privilegiato.»

«Si trova, inoltre, all’interno di un’area Sic rilevante per le biodiversità e dove lo spettacolo delle falesie del mare di fuori rendono unico questo territorio che merita di essere salvaguardato e diventare patrimonio dell’Unesco, assieme alla Pelosa», chiude Antonio Diana.

«Prosegue il nostro progetto di recupero del compendio di Capo Falcone – afferma l’assessore dei Lavori pubblici, Antonella Mariani – e per noi è un orgoglio aver dato una seconda vitalità alla storica torre che guarda il nostro territorio. E adesso punta a recuperare la “casa matta“ un tempo della Marina, poco distante dalla torre.»

Qui l’amministrazione comunale vuole realizzare una foresteria, un punto di ristoro per i numerosi turisti, e non soltanto, che ogni anno percorrono la strada per arrivare in cima al promontorio.

A disposizione ci sono i fondi della Rete metropolitana, circa 330mila euro che consentiranno anche di recuperare la strada di accesso.

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La difesa dell’identità e delle diversità culturali quali elementi portanti del dialogo tra i popoli. «Perché i diritti culturali sono parte dei diritti fondamentali dell’uomo che devono essere preservati, anche per il rispetto della dignità umana». E nella ricerca di questo dialogo c’è la necessità di creare reti, network e ponti per facilitare l’incontro tra i popoli che tenga conto dei valori per generare inclusione.

Sabato si è aperto centrando, sin da subito, i temi portanti dell’appuntamento che, dal 2015 a oggi, ha messo il paese di pescatori al centro del bacino Mediterraneo, rappresentando una vera e propria occasione di apertura e dialogo tra popoli. La quinta edizione di Dialogando, che ha trovato nelle sale del museo della Tonnara la sua location ideale, ha messo attorno al tavolo esperti di cooperazione, studiosi, docenti universitari ed esponenti religiosi che hanno dato vita a un convegno che ha concentrato l’attenzione su religione, dialogo interculturale ed interreligioso quindi sul ruolo della donna. Al centro anche argomenti quali la diplomazia, il paecekeeping, il ruolo delle reti di supporto per le donne e le vittime di tratta, quindi l’università nell’educazione e nella cooperazione.

Ad aprire il convegno è stato il primo cittadino Antonio Diana che ha ricordato l’importanza di Dialogando, nato nel 2015, in un periodo complesso e caratterizzato dagli attentati terroristici in Francia.

E a rompere il ghiaccio per prima, nella sezione moderata dal direttore della Nuova Sardegna Antonio Di Rosa, è stata Anna Paolini, direttore Unesco a Doha, che nel focalizzare il ruolo dell’agenzia da lei rappresenta in Qatar, ha ricordato come nel mondo oltre 70 milioni di persone, a causa di particolari condizioni economiche e politiche, vivono lontani dai loro paesi di origine. Di questi 70 milioni circa 41 milioni sono sfollati, 36 milioni sono rifugiati e circa 3,5 milioni richiedenti asilo. «È un momento particolare – ha detto – in cui abbiamo visto crescere atti di estremismo religioso, di violenze, di odio verso le minoranze etniche e religiose. Si parla di conflitti di ordine nazionale e internazionale che aggiungono povertà. A questi si aggiungono disastri di origine naturale, movimenti interni di persone, atti di terrorismo e pandemia».

Il ruolo dell’Unesco è quello di favorire la pace e la sostenibilità. La difesa della pace deve iniziare dal diaologo tra i popoli, ha detto ancora la rappresentante dell’Unesco che ha ricordato alcuni progetti particolari sostenuti dall’Agenzia e incentrati sulla promozione culturale, interreligiosa, l’educazione, la comunicazione e la prevenzione degli estremismi.

Un dialogo che l’arcivescovo di Sassari, monsignor Gianfranco Saba, ha avvicinato al concetto di casa e dell’abitare «che – ha affermato – significa prendersi cura, della persona, dell’ambiente. Ecco allora che non possiamo non abitare e la casa è la cosa tangibile del nostro essere, che ci lega al prenderci cura, come fatto distintivo dell’essere umano. La capacità di abitare interiormente prepara l’ambiente attorno a noi, ci interpella su come stiamo strutturando la nostra vita».

L’abitare quindi ci pone di fronte agli altri, implica tensioni verso un processo culturale che deve portare l’uomo a superarli. E sebbene possa sembrare strano, una delle vie per sviluppare il dialogo è l’esperienza del silenzio. «Nel silenzio matura la parola vera – ha detto ancora monsignor Saba – e la parola è una risonanza del silenzio».

A sottolineare la necessità di un dialogo laico è stato l’arcivescovo di Damasco Jihad Mtanos Battah che si è concentrato sul dialogo religioso e interculturale in Siria.

Un concetto quello dell’uguaglianza che è stato ribadito da Amal Al Masri, rappresentante del forum libanese delle donne, che ha ricordato come le donne arabe siano ancora discriminate e non possano partecipare alla vita politica, fatte alcune sparute eccezioni.

Di dialogo interreligioso, interculturale, interlinguistico ha parlato Fabrizio Lobasso, console d’ambasciata e Capo ufficio Africa Orientale e Corno d’Africa, sottolineando i progetti realizzati in Sudan.

Accanto al dialogo un ruolo importante lo gioca la cooperazione. E questo è stato il tema della seconda parte del convegno che ha visto protagonista l’Università di Sassari impegnata nell’attivazione di nuovi corsi nei Paesi in via di sviluppo.

Nell’ambito della cooperazione decentrata, interessante il progetto presentato da Giustina Casu dell’Associazione di volontariato Acos che da 12 anni si occupa del supporto alle donne e ai minori vittime di tratta. «Dal 2007 al 2012 abbiamo contattato 167 donne – ha detto – in gran parte provenienti dalla Nigeria». Per la maggior parte si tratta di donne sfruttate dal punto di vista lavorativo e sex-workers.

«Dal 2016 al 2019 il numero si è ridotto a 137. Questo – ha ripreso – può far pensare che il fenomeno sia in diminuzione o superato, ma non è così. Il rachet sta spostando le donne negli appartamenti, non facilmente raggiungibili dai volontari delle unità di strada che, con difficoltà hanno contatto con le donne per far conoscere quali siano i loro diritti di salute», ha concluso.

Infine spazio anche all’esperienza locale stintinese, rappresentata dai ragazzi di Stintino Holidays che con Fabrizio Contini ha spiegato il significato del progetto turistico e non solo, in particolare di quello fotografico dedicato a Hospitaly has no boundaries. Un progetto – è stato illustrato – volto a creare dialogo con gli stranieri e attraverso il quale scambiare esperienze e tradizioni.

Il convengo è stato organizzato dall’associazione il Tempo della Memoria in collaborazione con il comune di Stintino, il Mut, il Centro studi sulla civiltà del mare, l’Università di Sassari, il corso universitario sulla Sicurezza e cooperazione internazionale e la Fondazione Accademia.

Al convegno, durante il quale sono state proiettate le immagini realizzata da Mauro Fancello sull’Asinara ai tempi del carcere e sulla Vela latina degli anni Novanta, hanno partecipato, il prefetto di Sassari Maria Luisa D’Alessando, il questore di Sassari Diego Buso, Gennaro Capoluongo, consigliere ministeriale aggiunto della segreteria del Dipartimento della Pubblica sicurezza in materia di cooperazione internazionale di polizia, il docente dell’Università di Sassari Salvatore Rubino quindi Massimo Carpinelli, rettore dell’Università di Sassari, Aziz Pollozhani, rettore dell’Università Mother Theresa di Skopije in Macedonia, lo storico Attilio Mastino e già rettore dell’Università di Sassari, Piero Cappuccinelli dell’Accademia nazionale dei Lincei quindi Luciano Gutierrez, pro-rettore Università di Sassari con la delega al programma Erasmus e cooperazione internazionale. E ancora il docente dell’Università di Sassari Quirico Migheli, Angela Mameli, vice presidente della Fondazione di Sardegna, Luca Bondioli del Museo delle Civiltà, Federico Chiodi, direttore della Associazione italiana per la solidarietà tra i popoli, Francesco Squarotti del Gruppo Umana Solidarietà,Fabrizio Contini di Stintino Holidays. Infine, Stefania Zanetti dell’Università di Sassari e gli studenti del corso Sicurezza e cooperazione internazionale Salvatore Correddu, Gabriele Dore, Isabella Fois, Norma Luisa Migheli, Alessandra Rubelli.

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L’hanno trovata all’esterno del portone di ingresso del museo della Tonnara, coperta da un telo bianco e già posizionata su di un cavalletto. Sul telo un biglietto con scritto sopra: rinvenuta durante i lavori al porto di Stintino. Si tratta di un’anfora, di possibili origini romane, che sabato scorso un anonimo ha lasciato all’esterno del museo di via Lepanto.

Quando gli operatori della struttura hanno rinvenuto l’inaspettato “regalo” hanno avvisato il primo cittadino, il quale ha immediatamente fatto segnalazione alla Stazione dei carabinieri del paese. Il sindaco quindi lunedì ha scritto alla Soprintendenza archeologica, Belle arti e Paesaggio e, oltre a segnalare il ritrovamento, ha chiesto che il reperto “donato” dall’anonimo cittadino possa restare custodito al museo come testimonianza della storia antica del paese.

«Il nostro museo è anche questo – afferma Antonio Diana – è un punto di riferimento per chi ha dei reperti archeologici a casa. Prima non si badava a questo aspetto, ma questi oggetti sono patrimonio inalienabile e chi li possiede deve rimetterli a dispsozione della collettività, anche con queste modalità anonime. Renderebbe un servizio alla comunità, dal punto di vista culturale e scientifico.»

Sulla stessa lunghezza d’onda l’assessora comunale della Cultura Francesca Demontis: «Sono reperti di grande valore – afferma -, il loro ritrovamento potrebbe significare che le coste stintinesi, con molta probabilità, hanno ospitato un insediamento già in epoca romana. Mostrano come il nostro territorio abbia una storia che deve ancora essere approfondita».

Tre anni fa, con una modalità simile, erano stati consegnati al museo un’ancora in piombo del periodo romano, alcuni resti di sculture, tanti pezzi di anfore con relativi tappi e ancora un pezzo, presumibilmente, di un sarcofago che porta in rilievo l’immagine di una Vittoria alata, quindi una coppetta di periodo medievale con inciso un simbolo cristologico. Reperti che, era stato scritto nel biglietto che accompagnava gli oggetti, erano stati rinvenuti nel 1976. La data è emblematica perché, anche quella, riporta al periodo in cui il paese era interessato dai lavori di scavo del porto Mannu.

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Alla Pelosa arrivano il numero chiuso e un ticket per l’accesso alla spiaggia gioiello. È il progetto sperimentale che, nelle intenzioni dell’amministrazione comunale di Stintino, prenderà il via la prossima estate. Lo ha annunciato sabato il sindaco Antonio Diana, durante la seduta del consiglio comunale.

La scelta dell’amministrazione arriva dopo i numerosi studi che in questi anni sono stati condotti sulla spiaggia che si affaccia sull’isola dell’Asinara. Tra questi il progetto di biomonitoraggio sulla Pelosa che punta allo studio della diversità microbica della spiaggia, utilizzando tecnologie molecolari. Il progetto è condotto dall’Università di Sassari e si inserisce all’interno del progetto di recupero e riqualificazione finanziato dalla Regione. Il consiglio comunale sabato mattina, con i soli voti della maggioranza (tra la minoranza due contrari e un astenuto) ha dato il via libera alla prosecuzione della convenzione con l’ateneo turritano per un altro anno.

Il progetto prevede l’acquisizione di informazioni sulla struttura delle comunità microbiche che costituiscono l’ecosistema della spiaggia della Pelosa. Quindi il monitoraggio dello stato della salute della spiaggia e l’individuazione delle possibili conseguenze di ordine sanitario in relazione alla accertata presenza di patogeni ed eventuali effetti sull’uomo e sull’ambiente.

«Lo studio fa parte del progetto generale da 18 milioni di euro che ha ottenuto il finanziamento da parte della Regione per 5 milioni – ha spiegato il primo cittadino -. Come tale, è un nostro dovere portarlo avanti, perché costituisce uno degli elementi portanti dello stesso progetto. Grazie a questo studio, che spiega anche i possibili effetti dell’eccessivo carico antropico sulla spiaggia, possiamo pensare di avviare alla Pelosa, già per la prossima estate, il numero chiuso, che potrà essere di circa 1.500 persone.»

«Sarà una sperimentazione, da avviare attraverso una regolamentazione, che potrebbe prevedere un ticket di ingresso come forma di contribuzione e servirà a sovvenzionare le attività di manutenzione e monitoraggio della spiaggia stessa», ha aggiunto.

«Lo studio di ricerca – ha specificato l’assessore del Turismo Francesca Demontis – inizierà questo mese, con l’avvio dell’anno accademico. Il ticket ci consentirà di affrontare le spese per la Pelosa e distribuire i proventi anche per la manutenzione e pulizia delle altre spiagge. Sono convinta che si potrà arrivare a un buon risultato.»

Dello stesso avviso l’assessora ai lavori pubblici Antonella Mariani. «Abbiamo avviato un percorso di corretto utilizzo della spiaggia della Pelosa, finalizzato alla sua salvaguardia. E il fatto che la Regione abbia finanziato i primi lotti di lavoro del progetto di riqualificazione della spiaggia ne dimostra l’importanza e il valore», ha detto a margine del Consiglio.

Il 18 novembre, intanto, ha annunciato ancora il sindaco, si svolgerà l’ultima conferenza di servizio sul progetto definitivo che prevede l’eliminazione della strada asfaltata a monte della spiaggia. «A quel punto – ha concluso Antonio Diana – sarà possibile avviare la fase degli espropri, il progetto esecutivo e gli appalti».

Nella stessa seduta, infine, il Consiglio comunale ha approvato la variazione del bilancio per circa 150mila euro e la variazione al Dup, il documento unico di programmazione, per la progettazione.

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Una pista ciclopedonale lunga quasi 3 chilometri che congiunge il parco urbano di Stintino con le spiagge di Pazzona e consentirà ai fruitori di vivere un’esperienza immersi nella natura. La nuova viabilità ciclabile, inserita dall’amministrazione comunale all’interno del piano urbanistico comunale, consentirà di recuperare quella viabilità che in passato rappresentava l’unica via di collegamento tra lo stagno di Pilo ed il centro storico dell’abitato, allora raggiungibile soltanto passando attraverso la strada panoramica.

Le opere sono divise in due lotti, il primo dalle Tonnare al centro abitato e il secondo dal parcheggio delle Saline sino al cuile Pazzona. Per quanto riguarda il primo lotto, la ditta aggiudicataria, la Conglomerati bituminosi di Simaxis che ha vinto la gara per un importo di oltre 465mila euro, nei giorni scorsi ha siglato il contratto e, una volta consegnati i lavori, avrà 120 giorni per completarli. Il secondo lotto, invece, è stato aggiudicato – a breve la firma del contratto – alla Sarda Costruzioni di Santa Maria Coghinas per 160mila euro e dovrà essere realizzato in 120 giorni.

I lavori sulla strada panoramica prendono il via dopo una fase di sperimentazione durata circa un anno. In questo periodo, nel tratto dalle Tonnare al centro abitato, una delle due corsie è stata trasformata in pista ciclopedonale a doppio senso. L’altra corsia, invece, con senso unico di marcia in direzione del paese, ha consentito l’accesso agli autoveicoli.

«Una sperimentazione che ha funzionato – afferma il sindaco di Stintino Antonio Diana – e ha visto un forte appeal da parte di turisti, e non solo, verso questi percorsi naturalistici che hanno lo scopo di favorire lo sviluppo del territorio. Con queste due opere, avviciniamo ulteriormente il nostro centro abitato alla parte sud del territorio comunale quindi ai comuni confinanti, in un ottica di territorio in rete collegato anche attraverso percorsi ecosostenibili.»

Con l’avvio dei lavori sulla panoramica ai primi di novembre, per un tratto di quasi 2 km, sarà realizzato un cordolo rialzato, per dare maggiore sicurezza ai ciclisti e ai pedoni, quindi sarà steso un manto antiscivolo tipico delle piste ciclabili, sarà realizzata un’adeguata segnaletica verticale e orizzontale e il sistema di illuminazione a led.

Più breve il tratto del secondo lotto, poco meno di 600 metri, dove sarà realizzata una pavimentazione drenante, misto granulare stabilizzato con la resina. Un percorso immerso nella natura, in un contesto ambientale e paesaggistico di alto pregio.

I lavori si aggiungono al tratto di strada e al ponte in legno, dedicato alla pista ciclopedonale, già realizzati negli scorsi anni.

Vigilanza sulla spiaggia della Pelosa e sui litorali stintinesi, pattugliamenti sul territorio, attività antincendio e stretta collaborazione con le forze dell’ordine e guardia costiera: è quanto messo in campo della compagnia barracellare di Stintino che, nei giorni scorsi, ha presentato al primo cittadino una dettagliata relazione sull’attività. «Si tratta di un’attività di notevole importanza – commenta il primo cittadino Antonio Diana perché la compagnia barracellare si pone al servizio della collettività e supporta l’amministrazione comunale e le forze dell’ordine, a protezione del territorio. La loro presenza costante alla Pelosa ha contribuito al rispetto dell’ordinanza sui litorali, con beneficio per la spiaggia e per i fruitori». «Abbiamo ottenuto dei buoni risultati afferma il capitano Gavino Depalmas grazie alla disponibilità di circa 15 barracelli che hanno prestato il loro servizio, in molti casi ben oltre gli orari stabiliti. Ringraziamo il sindaco e l’amministrazione comunale stintinese, per la fiducia accordataci e per il contribuito alla formazione professionale degli agenti che hanno prestato servizio in un contesto complicato, qual’è la gestione del compendio spiaggia de La Pelosa». Nel dettaglio, nella relazione del comandante, si legge che alla Pelosa sono state elevate circa 240 sanzioni amministrative, per lo più riferite al mancato rispetto del divieto di fumo in spiaggia, quindi sanzioni per il mancato utilizzo delle stuoie e per aver portato animali in spiaggia negli orari non consentiti. Per quanto riguarda i controlli sulla vendita ambulante non consentita, i barracelli hanno elevato circa 50 sanzioni. Gli uomini e le donne al comando del capitano Gavino Depalmas, in collaborazione con carabinieri e guardia costiera stintinesi, sono anche intervenuti per sanzionare alcune persone che prelevavano sassolini o sabbia dalle spiagge della Pelosa e delle Saline. In questi casi, sono state elevate una decina di sanzioni. A queste si sono aggiunte quelle elevate nei riguardi di alcuni turisti che avevano attraccato con il loro tender sugli scogli, affollati di bagnanti, creando anche situazione di pericolo. Nel servizio di pattuglia del territorio i barracelli sono stati impegnati anche per far osservare il divieto di campeggio: per l’occasione gli uomini in “verde” hanno sanzionato 60 persone. Di grande importanza, inoltre, l’attività svolta nel periodo estivo per contrastare il rischio incendi: dieci gli interventi fatti, due durante la notte, per spegnere sterpaglie che andavano a fuoco nei terreni del territorio comunale. I barracelli, poi sono intervenuti anche per spegnere un principio di incendio verificatosi in un’abitazione del centro di Stintino, a causa di un corto circuito. La compagnia, inoltre, anche su richiesta dei carabinieri della Stazione di Stintino, ha collaborato in occasione di incidenti stradali, spesso causati dall’investimento di cinghiali. Durante l’anno infine, la compagnia ha partecipato alle varie manifestazioni civili organizzate in occasione di convegni, incontri e feste patronali, anche a supporto della polizia locale durante la processione delle festa per la Beata Vergine della Difesa.

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Un abbraccio grande quanto l’intero paese si è stretto, domenica, attorno al nuovo parroco di Stintino, don Daniele Contieri. Prima sul sagrato, poi all’interno della chiesa parrocchiale dell’Immacolata Concezione, i cittadini di Stintino, le autorità, con il sindaco Antonio Diana, hanno dato il benvenuto al parroco, nominato dall’arcivescovo Gian Franco Saba per guidare la comunità stintinese. Don Daniele prende il posto di don Andrea Piras che il 10 settembre scorso, dopo nove anni nel paese di pescatori, ha salutato i parrocchiani, per andare a dirigere il seminario diocesano.

«Sarà vostro fratello e compagno di viaggioha detto il vicario generale monsignor Antonio Tamponi durante l’omelianella continuità di chi lo ha preceduto. Sia allora la Vergine a segnare il cammino del suo mandato in mezzo a voi.»

«Don Daniele le saremo vicini ha detto il primo cittadino Antonio Diana, al termine della celebrazione eucaristicaStintino è una comunità attiva, con 1.200 abitanti che mantengono vive le tradizioni religiose del paese. Basti pensare alla devozioni con la quale vengono portate le bandiere che ricordano i santi ai quali i nostri avi erano devoti. A partire dalla Beata Vergine della Difesa quindi San Silverio, San Nicola, Sant’Isidoro, Corpus Domini e San Pietro. Caro don Daniele – ha concluso Antonio Diana un amico va via, don Andrea, e uno nuovo, con lei, arriva.»

A dare il benvenuto anche il presidente della Confraternita Giuseppe Benenati che ha ricordato il ruolo del parroco all’interno del sodalizio stintinese. «Siamo desiderosi di iniziare con lei questo viaggio», ha detto.

Tanta emozione anche nelle parole di don Daniele Contieri che, da viceparroco al Mater Ecclesiae di Sassari, adesso guiderà la parrocchia del paese turistico.

«Sento forte la responsabilità ha detto Daniele Contieri – sia per la mia giovane età sia per la mia giovane età di sacerdozio. Voglio essere amico di questo bellissimo paese e sono pronto a collaborare per rendere questa comunità sempre viva. Sono qui per essere stintinese come voi.»

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«Dobbiamo riscoprire Dio che è aperto, non distratto e ci ascolta. È lui che ci invita a essere una comunità solidale. Così come fece San Nicola che donò un po’ del suo e non restò indifferente verso il prossimo.»

Con queste parole, ieri nella chiesa dedicata al patrono di Pozzo San Nicola, l’arcivescovo di Sassari, monsignor Gian Franco Saba, si è rivolto ai numerosi fedeli presenti in chiesa per l’ultima giornata della festa.

Festeggiamenti che hanno coinvolto l’intera borgata e non solo. Erano in tanti, infatti, i rappresentanti dei piccoli centri della Nurra che non sono voluti mancare, portando la loro testimonianza di fede e la bandiera del loro patrono. Davanti al simulacro del santo, portato in processione da volontari, il priore di Pozzo San Nicola Paolo Pilo quindi la confraternita stintinese della Beata Vergine della Difesa con il priore Nico Schiaffino, alla sua prima uscita ufficiale. Sempre presente, poi, la banda musicale “Luigi Canepa” che da anni accompagna tutti gli eventi religiosi stintinesi.

Il sindaco di Stintino, Antonio Diana, ha salutato il priore uscente che, a breve, cederà lo stendardo del santo patrono a tre prioresse: le sorelle Luisella, Sabrina e Barbara Mercurio.

La messa è stata concelebrata dall’arcivescovo di Sassari e dal rettore del seminario diocesano, don Andrea Piras, parroco di Stintino, sino a qualche settimana fa. Al suo posto, domenica 29 settembre, durante la messa delle ore 18.00, subentrerà don Daniele Contieri.

La funzione religiosa, infine, è stata animata dalla corale “Luigi Canepa” di Sassari, diretta dal maestro Luca Sirigu.

I festeggiamenti in onore del patrono della borgata, che chiudono gli appuntamenti delle feste stintinesi iniziate con la festa grande della Beata Vergine della Difesa, hanno preso il via venerdì con la sagra della pecora e ha fatto registrare un successo di pubblico e buon gustai. Quindi ancora, musica folk con Amigghi in festha, intrattenimento per bambini, una serata musicale tributo a Fabrizio De Andrè con il gruppo Banditi e Campioni e la comicità di Uccio de Santis sono stati gli altri ingredienti della tre giorni che si è chiusa appunto domenica 22 settembre.

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Un abbraccio commosso con il presidente della confraternita Beata Vergine delle Difesa, Giuseppe Benenati, e un altro ancora ricco di commozione con il primo cittadino di Stintino Antonio Diana, perché, sebbene fosse «un’occasione per ricordare i nove anni trascorsi alla guida della parrocchia e non un addio», i saluti portano con sé sempre un po’ di tristezza. E questo è vero soprattutto se, per nove anni, si sono condivisi momenti di vita che hanno segnato una comunità.

Nei giorni scorsi gli stintinesi si sono ritrovati nella chiesa parrocchiale dell’Immacolata Concezione per salutare il parroco don Andrea Piras che proprio il 10 settembre terminava il suo incarico a Stintino. Ad attenderlo, adesso, c’è quello di rettore del seminario. Per il sacerdote, però, la data dei giorni scorsi è stata anche l’occasione per celebrare i 14 anni di vita consacrata, e «questo giornoha dettonon avrei pensato altro che condividerlo con la mia famiglia e con voi. Qui che sono stato abbracciato da una comunità preziosa ricca di talenti, desiderosa e intelligente».

Nel suo intervento, don Andrea Piras non ha dimenticato di ricordare i suoi predecessori che a Stintino hanno lasciato un importante segno nella comunità. A partire quindi da don Vittorio Prunas, il più “longevo” tra i parroci del paese, e a seguire don Piergiorgio Currelidon Franco Manunta, don Antonio Cuccureddu per finire con don Salvatore Fois. A sostituirlo, dal 29 settembre, sarà don Daniele Contieri.

È stato Giuseppe Benenati a tracciare alcuni momenti importanti del rapporto tra parroco e confraternita, tra questi: il gemellaggio con la confraternita di Santa Croce di Bastia, i due pellegrinaggi all’Asinara, le celebrazioni per i 150 anni del sodalizio e la pubblicazione del libro, la cerimonia per gli 80 anni della chiesa parrocchiale. «Si dice che il tempo voli quando si è in grata compagniaha sottolineato Giuseppe Benenati e questo è quello che provo oggi, nel ricordare il suo ingresso qui a Stintino. Sin da subito sorretto da determinazione, operosità e cura dello spirito».

«In questi nove anni sei entrato nelle nostre famiglie portando i sacramentiha detto Antonio Diana e non solo. Hai lasciato un segno, e per questo Stintino ti ringrazia. Con te abbiamo scoperto e ridato vita alle feste religiose del nostro paese. Abbiamo valorizzato il lavoro fatto con la festa per la nostra chiesa. Abbiamo trascorso 9 anni e adesso l’amministrazione e i cittadini ti augurano di trovare nuove soddisfazioni nel tuo nuovo incarico.»

Prima dei saluti finali, da una parte il consiglio della Confraternita e dall’altra l’amministrazione comunale, con il sindaco, il vice sindaco Angelo Schiaffino e l’assessora comunale al Turismo Francesca Demontis, hanno voluto omaggiare don Andrea Piras con alcuni doni in ricordo dell’amicizia e del sincero legame che ha unito Stintino al suo parroco.

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«Con tristezza apprendiamo della scomparsa oggi dello scrittore Salvatore Mannuzzu. Lo ricordiamo come uno di noi, un cittadino stintinese, uno tra i più importanti autori contemporanei. Dalle sue storie, come Un morso di formica e Il terzo suono, traspariva una innegabile ambientazione stintinese.»
Lo ricorda così il sindaco di Stintino Antonio Diana che sei anni fa, nel settembre 2013, in collaborazione con il Centro studi per la civiltà del mare, conferì allo scrittore, che fu anche magistrato e uomo politico, il riconoscimento di Stintinese Doc, il premio che ogni anno viene assegnato a chi ha portato lustro al paese promuovendone le sue bellezze al di fuori dei confini della Sardegna.