7 February, 2026
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Il prossimo 30 novembre 700 volontari sardi saranno ricevuti in Vaticano in udienza speciale da Papa Francesco. Il Pontefice ha accolto l’invito del Centro di servizio per il volontariato Sardegna Solidale che in questo modo festeggerà i suoi primi vent’anni di attività. Sarà un appuntamento importante per le associazioni sarde, chiamate alle nuove sfide che la società presenta.

«L’udienza speciale rappresenterà contemporaneamente un punto di arrivo ed uno di ripartenza per un movimento che oggi conta nell’isola ben 1725 associazioni, con 45 mila volontari attivi nel territorio ed altri 80 mila impegnati occasionalmente. Per il nostro movimento sarà un momento storico, faremo in modo che tutte le associazioni si sentano partecipi», ha detto il presidente di Sardegna Solidale Giampiero Farru, che stamattina ha presentato a Cagliari l’iniziativa insieme al presidente del comitato promotore di Sardegna Solidale don Angelo Pittau, e al presidente del Co.Ge. Sardegna Bruno Loviselli.

La macchina organizzativa si è già messa in moto. Le associazioni interessate a partecipare all’evento possono prendere contatto con l’organizzazione, scrivendo alla mail udienzaconpapafrancesco@sardegnasolidale.it .

All’udienza speciale parteciperanno inoltre anche il presidente della Conferenza Episcopale Sarda mons. Arrigo Miglio, i vescovi sardi, insieme al presidente della Regione Francesco Pigliaru e al presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau. All’udienza sarà inoltre presente anche il cardinale Angelo Becciu.

«Nel 1996 le associazioni di volontariato in Sardegna erano 800, oggi sono più che raddoppiate, a dimostrazione del grande lavoro compiuto in questi vent’anni per la crescita della cultura della solidarietà – ha aggiunto Giampiero Farru -. Siamo presenti nel territorio con i nostri quaranta Sa. Sol. Point e questo grazie anche alla disponibilità di tanti volontari, capaci di mettersi in gioco anche nelle comunità più piccole e dove tanti pionieri hanno lavorato in silenzio.» 

Giampiero Farru ha nell’occasione anche tracciato un bilancio dell’attività ventennale di Sardegna Solidale: «Dal 1998 ad oggi abbiamo fornito alle associazioni ben 103mila consulenze, collaborando con i gruppi in quasi 3.500 occasioni. I corsi di formazione per volontari sono stati oltre 500, con oltre 23mila partecipanti, senza dimenticare il progetto Scuola & Volontariato che ormai coinvolge quasi cento istituti superiori in tutta l’isola, e le 36 pubblicazioni scientifiche, soprattutto sul volontariato in Sardegna e sul fenomeno della povertà».

L’udienza speciale è nata in modo semplice: «A marzo abbiamo inviato la lettera al Papa, a luglio è arrivata la risposta positiva che ci ha emozionato e gratificato. Noi siamo laici, ma condividiamo con il Papa quel senso di umanità che ora qualcuno mette in discussione e sentiamo di lavorare con lui per costruire il bene comune e soprattutto per combattere quella cultura dello scarto che guarda solo al profitto e non alla dignità delle persone». 

«Questi vent’anni di attività testimoniano un lungo cammino fatto assieme di cui dobbiamo essere grati soprattutto ai volontari e alle associazioni – ha detto il presidente del comitato promotore di Sardegna Solidale, don Angelo Pittau –. La Sardegna si è distinta nella solidarietà ma è stata capace di guardare anche oltre i suoi confini, agendo spesso in una dimensione internazionale come la recente visita di una delegazione proveniente da Haiti ha dimostrato.»

«Sono stati vent’anni intensi che il Comitato di Gestione, con il sostegno delle fondazioni bancarie, ha vissuto insieme a Sardegna Solidale – ha concluso il presidente del Co.Ge. Sardegna Bruno Loviselli -. Il volontariato ha garantito quella coesione sociale senza la quale la crisi in Sardegna si sarebbe sentita in maniera più pesante. Ma vorrei ricordare anche l’impegno di Sardegna Solidale insieme all’associazione Libera per la Giornata del 21 marzo in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, con le bellissime manifestazioni organizzate a Sestu, Olbia e Alghero.»

 Nato nel 1998, il Centro di servizio per il volontariato Sardegna Solidale è da vent’anni il punto di riferimento per tutte le organizzazioni isolane. “Volontari per volontari” è stato lo slogan che fin da subito ha caratterizzato l’attività del centro, insieme alla scelta di voler rappresentare il movimento nella sua unitarietà e pluralità. Sardegna Solidale ha infatti deciso di essere presente in maniera capillare nel territorio: sono quaranta ad oggi i Sa. Sol. Point che, in altrettanti centri, rappresentano un punto di riferimento per le associazioni, per i volontari e per i cittadini. Una articolazione unica nel suo genere in Italia, che fa di Sardegna Solidale uno dei Csv maggiormente capaci di stare vicino alle esigenze delle persone e delle associazioni.

Chiamato a svolgere compiti di promozione, formazione e comunicazione, il Csv Sardegna Solidale ha messo in campo numerosi progetti che hanno rilanciato l’azione del volontariato. Tra questi si segnalano “Scuola & Volontariato” (che ogni anno vede gli studenti di circa cento scuole superiori entrare a contatto con il mondo della solidarietà), il progetto di formazione e aggiornamento per volontari “Formidale”, il programma “Sa. Sol. Desk” che per otto anni (prima di venire interrotto per effetto delle nome contenute nella nuova legge sul Terzo Settore) ha consentito a quasi mille associazioni di poter avere una postazione telematica con la quale stabilire un contatto diretto e costante con gli altri gruppi.

In vent’anni di attività sono stati tanti i momenti cruciali per la crescita del movimento. Tra questi ancora si ricorda l’iniziativa “Hajò. Carovana del volontariato”, che nel 2001 vide una carovana attraversare per quaranta giorni tutti i comuni della Sardegna, e nel 2011 l’iniziativa “Le piazze della solidarietà”, quando in decine di centri venne piantato il “Seme della solidarietà”, un’opera dello scultore Pinuccio Sciola che simboleggia l’impegno delle comunità ad alimentare con atti concreti la speranza di una società più solidale, contro la cultura dello scarto. 

Dal 2010 Sardegna Solidale ha dato il via ad una proficua collaborazione con la Fondazione Zancan a cui sono state commissionate diverse ricerche sulla povertà in Sardegna ed una, di prossima pubblicazione, sulla ricchezza nell’isola.

Sardegna Solidale fa parte di Csvnet (il coordinamento nazionale dei Csv) e aderisce al Centro Europeo del Volontariato. Fin dalla sua nascita collabora inoltre con Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, nell’impegno per la memoria delle vittime innocenti delle mafie, per l’uso sociale dei beni confiscati e per contribuire a costruire una società più giusta.

 

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La cura integrale della nostra “casa comune”. Secondo questa prospettiva, in una sfida che coinvolge la pastorale sociale, l’economia e la politica, lo scorso 1° settembre la Chiesa Italiana ha celebrato la XIII Giornata per la Custodia del Creato sul tema “Coltivare l’alleanza con la terra”, come evidenziato nel messaggio della Giornata dai Vescovi delle Commissioni per i problemi sociali ed il lavoro, la giustizia e la pace, e dell’Ecumenismo e il dialogo. Nello stesso giorno per la Chiesa universale ricorre la IV Giornata Mondiale di preghiera per la cura del Creato, istituita nel 2015 e fortemente voluta da Papa Francesco, in profonda sintonia con la Chiesa ortodossa. Quest’anno il Santo Padre ha puntato l’attenzione sul tema dell’acqua: il mare, gli oceani, l’acqua fin dagli albori del Creato sono stati origine di vita, vie di incontro e di solidarietà tra gli uomini e le civiltà.

Sulla base di queste tracce, la diocesi di Iglesias promuove per sabato 22 settembre 2018 la Giornata diocesana per la custodia del Creato. Dopo avere attraversato lo scorso anno le campagne bruciate dal terribile incendio di Monteponi, l’appuntamento è stavolta a Tratalias, luogo simbolico per la molteplice valenza dell’acqua, nel cuore del Sulcis: il lago artificiale di Monte Pranu è fonte di sostegno per la terra, per le attività dell’uomo, per la sostenibilità del Creato, per “coltivare l’alleanza con la terra”, ma ha anche fatto sperimentare la forza distruttiva di questo elemento naturale, come accadde al borgo intorno alla chiesa antica di Santa Maria di Monserrato per causa dell’incuria umana nella costruzione della diga, senza dimenticare la potenza devastante per i cicli anomali della natura, come è accaduto per le nostre colture messe in ginocchio dalle piogge inconsuete dell’ultima estate.

Acqua è anche il grande mare che ci ha dato vita e lavoro e messo in relazione con il mondo, oltre la nostra dimensione di isola nel cuore del Mediterraneo.

L’acqua è la protezione che la natura si è data dal fuoco: le piogge di questa estate hanno preservato le campagne dalla piaga degli incendi.

L’acqua rimane uno dei primi diritti umani, troppo spesso però negato: oggi più di 600 milioni di persone nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile. È questo un dato che chiama tutti a pensare alla fraternità e alla solidarietà, ricordando come sull’acqua del mare viaggino le speranze e le tragedie di migranti e rifugiati.

L’acqua è il futuro della vita. È con questo spirito che nasce la riunione di Tratalias, che vedrà riuniti uomini e donne di fedi e culture diverse, ospiti del comune di Tratalias e della parrocchia di Santa Maria di Monserrato, degli Uffici diocesani della Pastorale sociale, delle Comunicazioni sociali e di Pastorale giovanile, con il Progetto Policoro. Insieme a loro, i lavoratori della Coldiretti, le cooperative dei pescatori, i diversi soggetti produttori del comparto agricolo sulcitano, la Pro Loco e le associazioni del territorio.

La Giornata sarà articolata in due fasi. Al mattino, nell’antica chiesa di Santa Maria di Monserrato, già cattedrale prima del trasferimento della sede vescovile da Tratalias a Iglesias, si terrà la Preghiera ecumenica seguita dalle relazioni proposte da lavoratori e tecnici e dalle riflessioni offerte dalla pastora battista Elizabeth Green e da mons. Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari. Nel pomeriggio, dopo un momento conviviale nel borgo medievale, ci si recherà al vicino lago di Monte Pranu per la preghiera finale sulle sponde dell’invaso costruito sul rio Palmas nei primi anni del secondo dopoguerra.

Ecco nel dettaglio il programma della Giornata.

Nella ex cattedrale di Santa Maria di Monserrato

– 9.30 Accoglienza

– 10.00 Saluti

10.30 Preghiera ecumenica guidata dal vescovo di Iglesias S.E. Mons. Giovanni Paolo Zedda con la pastora Elizabeth Green della Chiesa Battista e padre Ioan Pavaloaia della Chiesa Ortodossa, con l’animazione dei seminaristi del Pontificio Seminario Regionale della Sardegna

– 11.00 Interventi e relazioni:

Sergio Lai (Coldiretti): L’acqua e il territorio

Enrico Contini (Associazione Mineraria Sarda): L’acqua e l’industria

Luciano Maricca (pescatore): Il mare e il lavoro

Past. Elizabeth Green (Chiesa Battista del Sulcis Iglesiente): La creazione, dono di Dio per la felicità dell’uomo

S.E. Mons. Arrigo Miglio (arcivescovo di Cagliari e presidente della Conferenza Episcopale Sarda): Il cristiano e la responsabilità per la custodia del Creato: ricadute pastorali, sociali ed economiche

Nel borgo medievale

13.00 Lunch break “alla sarda”, con il contributo della Pro Loco di Tratalias, della Coldiretti, degli agricoltori, dei pescatori e delle aziende produttive del territorio

15.00 “Pellegrinaggio” al lago di Monte Pranu

Preghiera, Padre Nostro comunitario e conclusioni del vescovo di Iglesias S.E. Mons. Giovanni Paolo Zedda

– 16.00 Rientro a Tratalias

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Il prossimo 14 maggio, alle ore 10.30, a Cagliari, presso la sede dell’Arcidiocesi, ubicata in questa via Monsignor Cogoni n. 9, il maggiore Paolo Montorsi, comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Cagliari, alla presenza dell’arcivescovo di Cagliari, S.E.R. mons. Arrigo Miglio, presenterà alla stampa le fasi salienti di una attività d’indagine che ha consentito il recupero di un prezioso documento d’archivio del XVI secolo, trafugato negli anni ‘70 del XX secolo dall’Archivio Storico Diocesano.

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Sarà presentato sabato 12 maggio, alle 10.00, nella sala Fondazione di Sardegna in via san Salvatore da Horta 2, a Cagliari, il dossier sul giornalismo sardo a cura dell’Ucsi (Unione cattolica della stampa italiana) Sardegna.

Modererà i lavori Mario Girau, giornalista, già presidente regionale Ucsi Sardegna e co-autore del dossier. Intervengono S.E. monsignor Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari e presidente della Conferenza episcopale sarda, Franco Siddi, consigliere di amministrazione della Rai e già segretario nazionale della Federazione nazionale della stampa italiana, Alessandro Zorco, giornalista, componente della Giunta e del Consiglio nazionale dell’Unione cattolica della stampa italiana e anch’egli co-autore del dossier, Francesco Birocchi, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Sardegna, Mario Cabasino, presidente del Corecom Sardegna e Celestino Tabasso, presidente dell’Assostampa Sardegna.

Il dossier sarà presentato anche a Sassari sabato 19 maggio, alle 11.00, nei locali del Seminario arcivescovile, nel largo Seminario. La presentazione del dossier sarà preceduta dalla Messa presieduta da S.E. monsignor Gianfranco Saba, arcivescovo di Sassari, nella cappella del Seminario arcivescovile. Modererà la presentazione del dossier Mario Girau, già presidente regionale dell’Ucsi Sardegna e co-autore del dossier. Interverrà S.E. monsignor Gianfranco Saba, arcivescovo di Sassari e Alessandro Zorco, giornalista, componente della Giunta e del Consiglio nazionale dell’Unione cattolica della stampa italiana e anch’egli co-autore del dossier.

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Domani, sabato 21 aprile, alle 11.00, presso la sede della Fondazione Sardinia, in piazza Santo Sepolcro 5, a Cagliari, il Comitato di “Sa die de sa Sardigna” presenterà, nel corso di una conferenza stampa, il programma per la mattina di sabato 28 aprile 2018.

Come negli anni scorsi, verrà promossa la celebrazione di “Sa Missa cantada” nella cattedrale di Santa Maria, a partire dalle 9.30, e la manifestazione storico-istituzionale presso il salone del Palazzo Vice Regio, alle ore 11.00.

Alla conferenza stampa. parteciperà l’arcivescovo di Cagliari, mons. Arrigo Miglio.

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Monsignor Arrigo Miglio.

Nel corso della riunione ordinaria della Conferenza Episcopale Sarda, tenutasi martedì 17 aprile nell’Episcopio di Oristano, sotto la presidenza di S.E. Monsignor Arrigo Miglio, ampio spazio è stato dedicato alla proposta di poter usare la lingua sarda nel testo integrale della Santa Messa, che si celebrerà nella cattedrale di Cagliari il prossimo 28 aprile, in occasione di “Sa Die de Sa Sardigna”. Tale proposta è pervenuta alla CES, tramite il suo Presidente, da parte del Comitato organizzatore della ricorrenza e del gruppo di lavoro “Prego in sardu”, con il quale la CES da tempo ha avviato una collaborazione sul tema. L’ampia discussione si è conclusa con una unanime e articolata risposta della CES alla richiesta.

In primo luogo i Vescovi hanno espresso convinta adesione allo spirito e alla portata storico-culturale della Giornata, per una sempre più corale e partecipata autocoscienza del popolo sardo circa la propria identità e i percorsi più idonei a rafforzarne la coesione sociale e il comune impegno nella costruzione del proprio futuro.

I Vescovi, si sono detti altresì onorati e felici della presenza di S.E. Monsignor Angelo Becciu, Sostituto alla Segreteria di Stato di Sua Santità, illustre figlio della nostra Terra, che contribuirà a dare lustro alla “festa dei Sardi” e a sottolinearne gli alti significati sociali e culturali, circa i quali la Chiesa non può essere estranea.

I Vescovi sono anche fortemente convinti che cultura, identità e lingua sono fortemente collegati e interdipendenti fra di loro. Anche la trasmissione della fede, la preghiera e la liturgia, perciò, possono trovare nuova linfa e vigore dall’essere espressi e tramandati nella propria lingua madre. Per tale ragione la CES ha ultimamente accelerato l’iter necessario per arrivare alla stesura e alla richiesta di approvazione “ad experimentum” da parte della Santa Sede di una decina di formulari, come previsto dalle leggi canoniche. Questo materiale, al quale sta lavorando il gruppo di lavoro “Prego in Sardu”, non è ancora pronto. Appena lo sarà e, dopo un’attenta lettura dell’apposita Commissione della CES, dell’assemblea della Conferenza Episcopale Sarda, e da questa sarà inoltrato alla Santa Sede per la dovuta approvazione.

Il prossimo 28 aprile, testo guida sarà quello già usato lo scorso anno da S.E. Monsignor Arrigo Miglio con l’aggiunta di alcune parti (canti, riti iniziali, letture e salmo, preghiera dei fedeli, orazioni, Santus, Agnus Dei, Padre nostro…). Non può essere ancora inclusa la Preghiera eucaristica, cuore sostanziale della Santa Messa, circa la quale, unica Autorità competente a valutarne la conformità e a darne l’autorizzazione è la Santa Sede, dopo l’iter suddetto. Né al singolo vescovo, né alla Conferenza Episcopale è riconosciuto alcun potere di delega.

I Vescovi sono convinti che, per il momento, già la prassi introdotta e le possibili aggiunte appena dette, siano un passo molto importante e significativo, nella direzione da tutti auspicata. E, comunque, un tangibile gesto di convinta partecipazione della Chiesa sarda alla “Festa dei Sardi”.

+ Sebastiano Sanguinetti, segretario

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Chiesa

E’ operativo l’accordo da un milione e mezzo del programma “Sardegna in cento chiese” che riguarda la Gallura. Un milione e mezzo di euro, la metà di finanziamento regionale e l’altra metà della Conferenza Episcopale Sarda, per l’attuazione degli interventi di recupero e restauro degli edifici di culto aventi valore storico-culturale. Si tratta della prima applicazione del protocollo, firmato a giugno scorso dagli assessori degli Enti locali Cristiano Erriu e della Programmazione Raffaele Paci con CES e Anci, che si colloca all’interno del percorso di programmazione territoriale. Il documento nasce dal lavoro della cabina di regia istituita fra Regione e CES con l’obiettivo di promuovere e attivare reciproche forme di collaborazione nei settori dei beni culturali, dell’istruzione, della formazione, della promozione sociale e della sanità. Gli interventi saranno realizzati dall’Unione di Comuni Alta Gallura in raccordo con la diocesi di Tempio Ampurias all’interno del progetto “La Città di Paesi della Gallura” già finanziato dalla Regione.
«Il tavolo operativo attivato dalla Regione e dalla Conferenza Episcopale sarda – sottolinea l’assessore degli Enti locali Cristiano Erriu – che vede la presenza dell’arcivescovo di Cagliari e presidente della CES monsignor Arrigo Miglio, ha prodotto i primi risultati frutto di un dialogo costante che ha portato ad individuare le prime chiese destinatarie di un sostegno finanziario sia da parte della Regione che della Chiesa sarda, la quale utilizza risorse dell’8 per mille. L’obiettivo finale è quello di procedere alla riqualificazione di 100 chiese di tutta l’Isola inserite all’interno di percorsi di valorizzazione e fruizione culturale, turistica e religiosa con il coinvolgimento e l’attiva partecipazione di Comuni e Unioni di Comuni su base territoriale. Un progetto ambizioso che coinvolge tutta la Sardegna e ha mobilitato territori, Diocesi e associazionismo culturale. Analoghe iniziative, sin dalle prossime settimane, saranno svolte a favore di Sulcis, Ogliastra e tutti i territori che hanno concluso la fase di programmazione territoriale.»
Gli interventi di recupero e restauro riguarderanno: Chiesa San Simplicio a Luogosanto (90mila euro); Chiesa San Pietro di Silonis a Luras (455mila euro); Chiesa di San Giovanni Battista a Tempio Pausania (155mila euro); Chiesa Sant’Andrea a Luogosanto (120mila euro); Chiesa SS Trinità a Tempio Pausania (100mila euro); Chiesa Sant’Antonio da Padova di Li Colti a Trinità d’Agultu e Vignola (280mila euro); Chiesa San Pancrazio di Aglientu (120mila euro) e, infine, Chiesa San Gavino di Petra Baina a Viddalba (180mila euro).
«Con questo intervento valorizziamo le chiese della Sardegna che sono una parte importante del nostro enorme patrimonio culturale, per rendere questi luoghi di nuovo vivi, restituendoli alle comunità e a chi vorrà visitarli – spiega l’assessore Raffaele Paci -. Cultura, tradizione, storia della nostra terra, di cui anche le chiese secolari sono una testimonianza, possono poi diventare potenti attrattori anche in chiave turistica. All’interno del Protocollo con la Conferenza Episcopale abbiamo lavorato molto nella programmazione territoriale per valorizzare l’accordo generale. Le comunità locali, in questo caso la Gallura, hanno individuato una serie di chiese di grande interesse da valorizzare proprio come attrattori del territorio e la CES raddoppia i finanziamenti. Quindi abbiamo un duplice risultato: luoghi che rinascono e nuovi cantieri di lavoro. Anche in questo caso – conclude Raffaele Paci – sono stati proprio i territori a indicarci dove intervenire, nello spirito di una programmazione territoriale in cui vogliamo che protagoniste assolute siano le comunità locali.»

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I Vescovi delle Chiese della Sardegna hanno rivolto un appello ai nuovi Senatori e Deputati eletti dalla Sardegna nel Parlamento nazionale.

Il testo integrale.

Con un cordiale saluto ed augurio ci rivolgiamo ad ognuno di voi che, per il voto popolare, avete ricevuto l’onore e la responsabilità di contribuire, con dedizione e sapienza, alla crescita del nostro Paese, a partire dalle nostre popolazioni, nella ricerca del bene comune per tutti.

Nelle recenti elezioni politiche abbiamo sperato in una partecipazione alle urne più numerosa da parte dei cittadini sardi. Il persistere dell’astensionismo ci fa consapevoli di quanto impegno sia ancora necessario perché venga superata ogni sfiducia e disaffezione verso la politica, in modo che ognuno si senta responsabile nei confronti della comunità locale e nazionale.

Unendoci all’appello del cardinale Bassetti, presidente della CEI, auspichiamo che, con vero amore per il nostro popolo e per il nostro Paese tutti sappiate lavorare con impegno reciproco e collaborativo per superare ldistanze tra società e politica, per “ricucire la società italiana, aiutandola a vivere come corpo vivo che cammina assieme”, affrontando “l’urgenza sociale di pacificare ciò che è nella discordia” (Prolusione al Consiglio Permanente della CEI 22.1.2018).

Vi ringraziamo per la disponibilità al servizio del bene comune, che sta alla base della vostra accettazione della candidatura. Siamo convinti che, come ha scritto Papa Francesco, «la politica, tanto denigrata, è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose di carità, perché cerca il bene comune» (EG 205).

Vi auguriamo perciò che riusciate a vivere l’incarico a cui siete stati chiamati superando le pur giustificate differenze ideologiche in una reale collaborazione nella ricerca del bene comune, a partire dall’attenzione ai poveri e dalla difesa della vita umana in ogni suo momento.

Anche se siamo certi che avete ben presenti i problemi più gravi della società e del popolo sardo, desideriamo, benché brevemente, condividere le nostre preoccupazioni per alcuni di essi.

Sappiamo bene che il lavoro resta la priorità ed è una vera emergenza sociale. Nel solco tracciato dalla Settimana Sociale dei cattolici italiani (Cagliari, ottobre 2017) insistiamo perché si voglia superare ogni rassegnazione e si operi per dare risposte concrete alla troppo diffusa precarietà lavorativa e, pur nella complessa congiuntura economica del nostro tempo, si arrivi ad offrire a tutti la possibilità di un lavoro “libero, creativo, partecipativo e solidale” che ha come primo obiettivo e prima condizione il rispetto per ogni persona umana. Particolare attenzione sarà giusto avere per il lavoro dei giovani e delle donne.

Come già dicevamo nella Lettera pastorale “Un cammino di speranza per la Sardegna” del 2014, un altro grave problema riguarda il rispetto della natura e dell’ambiente nella nostra bella terra. Pensiamo alla piaga degli incendi, alla preoccupazione per la siccità che minaccia l’approvvigionamento idrico e il lavoro agricolo fino al rischio dello spopolamento e dell’abbandono delle zone rurali, alla persistente difficoltà di arrivare ad un risanamento ambientale intorno agli impianti industriali antichi e recenti.

Evidenziamo l’urgenza di venire incontro ai troppi giovani, duramente provati nelle loro aspettative di vita, spesso ingiustamente mortificati nei loro talenti e costretti ad una dolorosa emigrazione.

Altrettanto importante è sostenere le troppe famiglie in condizioni di povertà, non solo economica ma anche culturale e sociale, per aiutarle ad accogliere con responsabilità ogni vita e ad educare con sapienza i ragazzi e i giovani a diventare protagonisti attivi del loro futuro. La grave crisi demografica di cui soffriamo richiede, tra le altre, un’attenzione particolare alle famiglie numerose.

Desideriamo anche ricordarvi la necessità di trovare adeguate soluzioni ai problemi derivanti dalla insularità della nostra regione in diversi ambiti che minacciano la serenità della vita sociale, ad esempio nel lavoro e nell’utilizzo delle energie, nelle difficoltà dei trasporti e delle comunicazioni, nella salvaguardia e nella cura della salute.

La centralità geografica della nostra Isola ci spinge infine a chiedere un vostro deciso impegno in un orizzonte europeo e internazionale, per contribuire alla pace nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

L’attenzione ai popoli di quelle terre dell’Africa e dell’Asia è doverosa, come segno di attenzione ai tanti rifugiati e migranti che arrivano da quelle coste, nei confronti dei quali la Sardegna sta dimostrando una generosa capacità di accoglienza, ed è una opportunità preziosa perché la nostra Patria dia testimonianza di fraternità verso tutta l’umanità, al di là di ogni differenza di razza e di cultura. Confidiamo che questo nostro messaggio di saluto e di augurio e queste nostre considerazioni possano essere da voi accolte come segno di una sincera volontà di dialogo e di collaborazione e possano esservi utili per una responsabile azione a servizio del bene comune di tutto il nostro popolo. Buon lavoro, preghiamo per voi.

Cagliari, 11.3.2018

I Vescovi delle Chiese della Sardegna

Mons. Arrigo Miglio, presidente della Conferenza Episcopale Sarda.

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ARGIOLAS CAMMINI RELIGIOSI

Un’esperienza intima e autentica alla scoperta di luoghi unici dal punto di vista culturale e spirituale, in una terra dove l’accoglienza è considerata sacra. Spiritualità, accoglienza, turismo ‘lento’ sono i valori portanti della guida ‘Luoghi francescani in Sardegna’, presentata sabato al convento dei Cappuccini di Cagliari: un percorso a tappe, una dorsale che unisce 14 comunità dove si insediarono i seguaci di san Francesco d’Assisi, alla scoperta dell’indelebile traccia che i tre ordini francescani (Cappuccini, Conventuali e Minori Osservanti) hanno lasciato nel loro passaggio. Alghero, Bosa, Cagliari, Castelsardo, Fonni, Gesturi, Iglesias, Laconi, Luogosanto, Mores, Oristano, Pula, Sanluri e Sassari sono i luoghi coinvolti, testimonianze attuali ma radicate della storia del francescanesimo nell’Isola.

«Il ‘turismo dei cammini’ è un modello di turismo ‘sostenibile’ legato a comunità e antichi borghi – spiega l’assessore del Turismo, Artigianato e Commercio Barbara Argiolas -, incentrato sul benessere delle persone e sulla condivisione di culture ed esperienze tra viaggiatori e cittadini. La Sardegna è natura, paesaggio, cultura, storia millenaria, comunità autentiche e accoglienti. Dobbiamo ripartire dai luoghi vivi, dove patrimonio architettonico e culturale convivono in armonia con chi li abita: sono le persone a conferire alle destinazioni la dimensione esperienziale che i viaggiatori oggi cercano. I luoghi francescani offrono tutto questo.»

La guida, presentata da Alberto Dragone, responsabile della casa editrice ‘Terre di Mezzo’ curatrice della pubblicazione, racconta le sedi del francescanesimo, le strutture adibite all’ospitalità e le peculiarità architettoniche e artistiche di monasteri e santuari, spesso immersi in splendidi scenari paesaggistici: un’eccellenza ‘diffusa’ che mette insieme aspetti culturali e tradizioni. La tipica accoglienza francescana, ‘anima’ di un’esperienza unica, allo stesso tempo culturale, spirituale e turistica, permette di vivere una dimensione introspettiva, la bellezza dei luoghi favorisce la contemplazione e il senso di comunità porta serenità interiore: esattamente ciò che ricercano i viaggiatori in questo tipo di esperienze. Il percorso francescano è entrato a far parte del registro dei Cammini della Sardegna nel 2016, dopo la firma del protocollo di intesa tra assessorato, Conferenza episcopale sarda, ordini francescani e Comuni coinvolti, in base al quale è stato istituito un partenariato, con capofila Laconi, per garantire una governance sullo sviluppo del progetto.

Il percorso rientra nel progetto regionale del ‘turismo dei cammini’, che intende promuovere in maniera unitaria un’offerta declinata nei cammini di Nostra Signora Bonaria, di Santa Barbara, di Sant’Efisio, di San Giorgio vescovo di Suelli, di Santu Jacu, cui si aggiunge il percorso nei luoghi francescani, e nelle destinazioni di pellegrinaggio (Dorgali, Galtellì, Gesturi, Laconi, Luogosanto, Orgosolo e Sant’Antioco). «L’Assessorato – ha spiegato Barbara Argiolas – crede nello sviluppo degli itinerari religiosi e dei progetti incentrati sul turismo di comunità, ossia in un’offerta di viaggio sostenibile che consente di vivere al meglio il patrimonio materiale e immateriale dell’Isola, scoprire le peculiarità dei nostri territori ed entrare in contatto con chi li vive.»

Nel caso dei luoghi francescani, «la proposta della Sardegna coniuga una forte dimensione spirituale e identitaria con esperienze culturali e aspetti turistici, un turismo esperienziale di grande valore e appeal, complementare ad altri prodotti tematici che creano nuove motivazioni di viaggio e nuove stagionalità, favorisce una forte integrazione fra costa e aree interne e coinvolge le piccole comunità dell’Isola». La creazione di un’offerta di qualità, infatti, «stimola la crescita di competenze e professionalità sul territorio e diventa opportunità di occupazione: la richiesta di esperienze di viaggio incentrate sulla spiritualità e sul benessere psicofisico è in aumento soprattutto da parte dei turisti stranieri. Il nostro impegno ora – ha concluso Barbara Argiolas – si concentrerà sulla riconoscibilità regionale e sulla fruibilità e segnaletica dei cammini, con l’obiettivo di facilitare la loro iscrizione all’Atlante nazionale dei Cammini del Mibact».

Oltre all’assessore Barbara Argiolas, sono intervenuti padre Fabrizio, responsabile del progetto per i francescani, la sindaca di Laconi Anna Paola Zaccheddu, in rappresentanza dei 14 Comuni coinvolti, padre Salvatore Morittu e padre Maurizio che ha portato i saluti dell’arcivescovo Arrigo Miglio, presidente della Conferenza episcopale sarda. L’appuntamento è stato coordinato dal giornalista Paolo Matta.

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Spiritualità, accoglienza, turismo “lento” e sostenibile sono i valori portanti del percorso francescano e della guida “Luoghi francescani della Sardegna”, che sarà presentata sabato 17 febbraio, alle 10.30, nel convento di Sant’Ignazio, in viale Frà Ignazio, a Cagliari.

Il volume “racconta” le sedi del francescanesimo, le strutture adibite all’ospitalità e le peculiarità architettoniche e artistiche di monasteri e santuari, spesso immersi in splendidi scenari paesaggistici, all’interno di un itinerario a tappe che si sviluppa attraverso 14 comunità dove si insediarono i seguaci di san Francesco d’Assisi: Alghero, Bosa, Cagliari, Castelsardo, Fonni, Gesturi, Iglesias, Laconi, Luogosanto, Mores, Oristano, Pula, Sanluri e Sassari.

La presentazione è affidata ad Alberto Dragone, responsabile della casa editrice ‘Terre di Mezzo’, curatrice di redazione e pubblicazione. Interverranno l’arcivescovo Arrigo Miglio, presidente della conferenza episcopale, la sindaca del comune di Laconi Anna Paola Zaccheddu in rappresentanza dei Comuni inseriti nel partenariato, i referenti degli ordini dei tre ordini francescani.

I lavori, coordinati dal giornalista Paolo Matta, saranno chiusi dall’assessore del Turismo, Artigianato e Commercio Barbara Argiolas e saranno occasione per illustrare prospettive e sviluppi del Percorso francescano in Sardegna e, più in generale, del progetto regionale sul «turismo dei cammini e destinazioni di pellegrinaggio».