9 August, 2026
HomePosts Tagged "Claudia Mollese"

Le donne del Sulcis al timone di un veliero come metafora di una forma di “governo” differente per rileggere, in chiave contemporanea, la figura della Giudicesse. Il tutto documentato da un’opera audiovisiva capace di generare nuovi immaginari verso nuove forme di guida femminile.

È il senso della quarta edizione di Giudicesse2030, la residenza artistica realizzata dalla Società Umanitaria Carbonia in collaborazione con U-BOOT Lab e Ottovolante Sulcis, su fondi cineportuali della Regione e con il patrocinio del comune di Sant’Antioco. La restituzione del progetto è in programma mercoledì 5 agosto, all’Arena Fenicia di Sant’Antioco a partire dalle 21.00, nell’ambito della rassegna CineSulky curata dal circolo Arci Il Calderone.

Durante la serata sarà proiettato l’esito della residenza sviluppata dal 22 luglio al 5 agosto dal collettivo composto da Marta Anatra e Claudia Mollese. Le registe hanno declinato il tema dell’edizione 2026, “politica fuori dalla politica”, attraverso una navigazione condivisa nell’arcipelago del Sulcis a bordo del veliero Dragut, che ha coinvolto un piccolo gruppo di donne in un’esperienza relazionale performativa.

Il progetto ha spostato quest’anno il baricentro della residenza dalla terraferma al mare a bordo del veliero Dragut, goletta classica in legno disegnata da Carlo Sciarrelli, costruita nel 1986 come replica della goletta St. Ann del 1736, capitanata dalla comandante Claudia Fadda.

Durante la navigazione, il veliero è diventato il luogo di una comunità temporanea, uno spazio in cui mare, corpi e parole hanno concorso a delineare una figura contemporanea delle Giudicesse, in un’opera audiovisiva capace di generare nuovi immaginari verso nuove forme di guida femminile condivisa.

La ricerca si è sviluppata attorno a un parallelismo tra il concetto di governo e l’atto del governare un’imbarcazione. La dinamica partecipativa si è concretizzata attorno all’azione fisica e simbolica di affidare il timone del veliero a donne che non avevano mai timonato, e nel passaggio di timone da una mano all’altra l’imbarcazione è diventata dispositivo di creazione di una piccola comunità temporanea, all’interno della quale mettere in relazione voci ed esperienze di ‘governo’ differenti, fuori dal contesto della politica ‘istituzionale’.

Ne è scaturito un atto performativo all’interno di uno spazio, quello di una barca, che è di per sé luogo di cura e responsabilità, attenzione reciproca, pratica ecologica. Il lavoro ha così riattualizzato la figura delle Giudicesse attraverso la definizione di un concetto di governo che, a bordo, è necessariamente condiviso e collettivo, esercitato non su qualcuno, ma insieme a qualcuno.

Accanto a questo lavoro, nella serata di mercoledì, verranno proiettate le opere realizzate nelle precedenti edizioni del progetto: Vive nel bosco dove c’è sempre luce (2023), di STUDIOLANDA (Vittoria Soddu e Giorgia Cadeddu); Persino le spine sono spilli (2024), del Collettivo EFFE (Antonio Careddu, Giulia Odetto, Camilla Soave con Inés Panizzi); Il Rais oggi resta a casa (2025), del collettivo GIACINTA (Sara Basta, Miriam Goi, Maria Luisa Usai).

Attraverso pratiche di ricerca situata queste opere, negli anni, hanno attraversato il tema di progetto secondo declinazioni diverse: l’assenza iconografica delle Giudicesse come possibilità per elaborare nuove narrazioni; il costume tradizionale femminile come spazio intimo e collettivo di identità e autodeterminazione; le relazioni femminili con il contesto insulare come forme di resistenza dietro narrazioni prevalenti.

Quattro opere audiovisive, esito di un processo di coinvolgimento delle comunità locali, che reinterpretano la figura delle Giudicesse sarde come lente critica per interrogare il presente.

Il progetto rilegge in chiave contemporanea la figura delle Giudicesse e il loro ruolo nello sviluppo della Sardegna tra IX e XV secolo, alla luce dei principi di sostenibilità, innovazione, giustizia sociale ed estetica del cambiamento definiti dall’Agenda 2030, dal New Green Deal e dal New European Bauhaus.

Giudicesse2030 è una residenza artistica realizzata dalla Società Umanitaria Carbonia in collaborazione con U-BOOT Lab e Ottovolante Sulcis, su fondi cineportuali della Regione Autonoma della Sardegna (L.R. 28 dicembre 2018 n.48, art.11 comma 26) e con il patrocinio del comune di Sant’Antioco.

Un veliero storico, un gruppo di donne chiamate a prendere il timone e il mare del Sulcis come spazio di ascolto, racconto e immaginazione politica. Sarà una navigazione condivisa a bordo del Dragut, storico veliero che solca le acque del sud-ovest della Sardegna, a dare forma al progetto vincitore della quarta edizione di Giudicesse2030, la residenza artistica promossa dal CSC Carbonia della Società Umanitaria e realizzata da U-BOOT Lab in collaborazione con Ottovolante Sulcis.

A firmarlo sono le registe e artiste Marta Anatra e Claudia Mollese, selezionate dalla commissione per la capacità di interpretare il tema dell’edizione 2026, dedicata a una “politica fuori dalla politica“: pratiche, relazioni e forme di organizzazione collettiva che nascono al di là delle strutture istituzionali e che contribuiscono a ridefinire i rapporti di potere e il modo in cui le comunità abitano i territori.

L’opera nasce durante una navigazione fuori dal tempo a bordo dello storico veliero Dragut. Sul ponte saliranno donne attive in diversi ambiti della vita collettiva, dalla pesca all’arte, dall’educazione alla politica, invitate ad assumere il comando e a condividere le proprie esperienze di guida e responsabilità. Il veliero diventerà una comunità temporanea per immaginare nuove forme di autogoverno nel segno dell’eredità delle antiche Giudicesse, trasformandosi in un’opera audiovisiva capace di offrire nuove immagini del potere e della partecipazione.

Marta Anatra e Claudia Mollese si sono formate entrambe al Polygone Étoilé di Marsiglia, laboratorio artistico e cinematografico nel quale hanno costruito un lungo sodalizio creativo, fondato su un continuo scambio pratico, teorico e poetico. Le loro ricerche si muovono nel campo del cinema documentario sperimentale e indagano le trasformazioni dei territori, le forme di appartenenza e le pratiche comunitarie.

Tra i loro lavori figurano la performance Ivry, dedicata alla demolizione e ricostruzione di un quartiere di Parigi e accompagnata dal musicista sardo Bozzi Fenu, e il film Massaboom, racconto di un quartiere popolare di Marsiglia attraverso l’immaginario dei suoi giovani abitanti. Entrambe sono inoltre accomunate da un’esperienza di vita segnata dallo spostamento – Marta dalla Sardegna, Claudia dalle Puglie – elemento che alimenta la loro riflessione artistica sui luoghi e sulle comunità.

La residenza si svolgerà a Sant’Antioco dal 22 luglio al 4 agosto, mentre la restituzione pubblica del progetto è prevista il 5 agosto, nell’ambito della rassegna cinematografica Cinesulky, promossa dal circolo Arci Il Calderone.

Giudicesse2030 è finanziato ai sensi della Legge regionale 28 dicembre 2018, n. 48, art. 11, comma 26 della Regione Autonoma della Sardegna ed è realizzato con il patrocinio del Comune di Sant’Antioco e la collaborazione di Arci Il Calderone APS.